mercoledì 15 giugno 2016

Assunzione disabili: tante interrogazioni e una risposta non esaustiva

Finalmente dopo tanto tempo dalla presentazione delle interrogazioni da parte di Diego Zardini ed altri deputati il Governo, tramite il sottosegretario alla pubblica amministrazione Angelo Rughetti, risponde sulle assunzioni dei disabili per le quote d’obbligo da parte delle pubbliche amministrazioni.
Le interrogazioni in questione sono due: n. 5/01607 del 28/11/2013 e n. 4/12383 del 13/6/2016.
Il sottosegretario nel rispondere alle interrogazioni ha affermato che il Dipartimento della funzione pubblica ha già avviato la raccolta di dati informativi per adempiere al monitoraggio previsto dal decreto legge 101/2003 e per rendere effettivo l'obbligo, da parte delle PA, di assunzione dei lavoratori disabili.
“Nel testo della legge n.  124 del 2015, prosegue Rughetti, – una delega sulla riforma del pubblica amministrazione – sono state introdotte disposizioni normative relative ai disabili che assolvono alle finalità richiamate nelle interrogazioni. In particolare, l'articolo 17, comma 1, dispone la previsione della nomina di una Consulta nazionale, composta da rappresentanti delle amministrazioni pubbliche centrali e territoriali, dei sindacati maggiormente rappresentativi e delle associazioni di categoria, con una serie di compiti, tra cui quello di controllare l'adempimento dell'obbligo della comunicazione relativa ai posti riservati ai lavoratori disabili non coperti ed al programma sui tempi e sulle modalità di copertura della quota della riserva prevista dalla normativa vigente, oltre a quello – molto importante – di prevedere adeguate sanzioni per i mancati adempimenti”.
“Con i decreti legislativi di attuazione della legge n. 124/2015, afferma Rughetti, si provvederà, quindi, a completare il quadro normativo per rendere la pubblicazione delle quote d'obbligo a favore delle categorie protette uno strumento ancora più efficace ed effettivo”.
Occorre considerare che nel D. Lgs. “Semplificazione in materia di lavoro e pari opportunità” è stato introdotto l’obbligo di istituire la figura del responsabile che si occupi di controllare l’applicazione delle disposizioni in materia di inserimento dei disabili nel mondo del lavoro.
Il sottosegretario Angelo Rughetti non ha comunicato le informazioni del monitoraggio previsto dal decreto n. 101/2003 e sullo stato di assunzioni dei disabili da parte dell’Inps. Questo significa che il monitoraggio è fallito e che le PA non hanno riferito al dipartimento della funzione pubblica i dati e le informazioni previste dal decreto n. 101/2003. Sulla problematica delle assunzioni dei disabili le diverse PA non hanno fatto sistema ed hanno preferito l’opacità alla trasparenza.
Le misure adottate (responsabile del controllo delle assunzioni e consulta nazionale) sono insufficienti e dilazionate se non vengono accompagnate dalla trasparenza. Infatti, l’on.le Diego Zardini nei suoi diversi interventi ha chiesto la trasparenza del monitoraggio degli adempimenti relativi al processo di assunzione dei disabili nelle PA e la pubblicazione sul sito istituzionale di ogni PA delle quote d’obbligo scoperte a favore dei soggetti disabili.
Si è persa l’occasione di inserire nel D. Lgs. 25 maggio 2016, n. 97 l’obbligo per il Dipartimento della Funzione Pubblica e per le PA di pubblicare nei propri siti istituzionali rispettivamente i risultati del monitoraggio sugli adempimenti previsti dal comma 6, articolo 7, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101 e le quote di riserva scoperte a favore dei soggetti disabili. Tali obblighi sarebbero stati inseriti tra le materie soggette alla trasparenza e, quindi, all’applicazione di sanzioni per le PA inadempienti, previsti dal D. Lgs. n. 97/2016.
Si ritiene che la trasparenza della materia relativa ai posti vacanti a favore dei disabili pone:
- I cittadini nelle condizioni di conoscere lo stato di reclutamento delle categorie protette;
- Le PA inadempienti di accelerare il processo di assunzione dei disabili nel rispetto del decreto n. 101/2013;
- Gli organi preposti al controllo di intervenire al fine di applicare le sanzioni alle PA inadempienti e velocizzare gli adempimenti relativi al processo di reclutamento dei disabili nel rispetto delle disposizioni di legge.
Purtroppo si è scelta una strada diversa e lunga con la previsione in un apposito decreto legislativo dell’istituzione della Consulta Nazionale.
La lentezza della macchina pubblica ha prodotto dei danni nei confronti dei disabili e delle loro giuste aspettative. Adesso occorre rimediare e velocizzare il processo di reclutamento dei disabili, tutelati dalla legge 12 marzo 1999, n. 68.
Dichiara Diego Zardini che “l’organismo addetto al controllo delle assunzioni ad oggi, non ha dato alcun risultato: si chiede quindi al Governo di redigere un elenco delle pubbliche amministrazioni che hanno la possibilità di assumere personale disabile. È auspicabile che il buon esempio venga dato in primis dalle Istituzioni, a partire dagli enti locali fino alla Camera dei Deputati”.

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giovedì 12 maggio 2016

Quali prospettive per i distaccati di Serenissima?

