domenica 17 aprile 2011

Verona: formazione professionale a rischio

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La cattiva gestione finanziaria della regione Veneto con i relativi tagli indiscriminati si ripercuote sulle provincie venete nel settore della formazione professionale. Minori finanziamenti alle provincie si traducono in minore formazione professionale.
Se non si interviene tempestivamente c'è il reale pericolo che i tre centri professionali della Provincia di Verona, Verona per il settore grafico, Bovolone per la lavorazione del legno e Zevio per la lavorazione del ferro siano costretti a chiudere per mancanza di fondi.
"Il territorio non può permettersi di perdere queste specialità formative, dichiara Diego Zardini, capogruppo provinciale del PD, strettamente integrate con i settori di eccellenza del sistema produttivo che da anni assicurano l'inserimento lavorativo al 100% dei giovani a distanza di pochi mesi dal termine del corso di studio. SEnza lo sforzo rivolto a ripristinare tali stanziamenti il futuro del territorio e della nostra economia sarà più cupo.
Alla conferenza stampa hanno partecipato i consiglieri provinciali del PD ed il consigliere regionale Franco Bonfante.

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Pubbliche amministrazioni: Riforma o Controriforma?



Gli altri video
- Vincenzo D'Arienzo e on. Oriano Giovannelli , rispettivamente segretario PD Verona e Presidente Forum Riforma PA del PD nazionale;
- Mauro Bonaretti, direttore generale del comune di Reggio Emilia;
- Pietro Micheli, docente Gestione della performance ed ex membro CiVIT.

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venerdì 15 aprile 2011

Stoviglie biodegradabili in mense, feste e sagre

Presentato nelle commissioni consiliari competenti il Progetto di Legge n.140 a cura del Gruppo Consiliare del Partito Democratico Veneto
Il Progetto di Legge del PD, primo firmatario Roberto Fasoli, è finalizzato alla riduzione della produzione e della nocività dei rifiuti derivanti da attività di ristorazione presso mense, feste e sagre. Nasce da una sollecitazione di una serie di associazioni che lo hanno sostenuto e che vanno ringraziate per il lavoro svolto a sostegno del progetto e più in generale per l’impegno sui temi della tutela e della promozione dell’ambiente.
Il progetto legislativo prevede che la Regione disponga, con le risorse del fondo ambientabile, istituito dall’articolo 46, comma 3, della Legge Regionale n.3 del 2000 (alimentato ogni anno dal 20 per cento dei proventi dell'ecotassa sui rifiuti conferiti in discarica) contributi a favore di soggetti che svolgono in qualsiasi forma, pubblica o privata, attività di ristorazione nelle mense scolastiche, negli ospedali o nei luoghi di cura e di assistenza o nel corso di feste pubbliche, sagre e attività di ristorazione collettiva adottando piatti e posate riutilizzabili, bicchieri e caraffe 'a rendere', oppure stoviglie biodegradabili, realizzate cioè con compostabili in mais o in polpa di cellulosa. Per aver accesso ai contributi regionali si prevede, inoltre, che tali soggetti effettuino la raccolta differenziata dei rifiuti prodotti.
Qui il resto del post"Si tratta - precisa Fasoli - di un tassello di una strategia più generale, che intende considerare il rifiuto come "materia seconda". Si ispira ad una concezione economica, sociale e culturale che si interroga sui limiti dello sviluppo e sugli stili di vita. Non solo, quindi - ribadisce l'esponente del Pd - l'incentivo ad usare stoviglie riutilizzabili o biodegradabili e a distribuire cibi e bevande "sfusi" o per ridurre gli imballi, ma anche una spinta alla raccolta differenziata, scelta in grado di attenuare l'impatto dei problemi legati alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, oltre a favorire un consistente risparmio energetico. E’ un progetto incentivante con un forte contenuto promozionale rivolto ad un cambiamento di mentalità nei confronti dei rifiuti”.
Il progetto si fonda su due fonti legislative.
La prima è l'articolo 179 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 "Norme in materia ambientale", che recepisce il principio comunitario della riduzione dei rifiuti alla fonte e dispone che le pubbliche amministrazioni perseguano "iniziative dirette a favorire prioritariamente la prevenzione e la riduzione della produzione e della nocività dei rifiuti". Fra tali iniziative, in particolare, la norma statale indica: "l'immissione sul mercato di prodotti concepiti in modo da non
contribuire o da contribuire il meno possibile, per la loro fabbricazione, il loro uso o il loro smaltimento, ad incrementare la quantità e la nocività dei rifiuti e i rischi di inquinamento " e "lo sviluppo di tecniche appropriate per l'eliminazione di sostanze pericolose contenute nei rifiuti al fine di favorirne il recupero ".
La seconda fonte è l'articolo 50, comma 1, lettera f ) della legge regionale 21 gennaio 2000, n. 3
"Nuove norme in materia di gestione dei rifiuti" che prevede - fra le iniziative regionali per la prevenzione dei rifiuti ed il loro recupero - la "promozione e l'incentivazione del non utilizzo di stoviglie monouso nelle mense e nelle feste pubbliche o aperte al pubblico ".
La Giunta Regionale dovrà emanare il Regolamento e pubblicare i bandi di concorso.
Le risorse potranno essere attinte dal Fondo regionale destinato ad interventi di tutela ambientale.
“C’è da augurarsi- conclude Fasoli- che vista l’importanza dell’argomento e visto che le risorse necessarie sono reperibili da un fondo già previsto dalla legge regionale vigente, il progetto possa avere un iter accelerato ed essere approvato in breve tempo.

