giovedì 25 marzo 2010

Contro le intimidazioni alla Stampa, a favore della Libera Informazione

È con forte preoccupazione che prendiamo atto dell’ultimo, ma di certo non meno grave, attacco alla Libertà d’Informazione ed all’indipendenza dei Giornalisti.
Uno striscione intimidatorio affisso nei pressi del tribunale, adesivi lasciati su auto con attacchi personali alle due giornaliste, un’aperta minaccia alla professionalità ed alle individualità di Angiola Petronio, il Corriere di Verona, e Alessandra Vaccari, l’Arena, non sono gesti che siamo disposti a tollerare.
Qui il resto del post“Non possiamo certo dimenticare” dichiara Giandomenico Allegri, Segretario Provinciale PD “che non siamo di fronte ad un atto isolato. Fatti di tale gravità si sono già verificati a Verona e non certo in tempi remoti. Risale al 15 dicembre del 2007 la nota manifestazione di Fiamma Tricolore e Forza Nuove che, con la partecipazione del Sindaco, si è spinta sino sotto la sede de l’Arena scandendo coloriti slogan; non meno noto lo scambio di battute tra il capo della Lista Tosi, Andrea Miglioranzi, ed il direttore del giornale in cui veniva comunicato un certo fastidio per le posizioni del quotidiano giudicate troppo moderate. Altri giornalisti, nel recente passato, sono stati oggetto di tentativi d’intimidazione di diversa matrice.”
Come Partito Democratico e come Generazione Democratica esprimiamo tutta la nostra solidarietà ad Angiola ed Alessandra e ribadiamo la più ferma condanna ad ogni gesto teso a limitare la libertà di cronaca e, soprattutto, la libertà personale. Siamo indignati innanzi all’ennesimo gesto di violenza e prevaricazione che prende forma nella nostra città dove, è sotto gli occhi di tutti, le tensioni non accennano a scemare andando invece incancrenendosi. Invitiamo tutte le istituzioni preposte ad attivare ogni meccanismo di salvaguardia della libertà di stampa per evitare il ripetersi di simili situazioni.
“Condannare simili gesti, indipendentemente dalla matrice cui possono essere riferibili, è una delle certezze con cui vogliamo guardare alla società in cui vogliamo riconoscerci, atti lesivi della libertà di cronaca e danneggiano non solo chi ne è personalmente vittima ma anche tutti noi che vediamo menomare il nostro diritto d’informazione.” Conclude Yared Ghebremariam – Tesfaù, coordinatore comunale Generazione Democratica. “Non siamo disposti a tollerare tale stato di cose, per questo siamo accanto ad Angiola Petronio ed Alessandra Vaccari.”
Giandomenico Allegri, Segretario Provinciale Partito Democratico Verona
Elisa Cavazza, Segretaria Provinciale Generazione Democratica Verona
Yared Ghebremariam – Tesfaù, Coordinatore Comunale Generazione Democratica Verona
Ho ripetuto spesse volte che i veronesi dovrebbero amare di più Verona ed essere intolleranti nei confronti di coloro che degradano l’immagine della città attraverso testimonianze antidemocratiche. Occorre una svolta politica e civile al fine di restituire prestigio e dignità a Verona molto spesso teatro di violenze e di comportamenti che calpestano i valori della democrazia, della giustizia e dell’uguaglianza. Verona non merita tutto questo.

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Voto PD e scelgo Giuseppe Bortolussi e Franco Bonfante

