lunedì 9 novembre 2009

Presentazione del libro: "Frantumi da ricomporre"

Presentazione del libro
FRANTUMI DA RICOMPORRE
Riforme legislative e innovazioni di management per migliorare la produttività delle organizzazioni pubbliche

Venerdì 13 novembre 2009 alle ore 18,00
Liston 12 - Piazza Bra, 12 - Verona

Coordina:
Giandomenico Allegri,
Segretario Provinciale PD Verona

Intervengono:
Antonino Leone e Mita Marra,
autori del libro

Chiara Lupi, direttore editoriale Este

Donata Gottardi, docente di Diritto del lavoro - Università di Verona

Federico Testa, parlamentare e docente di Economia e gestione delle imprese – Università di Verona

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Ripresa dell’Italia e dopo

In questi ultimi giorni abbiamo letto le notizie riguardanti la ripresa economica dell’Italia, il sorpasso nei confronti dell’Inghilterra e la disoccupazione record degli USA.
Il sorpasso nei confronti dell’Inghilterra non tiene conto del tasso di cambio sterlina/euro e del tasso di svalutazione della sterlina.
Il confronto del PIL tra Italia e Regno Unito per essere significativo deve essere effettuato con i dati del Fondo Monetario Internazionale basati sulla parità dei poteri d’acquisto, depurando cosi gli effetti del tasso di cambio. Da un articolo di noiseFromAmerika emerge che l’Italia si trova posizionata dopo il Regno Unito.
La produzione industriale del 2009 dimostra che la crescita dell’Italia presenta dei dati negativi: - Primo trimestre -6%; Secondo trimestre -6%; Terzo trimestre -3,4%. I dati avvalorano che la produzione in Italia è in discesa e che dal terzo trimestre si prefigura una discesa rallentata.
I problemi dell’Italia non sono solo economici (produzione, esportazione, occupazione, competitività) ma derivano anche dalla spesa pubblica. Il rapporto deficit PIL dell’Italia è il seguente:
- 2008 = -2,73%;
- 2009 = -5,60%;
- 2010 = -5,63%.
Rispetto agli altri paesi europei il deficit dell’Italia aumenta superando di almeno il doppio il parametro richiesto dal trattato di Maastricht.
Inoltre, occorre considerare che l'economia italiana è caratterizzata da una bassa crescita e scarsa produttività.
Un’altra notizia preoccupante è quella dell’aumento della disoccupazione che raggiunge il 10,2% negli Stati Uniti nel momento in cui il PIL aumenta del 3,5%. Questo è un segnale allarmante in quanto la crescita economica potrebbe essere accompagnata da una base occupazionale più bassa rispetto al periodo anteriore alla crisi.
A questo punto occorre porsi per l’Italia le seguenti domande:
- L’equilibrio che si verrà a creare dopo l’uscita dalla crisi quale base occupazionale realizzerà?;
- Le imprese italiane soprattutto le PMI nel nuovo equilibrio che si verrà a creare saranno nelle condizioni di esprimere una competitività che consente loro di rimanere nel mercato globale?;
- La forbice tra ricchi e poveri si allargherà privilegiando i più ricchi ed estendendo la fascia dei poveri?
Gary Hamel in una intervista al Corriere della Sera del 26 ottobre afferma che le aziende “devono essere sempre più snelle ed efficienti, molto adattabili, capaci di cambiare anche il modello di business. Spesso ci vuole una crisi per cambiare, come è successo nella musica e come sta succedendo per editoria e banche. Ma bisognerebbe imparare ad adattarsi ai cambiamenti senza la pressione di una crisi, che è purtroppo costosa. L’innovazione è l’unico modo per crescere”.
Il Governo si è sempre rifiutato di varare delle riforme nel periodo di crisi al fine di aiutare le imprese ed i lavoratori ad affrontare con maggiori margini le difficoltà economiche.
Le imprese italiane, comprese le PMI, hanno innovato a sufficienza per affrontare il nuovo equilibrio che si verrà a creare dopo la crisi? Hanno inventato un modello di business adatto ai tempi?
Molte imprese e soprattutto le medie, piccole e micro imprese rischiano di uscire dal mercato a causa della diminuita domanda internazionale.
Tutte queste problematiche se non affrontate in tempo e con urgenza porteranno l’Italia ad uscire dalla crisi ma con un minor numero di imprese e con una base occupazionale meno ampia.
Ritengo che l’ottimismo di Berlusconi e di Tremonti è ininfluente sull’economia italiana e toglie attenzione ai problemi reali (competitività delle imprese italiane, base occupazionale, sostegno ai ceti più deboli).
Condivido le preoccupazioni di Epifani, il quale afferma che “la crisi non è ancora risolta, c’è una ripresa molto bassa ed i problemi della disoccupazione sono ancora irrisolti. Avendo tante piccolissime imprese e tanti artigiani è chiaro che una crisi cosi prolungata e un credito cosi difficile fa venir meno tante aziende e tanti lavoratori”.

