martedì 5 giugno 2012

Marianna Madia a Verona per il lavoro

In preparazione della 2^ Conferenza Nazionale del Pd per il lavoro, Sviluppo sostenibile per la piena e buona occupazione, che si svolgerà a Napoli il 15 e 16 giugno ogni struttura provinciale del Pd è impegnata a valutare il documento base ed a presentare eventuali integrazioni. Il Pd di Verona ha organizzato la conferenza provinciale del lavoro per sabato 9 giugno alle ore 15,30 presso l’Auditorium comunale Piazzale San Francesco di Villafranca di Verona. “Il dispositivo approvato dalla Conferenza Nazionale per il Lavoro di Genova dello scorso anno, dichiara Diego De Carlo responsabile lavoro del Pd di Verona, prevedeva la possibilità di elevare quell'iniziativa a rango di appuntamento politico con cadenza annuale. Dando seguito a quel dispositivo, il 15 e 16 giugno si terrà a Napoli la 2^ Conferenza Nazionale per il Lavoro del Partito Democratico. Lo scopo primario sarà quello di aggiornare la proposta sul Lavoro del Partito Democratico ponendo come centrale il tema dello sviluppo sostenibile per la piena e buona occupazione”. All’incontro interverranno:
- Vincenzo D’Arienzo, Segretario Provinciale PD
- Diego De Carlo, responsabile provinciale Lavoro PD
- Lorenzo Dalai, presidente 7^ Comm. politiche attive per il lavoro Provincia di Verona Dopo il dibattito interverrà per trarre le conclusioni Maria Anna Madia, deputata Pd e membro della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati.
La manifestazione si concluderà con una tavola rotonda alla quale parteciperanno:
- Roberto Fasoli, consigliere regionale, e le forze sociali.
La conferenza per il lavoro si svolge in momento molto grave per la situazione economico e sociale del nostro paese che viene sottolineato da Marianna Madia.
“L’incontro tenutosi il 28 maggio tra un nutrito gruppo di giovani e il Presidente della Repubblica in occasione della presentazione del volume dell’Arel “giovani senza futuro?”, ha dichiarato Mariana Madia, ha riportato l’attenzione, grazie alla sensibilità di Giorgio Napolitano, sulla drammatica situazione lavorativa delle generazioni più giovani”. “I dati Istat recentemente diffusi, continua Madia, confermano uno stato d’emergenza: Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero l'incidenza dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, e' pari al 35,2%. Emerge l’esistenza di una vera e propria questione giovanile e femminile. La condizione di Neet (Non studio e non lavoro), tende a crescere più rapidamente fra i giovani con più elevati livelli di istruzione e, soprattutto, fra i diplomati e i laureati”. “Il Presidente Napolitano, conclude Marianna Madia, ha affermato che la crisi della condizione giovanile in Italia è diretta conseguenza delle politiche restrittive adottate per far fronte alla speculazione finanziaria sui nostri titoli di Stato. La situazione europea si è avvitata in una spirale, che vede convergere recessione e austerity con un’idea di crescita sbagliata, nella quale la competizione viene realizzata attraverso l’abbassamento del costo del lavoro. Per questo occorre voltare pagina. A partire dall’Europa, dove va realizzata l’integrazione e universalizzati i diritti sociali. E con più forza in Italia. Il Partito democratico, anche con l’importante appuntamento della conferenza di Napoli sul lavoro, propone un’alternativa per le politiche di crescita, per il mercato del lavoro, per i diritti sociali fondata sulla sostenibilità, l’innovazione e l’inclusione”.
“Se l'attenzione sarà posta sul documento che verrà messo in discussione nella Conferenza di Napoli, tuttavia l'appuntamento veronese, dichiara Diego De Carlo, non si esimerà dall'analizzare anche la situazione del mondo del lavoro locale attraverso due momenti importanti: l'intervento di Lorenzo Dalai, presidente della Commissione per il Lavoro della Provincia di Verona, e la tavola rotonda che vedrà confrontarsi il PD, rappresentato dal Consigliere Regionale Roberto Fasoli, e le forze sociali. L’appuntamento sarà l’occasione per ufficializzare la costituzione del Forum Provinciale per il Lavoro quale sede permanente di discussione e di elaborazione di proposte in materia di politiche per il lavoro oltre che come elemento di connessione con le forze che rappresentano il mondo del lavoro”.
“Tutto il problema occupazionale, dichiara Lorenzo Dalai, si riconduce alla difficoltà che ha la classe imprenditoriale italiana nell'affrontare i mercati globalizzati e le carenze strutturali storiche determinate da azioni di governo farraginose e clientelari. Se non ci sono imprese non c'è occupazione .... quindi è urgente definire che tipo di organizzazione industriale si pensa e si vuole realizzare per i prossimi anni, quali mercati salvaguardare, quali tralasciare, dove concentrare le scarse risorse”.
“Mi pare, afferma Lorenzo Dalai, che non si abbiano idee chiare, anzi si parla molto di "misure per la crescita", ma nel concreto non si individuano gli obiettivi: Vogliamo difendere la nostra agricoltura, come? Vogliamo fare innovazione e come? Abbandoniamo quel che resta dell'industria di base e ci concentriamo su nicchie di mercato? Praticamente si vorrebbe fare un po' di tutto, cosa impossibile e non in grado di rilanciare la nostra economia. Un governo di tecnici non può dare queste risposte, ci vogliono scelte politiche coraggiose e quindi è giusto che il Partito Democratico si interroghi e proponga le possibili vie di uscita, con lungimiranza e senza preconcetti ideologismi!”
Nell’ultimo periodo diversi economisti hanno pubblicato dei libri molto importanti nei quali affermano che la salvezza degli Stati e, quindi, dell’Italia nel superare la crisi economica può essere perseguita con la crescita e che la sola politica dell’austerità conduce inesorabilmente alla recessione con conseguenze sociali pesanti.
La conferenza di Verona si occuperà di crescita e lavoro con l’obiettivo principale di superare gli squilibri sociali che attualmente pervadono il nostro paese.

