giovedì 11 agosto 2011

Crisi economica: Flavio Tosi e Franco Bonfante


Dichiarazione del consigliere regionale Franco Bonfante
"Se economicamente dovessimo seguire la ricetta di Tosi, torneremmo indietro di 2 secoli". Lo dichiara il vicepresidente del Consiglio regionale, Franco Bonfante (PD), in riferimento alle dichiarazioni del Sindaco di Verona, Flavio Tosi, apparse sui giornali e secondo cui il sindaco sostiene la necessità di colpire le grandi rendite finanziarie. "E' normale - ha precisato in una nota Tosi - ed è previsto dalla Costituzione che, in modo proporzionale, chi ha di più debba pagare di più". A questo proposito Bonfante annota però che la Costituzione, al II comma dell'articolo 53, recita esattamente che "il sistema tributario è informato a criteri di progressività". "Mi pare - sottolinea poi l'esponente del PD - ci sia una netta differenza tra proporzionalità e progressività. L'imposta patrimoniale richiamata da Tosi - prosegue Bonfante - c'è già, colpisce seconde e terze case, ma anche negozi, uffici, capannoni, terreni: si chiama IMU, entrerà in vigore con aliquote elevate tra poco più di un anno ed è stata inserita dalla Lega Nord nelle norme sul federalismo fiscale per compensare i tagli ai comuni. Se il federalismo che risolve i problemi dell'Italia è questo, - si salvi chi può! Per il rilancio economico del paese, - sostiene il vice presidente del Consiglio - non esistono ricette semplicistiche, ma un insieme di azioni che spostino il carico in positivo da lavoro e produzione a rendite e transazioni finanziarie ed a rendite immobiliari. Occorre inoltre coinvolgere maggiormente i lavoratori nella gestione delle imprese, come in Germania. La riduzione degli sprechi - conclude Bonfante - va non solo dichiarata, ma concretamente realizzata ognuno nel proprio ambito. A Verona, ad esempio, in un utilizzo più sobrio delle società pubbliche, sia nelle assunzioni che nelle sponsorizzazioni, e nella liberalizzazione attraverso la vendita delle azioni sul mercato".

Leggi tutto...

Governo senza strategia in Parlamento

Ieri è stata una giornata nera perché l’andamento delle borse è stato negativo e vuota in quanto l’incontro tra il Governo e le parti sociali non ha prodotto risultati e non li poteva produrre per responsabilità del Governo che non ha presentato alcuna proposta e non ha reso trasparente la lettera ricevuta dall’Unione Europea.
Tutto questo lascia presupporre che il Governo non ha ancora le idee chiare o meglio non ha costruito una strategia credibile e responsabile per affrontare la crisi finanziaria ed economica che condiziona il nostro paese.
Il Governo non tiene conto dei seguenti fattori la cui assenza influisce negativamente sulla credibilità dell’Italia da parte del mercato:
- Velocità. La grave crisi che colpisce l’Italia ed il pianeta richiede velocità nelle decisioni e non annunci disattesi come è abituato a fare Berlusconi. L’inversione di tendenza dei mercati non può essere realizzata con la politica del rinvio e dell’incertezza.  I cambiamenti che si stanno realizzando nel mondo sono veloci e non si fermano per aspettare i ritardi nelle decisioni del Governo Italiano.
- Coesione nazionale. Tale fattore proposto dal Presidente Napolitano può essere realizzato con il coinvolgimento dei partiti dell’opposizione e delle parti sociali. Fino a questo momento gli intenti del Governo sono opachi e non sono stati mai sottoposti al vaglio delle parti sociali e dell’opposizione. Troppo facile adottare provvedimenti in modo unilaterale in assenza di un dialogo e di un confronto serio per il bene del paese e senza avvalersi del contributo degli altri soggetti che non partecipano al Governo del paese. Questo comportamento rende inattuabile il messaggio del Presidente Napolitano. In questo caso la responsabilità del fallimento sarebbe da ascrivere al Governo ed alla maggioranza.
Anche stamattina in sede di Commissioni riunite Affari costituzionali e Bilancio di Senato e Camera il ministro Tremonti non ha svolto una relazione completa e trasparente sulle misure che il Governo intende prendere a breve termine. Quella di stamattina è stata una riunione interlocutoria e niente di più.
Per un aggiornamento più completo siamo costretti a fare riferimento ai giornali ed mass media perché nei momenti istituzionali il Governo non è aperto e trasparente.
In questi ultimi giorni mi hanno colpito alcuni articoli:
- Il podestà forestiero di Mario Monti. In questo articolo Monti descrive l’accettazione delle decisioni principali di un governo sopranazionale e mercatista. Il Governo Italiano ha prima rivendicato la propria autonomia nel risolvere i problemi dell’Italia e rifiutato un impegno comune con i partiti dell’opposizione e dopo ha accettato le decisioni tecniche dell’Europa.
- Costi della politica. Ecco i tagli che potete fare subito di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. Gli autori di questo articolo indicano 6 facili modi per ridurre i costi della politica a cominciare dal taglio dei parlamentari e dalla introduzione della regola che i parlamentari in base alla quale un deputato non può svolgere altre attività. Si tratta di proposte facilmente attuabili che possono recuperare il rapporto di fiducia tra i cittadini e la classe politica.
- In cerca di Leader di Alberto Alesina. Nell’articolo Alesina sottolinea la mancanza di grandi leader che si vedono nei momenti difficili e non nella gestione ordinaria dello Stato. I leader mettono il bene comune al primo posto nei momenti di crisi. Alesina non vede leader nel mondo odierno, compreso Berlusconi ed alla fine dell’articolo afferma “ridateci Einaudi, De Gasperi, Thatcher, Reagan, Clinton, Blair e Kohl prima che sia troppo tardi.
Nei tre anni di Governo del centro destra i problemi del paese sono stati messi da parte per dare spazio ai problemi personali di Berlusconi. Per tale motivo e per l’incapacità dell’attuale Governo e del premier di affrontare in modo efficace i problemi del paese occorre un nuovo leader che riporti il paese a crescere e che risolvi le iniquità di un sistema che non regge più.
La mancanza di leader in Italia ha portato il paese in queste condizioni disperate.
Antonio Polito ha rivolto delle dure critiche al PD, smentite da un altro articolo pubblicato sul medesimo giornale che riporta la proposta del PD e dall’intervento di Pierluigi Bersani in parlamento. Le critiche di Polito andavano rivolte al PDL e a Berlusconi perché il PD oltre che proporre delle giuste misure e impegnarsi per una alternativa efficace all’attuale governo per il bene comune non può far altro in quanto a differenza del Governo non gestisce gli strumenti del governo dell'economia.   

