lunedì 14 novembre 2011

Federico Testa, bollette luce e gas

articolo di Stefano Agnoli, pubblicato su Corriere della Sera – Corriere Economia il 14 novembre 2011
Gli oneri impropri (5,53 miliardi di euro) finanziano di tutto: dalla legge Gelmini alle Fs fino alle aziende vicine alla lega.
La bolletta della luce e del gas è come un bancomat. E’ sempre stato così, ma negli ultimi anni la tendenza è sfacciatamente quella. Un po’ come le accise sulla benzina. C’è bisogno di finanziare un decreto o di incamerare un centinaio di milioni nel bilancio dello Stato? Si attinge da quanto famiglie e aziende pagano per l’elettricità o per il gas.
I conti
Nel 2010 cinque miliardi e mezzo di euro sono serviti a coprire i cosiddetti “oneri di sistema”. Storia vecchia, ma ora parecchie di quelle voci (e tante altre sorgenti di spesa) avrebbero bisogno di essere riviste, o addirittura soppresse. A sostenerlo da tempi non sospetti è Federico Testa, professore veronese e deputato Pd, membro della Commissione attività produttive della Camera: “Proseguendo su questa strada il rischio concreto è che alla fine l’equilibrio del sistema venga trovato sulle spalle di piccole imprese e consumatori, gli unici che le bollette le pagano fino in fondo”.
A cosa si riferisce?

L’elenco è lungo ma vale la pena percorrerlo. Si può partire dai 100 milioni prelevati ogni anno alla voce “oneri nucleari”. Fondi che non vengono utilizzati per metter ein sicurezza le centrali, ma che finiscono nei conti pubblici per finanziare il taglio dell’Irpef deciso nel 2005. E che dire poi del fatto che su tutti gli “oneri di sistema” si paga anche l’Iva? Qui ballano 200 milioni di euro. Una “tassa sulle tasse” che ha effetti paradossali, visto che l’Iva viene applicata a misure di solidarietà come il “bonus elettricità” per le famiglie disagiate. Nella dichiarazione dei redditi la beneficienza non è tassata. In bolletta invece si.
Ma si può proseguire con provvedimenti più recenti: come il finanziamento alla legge Gelmini sull’Università. Fino a 500 milioni ottenuti con i risparmi derivanti dalla risoluzione anticipata delle convenzioni. Cip6, cioè quelle aziende che come Edison, Saras ed Erg si sono fatte pagare caro prezzo dal 1992. Avanti ancora: che dire dei”regimi tariffari speciali” che in passato hanno riguardato imprese ad alta intensità energetica (acciaierie e cementifici) e che ora appannaggio esclusivo di Rti (ex Ferrovie) per 376 milioni? O del mezzo scandalo dei 69 milioni delle “integrazioni tariffarie alle imprese elettriche minori”, estese nel 2009 con un blitz della Lega a 100 piccole aiende quasi tutte del Nord Italia? O dei 600 milioni l’anno garantiti a 180 aziende che hanno accettato di essere distaccati dalla rete (interrompibilità) senza preavviso in caso di emergenza? Peccato che rispetto ai primi anni 2000 la situazione del mercato si sia ribaltata, e ora il parco elettrico nazionale sia abbondante e sottoutilizzato. Imprese e cittadini pagano per l’elettricità che non consumano: 75 milioni di euro nel 2010 per l’energia eolica prodotta, ma non immessa in rete da Terna.
Brutte sorprese
Dallo scrigno di Pandora della bolletta si potrebbero estrarre altri mali. E il futuro non si presenta più roseo. Famiglie e piccole imprese rischiano di doversi sobbarcare i costi dell’equilibrio del sistema, come spiega ancora testa, visto che soprattutto su di loro peserebbe l’onere per tenere a disposizione la capacità produttiva tradizionale (capacity payment) necessaria per compensare l’intermittenza delle fonti rinnovabili. Che già di soli incentivi costeranno 100 milioni in 10 anni. Persino la bufera sui mercati finanziari potrebbe gravare su questi “anelli deboli”: il rendimento dei Btp decennali negli ultimi 12 mesi, schizzato oltre il 7% è parte integrante della formula che determinerà il rendimento riconosciuto dall’Autorità alle varie Snam e Terna per il periodo 2012_20155. Le tariffe le pagano i consumatori, ma la patata bollente di queste decisioni passa al numero uno dell’Autority, Guido Bortoni.

