mercoledì 13 gennaio 2010

Invalidità civile 2010 in crisi per i medici


I medici mettono in crisi l’invio telematico delle richieste di invalidità civile e della relativa certificazione di malattia, la quale si dovrebbe agganciare automaticamente con la domanda.
Il nuovo sistema organizzativo, messo in atto dall’Inps e disciplinato dalla legge n. 102/2009 e finalizzato a ridurre drasticamente i tempi di liquidazione delle domande di invalidità civile, rischia di saltare in quanto i medici nella quasi totalità non hanno ancora richiesto il Pin all’Inps per collegarsi con la procedura informatica che permette loro la trasmissione in via telematica della certificazione di malattia.
I medici richiedono sei mesi di tempo per attuare gli adempimenti richiesti dall’Inps e la possibilità durante questo periodo di trasmettere la certificazione di malattia in via telematica ed in via cartacea.
Il comportamento dei medici non desta alcuna sorpresa perché da diversi anni, nonostante le prescrizioni normative, si sono sempre rifiutati di trasmettere in via telematica la generalità della certificazione di malattia.
L’intervento del Governo in questi anni è stato molto timido e non ha conseguito i risultati sperati.
I medici di base rappresentano una lobby molto potente e sono contrari a qualunque cambiamento che consenta alle istituzioni sanitarie di realizzare un sistema di controlli adeguato ed un processo delle malattie e delle prescrizioni mediche trasparente ed efficace.
Si ricorda che a diversi medici vengono corrisposti emolumenti per gli assistiti deceduti in quanto il sistema attuale non consente di eliminare tale fenomeno, il quale viene scoperto dai controlli effettuati dalla Guardia di Finanza. Anche per tale motivo occorre realizzare un sistema efficace ed autonomo attraverso la trasmissione in via telematica della certificazione di malattia e della prescrizione medica.
Secondo la mia modesta opinione occorre far scadere le convenzioni attuali con i medici di base e stabilire un periodo di sei mesi per la stipula di nuove convenzioni che prescrivano ai medici l’invio telematico della certificazione di malattia e delle prescrizioni mediche al sistema che gestisce tali adempimenti (Inps, Asl, Farmacie). Superata tale scadenza ai medici che non hanno sottoscritto la nuova convenzione non dovranno essere corrisposti gli emolumenti per gli assistiti che hanno avuto in carico in quanto non titolari della nuova convenzione.
Il problema dei medici è quello che non ci guadagnano nulla dai cambiamenti intervenuti e non si pongono il problema che questa operazione migliora  il processo dell'invalidità civile.


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domenica 10 gennaio 2010

Frantumi da ricomporre ritorna a Verona


Continua il tour di presentazione del libro Frantumi da ricomporre. Dopo Verona, Roma e Napoli è stato organizzato dal Circolo PD Enzo Biagi un incontro a Verona per discutere insieme del cambiamento delle PA con la presentazione del libro.
L’incontro è coordinato da Federico Benini, coordinatore del Circolo PD Enzo Biagi.
All’incontro interverranno:
Antonino Leone, coautore del libro
Donata Gottardi, docente di Diritto del lavoro – Università di Verona
Franco Bonfante, consigliere regionale del PD
Antonio De Pasquale, segreteria funzione pubblica Cgil
L’incontro si terrà il 15 gennaio alle ore 20,45 presso la sala civica di via Brunelleschi a Verona. 
L’incontro rappresenta un’occasione importante da non perdere per un confronto sui principali argomenti che interessano le PA ed i cittadini:
- Assenteismo;
- Fannulloni;
- Qualità dei servizi;
- Rapporto tra i cittadini clienti e gli erogatori dei servizi;
- Trasparenza totale;
- Valutazione indipendente ed autonoma delle PA.
Nel precedente incontro che si è tenuto a Verona il 13 novembre presso il Liston 12 numerosi amici sono stati impossibilitati a parteciparvi e adesso avranno l’occasione di essere presenti in modo attivo.
Si comunica inoltre che sono stati organizzati altri incontri a Nogara e a Legnago.
Nogara
L’incontro si terrà il giorno 11 gennaio alle ore 20,45 presso il Palazzo Maggi (Biblioteca Comunale) via Ferrarini 1 – Nogara.
Coordina:
Laura Roveri, circolo PD Nogara
Intervengono:
Antonino Leone, coautore del libro
Federico Testa, parlamentare PD e docente di Economia e gestione delle imprese – Università di Verona
Vincenzo D’Arienzo, consigliere della Provincia di Verona
Legnago
L’incontro si terrà il giorno 11 gennaio alle ore 20,45 presso la sede del Circolo PD di via Minghetti – Legnago
Intervengono:
Antonino Leone, coautore del libro
Federico Testa, parlamentare PD e docente di Economia e gestione delle imprese – Università di Verona
Franco Bonfante, consigliere regionale del Veneto

