mercoledì 11 febbraio 2009

Quattrogatti ritornano

Sono dei giovani italiani ed economisti che ritornano sul web con un nuovo sito per trattare in modo semplice le origini e gli effetti della crisi economica mondiale con "La crisi del Sistema".
Durante l’ultima campagna elettorale per le elezioni politiche i quattro gatti avevano spiegato l’economia italiana degli ultimi 15 anni con Economia Italiana: un confronto per le elezioni.
Nel sito i giovani economisti dichiarano che “il progetto QUATTROGATTI nasce dalla volontà e dall’ambizione di noi giovani di essere testimoni e protagonisti della vita del nostro Paese. Fare informazione sarà il nostro modo di partecipare.
Siamo studenti e giovani lavoratori nel campo economico. Ci siamo uniti constatando che gli argomenti economici sono spesso presentati in modo poco efficace. Per chi non ha una preparazione specifica diventa difficile cogliere il senso di fondo dei dibattiti e non rimanere spaesati di fronte alle tante opinioni contrapposte.
Il nostro obiettivo è quello di fare informazione in modo semplice, rigoroso e accessibile a tutti. Vogliamo essere un complemento agli organi informativi utilizzando sistemi di comunicazione che consentano una maggiore interazione tra chi scrive e chi legge, in modo da spiegare argomenti complessi con semplicità.
Ci auguriamo che altri ragazzi e ragazze condividano l’essenza del nostro progetto e vogliano parteciparvi in modo autonomo e indipendente contribuendo a fare informazione su varie tematiche non solo economiche.
Noi metteremo a disposizione la nostra piccola esperienza, il nostro tempo e la nostra faccia, contando sul vostro desiderio di coinvolgimento.”
Il progetto non è finanziato da nessuno. "Le presentazioni, dichiarano, che prepariamo e la gestione del sito sono frutto di una genuina volontà di fare informazione. Si tratta di tempo e risorse sottratti al nostro studio, al nostro lavoro, ed al nostro tempo libero, ma non lo riteniamo un peso, lo facciamo con passione. Per questo ci aspettiamo che chi voglia partecipare al progetto lo faccia a titolo gratuito, almeno per il momento.”
Il progetto è molto valido ed il nuovo sito si presenta molto bene ed è chiaro.
Si invita a visitare il sito per conoscere in modo semplice, chiaro ed efficace le cause dell’attuale grave crisi economica del pianeta.
I Quattrogatti sono formati da tre giovani: Fadi Hassan di 27 anni, Paolo Lucchino di 25 anni e Salvatore Morelli di 25 anni. Auguriamo un buon lavoro e li invitiamo a non abbandonarci più.
I Quattrogatti sono presenti su Facebook

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domenica 8 febbraio 2009

Verona in difesa della Costituzione

Una grande manifestazione di popolo ed unitaria si è svolta questa sera a Verona in piazza Dante in difesa della Costituzione e in solidarietà con il Presidente della Repubblica.
La manifestazione è partita da una dichiarazione del parlamentare europeo Donata Gottardi su Facebook, la quale ha affermato “questo Governo non si ferma di fronte a nulla e le regole della democrazia sono insultate, derise, calpestate, violentate. Siamo cittadine e cittadini angosciati da quello che sta accadendo giorno dopo giorno. Testimoniamo assieme contro il populismo, contro l’attacco al Capo dello Stato, contro l’attacco alla Costituzione. Siamo nati e vogliamo vivere in uno Stato laico e di diritto e vogliamo lasciarlo alle nostre figlie e ai nostri figli. Domani, domenica, 8 febbraio alle 17 in piazza Dante a Verona!”