La diversità di vedute o lo scontro tra la Società Serenissima e le Organizzazioni Sindacali sulla procedura di mobilità volge al termine a meno che non vi siano eventi straordinari che salvaguardano il posto di lavoro dei distaccati e degli altri dipendenti interessati.
Nei due incontri che si sono svolti a Vicenza ed a Venezia tra la Società Serenissima Costruzioni Spa e le Organizzazioni Sindacali sulla procedura di mobilità si è preso atto del mancato accordo.
Le Organizzazioni Sindacali “ritengono che Serenissima Costruzioni Spa possa tuttora creare spazi di ricollocazione per gli operai in esubero nei cantieri in fase di esecuzione, mentre a tutt’oggi pende in sede giudiziale una vertenza riguardanti gli impiegati (distaccati), che è di ostacolo al raggiungimento dell’accordo”.
Il mancato accordo apre le porte alla procedura di mobilità ed ai conseguenti provvedimenti di licenziamenti da parte della Società Serenissima Costruzioni.
La posizione delle Organizzazioni Sindacali è la conseguenza della mancata attuazione da parte della Società Serenissima della sentenza del Tribunale di Verona, la quale dichiara l’illegittimità dei provvedimenti di distacco disposti da Serenissima Costruzioni Spa e l’esistenza di un rapporto di lavoro dipendente tra la Società Autostrada BS – PD Spa ed i lavoratori posti in distacco. Pertanto, la società Serenissima avrebbe dovuto applicare la sentenza e di conseguenza non avrebbe potuto avviare la procedura di mobilità per dei lavoratori subordinati a tempo indeterminato che sono riconosciuti alle dipendenze di un’altra società, la Società Autostrada BS – PD.
“Le sentenze della Magistratura vanno rispettate ed applicate, afferma il deputato del PD Diego Zardini, e la Società Serenissima non applicando la sentenza del Tribunale di Verona, la quale ha disconosciuto il rapporto di lavoro tra il personale distaccato e la Società Serenissima ed ha affermato il rapporto di lavoro dipendente tra la Società Costruzioni ed i distaccati assunti da Serenissima, ha potuto avviare la procedura di mobilità nei confronti del personale non riconosciuto alle proprie dipendenze. Le furbizie e gli artifizi usati dalla Società Serenissima Costruzioni causano ingiustizie e danni nei confronti dei lavoratori distaccati presso la Società Costruzioni e riconosciuti dipendenti della stessa società”. Inoltre, la Società Serenissima se avesse dato applicazione alla sentenza non avrebbe potuto porre in Cassa Integrazione alcuni lavoratori distaccati.
Si ricorda che Diego Zardini, sensibile alla problematica esposta, ha presentato una interrogazione al Ministro del Lavoro senza ricevere a tutt’oggi alcuna risposta.
Ai sensi del comma 5, art. 18 del D. Lgs. 10/9/2003, n. 276, nel caso di distacco privo dei requisiti, così come riconosciuto dalla sentenza del Tribunale di Verona, “l’utilizzatore ed il somministratore sono puniti con la pena della ammenda di euro 50 per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di occupazione”. Pena che erroneamente non è stata ancora applicata.
In definitiva la mancata attuazione della sentenza del Tribunale di Verona ha consentito alla Società Serenissima Costruzioni di:
- Porre in Cassa integrazione alcuni lavoratori;
- Avviare e concludere con il mancato accordo la procedura di mobilità;
- Determinare dei danni nei confronti dei lavoratori distaccati che verranno licenziati dalla Società Serenissima.
Sorprende che una società a partecipazione statale, Serenissima, non rispetta le regole e non applica le sentenze, vedi la Sentenza del Tribunale di Verona, procurando gravi danni ai lavoratori interessati alla procedura di mobilità che successivamente verranno sottoposti al licenziamento.
I lavoratori interessati alla procedura di mobilità, compresi gli impiegati distaccati dalla Società Serenissima Costruzioni, sottoporranno all’on.le Cesare Damiano, presidente della commissione lavoro della Camera dei deputati e presente ad Arcole il giorno 13 maggio per un convegno sulle pensioni, le problematiche relative alle decisioni della Società Serenissima.
Il contenzioso tra la società Serenissima Costruzioni ed i lavoratori interessati alla procedura di mobilità non si chiuderà in tempi brevi in quanto alcuni lavoratori anno presentato ricorso giudiziario avverso la mancata applicazione della sentenza e i provvedimenti conseguenziali.