Leggi tutto...

mercoledì 10 agosto 2011

Pietro Ichino: riforma del diritto del lavoro

Lettera di Pietro Ichino sul lavoro pubblicata il 10 agosto 2011 sul Corriere della Sera
Caro Direttore, il ministro Sacconi ha ragione quando denuncia (sul Corriere di ieri) la persistenza dei tabù della vecchia sinistra politica e sindacale sulle riforme in materia di lavoro. Ma dimentica che quegli stessi tabù sono presenti e fortemente radicati anche nel centrodestra. Per esempio, sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, in materia di disciplina dei licenziamenti, è solo di un anno fa l’apologia del “posto fisso” clamorosamente compiuta dal ministro Tremonti. Questo fa sì che Sacconi sia poco credibile quando annuncia il suo intendimento di sostituire a colpi di maggioranza lo Statuto del 1970 con un nuovo “Statuto dei lavori”. E ancor meno credibile quando su di una materia così delicata e incandescente si propone di chiedere al Parlamento una sorta di delega in bianco al Governo.
Per far cadere i tabù occorre la talpa che scava sotto di essi minandone le basi nell’opinione pubblica; occorre il lavorio faticoso delle discussioni sui quotidiani e sul web, dei mille dibattiti serali nelle feste di partito, di sinistra e di destra, anche nei luoghi più sperduti, magari con la partecipazione soltanto di 50 o 100 persone. Certo, lo scavo della talpa non basta: per far cadere il tabù è sempre necessario anche un evento un po’ eccezionale, capace di determinare una accelerazione delle scelte politiche. Ma se la talpa non ha lavorato, o il suo lavoro viene ignorato, anche quell’accelerazione non si dà, o non produce buoni risultati.
Si obietterà che la crisi finanziaria gravissima in cui versa il Paese esige decisioni rapide e incisive, che dunque non c’è il tempo per il lavoro della talpa. D’accordo. Ma negli ultimi anni la talpa ha già scavato a lungo, sia a sinistra sia a destra. Lo ha fatto su un progetto di radicale riscrittura e semplificazione dell’intera disciplina dei rapporti di lavoro nella forma di un nuovo codice del lavoro in 70 articoli, che mira al superamento del regime attuale di apartheid tra protetti e non protetti, comprendendo anche una radicale riforma della materia dei licenziamenti ispirata alle migliori esperienze nord-europee. Il progetto è stato presentato in Parlamento già due anni fa da 55 senatori del Pd e radicali (disegno di legge n. 1873).
Da allora, attraverso centinaia di convegni, dibattiti, confronti pubblici e privati, ha allargato notevolmente la propria base di consenso, come è dimostrato dalla mozione bi-partisan, primo firmatario Francesco Rutelli, che il 10 novembre scorso il Senato ha approvato con 255 voti favorevoli e soltanto 24 contrari o astenuti, alla presenza del ministro del Lavoro Sacconi. Quella mozione, motivata dalla necessità di stimolare la ripresa della crescita economica del Paese, impegna il Governo a varare un testo unificato delle norme sul lavoro modellato proprio sul disegno di legge n. 1873. Che non si sia trattato di un episodio casuale e politicamente poco significativo è dimostrato dal fatto che, due mesi dopo l’approvazione di quella mozione, a Palazzo Madama alcuni senatori della Lega hanno manifestato esplicitamente il proprio favore al progetto, e alla Camera alcuni deputati di Futuro e Libertà capeggiati da Benedetto Della Vedova ed Enzo Raisi hanno lanciato l’iniziativa di un progetto di legge di iniziativa popolare per una riforma del diritto del lavoro ispirata esplicitamente all’impianto di quello stesso disegno di legge. Poco dopo hanno fatto proprio pubblicamente quel progetto, con un intervento sul Corriere dell’8 aprile scorso, anche Luca Cordero di Montezemolo e Nicola Rossi. E la “macchia d’olio” è andata allargandosi anche in seno al centrosinistra, se è vero che hanno espresso consenso a quel progetto non soltanto i leader delle due minoranze interne al Pd, Walter Veltroni, e Ignazio Marino, ma anche alcuni esponenti della maggioranza, come Enrico Letta e Massimo D’Alema, e ultimamente il “vecchio saggio” Giuliano Amato.
Il risultato del lavoro della talpa, dunque, si vede eccome, in tutto l’arco delle forze politiche. Proprio in questi giorni, poi, si è verificato anche l’evento eccezionale, quello capace di determinare una accelerazione delle scelte di governo in direzione del superamento del tabù. Secondo l’anticipazione del Corriere di lunedì, la Banca Centrale Europea, per bocca del suo Governatore uscente Jean-Claude Trichet e di quello entrante Mario Draghi, in via per ora ufficiosa, ci indica tra le condizioni necessarie per il suo intervento a sostegno del sistema Italia una profonda riforma del nostro diritto del lavoro. E non sfuggirà al ministro Sacconi che la BCE non ci chiede soltanto una riforma che porti “meno rigidità nelle norme sui licenziamenti nei contratti a tempo indeterminato”, ma anche un “superamento del modello attuale imperniato sull’estrema flessibilità dei giovani e precari e sulla totale protezione degli altri”. Dunque, il discorso non riguarda soltanto l’articolo 18 e non è affatto a senso unico: è un discorso assai più impegnativo, che va esattamente nella direzione del “codice del lavoro semplificato” proposto con il d.d.l. 1873.
Perché dunque, visto che quel progetto è maturo non soltanto sul piano tecnico-legislativo ma anche su quello politico, non partire da lì per elaborare la risposta che la BCE ci chiede con urgenza?