L’appello è stato accolto dai cittadini veronesi che hanno manifestato in tanti in difesa dei principi della Costituzione che è radicata nel paese, esprimendo solidarietà al Presidente della Repubblica.
La manifestazione è stata aperta da Donata Gottardi che ha invitato i partecipanti a leggere gli articoli della Costituzione.
Berlusconi definisce la Costituzione della Repubblica Italiana un documento filo-sovietico da cambiare, dimenticando che la carta costituzionale è nata grazie all’impegno ed al sacrifico di milioni di italiani ed alla visione democratica dei padri costituenti impegnati a rifondare lo stato democratico.
Questo governo non ha regole e non possiede una posizione politica rispettabile. Tutto viene fatto per strumentalizzare l'elettorato, rischiando conflitti istituzionali che nella storia d'Italia non si sono mai verificati. Berlusconi non si ferma davanti a niente e un momento buio che dovrebbe far riflettere i cittadini sui problemi non risolti e su quelli creati da questo Governo. Io sono con il Presidente della Repubblica e ritengo che occorre unire il popolo nei valori della Costituzione e non dividere per gli interessi personali ed egoistici del premier.
I giovani del Partito Democratico hanno partecipato alla manifestazione ed hanno approvato il seguente documento:
“Gli ultimi sviluppi della vicenda Eluana Englaro richiedono una presa di posizione tempestiva e forte da parte di Generazione Democratica.
A seguito della lettera ricevuta dal presidente della Repubblica Napolitano, in cui era chiaramente indicata l’incostituzionalità del decreto legge approvato all’unanimità dal Consiglio dei Ministri, il premier Berlusconi ha dichiarato: “Se il presidente della Repubblica non dovesse firmare il decreto, il Parlamento dovrà riunirsi ad horas e approvare in 2-3 giorni la legge che è già in itinerario legislativo. Altrimenti Eluana sarebbe vittima di una legge che non c’è. […] Senza la possibilità di ricorrere a decreti legge, tornerei dal popolo a chiedere di cambiare la Costituzione”.
Si tratta dell’ennesima e più grave dimostrazione del tentativo, da parte dell’esecutivo, di scavalcare gli altri due poteri fondamentali alla base della democrazia, quello legislativo e quello giudiziario, usurpando quindi la sovranità del Parlamento eletto e violando il principio della separazione dei poteri dello Stato. La gravità del fatto è dovuta innanzitutto al metodo utilizzato per legiferare, ossia un decreto legge su una materia non urgente, relativa di fatto ad un singolo caso, ignorando completamente una sentenza definitiva della Corte di Cassazione e i pronunciamenti sia della Corte Costituzionale sia della Corte Europea dei diritti dell’uomo sui ricorsi presentati. Tale mancanza di rispetto dei principi della carta costituzionale è tanto più grave nel nostro Paese, che ha già visto concretizzarsi simili pulsioni quando nel 1926 una riforma per aumentare il potere normativo del governo fu attuata da Mussolini, sancendo di fatto la nascita del regime fascista.
In secondo luogo, questi atti sono ancora più preoccupanti in quanto ciò che si vuole regolamentare è il diritto stesso della persona ad autodeterminarsi, ovvero quella libertà che è uno dei principi base della democrazia.”
Inoltre, i giovani del PD dichiarano di volersi fare “promotori di una discussione aperta sui temi del testamento biologico e, più in generale, del diritto alla vita e all’autodeterminazione della persona, in modo che si possa arrivare al più presto ad una legge condivisa.”
Si informa che il Partito Democratico ha organizzato una manifestazione che si svolgerà martedì 10 febbraio alle ore 18 in piazza Santissimi Apostoli a Roma. Unico a prendere la parola sarà il senatore a vita Oscar Luigi Scalfaro, presidente emerito della Repubblica.

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sabato 7 febbraio 2009

Convegno del PD sul Welfare

Il convegno di ieri sul Welfare, organizzato dal Partito Democratico del Veneto a Verona, è riuscito per la grande partecipazione, per i contenuti trattati, per le proposte ipotizzate e per la capacità dei relatori ad analizzare e valutare l'attuale grave crisi economica ed i suoi effetti sociali sulle persone, per la valutazione dei provvedimenti governativi in rapporto alla situazione di difficoltà del paese.
Avendo partecipato al convegno posso dire che il Veneto ha le capacità e le risorse umane per affrontare positivamente la crisi e che il Governo della Regione Veneto non è in grado di predisporre strumenti adatti alla gravità della crisi economica. I numerosi interventi del Governo nazionale in materia economica sono risultati inefficaci e se confrontati con quelli adottati dagli altri Stati Europei si rilevano insufficienti.
Gli interventi dei relatori e dei partecipanti sono a disposizione di tutti nel seguente link http://www.partitodemocraticoveneto.org/moovie.asp?ID_evento=41
Indico anche il mio intervento su alcuni aspetti particolari del Welfare
http://www.partitodemocraticoveneto.org/dett_moovie.asp?ID_evento=41&ID=291

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Federico Testa interroga i Ministri competenti