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sabato 23 aprile 2016

Non è vero che tutto è corruzione

Intervista a Raffele Cantone a cura di Aldo Cazzullo, pubblicata dal Corriere della Sera il 23 aprile 2016  
Dottor Cantone, lei è presidente dell’Autorità anticorruzione. Piercamillo Davigo sostiene che in Italia hanno vinto i corrotti. E lei?
«Non è assolutamente vero. Dire che tutto è corruzione significa che niente è corruzione, e il sistema non può essere emendato. Io non accetto questo pessimismo cosmico. Mi ribello a questa visione che esclude qualsiasi ricetta. Il pessimismo fine a se stesso diventa una resa. E questa resa nell’Italia di oggi non c’è».
Quindi non è vero che oggi è peggio di Tangentopoli?
«No, non è vero. È vero che Tangentopoli non sradicò la corruzione, che è continuata come un fiume carsico. Ma ora vedo molte persone che vogliono provare a uscirne. E pensano che la soluzione non sia solo la repressione, che la ricetta non sia solo la stessa del 1993, che all’evidenza ha fallito. Uno non può ripetere le stesse cose a distanza di anni, e dire che è sempre colpa degli altri se le vecchie ricette non hanno funzionato».
Che cosa intende?
«L’idea che tutto si risolva con le manette è stata smentita dai fatti. La repressione da sola non funziona. Colpisce ex post; spesso in modo casuale; sempre quando i danni sono già fatti. La prevenzione ha tempi più lenti. Ma nei Paesi del Nord Europa, dove la corruzione è bassissima, ha funzionato».
Anche Davigo parla di prevenzione, di agenti infiltrati che incastrino i politici. E dice che pure lei, fino a qualche tempo fa, ne parlava.
«E continuo a farlo. Ho parlato di agenti infiltrati un mese fa, a un convegno di magistrati. Capisco che Davigo possa non seguire quello che dico, ma in questo caso non è molto informato. Lo stimo, sono stato tra i primi a fargli gli auguri. Condividiamo l’amore smisurato per la magistratura; ma l’amore porta lui a vedere solo gli aspetti positivi; e porta me a vedere gli aspetti critici».
Quali aspetti critici?
«Molto spesso la magistratura non riesce a dare risposte ai cittadini, perché è sovraccaricata di compiti non suoi. Si pensa che debba occuparsi soprattutto dei grandi temi, e un po’ meno del senso di giustizia individuale. Sul piano dei tempi e della prescrizione la risposta è insufficiente. Non a caso Ilvo Diamanti sostiene che la magistratura negli ultimi anni ha perso oltre il 20% della sua credibilità, passando dal 70% a sotto il 50. Si può sempre dire che la colpa è degli altri? Io mi ribello a questa logica del fortino assediato. La magistratura ha meriti eccezionali; ma sarebbe scorretto non evidenziare che certi meccanismi organizzativi non funzionano».
A cosa si riferisce?
«A tante persone che vengono in contatto con il sistema giustizia – non gli imputati; i testimoni, le parti lese – e non ne darebbero questi giudizi entusiasti. Non è giusto dire: va tutto bene madama la marchesa, e se va male la colpa è altrui. Ci sono testimoni che sono andati dieci volte ai processi e dieci volte sono stati rimandati indietro. Ci sono uffici giudiziari che danno risposte, e altri che non lo fanno. Ripeto: io amo la magistratura. Ma ho un’idea diversa del suo ruolo».
La sua idea qual è?
«In certe battaglie la magistratura è uno dei soggetti. Davigo pensa che sia l’unico a poter risolvere i problemi. Non condivido una visione autoreferenziale e salvifica. La magistratura non deve salvare il mondo; deve accertare i reati penali e decidere i processi civili. In nessun Paese del pianeta ha il monopolio nelle questioni di legalità; altrimenti finisce per esercitare una funzione di supplenza nei confronti della politica».
Se i politici smettessero di rubare darebbero una bella mano, non crede?
«Certo. La politica deve fare molto di più. Ma è ingiusto non riconoscere quanto è stato fatto negli ultimi anni. Dire che non cambia mai nulla è funzionale all’idea di non far cambiare mai nulla. Noi come magistratura abbiamo chiesto nuove norme sul falso in bilancio, sul voto di scambio politico mafioso, sull’autoriciclaggio: e queste riforme sono state fatte. Alcune potevano essere scritte meglio, ma qualche perplessità è stata superata dalle interpretazioni della giurisprudenza. Non riconoscere che qualcosa si può fare è come dire che non c’è più niente da fare, che l’unica strada sono le manette. Ma non è così».
Il sentire diffuso è che il governo stia facendo poco contro la corruzione, e usi lei come foglia di fico.
«
Io sto ai fatti, non alle allusioni. Tutte le volte che c’era da criticare il governo non mi sono mai tirato indietro. Il primo a denunciare il rischio dell’innalzamento dei contanti a 3 mila euro sono stato io. Ma per la prima volta c’è in Italia un’Autorità indipendente contro la corruzione cui sono stati dati poteri, secondo una visione nuova che non è affatto alternativa alla magistratura, al contrario di quel che qualcuno tende a pensare. L’Ocse, che bacchetta sempre l’Italia, ha elogiato il nostro lavoro sull’Expo. Il nuovo codice degli appalti ci attribuisce poteri autentici».
Non direi: potete intervenire solo sugli appalti sopra i 5 milioni di euro, escludendo il 95% dei contratti.
«Non è così. Quella soglia riguarda solo le commissioni di gara; i nostri poteri riguardano tutti gli appalti».
Sicuro?
«Ci sono criticità, ma c’è uno sforzo autentico, e se ne vedranno i risultati».
Però continuano gli scandali. E gli arresti.
«Sono fatti molto gravi. Ma se emergono è la prova che il sistema reagisce. Fino a poco fa qualche leader politico sosteneva che la corruzione non esisteva; oggi nessuno la nega. Non dico che la strada sia conclusa, sarei un folle. Ma è sbagliato non prendere atto di quel che è avvenuto, grazie al Parlamento che ha votato andando oltre la maggioranza di governo».
È d’accordo con Renzi che parla di «barbarie giustizialista»?
«Barbarie giustizialista è un’espressione esagerata. C’è stato un periodo in cui non tanto la magistratura, quanto l’interpretazione dei provvedimenti della magistratura ha creato eccessi: bastava essere indagato per venire messo alla gogna».
I paragoni sono sempre impossibili, ma viene in mente che, in un contesto diverso, Falcone quando andò a lavorare per il ministero di Grazia e Giustizia si ritrovò isolato.
«Una parte della magistratura è convinta che collaborare col potere politico ti inquina. Io dico che in questo periodo, e sono disponibile a essere sfidato sul piano della verità, nessun politico di nessuna parte mi ha mai chiesto di fare qualcosa che non potevo fare. Quando facevo il magistrato, qualcuno ci ha provato».
Chi le ha fatto pressioni?
«Nessuna pressione. Semmai, il sentore che qualcuno ci stesse provando: poteva capitare il collega che diceva “ti stai occupando del processo X…”. Nessuno è mai andato oltre. Ma lo posso testimoniare in qualsiasi tribunale, soprattutto nel tribunale della mia coscienza: l’idea che ci sia un mondo tutto pulito, la magistratura, e un mondo tutto sporco, la politica e la burocrazia, è comoda da vendere come fiaba; ma è falsa. La magistratura è fatta al 99 per cento di persone perbene, ma le mele marce ci sono; come ci sono persone perbene in politica. Il retropensiero che ci si debba sporcare con i rapporti istituzionali, malgrado quello che è successo a Falcone, continua a essere usato: con allusioni e attacchi ingiustificati, basati sul nulla. In che cosa noi dell’Autorità abbiamo fatto da ruota di scorta? Se Renzi la evoca di continuo è perché finalmente l’Autorità sta provando a lottare contro la corruzione, non perché ci sia un rapporto incestuoso. Se qualcuno ha le prove di rapporti incestuosi, le tiri fuori; non usi illazioni. Altrimenti finisce come quando Falcone veniva chiamato eroe dagli stessi che lo appellavano come traditore».
A chi si riferisce?
«Ero uditore giudiziario quando partecipai ad assemblee di magistrati che, quando fu fatta la Direzione nazionale antimafia, usavano per Falcone parole tra cui la più buona era traditore. Quegli stessi, 15 giorni dopo, usavano la parola eroe».
Quegli stessi chi?
«Riportare i nomi di chi interveniva in assemblee private non mi pare corretto. E comunque non è una cosa che sto improvvisando: l’ho scritta in un libro del 2007».
In Italia servono più carceri?
«Sì, ma la questione riguarda soprattutto l’ordine pubblico: per i reati di criminalità di strada abbiamo una legislazione e un’applicazione della legislazione eccessivamente elastiche».
Ci sono troppi magistrati in politica? «Ci sono stati troppi magistrati in politica; e molto spesso non hanno fatto grandi figure. Il nostro lavoro non ti abitua certo alla ricerca del consenso. È sbagliata l’idea che un magistrato non possa fare politica; è sbagliato semmai che dopo aver fatto politica torni a fare il magistrato».
Lei la politica non la farà mai?
«Non ci penso assolutamente. Il mio mandato scade nel 2020. E la mia idea è tornare a fare il magistrato».