Leggi tutto...

Pd Verona, nomine nelle sociètà comunali

Sembra che qualcosa si muova nel Pd in materia di nomine nelle società partecipate dal Comune di Verona.
Il Pd di Verona scrive nel proprio sito che “la scelta dei nuovi incaricati sarà operata dal Gruppo consiliare comunale. Il Partito Democratico avvierà un percorso aperto e trasparente per l’individuazione dei propri rappresentanti da proporre alla scelta del Gruppo consiliare Comunale”.
Due brevi osservazioni: 1) Non si conosce il processo di valutazione stabilito dal Pd di Verona; 2) Si usa una terminologia, “propri rappresentanti”, ancorata al passato ed alla lottizzazione del potere tra i gruppi consiliari.
Inoltre, sempre sul sito del Pd vengono pubblicizzati i bandi aperti dal Comune di Verona per le nomine dei rappresentanti del Comune  negli enti e vengono invitati le persone a presentare il proprio c.v. con e-mail (info@pdverona.it) al Pd di Verona. 
Ritengo che l’iniziativa del Pd sia molto interessante ed innovativa per i seguenti motivi:
1) Il Pd dovrà valutare i c.v. che gli sono pervenuti e dovrà dotarsi di una commissione indipendente di valutazione che rappresenti il partito, il Segretario provinciale Pd Vincenzo D’Arienzo, il gruppo consiliare nella persona del Capogruppo, Michele Bertucco, e composta da esperti in materia di valutazione delle competenze. Solo così può essere effettuata una valutazione seria e responsabile da sottoporre al Gruppo Consiliare;
2)  Il Pd se persevera nella visione delineata finalmente rompe con il passato ed avvia un nuovo modo di fare politica in materia di nomine. Non più lottizzazione del potere tra le correnti ma al contrario valutazione delle competenze e della probità.
L’altro obiettivo da perseguire è l’apertura del comune alla società civile in materia di nomine.
Attualmente il regolamento che disciplina le nomine nelle società partecipate dal Comune permette la presentazione delle candidature solo se sottoscritte dai consiglieri comunali (l’art. 1, punto 4 lettera a), “Possono presentare candidature: a) i componenti del Consiglio Comunale e gli Assessori; b) ….)”. Tale articolo non permette ai cittadini veronesi, pur in possesso dei requisiti di professionalità e probità, di presentare candidature indipendenti dal sistema dei Partiti nei consigli di amministrazione delle società controllate dal Comune senza la sottoscrizione dei consiglieri comunali di un determinato gruppo.  
A questo punto occorre che il gruppo consiliare del Pd per completare la propria proposta presenti la richiesta di convocazione del consiglio comunale al fine di sottoporre la modifica dell’art. 1 del regolamento che disciplina le nomine per permettere ai cittadini veronesi di presentare la candidatura nei consigli di amministrazione delle società pubbliche.
Questa è la strada da seguire per interrompere la lottizzazione del potere che privilegia le persone non per il merito ma per l’appartenenza politica ad un partito o ad una corrente e la fedeltà  al personaggio politico proponente.
Inoltre occorre stabilire un processo di valutazione indipendente con la nomina di un’apposita commissione, la trasparenza dei c.v. e delle valutazioni effettuate.
Attualmente i partiti godono di una bassa fiducia da parte dei cittadini per tanti motivi: il disagio sociale, il mancato coinvolgimento dei cittadini e le scelte effettuate per ragioni partitiche. Per recuperare tale rapporto occorre realizzare un modello di Comune aperto alle esigenze ed ai bisogni dei cittadini che privilegi i problemi e la loro risoluzione.
Purtroppo il Comune di Verona è chiuso e non pone attenzione alle competenze. Inoltre, non ha attuato l’art. 11 del D. Lgs. n. 150/2009 in materia di trasparenza.
Il potere di Tosi si basa su una gestione del Comune opaca e su un sistema di potere che privilegia la fedeltà e l’appartenenza politica. Per costruire un’alternativa e corrodere i consensi di Tosi occorre introdurre nel Comune di Verona la trasparenza totale che permette ai cittadini di conoscere e partecipare e le competenze delle persone che verranno elette negli enti controllati dal comune. Assecondare il disegno di Tosi significa combattere su un terreno a lui prediletto: controllo del potere, nomine di persone fidate e scarsa trasparenza delle attività amministrative.
Il Gruppo consiliare del Partito Democratico dovrebbe invertire la tendenza e non adagiarsi al sistema di potere precostituito al fine di beneficiare delle nomine “spettanti” alla minoranza. Quindi, occorre presentare alcune proposte che modifichino il processo delle nomine tenendo presente che spetta al Sindaco il potere delle nomine.