L'on.le Federico Testa ha presentato una interrogazione ai Ministri dell’interno e della difesa. Per conoscere, premesso che: nei primi giorni del mese di gennaio nel centro cittadino di Verona una giovane ragazza che si trovava in compagnia di alcuni amici è stata aggredita da un gruppo di circa una ventina di facinorosi, di età apparente compresa tra i venti ed i venticinque anni, verosimilmente appartenenti a gruppi dell’estrema destra;
il fatto in questione ha avuto un ampio risalto sulle pagine della cronaca nazionale e locale, e secondo quanto riportato dagli organi di stampa la Questura di Verona avrebbe, con la solita puntuale professionalità, individuato la quasi totalità dei responsabili;
Nel rinnovare quindi la stima e l’apprezzamento per gli investigatori della Digos scaligera, si deve tuttavia porre in evidenza che, secondo quanto emerge dalle dichiarazioni della parte offesa riprese dalle interviste dei quotidiani locali, proprio mentre era in corso il pestaggio sono occasionalmente transitati sul luogo dei fatti alcuni militari a bordo di alcune camionette;
sempre da quanto si apprenderebbe dalle esternazioni della ragazza gravemente ferita, questo contingente di circa una decina di soldati sarebbe rimasto sostanzialmente inerte, ed avrebbe consentito al gruppo di aggressori di allontanarsi tranquillamente;
da quanto pare di aver capito quel contingente di circa una decina di militari era parte del più ampio gruppo di soldati che dallo scorso mese di settembre sono stati inviati a Verona al dichiarato scopo di contribuire al controllo del territorio;
sempre facendo riferimento alle dichiarazioni dianzi segnalate, pare che pochi istanti dopo che il gruppo di aggressori si era dileguato nelle vie adiacenti, siano intervenuti sul posto equipaggi della Sezione Volanti della Questura di Verona, e che tali Agenti, dopo aver ricevuto una sommaria descrizione dei fuggitivi, si siano messi alla ricerca dei responsabili dell’aggressione, senza purtroppo essere riusciti ad individuarne alcuno:
- se corrisponda al vero che i militari sopraggiunti nel luogo dell’aggressione siano effettivamente parte del contingente di rinforzo inviato a seguito dell’adozione dello specifico decreto legge con il quale si intendeva contribuire al controllo del territorio;
- se sia vero che quella sera, nonostante avessero assistito alla fase conclusiva dell’aggressione, quei militari sono rimasti inerti di fronte all’allontanamento degli autori della descritta gravissima aggressione;
nel caso in cui risulti che effettivamente si trattava dei militari ordinariamente impiegati in ausilio alle forze di polizia della provincia di Verona, per quale ragione gli stessi, che si presume siano stati scelti in ragione del peculiare addestramento, non abbiano fatto nulla per impedire agli autori dell’aggressione di allontanarsi;
laddove si verificasse che effettivamente i militari non sono intervenuti e che quindi se non fosse stato per la professionalità degli investigatori della Polizia di Stato, gli aggressori mai sarebbero stati individuati, si chiede di sapere se sia stata condotta una inchiesta amministrativa che abbia accertato: se il mancato intervento è stato imputabile alla mancanza di specifico addestramento dei militari; ovvero se i militari non siano intervenuti perché impossibilitati dalla carenza dei presupposti giuridici ordinamentali per poter operare arresti nella flagranza di reati, ancorché gravi;
se quindi, sussistendo le premesse sin qui svolte, laddove si verifichi, come si teme, che in effetti i militari non sarebbero intervenuti per carenza di preparazione e/o dei requisiti giuridici per poterlo fare, questo non dimostri la sostanziale inutilità del loro impiego in servizi di polizia e non consigli di evitare inutili sprechi di denaro pubblico destinando invece le risorse per ripianare le carenze di organico delle forze di polizia.