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domenica 13 novembre 2011

Verona, la casta delle aziende pubbliche locali

Due giornalisti di L’Arena, Maurizio Battista  e Manuela Trevisani, hanno condotto una interessante inchiesta  sui benefit delle aziende pubbliche locali di Verona a favore dei vertici aziendali.
La grave crisi economica del paese avrebbe dovuto richiamare al senso di responsabilità e a comportamenti sobri per porre sotto controllo la spesa pubblica, eliminare gli sprechi e le spese inutili o ingiustificate. Questo non avviene nelle società pubbliche di gestione dei servizi pubblici locali, le quali  garantiscono ai vertici aziendali i seguenti benefici: corsi di inglese, benzina gratis, biglietti a teatro e buoni pasto.
In occasione di una conferenza stampa a Berlino, Mario Monti ha dichiarato che occorre “più crescita e riforme strutturali che cancellino ogni privilegio delle categorie e delle corporazioni e superando «il problema italiano di chi protegge la propria circoscrizione elettorale”. Privilegi che “frenano la concorrenza e il mercato”.
Purtroppo a Verona si pensa che i sacrifici e l’eliminazione dei privilegi debbono essere fatti dagli altri.
Inoltre, occorre ricordare che a Verona  vi sono: troppe società di gestione dei servizi pubblici locali, troppi consigli di amministrazione e troppi privilegi in un momento di grave crisi economica.
Infatti, al momento vi sono le seguenti società, distinte per settore, che operano:
- Trasporti: Atv, Atm e Aptv. Le società Atm e Aptv non gestiscono da diverso tempo il servizio di trasporto pubblico locale (scopo sociale) ed il loro mantenimento costa 356.367 euro come compensi agli organi della società. Occorre in questo caso unificare in un’unica società il servizio di trasporto locale;
- Igiene urbana: Amia, Ser.It, Transeco, Drv e Amia consulting. La società Amia può tranquillamente incorporare tutte le altre società e realizzare al suo interno delle business unit per le attività rilevanti delle società incorporate;
- Energia: Agsm Verona Spa, Agsm Energia, Agsm Distribuzione, Agsm Trasmissione. Le società Agsm Energia e Distribuzione devono essere separate per legge mentre la società Agsm Trasmissione può essere incorporata da Agsm Verona Spa, risparmiando i compensi assegnati all’amministratore unico ed i costi generali di supporto.
Occorre al più presto ridisegnare il numero delle società di gestione dei servizi locali e di conseguenza tagliare gli organi di gestione ed i relativi costi delle società incorporate.
Inoltre, è necessario eliminare l’attuale sistema di nomina dei soggetti nei consigli di amministrazione che consente la lottizzazione del potere tra i gruppi consiliari attraverso la sottoscrizione delle candidature da parte dei consiglieri comunali. Pertanto, occorre consentire la presentazione di candidature indipendenti dal sistema dei partiti, istituire per i candidati un colloquio pubblico e valutare con responsabilità ed indipendenza le conoscenze e le competenze dei candidati.
Eliminare i privilegi che attualmente vengono garantiti attraverso i benefit, la moltiplicazione delle società e la lottizzazione del potere consente di diminuire i costi ed intervenire sul livello delle tariffe dei servizi pubblici locali.
Si riporta l’articolo di Maurizio Battista e Manuela Trevisani, pubblicato su L’Arena del 13 novembre 2011
“Dall'auto all'iPad, i privilegi della Casta”
I COSTI DELLA POLITICA. Mentre il prossimo premier Mario Monti promette sacrifici e sobrietà, a livello locale continuano comportamenti e spese ingiustificati
Politici e vertici aziendali pubblici non si fanno mancare nulla: dai corsi di inglese alla benzina gratis, dai biglietti a teatro ai buoni pasto
Mario Monti, probabile nuovo premier di un governo di emergenza nazionale, per anni commissario europeo e presidente della Bocconi ha messo subito tutti in guardia: basta con i privilegi in Italia. Quelli grandi e quelli piccoli. Perché si va dalle pensioni d'oro (o baby), ai menù scandalosi del Senato (i prezzi ora sono stati rivisti verso l'alto) fino ai benefit delle aziende pubbliche locali.