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Comunicare per crescere, tacere per nascondere


di Emanuele Costa
“Questa è una storia che fa paura. Una di quelle storie in cui ci si ritrova al centro di un intero universo sconosciuto, nero e misterioso, popolato di ombre minacciose, di occhi che ti guardano. Tu sei lì al centro di tutto questo e non sai cosa succede di là, che cosa accade in quel mondo, quali siano le sue regole ed i suoi segreti”.
Con queste parole Carlo Lucarelli catturava l’attenzione dello spettatore per introdurre una puntata di “Blu Notte - Misteri Italiani”, trasmissione mediatica di successo nella quale, attraverso una minuziosa ricostruzione dei fatti ed il susseguirsi di colpi di scena, cercava di fare chiarezza su alcuni episodi che hanno caratterizzato gli anni bui della recente storia italiana. 
Eventi tristi, ancora oggi caratterizzati da profili oscuri, che hanno avuto come interpreti vite umane, sottratte al loro naturale destino, in quanto pedine involontarie di una partita a scacchi manovrata da forze invisibili, ma tangibili.
Questo, invece, non è un racconto che fa paura, è una realtà, che a raccontarla potrebbe indurre ad uno stiramento del viso per far scorgere un sorriso, ma che, al contrario, rischia di provocare una paralisi facciale da far rabbrividire.
Uno scenario circondato non da ombre minacciose, ma da persone vere, dotate sia di minuscoli occhi a lente di ingrandimento, con mansioni di preziosi osservatori su ciò che interessa, sia di orecchie a ventosa, capaci di percepire il più leggero alito di manifestazione della libertà di pensiero ed, al tempo stesso, sorde agli stimoli provenienti dagli attori principali che animano l’universo circostante.
Per questa ragione si è scelto un titolo inquietante ed una premessa a forte impatto emozionale.
L’obiettivo era quello, e si spera lo sia stato, di catturare l’attenzione oculare del lettore per spingerlo a trovare, in queste poche righe, sia un interesse particolare in grado di farlo riflettere in completa autonomia, sia lo stimolo a ricercare soluzioni condivise su uno degli argomenti attualmente di moda: la gestione della Pubblica Amministrazione.
Un’Organizzazione che la dottrina aziendale classificherebbe tra le imprese labour intensive, mantenuta in vita con risorse finanziarie sottratte ai Cittadini, che anno dopo anno sono sempre in attesa di ricevere servizi efficienti e, soprattutto, risposte ai loro problemi.
E’ paradossale che una struttura nella quale migliaia di persone prestano la loro attività sia incapace di relazionarsi con l’ambiente esterno e di costruire una tavola rotonda permanente, per comunicare a 360° i risultati raggiunti, frutto di deliberazioni di pochi intimi, dimostrando i benefici che il senso delle decisioni ha prodotto per la collettività.
Gli strumenti a disposizione esistono, ma forse se ne ignorano volutamente le potenzialità, perché, altrimenti, sarebbe difficile accettare che la non conoscenza delle fattispecie possa aver partorito effetti che vanno ad incidere sulla sfera giuridica dei singoli individui.
L’Amministrazione Pubblica esiste, è ben lontana da essere quell’universo sconosciuto cui si accennava sopra, non si può ignorarne la presenza per vivere come fantasmi, ma occorre sforzarsi per farne emergere il pensiero, fatto di regole e segreti, per essere protagonisti del suo sviluppo.
In questa direzione, la comunicazione pubblica può essere di sostegno, in quanto facilita la comprensione delle politiche adottate dagli Amministratori, rendendo consapevoli che ogni scelta abbia la giusta finalità e non una secondaria che cammina da sola nel nulla, accompagnando il sorgere dei soliti sospetti.
La continua alimentazione di un flusso informativo bidirezionale dall’interno all’esterno, potrà far germogliare quel senso di fiducia tra quelle persone che quotidianamente affrontano, senza conoscere le finalità per le quali agiscono, problematiche complesse, perché le norme sulla “trasparenza amministrativa” sono applicate solo dove e quando conviene.
La comunicazione aiuta a crescere, perché solo dal confronto continuo si possono sviluppare nuove idee per migliorare i procedimenti amministrativi e, conseguentemente, i benefici sociali dell’azione pubblica: è necessario riconoscere che i dipendenti sono attori e gestori del cambiamento.
I risultati raggiunti, purtroppo, non sono visibili, perché si tace per non soccombere, evitando che la meritocrazia imbocchi il giusto sentiero di valutazione delle prestazioni, lasciando che si manifesti in distribuzione di risorse premianti con criteri inversamente proporzionali alle effettive capacità e competenze professionali.
Il processo di miglioramento richiede tempo e, sebbene riflesso nell’animo di coloro che hanno a cuore il progresso della Pubblica Amministrazione, le barriere da abbattere, in fondo, non sono poi così elevate.
Occorre eliminare alla radice le ragioni che spingono a seminare trappole per impedire che obiettivi e risultati siano comprensibili a tutti, investendo in risorse intellettualmente oneste affinché l’Utente finale riconosca che i sacrifici compiuti non sono stati vani.
La soluzione è alla portata di tutti e anche se la si vuole consapevolmente ignorare per ragioni personali, che esulano dal perseguimento dell’interesse pubblico, un piccolo passo in avanti si può sicuramente fare.
Ecco ... noi, per esempio, possiamo dar voce ai diritti dei Cittadini!

