venerdì 21 gennaio 2011

CiVIT, risposta debole a Pietro Micheli

La replica dei membri della Commissione alla lettera di dimissioni di Pietro Micheli è parziale, non tiene conto del tempo che viviamo, della urgenza e necessità di realizzare il cambiamento delle PA. Un’occasione mancata per riflettere sulle questioni poste da Pietro Micheli.
I membri della Commissione dichiarano che “l’introduzione e il pieno funzionamento di questi meccanismi di valutazione e trasparenza, come chi ha studiato e lavorato all’estero ben sa, richiedono molti anni”.
Oggi nel terzo millennio la velocità con cui avvengono i cambiamenti è un fattore molto importante di cui la Commissione deve tener conto, altrimenti si corre il rischio di inseguire il cambiamento senza realizzarlo.
Le disposizioni del D. Lgs. n. 150/2009 e la commissione con proprie delibere hanno stabilito delle scadenze (l'ultima scadenza è stata il 31/12/2010) entro le quali occorreva introdurre nelle PA gli strumenti manageriali previsti dal decreto e adeguare l’ordinamento delle Regioni e degli enti locali ai principi del decreto stesso.
I membri della Commissione affermano che occorre “pazienza” e “lavoro quotidiano”.  Essi dimenticano che la validità e l’efficacia di un riforma dipende dalla velocità con cui essa viene realizzata, cioè dal tempo che intercorre tra la data della sua approvazione e quella della sua implementazione. La qualità è alta se i tempi di realizzazione sono brevi e bassa nel caso in cui i tempi sono lunghi. In questo ultimo caso spesso non conviene più attuare la riforma in quanto è superata dalle nuove condizioni e dai cambiamenti che sono intervenuti nel pianeta e nel paese. Pertanto, non bisogna correre questo rischio ed occorre velocizzare i tempi di attuazione della riforma delle PA.
Per quanto riguarda il lavoro quotidiano faccio riferimento all’attività degli operatori pubblici, i quali in diversi casi lavorano senza produrre valore per i cittadini se non sono guidati dal management e dagli obiettivi da conseguire con il proprio lavoro. E’ una forma di lavoro inconcludente che crea sprechi e diseconomie. Di conseguenza il lavoro quotidiano della Commissione va certamente bene se è guidato dall’obiettivo dell’attuazione veloce del cambiamento delle PA.
Occorre ricordare che la commissione ha stipulato con l’Anci e l’Upi un protocollo d’intesa rispettivamente il 16 settembre ed il 30 giugno del 2010 con notevole ritardo rispetto all’approvazione del D. Lgs n. 27 ottobre, n. 150. L’Anci ha promosso il progetto “Performance e Merito” ed ha emanato linee guida per i comuni e l’Upi ha inviato delle note applicative il 13 maggio del 2010, chiedendo notizie sull’attuazione della riforma alle Province. Non è stata stipulata alcuna intesa tra la Commissione e la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e solo il 14 dicembre 2010 si è insediato il tavolo tecnico tra la Commissione e l’Upi. I ritardi nell’espletamento dei protocolli pesano in modo enorme sull’adeguamento dei comuni, province, regioni e amministrazioni del servizio sanitario nazionale ai principi del decreto.
I pochi dati disponibili sull’attuazione della riforma nelle PA, che si indicano di seguito, non consentono una valutazione completa e puntuale sull’evoluzione della riforma e nello stesso tempo non lasciano intravedere dei buoni risultati:
- Anci. Fino al 30 agosto 2010 solo 586 comuni su 8100 hanno aderito al progetto Performance e Merito. Questo dato indica lo scarso coinvolgimento degli enti locali a causa del sistema adottato dal decreto e dei ritardi registrati nella sua attuazione;
- CiVIT. L’Organismo indipendente di valutazione è stato costituito in 80 amministrazioni (tutti i 13 ministeri e 67 su 78 enti pubblici nazionali). I documenti sui sistemi di misurazione e valutazione della performance trasmessi dalle amministrazioni alla CiVIT sono 65 (13 ministeri, 38 enti pubblici nazionali e 14 enti territoriali). Al momento non risultano delibere della CiVIT con parere favorevole su tali documenti. Per quanto riguarda il piano della performance ed il programma per la trasparenza e l’integrità non risulta che siano stati presentati dalle amministrazioni ed esaminati e deliberati dalla Commissione.
La trasparenza della CiVIT sull’andamento dell’attuazione della riforma lascia molto a desiderare. La CiVIT poteva facilmente realizzare nel proprio sito un link aggiornato in tempo reale con i dati statistici relativi all’andamento della riforma. E’ un paradosso che la Commissione per la trasparenza non sia trasparente.