E anche Verona fa la sua parte: tra auto aziendali offerte e usate con disinvoltura, telefonini pagati dall'azienda, I Pad per tutti i consiglieri anche se il cda si riunisce una volta o due al mese quando va bene, corsi di lingua inglese perché non si sa mai che si debba andare all'estero, biglietti gratuiti per poter assistere (tutte le sere) agli spettacoli in Arena e al Teatro Romano, buoni pasto e così via l'elenco è lunghissimo. Ma sono questi solo alcuni dei benefit di cui godono presidenti, direttori e persino alcuni consiglieri dei Cda delle aziende partecipate dal Comune, che prevedono già compensi considerevoli per i loro vertici. A fare da corollario agli stipendi di quella che ormai tutti tendono a definire "la casta", ci sono anche piccoli privilegi: costi che vanno a gravare sui bilanci di queste aziende pubbliche e di cui i cittadini spesso non sono a conoscenza.
In pochi sanno, ad esempio, che lo scorso 20 aprile il Consiglio di amministrazione di Veronamercato ha approvato una delibera per l'acquisto di otto I-Pad, gli innovativi tablet della Apple, per 4.550 euro e di un galaxi-tab Samsung, al costo di 20 euro mensili per due anni. Un'iniziativa realizzata in nome del progetto di digitalizzazione del materiale di supporto per i lavori del Cda. Inizialmente avrebbero dovuto essere dieci galaxi-tab: poi la maggior parte dei membri ha optato per il più gettonato I Pad, ad eccezione di Annunciato Maccini, che ha preferito restare sulla vecchia opzione, e di Giorgio Gugole, che ha dichiarato di non essere interessato all'apparecchiatura, sollevando così l'azienda dall'acquisto. Almeno il direttore di Veronamercato Paolo Merci ha rinunciato al premio di produzione e in alternativa utilizza un'auto aziendale.
E le auto aziendali non mancano anche ad Amia, l'azienda che si occupa della raccolta di rifiuti: direttore e presidente hanno a disposizione un'Audi A6, mentre ad altri dirigenti sono stati destinati veicoli più economici, come Fiat Croma e altri modelli ma comunque a spese dell'azienda. Inoltre, pare ormai diventata consuetudine per i dirigenti rifornirsi di carburante agli impianti che si trovano all'interno dell'azienda, predisposti per i camion che si occupano della raccolta di spazzatura: non c'è pericolo di rimanere a secco per gli scioperi e il conto finale del carburante lo paga l'azienda. Ma non basta.
Tra i privilegi di cui possono godere i vertici di Amia, siano o meno qualificati come benefit, ci sono anche corsi di formazione: lezioni private di lingua inglese al presidente Stefano Legramandi e al codirettore Ennio Cozzolotto. E a tutti i dipendenti è stato dato in dotazione un telefono cellulare, che però distingue le chiamate di lavoro da quelle personali, addebitando queste ultime sui conti correnti del singolo lavoratore. Anche Agsm, la multiutility cittadina fornitrice di energia elettrica, ha messo a disposizione dei consiglieri del Cda, oltre che del presidente e del direttore generale, un telefonino (solo per le chiamate di lavoro) e un computer portatile. Le auto aziendali sono di prestigio e magari con il logo dell'azienda si cerca anche di avere l'immunità per parcheggiare la propria auto sul marciapiede come documentano le nostre foto, mentre si è seduti al ristorante per una cena a base di pesce.
E i vertici delle aziende comunali hanno per convenzione i biglietti gratuiti al Teatro Romano e in Arena: ma cosa se ne fa un presidente di azienda di biglietti gratuiti per assistere a tutte le rappresentazioni del Teatro Romano, tutte le sere? Giuseppe Venturini, presidente di Agec (l'azienda di gestione degli edifici comunali), si accontenta invece di buoni pasto del valore di 5,20 euro.
Piccoli - ma nemmeno tanto - privilegi della casta, che gli elettori, veronesi e non solo, sembrano sempre meno disposti a tollerare e chiedono un comportamento più sobrio: in Comune ha fatto scalpore l'estate scorsa che la dirigente straniera di un grande gruppo tedesco, ospite in città, abbia declinato l'invito in Arena per l'opera: non possiamo, si è scusata, ricevere omaggi da amministrazioni pubbliche. Maurizio Battista e Manuela Trevisani

