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martedì 16 ottobre 2012

Luca Granzarolo: l’inizio dell’impegno politico

Ho intervistato Luca Granzarolo, giovane studente universitario, impegnato nei giovani del Partito Democratico e consigliere della 7^ circoscrizione, per conoscere la sua storia ed i suoi impegni sociali e politici.
Vuoi raccontare il tuo percorso: studi, politica e scelta del PD?
Ho frequentato le scuole elementari Luigi Dorigo a S. Michele, le medie e il liceo classico tradizionale alle Educandato Statale “Agli Angeli” e ora seguo il terzo anno della facoltà di giurisprudenza a Verona.
Mi sono avvicinato alla politica inaspettatamente quando, al quarto anno di liceo, cominciai a leggere qualche quotidiano e mi interessai subito alla gestione della cosa pubblica, con particolare riguardo agli effetti giovevoli o disastrosi che può portare alla società.
Divoravo (e tutt’ora lo faccio) giornali molto diversi fra loro, per esempio “la Repubblica” e “il Giornale”, “Il Corriere della Sera” e “il Fatto quotidiano”, “Lines” e “Micromega”.
Devo dire che ho notevolmente accelerato questo mio percorso conoscitivo durante il primo anno di università, quando risulta palese che il diritto è intrinsecamente legato alla società e alla cosa pubblica, e quindi alla politica, intesa come gestione del bene comune.
Così, dopo aver partecipato a numerosi incontri e dibattiti, l’anno scorso ho deciso di iscrivermi al Partito Democratico, perché ne condivido i valori e la sua struttura democratica e plurale.
La mia scelta ha sorpreso moltissimo i miei familiari, che hanno sempre votato, ma non hanno mai avuto alcuna tessera di partito.
Se dovessi fare una valutazione ad un anno dalla mia iscrizione direi che l’attività di partito mi è servita moltissimo: perché volantinaggi, banchetti, nuove conoscenze e amicizie, qualche sano contrasto su opinioni diverse mi hanno fatto crescere come persona.
Sono orgoglioso di essermi iscritto, come tanti altri, in un momento dove tutti i partiti sono attaccati, dove si fa di tutta l’erba un fascio, dove molti per fini elettorali non distinguono fra i vari partiti e all’interno di essi, fra le singole persone.
Generazione democratica, l’organizzazione dei giovani del PD, di che cosa si sta occupando e quali argomenti ritiene rilevanti per i giovani?
L'obiettivo principale che, come organizzazione giovanile ci siamo dati, é quello di cercare di rappresentare, e mettere al centro della discussione, i sogni e le speranze di una generazione. Lo abbiamo fatto perché pensiamo che i Giovani Democratici non possano e non debbano essere il recinto dei piccoli dirigenti di Partito, ma una fucina di idee, proposte, sfide per migliorare il PD e la società in cui viviamo. I temi trattati sono molti, ne scelgo tre: quello della legalità, che è una condizione imprescindibile per costruire una società democratica, e che abbiamo portato all'attenzione di tutti prima con le iniziative contro la presenza mafiosa al Nord, e poi con le nostre proposte contro la preoccupante diffusione del gioco d'azzardo; poi c'é il tema del lavoro, che vuol dire dignità e possibilità di costruirsi un futuro, e che abbiamo affrontato anche quest'estate, promuovendo un sondaggio sui sogni e le ambizioni dei giovani che ha suscitato l'interesse anche di numerosi Circoli del PD, che lo stanno diffondendo in questi mesi nei loro territori; infine la formazione, che vuol dire ideali, conoscenza ma anche "saper fare", ed é essenziale per costruire una società e un Partito che funzioni bene, promuovendo i più bravi, e coloro i quali hanno l'umiltà di mettersi sempre alla prova, condividendo con gli altri le proprie competenze, le proprie capacità e le proprie idee. Per crescere meglio, e tutti quanti insieme.
Sei stato eletto consigliere della 7^ circoscrizione. cosa e’ avvenuto e per quali motivi siete arrivati allo scioglimento del consiglio?
Appena siamo stati eletti, abbiamo deciso di confrontarci con tutte le altre forze politiche, per verificare possibili affinità programmatiche.
Ovviamente la diversità di idee per il quartiere si è vista subito con la coalizione Lista Tosi-Lega Nord; noi siamo molto più attenti all’ecologia, non appoggiamo questo scellerato progetto dell’inceneritore di Cà del bue, vogliamo un quartiere più vivibile attraverso la creazione di una rete di piste ciclabili, solo per fare qualche esempio.
Abbiamo creato un programma condiviso con Udc e Pdl, diciamo che era per il 90% il programma PD con il quale ci siamo presentati alle elezioni con qualche aggiunta positiva.
Anche il Movimento 5 stelle ha dialogato con noi e ha contribuito alla creazione di un ottimo programma, con qualche idea interessante ma non ha voluto firmare il documento.
Purtroppo la situazione si è cristallizzata; nei vari consigli sono stati discussi due documenti programmatici:
- Uno presentato dalla Lista Tosi-Lega Nord che vedeva otto consiglieri favorevoli, otto contrari (Pd-Pdl-Udc) e due astenuti (M5s, salvo nell’ultima seduta quando un consigliere del M5s ha votato contro e non si è astenuto);
-L'altro presentato da Pd, Pdl e Udc, che vedeva otto voti favorevoli, otto contrari (Lista Tosi e Lega Nord) e due astenuti (M5s).
Così, nessuno è riuscito a raggiungere i 10 voti favorevoli (vista anche l’astensione dei “grillini”) necessari per formare una maggioranza.
La motivazione del M5s è stata data dicendo che, pur condividendo il nostro programma, non possono votare un candidato presidente proveniente da un partito politico.
Hanno chiesto la presidenza della circoscrizione all’unanimità, dicendo di operare democraticamente (come se gli altri non lo facessero!) e di essere super partes (anche se non capisco come possa essere neutrale una forza politica eletta con delle elezioni e che ha preso precise posizioni su alcuni problemi del quartiere).
Comunque credo che siano tutte e tre posizioni politiche legittime, più o meno condivisibili, ma legittime; resta il fatto della mancanza di un consiglio attivo in settima, tutto a scapito dei cittadini.
Sono molto amareggiato e dispiaciuto della cosa, perché avere in mente molte proposte e non riuscire a presentarne neanche una è parecchio frustrante, ma ho la coscienza pulita, perché non ho ceduto a canti delle sirene, sono stato fedele a quello che penso e ho privilegiato il programma a possibile poltroncine.
Mi sento di poter dire la stessa cosa anche degli altri consiglieri PD.
Così, il consiglio comunale approverà la delibera di scioglimento del consiglio della settima e per la prima volta nella storia di Verona verranno indette nuove elezioni per la circoscrizione (la decisione della data delle votazioni spetta al consiglio comunale, lo Statuto la fissa entro tre mesi dallo scioglimento).
Comunque questa esperienza, che intendo fare anche in futuro, mi è stata molto utile.
Infatti parlare con le persone in campagna elettorale (e ovviamente anche dopo!) mi ha arricchito molto; ho capito che con gli slogan magari si possono prendere anche tanti voti ma non si risolvono i problemi e che occorre studiare mappe, convenzioni, atti amministrativi e essere sempre aggiornati per trovare soluzioni idonee ai problemi della circoscrizione.
Quali sono i motivi che ti hanno indotto a sostenere Bersani nelle prossime primarie?
E’ stata una scelta molto complessa, perché qui si sta valutando un possibile presidente del consiglio e non un segretario di partito.
Ecco, dopo aver letto e confrontato le idee dei vari candidati, ho notato di ritrovarmi in molti progetti sostenuti da Bersani.
Ritengo anche che abbiamo tutti bisogno di una persona normale, non ho mai creduto nei super eroi al comando.
Sono fermamente convinto che ci debba essere il rinnovamento di gruppo (infatti se si guardano gli organi nazionali del partito sono stati inseriti molti trentenni e quarantenni) ma credo anche che per fare il presidente del consiglio servano alcune esperienze sul campo e competenze, che nessuno degli altri candidati possiede.
Le conclusioni dell’assemblea nazionale del Pd ti hanno soddisfatto o si poteva fare di più?
Inutile dire che è stato un momento cruciale, perché sono state scelte le regole base delle primarie.
Personalmente sono soddisfatto, non ci sono state rotture e i lavori si sono svolti in maniera abbastanza tranquilla.
Rispetto alle regole, sono d’accordo con l’albo degli elettori, mi pare corretto che voti chi veramente crede nel progetto.
Bersani quali fattori ha utilizzato per conseguire dei risultati unitari nell’assemblea?
Bersani è una persona molto intelligente ed equilibrata. Ha gestito in maniera ottima l’assemblea: da un lato ha fatto ritirare alcuni emendamenti troppo restrittivi, che avrebbero ostacolato la partecipazione, dall’altro è riuscito a individuare (insieme ad altri, ovvio) delle regole che uniscano controllo e partecipazione. Insomma, ha compiuto una sintesi quasi perfetta.
Nell’ultima riunione dell’assemblea nazionale non ha vinto questo o quel candidato, ha vinto il Partito Democratico! Chi può dire di fare una cosa del genere? Le primarie sono uno strumento eccezionale, democratico e partecipativo, nuovo nel panorama politico- culturale italiano.
Proprio perché novità, trovano molte resistenze, sollevano molti problemi, ma quale grande novità non l’ha mai fatto?

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giovedì 13 settembre 2012

Festa dei giovani democratici di Verona

Molte cose nel Partito Democratico stanno cambiando grazie all’impegno dei giovani. I consigli di circoscrizione annoverano molti giovani del Pd che iniziano così ad impegnarsi nell’attività amministrativa, il coordinamento dei circoli del Pd vede impegnati alcuni giovani e Generazione Democratica propone incontri interessanti sulle tematiche  che interessano i giovani.
L’ultimo appuntamento è rappresentato dalla Festa provinciale di Generazione Democratica che si svolgerà sabato 15 settembre, dalle ore 16 in poi, presso il Centro Culturale Tirtha di Pescantina via Tremolé  18/a.
Si discuterà dei seguenti temi:
- ore 16.00-17.30, "Immaginiamo insieme il PD del futuro!"
- ore 18-19.30, "Gioco d'azzardo: quali rischi per la comunità, quali mezzi per contrastarlo".
Interverranno:
Salvatore Adduce, Sindaco di Matera;
Giacomo Possamai, Vice-Segretario Nazionale dei Giovani Democratici;
Pierpaolo Romani, Coordinatore nazionale dell'associazione antimafia Avviso Pubblico;
Dott. Paolo Vanzini e Dott.ssa Manuela Persi, Associazione Self Help per l'autoaiuto contro la dipendenza da gioco d'azzardo.
Alle ore 19,30 è prevista la cena ed alle ore 21,30 festa con musica LIVE dei gruppi Rocken Factory e Endless Harmony!
Considerati i temi e gli ospiti, si ritiene la festa molto interessante ed utile per un confronto democratico.
 