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Rosarno: testimonianza di Jean-Léonard Touadi

“Vorrei ringraziare di cuore tutti voi che mi avete incoraggiato mentre andavo a Rosarno. Venerdì 8 mi ero svegliato senza minimamente pensare che sarei andato in Calabria. Non era in calendario. Solo che, arrivando in ufficio, vedendo su Sky le immagini agghiaccianti che provenivano da Rosarno ho deciso di andare giù. Era la prima intuizione. Sentivo che il mio posto era lì, accanto a questi giovani ragazzi africani nuovi schiavi africani nell'Italia del 2010; accanto a questa città sconvolta dalla violenza e dai saccheggi. Ho sentito dentro di me che dovevo stare lì senza nemmeno focalizzare per bene lo scopo. Ma la prima intuizione non poteva da sola bastare. Devo sempre ricordare a me stesso che non sono più solo ed esclusivamente me stesso, con i miei pensieri, i miei slanci, le mie pazzie. Non sono più il giornalista di una volta che usava partire d'improvviso verso terre di fuoco dove i conflitti mietevano vittime e la testimonianza giornalistica era nello stesso tempo un dovere e una missione. Devo sempre ricordare che ho una personalità pubblica, sono deputato della repubblica, sono parte di un movimento politico (Il Pd) e dunque ogni mia mossa ha una valenza e una lettura pubblica. Ho, quindi, responsabilmente preso tutti i contatti istituzionali, parlamentari, di partito e con le autorità locali calabresi. In realtà, tutti sconsigliavano per validissimi motivi che condivido la mia visita a Rosarno. Ma ho deciso lo stesso di andare perchè sentivo più forte il mio imperativo categorico personale, al contempo etico e politico. Ho deciso che il mio posto era lì. Fortunatamente l'Alitalia ha fatto la brava. Ho trovato subito posto e ho prenotato una macchina per andare da Lamezia a Rosarno accompagnato da Mattia Stella, mio bravissimo assistente e coadiuvati da Roma dalla mia fidatissima segretaria Giulia.
Sono arrivato a Rosarno alla guida di una punto grigia. Ad aspettarci al Casello un sacerdote, Don Pino, referente locale dell'associazione Libera di Don Ciotti, una vera manna grazie al quale ho potuto trovare la strada per incontrare le persone che m'interessava incontrare, i giovani immigrati.
Mi sono trovato in mezzo a due realtà infuocate, a due vittime arrabbiate e sotto shock: da un lato gli abitanti di Rosarno quasi tutti fuori nelle piazze con la rabbia dentro il cuore e sui volti. Mi sono fatto strada preceduto da Don Pino e, passando, ho provato a stabilire un contatto con un sorriso, una stretta di mano, un'occhiata. Sentivo dall'altra parte solo indifferenza, fastidio oppure sfida. In fondo ero un nero, ben vestito certo, sorridente certo ma un nero e non capivano cosa stessi facendo lì nella loro Rosarno accompagnato da quel prete amico dei "nivuri". A pochi metri loro, il gruppo dei ragazzi stranieri che mi hanno accolto come si accoglie in Africa una persona più grande, un amico, ma anche con diffidenza. Dentro di loro potevo leggere: "cosa ci fa qui un nero circondato dal rispetto di tutti, compreso quello degli ufficiali dei carabinieri che davanti a lui dimostrano rispetto". Sentivano che ero diverso non solo per l'età e i cappelli grigi, ma qualcosa diceva anche che ero uno di loro. Che si potevano fidare. I dubbi si sono sciolti quando ho salutato in modo per loro inequivocabile, in francese e in inglese, ma con gesti e una retorica per loro familiare. Ho sentito la tensione allentarsi e il silenzio calare su quei volti impauriti e diffidenti di fronte all'autorità italiana. Ho detto loro due cose: la prima e la più importante per me era la solidarietà e la