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venerdì 11 novembre 2011

Il Presidente Napolitano determinante per il paese

Tanti avvenimenti in questi ultimi giorni per superare la crisi e tornare a crescere superando i problemi che da diverso tempo ci attanagliano.
Il Presidente Giorgio Napolitano, accompagnato dalla sua sensibilità democratica ed istituzionale,è stato determinante nello stabilire la via da seguire per superare la crisi politica determinatasi nella maggioranza a seguito della votazione del rendiconto finanziario dello Stato.
Le dimissioni postume del Presidente del Consiglio, cioè dopo l’approvazione della legge di stabilità accompagnata dal maxi emendamento, avevano aggravato la crisi di fiducia e di credibilità del mercato nei confronti dell’Italia con i seguenti effetti:
- I rendimenti sui BTP avevano superato il 7% per la prima volta dal 1997;
- Lo spread di rendimento dei BTP con i corrispondenti Bund tedeschi aveva raggiunto livelli record attestandosi a 570 punti;
- La borsa di Milano aveva subito dei crolli del 4%.
A questo punto occorreva prendere delle misure immediate per il bene dell’Italia. Il presidente Napolitano ha stabilito una road map al fine di ristabilire un rapporto corretto tra i mercati e le prospettive dell’Italia:
- Misure urgenti di politica economica che contrastassero la speculazione, rappresentate dal maxiemendamento presentato dal Governo sulla legge di stabilità;
- La nomina di Mario Monti a senatore a vita che lascia prevedere l’assegnazione dell’incarico a formare un nuovo Governo dopo le dimissioni di Berlusconi, le quali dovranno avvenire immediatamente dopo l’approvazione della legge di stabilità;
- La responsabilità di quasi tutti i partiti a sostenere la linea tracciata da Napolitano, il quale incaricherà sicuramente il senatore Mario Monti a formare un Governo capace di affrontare con serietà e urgenza i problemi economici del paese.
I primi effetti positivi che si riscontrano nei mercati finanziari sono i seguenti:
- Piazza Affari continua la ripresa con un rialzo di tre punti;
- Continua la discesa del differenziale di rendimento dei BTP a 10 anni con i corrispondenti Bund tedeschi. Lo spread si attesta a 476 e il tasso del decennale italiano scende al 6,61%.
Queste oscillazioni dimostrano che la fiducia e la credibilità sono fattori determinanti per i mercati finanziari.
Per la prima volta il Pdl apre un dibattito nel suo interno per stabilire se sostenere o meno il presunto Governo Monti. Il Pdl si divide, tra coloro che intendono andare immediatamente ad elezioni e coloro che la pensano in modo contrario, e non è ancora in grado di assumere una posizione politica definitiva.
Di Pietro ha dichiarato la sua contrarietà ad appoggiare un Governo Monti: “al buio non daremo la fiducia a nessuno. Vogliamo che si vada al più presto alle elezioni”. A cuasa di queste dichiarazioni Di Pietro ha ricevuto una rilevante ribellione da parte dei suoi fans ed elettori che hanno espresso la loro contrarietà su Facebook.
La Lega è contraria ad un nuovo Governo guidato da Mario Monti e spera di recuperare i voti dei suoi elettori delusi dal Governo Berlusconi, rimanendo fuori dal Governo.
La scelta di Mario Monti è una scelta puntuale ed utile all’Italia per la credibilità internazionale che egli possiede e per le sue competenze e capacità.
In un momento di grave crisi economica i partiti avrebbero dovuto pensare a superare i problemi sociali ed economici del Paese e non pensare agli interessi di Bottega. Purtroppo tale posizione responsabile non viene assunta da tutte le forse politiche.
Ristabilire la crescita economica, ridurre il debito pubblico, offrire prospettive ai giovani ed ai disoccupati e sostenere le classi più deboli che hanno pagato e pagano gli effetti della crisi sono gli obiettivi da conseguire nel più breve tempo possibile. Subito dopo con le elezioni politiche ristabiliscono le regole democratiche: maggioranza ed opposizione sempre nell’interesse dell’Italia.
In questi anni di Governo Berlusconi abbiamo assistito a posizioni della maggioranza di centro destra preoccupata degli interessi del premier e poco impegnata a risolvere i problemi urgenti del paese.
Quest’epoca finalmente si è chiusa ed occorre restituire la dignità e la fiducia che l’Italia merita. Non dobbiamo dimenticare gli sberleffi ricevuti a causa di Berlusconi, tutto preso da suoi interessi personali (leggi ad personam) e dalle inchieste giudiziarie che lo vedono coinvolto.
Questi eventi tristi e desolanti vanno ricordati affinché non si ripetano più.