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martedì 28 agosto 2012

Alla scoperta del Sud

Articolo di Serena Capodicasa sull’esperienza “Vie del Sud” dalla Basilicata alla Sicilia
A Luglio mi chiama Domenico Petrolo del dipartimento cultura del PD Nazionale, e mi propone di fare un viaggio con lui, Roberto e Giulia, rispettivamente un reporter dell'Avanti on-line e una ragazza che lavora per il Ministero dell'Istruzione. Questo viaggio ha un obiettivo: scoprire cos'è veramente il Sud, e farlo conoscere all'Italia attraverso la stampa. Domenico mi ha chiamata perché portassi al Nord ciò che avrei visto, dando il mio contributo di amministratrice di un territorio completamente diverso e in cui è presente una forte cultura anti-sud. Con me è venuto Damiano Pagani, veronese doc, psicoterapeuta e formatore aziendale, con l'intento di conoscere un lato dell’“umano", della società, che sicuramente è differente da quello che vediamo a Verona tutti i giorni.
Siamo partiti entrambi il 5 Agosto per raggiungere Giulia e Domenico a Potenza, e nel percorso verso Sud ho fatto tappa in un luogo di cui conservo un meraviglioso ricordo: sono stata accolta di Domenica dal Comune di Matera, dove il sindaco Salvatore Adduce mi ha parlato di com’è nata la delibera che lo scorso anno è stata votata all'unanimità dal Consiglio comunale materano contro il gioco d'azzardo, documento pioniere nei comuni italiani sul tema.
La sera mi sono ritrovata con Damiano, Giulia e Domenico e ci siamo diretti verso Sant'Arcangelo, paesino della Basilicata che ha al suo interno un progetto fondato dal premio Nobel Betty Williams, la "Città della Pace", che ospita persone di diverse nazionalità in asilo politico. Le operatrici che lavorano in questa realtà, giovani che sono andate a studiare fuori dal loro paese per poi però tornarvi, ci hanno spiegato come Sant'Arcangelo reagisce alla presenza di stranieri, con un’accoglienza unica e incredibile.
Abbiamo poi visitato il Parco del Pollino, il più grande parco nazionale italiano, semi sconosciuto ai più: una meraviglia valorizzata da un giovane ragazzo che, dopo aver studiato fuori, è tornato in Basilicata per realizzare il sogno di rilanciare il suo territorio, inventandosi l'installazione di opere d'arte nel parco, che attirassero turisti da tutto il mondo.
Lasciata la Basilicata, siamo andati a Taranto: lì abbiamo visto gli orrori dell'ILVA, abbiamo incontrato gli abitanti di Tamburi, il quartiere che sorge accanto alla mega acciaieria, i quali ci hanno parlato dei loro tumori, ci hanno mostrato le polveri sottili che le donne spazzano via ogni mattina dai terrazzi chiusi, ci hanno spiegato la contraddizione di avere più paura di perdere il lavoro che di morire a causa delle sostanze emesse dall'acciaieria. Nella stessa giornata, frastornati un po' dalle polveri tarantine, un po' dai racconti degli abitanti, ci siamo spostati a qualche chilometro dalla città, dove siamo saliti sulla barca della Jonian Dolphin Conservation, organizzazione portata avanti da Carmelo che tutela i delfini del golfo di Taranto. I delfini? Ebbene si! Abbiamo guardato sconvolti i delfini che saltavano intorno alla nostra barca a pochi chilometri dall'ILVA, delfini che stanno bene in quell'acqua per la particolare conformazione marina del golfo, che arriva a profondità di oltre un chilometro e riesce a mantenere un basso tasso di inquinanti nell’acqua. Ma potrà andare ancora molto avanti la loro presenza in quelle acque a rischio?
Lasciata Taranto, ci siamo diretti a Sibari, in Calabria. Lì abbiamo trovato Benito, un agronomo che ha girato mezzo mondo con il suo lavoro, che ha preso in mano centinaia di ettari di terreno della Curia, su cui fa crescere riso e verdura e frutta di ogni genere. Il riso in Calabria? Proprio così, contro il deserto. Il terreno su cui cresce il riso è una lastra di salgemma scioltasi dalle montagne, e la risaia è l'unico mezzo per evitare che questa porti alla desertificazione di un terreno fruttuoso e meraviglioso. Grazie alla rete nazionale di molte cooperative questo riso e il resto del coltivato portano lavoro e denaro a questo territorio, una parte del quale serve a mantenere l'orfanotrofio del paese.
La sera stessa siamo andati a Reggio Calabria, per raggiungere e conoscere il Banco Alimentare Calabrese, seguito da un gruppo di persone che ha cominciato da un piccolo deposito e ora ha ottenuto interi container del mercato ortofrutticolo del luogo, garantendo sostentamento, seppur tra mille difficoltà date da una regione molto povera e con poca industria alimentare, agli utenti di più di 450 associazioni calabresi che si occupano di poveri.
Il giorno abbiamo allacciato gli scarponi e siamo saliti sull'Aspromonte, con l'associazione Amici dell'Aspromonte, che ci ha accompagnato a vedere magici spettacoli della natura che purtroppo non sono conosciuti, a causa della storia della scarsa promozione fatta di questo massiccio, famigerato luogo dei rapimenti che hanno avviato l'Ndrangheta a divenire una delle più grandi organizzazioni criminali, che ora più che allora è radicata in quel territorio, dove moltissimi consigli comunali sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose.
Scesi dall'Aspromonte e passato lo stretto di Messina, siamo corsi a Palermo, dove abbiamo conosciuto Giacomo e i ragazzi della Torrefazione ITI, azienda confiscata alla mafia che, nonostante le mille minacce arrivate, è stata rimessa in funzione e ora produce uno dei migliori caffè palermitani. Dopo aver bevuto quest’ottimo caffè, siamo andati allo Zen2, quartiere di Palermo inesistente secondo il piano regolatore, fatto di case occupate e di allacciamenti a elettricità e acqua gestiti dalla mafia, dove la micro criminalità non si vede perché è un terreno in cui i soldi sporchi si fanno con delle grandi partite di droga. In questo quartiere fatto di discariche a cielo aperto e futuro molto oscuro, c'è una realtà meravigliosa, portata avanti da Mariangela, ragazza forte e determinata che capeggia un gruppo di donne che con "Laboratorio Zen Insieme" costruisce borse bellissime, fa laboratori di teatro, circo, gestisce il doposcuola per i ragazzi del quartiere, crea cioè, per le donne e per i bambini, un futuro diverso. Da 20 anni.
Damiano ed io siamo tornati a Verona con un’immagine del Sud molto variegata, solo in parte corrispondente allo stereotipo che abbiamo quassù, cioè di un Sud fatto di mafia, di omertà, d’inquinamento e di assenza delle Istituzioni, dello Stato. Noi più di tutto abbiamo visto altro, quel qualcosa che c'è in tanti borghi e realtà delle regioni meridionali, ma che ai nostri media non arriva (o non vogliono farlo arrivare): un Sud fatto di coraggio, di voglia di cambiare, di riscatto e di maniche rimboccate, un sud di ecosostenibilità e di formazione, di lotta e di resistenza. La resistenza contro uno Stato che non c'è e che si cerca, la resistenza contro l'omertà e l'ignoranza. Domenico, il nostro capitano di viaggio, spiega con queste parole i nostri pensieri di fine percorso: "Molte cose sono rimaste come 10 anni fa ma molte altre esperienze, oggi positive e dinamiche, 10 anni fa non c’erano. Ora c’è un diverso coraggio, una diversa consapevolezza, forse perché il momento è più difficile o forse perché abbiamo maggiori strumenti. La battaglia è lunga e difficile, ma noi non ci scoraggiamo, i semi del cambiamento stanno già cominciando a germogliare".