Leggi tutto...

domenica 3 giugno 2012

Aiuti concreti alle famiglie

Articolo di Maurizio Ferrera pubblicato sul Corriere della Sera il 1 giugno 2012
Ci sono Paesi in cui le politiche pubbliche si concentrano su risultati concreti per sostenere opportunità e scelte dei cittadini e altri Paesi in cui contano di più i simboli astratti, le visioni del mondo, le definizioni giuridiche. Su molte questioni, e sicuramente su quelle che riguardano la famiglia, l'Italia è l'emblema del secondo approccio.
Le dispute su «cosa è famiglia» e sui diritti (libertà, facoltà, obblighi) dei suoi componenti hanno accompagnato la storia di entrambe le Repubbliche, con momenti di intenso scontro ideologico su temi quali divorzio, aborto, procreazione assistita, unioni di fatto.
L'analisi dei bisogni reali di genitori e figli e, soprattutto, l'identificazione e l'adozione di politiche efficaci in risposta a questi bisogni hanno invece segnato il passo: interventi tardivi e svogliati, risorse inadeguate, obiettivi oscillanti e sempre ambigui, in particolare sul ruolo della donna.
L'enorme divario fra parole e fatti trova la sua espressione forse più emblematica in un dato: le giovani italiane fra i 25 e i 39 anni sono oggi quelle che fanno meno figli in Europa e al tempo stesso quelle per cui la differenza fra i figli che si hanno effettivamente e quelli che si vorrebbero (per la maggioranza: almeno due) è più elevata. Come se non bastasse, pur a fronte di questo divario, la quota di donne che hanno in programma di fare un (altro) bambino è, di nuovo, la più bassa in Europa. In misura lievemente inferiore, il fenomeno interessa anche i maschi italiani nella stessa fascia d'età. Cosa aspettiamo a cambiare rotta, a varare una politica seria a sostegno delle coppie che desiderano avere figli, senza per questo perdere lavoro e reddito e senza dover chiedere aiuto ai nonni?
Nella Ue ci sono tanti esempi a cui ispirarsi. C'è quello nordico, per il quale la famiglia è costituita da «due persone che condividono durevolmente lo stesso letto e la stessa tavola» (nessun'altra condizione, secondo un proverbio norvegese): un modello basato su servizi, politiche di conciliazione e robusti incentivi alla condivisione del lavoro domestico e di cura. Ma c'è anche quello europeo - continentale (Germania, Olanda, Francia) più calibrato sulla famiglia «tradizionale» e meno generoso, ma comunque capace di fornire sicurezza di reddito e opportunità di scelta, soprattutto alle madri.
Osservando le esperienze europee dell'ultimo quindicennio, la lezione più importante per l'Italia è quasi paradossale: siamo così indietro che non dobbiamo neppure porci il problema di quale modello scegliere. L'offerta di servizi pubblici (in particolare i nidi) è sotto soglia rispetto agli standard Ue: solo l'11% dei bambini fino ai tre anni trova posto in asili pubblici, meno del 4% al Sud. L'opzione fra il modello nordico (copertura superiore al 60%) e quello continentale (almeno il 20%) presuppone comunque il raggiungimento di un livello minimo decente.
Lo stesso vale per i congedi parentali e le prestazioni familiari. Dopo il periodo di astensione obbligatoria, da noi il rapporto fra indennità e stipendio è molto basso: il 30% a fronte del 67% in Germania e l'80% in Scandinavia. Se si resta a casa, il reddito cala drasticamente; dato che ci sono pochi nidi e costano cari, non rimangono che i nonni. E di mettere in programma un secondo o un terzo figlio non si parla più, a meno che la donna non rinunci al lavoro. Anche l'importo degli assegni per i minori (e più in generale il sistema delle agevolazioni fiscali) è in Italia più modesto degli standard Ue, e questa prestazione è per giunta limitata solo ai lavoratori dipendenti. Se la madre è costretta a stare a casa, la perdita del secondo reddito non è adeguatamente compensata, aumenta il rischio di povertà e sorge così un altro ostacolo alla procreazione.
Lavoro, figli, sicurezza economica, opportunità di scelta: i desideri delle giovani coppie italiane sono gli stessi di quelle tedesche, francesi, scandinave. Le politiche pubbliche del nostro Paese non assicurano però le condizioni di base perché questi desideri si possano realizzare in maniera autonoma. È di questo problema che lo Stato deve occuparsi con urgenza: rivolgendosi a tutte le coppie, senza paternalismi, badando più ai risultati che a simboli e definizioni.