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martedì 8 novembre 2011

Michele Bertucco inizia il cammino per Verona

Si è svolta oggi la conferenza stampa organizzata dai partiti che sostengono Michele Bertucco alle primarie del centrosinistra che si terranno il 4 dicembre.
Alla conferenza stampa hanno partecipato:
- Michele Bertucco, candidato sindaco Pd, Sel, Psi, Fds;
- Vincenzo D'Arienzo, segretario provinciale Pd;
- Giorgio Gabanizza, segretario provinciale Sel;
- Umberto Toffalini, segretario provinciale Psi;
- Fiorenzo Fasoli, segretario provinciale FdS.
I segretari del centro sinistra che sostengono Bertucco hanno espresso, in modo plurale ma unitario, convinzione e valutazioni positive rispetto alla candidatura di Michele Bertucco per l’esperienza e le competenze maturate nel sindacato a contatto con i lavoratori e nella Legaambiente per difendere la natura contro le devastazioni continue che vengono perpetrate.   
Bertucco ha dichiarato che la sua candidatura è una candidatura che unisce ed ha espresso la sua volontà ad adeguare i contenuti programmatici alle esigenze e bisogni dei cittadini. Il suo programma definitivo nasce dai cittadini  e per i cittadini e sarà rispettato nell’azione politica che svolgerà nel Comune di Verona insieme ai partiti che lo sostengono.   
Dopo la conferenza stampa ho posto le seguenti domande a Vincenzo D’Arienzo, segretario del Pd scaligero: Quali sono le qualità e le caratteristiche di Michele Bertucco per essere scelto come candidato alle primarie del centro sinistra?
Michele Bertucco è chiaro rappresentante di un'idea alternativa della socialità e dello sviluppo di Verona. In questi anni è prevalso l'egoismo amministrativo e politico che ha isolato Verona e ha garantito lustro solo al primo cittadino, ma che non ha portato alcun beneficio ai residenti. Noi guardiamo oltre. Solo con una visione europea di Verona saremo in grado di affrontare le sfide che avremo di fronte coniugando le opportunità con politiche sociali in grado di evitare nuove difficoltà ed emarginazioni.Bertucco ha ben presente i rischi e saprà culturalmente affrontarli. E' uno dei tanti buoni motivi per aver meritato l'appoggio del Partito Democratico.
Con Michele Bertucco i consensi del centro sinistra alle prossime elezioni amministrative possono aumentare?
Aumenterà la fiducia verso la nostra coalizione perché sarà avvertita unitaria, coesa, con un progetto e capace di mettersi in gioco attraverso le primarie e il cantiere delle idee. L'apertura ai veronesi è evidente. Per la prima volta possono partecipare alla stesura del programma e alla scelta del candidato sindaco. Questo sforzo sarà certamente apprezzato.
A Michele Bertucco ho posto i seguenti quesiti: 
Il programma predisposto dal centro sinistra è aperto alla collaborazione dei cittadini ed alla sua visione per risolvere i problemi della città?
Si è un programma aperto alla collaborazione di tutti. Rappresenta una base da cui partire per affrontare tutti i temi della città. E' indispensabile il ruolo che verrà svolto dalla società civile per migliorare il programma, ma anche per confrontarsi con le forze politiche. Questa città la dobbiamo cambiare "in meglio" tutti assieme.
Abbiamo assistito durante la gestione Tosi alla moltiplicazione delle società pubbliche locali, costituite indirettamente dal comune attraverso le società controllate. Ritiene che occorre semplificare e costituire una nuova Governance delle società pubbliche locali per elevare la qualità della vita dei cittadini ed eliminare i costi di gestione inutili e gli sprechi?
Va rivisto completamente l'assetto delle società pubbliche locali favorendo una riorganizzazione che elimini sprechi e clientele. L'obiettivo per una amministrazione è riduzione dei costi, qualità del servizio e attenzione ai cittadini. L' Amministrazione Tosi ha invece utilizzato questo meccanismo per gestire potere e "careghe". Nel programma dovrà essere ampliato e specificato meglio questo punto.
Dalle risposte di Michele Bertucco si evince una chiara volontà di privilegiare i problemi della comunità locale e di realizzare una discontinuità con l’Amministrazione Tosi al fine di valorizzare le risorse di Verona ed avviare una fase di crescita e di sviluppo.