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mercoledì 6 aprile 2016

Maurizio Martina a Verona

Sabato 9 aprile a Verona, alle ore 11 presso il Liston 12, in piazza Bra, si terrà la presentazione di 'Sinistra è Cambiamento' Veneto.
L'area politica nazionale del PD che si definisce “minoranza di partito e maggioranza di Governo” apre ufficialmente in Veneto, alla presenza del Ministro delle politiche agricole  Maurizio Martina.
All’appuntamento prenderanno parte, tra gli altri, i deputati Pd Diego Zardini, Giulia Narduolo e Floriana Casellato, oltre a sindaci e amministratori del territorio.
"Nasce anche in Veneto Sinistra è cambiamento, dichiara Diego Zardini, per una primavera democratica, l’area politica del PD che fa riferimento al ministro Maurizio Martina e al presidente della commissione lavoro Cesare Damiano. L’area che coniuga l’esigenza di una indipendenza dentro il PD e un senso di responsabilità nei confronti del paese. Puntiamo a migliorare le proposte del Governo, accogliendo pienamente la sfida del cambiamento con uno sguardo da sinistra, a ridare centralità al partito, ai militanti e alla partecipazione democratica".
"Importante l'evento di sabato prossimo con Maurizio Martina a Verona, afferma lo studente universitario Nicolò Moroni, per costruire una nuova prospettiva per il Partito Democratico per portare idee di sinistra per il cambiamento del nostro paese. Una scelta cosciente, quella di Sinistra è Cambiamento, che vede il futuro nelle riforme necessarie per il paese. Trovo fondamentale l'organizzazione della componente sul territorio poiché credo che la nostra azione politica abbia come obiettivo la valorizzazione dei militanti e dei volontari e la costruzione di una piattaforma culturale che conservi i valori della sinistra coscienti del periodo storico in cui stiamo vivendo”.
Siamo minoranza nel Pd ma maggioranza di Governo. Vogliamo sostenere in pieno questa sfida per cambiare il Paese, portando avanti i valori della sinistra riformista. Sinistra è Cambiamento nasce per interpretare i valori della sinistra e per dare risposte concrete ai cittadini. In questo percorso, è giusto essere presenti anche in Veneto. A volte ci rappresentano come un'area di minoranza nel partito ma di maggioranzadi Governo. È vero, perché non abbiamo sostenuto Renzi come segretario ma sosteniamo fino in fondo la sfida di Governo di cambiare il Paese in profondità e di portarlo fuori dalla crisi. E vogliamo essere presenti, numerosi e rappresentativi in tutt'Italia per portare il nostro contributo costruttivo a tutto il PD. E il Veneto è ovviamente una tappa obbligata di questo percorso. Per la sua importanza, per la grande potenzialità che esprime e per le competenze e le qualità straordinarie che ci sono.