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Il cambiamento nelle PA veronesi

Il convegno organizzato dal PD è riuscito grazie alle capacità ed esperienze espresse dai relatori ed alla presenza attenta dei partecipanti. Non poteva essere diversamente in quanto la presenza dell’on. Oriano Giovannelli, responsabile del Forum PA del PD ed ex sindaco di Pesaro, di Pietro Michele, esperto di performance a livello internazionale, di Mauro Bonaretti, direttore generale del comune di Reggio Emilia ed esperto di performance management, hanno consentito di guardare la provincia di Verona al di fuori degli angusti limiti del municipalismo.
Vincenzo D’Arienzo, segretario Provinciale del PD, nell’aprire i lavori ha affermato che “il Partito Democratico è il partito delle autonomie locali: lo è stato nel passato grazie alle culture a cui fa riferimento, lo è oggi per l’impegno politico che esprime a favore delle autonomie locali. Il PD di Verona è coerente realmente a questa ispirazione e lo dimostra con il convegno di oggi, con la ricerca sullo stato di attuazione del D. Lgs. n. 150/2009 nei comuni veronesi, con la proposta di cambiamento nei comuni della provincia, con l’elaborazione della proposta di un progetto di collaborazione tra la Provincia e l’Università di Verona per conoscere lo stato d attuazione della riforma e per sostenere i comuni in difficoltà”.
Qui il resto del postE’ intervenuto dopo l’on. Oriano Giovannelli che dopo aver sottolineato le problematiche relative al D. Lgs. 150/2009 che possono far fallire la riforma ha dichiarato che “l’Italia ha bisogno di una PA moderna per uscire dalla crisi e questo è un compito che il PD si assume pienamente. Il centro destra ha governato 8 degli ultimi 10 anni ed ha fallito. Oggi l’Italia ha una pubblica amministrazione demotivata che spende molto di più e funziona meno, dove sono aumentate le “cricche”, le clientele e la corruzione. L’obiettivo è porsi al servizio del cittadino e delle imprese in un momento di grave crisi e questo comporta rigore nella spesa (se solo il 10% degli acquisti dei ministeri si facessero tramite CONSIP si risparmierebbero 500milioni l’anno!), poche regole certe e capacità continua di produrre innovazione colpendo inefficienze, sprechi, privilegi. Noi vogliamo restituire dignità e professionalità a chi lavora nel settore pubblico e offrire servizi efficienti ai cittadini e alle imprese che ne usufruiscono; e vogliamo uscire da una stupida contrapposizione fra pubblico e privato proponendo al contrario un patto per lo sviluppo e la modernizzazione del paese”.
Mauro Bonaretto ha posto l’attenzione sul fatto che la PA può essere riformata e migliorata non con un intervento settoriale e corporativo ma con una visione di sistema. Pertanto, occorre porre attenzione alla crescita, all’occupazione, al Welfare ed ai lavoratori della conoscenza, presenti nelle PA, che possono esprimere le loro capacità professionali e motivazionali in una organizzazione che li valorizzi come persone e non in una struttura tayloristica dove si utilizza il bastone e la carota come elemento motivazionale.
Pietro Michele dopo aver presentato e chiarito i concetti di performance e di organizzazione al servizio dei cittadini ha dichiarato: “E’ importante che gli amministratori locali utilizzino le loro capacità e la loro intuizione insieme a un approccio più sistematico a favore del miglioramento dei servizi pubblici. Pianificazione, misurazione, valutazione e risoluzione dei problemi (problem-solving) sono quattro aree che possono essere di grandissimo aiuto agli amministratori, soprattutto in presenza di risorse scarse. Il comune deve essere capace di articolare un piano strategico (o “piano delle performance”) che articoli le modalità e i soggetti che possono contribuire all’erogazione efficiente ed efficace dei servizi pubblici. Per rendere concreto il piano strategico, il comune può dotarsi di un sistema di misurazione attraverso il quale potrà anche comprendere lo stato di avanzamento dei propri lavori, confrontare le proprie performance con quelle di altri comuni (e non solo), e utilizzare le proprie risorse in modo più sostanziato. A questo seguirà un sistema di valutazione, a livello organizzativo e individuale, per identificare gli eventuali scostamenti dai risultati attesi e per erogare premi (o sanzioni) quando possibile. Infine il comune potrà usare degli strumenti semplici e ampiamente collaudati per attivare cicli di “miglioramento continuo”. C’e’ da ricordare, comunque, che l’utilizzo di questi strumenti e approcci deve essere accompagnato da comunicazione, coinvolgimento e formazione di soggetti (stakeholder) esterni (cittadini, imprese, organizzazioni no profit, ecc.) e interni: sono questi a rendere ogni miglioramento possibile”.
“L’attuazione del D. Lgs. n. 150/2009, ha dichiarato Antonino Leone responsabile PA del PD di Verona, pur con i suoi limiti e contraddizioni può rappresentare un’opportunità per avviare un processo di rinnovamento nei comuni veronesi soltanto se gli amministratori locali accolgono gli strumenti previsti dal decreto e dal performance management e non si pongono in una posizione di difesa del passato. Dai risultati della ricerca sugli enti locali veronesi emerge una scarsa propensione al dialogo ed al confronto. Infatti, il 32% degli enti locali veronesi ha deliberato in Giunta in assenza dei criteri generali approvati dal Consiglio Comunale. Nella scelta dell’organismo di valutazione si sono dimostrati refrattari al cambiamento: hanno preferito per il 42% il vecchio Nucleo di Valutazione e per il 34% l’Organismo indipendente di valutazione. Il 24% dei comuni non effettuato alcuna scelta. Gli strumenti manageriali previsti dalla riforma non sono stati introdotti (sistema di misurazione e valutazione della performance, gestione del ciclo della performance, trasparenza delle fasi del ciclo della performance) e si rischia di trasformare la riforma in un adempimento formale e burocratico”.
La prima riforma del centro destra viene messa in crisi nei comuni governati dal centro destra per incapacità e per mancanza di conoscenze giuridiche e manageriali.
All’incontro non ha potuto partecipare Davide Zoggia, responsabile nazionale Enti Locali del PD, che ha fatto pervenire il seguente messaggio: “Il cammino federale nel nostro Paese è a un bivio. E’ indispensabile compiere uno sforzo per impedire che una conquista si trasformi in un sistema capace solo di rendere irreversibili le sperequazioni esistenti. Bisognerebbe ragionare in modo serio e sereno sul futuro ma il primo problema risiede, come sappiamo bene tutti, nel manico. La Lega Nord, infatti, persegue un modello che cerca di spostare, per l’appunto, al Nord quante più risorse possibili. In questi mesi solo grazie al lavoro puntuale, serio e coraggioso fatto dal Pd in parlamento è stato possibile impedire il tracollo finanziario che la riforma preparata dal governo avrebbe prodotto. Continueremo, quindi, a lavorare affinché si giunga all’approvazione di una riforma federale e non di una truffa ai danni del Paese. In questi mesi noi abbiamo segnalato delle criticità di fronte alle quali il governo ha preferito fare finta di nulla. La diminuzione delle competenze dell’Amministrazione centrale derivante dal trasferimento delle funzioni amministrative a Regioni ed Enti locali e, nel contempo, la stessa valutazione delle funzioni pubbliche da “dismettere” sarebbe dovuto essere il cardine dei provvedimenti. L’obiettivo deve essere quello di superare un modello centralistico e burocratico. Peccato che ciò non sia avvenuto.
Gli ultimi testi approvati, il federalismo municipale e quello fiscale, sono stati imposti dal governo tradendo lo spirito stesso del federalismo. Ma la reale attuazione dei principi del federalismo non può prescindere da un giusto e puntuale funzionamento della macchina amministrativa. Una macchina che il governo ha colpito in maniera durissima con tagli che si stanno traducendo in una diminuzione dei servizi e un aumento dei costi. Ma questo non è l’unico problema. Abbiamo a che fare con un sistema che procede a velocità differenti tra Nord e Sud. Basta pensare alla differente qualità di offerta di servizi e infrastrutture tra una regione e l’altra. E’ chiaro che con la necessità di risorse che hanno gli enti locali - anche a causa dei tagli del governo- gli aumenti, pur se opzionali, diverranno una scelta di fatto automatica. I rincari colpiranno indiscriminatamente i cittadini. In alcune regioni come Lazio, Molise, Campania e Calabria, a causa delle condizioni dei bilanci le addizionali Irpef potrebbero salire enormemente. In pratica può diventare una tassa sulla miseria perché si rifiuta di considerare, oltre ai costi, anche le prestazioni standard, che nel Mezzogiorno sono drammaticamente sotto la media nazionale ed europea. Questo è il cuore del problema. Infatti il federalismo di Bossi e Tremonti è la negazione del dettato costituzionale: non è solidale e soprattutto estromette le regioni più deboli. L’Italia, proprio per le profonde disparità economiche esistenti tra le diverse regioni impone una attenzione particolare nella realizzazione di un sistema omogeneo e coerente di federalismo fiscale. Per questo ci batteremo affinché il fondo di perequazione non sia una serie di caratteri trascritti su un documento ma uno strumento realmente operativo. Non sarà, è ovvio, la soluzione dei problemi. Ma serve uscire da una logica puramente difensiva, perché di fatto il federalismo leghista opera in un’ottica ristretta. Bisogna infatti intervenire sul patto di stabilità interno. Noi chiedevamo un allentamento intelligente che avrebbe da un lato consentito di premiare le amministrazioni virtuose mettendo in circolo risorse necessarie e dall’altra di stimolare quelle meno efficienti. L’esecutivo ha preferito fare finta di niente. Anzi l’unica cosa a cui abbiamo assistito sono stati i tagli di Tremonti contro i quali ci siamo battuti duramente riuscendo, almeno in parte, a contenerli.
Gli amministratori locali sono stati chiamati in prima linea dal governo ma senza che fossero dati loro gli strumenti necessari per operare. Anche per questo motivo dobbiamo impegnarci per battere l’asse Pdl-Lega. Le amministrative sono un banco di prova fondamentale e sono sicuro che tutti noi, ad ogni livello e in ogni parte del paese, daremo il massimo per vincere”.
Occorre attrezzarsi di impegno e stare con il fiato sul collo degli amministratori locali del centro destra e informare i cittadini sullo stato di attuazione del D. Lgs. 150/2009. IL centro destra non può sventolare la bandiera del fare e delle riforme e nello stesso tempo dimostrare incapacità a realizzare le riforme stesse. Oggi non è sufficiente fare, cosa che non avviene, ma saper fare e gli amministratori del centro destra in provincia di Verona non conoscono le “loro” riforme e non sanno realizzarle.