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lunedì 7 novembre 2011

Inchiesta sul lavoro, recensione di Dario Di Vico

pubblicata sul Corriere della Sera del 6 novembre 2011 (Pietro Ichino, Mondadori, 2011)
Il pretesto letterario è intrigante: il Partito preoccupato che il senatore Pietro Ichino, giuslavorista competente quanto scomodo, stia peccando di intelligenza con il nemico manda un ispettore a interrogarlo per capire “che cosa c’è di vero” nell’accusa che gli viene rivolta. Nasce così “Inchiesta sul lavoro”, il nuovo libro di Ichino che Mondadori manderà in libreria l’8 novembre con il sottotitolo “perché non dobbiamo avere paura di una grande riforma”. Il giuslavorista-imputato replica punto su punto alle domande dell’ispettore, difendendo non solo il proprio lavoro e le proprie idee ma anche “il diritto politico di restare dentro il Pd”. E davanti alla perfida obiezione dell’ispettore (“Il tuo vero posto è nel Terzo Polo”) il riformista Ichino risponde che la sinistra è la sua casa e non si rassegnerà mai a vederla “impegnata a frenare il cambiamento”.
Il piatto forte dell’auto-difesa del giuslavorista è il disvelamento della grande ipocrisia che ha nutrito la cultura politica della gauche italiana in tema di lavoro: l’accettazione dell’apartheid. Da un lato un posto di lavoro ipergarantito per 9,5 milioni di occupati stabili e dall’altro una forza lavoro flessibile di 11 milioni di persone che svolgono mansioni come gli altri ma che restano fuori dalla cittadella dei diritti. La prova provata dell’apartheid, del resto, sta nelle conseguenze occupazionali della Grande Crisi iniziata nel 2008: il milione di posti perso appartiene quasi interamente al lato oscuro del lavoro, i non protetti. E a questo punto è Ichino che prende ad incalzare il suo inquisitore: una sinistra che si professa universalistica può chiudere gli occhi di fronte a questa realtà e puntare a conservarla? Una linea continuista, aggiunge il senatore, poteva avere un senso negli anni ’70 quando il tessuto produttivo del Paese e la forza sindacale di protezione erano incardinati sulla grande fabbrica fordista e non esisteva quello che di lì a qualche anno avremmo incominciato a chiamare il “decentramento produttivo”. Da allora però è cambiato tutto, la stessa vita media delle