Leggi tutto...

domenica 7 agosto 2011

AGSM Verona: nuovo piano tariffario!

Il consigliere di amministrazione di Agsm Marco Burato propone di estendere a tutti i cittadini veronesi le agevolazioni effettuate agli abbonati della squadra di calcio Hellas Verona (5,5% in meno per l’energia, 1 centesimo di euro per ogni metro cubo di gas consumato). Fin qui la proposta di Burato che secondo me va integrata da misure di sostegno.
La società Agsm è una società che opera prevalentemente nella città di Verona ed in piccola parte nella provincia e per tale motivo occorre considerare gli utenti della provincia di Verona per evitare ulteriori discriminazioni nel caso in cui Agsm ritenga di abbassare le tariffe.
Si tratta di valutare un nuovo piano tariffario per tutti gli utenti al fine di superare le discriminazioni create da Agsm nei confronti degli utenti non titolari di abbonamento all’Hellas Verona.
Considerato che Agsm è un’impresa industriale, il nuovo piano tariffario per gli utenti di Agsm, il quale contrae i ricavi, per essere realizzato ha bisogno di essere sostenuto da risorse finanziarie da individuare nel bilancio della società.
Pertanto, occorre effettuare delle scelte che consentono la riduzione delle tariffe e la individuazione delle risorse finanziarie da destinare a tale scopo tra le quali si indicano:
- Riduzione dell’utile d’esercizio dal 2011;
- Riduzione dei costi di gestione attraverso la eliminazione degli sprechi e delle spese improduttive;
- La riorganizzazione del gruppo incorporando in Agsm quelle società controllate che per legge non devono essere gestite separatamente al fine di eliminare i costi degli organi di gestione e delle unità operative di supporto;
- La previsione di un unico consiglio di amministrazione per tutte le società controllate da Agsm con la corresponsione di un’unica indennità agli amministratori.
Agsm per crescere e per competere nel mercato dell’energia ha bisogno di scelte aziendali ambiziose e strategiche che superino il rapporto strumentale con la politica.
Il dibattere di sponsorizzazione alla squadra di calcio Hellas Verona e di agevolazioni tariffarie a favore degli abbonati all’Hellas Verona è grave in quanto tali problemi non dovrebbero esistere in una gestione aziendale che fa gli interessi dell’azienda e della comunità locale. Il dibattito deve trattare temi importanti per Agsm: La crescita, le alleanze, l’organizzazione e la strategia aziendale.