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martedì 3 febbraio 2009

Accordo quadro e pubblico impiego

Epifani afferma che l’accordo quadro di riforma degli assetti contrattuali del 22 gennaio non è stato firmato dalla Cgil perché non tutela il potere di acquisto e non garantisce la contrattazione di secondo livello. Dall’incontro con Walter Veltroni Epifani rimane fermo sulle sue decisioni in un momento di grave crisi economica e del mercato del lavoro.
Sull’accordo il governo è riuscito a frantumare l’unità d’azione dei sindacati non avendo la sensibilità di Carlo Azeglio Ciampi, il quale ha dichiarato che “un accordo sui contratti è tale se lo firmano tutti.”
Il senatore Pietro Ichino osserva che un confronto tra il vecchio e nuovo sistema contrattuale è inattendibile perché il nuovo dipenderà dalla capacità dei sindacati di innovarsi e svolgere con capacità ed incisività gli istituti previsti dal nuovo sistema (premio di produzione nella contrattazione aziendale, nuovo modello di relazioni industriali). Inoltre, non si può affermare a priori che l’elemento retributivo di garanzia (Erg) porterà ad una riduzione in quanto l’Erg verrà stabilito dai contratti nazionali.
Il nuovo accordo permette alle retribuzioni di aumentare stabilendo una relazione tra retribuzioni e profitto nella contrattazione nazionale e tra retribuzioni e produttività a livello aziendale. Occorre che imprenditori e sindacati abbiano a cuore la crescita e la competitività dell’azienda.
Per quanto riguarda il pubblico impiego la Cgil espone diverse argomentazioni al fine di concludere che l’unico elemento che accomuna il settore privato e pubblico è la durata triennale dei contratti.
Si fa presente che le differenze, indicate esplicitamente nell’accordo, tra il settore privato e pubblico sono le seguenti:
“- nel settore del lavoro pubblico, la definizione del calcolo delle risorse da destinare agli incrementi salariali sarà demandata ai Ministeri competenti, previa concertazione con le Organizzazioni sindacali, nel rispetto e nei limiti della necessaria programmazione prevista dalla legge finanziaria, assumendo l’indice (IPCA), effettivamente osservato al netto dei prodotti energetici importati, quale parametro di riferimento per l’individuazione dell’indice previsionale, il quale viene applicato ad una base di calcolo costituita dalle voci di carattere stipendiale e mantenuto invariato per il triennio di programmazione;
- nel settore del lavoro pubblico, la verifica degli eventuali scostamenti sarà effettuata alla scadenza del triennio contrattuale, previo confronto con le parti sociali, ai fini dell’eventuale recupero nell’ambito del successivo triennio, tenendo conto dei reali andamenti delle retribuzioni di fatto dell’intero settore;”
Il primo punto è soggetto alla concertazione con le Organizzazioni sindacali e permette di superare la visione dell’inflazione programmata tanto contestata dai sindacati.
Il secondo punto la diversità è reale e non capisco per quale motivo sia stata introdotta. Probabilmente per rispettare i vincoli economici dell’accordo.
La preoccupazione non espressa dalla Cgil, ma individuata dal senatore Pietro Ichino, consiste nel fatto che il buon funzionamento della nuova contrattazione collettiva nel settore pubblico presuppone l’attivazione del sistema di valutazione indipendente e trasparente delle performance dei settori della Pubblica Amministrazione previsto dal disegno di legge delega approvato dal Senato e in discussione alla Camera. Oggi vi è l’impossibilità di collegare le retribuzioni dei pubblici dipendenti all’andamento gestionale.
Le ipotesi di contratto sottoscritte prima dell’accordo quadro non garantiscono l’assegnazione del salario di produttività.
Occorre effettuare una ricognizione delle pubbliche amministrazioni al fine di conoscere il sistema di valutazione e misurazione dei risultati ed intervenire per adeguare quei settori che si trovano indietro rispetto ad un sistema efficace, previsto dal disegno di legge delega approvato in Senato. Inoltre, occorre introdurre la trasparenza dei risultati ed un sistema che assecondi il merito e la premialità.
Non intervenire significa mettere a rischio il salario di produttività per i pubblici dipendenti per il 2009.
Ritengo che il governo, le organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto l’accordo e la Cgil dovrebbero impegnarsi a trovare una soluzione unitaria che superi l’attuale divisione che certamente non gioca a vantaggio dei lavoratori e non permette di affrontare in modo efficace la grave crisi economica. Proseguire su strade separate non porta benefici a nessuno.
Documento CGIL Funzione Pubblica

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sabato 31 gennaio 2009

Contro la crisi: Quale Welfare?