La CiVIT è un organo e non un’authority e, pertanto, non possiede l’autonomia e l’indipendenza di quest’ultima. Infatti, il comma 11 dell’art. 13 evidenzia in modo chiaro la relativa autonomia della Commissione, stabilendo che “con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono stabilite le modalità di organizzazione, le norme regolatrici dell’autonoma gestione finanziaria della Commissione e fissati i compensi per i componenti”. Inoltre, la commissione non ha poteri sanzionatori ed ispettivi nei confronti delle PA che non si adeguano alle disposizioni del decreto.
A tal proposito si ricorda l’interrogazione del senatore Pietro Ichino del Partito Democratico, presentata il 12 maggio 2010, finalizzata a sollecitare l’emanazione dei decreti necessari per il funzionamento della Commissione.
L’indipendenza viene stabilita dalle leggi e conseguita dalle persone. Nel caso della CiVIT la sua autonomia ed indipendenza, stabilita dal comma 1 dell’art. 13 del decreto, dipende dai comportamenti del Ministro e dei membri della Commissione.
Pietro Micheli afferma, senza alcuna risposta, “come può esserci indipendenza quando il Governo si riserva ogni potere di determinare nomine, compensi e ambiti di operatività della Commissione stessa, e per di più opera quotidianamente trattando la CiVIT come parte del proprio staff? E lo stesso interrogativo vale per gli Organi Indipendenti di Valutazione recentemente costituiti presso molte amministrazioni”.
“La Commissione, dichiara Pietro Ichino in una sua interrogazione, non ha brillato per trasparenza e devozione all’interesse pubblico nei primi atti di impiego delle proprie risorse”. 
Occorre ricordare un’altra interrogazione del senatore Pietro Ichino riguardante l’assegnazione di consulenze da parte del Ministro Renato Brunetta a Michel Martone, figlio del Presidente della CiVIT, mettendo in discussione l’indipendenza della CiVIT.
Un altro problema è rappresentato dal sistema rigido di incentivazione, previsto dall’art. 19 del decreto, il quale stabilisce ex ante che il 25% del personale collocato nella fascia di merito bassa è composto da fannulloni e, pertanto, non ha diritto al salario accessorio. Tale sistema non tiene conto che nelle organizzazioni innovative si opera per gruppi di lavoro e per progetti e di conseguenza non può essere effettuata una distinzione tra gli operatori nel caso in cui vengono conseguiti gli obiettivi assegnati. Inoltre, il sistema incentivante non fa distinzione tra le strutture pubbliche che conseguono gli obiettivi programmati e quelle che non li realizzano.
“Performance e valutazione, afferma Pietro Micheli, sono le parole chiavi della riforma; ma in nessuna organizzazione la valutazione individuale può dare buoni frutti se non c’è una buona gestione organizzativa”.
Condivido quanto scritto nel suo sito il senatore Pietro Ichino: “La CiVIT avrebbe dovuto dimostrare da subito di rivestire un ruolo strategico nella strategia di cambiamento del settore pubblico, con risultati anche mirati, ma esemplari e a forte significato di esempio. Questo è invece mancato del tutto, lasciando il campo – come la risposta spiega – alle (sole) “oltre cento delibere. Il cambiamento misurato in delibere, mentre fuori della CiVIT nessuno avverte il beneficio derivante dalla sua esistenza! Questo è purtroppo, ad oggi, il poverissimo bilancio di un anno di esperienza". Infatti il bilancio di un anno di lavoro della Commissione è scarso ed il lavoro della Commissione non è stato coinvolgente per le PA con il rischio che il modello organizzativo e una nuova cultura d'impresa da introdurre nelle PA rischiano di essere interpretati come adempimenti, offuscando il grande cambiamento che doveva essere realizzato con l'integrazione e la condivisione di tutti gli attori.
Occorre infine ricordare il comunicato dei senatori del PD della commissione Lavoro e la richiesta di dimissioni di A. Martone da presidente della CiVIT, presentata dall’on. Oriano Giovannelli del PD, per le notizie apparse sulla stampa in merito alla P3 ed all’eolico in Sardegna.
Risposta dei membri della CiVIT

2 commenti:

giovanni ha detto...

Complimenti sia per il contenuto del sito, veramente di elevato livello, sia per la risposta data ai componenti CIVIT.

Anonimo ha detto...

Purtroppo tutto si sta "impantanando", al centro come in periferia. Nell'Ente presso il quale lavoro ho predisposto il bando per la nomina per l'OIV con largo anticipo ma ora non se ne sa più nulla. E pensare che, sacondo la legge tra otto giorni dovremmo avere il "Piano della performance".
Non ci rimane che prenderla con ironia:
http://iononperdonoetocco.wordpress.com/2011/01/20/la-civit-perde-i-pezzi/