Leggi tutto...

sabato 2 giugno 2012

La trasparenza non decolla in Italia

L’Italia è caratterizzata da un alto tasso di corruzione e da una elevata sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni e dei partiti. Per invertire tali tendenze occorre tra l’altro intervenire sulla trasparenza totale, la quale rappresenta un fattore rilevante per rompere l’equilibrio esistente: bassa trasparenza = alta corruzione = bassa partecipazione.
Nonostante gli interventi normativi operati degli ultimi anni la situazione non tende a mutare. Le PA si sono impegnate a recepire formalmente la nuova normativa senza cambiare nulla dal punto di vista sostanziale ed operativo.
Mancano, tuttavia gli incentivi giusti affinché il principio della trasparenza totale venga applicato e le sanzioni per le amministrazioni e i loro addetti che non lo applicano, dichiara il senatore Pietro Ichino. “Quella che avrebbe dovuto essere la chiave di volta della riforma, conclude Pietro Ichino, ossia la Civit (Commissione Indipendente per la Valutazione, l’Integrità e la Trasparenza delle amministrazioni), ha però omesso totalmente di fare quanto era in suo potere per promuovere la conoscenza e l’applicazione di queste norme, e in molte occasioni ha operato essa stessa in modo opaco per quel che riguarda l’amministrazione delle proprie risorse”.
La situazione degli enti locali non è meno grave delle Amministrazioni Centrali dello Stato. I comuni guardano con diffidenza i nuovi principi e si limitano a pubblicare nel sito web poche ed irrilevanti notizie.
Un gruppo di studiosi e giornalisti ha presentato il documento “Dieci buoni motivi per volere una legge sulla trasparenza della pubblica amministrazione” al fine di adottare un “Freedom of Information Act” in Italia.
Si indicano le norme introdotte negli ultimi anni che disciplinano la trasparenza totale.
- Art. 4 della Legge n. 15/2009, comma 2 lettera f). Tale norma è stata inserita grazie ad un emendamento presentato dal senatore Pietro Ichino ed approvato dal Parlamento.
“[…] h) assicurare la totale accessibilità dei dati relativi ai servizi resi dalla pubblica amministrazione tramite la pubblicità e la trasparenza degli indicatori e delle valutazioni operate da ciascuna pubblica amministrazione, anche attraverso:
1) la disponibilità immediata mediante la rete Internet di tutti i dati sui quali si basano le valutazioni, affinché possano essere oggetto di autonoma analisi ed elaborazione;
2) il confronto periodico tra valutazioni operate dall’interno delle amministrazioni e valutazioni operate dall’esterno, ad opera delle associazioni di consumatori o utenti, dei centri di ricerca e di ogni altro osservatore qualificato;
3) l’adozione da parte delle pubbliche amministrazioni, sentite le associazioni di cittadini, consumatori e utenti rappresentate nel Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti, di un programma per la trasparenza, di durata triennale, da rendere pubblico anche attraverso i siti web delle pubbliche amministrazioni, definito in conformità agli obiettivi di cui al comma 1;”
- Art. 11 del D. Lgs n. 150/2009 Trasparenza. Tale articolo scaturisce dall’art. 4 della L. n. 15/2009.
“1. La trasparenza e' intesa come accessibilità totale, anche attraverso lo strumento della pubblicazione sui siti istituzionali delle amministrazioni pubbliche, delle informazioni concernenti ogni aspetto dell'organizzazione, degli indicatori relativi agli andamenti gestionali e all'utilizzo delle risorse per il perseguimento delle funzioni istituzionali, dei risultati dell'attività di misurazione e valutazione svolta dagli organi competenti, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità. Essa costituisce livello essenziale delle prestazioni erogate dalle amministrazioni pubbliche ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione.
2. Ogni amministrazione, sentite le associazioni rappresentate nel Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti, adotta un Programma triennale per la trasparenza e l'integrità, da aggiornare annualmente, che indica le iniziative previste per garantire:
a) un adeguato livello di trasparenza, anche sulla base delle linee guida elaborate dalla Commissione di cui all'articolo 13;
b) la legalità e lo sviluppo della cultura dell'integrità.
3. Le amministrazioni pubbliche garantiscono la massima trasparenza in ogni fase del ciclo di gestione della performance”.
- Art. 19, comma 3-bis, L. 196/2003 (Codice della Privacy). Emendamento del senatore Pietro Ichino al Collegato al Lavoro L. n. 183/2010
 “3-bis. Le notizie concernenti lo svolgimento delle prestazioni di chiunque sia addetto a una funzione pubblica e la relativa valutazione sono rese accessibili dall’amministrazione di appartenenza. Non sono invece ostensibili, se non nei casi previsti dalla legge, le notizie concernenti la natura delle infermità e degli impedimenti personali o familiari che causino l’astensione dal lavoro, nonché le componenti della valutazione o le notizie concernenti il rapporto di lavoro tra il predetto dipendente e l’amministrazione, idonee a rivelare taluna delle informazioni di cui all’articolo 4, comma 1, lettera d).”
Considerata la grave crisi economica e sociale dell’Italia, l’attuazione della trasparenza totale con i relativi benefici che ne conseguono non costa nulla allo Stato occorre solo la buona volontà degli amministratori e l’introduzione di incentivi e sanzioni.
Per quanto riguarda gli enti locali è necessario un impegno pressante e costante da parte delle opposizioni nei comuni in cui la trasparenza totale non è stata ancora realizzata.