Il 23 gennaio sul Corriere della Sera Pierluigi Battista scriveva, in occasione dell’approvazione del disegno di legge sul federalismo fiscale con l’astensione del Partito Democratico e dell’Italia dei Valori, “per la prima volta ……. il varo di una riforma ha conosciuto una convergenza bipartisan”. A parte il fatto che la prima convergenza si è realizzata in Senato in occasione dell’approvazione del disegno di legge delega sulla Pubblica Amministrazione, occorre constatare che sulla giustizia, sul decreto anti-crisi e su altri problemi urgenti la maggioranza ha voluto proseguire in solitudine e a colti di fiducia senza accettare alcun confronto costruttivo sul merito delle questioni. In particolar modo sulla crisi economica è mancata la creazione di un tavolo unico, come è stato fatto in altri stati, per adottare provvedimenti efficaci al fine di sostenere le imprese, il lavoro e le famiglie con redditi bassi. Oggi perfino il Presidente della Confindustria ha lamentato che il sistema in Italia non favorisce i giovani e che l’intero sistema di Welfare va reinventato. “ La crisi deve essere, dichiara il Presidente di Confindustria, un’occasione di ripensamento per tutti noi. Del modo di fare impresa, per esempio. Ma anche del welfare.”
Il Partito Democratico offre l’occasione per parlare e riflettere sui problemi economici e sul Welfare con l’incontro organizzato a Verona venerdì 6 febbraio al Centro Congressi Veronafiere (Sala Salieri) viale del Lavoro 8.
Tema dell’incontro:
Contro la crisi: Quale Welfare?
Le politiche sociali
Ore 10.00: Saluti di Giandomenico Allegri – Segretario Provinciale PD Verona
Ore 10.10: Relazioni
Sistema sociosanitario veneto: evitare il declino
Diego Bottacin – Consigliere regionale
Politiche sociali: precedenza ai diritti
Margherita Miotto – Deputato PD
Ore 11.00: Interventi
Andrea Luzi – Presidente ACLI del Veneto
Emilio Viafora – Segretario Regionale CGIL del Veneto
Simone Brunello – Segretario Generale Federsolidarietà Confcooperative del Veneto
Gerardo Colamarco – Segretario Regionale UIL del Veneto
Sandro Simionato – Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Venezia
Le politiche per il lavoro
Ore 14.30: Presentazione della ricerca “L’Italia dei lavori”
Daniele Marini Università di Padova - Fondazione Nord Est
Ore 15.00: Relazioni
Le proposte per un nuovo welfare
Donata Gottardi – Europarlamentare PD
Tiziano Treu – Senatore PD
Franca Donaggio – Senatrice PD
Crisi occupazionale: quali risposte
Ore 16.00: Tavola rotonda
Franca Porto – Segretario regionale CISL del Veneto
Don Renzo Beghin – Responsabile Triveneto Pastorale del lavoro
Andrea Causin – Consigliere regionale
Claudio Miotto – Presidente Confartigianato del Veneto
Francesco Borga – Direttore Generale Confindustria del Veneto
Davide Zoggia – Presidente della Provincia di Venezia
Coordina:
Arcangelo Boldrin – Responsabile Dipartimento Economia e Lavoro PD Veneto
Conclusioni
Paolo Giaretta Segretario regionale PD Veneto
Enrico Letta Ministro Welfare Governo Ombra PD
Documento PD sull’economia
Intervista a Emma Marcegaglia

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Pietro Ichino, una battaglia per la libertà di pensiero