Leggi tutto...

Berlusconi: si allo status quo e no alla discontinuità

Sembra che sulla situazione economica dell’Italia Berlusconi ed il Governo stiano scherzando o aspettando che la crisi internazionale venga superata automaticamente dalle libere forze del mercato e soffi il vento della prosperità e della crescita in Italia senza interventi da parte del Governo per cambiare l’iniquità dell’equilibrio esistente.
In questi ultimi giorni Berlusconi sembra essersi svegliato: - E’ intervenuto in Parlamento senza suscitare interessi in particolar modo del mercato; Si è incontrato con le parti sociali, le quali hanno richiesto inutilmente interventi immediati pari alla gravità della situazione economica del paese.
Berlusconi rimanda tutto a settembre e non specifica in modo dettagliato il piano del Governo per affrontare la crisi del Paese e non comprende che occorrono riforme strutturali dirette a sostenere la crescita del paese e che la manovra economica appena approvata rinvia il problema del pareggio del bilancio al 2014 dopo le elezioni politiche del 2013. Inoltre, occorre tenere presente che i tagli indiscriminati e lineari della manovra colpiscono le autonomie locali e la gestione dei servizi pubblici (trasporti, sanità, previdenza) ed il ceto medio e le classi più deboli che più di tutti pagano gli effetti della crisi.
I mercati non si sono placati ed in questi ultimi giorni lo spread dell’Italia è arrivato al punto più alto 375, superando la Spagna che si attesta 369, con la conseguenza che il debito pubblico si amplia a causa dell’aumento degli interessi sui titoli pubblici.
Gli effetti della crisi internazionale sono devastanti per l’Italia che si trova impreparata ad affrontare gli effetti della crisi ed attuare quelle riforme strutturali urgenti che uno stato moderno e responsabile non può rimandare sine die:
- Produttività del lavoro attraverso interventi di ricerca, sviluppo ed innovazione per recuperare il gap con gli altri paesi;
- Riforma fiscale che permetta un forte recupero dell’evasione fiscale, il riequilibrio del carico fiscale a vantaggio delle imprese e dei lavoratori e l’adeguamento della tassazione delle rendite finanziarie al 20% (esclusi i titoli pubblici);
- Sostegno della domanda di consumo per i ceti più deboli che a causa dei tagli dell’ultima manovra sono sempre meno tutelati ad affrontare il problema della sopravvivenza;
- Rivisitazione della riforma delle PA, particolarmente negli enti locali, per sostenere la competitività delle imprese e la qualità della vita dei cittadini attraverso la diminuzione dei costi della burocrazia e dei tempi di erogazione dei servizi alle imprese ed ai cittadini;
- Una riforma del mercato del lavoro che ponga fine alla moltiplicazione del lavoro precario e sottopagato e favorisca una politica attiva del lavoro con degli ammortizzatori sociali finalizzati a tale scopo;
- Una valutazione attenta e responsabile della spesa pubblica per eliminare gli sprechi e le spese improduttive che non creano valore ai cittadini ed alle imprese ed una riconsiderazione del sistema di potere che governa le funzioni dello Stato e delle autonomie locali attraverso la semplificazione ed il ridisegno dei processi che erogano servizi e svolgono funzioni essenziali (efficienza, efficacia e tagli ai costi della gestione).
Berlusconi in una conferenza stampa, dopo le pressioni della Bce e UE, presenta la nuova agenda del Governo formata da quattro punti:
- Anticipazione della manovra economica al 2013
Questo è l’unico punto che incide concretamente sull’economia del paese. La manovra economica, definita macelleria sociale da Famiglia Cristiana, andrebbe rivista perché è iniqua e colpisce i lavoratori e le imprese e non elimina gli sprechi, i doppioni e le spese improduttive che tendono ad aumentare senza controllo ed incidono ed incideranno sui bilanci dello Stato.
- L’inserimento dell’obbligo di bilancio in pareggio nella Costituzione
Ritengo che l’eccesso della politica di bilancio è rappresenta da un deficit eccessivo e fuori controllo come quello dell’Italia (rapporto deficit/Pil 120%). Al contrario una politica di bilancio con un deficit contenuto e sotto controllo che finanzi la crescita può rappresentare in alcuni momenti un utile strumento per il paese in un momento di grave difficoltà.
Privarsi dello strumento del deficit di bilancio significa restringere gli spazi di intervento del governo e non considerare che dopo l’approvazione del bilancio vi possono essere dei fattori non previsti (rialzo del tasso degli interessi e crisi internazionale) che causano tale situazione.
- La modifica dell’articolo 41 della Costituzione sulla libertà economica
Non si è mai verificato un caso in cui la libertà d’impresa fosse compressa dall’art. 41 della Costituzione. Per tale motivo si ritiene propagandistica ed inefficace tale proposta che non risolve i problemi delle imprese. Il vero problema delle imprese è la mancata crescita in un sistema paese non competitivo ed in un ambiente non favorevole. Pertanto, gli interventi da fare sono diversi dalla modifica dell’art. 41 della costituzione. Per approfondire l’argomento si invita a leggere gli articoli di: - Pietro Ichino; - Valerio Onida; - Stefano Ceccanti.
- La riforma del lavoro e dello Statuto dei Lavoratori
Questo punto viene definito da Tito Boeri un oggetto misterioso. Infatti non sono stati presentati in modo chiaro e completo i contenuti della riforma che si intende attuare e gli obiettivi che si intendono perseguire.
Le proposte di Berlusconi sono unilaterali e non nascono da un confronto serio con le opposizioni e le forze sociali che possono contribuire a rendere le misure più adeguate agli interessi ed alla crescita del paese.
Senza interventi che favoriscono la crescita economica del paese questo paese rischia di non salvarsi e tramanda le ingiustizie sociali che sono confermate dalla manovra economica.
Dai recenti dati dell’Istat si evince che l’Italia non arretra e non cresce. Nel secondo trimestre 2011 la crescita del Pil è stata solo dello 0.3 % e dello 0.8 % rispetto allo stesso trimestre dell'anno prima. La produzione industriale di giugno arretra dello 0,6% rispetto a maggio. La proiezione del Pil per il 2011 è di 0,7%, inferiore a quanto stimato dal Documento di economia e finanza (+1,1% su base annua). Un dato che indica le difficoltà che l'Italia incontra per incrementare il prodotto interno lordo.
Il messaggio del Governo ai mercati ed ai cittadini è negativo e non recupera credibilità perché non è in grado di dare segnali di discontinuità rispetto alle scelte che fino a questo momento hanno caratterizzato l’azione di politica economica.