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giovedì 14 aprile 2011

Enti locali veronesi, ricerca del PD di Verona

La ricerca sullo stato di attuazione del D. Lgs. 150/2009 negli enti locali veronesi è stata effettuata su un campione di 76 enti su 99 e si è conclusa il 14 aprile 2011.
Adeguamento al D. Lgs. n. 150 del 2009
La prima fase del processo di riforma negli enti locali è rappresentata dall’applicazione delle norme obbligatorie e dall’adeguamento del Regolamento degli uffici e dei servizi degli Enti ai principi del D. Lgs. 150/2009. Dai risultati della ricerca emerge chiaramente una scarsa propensione al dialogo ed al confronto. Infatti, il 32% degli enti locali veronesi ha deliberato in Giunta in assenza dei criteri generali approvati dal Consiglio Comunale, non considerando i seguenti aspetti:
- Politico. Gli enti che hanno adottato delibere di Giunta hanno chiuso tutti gli spazi di confronto con la minoranza in Consiglio Comunale sull’attuazione della riforma. Tale comportamento ha escluso a priori eventuali proposte migliorative provenienti dalla minoranza e fa assumere le responsabilità di realizzazione del D. Lgs. 150/2009 agli organi deliberanti;
- Giuridico. Il D. Lgs. n. 267/2000 all'articolo 42, c. 2, lettera a), assegna ai Consigli Comunali l’approvazione dei “criteri generali in materia di ordinamento degli uffici e dei servizi” ed all’art. 48, c. 3, stabilisce che è di “competenza della giunta l'adozione dei regolamenti sull'ordinamento degli uffici e dei servizi, nel rispetto dei criteri generali stabiliti dal consiglio”.


La riforma incide sulle regole comuni di gestione dell’ente locale e, pertanto, si ritiene che dovevano essere riscritte nel rispetto delle competenze degli organi. (2)
Organo di valutazione
Gli enti locali veronesi nella scelta dell’organismo di valutazione si sono dimostrati refrattari al cambiamento. Infatti, i comuni interessati dalla ricerca hanno scelto per il 42% il vecchio Nucleo di valutazione e per il 34% l’Organismo indipendente di valutazione (OIV). Il 24% dei comuni non ha effettuato alcuna scelta.