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venerdì 6 novembre 2009

Intervista ad Antonino Leone

a cura di Alessandro Natale pubblicata su Die Brucke . Si riporta l'intervista completa.
Frantumi da comporre - Riforme legislative e innovazioni di management per migliorare la produttività delle organizzazioni pubbliche è il titolo del libro curato da Antonino Leone e Mita Marra, con la prefazione di Francesca Simeoni e gli interventi di Federico Testa, Silvano Del Lungo, Rita Carisano, Pietro Ichino, Giovanni Martignoni e Donata Gottardi.
Il sistema Italia è "fuori mercato" a causa di un elefantiaco apparato pubblico incapace di offrire servizi efficienti e qualitativamente adeguati alle imprese e ai cittadini. Per uscire dalla crisi economica e finanziaria globale occorre invece una pubblica amministrazione che, in presenza di un assetto costituzionale federale, disegni e gestisca politiche a favore della crescita e dello sviluppo in complessi sistemi di governance, soggetti ad elevata incertezza. Le riforme legislative varate negli ultimi due anni puntano sulla trasparenza, sulla responsabilità, sulla valutazione e sulla incentivazione come leve del cambiamento organizzativo. Questo volume entra nel merito di tali iniziative legislative, per comprendere come e in che misura queste riforme possano migliorare il rendimento istituzionale, le soluzioni organizzative e le pratiche manageriali. Le leggi non sono, infatti, la cura per le tante lacune della pubblica amministrazione italiana. L’eterogeneità dei problemi e delle carenze investe i vari comparti del settore pubblico, i diversi livelli di governo centrale, regionale e locale ed inevitabilmente il Nord e il Sud del Paese.
L’analisi del funzionamento dell’Inps di Verona riafferma l’importanza di investire sulla capacità manageriale dei dirigenti, sui saperi e sulle competenze organizzative, sulla valorizzazione del lavoro e sul riconoscimento del merito, attraverso l’apprendimento e la riflessione condotta a partire dall’esperienza.
Di seguito, l'intervista ad uno dei due autori, Antonino Leone, impegnato nella gestione del suo blog Cambiamento nelle organizzazioni, dedicato principalmente alla gestione dei servizi pubblici ed al disagio sociale dei ceti più deboli. Ha fondato il gruppo SOS PA su Facebook, che conta circa 1500 membri e segue il processo di riforma della pubblica amministrazione. Ha scritto alcuni articoli sulle PA, con riferimento all’Inps, ed ha operato nella pubblica amministrazione dirigendo un'agenzia dell’Inps. Negli anni ’80 è stato assessore comunale ed è attualmente componente della Consulta della pubblica amministrazione del Partito Democratico.
Si parla molto negli ultimi anni di democratizzazione della vita quotidiana, di cittadino cliente, anche in riferimento alle PA. A che punto è l'Italia?
"Nel libro Frantumi da ricomporre, l’on. Federico Testa, docente di Economia e gestione delle imprese presso l’università degli studi di Verona, affronta il tema della qualità dei servizi e del rapporto tra gli enti erogatori dei servizi ed i cittadini clienti, e ritiene importante attraverso indagini di customer satisfaction conoscere la qualità dei servizi erogati.
Nel terzo millennio occorre realizzare ciò che molte imprese di servizi nel mondo hanno posto in essere: la co-creazione del valore e la co-innovazione attraverso un nuovo rapporto di partecipazione con gli operatori dell’impresa pubblica e privata e con i cittadini clienti".
Crede davvero che basti una legge per cambiare la situazione attuale? Quanto contano ancora le singole persone e la loro capacità di innovare all'interno delle strutture pubbliche?
"L’errore di Renato Brunetta, che si è riversato sul decreto legislativo di attuazione della legge n. 15/09 (produttività del lavoro pubblico ed efficienza e trasparenza delle PA), è stato quello di aver costruito una riforma che si basa sulla sfiducia e sulla diffidenza nei confronti del management pubblico e degli operatori. Il decreto legislativo specifica in modo minuzioso e dettagliato i comportamenti organizzativi, occupando così lo spazio di responsabilità del management pubblico, restringendo l’area della contrattazione collettiva e osteggiando le forme di partecipazione degli operatori pubblici e dei cittadini. Non esiste organizzazione al mondo che fonda la propria mission e la politica delle risorse umane su diffidenza e sfiducia. In questo modo non si affrontano le cause dei problemi, ma si interviene sugli effetti.
Ritengo che la legge, da sola, per autorità non possa avviare un grande processo di cambiamento delle PA. Non si può stabilire per legge che il 25% degli operatori non è meritevole del salario accessorio, così come è stato fatto con il nuovo sistema di incentivazione.
Occorre creare condizioni nuove attraverso le disposizioni normative, e nello stesso tempo controllare i programmi annuali stabiliti in via preventiva, verificare e valutare il grado di conseguimento degli obiettivi programmati, scoprire i fattori che hanno determinato l’insuccesso, premiare i meritevoli impegnati nell’innovazione e nel miglioramento continuo dei servizi e sanzionare coloro, dal management agli operatori, che non sono in grado di conseguire la performance programmata.