Leggi tutto...

venerdì 1 giugno 2012

Sostegno alle comunità dell’Emilia-Romagna

Il PD dell’Emilia-Romagna, in collaborazione con la Segreteria nazionale del PD, ha promosso una raccolta fondi a sostegno delle comunità coinvolte dal terremoto. Nota dell' ufficio stampa del PD in cui si indicano le priorità per far fronte all'emergenza. Il CdM ha proclamato lo stato di Emergenza per le zone interessate dal sisma.
Emergenza Terremoto Emilia-Romagna. Un colpo tremendo alla comunità dell'Emilia-Romagna, di Modena e Ferrara in particolare: migliaia di persone sfollate, la perdita di sette vite e tanti feriti; una parte preziosa del patrimonio storico e architettonico distrutta, un'altra gravemente lesionata; danni ingenti agli edifici pubblici e privati, alle case e alle fabbriche del territorio. È questo il primo bilancio dopo il sisma. La reazione immediata delle istituzioni e della protezione civile, insieme alla fortissima solidarietà della cittadinanza, sono la positiva risposta che è venuta a questa sciagura.
La struttura organizzativa del PD dell’Emilia Romagna si è messa a completa disposizione delle istituzioni e degli amministratori. La parola d'ordine in questo momento è massima solidarietà e disponibilità, in un quadro di forte coordinamento. 
Allo scopo di organizzare una solidarietà efficace e capillare il PD dell'Emilia-Romagna, d'intesa con il partito nazionale e con le Unioni provinciali di Modena e Ferrara, ha aperto il conto corrente su cui è possibile da subito fare versamenti. 

IT02 N031 2702 4100 0000 000 1 494, presso UNIPOL BANCA
Intestato a
Emergenza terremoto Emilia-Romagna -Partito Democratico Emilia-Romagna
Causale “Emergenza terremoto
I fondi raccolti saranno messi integralmente a disposizione delle istituzioni locali maggiormente colpite dal sisma. 

PD emergenza terremoto

Leggi tutto...

martedì 29 maggio 2012

L’attività delle Nuove Br non è terrorismo!

Articolo di Pietro Ichino pubblicato sul Corriere della Sera del 29 maggio 2012
Caro Direttore, fin dall’inizio, dal primo grado del processo contro gli appartenenti alle “nuove Brigate Rosse”, che si è concluso ieri con la seconda sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Milano, ho proposto a ciascuno degli imputati di rinunciare alla mia costituzione in giudizio contro di loro, in cambio del puro e semplice riconoscimento del mio diritto a non essere aggredito. Ieri, durante l’ultima udienza del processo, ho ripetuto quella mia offerta di conciliazione e di dialogo. La risposta del loro leader, Alfredo Davanzo, è stata: “Questo signore – che sarei io – rappresenta il capitalismo, lui è l’esecutore di questo sistema e noi eseguiremo il dovere di sbarazzarci di questo sistema”. Dove “sbarazzarci” è evidentemente un eufemismo, mentre l’accento sinistro della frase sta tutto in quell’“eseguiremo”. In ogni caso, la risposta alla mia proposta è stata chiara: “non ti riconosciamo il diritto a non essere aggredito”. E la stessa minaccia ha numerosissimi destinatari, poiché di “esecutori di questo sistema” in giro per l’Italia ce ne sono evidentemente molti altri.A questo punto qualcuno potrebbe sorprendersi che il processo si sia poi concluso con una sentenza che riconosce gli imputati colpevoli, sì, di associazione sovversiva (articolo 270 del codice penale), ma non di terrorismo (articolo 270-bis). Ma chi è addentro nelle cose della giustizia italiana si è sorpreso un po’ meno di questo esito. È plausibile, infatti, che con questa decisione la Corte d’Assise d’Appello abbia inteso conformarsi alla sentenza con cui il 2 aprile scorso la Cassazione aveva annullato la prima decisione, del 2010, della stessa Corte d’Assise, nello stesso processo, nella quale invece le finalità di terrorismo erano state riconosciute. In sostanza, la Cassazione imputava alla Corte milanese di non avere sufficientemente individuato e dimostrato, nel comportamento dei questi brigatisti, “il proposito di intimidire indiscriminatamente la popolazione, l’intenzione di esercitare costrizione sui pubblici poteri”, oppure “la volontà di destabilizzare” o addirittura “distruggere gli assetti istituzionali del Paese”. Dunque, progettare un attentato alla sede di un grande quotidiano nazionale e un agguato mirato a ferire o uccidere una persona qualsiasi, assunta quale “rappresentante del capitalismo”, secondo questa nuova giurisprudenza, non è di per sé “terrorismo”. Resta il problema di capire che cosa, allora, secondo la Corte di Cassazione, sia “terrorismo”.
Se non è “terroristico” quel progetto dei nuovi brigatisti, ancor meno può qualificarsi come tale quello degli anarchici che a Genova hanno ferito il dirigente dell’Ansaldo di Genova Roberto Adinolfi. Questi ultimi infatti confessano di non credere nel valore politico della loro azione violenta, ma di farlo soltanto per motivi esistenziali e di auto-gratificazione: “impugnando la pistola abbiamo solo fatto un passo in più per uscire dall’alienazione”; “con una certa gradevolezza abbiamo armato le nostre mani, con piacere abbiamo riempito il caricatore [...] scegliere e seguire l’obiettivo, coordinare mente e mano sono stati un passaggio obbligato, la logica conseguenza di un’idea di giustizia, il rischio di una scelta e nello stesso tempo un confluire di sensazioni piacevoli”; “non cerchiamo consenso, ma complicità”. Qui c’è principalmente la soddisfazione di una qualche pulsione sadica, ma con un’esplicita rinuncia a perseguire concretamente e credibilmente effetti politici generali. Gli attentatori di Genova mostrano una piena consapevolezza della propria incapacità di “esercitare costrizione sui pubblici poteri” o, tanto meno, di “destabilizzare o addirittura distruggere gli assetti istituzionali del Paese”.
Ancor meno, probabilmente, potrà ravvisarsi un siffatto intendimento politico nell’attentato di Brindisi contro un istituto scolastico, dal momento che chi l’ha compiuto non lo ha in alcun modo esplicitato: come potrebbe “destabilizzare o distruggere gli assetti istituzionali del Paese” un attentatore che neppure fa conoscere all’opinione pubblica tale suo preciso intendimento? Neppure lì, dunque, può essersi trattato di terrorismo.
A ben vedere, questo è un bene per il Paese: tra le tante piaghe da curare, almeno questa del terrorismo non ce l’abbiamo più.