aziende si è incredibilmente accorciata – e aggiungiamo noi – gli studi sui flussi elettorali hanno dimostrato come la sinistra abbia perso (quanto meno) il monopolio della constituency operaia. La proposta che Ichino suggerisce al Pd per non morire di ipocrisia è spendersi per chiudere il dualismo e riunificare il mercato del lavoro, per condurre un’operazione che la destra non riesce a fare perché vuole minare la forza della Cgil più che varare vere soluzioni di sistema (il riferimento è al ministro Maurizio Sacconi).
Quindi invece di lanciare un incomprensibile ossimoro come “licenziare per assumere” (inevitabilmente schiavo di una logica dei due tempi), ci vuole un progetto organico di riforma che prenda petto lo spinoso tema dell’articolo 18 e si configuri come una proposta di modernizzazione rivolta al Paese. Da riformista che vuole mostrarsi con i piedi per terra, Ichino suggerisce di attingere da ciò che già esiste, il meglio che abbia prodotto l’Europa-culla-del-welfare: il modello danese. L’ispettore del Partito dopo l’allungo dell’imputato riprende fiato e gli obietta che “quelli sono paesi ricchi e di piccole dimensioni, non si può pensare di trasferire le loro soluzioni in Italia”. La Svezia è come la Lombardia, la Danimarca come il Piemonte, replica Ichino e implicitamente suggerisce ai dubbiosi una sperimentazione regionale prima di estendere il modello a tutto il territorio nazionale. Si comincia ridefinendo la nozione di lavoro dipendente (tutti coloro che operano in regime di mono-committenza con meno di 40 mila euro annui), si adotta un codice di lavoro semplificato di soli 70 articoli e in materia di licenziamento si abolisce l’articolo 18 solo per quanto riguarda “i rapporti costituiti da qui in avanti”. Il lavoratore licenziato ha diritto a un’indennità di una mensilità per ogni anno di anzianità. Se ha maturato almeno due anni di servizio il dipendente messo fuori dai ranghi aziendali ha diritto a un contratto di ricollocazione che prevede un trattamento complementare di disoccupazione e l’attivazione di servizi di outplacement. Di fronte all’auto-arringa dell’imputato Ichino si può, a destra come a sinistra, dissentire ma occorre produrre la stessa qualità di argomentazione. Grazie a questo libro l’asticella del confronto si alza.