La conoscenza posseduta dalle persone, intesa come utilità per conseguire risultati economici e sociali, è il primo fattore per il conseguimento del successo di una impresa. Per tale motivo il capitale umano rappresenta il fattore strategico di una impresa".
Ci spieghi meglio come oggi si viene assunti dalle PA: questi metodi sono diversi rispetto a quelli di qualche anno fa?
"Non è cambiato nulla. Nella PA si entra per pubblico concorso e sono valutate solo le conoscenze teoriche. Mentre occorre valutare anche e soprattutto le competenze delle persone, cioè il saper fare. Per tale motivo non sempre le assunzioni tramite pubblico concorso corrispondono alle esigenze operative delle pubbliche amministrazioni. Non è sufficiente la conoscenza teorica di alcune materie per svolgere un ruolo attivo ed efficace nella macchina statale. Inoltre, occorre tenere presente che le pubbliche amministrazioni non riescono ad attrarre i talenti dall’esterno ed a scoprire e valorizzare i talenti che operano nelle PA attraverso una seria valutazione del merito (innovazione, miglioramento continuo). Silvano Del Lungo affronta nel libro l’argomento delle risorse umane nelle pubbliche amministrazioni".
Lei che conosce sia la PA che il mondo delle PMI: quali sono i rapporti? Esiste una fiducia reciproca?
"Esistono dei rapporti non positivi. Si pensi al costo della burocrazia che pesa sui bilanci delle PMI. Alcuni progetti sono falliti, come quello dello sportello unico alle imprese sperimentato ed istituito in molti comuni. I tempi di attesa e di definizione delle pratiche richieste dalle PMI non sono accettabili.
Il sistema della PA non è un fattore che influisce positivamente sulla competitività delle imprese, che oggi direttamente o indirettamente si devono confrontare nel mercato globale.
Da un'indagine effettuata a giugno dal centro studi di Unioncamere, emerge che la burocrazia costa alle imprese italiane 16,6 miliardi di euro, l’equivalente dell’1,1% del Pil. I tempi di pagamento delle forniture e dei lavori della PA alle imprese in Italia è troppo alto rispetto agli altri paesi europei e le imprese sono costrette a ricorrere alle banche per far fronte ai problemi di liquidità, sostenendo costi più alti.
Dal quarto rapporto sul grado di soddisfazione delle piccole e micro-imprese nei confronti della PA, effettuato dalla fondazione PromoPA, emerge che le PMI incontrano notevoli difficoltà".
Una PA trasparente è una delle parole chiave delle campagne di Pietro Ichino come studioso e come parlamentare. In che senso trasparenza?
"La proposta del senatore Pietro Ichino per avviare il processo di cambiamento della PA poggia su tre pilastri essenziali: la trasparenza, l’autorità indipendente, il bechmarking.
La trasparenza pone i cittadini nelle condizioni di valutare la performance delle PA e di far sentire la propria voce, particolarmente nel caso in cui i servizi pubblici non funzionino per come dovrebbero.
L’autorità indipendente svolge un ruolo essenziale di garanzia, di controllo e di supporto al sistema della PA, con valutazioni e interventi. Purtroppo l’autorità denominata commissione nel decreto legislativo è stata declassata, in quanto dipende dal Governo dal punto di vista organizzativo, operativo e finanziario.
Il bechmarking comparativo permette alle imprese di studiare, conoscere ed utilizzare le best practice del proprio settore al fine di migliorare l’offerta dei servizi.
I contenuti più rilevanti della normativa approvata provengono dal senatore Pietro Ichino e dal suo gruppo parlamentare e non sempre sono stati utilizzati in modo conforme alle proposte originarie".
Quando sento i politici parlare di Danimarca e Svezia come nostri modelli mi torna in mente Nanni Moretti che dice che i modelli per noi sono già in casa: lui parlava di Emilia e Toscana, tu pensi che l'eccellenza dell'Inps di Verona possa essere un modello per l'intero paese?
L’eccellenza di un ente non si consegue una volta per tutte. Il problema è mantenerla in quanto mutano le condizioni sociali, il mercato, la situazione economica. Per conservare una posizione di successo occorre una politica di adattamento e miglioramento continuo. L’Inps non ha competitori nel mercato nazionale per le sue dimensioni e per i servizi che eroga e pertanto occorre che l’Istituto si confronti a livello internazionale.
Per quanto riguarda i modelli della Toscana e dell’Emilia posso affermare che si può sempre migliorare la performance. In Italia occorre che il sistema della PA funzioni e che non è sufficiente vantare alcune eccellenze in quanto la situazione economica e sociale di questo periodo richiede una PA efficiente ed efficace.
I paesi del nord Europa rappresentano un modello per l’Italia per l’esperienza che hanno accumulato nel tempo e per la posizione competitiva che possiedono a livello internazionale.