Leggi tutto...

lunedì 28 maggio 2012

Nomine a Verona: lottizzazione o nuovo percorso?

La campagna elettorale si è chiusa con la vittoria di Flavio Tosi e la sconfitta di Michele Bertucco, la Giunta Comunale è stata nominata ed il Consiglio Comunale è stato convocato il giorno 28 maggio per le prime formalità. Adesso rimane da affrontare il nodo delle nomine nelle società partecipate o controllate dal Comune. Tutto lascia presupporre che il processo di nomina rimarrà inalterato e, quindi, si procederà con la lottizzazione del potere, il cumulo delle cariche di cui il centro destra è specialista in materia ed il conflitto di interessi.
La maggioranza di Tosi non pensa minimamente che gli equilibri passati hanno prodotto il caso Soardi, la parentopoli veronese ed una gestione non trasparente dei servizi pubblici locali.
Ancora una volta vengono tradite le aspettative e la domanda di partecipazione dei cittadini veronesi e l’esigenza di introdurre nella gestione amministrativa la trasparenza, le competenze e la valutazione indipendente.
Nel periodo post elettorale si registrano alcune dichiarazioni interessanti come principi ma ancora non operative: taglio delle spese, sganciare le nomine dalla politica ed altro. Tutto questo va concretizzano con proposte operative ed efficaci da presentare in Consiglio Comunale altrimenti si rischia la teorizzazione dei problemi.
Intanto si registra un avvenimento molto importante: la sottoscrizione della Carta di Pisa da parte dei consiglieri comunali del Pd e Sel. Questo fatto avrà senz’altro influenza sulle nomine in quanto i consiglieri del centro sinistra si conformeranno alle regole del Codice di Pisa.
Gli articoli del Codice di Pisa che interessano le nomine sono i seguenti:
- Cumulo
L'amministratore deve adeguarsi nel più breve tempo a qualsiasi regolamentazione in vigore volta a limitare il cumulo dei mandati politici, evitando strategie dilatorie volte a posticiparne l’applicazione.
L'amministratore deve astenersi dall'esercitare altri incarichi politici che interferiscano indebitamente con l’esercizio del proprio mandato.
L'amministratore deve astenersi dall'assumere o esercitare cariche, professioni, mandati o incarichi che implichino un controllo sulle sue funzioni amministrative o sui quali, in base alle sue funzioni di amministratore, egli avrebbe il compito di esercitare una funzione di controllo.
- Nomine in enti, consorzi, comunità e società pubbliche o a partecipazione pubblica
L’amministratore deve condizionare qualsiasi nomina, effettuata singolarmente o collegialmente, presso Enti, Consorzi, Comunità e società pubbliche o a partecipazione pubblica, alla preliminare adesione dei soggetti da nominare al presente Codice. L’amministratore deve altresì vigilare sulla successiva adesione a tali disposizioni da parte dei soggetti nominati e, in caso di mancato rispetto, porre in essere tutte le iniziative necessarie al fine di assicurarne l’ottemperanza ovvero sanzionarne l’inadempimento, conformemente a quanto previsto dall’art. 21 del presente Codice. L’amministratore deve altresì procedere a tali nomine, qualora queste richiedano competenze di natura tecnica, a seguito di un bando di valutazione comparativa dei candidati, mediante provvedimento motivato in base al parere ovvero alla designazione di un comitato di garanzia.
Tali regole sconvolgono il vecchio iter procedurale che si basava sull’appartenenza politica ad un partito o ad una corrente e sulla fedeltà al personaggio politico proponente. Ovviamente le competenze e la valutazione indipendente non erano tenute in considerazione.
Nella conferenza stampa di sabato scorso Michele Bertucco, capo gruppo del Pd in consiglio comunale, ha dichiarato in modo chiaro che il gruppo sta preparando una proposta di modifica del regolamento che disciplina le nomine, il quale non prevede meccanismi di trasparenza e di verifica dei curriculum e dei requisiti dei candidati.
L’art. 1, punto 4 lettera a), recita “Possono presentare candidature: a) i componenti del Consiglio Comunale e gli Assessori; b) ….”.
Tale regola non consente ai cittadini veronesi in possesso dei requisiti di professionalità e di probità richiesti di presentare la propria candidatura indipendente nei consigli di amministrazione delle società controllate dal Comune in quanto ogni candidatura deve essere sottoscritta dai consiglieri comunali.
Le regole in atto producono la lottizzazione del potere tra i gruppi presenti in consiglio comunale attraverso il seguente iter:
- La scelta dei candidati avviene  all’interno dei gruppi politici  e, pertanto, ogni gruppo consiliare stabilisce le proprie candidature in rapporto ai posti assegnati;
- Le candidature di ciascun gruppo consiliare vengono individuate dal Sindaco dalla sottoscrizione di ciascuna candidatura  apposta dai consiglieri comunali;
- La individuazione dell’appartenenza politica di ciascuna candidatura permette al Sindaco di effettuare e di assegnare la rappresentanza nei consigli di amministrazione ai gruppi presenti in Consiglio Comunale.
Tale sistema, spoil system e sottoscrizione delle candidature, perpetua la lottizzazione del potere da parte dei partiti, escludendo la trasparenza e la valutazione indipendente delle competenze dei candidati negli organi delle società controllate dal Comune.
Occorre modificare il regolamento comunale che disciplina le nomine con poche regole efficaci per regolamentare la scelta dei candidati al fine di privilegiare la trasparenza e la valutazione delle competenze:
- Possibilità per i cittadini veronesi in possesso dei requisiti richiesti di presentare la candidatura nei consigli di amministrazione delle società pubbliche senza la sottoscrizione dei consiglieri comunali;
- Pubblicazione dei c.v. delle persone che hanno presentato la candidatura;
- Introduzione del colloquio pubblico nel quale i candidati sono chiamati a discutere del loro curriculum, competenze, eventuali incompatibilità e conflitti di interesse. Questa procedura scoraggerebbe la presentazione di candidature non all’altezza dei compiti richiesti;
- Istituzione di una commissione indipendente di valutazione dei c.v. e dei colloqui.
La scelta degli amministratori nelle società controllate dal Comune è una scelta strategica in quanto si ripercuote sulle scelte aziendali, sulla qualità dei servizi pubblici locali e sul livello di benessere dei cittadini. La scelta di effettuare delle nomine soltanto per il controllo politico e non per le competenze è una scelta inadeguata rispetto ai problemi complessi di una società in continua evoluzione che richiede conoscenze e competenze.
Un altro problema da affrontare è quello della governance e della moltiplicazione delle società di gestione dei servizi pubblici locali: 4 società controllate da Agsm (AGSM Energia spa, AGSM Distribuzione spa, AGSM Trasmissione srl e Consorzio Industriale G. Camuzzoni scarl), 3 società di trasporto pubblico locale di cui due non più operative (Amt e Aptv) che costano annualmente solo per le retribuzioni degli organi circa 356 mila euro, 4 società partecipate da Amia (Ser.it 99,74%, Transeco 57%, Drv 48% e Consorzio G.P.O. 4,19%).
Occorre tenere presente che gli organi delle società controllate indirettamente dal Comune vengono nominati dalle società di primo livello che le hanno costituite. Di queste società non sono resi pubblici i bilanci e la qualità dei servizi. Nell’unica società operativa del trasporto pubblico locale ATV, essendo una società controllata da Amt e Aptv,  non è rappresentata la minoranza che è presente in Amt cioè nella società comunale che non gestisce più il trasporto pubblico locale. 