Vi sono gruppi che in Facebook inneggiano ai mafiosi ed altri che hanno scelto il nome ed il simbolo delle brigate rosse.
Noi abbiamo scelto di impegnarci per la libertà di pensiero, per la riforma del mercato del lavoro, superando la divisione che esiste oggi tra lavoro stabile e lavoro precario, e per sostenere tutti coloro che si muovono in questa direzione e rischiano personalmente la vita.
Ecco la presentazione del gruppo in Facebook.
“La libertà di passeggiare in bicicletta per le strade di Milano, di uscire all'ultimo momento e di non pianificare il proprio tempo libero.
Di tutto questo Pietro Ichino sente la mancanza, ma, nonostante questo, va avanti nella sua battaglia politica e culturale, convinto che la libertà di pensiero in una società libera non possa essere negoziata o limitata a causa delle "intimidazioni permanenti" perpetrate da terroristi.
Perché in Italia "chi tocca lo Statuto muore", e il professore, bersaglio dei terroristi, lo sa bene. Perché in Italia il tema del lavoro può costare ancora la vita a dei pensatori liberi, giuslavoristi e politici, che sfidano i tabu del passato e propongono una visione riformista, già ampiamente assorbita in altri Paesi Europei.
Cogliamo l'occasione per rivolgere un pensiero a Ezio Tarantelli, Massimo D'Antona, Marco Biagi e a quanti hanno subito la pena di morte per le idee liberamente professate.
Esprimiamo solidarietà a tutti gli uomini politici che oggi sono impegnati a riformare il lavoro per garantire maggiore tutela e diritti, e rischiano la vita per questo loro impegno.
Diciamo al professore e ai suoi colleghi di andare avanti.
Noi gli siamo vicini.”
Il senso del gruppo
Questo gruppo, che in soli due giorni ha messo insieme quasi 800 persone, è dato dall'idea che la questione del lavoro e della libertà di pensiero, apparentemente disgiunte, trovino invece un collante importante in un Paese come il nostro.
Sia il lavoro che la libertà di espressione (forse, meglio, libertà di coscienza) richiamano il discorso cruciale del ruolo che lo stato è chiamato a svolgere in una società libera.
Il grado di "regulation" nel lavoro, come sappiamo, si ripercuote sulle barriere che ostacolano e talvolta rendono impossibile l'incontro tra domanda e offerta di lavoro sul mercato. Sappiamo che la deregulation negli anni '90 ha permesso all'EU di registrare un tasso di occupazione più elevato, di aumentare la partecipazione soprattutto femminile (il part-time permette a tante donne italiane di combinare vita familiare e lavorativa).
Nel contempo, quando riaffiorano groppuscoli terroristici nostalgici e sedicenti rivoluzionari, sorge sempre il dilemma del grado di "inclusione sociale" che gli stessi meritano. Su questo voglio essere chiara. Il problema non riguarda solo anarco-rivoluzionari (che poi sulla questione lavoro sono i veri Conservatori), ma anche neonazisti o fascisti. Che spazio questi meritano nell'agora pubblica?
Bene, vi propongo questi spunti per fare di questo wall uno strumento costruttivo di confronto e non una vetrina per megalomani.
La mia idea, e prendo in prestito le parole di un grande liberale come Karl Popper, è che "si deve essere intollerante solo con gli intolleranti e con i violenti". Dunque, nella misura in cui una persona è disposta a confrontarsi in maniera non violenta nella piazza pubblica delle idee, nessuna idea può essere bandita come illegittima. Se invece l’ interlocutore impugna un'arma, a quel punto non c'è margine per nessun confronto. E l’ unica soluzione è l’esclusione.
Si riporta la lettera che Annalisa Chirico, fondatrice del gruppo, ha inviato ai responsabili.
“Cari amici e amiche,
alcuni di voi ho avuto il piacere di conoscerli personalmente, altri invece sono nuove conoscenze nate sul web.
Esattamente una settimana fa nasceva il gruppo “Pietro Ichino, una battaglia per la libertà di pensiero”.
La vicenda che ha visto protagonista il senatore e professore Ichino mi aveva profondamente turbata.
Da lì è partita una collaborazione inaspettata e spontanea con Antonino Leone, dimostrazione di quello che di bello il web può creare.
Chi tra voi è stato nominato amministratore, entrando così in una più stretta e diretta interazione all’interno del gruppo, è stato segnalato da me e Antonino perché consapevoli della vostra particolare sensibilità e del vostro (anche precedente) impegno sui temi del lavoro e della libertà di pensiero.
Questo gruppo può fare tanto, può essere tanto.
In una sola settimana abbiamo raccolto circa 1300 adesioni.
In pochi giorni abbiamo raccolto dichiarazioni importanti da esponenti del PD e adesioni simboliche anche di esponenti politici dei Radicali Italiani.
In un tam tam telematico la voce si è sparsa e non sono mancate auto-candidature e richieste dirette di partecipazione attiva.
Nel contempo, come è normale che sia, non sono mancati “disturbatori” che hanno vivacizzato il dibattito muovendo critiche e commenti negativi. A questo riguardo, desidero precisare che nessuno sarà espulso per un’opinione contraria alla riforma del lavoro proposta da Ichino.
Le espulsioni avverranno soltanto qualora vengano mossi insulti personali che ledono la reputazione e la dignità di un singolo (Ichino o chiunque altro), o qualora le critiche siano dirette contro lo spirito del gruppo e in palese contrasto con lo scopo comune che tutti noi ci siamo prefissi. Queste sono le uniche clausole di quel contratto implicito che si accetta di concludere quando si aderisce a un gruppo.
Questa è la più autentica ricetta liberale.
Queste poche righe per ringraziarvi del vostro impegno e per esprimervi la mia soddisfazione per aver “intercettato” un interesse comune così largamente condiviso.
Andiamo avanti così. Idee, proposte e qualunque altra richiesta, esprimiamola e condividiamola. Continuiamo a raccogliere iscrizioni, a invitare tutti i nostri amici sul web.
Come mi è già capitato con un altro gruppo sul lavoro, nato su facebook e ora impegnato nella stesura di un disegno di legge, sono sicura che da qui possono partire iniziative importanti.
Un caro saluto a tutti”