vicinanza per le loro condizioni di vita, di lavoro e per il naufragio dei loro sogni. Ho detto loro che mi vergognavo come africano di vederli in quel posto in condizioni peggiori di quelli dai quali pensavano di sfuggire. Ho detto loro che mi vergognavo per la morte dei loro sogni nel miraggio agognato che si è rivelato più arido del deserto abbandonato in Africa. La seconda cosa che ho detto loro era che dovevano abbandonare la strada della violenza, frutto di una rabbia istintiva di fronte alla sparatoria di cui sono state vittime cinque di loro, ma che era una strada senza uscita, un vicolo cieco che rischiava di seppellire le mille ragioni della loro rabbia e frustrazione di fronte alla condizione di schiavitù dentro la quale si trovavano. Ho ricordato loro che in Sudafrica e soprattutto nella lotta per i diritti umani, le cose migliori che i neri avevano ottenuto li avevano ottenuti con la pratica della non violenza, fatte salve ovviamente le situazioni estreme di legittima difesa di fronte ad una oppressione insopportabile. Loro mi hanno risposto facendomi vedere le loro condizioni di vita. impossibili da descrivere in un testo. Mi hanno raccontato di guadagnare 25 euro dei quali 3 vanno a pagare il pasto quotidiano, 5 per il trasporto e l'intermediario e altri 5 per il pernottamento in quelle condizioni indegne degli esseri umani. Mi hanno detto che loro non potevano accettare di essere considerati delle prede vittime della voglia di sparare degli abitanti del luogo che ogni tanto scaricavano su di loro dei proiettili ordinati e indirizzati dalla malavita organizzata senza la quale nulla si muove in queste contrade. Mi hanno spiegato che loro avevano ormai paura e che volevano lasciare al più presto Rosarno, se possibile nella notte stessa. Avrei voluto portarli tutti a casa mia. Mi sono accontentato di spiegare loro che le autorità stavano pensando ad evacuarli con i tempi lenti delle decisioni politiche ed amministrative. Avevano ragione loro. Dieci minuti dopo la mia partenza da Rosarno ci sono state altre aggressioni.
Mi ero trovato a Rosarno in una situazione alquanto ambigua. Due fazioni l'una di fronte all'altra e io in mezzo. Due fazioni di cui mi sentivo parte: l'Africa delle mie origini; e l'Italia mia terra di scelta, di vita, la mia nuova patria e quella dei miei figli. Ero in mezzo, impotente ma deciso a fare la mia parte perché potesse rimanere un filo aperto tra le due fazioni. Non potevo e non dovevo scegliere. Ero obbligato ad essere un uomo di mediazione, un politico e cioé una persona di pace che ricompone ad armonica ricomposizione gli interessi divergenti presenti nella società. Mi sono sentito impotente ma utile; amareggiato per l'accaduto ma determinato nel proseguire la via della mediazione sociale e culturale.
Voglio, vorrei, offrire all'Italia un cantiere, un laboratorio, un sogno. Quello di una società senza schiavi che vagano da un punto all'altro della penisola, braccianti senza diritti ne dignità, vittime del "cattivismo" della Lega e del Ministro Maroni. Un'Italia talmente sicura di se, delle sue risorse, del suo patrimonio da non temere la novità dell'innesto. Un'Italia che non teme la consapevolezza di un'identità che sia un organismo vivente ad alta complessità e diversità. Un'Italia meticcia dove le persone contano perché sono persone e dove la democrazia si misura nella capacità de restituire umanità alle donne e agli uomini, qualunque siano il colore della pelle, la condizione sociale, la religione, l'orientamento sessuale. Un'Italia che abbandoni le strade della paura per solcare le piste di un futuro plurale, equo e socialmente inclusivo.”