Per maggiori info www.viedelsud.blogspot.it

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mercoledì 25 luglio 2012

Elena Lake, testimonianza di un impegno politico

Elena Lake di anni 25, studentessa presso l’Università degli Studi di Padova in Scienze Politiche con indirizzo in Politica internazionale e Diplomazia e responsabile Partnership Italia di un’azienda internazionale che si occupa di campagne ambientali, è stata la prima eletta per il Consiglio di Circoscrizione della Prima Circoscrizione di Verona.  
Elena è nata e cresciuta a Verona ed afferma nel suo blog “Sono metà americana, metà italiana, e ho avuto la fortuna di poter vivere un anno in California dai miei parenti, un anno in Germania grazie alla borsa Erasmus, nove mesi a Parigi dopo la laurea triennale in Scienze Politiche e sei mesi a Bruxelles, per uno stage nell’ufficio dell’eurodeputato Paolo De Castro, che è anche Presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale in Parlamento Europeo, e grazie al quale mi sono avvicinata all’attività politica. Grazie a queste esperienze, ho potuto capire come funziona la politica “giusta”.
Ho pensato di intervistare Elena perché è una giovane donna che entra in politica per rappresentare una visione di cambiamento in una città provinciale molto legata agli equilibri esistenti.
Quali sono le motivazioni che l’hanno indotta a candidarsi nel PD di Verona in un momento caratterizzato dall’antipolitica?
L’idea di impegnarmi in politica mi seduceva da parecchio tempo, dal momento che penso di essere portata a lavorare sulle questioni pubbliche piuttosto che sui problemi privati e più ispirata a cercare di migliorare le condizioni di vita della società nel suo complesso piuttosto che quelle dei singoli settori. Sicuramente il momento storico ha dato una spinta determinante a me come a tanti miei coetanei in direzione di questa scelta. Questo momento è sembrato sicuramente il più favorevole per un giovane che vuole cominciare ad occuparsi di politica, dal momento che si percepisce un forte bisogno di idee nuove, di volti nuovi, di nuovi modi di comunicare, anche nella politica locale.
La scelta del PD è stata per me la scelta più ovvia dal momento che ne condivido i valori che stanno alla base del Partito Democratico: l’etica, il pluralismo, la dialettica. Mi piace la voglia che i militanti dimostrano, nonostante alcune scelte non condivisibili dei vertici, di migliorarsi sempre, di fare autocritica, con un occhio che guarda al suo interno e un altro che crede veramente nelle possibilità e nelle risorse del nostro Paese.
Qual’è la politica “giusta” che lei intende perseguire?
Il mio modello in questo senso è sicuramente l’eurodeputato Paolo De Castro, presso cui ho fatto lo stage in Parlamento Europeo, un grande esperto di politiche agricole e comunitarie, un europeista ed un politico onesto, attento e lungimirante. Sicuramente il mio modello di politica “giusta” è una politica imparziale, dove tutti i segmenti della società riescono ad esercitare lo stesso grado di influenza sulla persona che deve prendere le decisioni. Una politica in cui questa persona prende le decisioni e le prenda nel rispetto delle opinioni di tutti e nell’interesse generale. Inoltre apprezzo la politica efficace ed effettiva, nella quale i toni siano smorzati e si privilegi la cooperazione, la razionalità e la realizzazione dei progetti alla retorica, all’ideologia e alla demagogia.
Quali sono i problemi più urgenti da affrontare nella prima circoscrizione?   
Nella Prima Circoscrizione i problemi più gravi sono legati al traffico: la zona ZTL dovrebbe, a mio parere, permettere l’ingresso esclusivamente ai residenti e ai commercianti, per privilegiare la vivibilità del Centro Storico. La viabilità di Veronetta deve essere rivista: non è possibile che una zona così ricca dal punto di vista storico-architettonico sia così aperta al traffico ed inquinata. Si deve incentivare l’uso della bicicletta rispetto all’auto. Inoltre è importante cercare di collegare con il centro storico e rendere più attraenti ed accessibili le zone di Veronetta e di San Zeno per i turisti: a Verona c’è molto da vedere e bisogna creare le possibilità per questi quartieri per potersi esprimere.
La campagna elettorale rimane un evento ricco di esperienze umane. Può raccontare le interazioni, le attese e le emozioni nel rapporto gli elettori?   
La campagna elettorale è stato un momento molto intenso, dove ho concentrato tutti gli sforzi per riuscire a raggiungere più cittadini possibile. E’ stata particolarmente interessante perché ho lavorato in un gruppo di giovani candidati nelle circoscrizioni. Ognuno di noi aveva la possibilità di apportare nuove idee e la condivisione di progetti aumentava le nostre possibilità di successo. La campagna elettorale è stata quindi molto divertente e piacevole: siamo diventati un po’ una famiglia, dal momento che per un mese e mezzo ci vedevamo quasi tutti i giorni per riunioni e feste ed altre iniziative.
La mia campagna elettorale è stata un misto di tradizione ed innovazione. Come fanno sempre i candidati, sono passata a visitare molte famiglie che conosco: ho espresso il mio punto di vista sull’amministrazione Tosi, sul candidato sindaco del Partito Democratico, i valori che stavano alla base della mia candidatura e i progetti che avevo in programma. Ho deciso di sostenere la mia candidatura sul web, con un blog ed un profilo twitter con il quale sono riuscita ad avere una newsletter di elettori che tuttora, grazie al web, restano sempre aggiornati sulle mie attività. Questa “strategia” si è rivelata vincente e mi ha permesso di diventare Consigliere di Circoscrizione.
Abbiamo esempi di città come Seattle, Austin, Barcellona, Bilbao, Glasgow, Edimburgo, Denver, Pittsburgh, Lille, Toronto e Berlino hanno adottato strategie e politiche di sviluppo con successo. Al contrario Verona è considerata ancora una città provinciale nonostante l’offerta culturale. Quali sono le cause del mancato sviluppo di Verona?
Per emanciparsi da una visione di Verona come città statica e provinciale bisogna puntare al massimo, partendo dalle capacità di attrazione di Verona e provincia e dalla sua posizione centrale nel Nord Italia. Fino ad oggi, Verona non è ancora per tutti i gusti. La differenza principale tra le città più europee, internazionali ed all’avanguardia è, a mio parere, nella diversificazione e nell’offerta di attività per il tempo libero: a Verona si cerca ancora di attirare un certo target di turisti, i giovani si trasferiscono o invecchiano precocemente. L’evoluzione di una città passa anche dalla sua apertura alle esperienze multi-culturali come i ristoranti etnici e per la cucina internazionale; avremmo bisogno di locali che organizzino serate di ogni tipo, concerti di musica alternativa, spettacoli, incontri letterari, atelier, mostre, eventi che richiamano artisti di strada o ancora poco conosciuti, festival con musica di vario genere che attiri le nuove generazioni e riesca a svecchiare un po’ e a rendere la nostra città sempre più attraente per italiani e stranieri e prolifica dal punto di vista culturale. La Verona che vorrei è un mix di tradizione ed avanguardia: le premesse ci sono, ma ci vorrà ancora un po’ di tempo.
Quali sono le specificità di una giovane donna da mettere al servizio della politica e di Verona?
Sicuramente essendo ancora piuttosto giovane riesco ad interessarmi in modo particolare e ad impegnarmi con determinazione per lo sviluppo delle politiche giovanili, per l’aumento della domanda di lavoro e per la diversificazione degli eventi culturali. Come donna riesco probabilmente a capire meglio, essendo personalmente coinvolta, le problematiche di quel 50 % della popolazione che ancora oggi ha difficoltà a far comprendere il concetto di pari opportunità. La questione è sempre la stessa: la difficoltà a conciliare gli impegni lavorativi e familiari, e la tendenza di noi donne, quando siamo poste di fronte a questo dilemma, è quella di optare per la famiglia oppure arrancare facendosi aiutare dai parenti. Ci vuole molta organizzazione da parte nostra, comprensione da parte anche dell’aziende, e tutto questo potrebbe essere favorito, naturalmente, da politiche comunali che facciano coincidere gli orari degli asili e delle scuole con quelli di lavoro.
Considerato il contesto economico e sociale, come immagina il suo futuro e quali sono i desideri che intende realizzare?
Certamente in questo periodo di crisi i dubbi sul mio futuro sono tanti. La disoccupazione giovanile o lo sfruttamento degli stage sottopagati impedisce a me ed ai miei coetanei di fare programmi a lungo termine. Ci vorranno almeno dieci anni per poter uscire da questa crisi, che ha “fregato” un’ intera generazione e i cui responsabili sono rimasti impuniti.
Ma cerco di essere ottimista; credo nell’Italia e nelle sue possibilità di ripresa. Mi piacerebbe, una volta finiti gli studi, cominciare un dottorato di ricerca sempre sulle questioni di politica internazionale. Voglio continuare ad impegnarmi in politica, credo che sia la strada giusta, e spero di poter continuare a lavorare nel settore dell’ecologia. E magari un giorno sposarmi, avere dei figli e vivere, spero, a Verona.

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venerdì 22 giugno 2012

Creatività al circolo Pd di Pontecagnano

Da una panchina di Pontecagnano nel salernitano due ragazzi, Roberta D'Amico e Roberto Brusa, guardano la cinepresa e raccontano come attraverso l'ironia e sketch che sembrano happening d'arte stiano smuovendo le coscienze della loro cittadina: siccome sta diventando un dormitorio e hanno chiuso i quattro cinema, con gli amici si sono inventati una finta partita di pallavolo tra i calcinacci del palasport in costruzione da anni oppure una «prima visione» davanti al bandone serrato di una sala - come fossero a un drive-in - confortati dai popcorn.
Fotografano le loro azioni, le mettono in rete e Pontecagnano ride e pensa che qualcosa lì non va. Raccontata la scena non diverte come vederla: è uno degli otto capitoli di un docu-film nato e concepito negli uffici del Pd nazionale, “Democratici. Un altro film”, per far conoscere chi forma la base del partito, chi costituisce la forza collettiva degli iscritti nelle cittadine, nella campagne, dal sud al nord fino agli italiani in Lussemburgo. Pubblicato su l’Unità 


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venerdì 20 novembre 2009

Repubblica degli stagisti a Verona

Incontro pubblico organizzato dai giovani del Partito Democratico

Repubblica degli stagisti: Servizi e tutele per i giovani che entrano nel mondo del lavoro

Mercoledi 25 Novembre 2009 alle ore 18,30
Sala riunioni del Partito Democratico, Piazza Cittadella, 22 Verona


Coordina:
Federico Benini, coordinatore comunale Generazione Democratica

Intervengono:
Eleonora Voltolina, giornalista e fondatrice di Repubblica degli stagisti
Antonino Leone
, fondatore di Cambiamento nelle organizzazioni

All’incontro interverrà Giandomenico Allegri, coordinatore provinciale del Partito Democratico di Verona

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martedì 16 giugno 2009

Nadia Lazzaro: emozioni e ragione

Carissimi amici di rete, ieri ho provato ad immaginare cosa vorrei da chi amministra la mia città, la mia regione, la nazione in cui vivo. La risposta è stata questa: indipendentemente dallo schieramento politico vorrei che decisioni, piani, programmi, tutto insomma, provenisse da uno studio serio dei problemi concreti che si affrontano, vorrei che non ci fosse improvvisazione ma dedizione, non fosse altro perché il bene comune, appunto perché “comune” è anche, egoisticamente parlando, il bene di ciascuno di noi singoli.
Aggiungo un'altra cosa: mi piacerebbe far parte di una comunità dove la maggioranza delle persone riescano a dedicare anche una piccola quota del loro tempo a riflettere sulle notizie da cui vengono quotidianamente bombardati, per cercare di capire cosa può essere utile selezionare ed approfondire per prendere delle decisioni, come il voto, che riguardano tutta la collettività. A mio avviso, questo è un elemento irrinunciabile per costruire un sistema democratico che possa definirsi sufficientemente tale, infatti se noi cittadini non disponiamo di una gamma abbastanza varia, nutrita e non superficiale di informazioni su fatti e situazioni come possiamo decidere, o meglio, sulla base di cosa diamo la nostra adesione? Sono convinta che miscele variabili di emozioni e ragione agiscono in ogni scelta umana, però se la scelta è “consapevole” vuol dire che sappiamo qual è il peso avuto dalle emozioni, quale quello della ragione e che ci sta bene così. È importante capire quanto giocano le paure, le speranze, i valori, i calcoli di convenienza, ecc. nei nostri giudizi quotidiani, non vedo altra strada per smettere di “recitare” la parte solo apparentemente comoda , in realtà molto deresponsabilizzante ed avvelenata, di “sudditi” ed “essere” finalmente cittadini. Sarei davvero contenta se ciascuno di voi volesse intervenire esprimendo la sua opinione su cosa si aspetta da coloro ai quali dà il voto, dai nostri amministratori e anche su cosa potremmo fare noi tutti per far ascoltare la nostra voce.
Sperando di non avervi tediato troppo (forse un pochino sì, acciderboli!), mando a tutti un abbraccio forte, forte.
Nadia Lazzaro

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venerdì 12 giugno 2009

Appello al Partito Democratico

Ognuno di noi avverte nel profondo di sé cosa occorre, pochissimi, però, credono sia possibile attuarlo. Ed è da qui, a mio parere, che bisogna ricominciare. Io appartengo ad una delle ultime generazioni e sono stanca di sentire continue analisi socio-psicologiche sulla superficialità dei giovani.
Qui il resto del post Sono stanca di questo mondo che ti rilega a definizioni generiche, generalizzando. Sono stanca di quegli “adulti” che prima ti negano qualsiasi possibilità d'azione “perché il mondo è duro, perché bisogna essere realisti, perché un giorno te ne accorgerai” e poi ti additano come persona “vuota”, “individualista”, “antisociale”. Io faccio parte di questo gruppo di ragazzi e ragazze e so per certo, vivendo in mezzo a loro, che molti di essi sono pieni di risorse. Non è vero che la tv di Berlusconi ha reso completamente sterili le nuove generazioni, non è vero che le persone che stanno ore a cliccare su internet non sono in grado di instaurare relazioni e, soprattutto, non è vero che esiste un solo modello di coscienza politica, di cui, al giorno d'oggi, siamo assolutamente privi. Le difficoltà relative alla nostra incapacità di esprimere quello che conserviamo dentro derivano dall'assenza totale di spunti, di alternative, di fiducia. Mi rivolgo agli “adulti” e chiedo loro di smetterla di studiarci, di riporre in noi le loro disillusioni, chiedo loro di tenderci la mano con la consapevolezza che siamo più di quello che si dice di noi, che, solo se qualcuno riporrà nella nostra presenza politica convinzione e stima, riusciremo a tirar fuori il nostro essere. Non ci servono persone che ci dicano che migliorare la qualità della vita è impossibile. Non ci servono dissacranti realismi. Ci occorre appoggio e fede. Volete davvero che le istituzioni subiscano una riforma? Volete davvero che il fenomeno di Debora Serrachiani non lasci il tempo che ha trovato? Allora dovete ripartire da noi. Dovete aiutarci ad organizzare, a diffondere, a recuperare fiducia nella politica, che troppo spesso confondete e confondiamo col potere. Dovete riempire le parole vuote: ciò significa non limitarsi ad attaccare sui muri manifesti con gente che tira a sé il futuro e spinge fuori la povertà. Dovete dirci che cos'è il futuro, che cos'è la povertà. Dovete spiegarci i valori di futuro e povertà. Bisogna recuperarli questi valori, bisogna fare in modi che essi ritornino a pungere l'animo umano. E non parlo di riesumare ideologie passate e divinizzarle, non parlo di dar voce ad un nuovo '68, ma di riconoscerci la forza vitale che riuscirà a costruire nuovi spazi, nuovi perché, nuovi obiettivi. Dateci la possibilità di fare e vi stupiremo. Aiutateci a credere in noi stessi e nel futuro e ci impegneremo insieme a voi. Ve lo prometto.
Silvia Dellino - Verona