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giovedì 5 novembre 2009

Semplificazione ed informazioni nella PA

La bozza della relazione illustrativa al disegno di legge, disposizioni in materia di semplificazione dei rapporti della pubblica amministrazione con cittadini e imprese, collegato alla finanziaria 2010 prevede varie misure che semplificano i rapporti ed incidono sui costi della burocrazia.
Il disegno di legge prevede fra l’altro:
- carta d’identità e cambi di residenza on line;
- pagella elettronica;
- prescrizioni sanitarie farmaceutiche e specialistiche in via telematica;
- certificati medici trasferiti all'Inps in via telematica per tutti i lavoratori pubblici e privati.
Si prevede un risparmio di circa 5 miliardi all’anno soltanto per le piccole e medie imprese. Ritengo che il risparmio si avvertirà anche nella pubblica amministrazione con l’eliminazione di alcuni adempimenti che diverranno inutili ed il recupero di risorse umane da destinare ad attività rilevanti.
Tale provvedimento è utile ma non sufficiente in quanto non è possibile ogni volta, come è avvenuto negli ultimi anni per i certificati di malattia e la trasmissione di dati utili all’Inps (redditi, decesso, variazioni anagrafiche), stabilire per legge il processo di cambiamento delle Pubbliche Amministrazioni, intervenendo parzialmente e sostituendosi alle attività del management pubblico.
Certo condivido il provvedimento di semplificazione ma avrei condiviso di più se il Governo avesse affrontato in un apposito disegno di legge l’adeguamento dei rapporti tra PA e cittadini e imprese tramite l’utilizzo delle nuove tecnologie, l’impiego dei dati e delle informazioni presenti nel sistema complesso delle Pubbliche Amministrazioni e la loro trasformazione in informazioni analitiche, specificando in modo chiaro e completo quali dati sono riservati e non possono essere utilizzati dal sistema (diagnosi della malattia ed altri dati riservati), al fine di combattere alcuni fenomeni (evasione contributiva e fiscale, assenteismo, prescrizione anomale dei farmaci, etc.) e di rendere efficiente ed efficace la macchina statale.
Occorre capire che specifici provvedimenti di adeguamento influiscono in modo marginale nella Pubblica Amministrazione e che invece occorre intervenire nel sistema della PA affinché esso cambi complessivamente.
Tempo fa la Guardia di Finanza ha scoperto che circa 150 macchine erano intestate a persone defunte o prive di patente. A Verona circa 400 defunti all’anno risultano assistiti dai medici e le ASL corrispondono ai medici interessati il corrispettivo per l’assistenza.
Se il sistema della PA non viene messo nelle condizioni di funzionare attraverso la condivisione e l’utilizzo dei dati presenti nei diversi settori e la loro trasformazione in informazioni analitiche per essere utilizzate in modo normale e continuo ci si affida all’impegno della Guardia di Finanza, che interviene dopo gli eventi, per interrompere degli avvenimenti che sono prodotti spontaneamente dal sistema.
Ricorrere alle informazioni analitiche significa rendere efficiente ed efficace il sistema, dedicare l’impegno della Guardia di Finanza ad altre attività utili e risparmiare risorse umane che attualmente sono destinate ad attività che potrebbero diventare inutili poiché il sistema della PA verrebbe messo in condizioni di funzionare in modo autonomo.
Ansa
Repubblica