Si indicano i motivi che hanno indotto gli enti locali veronesi a scegliere il Nucleo di valutazione:
- eludere l’applicazione delle delibere della Civit in materia di requisiti e selezione dei membri dell’Oiv (delibera n. 4/2010 e n. 121/2010 della Civit), le quali richiedono alta professionalità e trasparenza nel processo di selezione e nomina;
- costituire un organismo dipendente dall’organo di indirizzo politico amministrativo e, quindi, al servizio di interessi localistici e clientelari;
- l’erronea interpretazione dell’art 14 inteso come autonomia della costituzione dell’OIV e non discrezionalità nel definire struttura, composizione e funzioni del nuovo organismo;
- la sottovalutazione dell’art. 7, richiamato dall’art. 16, comma 2 che stabilisce i principi ai quali le autonomie locali devono adeguare il proprio ordinamento, che affida all’OIV la funzione di misurazione e valutazione della performance e la proposta annuale di valutazione dei dirigenti di vertice.
Negli enti locali veronesi il Segretario/Direttore Generale è un membro del Nucleo ed assume la presidenza dell’organismo. I requisiti richiesti ai membri del Nucleo sono bassi rispetto a quelli stabiliti dalla CiVIT per gli OIV e la trasparenza in materia di nomine è inesistente (requisiti, verbale di valutazione, curriculum).
Il contributo dei Nuclei di valutazione, istituiti negli anni ’90 e rapportati a quel periodo storico, allo sviluppo del performance management è stato molto modesto. Tali organismi operano in un’ottica prettamente amministrativa e formalistica, si limitano a poche riunioni l’anno, per la maggior parte dedicate agli aspetti formali della erogazione dei premi legati al risultato e non hanno inciso sullo sviluppo e miglioramento dei servizi e dell’organizzazione del lavoro. Inoltre, non è stato realizzato un canale di comunicazione con i portatori di interessi esterni e un benchmarking tra le amministrazioni e non sono stati introdotti indicatori di performance degli enti locali, tranne poche eccezioni.
Considerate le esperienze negative dei nuclei di valutazione, si ritiene essenziale istituire nei comuni gli Organismi indipendenti di Valutazione anche in forma associata in rapporto alle dimensioni dell’ente.
L’OIV va scelto per i suoi aspetti positivi tra i quali si indicano: Indipendenza ed autonomia dall'organo politico amministrativo e, quindi, una valutazione indipendente sulle attività esercitate; - Requisiti di professionalità alti e processo di selezione trasparente; Competenze attribuite che incidono positivamente sulla eprformance del comune.
Tra le competenze assegnate si ricordano: - funzione di misurazione e valutazione della performance della struttura; - proposta annuale di valutazione dei dirigenti di vertice; - altri compiti che l’autonomia normativa ed organizzativa degli enti locali consente di scegliere (art. 14 del D. Lgs. n. 150/2009).
La conferma del Nucleo di valutazione è una scelta che ha come orizzonte il passato con tutti i suoi limiti e difetti. Al contrario occorre costruire il futuro dei comuni attraverso nuove prospettive e tra queste vi è la istituzione dell’OIV.
Associazioni tra i comuni
I comuni dell’unione Verona Est, Dall’Adige al Fratta ed i comuni di Gazzo Veronese, Isola della Scala e Zevio hanno scelto di costituire l’OIV in forma associata. Hanno preferito il nucleo di valutazione i comuni aderenti all’unione Adige - Guà.
I comuni dell’Unione Sant'Anna d'Alfaedo ed Erbezzo, Unione dei Comuni di Roveré V., Velo e San Mauro, Destra Adige e Tartaro Tione non hanno effettuato alcuna scelta associativa per l’attuazione del D. Lgs. 150/2009.
Alcuni comuni hanno previsto di gestire in forma associata l’OIV senza pervenire al momento ad alcuna intesa.
Nessun comune veronese ha scelto di gestire in forma associata il sistema di misurazione e valutazione della performance ed il conseguente sistema informatico. (3)
Trasparenza totale
Durante la ricerca sono stati visitati i siti web dei comuni al fine di trovare informazioni utili alla ricerca. Il link “Trasparenza, valutazione e merito” dei comuni è aggiornato con le informazioni (c.v. e retribuzioni dei dirigenti, codice disciplinare, tasso di assenteismo, consulenze) richieste dalla normativa antecedente al Decreto. Pertanto, non risultano le informazioni concernenti gli aspetti dell’organizzazione, gli indicatori di efficienza e di efficacia, l’utilizzo delle risorse in rapporto agli obiettivi programmati, le fasi del ciclo di gestione della performance.
L’aggiornamento dei siti ha lo scopo di consentire il controllo da parte dei cittadini e la loro partecipazione alla gestione dei servizi erogati con osservazioni, interventi e prese di posizioni e di effettuare ricerche, studi ed elaborare proposte da parte di giornalisti, studiosi, e ricercatori indirizzate al miglioramento della performance.
La trasparenza interna dell’andamento gestionale (cruscotto aziendale in tempo reale) guida il management ed i dipendenti a conseguire gli obiettivi prestabiliti.
Strumenti manageriali
Questa che doveva essere la parte più interessante della ricerca si è rivelata un flop per assenza di dati ed informazioni in quanto l’attività degli enti si è fermata alle prime fasi di attuazione della riforma: - Modifica dell’ordinamento per adeguarlo ai principi del D. Lgs. n. 150/2009; - Istituzione dell’organismo di valutazione.
Gli strumenti manageriali previsti dal “Performance Management” e dal Decreto non sono stati ancora introdotti e precisamente: - Sistema di misurazione e valutazione della performance (scadenza 31/12/2010); - Gestione del ciclo della performance (scadenza entro i termini di approvazione del Bilancio 2011); Indicatori di efficienza ed efficacia; Trasparenza delle fasi del ciclo della performance; - Impatto dei risultati sui bisogni dei cittadini.
Si rischia che la riforma venga trattata come un adempimento formale e burocratico.
La Provincia e Verona sono dotati di un sistema di controllo supportato da strumenti informatici. Tale sistema è stato introdotto prima del Decreto e, pertanto, si ritiene che debba essere rivisitato ed aggiornato ai principi del Decreto. Questa esigenza organizzativa è avvertita dal Comune di Verona e non dalla Provincia, la quale disconosce tale adeguamento. Dal 2011 è obbligatorio introdurre la gestione del ciclo della performance coordinandola con il PEG (Piano esecutivo di gestione), inserendo indicatori, target, outcome ed obiettivi strategici correlati ai bisogni dei cittadini.
La Provincia ed il Comune di Verona sono tenuti ad applicare l’art. 11, c. 1 e 3, del D. Lgs. n. 150/2009 in materia di trasparenza per rendere possibile qualsiasi valutazione e proposta migliorativa da parte dei cittadini, ricercatori, giornalisti e gruppi politici.
Università di Verona e D. Lgs. n. 150 del 2009
Si propone di affidare all’Università di Verona, Facoltà di Economia, un progetto di studio e di ricerca sullo stato di attuazione del D. Lgs. n. 150/2009 nella provincia e di sostegno ai comuni veronesi che incontrano difficoltà a realizzare la riforma.
La proposta del PD di Verona verrà presentata dal proprio gruppo consiliare alla Provincia e sottoposta a tutti i gruppi per pervenire ad una posizione comune. Con tale progetto si intensifica il rapporto tra l’Università di Verona ed il territorio e si creano rapporti di collaborazione proficui e produttivi nell’interesse delle comunità locali. Si ritiene che il coinvolgimento dell’Università su questa problematica sia molto importante al fine di avviare un cambiamento positivo nei comuni veronesi.
I Comuni veronesi che hanno aderito al progetto “Performance e Merito” dell’Anci sono solo 5 e, pertanto, solo questi potranno ricevere assistenza e supporto.
I comuni di piccole dimensioni non essendo dotati di management incontrano notevoli difficoltà ad attuare i cambiamenti necessari per migliorare la qualità dei servizi istituzionali. Inoltre, gli enti locali per i tagli che hanno subito sono poco propensi ad innovare e ricorrono a scelte difensive che non creano valore per i cittadini.
Breve valutazione politica
Al di là delle critiche e dei rilievi che possono essere mossi facilmente ai comportamenti del Ministro Brunetta ed al D. Lgs. n. 150/2009 occorre considerare che la legge n. 15/2008 ed il conseguente Decreto sono stati migliorati grazie alle proposte del Partito Democratico, approvate dal Parlamento, in materia di trasparenza, valutazione indipendente e benchmarking. Senza tali fattori il Decreto sarebbe stata anonimo e non innovativo. La proposta del PD dell’istituzione di un’autorità centrale ed indipendente non è stata accolta a suo tempo ed oggi la riforma paga un prezzo molto alto a causa dell’assenza di tale fattore.
Dalla ricerca emerge che il Decreto presenta dei limiti riguardo ai comuni tra i quali si indicano: - Il Comune di Milano e quello di Ferrara di Monte Baldo (218 abitanti) sono destinatari della medesima normativa, la quale non prevede una classificazione dei comuni rispetto alla dimensione e le conseguenti linee di indirizzo; - La discrezionalità dei comuni di istituire l’OIV è accompagnata dalla possibilità di effettuare la scelta degli antiquati Nuclei di valutazione; - L’introduzione del sistema di misurazione e valutazione (Balance scorecard, Performance prism, Common assessment frame work) e della gestione del ciclo della performance comporta una capacità di spesa che molti comuni non possiedono nell’attuale congiuntura economica; - L’assenza di coordinamento e di armonizzazione tra gli strumenti di programmazione dei comuni ed il piano della performance (scelta discrezionale) implica il disconoscimento di tale piano per non introdurre un ulteriore strumento di pianificazione; - La non previsione di una Commissione regionale di sostegno e di raccordo tra i Comuni e la Civit pone gli enti locali in una condizione di isolamento.
Il primo anello della catena della gestione del ciclo della performance è la conoscenza dei bisogni dei cittadini e subito dopo gli obiettivi strategici. A tal fine è necessario che i comuni utilizzino le informazioni analitiche e svolgano un’indagine di customer satisfaction affinché gli obiettivi strategici da conseguire rappresentino i problemi reali dei cittadini.