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domenica 22 febbraio 2009

Impegnarsi nel territorio

I giovani del Partito Democratico di Verona non rimangono fermi continuano ad impegnarsi nel territorio con maggiore vigore e impegno ritenendo che le dimissioni di Walter Veltroni e la elezione Dario Franceschini a Segretario del Partito Democratico rappresentano un appello a lavorare, impegnarsi di più per il bene del paese e del PD.
Si riporta il comunicato del Coordinatore Comunale, Federico Benini, sugli avvenimenti che interessano i giovani di Verona.
“Ieri si è svolto il primo incontro tra i coordinatori delle otto circoscrizioni dei giovani democratici di Verona.
E’ stata dettata la linea politica di generazione democratica che nei prossimi mesi verrà attuata nel comune e sarà il nucleo di un progetto forte e concreto.
Tre sono i punti che i giovani della città vogliono promuovere: ambiente, cultura, sociale. Questi tre cardini costituiscono il seme di ciò che i giovani pensano di Verona: una città più verde e pulita, una città che promuove le bellezze storiche e artistiche che le sono unicamente state donate, ma contemporaneamente una città attenta ai più deboli e a coloro che necessitano di essere aiutati.
Questo trinomio è per i giovani democratici Verona e da qui partirà il nostro progetto.
Entrando nel merito, sono stati individuati dei problemi che i giovani democratici hanno intenzione di occuparsi in tempi molto rapidi.
- Caserma Passalacqua: i giovani democratici dicono no al progetto approvato dall’amministrazione comunale. Vengono triplicati gli alloggi e lo spazio che doveva essere destinato al “campus universitario” viene inesorabilmente a mancare.
- Nuovo Corso Milano: i giovani democratici si rifiutano di sostenere il nuovo progetto approvato, che trasforma una strada di quartiere in “un’autostrada”. Noi siamo convinti che il problema di corso Milano non si risolva incrementando il traffico e il congestionamento nella via più inquinata d’Italia, ma attuando un progetto di smaltimento di traffico verso le vie parallele quali via S. Marco, la tangenziale e Borgo Nuovo e investendo in corso Milano come una strada a due corsie con relativi alberi e piste ciclabili.
- Scritte sui muri: il comune ha approvato un provvedimento che prevede di sanzionare chi imbratta e scrive sui muri della città. Ebbene noi abbiamo già scattato delle foto che porteremo al sindaco e dimostrano chi in realtà ama fare questa tipologia di arte muraria (ma se pensate solo a una scritta politica in prossimità dei cavalcavia, chi vi viene in mente?)
- Progetto cineforum: i giovani della città stanno portando avanti un’iniziativa culturale che abbia come obiettivo di sensibilizzare i ragazzi al mondo del cinema. Inoltre si propone di analizzare il bilancio comunale, che attualmente prevede un taglio dell’oltre il 60% sul festival del cinema “schermi d’amore”. Verona, se si continua di questo passo, rischia la deriva culturale, con danni inimmaginabili sul turismo e quindi sulla nostra economia. La cultura è un investimento non un fardello.
- Si propongono delle feste/incontri in data 1 maggio e 2 giugno come momenti in cui i giovani democratici possano, in un’atmosfera di festa, riflettere sul tema del lavoro e sui valori costituzionali, invitando ospiti e associazioni che da sempre si sono occupate di volontariato sul tessuto cittadino.”

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martedì 20 gennaio 2009

Intervista a Michele Fiorillo

a cura di Francesca Nicastro
«Un luogo di riflessione e dialogo con i cittadini, un laboratorio di cultura politica per analizzare la società veneta e avanzare proposte di cambiamento». Michele Fiorillo, curatore assieme a Paolo Giacon de Il Pensiero Democratico (il cui progetto grafico è stato affidato a Francesco Frapporti), spiega così il senso dell’ambiziosa iniziativa editoriale del PD veneto: una rivista-laboratorio per far crescere e diffondere la visione democratica nella nostra regione. Il numero zero, che sarà dato alle stampe nei prossimi giorni, è già disponibile on-line sul sito www.partitodemocraticoveneto.org (cliccare sul banner nella colonna di sinistra).
Fiorillo, cosa si propone di essere Il Pensiero Democratico?
La rivista dei Democratici veneti intesi come il blocco sociale che crede nelle possibilità di trasformazione positiva della società veneta. Non vuole essere una rivista di partito. Vi scriveranno non tanto personalità del mondo politico, quanto esperti nei vari campi della scienza dalla politologia alla giurisprudenza, dalla sociologia alle filosofia, a partire dai docenti universitari.Ma vi contribuiranno anche professionisti, giornalisti, letterati e uomini di cultura, intellettuali, esponenti dell’associazionismo e del sindacato, e più in generale quei cittadini che vogliano mettere in campo idee creative e proposte approfondite.
Dunque si tratta di un vero e proprio laboratorio di cultura riformista?
Esatto. L’abbiamo immaginata come un centro studi e ricerche dei Democratici veneti che fornisca le strutture analitiche e le proposte per il cambiamento del Veneto. Un laboratorio intergenerazionale, dove a fianco dei contributi di persone autorevoli ed esperte ci saranno le riflessioni di giovani studiosi, di giovani ricercatori.
Come è articolata la rivista?
Ogni numero si aprirà con la sezione “Cultura democratica”, a cui seguirà la parte dedicata al “Veneto che verrà” e la sezione “Strumenti”, con le recensioni di libri da parte di giovani democratici.
Quali sono i temi del numero zero?
L’intervento del segretario Paolo Giaretta delinea nel trinomio mercato, eguaglianza e democrazia lo spirito della pratica della cultura democratica. Quindi ognuno di questi concetti vengono “esplosi” nelle relazioni degli esperti. Emilio Viafora, segretario della Cgil veneta, e Franca Porto, segretaria della Cisl, affrontano le questioni legate al mercato, alla produzione e al lavoro; Amedeo Levorato e Felice Casson si cimentano sul tema dell’eguaglianza, il primo affrontando la questione della povertà, il secondo dell’immigrazione; sulla democrazia c’è il mio intervento “Democratizzare la democrazia”. Offrono una riflessione sull’identità del PD Giorgio Tonini e Umberto Curi, quest’ultimo con un intervento critico che denuncia in questa fase insufficienze e mancanze.
Perché in copertina avete messo gli occhi di Barak Obama e la parola hope, speranza?
Perché Barak Obama incarna la speranza del cambiamento, una speranza che guida noi curatori della rivista e tutte le persone che afferiscono alla cultura democratica e riformista.
A chi si rivolge Il Pensiero Democratico?
È una rivista di approfondimento, per certi versi un po’ostica perché richiede pazienza di lettura, ma che ha uno sguardo e un pensiero lungo e complesso. Non si possono dare risposte semplici a problemi complessi, anche se la destra vuole farci credere questo. Si rivolge potenzialmente a tutti i cittadini, in particolare a quelli che si riconoscono nel campo progressista, ma è strumento per aprire un dialogo anche con chi non la pensa come noi.
Dove si potrà trovare?
Nel sedi del partito e sul sito internet del Partito Democratico Veneto. Stiamo pensando anche di fare delle presentazioni nelle librerie e ad altre forme di diffusione.
Una curiosità: perché l’avete battezzata Il Pensiero Democratico?
Perché crediamo che esista una visione democratica della società che ha percorso l’intera storia dell’uomo, visione che poggia su un’idea progressiva di libertà, di società aperta, plurale e di cittadini attivi, pienamente sovrani. Questa visione si contrappone a quella gerarchica e statica della società sottesa alla cultura della destra. La cultura democratica crede nella possibilità di emancipare l’uomo nella società a partire dagli individui e insieme dalla comunità.
Abbiamo deciso di usare il singolare e non il plurale – Il Pensiero Democratico e non Pensieri Democratici - per cercare di strutturare una visione comune a partire dal confronto ma anche dallo “scontro dialettico”.
La rivista è punteggiata da “glosse”, a margine degli articoli, di cosa si tratta?
Sono le “pillole democratiche” che contengono i pensieri di grandi pensatori e classici del pensiero filosofico-politico (ed economico) che proponiamo in particolare ai giovani lettori come “canone” del pensiero democratico.