Leggi tutto...

sabato 6 agosto 2011

Nunzia Penelope: l’illegalità in Italia

Soldi rubati, edito da Ponte delle Grazie, è il titolo del libro pubblicato da Nunzia Penelope, giornalista romana, che scrive di economia e politica per il Foglio e per Il Mondo e collabora con La7 per la trasmissione economica Effetto Domino.
Il libro di Nunzia Penelope nasce da una inchiesta sull’illegalità in Italia.
“L'Italia è in stallo, i bilanci perennemente in affanno, la produttività arretra, gli investimenti latitano. Nel frattempo le cronache, così come i dati molto meno noti degli istituti di ricerca, ci raccontano di un'economia ogni giorno più inquinata, che sta affogando nell'illegalità. In questo libro - un'inchiesta che associa un'enorme documentazione di prima mano e un grande mestiere di divulgatrice - Nunzia Penelope raccoglie e classifica tutte le forme d'illegalità economica, risalendo al totale: quanto ci costano ogni anno l'evasione fiscale, il lavoro nero, gli abusi edilizi, la corruzione, la grande criminalità, il riciclaggio e gli altri reati finanziari? In che modo ciascuna di queste voci, e tutte assieme con le fitte relazioni che intrattengono, stanno divorando la nostra ricchezza? Come cambierebbe il Paese se l'illegalità tornasse anche solo ai livelli "fisiologici"? Quanti tagli alla sanità, all'istruzione, alle pensioni potremmo evitare? Le cifre sono da capogiro, e ci restituiscono in pieno la gravità della situazione: al contempo, tuttavia, ci dicono chiaramente che se mai riuscissimo a cambiar rotta avremmo un'Italia più ricca e più sana, con molte più risorse a disposizione per affrontare le sfide e i conflitti del prossimo futuro”.

Leggi tutto...