(1) Ricerca su un campione di 76 enti su 99
Provincia di Verona; Verona; Albaredo d'Adige; Arcole; Badia Calavena; Bardolino; Bevilacqua; Bonavigo; Boschi Sant'Anna; Bosco Chiesanuova; Bovolone; Brentino Belluno; Brenzone; Bussolengo; Buttapietra; Caldiero; Caprino Veronese; Casaleone; Castagnaro; Castel d’Azzano; Castelnuovo del Garda; Cavaion Veronese; Cazzano di Tramigna; Cerea; Cerro Veronese; Cologna Veneta; Colognola ai Colli; Dolcè; Fumane; Garda; Gazzo Veronese; Grezzana; Illasi; Isola della Scala; Isola Rizza; Lavagno; Lazise; Legnago; Malcesine; Marano di Valpolicella; Mezzane di Sotto; Minerbe; Montecchia di Crosara; Monteforte d'Alpone; Negrar; Nogarole Rocca; Pescantina; Peschiera del Garda; Povegliano Veronese; Pressana; Roverè Veronese; Roveredo di Guà; Salizzole; San Bonifacio; San Giovanni Lupatoto; San Martino Buon Albergo; San Pietro in Cariano; San Zeno di Montagna; Sommacampagna; Terrazzo; Tregnago; Valeggio sul Mincio; Veronella; Villafranca di Verona; Zevio; Zimella.
(2) Enti che hanno aderito al progetto “Performance e Merito” dell’Anci
Verona, Bussolengo, Cazzano di Tramigna, Lazise, San Giovanni Lupatoto.
Enti che non hanno adottato alcuna deliberaBelfiore; Brentino Belluno; Castel d’Azzano; Cazzano di Tramigna; Grezzana; Lazise; Pescantina; San Bonifacio; San Zeno di Montagna.
Enti che hanno adottato la delibera di Giunta Provincia di Verona; Verona; Boschi Sant'Anna; Bosco Chiesanuova; Bovolone; Brenzone; Bussolengo; Castagnaro; Cerro V.; Cologna Veneta; Dolcè; Fumane; Garda; Gazzo V.; Illasi; Isola Rizza; Lavagno; Legnago; Marano di Valpolicella; Minerbe; Mozzecane; Peschiera del Garda; Povegliano V.; Pressana; Roveredo di Guà; Salizzole; San Giovanni Lupatoto; San Pietro in Cariano; Terrazzo; Veronella; Villafranca di Verona; Zimella.
(3) Enti che hanno scelto l’Organismo indipendente di Valutazione
Albaredo d'Adige; Arcole; Bevilacqua; Bonavigo; Boschi Sant'Anna; Bovolone; Caldiero; Casaleone; Cavaion V.; Colognola ai Colli; Dolcè; Gazzo Veronese; Illasi; Isola della Scala; Legnago; Mezzane di Sotto; Minerbe; Montecchia di Crosara; Mozzecane; Peschiera del Garda; Sommacampagna; Terrazzo; Tregnago; Valeggio sul Mincio; Villafranca di Verona; Zevio.
Enti che hanno scelto il Nucleo di valutazione
Provincia di Verona; Verona; Badia Calavena; Bardolino; Brenzone; Bussolengo; Buttapietra; Castagnaro; Castelnuovo del Garda; Cologna Veneta; Fumane; Garda; Isola Rizza; Lavagno; Malcesine; Marano di Valpolicella; Monteforte d’Alpone; Negrar; Nogara; Nogarole Rocca Povegliano V.; Pressana; Ronco all’Adige: Roverè V.; Roveredo di Guà; Salizzole; San Giovanni Lupatoto; San Martino Buon Albergo; Sant’Ambrogio di Valpolicella; Soave; Veronella; Zimella.
Unione dei comuni della Provincia di Verona - Unione Adige – Guà: Cologna Veneta, Pressana, Roveredo di Guà, Veronella, Zimella; - Unione Comuni dall'Adige al Fratta: Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant’Anna, Minerbe, Terrazzo; - Unione Comuni di Sant'Anna d'Alfaedo ed Erbezzo; - Unione dei Comuni di Roveré, Velo e San Mauro; - Unione Destra Adige: Angiari,Isola Rizza, Roverchiara, San Pietro di Morubio; - Unione Verona Est: Caldiero, Colognola ai Colli, Illasi, Mezzane di Sotto; - Unione Veronese Tartaro Tione: Erbè, Mozzecane, Nogarole Rocca, Trevenzuolo, Vigasio.