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sabato 17 gennaio 2009

Elisa Cavazza su Il Pensiero Democratico

Elisa Cavazza, coordinatore dei giovani del Partito Democratico di Verona, ha presentato sul primo numero della rivista “Il pensiero Democratico” il libro di Massimo Livi Bacci (demografo Università di Firenze, senatore del Partito Democratico) “Avanti giovani alla riscossa”, Il Mulino 2008. La presentazione di Elisa propone una lettura molto interessante dei giovani e del libro di Livi Bacci che merita di essere diffusa ulteriormente.
“Un saggio scientifico, preciso, aggiornato, e persino scorrevole. Livi Bacci parte da una domanda urgente, nella sua semplicità: chi sono i giovani, e qual è l’incidenza del loro operare nella società di oggi? Il quadro delineato offre una risposta davvero completa, talvolta impietosa, ricca di dati oggettivi, sociologia, confronti storici e geografici sulla condizione giovanile in Italia. Ed è un po’ come leggere finalmente in chiaro, nero su bianco, quel che serpeggia nel sentire comune, quel che si nasconde sotto le ansie di un’intera generazione, quel che ogni tanto la politica (quella buona) tenta di denunciare senza, con questo, smuovere un granché. È la “sindrome del ritardo”, che attanaglia vite individuali e sviluppo socioeconomico.
Il fitto intreccio di problematiche, sociali e individuali, si dipana velocemente attraverso l’analisi di pochi indicatori fondamentali: si parla di eccessiva lunghezza dei processi formativi, di età sempre più elevata all’abbandono della casa parentale, di ritardo all’ingresso nel mondo del lavoro, di ritardo nella vita di coppia, fino alla dilazione delle decisioni riproduttive. E le conseguenze sono complessivamente rovinose. Certo, non mancano alcuni indicatori positivi: rispetto al secolo ‘900 i giovani d’oggi stanno meglio in termini di salute e consumi, sono più istruiti, hanno maggiori opportunità di esplorare il sé e di cercare la propria realizzazione, rimandando ogni decisione definitiva che non sia stata pienamente desiderata.
Anche merito dell’aumento delle cure, delle attenzioni e delle opportunità per i figli, rispetto all’investimento dedicato in media dai genitori fino agli anni 80. La società bloccata e immobile che ne esce, però, concede sempre meno prerogative fondamentali ai giovani. “Stanno meglio ma contano meno”. Contano meno, ad esempio, nella distribuzione del reddito. Perché i giovani guadagnano 2,8 volte in meno rispetto alla fascia 50-60 anni: il divario più ampio d’Europa. Perché subiscono il rallentamento dei “salari d’ingresso”, per poi trovarsi stabilizzati in carriere poco dinamiche che non permettono di recuperare. Perché in Italia, più che altrove, la relazione
tra retribuzione e titolo di studio salta per milioni di ragazzi sottoccupati.
Contano meno perché il sistema formativo rallentato produce conoscenze obsolete, con gravi costi per gli individui e per la collettività. Contano meno perché a cascata si rallenta il passaggio alla vita adulta e all’autonomia.
Così accade che il potenziale d’innovazione complessivo della popolazione si riduca in basso (nella fascia d’età fino ai 35 anni) senza aumentare in alto (oltre i 55 anni). Nella vita professionale si diffonde il sospetto che “chi è dentro non abbia proprio alcuna voglia di fare spazio a chi è fuori”. La lunga dipendenza dai genitori, nella casa parentale, influenza la formazione culturale e limita le esperienze autonome, spesso portando le giovani coppie a riprodurre le ineguaglianze sessuali e sociali delle generazioni precedenti.
Scompare il futuro, diminuiscono le nascite (1950: 63 genitori ogni 100 figli; 2010: previsti 146 ogni 100) e di conseguenza le risorse per una società vitale, che per il momento trova la sua salvezza nella popolazione immigrata.
Accade che il benessere si traduca in sfiducia e apatia. Che l’astensionismo elettorale sia in continuo aumento, che la disinformazione e il disimpegno vadano di pari passo con la perdita di peso politico dei soggetti giovani.
Basti pensare che l’età media degli eletti alla Camera dei Deputati nel 1948era di 46 anni, nel 2006, invece, di 52. Un anno ogni decennio, acquista il Parlamento. E le cause vanno ben al di là dell’allungamento medio del ciclo vitale!
Ma il danno più grave si ha nel campo del sapere e dell’innovazione, dove si combinano sindrome del ritardo e politiche dissennate per l’istruzione, minando così nel profondo le basi per lo sviluppo.
Snocciola dati, Livi Bacci, incrocia fattori eterogenei. Mette in luce rapporti di causa-effetto tra gli elementi della crisi giovanile. Denuncia responsabilità a tutti i livelli del sistema sociale, culturale e politico. Con grande onestà intellettuale propone interpretazioni e relazioni non banali, smentisce
falsi miti. Senza ideologie, evitando accuratamente la sovrapposizione di pregiudizi culturali, l’autore racconta i meccanismi bloccati della società italiana.
Non lascia certo indifferenti riscontrare nei dati di una ricerca scientificamente impeccabile tutti i motivi dell’urgenza di una riscossa giovanile. “Poiché i giovani sono pochi, logica vorrebbe che su di loro si investisse molto, assegnandogli maggiori responsabilità e funzioni di rilievo”. Chiaro. Forse non ancora a sufficienza.
La crudezza dei dati si offre allora come bagaglio fondamentale, da un lato per realizzare la concretezza dei problemi, che sono strutturali, di una società intera; dall’altro per capire da dove partire, da dove ripensare i giovani, da dove inventare questa riscossa. L’autore ci fornisce qualche suggerimento.
Sono tre le vie necessarie, nessuna sufficiente, se priva delle altre due. In primo luogo la via di un cambiamento politico: una classe politica, una leadership che sappia motivare scelte individuali valorizzando il rischio e l’autonomia. Poi un cambiamento normativo: imporre quote, aumentare le
risorse per le finalità di affermazione giovanile, cambiare le leggi, le regole di partecipazione, eliminare gli ostacoli che limitano l’ascesa sociale dei giovani. Infine la terza via: un processo d’incentivi all’autonomia giovanile, attraverso interventi di lungo periodo sui meccanismi d’immobilità sociale.
La prima tappa obbligata è l’investimento sugli adolescenti, in termini prevalentemente formativi. Risalire la classifica dei paesi dell’Osce, che relega i quindicenni italiani al terz’ultimo posto in fatto di competenze scientifiche. Allo stesso tempo l’investimento formativo va coordinato con politiche di integrazione dei giovani stranieri immigrati, che dal 2010 costituiranno plausibilmente quasi il 20% della risorsa giovanile italiana.
Ma è la condizione femminile una delle chiavi fondamentali. La sfida più grande: far quadrare il cerchio per aumentare la natalità e allo stesso tempo la presenza femminile sul mercato del lavoro. Impossibile? L’Europa dimostra il contrario, l’Italia impari. Francia e Scandinavia investono risorse pari a 2 punti del PIL, a questo scopo.
Tutti gli interventi per rovesciare la condizione giovanile italiana sono difficili, ma necessari. Tutti comportano risorse ingenti, grandi investimenti, rischio e lungimiranza. Migliorare l’efficienza della formazione terziaria (università) costa, non riduce le spese. Si possono trarre diverse lezioni da questa ricca (povera!) fotografia italiana. Di certo l’analisi proposta da Livi Bacci non nasconde la pesante responsabilità di politiche miopi susseguitesi negli anni. E così si riscopre che c’è bisogno di politica, di buona politica, di politica fatta dai giovani. A monte e a valle. Non è vuoto giovanilismo, è riprendersi il futuro. È farsi sentire come soggetti attivi, tornare protagonisti della società presente e a venire.
Si tratta di non autocensurarsi, non rassegnarsi a rimanere periferici e passivi. Si tratta di dimostrare che la politica può e deve urgentemente tornare a fare la differenza, in meglio, nella vita reale dei cittadini. Per i giovani italiani, e per l’Italia tutta.”
Elisa Cavazza

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domenica 16 novembre 2008

I giovani del PD crescono

Nella giornata di ieri si sono svolti due riunioni importanti per i giovani del Partito Democratico:
- Primo incontro con i giovani del comune di Verona; - Confronto con i candidati alle primarie Dario Marini e Fausto Raciti.
L’incontro dei giovani di generazione democratica del comune di Verona è stato caratterizzato da una buona partecipazione, avvalorata soprattutto dalla presenza di molti giovani che non erano mai apparsi in politica.
“Per essere maggiormente incisivi sul territorio, ha affermato Federico Benini coordinatore per Verona, abbiamo scelto di individuare dei referenti per le 8 circoscrizioni del comune. Questi avranno l’onere e l’onore di organizzare incontri tra i giovani della medesima realtà territoriale per sensibilizzarli ai problemi concreti del territorio di competenza. Tutto questo non è ovviamente sufficiente, poiché i giovani devono iniziare ad entrare nel cuore delle istituzioni cittadine per comprendere nello specifico i meccanismi di democrazia. Si è così deciso, in accordo con i coordinatori dei vari circoli, di attuare questo progetto: cercare le commissioni circoscrizionali libere o “frequentate” poco dai vari commissari, per provvedere ad un inserimento in queste, di giovani interessati concretamente a migliorare la propria zona con idee innovative, spesso difficili da trovare in uomini di età più avanzata.”
“Oggi è stato proposto, conclude Federico Benini, a generazione democratica il progetto, che ha riscosso l’interesse di tutti i presenti. Data la responsabilità e l’’impegno, solo alcuni giovani hanno dato la loro disponibilità nelle commissioni di competenza, prendendo l’incarico con serietà ed accortezza. Questo è il primo passo per creare una rete di informazione e di comunicazione che esuli dal gruppo di generazione democratica e faccia breccia in tutti i giovani della città. Per fare questo bisogna “osare”, ma se questo non fosse stato fatto negli Stati Uniti, chi sarebbe ora il nuovo presidente?”
Il confronto con i candidati alle primarie è stato coordinato da Michelangelo Signori, il quale ha posto delle domande concordate con i giovani veronesi. I temi affrontati hanno riguardato i rapporti con il Partito Democratico, la struttura organizzativa giovanile ed i diritti civili.
Raciti ha sottolineato la duplice funzione del movimento: “stimolare il partito e creare le condizioni per raggiungere i cittadini che il PD non è riuscito a raggiungere” e “coprire la penisola ed essere presenti nei luoghi dove si esprimono i problemi”. Per Marini occorre realizzare “una piramide rovesciata affinché il territorio con i suoi problemi e la sua autonomia possa contare ed incidere nelle scelte nazionali e dedicare molto spazio alla formazione politica permanente.”
Jan Carlzon, manager di una compagnia aerea, nel suo famoso libro, La piramide rovesciata, ha raccontato l’esperienza condotta sovvertendo le basi tradizionali della gerarchia aziendale e ridisegnando l’azienda del futuro: maggiore partecipazione alla vita aziendale, attenzione alle esigenze del cliente, ruoli dei quadri intermedi e rapporti con i sindacati.
Anche i partiti sono una organizzazione che va gestita con i cambiamenti che si presentano nel terzo millennio. Pertanto, il PD del Veneto deve contribuire affinché la struttura centralizzata si trasformi in una struttura partecipata con autonomia decisionale anche nella scelta delle priorità del territorio e dei quadri dirigenti.
Per quanto riguarda i diritti civili mi ha sorpreso la certezza e la fermezza di Raciti nel delineare le proprie posizioni favorevoli ad ogni novità. Mi sembrava di avere di fronte l’assente Giulia Innocenzi di provenienza radicale. Non è stato tenuto conto che il PD è un partito plurale con la presenza di cattolici che come Rosi Bindi hanno mediato per risolvere il problema delle coppie di fatto. Per Marini “i giovani devono stabilire le priorità senza affrontare le classiche battaglie politiche del passato e impegnarsi con coraggio sui veri problemi dei giovani che incidono nella costruzione del loro futuro."
Per quanto riguarda l'autonomia mi permetto di consigliare la lettura di "Senza Leader" di Ori Brafman e Rod A. Beckstrom, Etas 2007.
I grandi assenti sono stati: l’economia, il Nord, il Sud e la scuola. Peccato, ci sarà un’altra occasione più propizia per i redditi bassi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati.
Dario e Fausto sono due persone diverse: il primo si è formato ed impegnato nell’Ulivo e nel Partito Democratico; il secondo proviene dai DS ed è stato responsabile del movimento giovanile. Ritengo che per costruire il futuro del PD occorrono nuove esperienze e non adattamenti continui da un sistema ad un altro.