venerdì 5 agosto 2011

Il ruolo della donna alla Festa Democratica di Quinzano

Alla festa democratica di Quinzano (VR) si è svolto un dibattito sul tema: Il ruolo della donna nel rapporto fra politica, movimenti e associazionismo. Sono intervenute: la senatrice del PD Mariapia Garavaglia e le deputate del PD Marina Sereni e Federica Mogherini. Silvia Allegri, consigliere provinciale di Verona, ha introdotto i lavori con una relazione interessante che ha ripercorso le tappe dell’impegno delle donne nel 2011 e coordinato l’incontro.
L’obiettivo del dibattito era quello di riflettere su come il partito possa valorizzare l’entusiasmo e la voglia di agire delle donne, e trasformarli in un progetto concreto e realizzabile.
E’ stato naturale ripercorrere quanto è accaduto in Italia lo scorso inverno e la scorsa primavera. In questi mesi le donne sono state protagoniste come non avveniva da decenni della vita sociale del nostro Paese. Il Comitato promotore Se non ora quando? ha coordinato le forze e l’entusiasmo di migliaia di donne, che il 13 febbraio sono scese in piazza insieme con la voglia di raccontarsi e protestare contro l’uso improprio e offensivo della donna e del corpo femminile nella politica e nei mass media. Ma anche altri dati parlano chiaro: la crisi economica ha peggiorato le condizioni delle donne in genere e delle lavoratrici in particolare. Le donne in Italia guadagnano meno dei loro colleghi maschi, a parità di mansioni. Le laureate sono il 60% del totale degli studenti universitari, eppure la disoccupazione e il precariato femminile toccano picchi mai raggiunti prima. La disoccupazione femminile incide terribilmente in Italia, trascinando il nostro paese agli ultimi posti delle classifiche internazionali Dopo la nascita del primo figlio il 27% delle donne abbandona il lavoro. In Germania Angela Merkel ha triplicato gli asili nido, la Germania è un paese in crescita. In Italia invece le donne rappresentano ancora il salario di riserva e la manovra economica di recente approvazione è misogina, perché taglia i servizi, e senza servizi sociali un paese non può crescere. Infatti, dove ci sono carenze nell’assistenza agli anziani, nei servizi della prima infanzia, nell’assistenza ai disabili, significa che le donne devono sopperire a queste mancanze.
In questo senso le donne hanno una responsabilità straordinaria: salvare il paese dal degrado e cambiarne le sorti.
Un passo politico importantissimo, che ha fatto emergere la ricchezza e la varietà di risorse nel nostro paese, è stato l’incontro del comitato Se non ora quando?, a Siena lo scorso 9 e 10 luglio: la continuazione organizzata di un movimento spontaneo: con la partecipazione di centinaia e centinaia di donne.
Un altro grande problema è la diffidenza delle donne e degli uomini nei confronti della politica e dei partiti. Come ha detto Marina Sereni, superare la diffidenza è indispensabile per ottenere buoni risultati. La politica deve prendere esempio da quanto è successo il 13 febbraio, e deve imparare ad usare i mezzi di comunicazione che la società moderna offre. Pensiamo ai referendum della scorsa primavera: i Comitati del SI – perché dai comitati e dalle associazioni è venuto il principale impulso all’informazione sulle ragioni di quel voto – hanno lavorato soprattutto sul territorio, con gli strumenti nuovi che oggi, in modo autonomo dagli apparati politici, il territorio fornisce: il “porta a porta” ed i banchetti, ma anche Facebook, i blog e la posta elettronica. Strumenti che la politica deve imparare ad usare per essere più efficace.
I comitati e l’associazionismo acquistano un peso sempre maggiore. E sono vissuti come un’alternativa alla politica, l’unica possibile per chi dalla politica è deluso e disgustato. Specialmente le donne più giovani si avvicinano alla politica in modo indiretto e con sospetto, e si mobilitano più volentieri per il sostegno di determinate cause, invece di partecipare in maniera attiva militando all’interno di un partito. E’ più semplice far parte di un comitato che di un partito. In un comitato c’è una maggiore libertà di espressione e un minore impegno quotidiano, probabilmente.
Durante il dibattito sono emersi spunti interessanti. Le relatrici hanno portato la loro personale esperienza a testimonianza del difficile cammino che devono compiere le donne per vedere riconosciute le loro qualità e competenze negli ambienti della politica. Federica Mogherini ha però sottolineato anche i cambiamenti positivi che stanno avvenendo nella nostra società: voglia di partecipare, coraggio nel manifestare la volontà di lottare per i diritti delle donne, sensibilità crescente da parte degli uomini e dei giovani nei confronti del divario di genere.
In conclusione della serata si è parlato anche delle prossime elezioni amministrative a Verona: l’arma vincente, su cui si dovrà insistere, come ha sottolineato energicamente Mariapia Garavaglia, sarà l’ascolto delle esigenze e delle problematiche sottolineate dai cittadini, con l’obiettivo di trasformare la città in una comunità di persone attente alle nuove criticità della vita sociale, e desiderose di entrare in comunicazione tra di loro, abbattendo pregiudizi e paure.

Leggi tutto...

giovedì 4 agosto 2011

Dibattito sulla PA alla Festa Democratica di Quinzano (VR)