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mercoledì 13 aprile 2011

Dai bisogni dei cittadini agli obiettivi strategici

Il PD di Verona, dopo aver approfondito i contenuti della riforma e valutato i risultati della ricerca, ha elaborato una proposta di cambiamento e di miglioramento della gestione degli enti locali che prevede l’utilizzo di strumenti innovativi al fine di elevare la qualità della vita dei cittadini. Esempi di questo cambiamento sono le città di Torino, Reggio Emilia e Cesena che hanno introdotto innovazioni nei servizi erogati in epoca anteriore al D. Lgs. n. 150/2009. Questo significa che il cambiamento radicale ed il miglioramento continuo è possibile a prescindere dagli obblighi di legge che molto spesso sono visti ed applicati come adempimenti formali.
Oggi i comuni si trovano stretti tra le crescenti aspettative dei cittadini e le limitazioni finanziarie imposte dall’alto. Queste ultime sono state causate dai tagli lineari ed indiscriminati adottati dal Governo per far quadrare i conti in un momento di grave crisi economica e dall’assenza di una strategia di crescita per il paese che avrebbe potuto far aumentare le risorse. In tale contesto i comuni dovrebbero reagire con una strategia di cambiamento che renda possibile il miglioramento dei risultati prodotti, la creazione del valore dal punto di vista dei cittadini e la riduzione dei costi. Non mancano esempi di comportamenti virtuosi da parte dei comuni che si ispirano ai seguenti principi: cambiamento, obiettivi strategici, processi, interazione con la comunità locale e creazione del valore per i cittadini.
Nel settore dei servizi comunali i cittadini non possono abbandonare l’organizzazione inefficiente ed insoddisfacente e rivolgersi ad altri per assenza di concorrenza. Nello stesso tempo non viene garantita alle comunità locali la possibilità di far sentire la propria voce, di intervenire, di stare con il fiato sul collo agli amministratori al fine di partecipare attivamente al miglioramento della performance. Sembra che sia stata assegnata ai cittadini un’unica opzione: la fedeltà passiva ed acritica verso i comuni.
Occorre ricreare un nuovo equilibrio attraverso la partecipazione delle comunità locali, la quale per essere produttiva di effetti positivi ha bisogno di essere informata compiutamente con dati e informazioni, relative alla performance, elaborate in tempo reale ed accessibili a tutti: cittadini, associazioni degli utenti, giornalisti, studiosi e ricercatori.
Per fare ciò occorre che venga introdotto nei comuni il performance management, strumento manageriale nato circa 16 anni fa che permette di realizzare un sistema di misurazione e valutazione della performance che comprenda gli obiettivi strategici, gli indicatori di efficienza ed efficacia dei servizi (ambiente, sicurezza, servizi sociali, territorio) ed i risultati per i cittadini. Tale sistema consente di: - realizzare un legame tra politica, strategia ed operatività; - coordinare gli strumenti di programmazione ed il piano della performance; - orientare attraverso la trasparenza interna i comportamenti del management e dei dipendenti al perseguimento degli obiettivi strategici; - intervenire durante lo svolgimento dei processi con azioni correttive nel caso in cui si verifichino scostamenti per adeguare l’andamento della produzione dei servizi agli obiettivi strategici.
Il primo anello della catena è la conoscenza dei bisogni dei cittadini e subito dopo gli obiettivi strategici. A tal fine è necessario utilizzare le informazioni analitiche e svolgere un’indagine di customer satisfaction affinché gli obiettivi strategici da conseguire rappresentino i problemi dei cittadini. Da non sottovalutare l’efficacia delle risorse utilizzate nel generare valore per i cittadini al fine di non disperdere risorse ed indirizzare le azioni a vantaggio della comunità locale.
La valutazione della performance per l’importanza che essa riveste per le organizzazioni e per i cittadini deve essere affidata ad organismi indipendenti altrimenti gli interventi conseguenti possono rivelarsi errati perché corrispondenti ad una valutazione di parte.
Ai comuni di piccole dimensioni conviene introdurre il sistema di performance management e gli organismi indipendenti di valutazione in forma associata ad altri comuni al fine di contenere i costi di investimento e di gestione.
Occorre realizzare un modello di comune aperto ai cittadini, i quali possono individuare gli sprechi e le inefficienze che le amministrazioni devono colmare prima di un eventuale crollo, ed agli altri comuni per attuare un processo sistematico di comparazione che consenta a ciascun comune di avvalersi della strategia replicativa.
Lo slogan “cambiare tutto per non cambiare nulla” va sostituito con “fare la cosa giusta e farla nel modo giusto”. Per tale motivo occorre partire dai bisogni dei cittadini, stabilire gli obiettivi e scegliere le azioni per perseguirli. Il rischio è che la riforma prevista dal D. Lgs. n. 150/2009 diventi il solito adempimento formale se non introdotta come un cambio di paradigma e di cultura manageriale.