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venerdì 31 ottobre 2008

Intervista a Dario Marini

Dario Marini, candidato alla segreteria Nazionale dei giovani del Partito Democratico, risponde alle domande di due giovani di Generazione Democratica di Verona. Le due persone che lo intervistano sono Francesco Magagnino, ingegnere elettronico e dipendente di Deloitte, e Federico Benini, studente universitario.
Francesco Magagnino. Come può l'associazione giovanile del PD contribuire concretamente a rinnovare la politica del partito in se stessa e nelle sue modalità operative di coinvolgimento sia verso l'interno che verso l'esterno?
Dario Marini. Stiamo costruendo una giovanile del tutto nuova, il nostro motto deve essere Outside of the box, il nostro obbiettivo rappresentare i giovani italiani. Una giovanile che vive nella società, sperimenta linguaggi nuovi e nuove forme aggregative. Alcuni esempi: Social Network…
Francesco Magagnino. Nel caso fossi eletto riterrai ancora opportuno procedere nel costante formalismo strutturato seguito fino ad ora nell'organizzazione dei partiti di centro sinistra e dalle loro giovanili? O contrariamente riterrai opportuno e fattibile forzare i dogmi fin qui seguiti per trovare nuove forme aggregative di fare politica?
Dario Marini. Il Partito Democratico nasce per riformare la politica e per costruire un progetto a lungo termine. Rinnovamento e riformismo erano le parole d’ordine di Walter Veltroni nel discorso del Lingotto.
Il rapporto con il partito non è in discussione, l’organizzazione giovanile è prevista dal nostro Statuto Nazionale. L’autonomia di un’organizzazione si misura su tre fattori principali:
1 Autonomia nel protagonismo delle idee;
2 Autonomia nella capacità di incidere nelle scelte programmatiche del partito per poi trasformarle in progetti di legge;
3 Autonomia nell’essere veramente giovani evitando la riproposizione di correnti interne.
Federico Benini. Nel Nord-Est d'Italia tra i giovani il PD è praticamente inesistente. Meno di due giovani su dieci credono nel nostro progetto. Quali iniziative credi che sia opportuno prendere per presentarsi ai giovani come partito forte e concreto?
Dario Marini. I giovani sono lontani, soprattutto al nord. Dobbiamo avere la capacità di dare risposte ai problemi reali, senza preconcetti ideologici. Partito forte e concreto. Alcuni esempi: Vogliamo uscire di casa a 18 anni, poterci costruire una vita stabile. Dobbiamo parlare d’Impresa, di mercato e di concorrenza.
Rapporto università- mondo del lavoro. Ma questi stage servono veramente a qualcosa?
Federico Benini. Credi che la semplicità del linguaggio debba essere accompagnata ad una semplicità di soluzioni che comprometterebbe la qualità delle nostre proposte?
Dario Marini. Dobbiamo avere la capacità di dare risposte semplici, non è attraverso il linguaggio che si giudica la qualità di una proposta, dobbiamo parlare la lingua delle persone, della società.

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giovedì 23 ottobre 2008

Dario Marini ai giovani PD

Creare un movimento giovanile non è uno scherzo, significa mettersi insieme e cominciare a delinare il futuro del nostro partito e dell’intera società italiana. Non si tratta di operazioni oscure di segreteria e piccole grandi manovre di bassa politica. Dobbiamo volare alto e dobbiamo farlo insieme.
Proprio per questo motivo, il tuo contributo è indispensabile, perché un sogno collettivo non nasce dalla mente o dalla penna di pochi singoli. Non nasce in qualche oscuro ufficio romano ma nasce nelle piazze, nei bar, nelle strade, nelle nostre famiglie, nella rete. Ecco ti propongo allora di iniziare a sognare assieme questo giovanile in modo aperto, spontaneo, trasparente cosi come dovrebbe essere la politica di un movimento giovanile nuovo e rivoluzionario. Mettiamo insieme i nostri sogni, le nostre idee, le proposte che in questi mesi abbiamo meditato nel nostro cuore e condiviso con i nostri amici. Partecipa anche tu al grande laboratorio collettivo “Il sogno” ed invia il tuo contributo al cambiamento del partito, del movimento giovanile e del Paese.
Il 25 Ottobre possiamo far sentire la nostra voce, testimoniare le difficoltà quotidiane, di una generazione che non vede il domani.
Un 25 Ottobre di proposta, non di protesta, un’occasione senza precedenti per rilanciare la politica, quella vera, sentita sulla pelle, fatta di umiltà e di passioni forti, ma anche soprattutto per ascoltare, chiedere alle istituzioni gesti di responsabilità di fronte alla recessione economica, dare risposte concrete a chi vuole guardare avanti, viaggiare, studiare, realizzare le proprie aspirazioni.
In altre parole, capire e costruire la società del 2020.
Dario Marini
Lettera aperta