Non è una sorpresa per me votare Partito Democratico in quanto sono iscritto a questo Partito fin dalla sua fondazione.
Vi sono due problemi che occorre risolvere: 1) L’astensionismo; 2) Votare Partito Democratico.
Il primo problema si risolve assumendo una posizione attiva nella partecipazione alla vita politica per scegliere con responsabilità e consapevolezza chi dovrà gestire la regione alla luce di ciò che è stato fatto e di quello che si intende realizzare. Non partecipare al voto significa far scegliere gli altri ed accettare in posizione passiva le altrui scelte.
Ritengo che il paese rischia la deriva democratica con gli interventi ed i comportamenti del Presidente del Consiglio interessato soltanto ai suoi problemi personali e non ai problemi concreti del paese ed alla tenuta dei valori della Costituzione.
Il Partito Democratico garantisce la riconferma dei valori della Stato Repubblicano che si fonda sull’eguaglianza e sulla giustizia. Inoltre il PD ritiene fondamentale mettere al primo posto dei suoi impegni il lavoro e la produzione cioè i ceti più deboli che più degli altri subiscono le conseguenze della crisi (lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi, piccole e micro imprese). Ritiene inoltre che occorre sostenere le imprese al fine di garantire la crescita del paese e far uscire dalle conseguenze della crisi tutti i lavoratori che nell’attuale momento si trovano in difficoltà di sopravvivenza.
La scelta di Giuseppe Bortolussi segna un grande cambiamento nel Veneto in quanto egli propone di superare la polverizzazione e la frammentazione delle classi sociali che producono ricchezza attraverso una intesa sociale tra lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi, tra piccole e micro imprese per avviare un modello di crescita e di sviluppo della Regione Veneto che veda protagonista il mondo del lavoro.
Tra i candidati al consiglio regionale scelgo Franco Bonfante per i seguenti motivi:
- Rappresenta tra i candidati veronesi la persona che esprime maggiore conoscenza e competenza. Ricchezza questa indispensabile per il gruppo del PD nella prossima legislatura al fine di esprimere delle posizioni politiche ed amministrative puntuali rispetto ai problemi della Regione;
- Il suo impegno nella scorsa legislatura è stato importante in quanto si è espresso con proposte, mozioni ed interrogazioni che hanno interessato il territorio della Provincia di Verona ed i problemi più urgenti della Regione Veneto. Infatti il suo impegno si è caratterizzato nei seguenti temi: - Economia e lavoro; - Trasporti ed infrastrutture; - Sanità e servizi sociali; - Istruzione e formazione.
- La disponibilità ed il sostegno alle amministrazioni locali rappresenta uno dei punti più qualificanti dell’impegno politico di Franco Bonfante. Ha saputo raccordare le esigenze amministrative dei comuni veronesi con il suo impegno nella Regione Veneto.
Ritengo che le tre scelte (Partito Democratico, Giuseppe Bortolussi e Franco Bonfante) rappresentano delle scelte coerenti che si muovono in direzione del cambiamento.