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martedì 3 novembre 2009

Il Partito Democratico tra futuro e passato

Vi sono posizioni politiche isolate di alcuni militanti che non riconoscono le conclusioni delle primarie del Partito Democratico nonostante la partecipazione di tre milioni di iscritti ed elettori.
Si usano alcune espressioni scontate che appartengono a tutti i democratici per creare barriere e steccati tra il segretario Pierluigi Bersani ed il gruppo che ha sostenuto Franceschini. Ritengo che tali posizioni strumentali non sono condivise da Franceschini, il quale assumerà senz’altro posizioni di rilievo e di responsabilità come ha sempre fatto.
Se per alcuni le primarie rappresentano per loro esclusiva volontà una sconfitta personale per il Partito Democratico è una vittoria a prescindere da chi ha vinto.
Il Partito Democratico è l’unico partito in Italia che ha eletto la propria classe dirigente attraverso un bagno di democrazia. Questo avvenimento non può essere svilito o sottovalutato altrimenti si corre il rischio di non riconoscere il valore della democrazia e di confonderla con le proprie visioni o esigenze personali.
Vi è anche il tentativo di utilizzare l’uscita dal PD di Francesco Rutelli contro Bersani non tenendo presente che l’avvenimento non è una sorpresa. Infatti le dichiarazioni ed il libro di Rutelli, avvenute prima della conclusione del congresso, lasciavano intravedere tale comportamento.
Inoltre anche le dichiarazioni di Cacciari sono interpretate strumentalmente contro Bersani non tenendo conto che il sindaco di Venezia è stato sempre critico nei confronti del PD e nella sua intervista non risparmia proprio nessuno. Cacciari aveva già dichiarato di non voler proseguire nell’impegno politico.
Nel post “Pier Luigi Bersani: segretario del PD”, pubblicato il 26 ottobre, ho dichiarato quanto segue: “Il Partito Democratico ha dato una grande prova di democrazia con tre milioni di persone che hanno partecipato alle primarie. Non ho ancora letto i giornali e non conosco le analisi e le valutazioni espresse.
Mi sento di dire che Bersani è il mio, il tuo ed il segretario di tutti i democratici. Il 25 ottobre è stata una giornata importante per l'alta affluenza alle primarie ed il 26 ottobre è ancora più importante perché da oggi occorre ricostruire il Partito Democratico per il futuro dell'Italia. Penso alle nuove generazioni ed ai ceti più deboli che attualmente vivono sulla loro pelle i problemi di sopravvivenza generati dalla crisi e da un sistema sempre meno equo. Ritengo che i fattori da utilizzare sono: unità, cambiamento e trasparenza. Bersani, Franceschini e Marino sono chiamati a lavorare insieme per costruire il futuro del paese guardando gli altri e per gli altri. Le strumentalizzazioni, la ricerca di consensi facili ed altro appartengono al passato adesso siamo chiamati tutti a lavorare per il bene del PD e del paese. Il patrimonio di ciascuno di loro va messo insieme e non disperso. Lo vogliono gli iscritti e gli elettori del Partito Democratico. Non deludiamoli.”
Tale breve analisi ha trovato molti consensi tra i democratici e toni pacati tra i sostenitori di Franceschini. Si ricorda che il post è piaciuto su Facebook a Donata Gottardi, Paola Lorenzetti, Marta D’Agostino Tortorella, Carla Pellegatta, Bartolo Costanzo; Tommaso Marini cioè a persone che hanno sostenuto i tre candidati alla segreteria.
Si utilizzano affermazioni come “impegno quotidiano” e “lavorare tra la gente” per dividere quando queste espressioni dovrebbero rappresentare il concreto operare delle persone che si riconoscono nel PD a prescindere dalle scelte congressuali.
Ad alcuni riesce difficoltoso per motivazioni pregiudiziali ed ideologiche riconoscere le scelte congressuali nel momento in cui occorre unire le forze per un progetto comune ed unitario che si caratterizzi in prospettiva e non guardi al passato. Abbiamo bisogno di creare il nuovo, di costruire il futuro e non di riproporre scelte che appartengono al passato e che non sono state realizzate per incapacità o impossibilità concreta.
Le primarie hanno rappresentato un grande avvenimento democratico a prescindere da chi è stato eletto segretario. Io avrei riconosciuto chiunque fosse stato eletto: Bersani, Franceschini e Marino. Ad alcuni risulta difficoltoso per posizioni pregiudiziali ed ideologiche riconoscere il segretario appena eletto. Le ideologie sono finite da un po’ di tempo e non possono più rappresentare un motivo di divisione e di scontro.
Occorre essere disponibili nei confronti del PD e lavorare per esso senza ambizioni e personalismi perché ritengo che occorra un PD forte e determinante per affrontare positivamente i problemi del paese. Nel PD vi sono le intelligenze, le capacità ed i valori per realizzare questo grande obiettivo.