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mercoledì 15 ottobre 2008

Confronto tra i candidati alla segreteria dei giovani PD

Micromega ha posto 15 domande ai candidati alla segreteria dei giovani del Partito Democratico. Il confronto è molto utile per conoscere il loro pensiero e quale potrà essere il loro eventuale impegno politico futuro.
1. Quali sono le ragioni, le spinte ideali che ti hanno portato ad avvicinarti alla militanza politica e quali sono le tue esperienze precedenti? Di quali organizzazioni hai fatto parte (politiche e non), a quali esperienze di movimento hai partecipato?
GIULIA INNOCENZI - Considero la politica come un vero e proprio servizio al cittadino, e “fare politica” è il sogno che mi porto dietro sin da bambina. A 16 anni mi sono iscritta ad Alleanza Nazionale, abbandonata dopo un mese. All’università sono stata eletta rappresentante di Scienze Politiche e mi sono avvicinata piano piano ai radicali, fino a che non ho messo piede all’Associazione Luca Coscioni con uno stage… E da quel momento non l’ho più abbandonata!
FILIPPO RACITI - Ho conosciuto la politica in famiglia, venendo da una famiglia di militanti della sinistra. Ma l’amore scoppia a scuola, un liceo di Acireale, poco più di 50.000 anime in provincia di Catania, dove inizio a guidare il movimento degli studenti negli anni del Ministro Moratti. Poi segretario di un circolo della Sinistra giovanile. Nel 2004 vengo eletto portavoce di Studenti di Sinistra, un’associazione studentesca nazionale e di lì, nel 2007, a 22 anni, segretario della Sinistra giovanile. In sintesi, vengo dal movimento degli studenti!
SALVATORE BRUNO - Ho cominciato a fare politica a 23 anni. Per due anni consecutivi sono stato rappresentante della “Consulta degli studenti”. Mi sono iscritto ai DS nel novembre 2005; con altri ragazzi, ho fondato nel mio comune il Circolo della sinistra giovanile “J. Palach” con lo scopo dichiarato di avvicinare i nostri coetanei alla politica. Sono Consigliere comunale del Comune di Carmignano, in provincia di Prato, dal maggio 2006 e mi occupo prevalentemente di politiche giovanili. Ho partecipato attivamente alle primarie del 14 ottobre 2007 e sono stato eletto costituente nazionale del Pd nella lista “Democratici, davvero.”. Mi sono avvicinato alla politica perché ritengo che non si può liquidare tutto con un “Vaffa…”, ma come diceva Don Milani “Non vedremo sbocciare dei santi finché non ci saremo costruiti dei giovani che vibrino di dolore e di fede pensando all’ingiustizia sociale”. E’ questa la spinta ideale che mi ha portato ad appassionarmi alla politica.
DARIO MARINI - I giovani possono svolgere un ruolo da protagonisti nello scenario politico Italiano. La militanza politica è passione, umiltà e tanta voglia di cambiamento. Questi sono i motivi che mi hanno spinto ad avvicinarmi alla politica. Tanta politica nelle università e tra il 2004 e il 2006 ho svolto il ruolo di assistente parlamentare per un Senatore dell’Ulivo. Oggi sono vice coordinatore del circolo del PD del mio paese e faccio parte della direzione provinciale del PD Bresciano.
2. Quanta distanza c’è tra il Partito Democratico “ideale” e quello “reale”? Se ritieni che distanza ci sia, quali sono i principali elementi che la determinano?
GIULIA INNOCENZI - Mi sono candidata proprio per ravvicinare le due facce del Pd all’insegna del motto pannelliano: “Per il Partito Democratico. Per un partito democratico”. Un partito, quello di oggi, chiuso nelle sue vecchie correnti, senza un filo conduttore con le istanze reali dei cittadini, con una giovanile priva di autonomia. Le regole, la trasparenza e la promozione della libertà di associazione possono aiutare lo sviluppo democratico del PD.
FILIPPO RACITI - La distanza è ancora tanta, tantissima. Il Partito democratico non ha ancora trovato il proprio equilibrio e la sintonia con l’Italia. A volte sembra un partito stordito da quello che gli succede attorno. Il rinnovamento della sua classe politica è avvenuto solo in parte ed i “caminetti” sono lì a dimostrarlo. Ma quella è colpa dei più giovani, non di chi c’è già… Le culture presenti nel PD stentano a far sintesi ed a confrontarsi in maniera esplicita, se non sugli organigrammi.
SALVATORE BRUNO - Ritengo che ci sia una distanza tra il partito nazionale e i territori, si parla di partito federale ma si pratica il centralismo. E la giovanile credo che ne sia l’esempio più lampante.DARIO MARINI - Un partito si misura per quello che fa, per le sue proposte di legge,per la sua forza e per la qualità delle sua proposta politica. Esiste pertanto solo un partito democratico, cioè quello reale. Quando penso al Partito non immagino riunioni infinite tra funzionari e dirigenti delle sedi romane, ma immagino i circoli in attività, le feste, i network, gli incontri al bar, le assemblee nelle scuole e nelle università. E’ questa la forza e la vitalità del PD. Non esiste un partito ideale, esistono idee con cui dobbiamo far vivere il nostro partito ed il suo movimento giovanile.
3. Che giudizio dai dell’opposizione condotta fino ad ora dal Partito Democratico?
GIULIA INNOCENZI - Un’opposizione senza un progetto comune, quindi senza una visione alternativa da proporre all’elettorato. Un esempio per tutti: la Sinistra non può dirsi laica, in quanto al suo interno vi sono i “teo-dem”, che sui temi etici sono allineati più con la destra conservatrice e reazionaria piuttosto che una sinistra progressista e riformatrice, di tipo europeo. Come fare ad avere una posizione comune su testamento biologico, fecondazione assistita e ricerca scientifica?
FILIPPO RACITI - Responsabile verso l’Italia, attenta ai temi sociali ed alle riforme; sarebbe bene che in Italia la sinistra imparasse a mettere un po’ più sotto processo l’avversario ed un po’ meno se stessa. Ora l’opposizione deve uscire dal Parlamento e diventare il sentire degli Italiani, a partire dai più giovani, colpiti su scuola, università, welfare.
SALVATORE BRUNO - Mi piace l’opposizione molto ferma e rigorosa che il Partito Democratico ha attuato dalla Festa Nazionale del PD di Firenze in poi. Prima di allora un semplice “no comment”.DARIO MARINI - Per essere un partito appena nato e che sta muovendo i suoi primi passi, mi sembra che il PD abbia dimostrato capacità di incidere, dialogare, criticare e senso di responsabilità. Ma dobbiamo ritornare al discorso di Walter del Lingotto; grandi prospettive e grande coraggio di cambiare il paese.
4. Eri presente (o avresti voluto esserci) alla manifestazione dell’8 luglio di Piazza Navona contro le leggi vergogna del governo Berlusconi? Se si/no perché?
GIULIA INNOCENZI - Sono contraria alle leggi personalistiche, le cosiddette “ad personam”, talvolta varate dal governo Berlusconi. Proprio per questo, non credo che la risposta necessaria sia la piazza e la campagna contro la persona, piuttosto una politica costruttiva da attivare in Parlamento.FILIPPO RACITI - Non ero presente e per scelta. Non mi ha convinto il sottointeso di quella manifestazione: la superiorità morale di una parte sull’altra. Il problema è che gli italiani continuano a stare dall’altra e non credo che per questo siano stupidi o in malafede.
SALVATORE BRUNO - No, non c’ero. L’idea iniziale, ovvero la contestazioni alle leggi vergogna del governo Berlusconi, era ed è condivisibile. Le volgarità gratuite non lo sono. Sono con la piazza non con gli organizzatori.DARIO MARINI - Ormai quella manifestazione rappresenta il passato e di quella manifestazione è rimasto solo il brutto ricordo degli eccessi e delle polemiche. Io sono per manifestazioni serene, dure nei contenuti ma rispettose degli avversari: delle vere feste democratiche. Penso piuttosto che sarò presente alla manifestazione del 25 Ottobre, uno strumento utile per rilanciare la politica riformista del nostro Partito.
5. Firmerai il referendum proposto da Di Pietro per l’abrogazione del lodo Alfano? Se si/no perché?GIULIA INNOCENZI - Sì, perché la Corte Costituzionale si era già espressa in merito sancendo l’incostituzionalità del lodo Maccanico.
FILIPPO RACITI - No, non firmerò. Sono contrario al Lodo Alfano e lo giudico ad personam. Mi sembra tanto mobilitare il Parlamento in favore del Presidente del Consiglio, troppo mobilitare per questo anche l’opposizione, soprattutto mentre le tasche degli italiani si svuotano ed ai più giovani rubano il futuro.SALVATORE BRUNO - Sì. So che è difficile raggiungere il quorum. Ma è una sfida che vale la pena di essere affrontata. Poi contemporaneamente dovrebbe esserci il referendum sulla legge elettorale che potrebbe fare da traino.
DARIO MARINI - Ritengo il lodo Alfano una legge sbagliata ed ingiusta, non credo che firmerò. Il lodo Alfano preferisco archiviarlo come un errore del Governo, un errore che il Governo pagherà.
6. Qual è il tuo giudizio sull’operato del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano? Secondo te ha fatto bene a firmare la promulgazione del lodo Alfano?
GIULIA INNOCENZI - Il Presidente della Repubblica può rimandare una legge alle Camere soltanto se vi siano errori patenti e casi gravi di incostituzionalità, che non lascino alcuna possibilità di arbitrio. Non è il caso del lodo Alfano, pertanto ha fatto bene.
FILIPPO RACITI - Ha fatto il suo dovere. E’stato approvato dal Parlamento e non è incostituzionale. Non vedo cosa altro dovesse fare.
SALVATORE BRUNO - Si, non poteva fare altrimenti.
DARIO MARINI - Il presidente non ha ravvisato un profilo di incostituzionalità della legge e ha quindi firmato la legge, come prevede la Costituzione. Secondo me, ripeto, Governo e maggioranza hanno promulgato una legge sbagliata ed ingiusta.
7. La classe dirigente del Pd è la stessa di quella dei soggetti politici costituenti ed è la stessa da circa 20 anni, nonostante i risultati non brillantissimi (per usare un eufemismo) che può vantare al proprio attivo. Saresti favorevole ad un “vero ricambio”? Vero ricambio significa che Walter Veltroni, Massimo D’Alema, Franco Marini, Anna Finocchiaro, ecc. dopo decenni di Parlamento lascino spazio ad altri. Saresti pronto a sostenere una battaglia politica interna per favorire questo cambiamento?
GIULIA INNOCENZI - Non sono per un ricambio forzato, perché il problema non è anagrafico, bensì di metodo e di merito. Ad oggi la classe politica in Italia è scelta per cooptazione, lasciando poco spazio ai talenti, che non sono disposti a prestare servigi per ottenere un incarico. La preoccupazione di molti politici è di come mantenere il posto (e chi lo lascia più!). Solo grazie alla trasparenza e all’informazione – l’Anagrafe pubblica degli eletti – la palla può tornare in mano agli elettori, in grado di decidere liberamente i propri rappresentanti.FILIPPO RACITI - Per la verità non aspetto che altri facciano la battaglia. La battaglia, se ne si ha voglia, si fa con la propria faccia e con le proprie forze. Certo, non basta sostituire se non si risponde alla domanda “con cosa e per cosa?”. Ed è una domanda che necessita di una riflessione e di una risposta collettiva. Credo che i giovani democratici debbano preparare proprio questo.
SALVATORE BRUNO - La mia candidatura parte dal presupposto che per cambiare bisogna muoversi, darsi una svegliata. Noi giovani per anni abbiamo dormito e giocato al “volemose bene” ripiegati su questo o su quel leader, del quale si può sposare la spinta ideale, le motivazioni politiche e le passioni ma non diventarne lo zerbino.
DARIO MARINI - Vero ricambio significa che Walter Veltroni, Massimo D’Alema, Franco Marini, Anna Finocchiaro, ecc. dopo decenni di Parlamento lascino spazio ad altri. Il ricambio è necessario e sacrosanto in ogni democrazia: non vorrei tuttavia portare avanti una battaglia generazionale basata solo su questioni anagrafiche e di eta’. Vorrei impostarla, piuttosto sul tema del merito. I giovani devono devono prendersi gli spazi necessari, con la forza delle loro idee e la qualità del proprio lavoro, creando una proposta politica piu’ innovativa ed accattivante rispetto a quanto è stato prodotto ora.
8. Il ministro ombra del Pd allo Sviluppo economico – ovvero colui che avrebbe dovuto criticare la scandalosa gestione del caso Alitalia da parte del governo – è Matteo Colaninno (figlio del capocordata Cai Roberto Colaninno). Pensi che si dovrebbe dimettere?
GIULIA INNOCENZI - Il conflitto d’interessi si risolve con regole certe che valgano per tutti, e non con interventi ad hoc. Non penso che in questo caso Colaninno si sarebbe dovuto dimettere, piuttosto quello che si può desumere è che casi del genere, in Italia, succedono spesso.
FILIPPO RACITI - No. Di chi sia parente o amico non mi riguarda e non mi interessa.SALVATORE BRUNO - Dopo il conflitto d’interessi di Berlusconi questo è un “bruscolino”. Io mi sarei messo da parte ma per fortuna non siamo tutti uguali.
DARIO MARINI - Le colpe dei padri non ricadono sui figli. A dire la verità penso che molti esponenti del Governo Ombra dovrebbero prendere molto piu’ sul serio il proprio ruolo e garantire una produzione culturale e politica maggiore. Pensano forse di potersela cavare con una uscita di agenzia al giorno?
9. Uno dei problemi più gravi per i giovani italiani è la “precarietà” delle condizioni di lavoro. Le forze del futuro Pd durante il governo Prodi hanno fortemente avversato la battaglia della sinistra radicale sul Pacchetto Welfare per l’applicazione di un tetto di tre anni per i contratti a termine senza alcuna deroga. Hai condiviso quella linea? Sei favorevole all’abrogazione della legge Biagi? Ritieni soddisfacente le misure sul lavoro precario contenute nel programma presentato dal Pd?
GIULIA INNOCENZI - Il mercato del lavoro non va irregimentato dentro regole troppo rigide, che vanno a detrimento del lavoratore stesso, quindi ero contraria ai tre anni per il contratto a termine. Sono per il completamento della legge Biagi, mentre per quanto riguarda il programma del Pd, sono più per il modello della “flexycurity” danese, che unisce le esigenze di flessibilità con il diritto alla sicurezza del lavoratore, anziché per norme calate dall’alto. Mi rifaccio al filone del “Welfare to Work”.FILIPPO RACITI - Lo strumento contro la precarietà era il pacchetto welfare che la sinistra radicale ha avversato; ma per cambiare il nostro mercato del lavoro non basterà qualche buona legge. In Italia la competitività si basa sulla riduzione dei costi del lavoro e sull’inventiva di qualche piccolo e medio imprenditore. Se non si fa “sistema” con il mondo della ricerca, con le forze sociali e non si torna a guardare all’estero, non migliorano nemmeno le condizioni di lavoro. La precarietà del lavoro diventa precarietà della vita. Il pacchetto welfare inseriva per la prima volta strumenti per consentire di avere copertura previdenziale e di reddito nei periodi di passaggio tra un lavoro e l’altro. Ripartirei da lì, vorrei che fosse uno dei punti di forza del programma del Pd.
SALVATORE BRUNO - Credo che da almeno 15 anni si continua a confondere flessibilità con precarietà. La prima è una scelta, un’opportunità o un’occasione mentre la seconda è una condanna sociale, una lesione della dignità dell’individuo e di molti giovani per questo modificherei la legge Biagi.Il governo Prodi ha fatto il possibile ma con quella maggioranza al Senato era davvero impossibile governare e fare politica su questioni sociali così importanti. Alla fine sul Pacchetto Welfare tutti erano d’accordo, non ho visto “dimissioni rifondarole” su questo punto.
Condivido il Programma del Pd soprattutto nei punti in cui si parla di sostegno alle retribuzioni più basse, di garantire un compenso minimo e sulla questione dei contratti “atipici” la necessità che devono costare di più per gli imprenditori che li utilizzano. Vorrei un punto più chiaro sulla liberalizzazione delle “libere professioni”, per le quali io proporrei l’abolizione degli albi professionali.
DARIO MARINI - Non è possibile riassumere con semplicità la profonda difficoltà su alcune tematiche che c’e’ stata tra ala riformista e i conservatori di sinistra della coalizione guidata da Romano Prodi. Per occuparsi delle questioni della precarietà non bisogna guardare la propria tessere di partito o ispirarsi alle ideologie: serve solo un po’ di buon senso, virtu’ che spesso la politica smarrisce. Non sono favorevole all’abolizione della Biagi ma sono per una sua revisione, in particolare tramite un rafforzamento dal punto di vista delle garanzie e dei diritti per il lavoratore. Sono anche per maggiore severità e controllo dell’utilizzo delle tipologie contrattuali previste.
10. Si parla molto dopo il crack finanziario statunitense di fine del ciclo neoliberista. Pensi che il Partito democratico dovrebbero fare autocritica sulla sua (e dei partiti fondatori) subalternità culturale al “pensiero unico” neoliberista?
GIULIA INNOCENZI - La crisi finanziaria di oggi non deve farci dimenticare che il mercato, per produrre ricchezza a beneficio di tutti, va lasciato libero nel suo incontro fra domanda e offerta e regolamentato nelle sue esternalità. E’ solo grazie alle regole e il rispetto delle stesse che è possibile controllare le bolle speculative e direzionare la ricchezza a un’economia produttiva.
FILIPPO RACITI - Intanto la dovrebbe fare la destra. La finanziarizzazione dell’economia, le banche che scaricano i rischi sul mercato azionario, il sistema dei controlli che non funziona li dobbiamo a loro. La sinistra farebbe bene a tornare a sfidare la destra su questo, ricordandosi che il mercato non basta e che la politica deve tornare ad intervenire nelle vicende economiche. L’Europa è lo strumento. Sbornie neoliberiste non mi sembra che ne abbiamo avute, semmai siamo stati, negli ultimi 15 anni, incerti, quasi convinti anche noi dell’ideologia della fine delle ideologie, ma in campo economico a me la barra pare dritta.SALVATORE BRUNO - Perché le politiche economiche proposte dal Partito Democratico ti sembrano liberiste o neoliberiste? A me no, quindi non temo la subalternità culturale al “pensiero unico” neoliberista del mio partito.
DARIO MARINI - Il PD non è mai stato subalterno al liberismo, semmai ci siamo sempre mossi alla ricerca di quella terza via che è altro sia rispetto al capitalismo selvaggio sia allo statalismo. Proprio in questo momento in cui emergono in tutta la loro drammaticità le mancate promesse della deregulation dobbiamo promuovere un nuovo progetto economico e sociale che sulla solidarietà, sulla libera iniziativa e sulla giustizia sociale trovi tre pilastri fondamentali.
11. Sei favorevole al finanziamento pubblico alle scuole private?
GIULIA INNOCENZI - No.
FILIPPO RACITI - No, è incostituzionale. Ma la parità scolastica è un’altra cosa. Credo nel diritto allo studio per i meno abbienti, nella scuola dell’obbligo e anche dopo.
SALVATORE BRUNO - Credo nel valore della scuola pubblica.DARIO MARINI - Non sono favorevole, anche se con una eccezione: il finanziamento ai servizi dell’infanzia e dei servizi educativi prescolari.
12. Sei favorevole ad una legge sul testamento biologico e per la regolamentazione dell’eutanasia?
GIULIA INNOCENZI - Sono per una legge sul testamento biologico, ma non come quella che sembra delinearsi in questi giorni. Infatti, secondo tale progetto di legge, non sarà possibile rinunciare alla nutrizione e all’idratazione artificiale e le dichiarazioni anticipate di trattamento non saranno considerate vincolanti per i medici. La libertà di scelta dei cittadini, sul proprio corpo e sulla propria salute, si ridurrà ad una semplice enunciazione formale. Sono favorevole all’eutanasia.
FILIPPO RACITI - Sono assolutamente favorevole ad entrambe. Mi sembra un fatto di civiltà, di umanità, di rispetto del diritto di ciascuno di autodeterminarsi.
SALVATORE BRUNO - Penso che una legge sul testamento biologico supererebbe la necessità di una regolamentazione dell’eutanasia.
DARIO MARINI - Sono assolutamente favorevole ad una legge sul testamento biologico, tema già presente nel Programma del PD per le Politiche 2008, e per la regolamentazione dell’eutanasia.
13. Sei favorevole ad una legge per il riconoscimento delle coppie di fatto?
GIULIA INNOCENZI - Certamente.
FILIPPO RACITI - Si, lo erano anche molti parlamentari laici e cattolici. Lo sono anche gli italiani: questo tipo di legge non si è mai fatto solo per problemi di posizionamento politico interno agli schieramenti, ed è stata una tristezza.
SALVATORE BRUNO - Si.
DARIO MARINI - Sono assolutamente favorevole ad una legge per il riconoscimento delle unioni civili. Il giorno in cui l’Italia avrà una legge in tal senso sarà una vittoria di civiltà e di umanità per tutti. E’ unicamente un problema della classe dirigente.
14. Sei favorevole al matrimonio fra persone dello stesso sesso e alla possibilità che possano adottare bambini?GIULIA INNOCENZI - Sì. Sono per la riforma del diritto di famiglia, scritto in epoca fascista, e per diverse forme di matrimonio, e non di una sola, imposta dallo Stato. Sono per l’adozione da parte dei gay.FILIPPO RACITI - Su questo ho molti dubbi in più, legati al fatto che nel nostro ordinamento il matrimonio è un istituto costituzionale. Ma credo che il tema meriti una riflessione laica, cioè senza preconcetti. Dico però onestamente che in un paese che non riesce ad avere i dico non mi sembra la strada più utile per il riconoscimento dei diritti.
SALVATORE BRUNO - Credo che i DICO erano un’ottima soluzione anche per le coppie di fatto dello stesso sesso. Per quel che riguarda l’adozione tendenzialmente no, anche se è doveroso notare che la sensibilità di molte coppie omosessuali è superiore a certi genitori.
DARIO MARINI - E’ bene distinguere fra effetti civili del matrimonio e matrimonio in senso proprio, la cui dimensione non è, come sappiamo bene, limitata al solo ambito civile. Sono state approvate, in molti Paesi europei, leggi che prevedono forme di unioni i cui effetti civili si distanziano poco o nulla da quelli che oggigiorno derivano dalla contrazione di un matrimonio civile in Italia. Queste che ho appena citato sono le forme di unioni che io sostengo, e certamente mi riferisco anche alle coppie dello stesso sesso. Per quanto riguarda l’adozione di bambini da parte delle coppie composte da persone dello stesso sesso, mi rendo conto che l’argomento non può essere liquidato facilmente. Personalmente, non sono pregiudizialmente contrario, anche se a condizioni chiare che garantiscano i diritti del bambino più e meglio che negli altri casi.
15. Credi che in Italia ci sia un “rischio di fascismo” come alcune autorevoli personalità del mondo della cultura e della politica hanno recentemente denunciato?
GIULIA INNOCENZI - L’Italia è una “non democrazia”: non vi è una netta separazione dei poteri, non vi è l’informazione libera, il cittadino subisce i pubblici poteri e l’amministrazione. Un regime che deve essere sconfitto, partendo proprio dalla legalità e dalla certezza del diritto. Quello che ho cercato di portare avanti, nel mio piccolo, da quando mi sono candidata a Segretario dei Giovani PD.
FILIPPO RACITI - No. Credo che siamo una democrazia squalificata, questo sì. Che il Parlamento sia ormai svuotato delle proprie funzioni e che siamo in un presidenzialismo di fatto. E non mi sta bene. Ma non vedo Mussolini alle porte, vedo un presidente che ha conquistato il consenso della maggioranza degli italiani. Questo dovrebbe bastare a toglierci il sonno.
SALVATORE BRUNO - Temo che in Italia ci sia un “rischio indifferenza” e perciò come diceva A. Gramsci: “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia… “.
DARIO MARINI - Che la democrazia in Italia sia costantemente minacciata non c’è dubbio. L’Italia è un grande Paese che, purtroppo, presenta un livello di senso civico e di rispetto della legalità sempre inferiore a quel che si meriterebbe. Il PD ed i suoi giovani hanno il dovere di porsi come la Casa di tutti coloro che hanno a cuore i meno fortunati, i diritti di tutti, la legalità, l’empatia verso i bisogni della comunità. “I CARE”, per me, rappresenta ancora la sintesi più pura dell’idea democratica. Ritengo tuttavia che in Italia non vi sia un “rischio di fascismo”. Siamo nel bel mezzo di un cammino riformatore che porterà al ripensamento del significato delle Istituzioni, della nostra vita quotidiana, dei partiti e del rapporto fra Stato e cittadino. Mi rendo conto che ciò dia fastidio a molti, tanto a destra quanto a sinistra.