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martedì 5 gennaio 2010

Solidarietà ai tre gemellini senza papà


Stamattina si sono incontrati don Gianluca Colato e Franco Bonfante per concordare le iniziative più idonee per aiutare Antonio, Diodato e Nicola Capaldo i tre gemellini che sono rimasti senza padre. Da informazioni assunte presso la Fondazione Madonna di Lourdes Onlus di Cerea che ha a carico i tre gemellini si possono aiutare Antonio, Diodato e Nicola Capaldo effettuando dei versamenti a
Cerea Banca Sede Centrale di Cerea (VR)
Codice Iban
IT83C0848159400000014010144
a favore di Fondazione Madonna di Lourdes Onlus di Cerea (VR)
causale contributo per i tre gemellini
Si invitano tutte le persone di buona volontà ad intervenire con dei contributi anche piccoli a favore della Fondazione per garantire ai tre gemellini una vita tranquilla.
Si riporta l’interpellanza presentata dal consigliere regionale Franco Bonfante in Regione per dare il proprio contributo a sostegno della famiglia.
CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
TRE GEMELLI NATI ORFANI DI PADRE. LA REGIONE INTERVENGA IN VIA STRAORDINARIA.
presentata il 5 gennaio 2010 dal consigliere regionale Bonfante
Premesso quanto segue:
- Il 24 giugno 2009 sono nati tre gemelli: Antonio, Diodato e Nicola Capaldo;
- Il padre Antonio, piccolo imprenditore di Oppeano, purtroppo, è deceduto improvvisamente, all’età di 44 anni, mentre la moglie Mariana Burunsus era in attesa dei bambini;
- Da informazioni assunte dallo scrivente, sembra che il Tribunale dei Minori di Venezia abbia affidato i bambini (affido consensuale, in accordo con la mamma) alla Fondazione Madonna di Lourdes di Cerea, convenzionata con l’ULSS 21 per l’affido di minori;
- La signora Mariana lavora come cameriera presso un ristorante di Verona e la famiglia ha bisogno di sostegno economico;
- La particolarità della situazione venutasi a creare, che non necessita - si ritiene – di ulteriori specificazioni o commenti, induce il sottoscritto consigliere a chiedere a codesta spettabile Giunta regionale:
1) Se sia stata messa a conoscenza del caso illustrato in premessa;
2) Se ritenga di intervenire (in accordo con il Comune di Oppeano al quale copia della presente viene inviata), in applicazione della Legge regionale n.8 dell’11 marzo 1986 che ha introdotto l’art. 15 bis della Legge regionale n. 55 del 1982:“ Contributi ai Comuni per interventi economici straordinari o eccezionali” o nelle altre forme previste dalle vigenti norme ed eventualmente considerate più idonee."
Rivolgo un appello agli amici di Facebook di iscriversi al gruppo "SOS tre gemellini senza papà" per sostenere concretamente Antonio, Diodato e Nicola. 