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domenica 3 aprile 2016

Trasparenza, disabili al lavoro

L’approvazione di una legge non è sufficiente affinché espleti gli effetti previsti dal legislatore. E’ necessario che la legge venga applicata e non vada a finire nell’area della non applicabilità delle leggi non producendo gli effetti sperati.
Sembra che la legge 12 marzo 1999, n. 68, la quale si pone l’obiettivo di promuovere l’inserimento e l’integrazione dei disabili nel mondo del lavoro e disciplina le assunzioni obbligatorie e le quota di riserva a favore dei soggetti disabili, non venga applicata dalla Camera dei Deputati.
Gian Antonio Stella con un articolo, pubblicato sul Corriere della Sera il 31 marzo 2016, rivela tale violazione da parte della Camera dei Deputati. Alcuni deputati dell’opposizione interrogati da Alezio delle Iene rimangono sorpresi e sbigottiti, riservandosi di intervenire per far rispettare la legge.
Laura Boldrini dichiara, nella lettera pubblicata dal Corriere della Sera il 1° aprile 2016, che in nome della sobrietà negli ultimi dieci anni la Camera ha bloccato ogni tipo di assunzione, non soltanto quelle dei disabili. Si apprende dalla dichiarazione di Laura Boldrini che Camera e Senato stanno lavorando al ruolo unico dei dipendenti parlamentari ed a conclusione di tale adempimento sarà possibile conoscere i posti vacanti in organico da destinare ai disabili. Dalla dichiarazione del sottosegretario Angelo Rughetti (Corriere della Sera del 31 marzo 2016) si evince che il monitoraggio assegnato al Dipartimento della funzione pubblica non ha funzionato a danno dei disabili.
E’ sconcertante che tale problematica non sia a conoscenza non solo dei deputati ma anche da parte di coloro che hanno la responsabilità di gestire e controllare l’applicazione della legge. Tutto questo è dovuto all’assenza di trasparenza che avrebbe consentito agli interessati, alle forze sociali ed ai parlamentari di intervenire per rimuovere le inefficienze del sistema delle PA.
Nonostante questo i deputati del PD Alessia Rotta e Diego Zardini hanno presentato fin da luglio 2013 numerose interrogazioni, una proposta di legge n. 1501 del 7 agosto 2013 sottoscritta da 28 deputati e un ordine del giorno il 24 ottobre 2013 , approvato in Commissione ed accolto dal Governo,finalizzati all’inserimento nel mondo del lavoro dei disabili. Purtroppo tali atti non hanno ricevuto alcuna risposta da parte del Ministro competente.
Documentazione.
Il blocco delle assunzioni delle categorie protette nelle PA che presentano una situazione di soprannumerarietà viene eliminato dal D. L. 31 agosto 2013, n. 101 convertito con modificazioni dalla L. 30 novembre 2013, n. 125, il quale prevede una deroga a favore delle categorie protette al divieto di nuove assunzioni nel caso in cui le PA presentano una situazione di soprannumerarietà. Il decreto obbliga le PA a rideterminare il numero delle assunzioni obbligatorie delle categorie protette e ad effettuare le relative assunzioni ed il Dipartimento della Funzione Pubblica a monitorare gli adempimenti previsti dall’art. 7, c. 6 e7, dal decreto 101/2013.
Purtroppo il decreto n. 101/2013 non prevede l’obbligo delle PA di pubblicare sul proprio sito istituzionale le quote d’obbligo scoperte a favore delle categorie protette e la trasparenza del monitoraggio assegnato al Dipartimento della funzione pubblica.
Tali condizioni di opacità nel processo di assunzione dei disabili non hanno favorito una svolta nell’applicazione della legge 12 marzo 1999, n. 68. Pertanto, sembra che l’assunzione dei disabili nelle PA, favorita dal D. L. n. 101/2013, sia rimasta ferma nonostante il cambiamento della normativa.
L’ultima interrogazione a sostegno dei disabili 5-07262 del 19 dicembre 2015 del 19 dicembre 2015  è stata presentata dai deputati Diego Zardini e Davide Baruffi, i quali hanno sottolineato la necessità di introdurre l’obbligo, da parte del Dipartimento della funzione pubblica e delle PA, della pubblicazione nei siti istituzionali, rispettivamente, del monitoraggio di cui all’art. 7, comma 6, del d. l. n. 101/2013 e dei dati e delle informazioni relative alle quote d’obbligo individuate e scoperte.
“La trasparenza, dichiara Diego Zardini, è un fattore essenziale per contrastare, non solo la corruzione, l’inefficienza delle PA perché pone il management pubblico nelle condizioni di conoscere, insieme a tutti gli altri soggetti, e di intervenire per velocizzare le fasi del processo di assunzione dei disabili ed eliminare le cause che si frappongono ad una gestione efficace ed efficiente della macchina pubblica”.
Inoltre, Diego Zardini ha presentato in Commissione Affari Costituzionali, la quale dovrà esprimere il parere sullo schema di D. Lgs semplificazione e trasparenza, la seguente proposta: “E’ fatto obbligo al Dipartimento della Funzione Pubblica ed alle pubbliche amministrazioni di pubblicare nei propri siti istituzionali rispettivamente i risultati del monitoraggio sugli adempimenti previsti dal comma 6, articolo 7, del d. l. n. 101/2013 e le quote di riserva scoperte a favore dei soggetti disabili, disciplinate dalla legge 12 marzo 1999, n. 68”.
Condivido l’impegno di Diego Zardini a favore della trasparenza perché solo questo fattore potrà far emergere le inefficienze e la mancata applicazione delle disposizioni di legge a sostegno dell’inserimento dei disabili nel mondo del lavoro.