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lunedì 2 novembre 2009

Silvano Del Lungo su Frantumi da ricomporre

E’ con molto piacere che pubblico la nota del mio caro amico Silvano Del Lungo, il quale ha iniziato a leggere “Frantumi da ricomporre”. Silvano è l’unica persona che fino a questo momento ha compreso l’origine del titolo del mio libro. Il primo libro di Federico Butera, da cui trae origine il titolo Frantumi da ricomporre, è diventato un classico per capire il declino del taylorismo in America. Ho fatto tanta fatica a trovarlo dopo 37 anni dalla sua pubblicazione e sono orgoglioso di possederlo.
Riporto la nota di Silvano Del Lungo
"Forse non è questo il posto giusto per questo mio intervento. Scusatemi, ma lo faccio d'impulso col bisogno di comunicare qualcosa che mi ha riempito di gioia e ammirazione. Ho ricevuto qualche giorno fa il nuovo libro di Antonino Leone e Mita Marra.
Oggi, domenica, ho cominciato a leggerlo e ne sono entusiasta non soltanto per la messa a fuoco dell'esistente nella P.A., ma anche per la sua dimensione storica. Vi è abbozzata una storia della previdenza in Italia che è la prima che io abbia mai letto così come vi sono molti approfondimenti sul funzionamento dell'INPS e financo un graduatoria di efficienza delle sedi INPS che porta il lettore subito a confrontarsi da utente con quelle che conosce meglio.
Il titolo "Frantumi da ricomporre" è bellissimo sia per il significato simbolico e l'approccio ottimistico, costruttivo e rivolto al futuro che esprime, sia per la inevitabile evocazione del titolo di un libro di oltre trent'anni fa "I Frantumi Ricomposti" di Federico Butera, e per la operativa contrapposizione di un'epoca all'altra."
Esprimo un ringraziamento sincero a Silvano per la sua nota generosa.
Mi dispiace tanto che giorno 13 novembre Silvano non potrà essere presente a Verona per la presentazione di “Frantumi da ricomporre”. La sua presenza rappresenterebbe una grande e lieta sorpresa ed un regalo tanto desiderato.