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Franco Bonfante a favore dei gemelli rimasti senza papà


Articolo di Daniela Andreis pubblicato da L’Arena il 5 gennaio 2010
“Il consigliere Bonfante chiede interventi per una mamma di Oppeano che ha perso il marito prima del parto. Questa è la storia non di uno, ma di tre Bambin Gesù. Per quanto ci si sforzi di schivare la retorica della Natività che ha imperversato in questi giorni, come si può non pensare a questo parlando di Antonio, Diodato e Nicola, tre gemellini di sette mesi che non hanno mai visto il loro papà perché è morto tre mesi prima che nascessero e che ora si trovano, con la loro mamma - che di nome fa proprio Mariana - accuditi e accolti nella casa famiglia «Madonna di Lourdes»? Una casa ce l'avrebbero, la madre e i tre bambini, e si trova ad Oppeano. Ma da agosto hanno dovuto lasciarla e trasferirsi, su disposizione del Tribunale dei minori di Venezia e in accordo con la mamma, in affido alla comunità della Fondazione di don Gianluca Colato a Cerea. La signora Mariana da sola con i tre neonati non ce l'avrebbe mai fatta e soprattutto non avrebbe avuto, e non ha, abbastanza per loro, per le tre gocce d'acqua di un cielo a metà.
Metà del loro cielo, il papà, che si chiamava Antonio Capaldo, un piccolo imprenditore nell'edilizia, 44 anni, è morto improvvisamente ad aprile 2009. Allora la moglie aspettava i tre gemelli e il 24 giugno, sono nati, bellissimi e sanissimi. Se del caso si sono interessati subito i servizi sociali e l'Ulss 21, ora la situazione andrebbe presa in carico anche da altri enti, dal Comune di residenza e dalla Regione per esempio. Per questo il consigliere regionale Franco Bonfante ieri ha depositato un'interpellanza in cui chiede alla Giunta veneziana se si possa ricorrere, per questa famiglia spezzata e in difficoltà, ad una legge che stanzia contributi straordinari ai Comuni. Una copia dell'interpellanza è stata inviata, infatti, anche ad Oppeano.
«Ho conosciuto la storia dei tre bambini», racconta il consigliere Bonfante, «per puro caso. Ho partecipato alla messa di Natale nella chiesa di Palesella, di proprietà della Fondazione Madonna di Lourdes. Il parroco, don Colato, aveva pensato con la signora Mariana che nessun giorno sarebbe stato più giusto della notte in cui nasce Gesù bambino per battezzare i tre gemelli. È stata una cerimonia toccante, come si può immaginare».
Così, nei giorni successi, Bonfante si è informato sui quei piccoli, ha parlato con il parroco e ha scoperto che erano orfani. E che da qualche mese erano ospiti di Gianluca Colato.
«Sono andato a trovarli nella casa famiglia. Sono bellissimi. Ma a parte questo, hanno bisogno di aiuto, di un sostegno, che ci si muova subito per loro. La signora Mariana lavora come cameriera in un ristorante di Verona, ma non basta ovviamente». Evidentemente Mariana non ha potuto permettersi di lasciare il lavoro e di stare con i suoi tre gemellini, come molto probabilmente sarebbe successo se il marito non fosse morto. Però così è andata e la donna si è dovuta rimboccare le maniche e per qualche ora al giorno lasciare i suoi bambini nella casa famiglia. Alcune signore volontarie fanno la spola per occuparsi dei neonati, che ora hanno sette mesi: li cullano, li allattano, li cambiano. Tutto quello che richiedono i bambini, insomma: cibo, amore, attenzione, non oro, incenso e mirra. Doni veri, reali. Il momento è quello giusto, ma che i Magi siano davvero tali.”
Costruiamo una grande solidarietà per aiutare Antonio, Diodato e Nicola. Appena avremo delle informazioni più precise vi indicheremo come aiutare i tre gemellini.