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domenica 21 marzo 2010

Nuove regole per i politici

Vi sono alcuni elementi che nell’impegno politico occorre tenere presente e tra questi si indicano i seguenti:
1) Lavorare per gli altri e con gli altri. Questo fattore significa impegnarsi a costruire il futuro del paese nel modo più giusto ed equo anche senza la propria presenza in quanto essa non deve condizionare la visione oggettiva della società che si vuole realizzare. Diversi politici invece non sono capaci di guardare al futuro senza la loro presenza e questo è un grande errore ed un grave condizionamento in quanto ogni azione e comportamento è condizionato dall’obiettivo personale di sopravvivere politicamente.
L’assenza di tale fattore molto spesso è causa di un impegno politico lontano dalle esigenze e dai bisogni della comunità che si amministra;
2) La trasparenza. I cittadini elettori hanno il diritto di sapere e di conoscere in modo chiaro e genuino cosa avviene nei partiti, nella classe politica e quali sono le scelte che vengono compiute. Solo così potranno confrontarsi e partecipare in modo sostanziale e non formale alla vita sociale e politica promossa dai soggetti politici e dai partiti e condizionarne le scelte.
Se nei confronti della società non vi è trasparenza ogni coinvolgimento è strumentale.
La trasparenza condiziona i comportamenti della classe politica perché ogni azione verrà conosciuta dai cittadini. Pertanto, i partiti ed i loro rappresentanti politici sono controllati e condizionati dal fattore trasparenza e di conseguenza dovranno assumere scelte responsabili che corrispondono alla domanda della società civile.
Molto spesso le cose espresse formalmente non corrispondono ai comportamenti concreti. Occorre rompere questo circolo vizioso e rendere trasparente tutto ciò che riguarda gli elettori o gli iscritti ad un partito.
Fino a questo momento alcuni politici non subiscono condizionamenti in quanto nessuno (iscritto, militante, elettore) si permette di contravvenire alla regola che vede nei comportamenti formali un adattamento della verità e nelle relazioni informali e sommerse la verità. La trasparenza aiuta a rendere visibile l’operato della classe politica, la quale è condizionata nell’azione da questo fattore.
3) Regole e valori condivisi. Le regole da sole non sono sufficienti a realizzare una comunità se non sono intrisi da valori condivisi.
Uno studioso di management ha affermato che le regole sono fatte per non essere rispettate ed i valori per essere condivisi. Pertanto occorre costruire con impegno e responsabilità dei valori condivisi che sono il presupposto delle regole e nello stesso tempo esprimere tali valori nelle proposte e nell’azione politica.
Ritengo che tali fattori indicati rappresentino la condizione minima ed inderogabile per svolgere una efficace azione politica. Dalla pratica attuazione di tali fattori può nascere il coinvolgimento e la partecipazione attiva della società e degli iscritti di un partito.
Quando non si tiene conto di tali fattori si realizzano dei rapporti di rottura e di distacco dalla società e, quello che è peggio, si adottano comportamenti sostitutivi che innescano relazioni pericolose che portano a tamponare in modo maldestro e non definitivo l’esigenza avvertita dalla società di poter contare e cocreare il futuro.
Spesso le polemiche ed i confronti duri e impegnativi nascono dal fatto che i politici preferiscono sostituire i fattori indicati con elementi che non risolvono il problema dei rapporti con la società ma lo rimandano acuendo il distacco e la sfiducia tra la classe politica e la società e tra ciascun partito ed i propri iscritti.

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venerdì 19 marzo 2010

Franco Marini a Verona

Dopo aver ricevuto l’invito per e-mail dall’on.le Giampaolo Fogliardi e da Area Democratica di Verona per partecipare all’incontro con Franco Marini e letto l’oggetto della comunicazione ho pensato di inviare una e-mail al senatore Franco Marini in quanto mi ritengo offeso da quanto scritto nell’oggetto: “Franco Marini a VR per Uboldi”.
Tale comunicazione è scorretta nei confronti degli iscritti al Partito Democratico e di Franco Marini in quanto credo che la sua presenza  a Verona nasce dalla sua sensibilità a sostenere il Partito Democratico in un incontro pubblico con Roberto Uboldi.
Inoltre, i soggetti che hanno inviato la comunicazione hanno dimostrato di avere uno scarso senso di appartenenza al Partito Democratico e per tale motivo pensano che tale insensibilità appartenga anche a Franco Marini.
Questa è l’e-mail che ho inviato al senatore Franco Marini, il quale rappresenta un pezzo di storia dell’impegno politico dei cattolici democratici:
“Gent.issimo Senatore Franco Marini
lei rappresenta insieme a Carlo Donat-Cattin, Vittorino Colombo e Guido Bodrato una parte importante della mia età giovanile e del mio impegno politico e per tale motivo mi ritengo offeso per l'e-mail inviata dall'on. Giampaolo Fogliardi e da Area Democratica di Verona agli iscritti al PD che ha per oggetto "Franco Marini a VR per Uboldi".
Ritengo che l'e-mail sia riduttiva e offensiva nei suoi confronti per la testimonianza che lei ha sempre dato nei confronti del partito in cui ha militato dalla Democrazia Cristiana al Partito Democratico.
Io personalmente mi ritengo offeso poiché l' e-mail esprime una posizione di parte ed è assente il senso di appartenenza al Partito Democratico particolarmente in questo momento in cui siamo impegnati nella campagna elettorale per le regionali.
Io credo che lei venga a Verona per sostenere il Partito Democratico in un incontro pubblico con Roberto Uboldi e non come dice l'oggetto dell'e-mail: “Franco Marini a VR per Uboldi”.
Spero di ricevere una sua risposta e di poterla incontrare a Verona dopo aver chiarito questa scorrettezza nei confronti suoi e del Partito Democratico.
Rinnovo i miei sentimenti di stima nei suoi confronti e le porgo cordiali saluti.
Antonino Leone”
Gli elettori in questo momento di campagna elettorale guardano con particolare attenzione il Partito Democratico e, pertanto, occorre adottare comportamenti responsabili e non inviare comunicazioni che rappresentano:
- Uno scarso senso di appartenenza al Partito Democratico;
- Una scarsa sensibilità nei confronti dei problemi della società rispetto alle posizioni di schieramento;
- Un forte interesse a privilegiare gli interessi di parte.
La testimonianza che occorre dare in ogni momento è quella dell’unità nel Partito e del servizio poiché è in gioco la sopravvivenza del PD e del paese. E di fronte a questi problemi non c’è spazio per coloro che pensano esclusivamente alla loro sopravvivenza politica e non a quella del paese.
Dibattito su Facebook