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sabato 31 ottobre 2009

Ancora sull’assenteismo

Nel mese di agosto e settembre si è registrato un aumento delle assenze per malattia: +16,7% nel mese di agosto e + 24,2% nel mese di settembre rispetto ai medesimi mesi del 2008.
L’aumento delle assenze per malattia coincide con la modifica delle fasce di reperibilità decisa a luglio. Tale provvedimento prevede che le fasce di reperibilità per i lavoratori pubblici, entro le quali devono essere effettuate le visite mediche di controllo in caso di malattia, tornano ad essere quelle già in vigore nel passato in linea con il settore privato: dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 (e non più dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20).
Questa coincidenza fa ritenere al Ministro Brunetta che per ridurre l’assenteismo occorre allargare le fasce di reperibilità e pertanto si appresta a correggere la normativa in vigore con decreto ministeriale con le seguenti nuove fasce orarie:
- dalle 9,00 alle 13,00
- dalle 15,00 alle 18,00.
Ritengo che l’intervento di Brunetta ancora una volta contrasta i sintomi ma non le cause cosi come afferma l’amico economista di Pietro Ichino, il quale dichiara che “l’effetto aspirina ..... si riferisce al semplice contrasto dei sintomi, ma non delle cause: una volta tolto il fiato dal collo ai dipendenti pubblici, la situazione, ahimè, è tornata quella di prima”.
Ritengo che l’assenza per malattia vada combattuto utilizzando una pluralità di strumenti e non fossilizzandosi sull’allargamento delle fasce di reperibilità e sull’obbligatorietà delle visite mediche di controllo ai dipendenti pubblici cioè sui sintomi.
Obbligo delle visite mediche di controllo
Il management pubblico conosce o è nelle condizioni di conoscere chi abusa delle assenze per malattia e pertanto può intervenire in modo specifico ed opportuno con le visite di controllo su tali lavoratori.
I ricoveri ospedalieri attestati e valutati in modo corretto possono senz’altro essere esclusi dall’obbligatorietà dei controlli.
I lavoratori pubblici che non ricorrono in modo frequente all’assenza per malattia possono essere tenuti fuori dai controlli. Misure queste che eliminerebbero attività inutili che incidono in modo rilevante sui costi e restringerebbero l’area di non applicazione della normativa, considerato il fatto che le ASL non sono in condizioni di effettuare tutte le visite mediche di controllo richieste.
Per i lavoratori che presentano un tasso di assenza per malattia superiore ad un certo parametro vanno sottoposti a controllo. Occorre quindi stabilire un parametro oggettivo a cui il management pubblico dovrà fare riferimento.
Fasce di reperibilità
Coloro che ricorrono in modo frequente all’assenza per malattia in modo illegittimo sono quelli che più degli altri lavoratori rispettano le fasce di reperibilità, tranne alcuni casi eccezionali, in quanto sono coscienti della inesistenza della malattia e degli effetti che subiranno in caso di assenza alla visita medica di controllo.
Lo strumento della visita medica di controllo domiciliare è un deterrente ma non risolve in modo completo il fenomeno dell’assenza per malattia.
Cause dell’assenza
In un post precedente, intervista a Silvano Del Lungo, sono state indicate le cause dell’assenteismo che derivano dall’ambiente di lavoro, dalle mansioni assegnate, dal mancato coinvolgimento nei processi di lavoro, dal grado di appartenenza dei lavoratori nei confronti dell’impresa, dalle relazioni umane e da altre cause.
Tutte queste cause rientrano nelle responsabilità del management pubblico e sono la conseguenza del tipo di leadership che viene esercitata e dai modelli organizzativi che vengono applicati. Pertanto, occorre intervenire su tali fattori al fine di porre sotto controllo il fenomeno che stiamo esaminando.
Salario accessorio ed assenza per malattia
Occorre predisporre un piano di rientro dell’assenza per malattia con l’obiettivo finale di allinearlo a quello dei lavoratori delle imprese private. Può essere stabilito un parametro annuale di assenteismo da assegnare a ciascun ente, organo e dipartimento pubblico da conseguire nell’anno. Tale parametro dovrebbe essere affidato alla dirigenza e rapportato al salario di risultato che annualmente viene assegnato al management pubblico. Il mancato conseguimento o il conseguimento parziale dell’obiettivo dovrebbe influire sui premi e sul salario variabile del management pubblico.
Ritengo che questa soluzione sia giusta e corretta in quanto l’assenteismo dipende in larga misura da condizioni e responsabilità del management pubblico (condizioni ambientali, organizzazione, coinvolgimento). Tutto questo non significa che i lavoratori pubblici non abusano di tale diritto ma ritengo che togliere falsi alibi ai dirigenti ed ai lavoratori e creare nuove condizioni di lavoro influisce sicuramente sul tasso di assenteismo.
Attaccare solo i lavoratori pubblici significa deresponsabilizzare ancora una volta il management pubblico, il quale è troppo interessato al mantenimento dello status quo.
Brunetta non interviene sulle cause dell’assenteismo
L’assenza dal lavoro di Donata Gottardi