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mercoledì 6 gennaio 2016

Sistema di misurazione e valutazione della performance

Articolo di Pietro Ichino pubblicato sul Corriere della Sera il 6 gennaio 2016
Caro direttore, ci sono Paesi come il nostro dove si fanno le barricate contro l’idea di tradurre la qualità del lavoro in indici quantitativi, per poter misurare la prestazione e quindi valutarla. Ultimamente abbiamo visto erigere quelle barricate contro la pretesa dell’Invalsi di valutare l’efficacia dell’insegnamento scolastico, ma le avevamo viste erigere anche contro la pretesa dell’Anvur di valutare l’attività di ricerca universitaria, o contro l’idea che una parte della retribuzione degli impiegati pubblici possa essere collegata a indici di produttività degli uffici o dei singoli. Da noi viene mobilitato persino il diritto alla privacy per impedire la valutazione della performance dei dipendenti pubblici, o quanto meno la conoscibilità del suo esito.
In altri Paesi, invece, soprattutto nel Nord Europa e nel Nord America, il principio della valutazione è non solo acquisito, sia nel settore pubblico sia in quello privato, ma praticato talvolta in modo eccessivo, acritico, quindi inutile o addirittura fuorviante. Per avvertirci di questo rischio tre studiosi — Dina Gray, Pietro Micheli e Andrey Pavlov, tutti e tre docenti in atenei inglesi, che a misurazione e valutazione hanno dedicato la vita — ora hanno ritenuto di dedicare un libro alla Measurement Madness: recognizing and avoiding the pitfalls of performance measurement (Wiley, 2015); cioè alle follie, o anche soltanto alle insidie, agli errori, e alle vere e proprie trappole in cui si può cadere quando ci si avventura su questo terreno senza il know-how e le avvertenze necessarie. Lo hanno fatto nel modo più amichevole verso la generalità dei possibili lettori, quindi con un linguaggio assolutamente semplice, scevro da tecnicismi, rifuggendo da ogni astrazione e proponendo invece decine di casi di uso della misurazione della performance avventato, sprovveduto, inerziale, opportunistico, furbesco, o inconsulto, comunque non utile per una valutazione attendibile, effettivamente verificatisi nell’ultimo decennio in amministrazioni pubbliche o in grandi imprese private di tutto il mondo. Oppure di casi nei quali il sistema di misurazione consente ai misurati di distorcere il risultato a proprio vantaggio, o li induce a distorcere la prestazione dalla sua vera funzione al solo fine di ottenere un indice di performance falsamente migliore. Dall’osservazione di questi casi si traggono diverse conclusioni per nulla scontate: la misurazione funziona poco se viene introdotta soltanto per controllare i comportamenti, mentre dà i risultati migliori se è mirata a trarne indicazioni utili per migliorare servizi, prodotti, o processi; se ai risultati della misurazione si collegano direttamente dei premi, i rischi di distorsione aumentano: meglio comunque attribuire i premi a gruppi di persone e non ai singoli; la valutazione individuale, invece, può costituire essa stessa, da sola, un premio efficace, dando risultati ottimi in termini di motivazione del personale. E dalle loro osservazioni gli autori traggono dieci regole auree per la buona impostazione della misurazione e della valutazione, che probabilmente diventeranno d’ora in poi un decalogo ineludibile per chiunque si occupi di questa materia.
Viene citato anche un «caso» ambientato in Italia. Ma questa volta soltanto per denunciare l’allergia alla valutazione della performance che ispira i vertici delle nostre amministrazioni pubbliche. E qui non è difficile vedere la mano di quello, dei tre autori, di origine italiana, che cinque anni fa venne richiamato in patria dall’Inghilterra per far parte della Civit, l’autorità per la valutazione delle amministrazioni pubbliche — appunto — istituita dalla cosiddetta legge Brunetta del 2009, e che dopo un anno clamorosamente si dimise constatando che il meccanismo girava a vuoto.
Nonostante su questo terreno in Italia siamo tanto più indietro rispetto al Nord Europa, la lezione sofisticata di Gray, Micheli e Pavlov riguarda direttamente e immediatamente anche noi. Perché anche le nostre grandi imprese cadono negli stessi errori in cui cadono quelle straniere; e perché, sia pure in ritardo, finalmente anche noi stiamo incominciando a praticare la misurazione e la valutazione della performance nel settore pubblico. E proprio il ritardo con cui affrontiamo il problema ci rende più inesperti, quindi più esposti al rischio di errori, di trappole, di pratiche controproducenti. L’unico vantaggio insito nell’essere, per questo aspetto, un Paese arretrato sta nella possibilità di sfruttare a costo zero l’esperienza accumulata da altri attraverso decenni di sperimentazione e affinamento delle tecniche di misurazione e valutazione. Ecco perché sarebbe molto importante che questo libro venisse letto attentamente — oltre che da molti amministratori delegati di imprese private — soprattutto negli uffici del ministero della Funzione pubblica e in quelli di molti altri ministeri romani.

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sabato 2 gennaio 2016

Serenissima Costruzioni, distacchi illegittimi

Negli anni 2005-2007 dodici tecnici sono stati assunti, con contratto a tempo indeterminato, dalla società Serenissima Costruzioni Spa e distaccati subito in Autostrada Brescia – Verona – Vicenza - Padova Spa e immessi nello staff della Direzione lavori.
Avverso i provvedimenti di distacco i lavoratori interessati hanno presentato ricorso giudiziario, adducendo delle motivazioni confermate dal Tribunale di Verona con sentenza n. 497/2015 del 10 novembre 2015.
Dalla documentazione si evince quanto segue:
- I colloqui per l’assunzione sono stati svolti presso la Serenissima ed al cospetto di funzionari e dirigenti di Autostrada BS – PD;
- La società Autostrada BS – PD è la società controllante della Serenissima Costruzioni;
- I lavori riguardavano la costruzione della A31 – Valdastico Sud, completata nel mese di agosto 2015;
- I lavori di costruzione della A31 – Valdastico Sud sono stati affidati dall’Anas alla società Autostrada BS – PD, la quale ha appaltato a Serenissima Spa la maggior parte dei lotti;
- L’affidamento ai lavoratori, assunti da Serenissima e distaccati presso l’Autostrada BS –PD, del ruolo di collaborazione nella direzione dei lavori (controllo e sorveglianza dell’operato dell’appaltatrice Serenissima) significa legittimare il controllo da parte del soggetto controllato (Serenissima) dell’attività da se stesso svolta.
Dall’ultimo punto si deduce l’assenza di interesse del datore di lavoro (Serenissima) e la presenza di un interesse esclusivo che fa capo alla società committente (Autostrada BS – PD).
Secondo l’art. 30 del D. Lgs. 276/2003 l’ipotesi del distacco si configura quando un datore di lavoro, per soddisfare un proprio interesse, pone temporaneamente uno o più lavoratori a disposizione di altro soggetto per l’esecuzione di una determinata attività lavorativa.
La Sentenza del Tribunale di Verona recita: “accerta e dichiara l’illegittimità dei provvedimenti di distacco disposti da Serenissima Costruzioni Spa nei confronti dei ricorrenti e la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato alle dipendenze di Autostrada BS – PD Spa con decorrenza per ciascun lavoratore dal primo provvedimento di distacco”.
La Sentenza sembra aver chiarito tutto ma la mancanza di esecuzione da parte delle società complica ulteriormente i provvedimenti successivi alla Sentenza ed i diritti dei lavoratori distaccati.
A questo punto interviene con una interrogazione Diego Zardini, deputato veronese del PD, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.
Zardini nella sua interrogazione dopo aver descritto gli avvenimenti, e sottolineato che la sentenza “non ha avuto alcuna realizzazione da parte delle due società che si comportano come se fosse ancora operativo il distacco dei lavoratori in questione. Infatti, ne è riprova il provvedimento di messa in cassa integrazione ordinaria dei lavoratori per periodi successivi alla pubblicazione della sentenza del Tribunale di Verona da parte della Società Serenissima costruzioni Spa, la quale non va considerata datore di lavoro dei soggetti interessati".
Diego Zardini chiede ai Ministri interrogati “se non reputino urgente e necessario acquisire informazioni circa l’attuale posizione giuridica dei lavoratori interessati, alla luce della sentenza sopra richiamata, con particolare riferimento alla collocazione, di dubbia legittimità, dei medesimi in cassa integrazione ordinaria”.
Occorre sottolineare che in caso di distacco privo del requisito d’interesse da parte del datore di lavoro, nel caso specifico la Serenissima Costruzioni, (art. 30, c. 1, del D. Lgs. 10/9/2003, n. 276) l’utilizzatore e il somministratore sono puniti con la pena della ammenda di euro 50 per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di occupazione (art. 18, c. 5-bis, del D. Lgs. 10/9/2003, n. 276).
Infine si ribadisce che la messa in Cassa integrazione ordinaria dei lavoratori interessati da parte di Serenissima Costruzioni non è legittima in quanto tale società non è più il datore di lavoro dei lavoratori distaccati. In questo caso l’Inps competente per territorio dovrebbe accertare i fatti e, di conseguenza, rigettare la richiesta di Cig.
Le due società coinvolte sono a partecipazione pubblica e, quindi, avrebbero dovuto, più di altre, rispettare le leggi che disciplinano i distacchi dei lavoratori. Al contrario tali società non solo non hanno rispettato i provvedimenti legislativi che disciplinano l’istituto del distacco ma non hanno dato esecuzione alla Sentenza del Tribunale di Verona. Operando così le due società hanno dimostrato di operare, come qualsiasi società privata, senza avvertire il vincolo delle disposizioni di legge in materia e, di conseguenza, di negare gli interessi legittimi dei lavoratori interessati.