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La lettera del fratello di un brigatista

Dal sito del senatore Pietro Ichino. “Non intendo chiederle comprensione o cercare di scusarmi a nome di mio fratello … credo, però, insieme a lei, che occorra recuperare una cornice che consenta il libero confronto …”
Lettera pervenuta il 27 gennaio 2009, a seguito della mia deposizione testimoniale davanti alla Corte d’Assise di Milano, del 23 gennaio scorso, delle minacce e insulti rivoltimi in quell’occazione dagli imputati e della mia intervista pubblicata da la Repubblica il 27 gennaio. Per chi fosse interessato, questo è il link alla mia Lettera aperta ai terroristi pubblicata sul Corriere della Sera il 27 febbraio 2003. Il nome del mittente viene inserito il 31 gennaio, solo a seguito del consenso da lui esplicitamente espresso in proposito.
Buongiorno Professore,
sono Paride Bortolato, fratello del più “famoso” Davide che ha avuto modo di “conoscere” in un’aula del Tribunale di Milano qualche giorno fa.
Le scrivo per manifestarle la mia solidarietà personale per quanto accaduto, soprattutto per le frasi rivolte a lei dagli imputati.
Inutile dire che non intendo chiederle comprensione o cercare di scusarmi a nome di mio fratello, si tratta di una persona adulta che ha fatto le sue scelte e, per quanto lontanissime dalle mie, purtroppo non posso far altro che prendere atto che sono quelle che sono.
Ho pensato a lungo se scriverle queste poche righe, alla fine ha avuto la meglio il desiderio di marcare la differenza, di segnare la distanza dalle posizioni e dai metodi degli imputati e di esprimerle quindi la mia solidarietà.
Con questo non significa che io condivida le sue idee, che, confesso, conosco troppo poco, come poco conosco il mondo delle relazioni sindacali e del diritto del lavoro più in generale. Credo però, assieme a lei, che sia fondamentale recuperare una cornice che consenta il libero confronto, tra posizioni anche lontanissime, con metodi anche “tosti”, ma che non faccia mai venire meno il diritto di esprimere il proprio pensiero e le proprie opinioni e soprattutto che non faccia venire meno il diritto alla vita.
La saluto, rinnovo la mia solidarietà personale e le auguro un buon lavoro.
Paride Bortolato
Risposta del senatore Pietro Ichino
Caro Paride,
in questi giorni sto ricevendo centinaia di messaggi a cui non riuscirò mai a rispondere uno per uno. Ma al Suo voglio rispondere, e subito; per dirLe che non giudico Suo fratello; forse credo di capire il movimento interiore che lo anima; comunque è una persona che ha il coraggio di rischiare la propria vita per quello in cui crede. Spero solo di avere un giorno la possibilità di parlargli: sono sicuro che se questa possibilità ci fosse data le minacce e gli insulti cederebbero il posto al rispetto reciproco. Dissenso politico profondo, certo, ma non odio.
Se mi consente, anch’io Le invio la mia solidarietà e comprensione per una congiuntura che penso per Lei non facile. Se ha occasione di parlare con Suo fratello, trovi il modo di fargli pervenire il contenuto di questo mio messaggio senza che egli possa intenderlo come una provocazione, o come manifestazione di un mio sentirmi più “buono” di lui: La prego di credere che non mi sento affatto tale.
Ancora grazie per il Suo messaggio
p.i.
Intervista a Paride Bortolato