Leggi tutto...

domenica 27 maggio 2012

Verona, Pd e Sel sottoscrivono la Carta di Pisa

I consiglieri Comunali del Pd e di Sel nella conferenza stampa di ieri hanno sottoscritto il Codice etico e assunto l’impegno di proporne la sottoscrizione al Consiglio Comunale.  Il Codice Etico è proposto dall’Associazione Avviso Pubblico, impegnata nella lotta contro la corruzione e le mafie, sottoscritto per la prima volta dal sindaco di Pisa Marco Filippeschi.
La lotta alla corruzione ed alle mafie sono problemi che interessano anche Verona e le altre città del Nord.
Il comune di Verona, come tanti altri Comuni, potrebbe aderire alla Associazione Avviso Pubblico.
In campagna elettorale il centro sinistra aveva preso l’impegno con i cittadini veronesi di ispirarsi nell’attività politica ai fattori della trasparenza, della partecipazione e  delle competenze. Fattori questi che possono cambiare il volto di Verona nella gestione dell’attività amministrativa e dei servizi pubblici locali. I comportamenti dei consiglieri comunali se ispirati alla correttezza, alla probità ed alla trasparenza possono cambiare in meglio i contenuti dell’attività politica e recuperare il rapporto tra le istituzioni ed i cittadini.
I consiglieri che hanno sottoscritto il codice sono:  Michele Bertucco, Vincenzo D´Arienzo, Stefano Vallani, Luigi Ugoli, Elisa La Paglia, Orietta Salemi e Fabio Segattini del PD e Mauro De Robertis di Sel.
La Carta prevede diverse forme di adesione, non è necessaria una votazione collegiale. Può essere adottata dall'intera amministrazione o solo dal Sindaco; dalla Giunta o dal singolo assessore; dall'intero consiglio comunale oppure dai singoli consiglieri, e chiama in causa anche i rappresentanti nominati nelle aziende pubbliche e partecipate.