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mercoledì 23 dicembre 2015

Al lavoro in bicicletta è legge

La giornata di ieri è stata particolarmente importante per l’approvazione definitiva di alcuni provvedimenti legislativi che produrranno benefici per il paese: - Legge di stabilità; Riforma della Rai; Collegato ambientale alla legge di stabilità del 2014.
Tra questi provvedimenti tutti importanti ritengo utile scrivere sul collegato ambientale perché è la prima volta che la green economy entra in una legge e soprattutto vi è una inversione di tendenza sull’uso della bicicletta per recarsi al lavoro con la copertura assicurativa.
Prima dell’approvazione del collegato ambiente l’infortunio in itinere e l’erogazione della relativa indennità ai lavoratori ciclisti veniva riconosciuto in pochissimi casi:
- Assenza o insufficienza dei mezzi pubblici di trasporto;
- Non percorribilità a piedi del tragitto casa e lavoro e viceversa;
- Incidente avvenuto solo all’interno di piste ciclabili o di zone interdette al traffico.
Tali condizioni normative rendevano irrealistico il riconoscimento dell’infortunio in itinere in quanto l’uso della bicicletta per recarsi al lavoro doveva essere necessitato.
Con l’approvazione dell’art. 5 del collegato ambientale l’uso della bicicletta per recarsi al lavoro “deve, per i positivi riflessi ambientali, intendersi sempre necessitato”. Pertanto sono state eliminare tutte quelle condizioni normative che impedivano l’uso della bicicletta e l’avvio di una cultura rispettosa dell’ambiente.
Tanto gradimento è stato espresso da parte di coloro che si sono impegnati in questa battaglia di civiltà: Diego Zardini, il quale, d’accordo con Giulietta Pagliaccio, ha sostenuto la modifica normativa, Paolo Gandolfi, il quale ha messo a disposizione tutta la sua conoscenza in materia, Giulietta Pagliaccio, presidente Fiab, che ha saputo sostenere e collaborare opportunamente per questo risultato, Stefano Vaccari, relatore del provvedimento in Senato, il quale ha colto l’opportunità di modificare la normativa esistente in materia di infortunio in itinere, le associazioni ciclistiche di tutta Italia, il gruppo “Al lavoro in bicicletta” in Facebook con i suoi 3.165 sostenitori, coloro che hanno sottoscritto la mozione su Change.org ed altri.
“E' grande la soddisfazione per la definitiva approvazione del collegato ambientale. Afferma Diego Zardini. Una legge di grande innovazione che ha l'obiettivo di mettere l'economia su un sentiero di sostenibilità. Tra le tante disposizione approvate particolare orgoglio mi dà l’approvazione della copertura della assicurazione Inail per gli infortuni in itinere nel caso di incidenti avvenuti ai lavoratori che usano la bicicletta nel tragitto casa-lavoro-casa. Finalmente vengono eliminate le condizioni giuridiche che impedivano tale risultato e si premia chi usa mezzi rispettosi dell'ambiente.
“Era il 2012, dichiara Giulietta Pagliaccio Presidente della Fiab, quando lanciammo una campagna per portare l'attenzione al tema dell'infortunio in itinere in bici. Molte furono le adesioni, anche di personaggi illustri. Continua il presidente della Fiab, “la strada però non era semplice: la nostra fortuna è stata quella di aver incontrato sulla nostra strada politici - e tra questi Diego Zardini - che con noi hanno creduto nella possibilità di cambiare una legge che sembrava granitica”.
“Oggi festeggiamo, conclude Giulietta Pagliaccio, un provvedimento che segna un cambiamento importante nella quotidianità delle persone: andare al lavoro in bicicletta assume la dignità di trasporto e questo non può che accelerare quel processo di cambiamento nella mobilità quotidiana dei cittadini. E' proprio un bel regalo di natale per tutti i ciclisti e per tutti quelli che ci stanno ancora pensando”.
E’ prevista la destinazione di 35 milioni finalizzati allo sviluppo di iniziative quali bike to work e bike to school. Il Ministero dell’Ambiente destinerà i fondi ai comuni con una popolazione superiore ai 100.000 abitanti che abbiano realizzato un piano urbano della mobilità sostenibile. Il collegato ambiente e la legge di stabilità 2016 prevedono dei fondi a favore dell’Emilia Romagna per il finanziamento della ciclovia Verona – Firenze da realizzarsi sul percorso dell’antica ferrovia dismessa. Si apre la prospettiva di un incentivo fiscale per i cittadini che decidono di utilizzare mezzi di trasporto sostenibili per recarsi al lavoro.
Occorre ricordare le dichiarazioni di soddisfazione del sottosegretario all’ambiente Silvia Velo, di Chiara Braga, responsabile ambiente del PD, ed Ettore Rosato, capogruppo dei deputati PD. Tali esponenti hanno sottolineato l’importanza dell’approvazione del collegato ambiente per l’innovazione e le opportunità che la legge contiene.
“Si tratta, afferma Diego Zardini riferendosi al collegato ambiente, di una manovra per la rivoluzione economica verde, un vero e proprio Green Act italiano. Tra le misure principali si ricordano quelle che rafforzano il recupero e riciclo delle materia, la riduzione dei rifiuti prodotti, le disposizioni a sostegno della mobilità sostenibile e del contrasto ai dissesti idrogeologici”. Si ricordano infine i finanziamenti per attività connesse all’ambiente e alla green economy, agevolazioni fiscali sui rifiuti per i comuni virtuosi, il divieto di gettare di gettare mozziconi di sigarette a terra, il credito d’imposta per le imprese sugli interventi di bonifica dell’amianto e le misure contro le cosiddette carrette dei mari.