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Bersani a Verona per i ricercatori della GlaxoSmithKline

Pierlugi Bersani con una delegazione del Partito Democratico ha incontrato i ricercatori della GSK, i rappresentanti sindacali e la direzione dell’azienda.
In un incontro organizzato presso la sede della GSK ha ascoltato gli interventi dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali e dei ricercatori che hanno delineato i problemi relativi alla decisione del management di chiudere il centro di ricerca di Verona.
Pierluigi Bersani ha dichiarato che il Partito Democratico e tutto il centro sinistra è disponibile a collaborare con i ministri competenti per trovare una soluzione alternativa alla chiusura del centro ricerche che rappresenta per il paese una grande risorsa da non disperdere.
Per tale motivo ha invitato i ricercatori a rimanere compatti di fronte alle pressioni ed alle proposte della controparte di soluzioni individuali. Bersani ha ribadito che il problema del centro ricerche non è la conseguenza della crisi economica ma di una visione unilaterale del management dell’azienda rivolta alla massimizzazione dei profitti anziché alla crescita economica e sociale del paese.
Il patrimonio del centro ricerche non va disperso attraverso l’utilizzo degli ammortizzatori sociali in quanto il valore della struttura dipende dal collettivo.
Bersani ha dichiarato che il PD ha aperto un luogo di contatto con i soggetti interessati alla vicenda ed è disponibile a dare il suo contributo per una soluzione positiva.
Della delegazione del PD facevano parte Davide Zoggia, responsabile degli enti locali del PD, Giandomenico Allegri, segretario del PD di Verona, Gianni Del Moro, deputato e Franco Bonfante, consigliere regionale uscente e candidato al consiglio regionale del Veneto.
Tra i rappresentanti sindacali erano presenti Carla Pellegatta e Massimo Castellani rispettivamente segretario generale della Cgil e della Cisl di Verona.
Il problema del centro di ricerche della GSK rientra nella scarsa attenzione del Governo nei confronti della ricerca (tagli nella scuola, eliminazione dei crediti d’imposta per le imprese che investono nella ricerca).
“Nel terzo millennio, ha dichiarato Franco Bonfante, il primo fattore produttivo per conseguire il successo economico e sociale è la conoscenza applicata all’industria senza di essa le imprese diventano sempre meno competitive nel mercato globale e, pertanto, occorre creare condizioni favorevoli affinché la ricerca e l’innovazione possano svilupparsi in Italia e salvaguardare le prospettive del centro di ricerca della GSK e dei suoi ricercatori altrimenti non vi è futuro per il paese”.