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lunedì 4 gennaio 2010

Quando io ero piccolo: il calendario 2010

di Alberto Giarrizzo
“Raccontare le storie a un bambino, specialmente quando queste trattano della propria infanzia, aiuta a recuperare il calore e il valore dei ricordi, degli affetti e delle emozioni vissute. La nostra vita si dipana lungo un flusso ininterrotto di sensazioni, che ci attraversano e si stratificano nelle pieghe più recondite della nostra personalità. Le amicizie, gli amori, i rancori, i giochi di strada, le lotte, le botte, i pianti, gli eventi... ci plasmano in continuazione e ci ricreano ogni volta, rendendoci unici e per questo non replicabili, soprattutto relativamente a noi stessi. Siamo brani di memoria che diventano coscienza e materia viva, utili a scoprire il mondo. Raccontare se stessi a un bambino ci aiuta a capire ciò che siamo stati e quello che oggi siamo: da dove arriviamo, dove potremmo andare.
E' un esercizio piacevole, che cattura l'attenzione del bambino che ascolta, in quanto rivela 'insospettabile: anche noi siamo stati piccoli; anche noi abbiamo commesso errori; anche noi giocavamo e combinavamo guai; anche noi ci arrabbiavamo per futili motivi e ci divertivamo con le piccole cose. E' un modo per riscoprire il bambino che si agita ancora in noi e che abbiamo dimenticato, nel nome di un addomesticamento emotivo, che ci vuole seri e compassati, dimentichi della nostra svagata innocenza.
Il gruppo "Quando io ero piccolo..." è nato sulla scia di questi pensieri e dalla constatazione che a mia figlia piaceva ascoltare le storie della mia infanzia. Cominciai a raccontarle per farla mangiare. Per far in modo che, come sanno tutti coloro che hanno cresciuto o crescono figli, si distraesse, si concentrasse su qualcosa di diverso, rispetto a ciò che stava facendo in quel preciso momento. Le storie le piacquero a tal punto, che prese a chiedermele nei posti e nelle occasioni più disparate: in viaggio; per andare a dormire; a una festa. Non era per me semplice all'inizio, ma avevo il vantaggio che lei mi chiedeva sempre la stessa storia. E' tipico dei bambini, di fronte a una storia che li appassiona, chiederne la ripetizione in maniera sistematica e guai a sbagliare!
Via via che le storie prendevano vita e forma, dalle nebbie dei miei ricordi sbiaditi, mi resi conto che questo gioco mi piaceva e che sarebbe stato bello condividerlo con gli amici e con quanti avessero voluto avventurarsi nei meandri della propria memoria. Adesso siamo arrivati a quasi 1500 iscritti. Vorremmo essere ancora di più per acquisire credibilità e forza nei riguardi di un possibile editore, al quale affidare la pubblicazione e la vendita delle nostre storie. L'obiettivo comune, che vorremmo condividere con tutti gli iscritti, è di destinare i proventi alla Onlus "Annulliamo la distanza", che si occupa di bambini in Eritrea, un modo per aiutare i bambini più svantaggiati a vivere, con la stessa gioia e intensità, il tempo che hanno a disposizione per sentirsi meravigliosamente piccoli...”
Gruppo in facebook
Il calendario 2010

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domenica 3 gennaio 2010

Il partito dell’amore


di Paola Lorenzetti
“Quest'anno la vita politica, economica e culturale italiana è stata praticamente saccheggiata dal sedicente Partito dell'Amore di Berlusconiana ispirazione. Io, un po' ignorante, quando ho sentito questo nome mi son detta:" Ma dai, torna Cicciolina!". perchè ero convinta che il partito in questione fosse il suo. Invece no, ad una analisi più approfondita mi sono resa conto che altro non era che un nuovo escamotage politico mediatico del nostro sempreverde premier, alla ricerca di perpetue novità. Ecco, loro sarebbero il Partito dell'amore, e dintorni, aggiungo io, con un occhio di riguardo alla Lega.
E allora, guardiamo un po' quanto amore è stato seminato in Italia nel terribile 2009 da poco esiliato altrove nello spazio tempo.
Un anno di amore verso l'ambiente, innanzitutto, con le novità della privatizzazione dell'acqua e della decisione di rimettere quei bellissimi impianti nucleari che avevamo rigettato solo pochi anni fa! E i rifiuti che riappaiono chissà perché, e le scelte di utilizzare gli inceneritori invece che altri metodi di trattamento rifiuti.
Amore verso la scuola, verso le migliaia di precari che non sanno come fare ad andare avanti, verso i programmi malamente ritoccati, verso gli alunni costretti a sorbirsi spezzatini di insegnanti, verso le famiglie che devono coprire molti più pomeriggi scolastici a pagamento.
Ed ancora, amore verso la cultura e la polizia, che si vedono drasticamente calare i fondi necessari al loro funzionamento.
Amore verso la magistratura che, si sa, è di sinistra, e forse per quello ha lasciato tanti morti, eroi dei nostri giorni, in mezzo alle strade.
Amore, amore, amore.
E che dire dell'amore verso gli immigrati? Dalla proposta di denunciare da parte di dottori e presidi gli irregolari, al respingimento di chi arriva via mare, dopo viaggi massacranti e senza verificare se hanno o meno i requisiti per chiedere l'asilo, all'idea sublime di festeggiare Natale con operazioni di epurazione vera e propria.... E che altro c'è da scrivere? Gli esempi sono migliaia!
Per favore caro Partito dell'Amore, io la mia letterina la scrivo a te: ti prego, dimenticati che ci sono, non darmi troppo amore. Io, sai, amo poche persone, non tutto il mondo: figli, marito, parenti, amici...
Potresti provare anche tu ad amare meno persone, e rispettarne di più. Ecco, proviamo a fare un partito del rispetto. Perché ho paura che, a furia di amore, questa povera Italia faccia la fine di quella signora piena di botte e lividi che, entrando in ospedale, disse: "Cosa volete farci? Mio marito mi ama tanto!”