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lunedì 21 dicembre 2015

Trasparenza e disabili nelle PA

La trasparenza è un fattore essenziale per realizzare il cambiamento e per contrastare la corruzione.
Continua incessante l’impegno di Diego Zardini, deputato veronese del PD, a sostegno della trasparenza e dell’inserimento dei soggetti disabili nel mondo del lavoro.
Si ricorda che Zardini ha presentato un emendamento al disegno di legge delega sulla riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni, approvato dal Parlamento, per ampliare le materie soggette alla trasparenza e precisamente:
1) Le fasi di dei procedimenti di aggiudicazione ed esecuzione degli appalti pubblici;
2) Il tempo medio di attesa per le prestazioni sanitarie di ciascuna struttura del Servizio sanitario nazionale;
Il tempo medio dei pagamenti relativi agli acquisti di beni, servizi, prestazioni professionali e forniture, l’ammontare complessivo dei debiti e il numero delle imprese creditrici, aggiornati regolarmente;
Le determinazioni dell’organismo di valutazione.
“Nonostante una netta inversione di tendenza, affermano i deputati Diego Zardini e Davide Baruffi, che si è registrata nel corso dell’anno, l’alto tasso di disoccupazione dell’Italia ancora influisce negativamente sui soggetti disabili, tutelati dalla legge 12 marzo 1999 n. 68, la quale si pone l’obiettivo, in particolare, di promuovere l’inserimento e l’integrazione delle persone disabili nel mondo del lavoro e disciplina conseguentemente le assunzioni obbligatorie e le quote di riserva a favore dei soggetti disabili”.
Diego Zardini e Davide Baruffi hanno presentato una interrogazione al Ministro della pubblica amministrazione finalizzata a pubblicare nel sito della Funzione Pubblica i risultati del monitoraggio relativo alle fasi del processo di assunzione dei soggetti disabili da parte delle PA. Inoltre, nell’interrogazione viene chiesta la trasparenza, con la pubblicazione nei siti istituzionali, dei dati e delle informazioni relative alle quote d’obbligo riservate a favore delle categorie protette.
“L’interrogazione, dichiara Diego Zardini, si propone l’obiettivo di mettere da un lato tutti i cittadini nelle condizioni di conoscere i comportamenti dei datori di lavoro pubblici, in un quadro di trasparenza delle pubbliche amministrazioni; e dall’altro lato per permettere alle pubbliche amministrazioni medesime di velocizzare gli adempimenti previsti dalla normativa vigente (rideterminare la dotazione organica, ristabilire il numero delle assunzioni obbligatorie delle categorie protette e procedere obbligatoriamente all’assunzione, a tempo indeterminato, di tali soggetti)”.
I deputati Zardini e Baruffi chiedono al Ministro di sapere:
“Quale sia l’orientamento del Ministro interrogato sulla necessità di introdurre, a livello normativo, un vero e proprio obbligo di pubblicazione da parte della funzione pubblica dei risultati del monitoraggio sul processo di assunzione dei soggetti disabili nelle PA e delle pubbliche amministrazioni centrali e periferiche e degli enti territoriali dei dati e delle informazioni relative alle quote d’obbligo scoperte;
Nelle more dell’auspicata modifica normativa, il Ministro interrogato non valuti opportuno pubblicare comunque sul sito della funzione pubblica i risultati del monitoraggio previsto nonché se non ritenga opportuno assumere iniziative per la pubblicazione, sul sito delle pubbliche amministrazioni, delle quote d’obbligo riservate a favore di queste categorie protette al fine di rendere conoscibile e trasparente ai cittadini la disponibilità di tali posti, e di facilitare così lo svolgimento degli adempimenti previsti perché essi vengano prontamente ricoperti;
Non reputi importante assumere iniziative normative volte a prevedere l’obbligo, da parte della funzione pubblica e delle pubbliche amministrazioni della pubblicazione, rispettivamente, dei risultai del monitoraggio e dei dati e delle informazioni relative alle quote d’obbligo scoperte a favore dei soggetti disabili”.
Per risolvere la problematica al più presto, l’obbligo della trasparenza, così come proposto da Zardini e Baruffi, potrebbe essere introdotto nello schema del D. Lgs. sulla trasparenza, di prossima approvazione da parte del Consiglio dei Ministri.
La trasparenza del monitoraggio e dei dati e delle informazioni indicate rende evidenti le PA inadempienti e pone il Ministro competente nelle condizioni di intervenire e, di conseguenza, le PA di accelerare il processo e migliorare la performance.
Non sono sufficienti le buone leggi in assenza di un sistema trasparente di controllo dell’efficacia delle PA.

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