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mercoledì 17 marzo 2010

Le reti tecnologiche locali: qualità, affidabilità, sicurezza, efficenza


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martedì 16 marzo 2010

Intolleranza e Xenofobia nel centro-destra a Verona

Ieri sera si è tenuta la seduta del Consiglio della 6° circoscrizione chiamato a pronunciarsi sulla mozione di censura e biasimo, presentata dal gruppo di minoranza di centrosinistra, nei confronti del Vice-presidente Loris Marini, responsabile di avere gravemente insultato, nel corso della precedente seduta, il consigliere di minoranza Ghebremariam – Tesfaù, apostrofato con l’affermazione xenofoba di “Vergognati, extracomunitario”.
La richiesta di censura e dimissioni, presentata dalla minoranza, e a cui Generazione Democratica aveva aderito, è stata respinta dal voto compatto della maggioranza di centrodestra. Con il risultato di aggravare, se possibile, il danno già compiuto. Con il voto di ieri sera, infatti, si è affermato un grave precedente, con la maggioranza che, difendendo a tutto campo il Vice-presidente Marini, ha finito per fare proprie affermazioni xenofobe e intolleranti già pronunciate dal singolo, e assumendosi, quindi, la responsabilità di una pesante scelta politica.
“Sono indignato” dichiara il consigliere provinciale Diego Zardini presente in sala “per la mancata presa di distanze da parte di questa maggioranza da quelle che sono state le affermazioni di Marini e le idee che esse comportano, sono indignato di fronte ad una difesa d’ufficio che altro non può essere definita se non imbarazzante. Quello che non deve essere dimenticato è che, qui, non solo non si è tutelata la dignità di un consigliere legittimamente eletto, ma nemmeno quella di un’istituzione che è parte lesa da simili dichiarazioni.”
Il Consiglio, inoltre, si è svolto in un’atmosfera molto tesa, con ampia partecipazione di pubblico, e con numerose critiche alle scelte e all’operato della maggioranza di centrodestra. I sofismi, le sottili e complesse distinzioni, quasi di stampo filologico, compiute dai consiglieri di Lega e PDL per giustificare le dichiarazioni di Marini hanno, peraltro, messo chiaramente in luce come la posizione del Vice-presidente fosse indifendibile sul piano del merito, salvo rischiare di far proprio, dal punto di vista politico, il contenuto delle dichiarazioni.
“La maggioranza questa sera ha compiuto una scelta fortemente negativa. Sdoganare, non accettando nemmeno di prendere un provvedimento di censura, un “cartellino giallo”, le pesanti offese subite dal consigliere Ghebremariam – Tesfaù, rischia di dare un segnale grave alla comunità veronese, in una città dove si sono già registrati episodi di intolleranza. Una situazione, quindi, che richiederebbe una condanna ferma e severa, senza cercare giustificazioni di sorta, al comportamento di cui è stato vittima il nostro consigliere” dichiara Matteo Avogaro, vicesegretario provinciale di Generazione Democratica.
"Ieri sera, in Consiglio, si trattava di prendere una posizione, netta e chiara, su una semplice questione: è legittimo che un Vice-presidente di circoscrizione, quindi figura con responsabilità istituzionali e di garanzia, possa rivolgere, nel pieno svolgimento di una seduta, affermazioni intrise di razzismo ad un altro consigliere?" aggiunge Susanna Beltrame, anche lei vicesegretaria dei Giovani Democratici di Verona. "La risposta, negativa, ci sembrava evidente. Sfortunatamente la maggioranza di centrodestra, a differenza dell’opposizione, non ha avuto la forza e il coraggio di ribadirla, preferendo difendere le azioni di Marini per partito preso piuttosto che biasimarle attraverso il voto, nonostante la gravità dell'avvenuto".
Diego Zardini – consigliere provinciale del Partito Democratico;
Susanna Beltrame – vicesegretaria di Generazione Democratica Verona;
Matteo Avogaro – vicesegretario di Generazione Democratica Verona;

Il ravvedimento ed il pentimento per gli errori fatti nasce da persone normali ricche di umanità e di valori e non da coloro la cui azione politica proviene da schieramenti e metodi vuoti di contenuti e valori universalmente riconosciuti. Non capiscono che per loro è una occasione ed una battaglia persa.