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Verona, promozione politica per moglie sindaco Tosi

Articolo pubblicato da il Messaggero
VERONA (2 gennaio) - Aveva sostenuto che la promozione in Regione della moglie del sindaco di Verona Flavio Tosi era stata una contropartita della Lega al marito che aveva rinunciato a far concorrenza a Gian Paolo Gobbo come segretario veneto della Lega Nord. Il consigliere regionale del Pd Franco Bonfante era stato querelato per quell'insinuazione, ma ora il giudice delle indagini preliminari di Verona ha archiviato il procedimento penale. 
La notizia è comparsa sul blog di Franca Rame (che cita l'Espresso) ed era già stata annunciata in una dichiarazione dello stesso Bonfante.
La storia era cominciata dall'elezione di Tosi il 29 maggio del 2007. Il nuovo sindaco di Verona aveva lasciato l'assessorato alla Sanità del Veneto e Francesca Martini, che lo aveva sostituito ed ora è sottosegretario alla Salute, nominò Stefania Villanova, già dipendente regionale, a responsabile della sua segreteria particolare. Una qualifica che avrebbe fatto aumentare lo stipendio lordo della Villanova da 25mila a 70mila euro.
Lo scandalo scoppiò subito perché la Villanova non era una persona qualsiasi, ma la moglie di Tosi, concittadino della Martini e suo predecessore come assessore alla Sanità. Il consigliere regionale Diego Cancian (allora in Progetto Nordest) presentò un'interrogazione "per conoscere quali siano le esperienze e le competenze specifiche per ricevere un incarico così importante e se si ritiene opportuna tale nomina specialmente in un momento in cui si sta discutendo dell’etica e della trasparenza della politica, e se non si induca nei cittadini il sospetto che l’ex assessore voglia comunque controllare il suo ex assessorato tramite la presenza della moglie". Bonfante, invece, aveva dichiarato che «la promozione della signora Tosi sarebbe stata la contropartita per la rinuncia del marito a correre per la carica di segretario regionale della Lega in Veneto». Come ora Tosi è stato costretto a rinunciare a favore di Zaia alla candidatura a presidente del Veneto, all'epoca era stato infatti in corsa per la segreteria regionale della Lega e, alla fine, aveva lasciato spazio a un altro trevigiano, l'attuale sindaco Gian Paolo Gobbo.
La replica della Martini era stata immediata: «Mi stupisce - aveva detto al Gazzettino - che in un momento in cui è assai sottolineato il tema dei costi della politica si evidenzi un dato come quello dell'incarico conferito alla signora Villanova che, già dipendente della giunta regionale da più di dieci anni, è divenuta responsabile della mia segreteria particolare, comportando un grande risparmio per l'amministrazione regionale. Una scelta dettata quindi da principi di valorizzazione del personale dipendente della Regione e risparmio per i costi della pubblica amministrazione. Avrei potuto benissimo scegliere un esterno con un aggravio economico per la Regione assai superiore».
Bonfante fu querelato per quella dichiarazione, ma ora il giudice ha riconosciuto che non aveva commesso alcun reato.



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