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lunedì 26 ottobre 2009

Pierlugi Bersani: segretario del PD

Il Partito Democratico ha dato una grande prova di democrazia con tre milioni di persone che hanno partecipato alle primarie. Non ho ancora letto i giornali e non conosco le analisi e le valutazioni espresse.
Mi sento di dire che Bersani è il mio, il tuo ed il segretario di tutti i democratici. Il 25 ottobre è stata una giornata importante per l'alta affluenza alle primarie ed il 26 ottobre è ancora più importante perchè da oggi occorre ricostruire il Partito Democratico per il futuro dell'Italia. Penso alle nuove generazioni ed ai ceti più deboli che attualmente vivono sulla loro pelle i problemi di sopravvivenza generati dalla crisi e da un sistema sempre meno equo. Ritengo che i fattori da utilizzare sono: unità, cambiamento e trasparenza. Bersani, Franceschini e Marino sono chiamati a lavorare insieme per costruire il futuro del paese guardando gli altri e per gli altri. Le strumentalizzazioni, la ricerca di consensi facili ed altro appartengono al passato adesso siamo chiamati tutti a lavorare per il bene del PD e del paese. Il patrimonio di ciascuno di loro va messo insieme e non disperso. Lo vogliono gli iscritti e gli elettori del Partito Democratico. Non deludiamoli.

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Brunetta non interviene sulle cause dell’assenteismo

Lettera pervenuta al senatore Pietro Ichino da un suo amico professore di economia in una università statunitense il 23 ottobre 2009
Caro Pietro,
oggi ho letto le statistiche sull’assenteismo nella pubblica amministrazione italiana. Mi dispiace davvero che la situazione stia peggiorando, ma, da un punto di vista scientifico, era abbastanza prevedibile.
In effetti, l’”effetto Brunetta” (lo dico a malincuore) e’ stato un mix di quello che in performance measurement è conosciuto come l’Hawthorne Effect e quello che si potrebbe chiamare l’”effetto aspirina”. Il primo si riferisce a esperimenti condotti agli Hawthorne works della Western Electric Company di Chicago negli anni Venti del secolo scorso. In corrispondenza di un aumento nell’illuminazione nella fabbrica si riscontrarono aumenti nella produttività; più sorprendentemente, quando l’illuminazione fu abbassata in una parte dell’impianto [mentre nell’altra (gruppo di controllo) fu mantenuta stabile] la produttività continuò a salire. Conclusione: non era l’illuminazione (dichiarazioni di Brunetta) a far aumentare la produttività (diminuire l’assenteismo), ma era il fatto stesso che la produttività fosse misurata e comunicata a farla aumentare.
L’”effetto aspirina” invece si riferisce al semplice contrasto dei sintomi, ma non delle cause: una volta tolto il fiato dal collo ai dipendenti pubblici, la situazione, ahimè, è tornata quella di prima.
Non so se al Senato italiano ci sarà una discussione sull’assenteismo nella PA, ma spero che questi due miei piccoli spunti possano essere utili.
Un caro saluto e a presto.
R.S.
Nella foto Elton Mayo
Esperimento Hawthorne

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