Tutto quello che si deve fare è dichiarare la propria adesione al primo consiglio utile e sottoscrivere pubblicamente la Carta impegnandosi all'adempimento delle sue disposizioni. Disposizioni che, rispetto al Codice Etico raccomandato dall'Ue, sono ancora più stringenti in fatto di trasparenza e partecipazione, regolando minuziosamente tutti gli aspetti inerenti all'attività politica, dai regali ricevuti a possibili forme di clientelismo; dal conflitto di interessi al cumulo delle cariche.
Agli amministratori è fatto divieto di ricevere finanziamenti e altre forme di sostegno della propria attività politica da parte di concessionari o gestori di pubblici servizi oppure di privati che hanno rapporti di natura contrattuale con l'amministrazione. Viene invece fatto obbligo di stabilire un rapporto di fiducia e collaborazione con i cittadini, ai quali devono rendicontare almeno una volta all'anno, con l'autorità giudiziaria, con i mezzi di comunicazione e naturalmente con l'amministrazione stessa.
In caso di rinvio a giudizio o di applicazione di misure di prevenzione personale o patrimoniale per reati di corruzione, concussione, mafia, estorsione, riciclaggio, traffico illecito di rifiuti, l'amministratore è tenuto a dimettersi.
La mancata osservanza del Codice da parte di un amministratore deve spingere gli altri sottoscrittori  (o in loro luogo i cittadini o i portatori di interessi) ad applicare le sanzioni previste dal Codice, che vanno dal richiamo formale alla censura pubblica fino alla revoca della nomina o del rapporto fiduciario.
I consiglieri comunali che sottoscrivono il codice etico si impegnano a perseguire la trasparenza, la   partecipazione ed a rendicontare ai cittadini l’attività che svolgono. Inoltre, la carta prevede il divieto del cumulo delle cariche amministrative, del clientelismo e degli incarichi che possano generare conflitto di interesse.

Leggi tutto...

venerdì 25 maggio 2012

Festa della Polizia, ecco perché noi non ci saremo

Articolo di Silvano Filippi, segretario regionale Siulp Veneto, pubblicato sul Corriere di Verona il 25 maggio 2012
Negli anni scorsi avevamo evitato di esprimere pubblicamente il nostro dissenso in occasione della celebrazione della Festa della Polizia. L’istinto della protesta era stato contenuto dal senso di responsabilità. Quest’anno però è davvero difficile tacere di fronte a festeggiamenti che da un lato stridono con i drammi della quotidianità, e dall’altro con la precarizzazione dell’operatività della Polizia di Stato impegnata a confrontarsi diuturnamente con una infinita sequela di carenze di risorse, umane ed economiche. Non si tratta di una presa di posizione contro i Questori. Non stavolta, almeno.
Perché stavolta la nostra ira è rivolta a quel Governo “sedicente” tecnico che, a dispetto delle premesse, altro non ha fatto se non assicurare la continuità con il più deteriore metodo “politichese”. Nella sostanza si continua cioè ad abbondare in chiacchiere per nascondere l’incapacità, o peggio, la non volontà, di tradurre gli annunci in fatti concreti.
E così, mentre i Poliziotti, a causa dei noti tagli al bilancio, sono costretti a pagarsi le uniformi, la cancelleria, i pasti, e financo ad anticipare le spese per le missioni, per organizzare la Festa della Polizia a Roma si sciala senza il minimo scrupolo. Ben 250 allievi delle Scuole di Polizia ed altre svariate decine di uomini sono stati impiegati per tutto il mese di maggio per le prove di marcia e di schieramento in armi. Spendere centinaia di migliaia di euro per un paio d’ore di patetica parata, soprattutto in questo periodo storico, è a nostro avviso immorale. Siamo di fronte all’ennesima riproposizione di un rito stantio utile solo a compiacere un establishment incapace di guardare oltre le finestre della torre d’avorio su cui si è arroccato.
Un rito replicato poi in ciascuna provincia dai rispettivi Questori, i quali, per organizzare una celebrazione il più possibile autorevole, mancando le risorse, sono stati costretti ad andare a elemosinare soldi da sponsor ora per il noleggio del palco, ora per il buffet, per non sfigurare al cospetto della solita ristretta cerchia delle “Autorità” invitate.
A tutto questo si accompagna l’amarezza per un esecutivo che, invece che andare ad incidere sugli sprechi da noi ripetutamente denunciati, propone deliranti soluzioni quali chiudere una ventina di Questure. Ma evita accuratamente di occuparsi delle migliaia di inutili e costosi presidi a distanza di poche centinaia di metri l’uno dall’altro, dei 60 milioni di euro spesi ogni anno per impiegare l’Esercito in servizi di pattuglia del tutto privi di efficacia, dei tremila poliziotti impiegati per i rinnovi dei permessi di soggiorno, attività che in tutti i Paesi “evoluti” è affidata agli enti territoriali, nonché della vergogna nazionale delle centinaia di scorte concesse a soggetti che l’unico rischio che corrono è quello di doversi pagare la benzina il giorno in cui dovessero essere privati di questo malcelato irritante benefit.
Ecco perché noi, in questa Polizia lontana dalla sensibilità dei cittadini e dalle esigenze dei Poliziotti, una Polizia che non riesce a rinunciare ad autocelebrarsi in un momento in cui il Paese è attraversato da una serie di criticità di inaudita gravità, non ci riconosciamo.
E siccome è evidente a questo punto che la Festa di questa Polizia tutto è tranne che la festa dei Poliziotti, a questa festa i segretari provinciali di tutto il Veneto, in quanto Poliziotti, non parteciperanno.

Leggi tutto...