Vincenzo D’Arienzo
Segretario provinciale
del PD di Verona

Antonino Leone
Responsabile PA

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martedì 12 aprile 2011

San Bonifacio in ritardo sulla valutazione e performance

San Bonifacio è un comune di circa 20mila abitanti e non ha ancora adottato alcun provvedimento riguardo all’attuazione del D. Lgs. n. 150 del 2009. Il ritardo è molto grave perché in questo caso si tratta di un comune di medie dimensioni.
La Giunta Comunale è inadempiente in quanto avrebbe dovuto:
- convocare il consiglio comunale per deliberare i criteri generali di modifica del Regolamento degli uffici e dei servizi per adeguarlo ai principi stabiliti dal Decreto;
- riunire la Giunta è deliberare le modifiche del Regolamento.
Dopo tali fasi iniziali la Giunta avrebbe dovuto introdurre il sistema di misurazione e valutazione della performance, il piano di performance ed attuare la gestione del ciclo della performance.
Le scadenze sono state superate abbondantemente e non si conoscono le prospettive della Giunta.
“Il 14 Gennaio scorso il Gruppo Consigliare del PD, dichiara Stefano Piccoli consigliere comunale del PD a San Bonifacio, ha presentato una interrogazione per avere chiarimenti in merito allo stato di attuazione del Decreto Legislativo 150/2009 che disciplina la riforma della pubblica amministrazione. Da allora non abbiamo mai ricevuto notizie, ma sappiamo che se il Sindaco fosse venuto in Consiglio comunale avrebbe dovuto informare che fino ad oggi non si è fatto ancora nulla”. “In altri comuni, continua Piccoli, si sono adottate delibere o, come a Verona o a San Giovanni Lupatoto, si è aderito al progetto “Performance e merito” promosso dall’ANCI. San Bonifacio è uno dei comuni ancora inadempienti, alla faccia dell’essere l’amministrazione “del fare” che il Sindaco Casu ha tanto propagandato. Questa inadempienza non è solo l’ennesimo sintomo di una Giunta priva di capacità di gestione della cosa pubblica ma finirà col penalizzare quei dipendenti pubblici meritevoli che non potranno vedersi erogare premi legati alla qualità della loro performance lavorativa”.
Il Gruppo Consigliare del PD di San Bonifacio, conclude Piccoli, chiede che si provveda ad attuare concretamente la riforma della pubblica amministrazione nel nostro territorio e che il Consiglio Comunale venga chiamato a dare opportuni atti di indirizzo su questo tema. Il Partito Democratico e il Gruppo Consigliare continueranno a battersi per portare un cambiamento positivo nella pubblica amministrazione, individuando obiettivi strategici da perseguire, processi atti al miglioramento, e interagendo con la comunità locale al fine di creare una P.A. amica del cittadino.
Il paradosso: una Giunta di centro destra non attua la prima riforma di centro destra.