In occasione della Festa del Partito Democratico organizzata dal Circolo della seconda circoscrizione è stata organizzata una tavola rotonda sul tema “Lavorare per la Pubblica Amministrazione” alla quale hanno partecipato Michele Pellizzari, docente Università Bocconi Milano, Franco Bonfante, Consigliere Regionale Pd, Diego Zardini, capogruppo Pd Consiglio Provinciale, e Antonino Leone, responsabile PA del Pd. Il dibattito è stato coordinato da Diego De Carlo, responsabile provinciale Pd per il Lavoro.
E’ intervenuto Michele Pellizzari che ha illustrato l’esperienza dell’Università Bocconi in materia di valutazione dell’attività didattica dei docenti ed ha ribadito e specificato le difficoltà che si incontrano nel valutare il lavoro nelle Pubbliche Amministrazioni.
Antonino Leone ha dichiarato che "alcuni dati oggettivi indicano che le PA non funzionano a dovere e non sostengono la crescita dell’economia italiana: - L’evasione fiscale ammonta a euro 125 miliardi che rappresentano il doppio della manovra finanziaria approvata di recente; - Il ritardato pagamento delle PA alle imprese si attesta ad un tempo di attesa medio di 150 giorni; - La burocrazia costa troppo alle imprese e si attesta a circa 1% del Pil; Il mancato recepimento della direttiva n. 7 del 16 febbraio 2011 dell’Unione Europea in materia di lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali non favorisce la competitività delle imprese in momento di grave difficoltà finanziaria".
Il consigliere regionale Franco Bonfante ha illustrato la sua interrogazione sulla parentopoli veronese ed ha affermato che “la ricerca si è concentrata in particolare sulle società pubbliche partecipate dal Comune e dimostra come le assunzioni effettuate a partire dal 2008, non abbiano nulla a che fare con l'efficienza dei servizi, ma solo con la vicinanza politica di molti degli assunti con i partiti di governo, senza concorsi pubblici o rigorose selezioni, come invece richiede la legge del giugno 2008”. Bonfante si è poi soffermato sulla sua proposta di legge regionale che prevede la promozione della trasformazione dei contratti di lavoro precario in lavoro a tempo indeterminato,provvedimenti a favore dei Co.Co.Pro che perdono il lavoro, norme a favori dei giovani che si attivano nel campo della ricerca e dei brevetti, tutela dei docenti precari.
Diego Zardini ha rappresentato in modo completo gli interventi effettuati nella Provincia di Verona a favore: - dell’Organismo indipendente di valutazione e contro la posizione assunta dalla Giunta di confermare il Nucleo di Valutazione, il quale non è un organo indipendente che incide sulla realtà organizzativa dell’Ente e si limita a poche riunioni l’anno ed a formulare pareri positivi alle linee del Presidente Giovanni Miozzi, il quale confonde i pareri forniti via e-mail in riunioni; del piano della performance, non approvato dalla Giunta, che rappresenta in modo chiaro ai cittadini gli obiettivi strategici, gli indicatori di performance, i target e gli out come; della trasparenza che rappresenta lo strumento per combattere la corruzione, per consolidare l’integrità e per facilitare, attraverso la conoscenza dei fatti amministrativi, la partecipazione dei cittadini al miglioramento della performance dei servizi pubblici. Infine Zardini ha illustrato la proposta di convenzione tra la Provincia e l’Università al fine di conoscere lo stato di attuazione della riforma nei comuni e di sostenere quei comuni che incontrano difficoltà a realizzare il cambiamento richiesto.
Numerosi sono stati gli interventi da parte del pubblico sui problemi più urgenti: la lotta al precariato, la misurazione e valutazione della performance individuale, il miglioramento del clima organizzativo per ridurre il tasso di assenteismo e per coinvolgere i lavoratori pubblici nei processi di produzione dei servizi.
Agli interventi hanno replicato Michele Pellizzari e Antonino Leone.
Pellizzari ha illustrato il progetto di Tito Boeri e Pietro Ichino sul contratto unico al fine di realizzare in un nuovo equilibrio una prospettiva di lavoro a tempo indeterminato ai lavoratori precari e mantenendo le tutele in vigore ai lavoratori già occupati. Leone si è soffermato sulla valutazione individuale dei lavoratori pubblici, la quale può essere realizzata dopo l’introduzione di un sistema di misurazione e valutazione della performance organizzativa ed il ciclo di gestione della performance in modo consequenziale e tenendo conto che oggi si lavora per processi, per gruppi di lavoro e per gruppi di progetto.Inoltre, la maggior parte degli enti locali veronesi governati dal centro destra sono inadempienti a danno dei lavoratori pubblici e dei cittadini.

Leggi tutto...