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venerdì 30 gennaio 2009

Pietro Ichino risponde a Luigi Mariucci

Pietro Ichino risponde alle osservazioni critiche e agli interrogativi sul “progetto per la transizione a un sistema di flexsecurity”, proposti da Luigi Mariucci nel documento distribuito ai membri della Consulta del Lavoro e del Welfare del Pd in preparazione della sessione del 4 febbraio prossimo.
Occorre rinunciare a disegni tanto ambiziosi quanto velleitari e inconcludenti di mega-riforme: carte dei diritti, statuti dei lavori, contratto unico appaiono essere, nelle condizioni date, inutili e retorici .propositi. Si lasci perdere!
Il progetto di cui stiamo discutendo si distingue dalle “mega-riforme” di cui parla L.M. proprio perché, come è chiarito nella relazione introduttiva del disegno di legge, esso si propone di promuovere il mutamento di equilibrio del nostro sistema:
‑ non con un improvviso – e improbabile ‑ mutamento drastico della disciplina del mercato del lavoro e dei servizi in esso disponibili, bensì innescando un processo di superamento graduale del vecchio regime,
‑ puntando non su di una palingenesi istantanea del sistema, ma sul metodo del try and go, dove la sperimentazione è oggetto di scelta contrattuale tra impresa e sindacato, cui la legge si limita a offrire una guida e una sponda;
‑ scommettendo, sì, sulla superiorità effettiva di un nuovo regime, quello ispirato ai migliori modelli della flexsecurity nord-europea, rispetto al nostro vecchio regime di protezione; ma su di una superiorità che non viene presunta a priori,bensì assoggettata alla verifica della negoziazione tra le parti e della sperimentazione concreta;
‑ puntando, dunque, non sull’imposizione autoritativa, ma sull’accordo spontaneo tra le parti interessate, auspicabilmente destinato – se la scommessa verrà vinta – a estendersi a macchia d’olio dopo le prime esperienze positive;
‑ puntando non, come sempre in passato, sull’impegno di risorse pubbliche, ma sulla capacità del sistema di relazioni industriali di attivare autonomamente, e senza oneri per la collettività, un nuovo gioco a somma positiva nel quale i lavoratori stabili già in organico non hanno alcunché da perdere, mentre i new entrants e le imprese hanno molto da guadagnare;
‑ last but not least, puntando, non su di un improbabile, improvviso scatto di efficienza dei servizi pubblici di formazione e collocamento al lavoro, invano atteso da un quarto di secolo a questa parte, ma sull’attivazione da parte delle imprese stesse di nuove strutture di servizi fortemente incentivate (anzi: a ben vedere costrette dal vincolo economico) a essere efficienti.
È sbagliata la diagnosi su cui il progetto si fonda, di conseguenza la terapia non può funzionare. Non è vero che esistono insiders e outsiders intesi come blocchi contrapposti secondo un dualismo unilineare. E’ vero invece che esistono molti dualismi: nord-sud, pubblico-privato, tra i settori privati esposti alla concorrenza e quelli no, tra industria e terziario, tra imprese grandi e piccole. Con questi molti dualismi il diritto del lavoro ha sempre convissuto, in parte subendoli e in parte cercando di regolarli. Vanno affrontati uno ad uno, con politiche articolate, non con una ricetta unica.
Il modello insider/outsider costituisce da vent’anni uno dei paradigmi fondamentali dell’economia del lavoro post-keynesiana: non spetta certo a me difenderne l’utilità, né sul piano positivo, né su quello normativo. Quanto agli altri “dualismi”, certo il progetto di cui stiamo discutendo non ha la pretesa di affrontarli e risolverli tutti, bensì, soprattutto, quella di avviare a una progressiva riduzione due di essi: il dualismo-insider/outsider e il gap nel regime di protezione della stabilità tra imprese piccole e imprese medio-grandi.
Una salutare abstention of the law e una forte concentrazione sugli strumenti di una seria amministrazione del lavoro sarebbe la via maestra per tornare ai fondamenti e quindi alla utilità del diritto del lavoro.
Richiamo a questo proposito la risposta alla tesi analoga sostenuta da Donata Gottardi. È questa la tesi che porta alla “moratoria legislativa”: una scelta che ha oggi molti sostenitori, anche in seno allo schieramento di centro-destra (qui capitanati dal ministro Maurizio Sacconi). È una scelta ragionevolissima; ma con il superamento del dualismo di cui qui ci stiamo occupando ha ben poco a che fare. Alle nuove generazioni che si affacceranno nei prossimi anni sul mercato del lavoro, alle centinaia di migliaia di precari che in questo inizio di recessione stanno perdendo il posto per primi, senza un giorno di preavviso e senza una lira di indennizzo, ma anche a tutti gli altri lavoratori che dopo di loro perderanno il posto nelle crisi aziendali, quale tipo di lavoro prospettiamo credibilmente? In quali condizioni possono aspirare realisticamente a essere riassorbiti nel tessuto produttivo? Davvero pensiamo che possa soddisfarli, che possa costituire una proposta politica convincente, il solo nostro impegno a “migliorare il funzionamento degli attuali strumenti pubblici di amministrazione del lavoro”?
Documento di Luigi Mariucci

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