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lunedì 11 aprile 2011

Legge bipartisan per i piccoli comuni

L'Aula della Camera ha approvato le disposizioni per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni. Il testo riproduce sostanzialmente quelli già delle due precedenti legislature che però non sono mai diventati legge in quanto non sono stati approvati da entrambi i rami del Parlamento. Ora si spera, ha spiegato il relatore Massimo Vannucci (Pd) che il Senato riesca a approvare questo tempo prima della fine della legislatura'.
Il provvedimento, su cui si è registrata la convergenza di maggioranza ed opposizione, mira alla promozione e al sostegno delle attività economiche, sociali, ambientali e culturali svolte nell'ambito territoriale dei piccoli comuni, a tutelarne il patrimonio naturale, rurale, storico-culturale e architettonico e ad adottare misure a vantaggio sia dei cittadini che vi risiedono, sia delle attività produttive, con riferimento, in particolare, al sistema di servizi territoriali, con l'obiettivo di stimolare e incrementare anche il movimento turistico.
Il testo si riferisce ai comuni o frazioni con popolazione pari o al di sotto dei cinquemila abitanti; particolarmente a quelli che presentano un dissesto idrologico o altre criticità ambientali, arretratezza economica, decremento della popolazione, disagio abitativo, un elevato indice di vecchiaia o una percentuale di disoccupati molto alta, difficoltà di comunicazione o dove il territorio è molto ampio rispetto all'insediamento.
Ecco alcune tra le più significative innovazioni: SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA: Ai piccoli comuni non sarà applicata la grande programmazione richiesta alle grandi città.
Avranno nuove norme più semplici per la valutazione dei responsabili degli uffici, e potranno avvalersi dei concessionari del monopolio, dei tabaccai per pagare imposte, tasse e tributi. Potranno stipulare convenzioni con le diocesi cattoliche e potranno avvalersi dei fondi per il gioco del lotto. Inoltre, potranno acquisire stazioni ferroviarie dismesse e case cantoniere ANAS dismesse.
RIEQUILIBRIO ANAGRAFICO: Si potranno registrare le nascite nei piccoli comuni anche se avvenute altrove, solo a fini statistici.
SERVIZI POSTALI: Il contratto di programma che il Governo deve stipulare con l'amministrazione postale mirerà ad offrire ai piccoli comuni la possibilità di fare convenzioni per salvaguardare il servizio postale. Ad esempio, affidando le tesorerie comunali alle Poste per mantenere aperti sportelli dove le Poste vorrebbero chiuderli.
ARRIVA LA LOTTERIA. Si chiamerà 'Piccoli comuni' e sarà ad estrazione istantanea: il gettito andrà ai piccoli comuni.
Dichiarazione di voto dell’on. Salvatore Margiotta
Signor Presidente, mi riservo anch'io di richiedere la pubblicazione del testo integrale della mia dichiarazione di voto. Vorrei solo due minuti di tempo, non più di due, per dire pochissime cose. Intanto è importantissimo che questa proposta di legge abbia trovato l'unanimità della Camera. Voglio poi dare atto e merito al collega Ermete Realacci che da anni lavora su questo tema e ottiene insieme a tutti noi l'approvazione da parte della Camera della proposta di legge, così come voglio ringraziare i bravi relatori, i colleghi Vannucci e Guido Dussin. L'Italia è questa, è una mirabile sintesi di ricchezze storiche, culturali, paesaggistiche, ambientali ed enogastronomiche disseminate in tutti i borghi del nostro territorio, quei borghi che vogliamo valorizzare con questo provvedimento e in cui vogliamo che continuino a vivere le persone ed i giovani in maniera particolare.
Di tutti gli aspetti che questa proposta di legge affronta, ne tocco solo uno: la ricchezza dei prodotti tipici del nostro Paese che caratterizzano le aree interne ed i piccoli comuni. È in corso «Vinitaly», l'anno scorso, anno di crisi mondiale dell'economia, le esportazioni italiane in vini hanno avuto un valore di 3 miliardi e mezzo, quest'anno ci saranno valori anche maggiori. Ogni regione ha prodotti tipici, ogni contrada, ogni zona. Penso alla mia regione, la Lucania, all'Aglianico del Vulture, al pecorino di Moliterno e Filiano, ai fagioli di Sarcone, alle acque minerari del Vulture, all'olio di Barile. È un settore in cui possono lavorare giovani, con il proprio entusiasmo, il proprio dinamismo, la loro voglia di fare, la loro creatività. Penso ad un'associazione di giovani potentini, Cibò, ed alla passione che mette in questo settore nel valorizzare i prodotti dei piccoli comuni.
Concludo, signor Presidente, con una bella frase di Bob Kennedy che dice che «la politica serve a rendere più dolce la vita dei cittadini su questa terra»: se questa frase è vera, oggi siamo andati in questa direzione e abbiamo fatto una buona politica.
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Pietro Micheli a Verona

Pubbliche Amministrazioni: riforma o controriforma? è il tema dell’incontro organizzato dal Partito Democratico di Verona che si terrà giovedì, 14 aprile, alle ore 18,30 presso il Liston 12, piazza Bra, di Verona.
Modera l’incontro Vincenzo D’Arienzo, segretario provinciale del PD di Verona.
I relatori sono:
- Prof. Pietro Micheli, Docente Gestione della performance ed ex membro CiVIT;
- Davide Zoggia, Responsabile Nazionale Enti Locali;
- On. Oriano Giovannelli, Presidente Forum Riforma PA;
- Antonino Leone, Responsabile PA del PD Verona.
Interverranno all’incontro: Paolo Tovo, responsabile Enti Locali PD Verona, Stefania Sartori e Diego Zardini, capi gruppo al Comune di Verona ed alla Provincia, Franco Bonfante e Roberto Fasoli, consiglieri regionali del Veneto.
Nell’incontro verrà presentata la ricerca sullo stato di attuazione del D. Lgs. n. 150 del 2009 negli enti locali della Provincia di Verona e la proposta del PD di Verona per migliorare la performance dei comuni veronesi.
L’incontro riveste molta importanza per gli argomenti trattati (riforma delle PA, enti locali, lo stato dei comuni veronesi), per la qualità dei relatori che rivestono responsabilità di primo piano nel processo di cambiamento delle Pubbliche Amministrazioni e per la concretezza dei contenuti che verranno esposti. L’evento interessa i cittadini veronesi che sono i beneficiari dei servizi locali per il ruolo partecipativo che dovranno assumere nel contesto locale e gli amministratori locali al fine di attuare i cambiamenti necessari per migliorare la performance dei comuni.
Pietro Micheli risponde ad alcune domande che gli ho posto sui comuni.

Basta la sola intuizione agli amministratori locali per migliorare la performance dei comuni?
E’ importante che gli amministratori locali utilizzino le loro capacità e la loro intuizione insieme a un approccio più sistematico a favore del miglioramento dei servizi pubblici. Pianificazione, misurazione, valutazione e risoluzione dei problemi (problem-solving) sono quattro aree che possono essere di grandissimo aiuto agli amministratori, soprattutto in presenza di risorse scarse.

Quali strumenti manageriali i comuni devono introdurre per far funzionare la struttura organizzativa e per migliorare i benefici a favore dei cittadini?
Innanzitutto, un comune deve essere capace di articolare un piano strategico (o “piano delle performance”) che articoli le modalità e i soggetti che possono contribuire all’erogazione efficiente ed efficace dei servizi pubblici. Per rendere concreto il piano strategico, il comune può dotarsi di un sistema di misurazione attraverso il quale potrà anche comprendere lo stato di avanzamento dei propri lavori, confrontare le proprie performance con quelle di altri comuni (e non solo), e utilizzare le proprie risorse in modo più sostanziato. A questo seguirà un sistema di valutazione, a livello organizzativo e individuale, per identificare gli eventuali scostamenti dai risultati attesi e per erogare premi (o sanzioni) quando possibile. Infine il comune potrà usare degli strumenti semplici e ampiamente collaudati per attivare cicli di “miglioramento continuo”. C’e’ da ricordare, comunque, che l’utilizzo di questi strumenti e approcci deve essere accompagnato da comunicazione, coinvolgimento e formazione di soggetti (stakeholder) esterni (cittadini, imprese, organizzazioni no profit, ecc.) e interni: sono questi a rendere ogni miglioramento possibile.

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