martedì 2 agosto 2011

Sergio Chiamparino sulle nomine nelle società degli enti locali

Verona è stata scossa da alcune decisioni adottate dalle società di gestione dei servizi pubblici locali tra le quali si indicano:
- La sponsorizzazione da parte di Agsm della squadra di calcio Hellas Verona per un importo di 700 mila euro in due anni è stata duramente contestata. E’ nato persino un gruppo in Facebook “L'AGSM sponsorizza l'HELLAS? E io cambio gestore!” che contrasta tale scelta ed invita gli aderenti ad abbandonare Agsm e scegliere un’altra società;
- Le nomine effettuate nei consigli di amministrazione delle società di servizi pubblici locali ed in altri organi veronesi rispondono ai criteri dell’appartenenza politica e della fedeltà ad un partito o ad una corrente e non alle competenze possedute e maturate nelle organizzazioni. Si ricorda che il presidente di Agsm, Paolo Paternoster, è il segretario provinciale della lega e che Antonio Pastorello, presidente del Consiglio Provinciale di Verona, è stato nominato fino al 2010 nel nucleo di valutazione del Comune di Garda;
- La confusione tra management e politica non porta benefici alle aziende ed alla comunità locale. Si leggono dichiarazioni di membri dei consigli di amministrazione i cui contenuti non hanno nulla a che vedere con l’azienda che rappresentano. Tali esibizioni provano uno scarso interesse per la gestione dell’azienda ed una propensione a fare politica; - Le clientele denunciate dai consiglieri regionali Franco Bonfante e Roberto Fasoli effettuate nelle società controllate dal Comune di Verona;
- Il cumulo delle cariche, denunciate anche da esponenti del centro destra, come se non ci fossero capacità ed intelligenze a Verona da utilizzare per il miglioramento dei servizi pubblici locali;
- L’impossibilità di presentare candidature indipendenti da parte di professionisti competenti per accedere nei consigli di amministrazione;
Questi ed altri avvenimenti rappresentano gli effetti di una cattiva gestione delle nomine a Verona e di una lottizzazione del potere che non consente di valorizzare le conoscenze e le competenze presenti nella comunità. Criticare e contestare solo i singoli episodi è insufficiente e non risolve i problemi. Occorre invece cambiare il sistema delle nomine: no alla lottizzazione del potere; si a scelte responsabili di persone competenti che sappiano avviare il miglioramento della gestione dei servizi pubblici locali.
Ho intervistato su questo argomento Sergio Chiamparino, ex sindaco di Torino, che ha affrontato il problema delle nomine per avere chiarimenti e l’indicazione di una via da percorrere a Verona.

In questo momento di grave crisi economica gli enti locali possono contribuire a migliorare le condizioni dell’economia italiana attraverso una più efficiente gestione delle società dei servizi pubblici locali? 
I servizi pubblici locali rappresentano indubbiamente una risorsa fondamentale non solo per i sistemi locali ma anche per il sistema Italia. Non a caso si assiste ad una crescente considerazione del concetto di bene comune che proprio in quanto tale, dovrebbe obbligare a gestioni efficaci ed efficienti, capaci di valorizzare ciò che appartiene alla comunità. Non sempre, come vorrebbe qualcuno sia a destra che a sinistra, questo coincide con una gestione solo e totalmente pubblica del bene in questione.

La lottizzazione del potere poggia sull’appartenenza politica e sulla fedeltà. Nel caso delle nomine nelle società dei servizi pubblici locali è uno strumento di giusto riconoscimento del consenso dei partiti o provoca danni alla finanza locale ed alla qualità della vita delle comunità locali? 
Indubbiamente centrale e' il tema della qualità delle persone che gli azionisti pubblici chiamano a compiti di gestione. Il vero danno apportato dalla lottizzazione fra i partiti deriva dal fatto che, a quel punto, i nominati, qualunque sia la loro qualità professionale, tendono a rispondere prevalentemente al partito da cui dipende la loro nomina piuttosto che all'ente azionista della società. Ed e' ovvio che non e' affatto scontato che vi sia coincidenza fra gli obiettivi dei partiti e quelle degli enti azionisti, in quanto i primi mirano ovviamente prima di tutto al consenso mentre i secondi dovrebbero puntare alla efficienza ed efficacia dell' azione aziendale. Nella mia decennale esperienza di sindaco ho cercato di trovare una via mediana fra le due esigenze definendo le nomine degli amministratori delegati o dei presidenti con deleghe gestionali al di fuori di qualunque negoziazione con i partiti della maggioranza, discutendo invece con i medesimi ed anche con l'opposizione le nomine per i Consigli di amministrazione sempre sulla base di rose di nomi al cui interno il sindaco si riservava la decisione finale. Complessivamente, anche se non tutto e' andato come avrei voluto credo che abbia funzionato .

Quali requisiti le persone nominate nelle società controllate dagli enti locali dovrebbero possedere al fine di eliminare gli sprechi e le spese improduttive e migliorare la performance dei servizi? 
Non credo esistano requisiti specifici. Nella mia esperienza ho cercato di utilizzare persone che avessero o avessero avuto esperienze manageriali o comunque di gestione di strutture complesse.

I partiti di opposizione nel Comune e nella Provincia di Verona dovrebbero rendersi promotori di una proposta che elimini la lottizzazione del potere e preveda la nomina di persone competenti e capaci di migliorare la performance dei servizi pubblici locali. Non basta contestare e rimanere fermi occorre una proposta chiara ed organica anche se le nomine con l’attuale normativa spettano al Sindaco ed al Presidente della Provincia.

Leggi tutto...