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Interrogazione: Stage in Basilicata

Dopo la Calabria si attiva la regione Basilicata per realizzare stage che non rispettano la legge. Il merito della denuncia è del sito Repubblica degli stagisti.
Il Senatore Pietro Ichino e la senatrice Magda Negri presentano la seguente interrogazione ai ministri del Lavoro e della Funzione Pubblica:
Premesso che
- il 15 gennaio 2009 abbiamo presentato ai ministri del Lavoro e della Funzione Pubblica una interrogazione riguardante l’attivazione da parte della Regione Calabria di 500 pretesi “stage” della durata di 24 mesi, a 1000 euro al mese, presso enti pubblici della stessa Regione;
- il dibattito seguito a quella interrogazione, in larga parte riportato sui siti repubblicadeglistagisti.it e pietroichino.it, ha messo in luce il gravissimo difetto di contenuti formativi dei suddetti “stage” e il loro carattere puramente assistenziale;
- ciononostante, la Regione Calabria ha ultimamente disposto, col supporto unanime dell’intero arco delle forze politiche rappresentate in Consiglio regionale, un bando per l’attivazione di altrettanti rapporti di impiego pubblico a termine di tre anni, sostanzialmente riservati agli stessi giovani che hanno già beneficiato dei due anni di stage; ed è fin troppo facile prevedere che al termine di questi tre anni verranno disposte in un modo o nell’altro altrettante stabilizzazioni;; in proposito abbiamo presentato una nuova interrogazione ai ministri del Lavoro e della Funzione Pubblica il 9 febbraio 2010;
- né all’interrogazione del 15 gennaio 2009 né a quella del 9 febbraio 2010, a tutt’oggi, è stata data alcuna risposta;
- il pessimo esempio calabrese è ora seguito, qui pure col supporto unanime dell’intero arco delle forze politiche rappresentate in Consiglio regionale, dalla Regione Basilicata: sta scadendo in questi giorni il termine per la presentazione delle candidature per un bando di 1000 pretesi “tirocini formativi” della durata di un anno, con “indennità” pari a complessivi 10.000 euro per ciascun tirocinante (a carico della Regione e del Fondo Sociale Europeo), da attivarsi anche questi soltanto presso enti pubblici dislocati nella stessa Regione;
- sul contenuto formativo specifico dei suddetti pretesi “tirocini” il bando della Regione Basilicata non dice assolutamente nulla, né esso dispone alcun controllo in proposito, cui sia condizionata l’erogazione dei 10.000 euro al singolo interessato;
- quand’anche potesse prescindersi dall’indeterminatezza totale del contenuto formativo dei pretesi “tirocini”, la violazione della legislazione vigente sarebbe comunque ravvisabile nella loro durata di un anno, a fronte del limite massimo di sei mesi fissato dalla legge n. 196/1997 e dal d.m. attuativo della stessa, n. 142/1998;
tutto ciò premesso
si chiede di sapere
- se i ministri interrogati intendano anche in questo caso, come già in riferimento a quello calabrese denunciato nel gennaio 2009, coprire con il loro silenzio l’operato illegittimo della regione Basilicata;
- in caso contrario, che cosa i ministri interrogati intendano fare per impedire questo nuovo evidente e grave abuso assistenzialistico dei contributi del Fondo Sociale Europeo e questa altrettanto evidente violazione della disciplina legislativa in materia di tirocini formativi, finalizzata - come l’esperienza calabrese insegna - all’aggiramento del principio costituzionale dell’accesso ai pubblici uffici per concorso.
Repubblica degli stagisti
Pietro Ichino interrogazioni del 15 gennaio 2009 e 9 febbraio 2010