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venerdì 10 ottobre 2008

Per Dario Marini

Dichiarazione di intenti di Dario e cena con i candidati a Montorio
Nasce in tutta Italia l'organizzazione giovanile del Partito Democratico. La parola d'ordine è autonomia: perché sia veramente giovanile e perché sia la linfa vitale del PD.Lo sappiamo tutti cosa non ci piace del Governo ma anche cosa non ci piace dell'opposizione e del PD. E' venuto il momento di organizzarsi in tutta Italia.
Noi lo stiamo facendo.
Per questo il 17 e 18 ottobre si voterà alle primarie. I candidati alla guida sono 4, molto diversi tra loro. Meglio le canne libere o una politica seria che dialoga con le altre forze? Meglio un partito proiettato in Europa o uno concentrato sugli ultimi della società?
Col tuo voto oggi puoi cambiare in modo radicale il volto dell'opposizione.
I giovani del PD di Verona per il giorno 11 ottobre alle ore 20 hanno organizzato una cena presso il circolo ARCI di Montorio (VR) per conoscere i candidati dal vivo.
E’ un'occasione unica per: - fare domande e sentire le risposte; - giudicare il loro appetito e vedere chi regge più Valpolicella; - dire: "io ho insultato un VIP" (se proprio volete).
"Invocare l'autonomia, afferma Dario Marini, è sacrosanto, ma c'è bisogno di specificare di quale autonomia stiamo parlando. Se autonomia significa esternare le proprie idee come se la giovanile non fosse parte integrante del Partito, allora io non sono d'accordo. L'idea di autonomia che ho in mente è strettamente legata alla semplicità ed alla consapevolezza di poter, in quanto nuove generazioni, trovare soluzioni pratiche ai problemi che incontriamo ogni giorno senza pretese di avere una risposta per tutto".
Si riporta la dichiarazione di intenti di Dario Marini, candidato alla segreteria nazionale dei Giovani Democratici:
“Insieme, Possiamo Cambiare
1. Il nostro obiettivo è la credibilità. Vogliamo essere liberi e autonomi, vogliamo essere presenti nella società e protagonisti nelle idee.
2. Siamo qui per risolvere i problemi, affrontandoli senza preconcetti ideologici.
3. Riconosciamo di dover essere responsabili nei confronti della collettività. Qualche esempio: tutela dell’ambiente, istituzione del servizio civile obbligatorio, volontariato per biblioteche notturne, servizi agli anziani e ai diversamente abili.
4.Vogliamo una struttura federale incentrata sul principio di sussidiarietà. NO al centralismo democratico, SI alla territorialità e autonomia.
5.Dobbiamo guardare fuori dai recinti, perché noi siamo i giovani italiani che vivono nella società contemporanea.6. Noi siamo il Pd del 2020, crediamo in un percorso formativo concreto, serio e critico.7. Siamo per un’elaborazione di idee forti, alternative al centrodestra, coraggiose e in grado di sperimentare linguaggi e forme aggregative nuove.
8.Vogliamo studiare, viaggiare, progettare. Elaborare la globalizzazione e nuovi modelli di sicurezza sociale.
9.Vogliamo politiche sociali in grado di permettere a tutti i giovani, ragazzi e ragazze di poter uscire di casa a 18 anni e di progettare la propria vita in modo libero e indipendente.
10. Vogliamo un linguaggio nuovo, sperimentare un nuovo modo di essere giovani nel Partito Democratico”.
Dario è un candidato impegnato a costruire il futuro ed il nuovo e non è condizionato dalle vecchie logiche ormai superate dagli avvenimenti planetari che sopravvivono alle volte anche nei giovani.

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