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lunedì 15 marzo 2010

Disoccupazione giovanile: una grande emergenza

Articolo di Irene Tinagli, pubblicato su la Stampa dell’11 marzo 2010
Mentre l’Italia è distratta dai vari pasticci pre-elettorali il resto del mondo si interroga sull’emergenza economica più drammatica di questi ultimi tempi: la disoccupazione, che non dà cenni di miglioramento nemmeno di fronte ai timidi segnali di ripresa. Ma soprattutto si sta accorgendo che esiste un’emergenza dentro l’emergenza: la disoccupazione giovanile, che ha raggiunto livelli più che doppi della disoccupazione complessiva ed è in continuo aumento. 
Mentre nell’ultimo anno la disoccupazione complessiva in Europa è passata dall’8% al 10%, quella giovanile è balzata dal 16,6% al 21,4%. Un aumento di circa il 30% in media, con punte del 50-60% in paesi come la Spagna (+49%), la Grecia (+56%), e persino in un paese tradizionalmente virtuoso su questo fronte come la Danimarca (+49%, anche se il tasso assoluto in questo paese resta tra i più bassi in Europa). Anche negli Stati Uniti il fenomeno ha assunto proporzioni preoccupanti: nel luglio scorso si contavano 4,4 milioni di giovani senza lavoro, contro un milione del luglio 2008. Questo ha aperto dibattiti serrati in molti paesi. Negli Stati Uniti, così come in Inghilterra o in Spagna, il tema viene costantemente affrontato sui giornali e sui media da economisti e politici, mentre in Danimarca è stato appena pubblicato uno studio ad hoc, commissionato all’Ocse, in cui viene analizzato il problema e sono valutate una serie di misure, inclusa una possibile revisione del loro Welfare Agreement.
In Italia invece il fenomeno della disoccupazione giovanile non sembra destare troppi allarmi tra i policy makers. In parte perché vi è spesso la tentazione di attribuire questo fenomeno ad aspetti culturali, legati a scelte specifiche delle nuove generazioni (rimandare volontariamente l’ingresso nel mondo del lavoro, restare a carico dei genitori ecc.) oppure a loro carenze intrinseche (minori competenze, scarsa determinazione o flessibilità) che li renderebbero meno appetibili sul mercato del lavoro. In parte perché la disoccupazione giovanile ha minor impatto sociale nell’immediato. I giovani tipicamente non hanno figli a carico, e possono invece contare sulla famiglia di origine come ammortizzatore sociale, quindi la loro inattività ha, nel brevissimo periodo, effetti meno devastanti di quella di uomini e donne in età adulta. Ma queste considerazioni hanno un orizzonte molto limitato e non valutano fino in fondo la portata e le conseguenze del fenomeno sulla competitività futura del paese. Siamo di fronte a un’intera generazione che entrerà nel mercato del lavoro con gravi ritardi, in condizioni sub-ottimali, sia da un punto di vista economico che psicologico e motivazionale.
Giovani adulti che sono costretti ad accettare posizioni mal retribuite, poco gratificanti e poco formative. Un cattivo inizio che avrà ripercussioni su tutta la loro traiettoria professionale, come mostrano anche recenti ricerche condotte negli Stati Uniti.
L’economista di Yale Lisa Kahn, dopo una serie di studi su centinaia di giovani entrati nel mercato del lavoro dagli anni Settanta in poi, dimostra che le generazioni che iniziano a lavorare in periodi di recessione restano penalizzate per tutto il resto della loro vita: carriere più lente, lavori meno gratificanti, salari significativamente inferiori persino a distanza di anni dal primo lavoro, con gap retributivi rispetto alle generazioni più fortunate che toccano punte del 25%. Non solo, ma i giovani che hanno dovuto fare i conti con un ingresso nel mondo del lavoro più difficile sviluppano anche una maggiore avversione al rischio che si portano dietro per tutta la loro carriera, diffidenza nel cambiare lavoro (che è invece uno degli strumenti migliori per progredire e guadagnare di più), minori ambizioni. Questo si riflette non solo sulle sorti personali di questi individui, ma avrà conseguenze su tutta la collettività, soprattutto nei paesi occidentali. In questi paesi infatti l’invecchiamento costante della popolazione, e con essa i costi crescenti di pensioni, assistenza sociale e sanità, richiederanno una forza lavoro sempre più dinamica, produttiva, capace di generare innovazioni e redditi più alti, insomma: di contribuire di più all’economia del paese. Ma la forza lavoro di domani è fatta dai giovani di oggi: più svalutate sono le loro carriere, le loro competenze, i loro salari e le loro motivazioni, e meno saranno capaci di contribuire alla crescita del paese, mettendo quindi a rischio un equilibrio sociale ed economico già abbastanza fragile. Per questo dovremmo smetterla di trattare il tema della disoccupazione giovanile come una mera «questione generazionale» e affrontarlo come vera e propria questione nazionale, così come altri paesi stanno iniziando a fare.

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