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domenica 6 novembre 2011

Padova: convegno sulle risorse dell’impresa

L'appuntamento del 16 novembre a Padova conclude il tour Risorse Umane e non Umane.
Un ciclo di eventi, organizzati dalla casa editrice Este, che rappresentano il più importante momento di confronto per tutti coloro che gestiscono persone all'interno di organizzazioni complesse.
“Un appuntamento molto atteso, come sottolinea Chiara Lupi, il Direttore editoriale della casa editrice Este, per confrontarsi sul territorio con Direttori Risorse Umane, imprenditori e manager che, insieme, cercano soluzioni per gestire al meglio le persone, che rappresentano la risorsa più importante per qualsiasi organizzazione, media o grande che sia”.
L’incontro si terrà a Padova il giorno 16 novembre,  dalle ore 9,00 alle 16,30, presso l’Hotel Sheraton, corso Argentina, 5
L’azienda come polifonia
L’anno scorso Risorse Umane e non Umane proponeva di riflettere sull’azienda come costruzione comune. Il tempo in cui viviamo ci costringe a soffermarci sullo stesso tema. Perché possiamo sperare che sia iniziato il cammino, che una riflessione critica sugli effetti ne­fasti dell’arroganza, dell’avidità, della prevaricazione sia condivisa da molti. Ma si tratta comunque di un cammino che ha iniziato a muovere i primi passi.
Continueremo a parlare quindi di Guida, di Gover­no, di Cura, di Remunerazione, badando a dar spa­zio alla pluralità delle voci, che -per il vantaggio di tutti- debbono trovare punti di accordo. Potremmo dire quindi: azienda come polifonia.
Ci proponiamo di creare un clima sereno, un terreno di scambio e di condivisione, uno spazio per costruire insieme conoscenze utili nella pratica. Uno spazio nel quale punti di vista diversi possano incontrarsi, al di là delle differenze, alla ricerca di una conciliazione tra i diversi interessi.
Il ruolo del direttore del personale La creazione di un ambiente polifonico è un lavoro difficile, che vede protagonista ogni manager, ma in particolare il Direttore del Personale. A lui com¬pete spiegare, convincere, comprendere. Spesso gli compete anche dire cose spiacevoli. Per questo, per non vivere troppo pesantemente la solitudine, serve la solidarietà della comunità professionale, serve il conforto di una buona consulenza, serve il costante supporto della formazione.
Insieme ci concederemo il tempo per pensare, per riflettere su come agiamo, sul senso del lavoro.
Lo faremo usando più consapevolmente l’arte della narrazione che è, in fondo, l’arte di costruire cono¬scenza attraverso il racconto. Non c’è storia se non nelle parole di chi c’era, di chi ha visto. L’esperien¬za non serve se non è resa nota agli altri. Parlare e ascoltare sono -come ben sa chi si occupa di persone in azienda- due facce della stessa medaglia.
Responsabile Scientifico del Progetto Risorse Umane e non Umane: Francesco Varanini.
Programma 08.30 Inizio registrazione partecipanti
9.15 Benvenuto e apertura lavori
Modera Francesco Varanini, Direttore di Persone&Conoscenze e Responsabile Scientifico di Risorse Umane e non Umane
09.30 Tavola Rotonda LA GUIDA - Guidare: ‘saper vedere’ e quindi mostrare la strada. In azienda la guida stimola l’azione collettiva, la partecipazione, la crescita individuale.
10.30 Tavola Rotonda IL GOVERNO - Governare è ‘tenere la rotta’. L’impresa è un’imbarcazione non necessariamente perfetta, ma in grado di muoversi nella direzione voluta, anche durante le tempeste.
11.30 Coffee Break
12.00 Tavola Rotonda LA CURA - Cura: sollecitudine, assistenza, vigilanza premurosa. Verso se stessi e verso tutte le per¬sone che lavorano o lavoreranno in azienda, verso clienti e fornitori.
13.00 Confronto aperto alla partecipazione del pubblico
13.30 Lunch Buffet
14.30 Tavola Rotonda LA REMUNERAZIONE - Nel verbo latino ‘remunerari’ il prefisso restituivo re- si accompagna a munus, ‘dono’, ma anche ‘dovere’, ‘servizio’, ‘funzione’, ‘impegno’, ‘carica’. Parleremo di sistemi retributivi, sistemi premianti, Compensation e Rewarding. Contratti collettivi nazionali o locali, trattative individuali.
15.30 Intervista a: Daniele Lago, Direttore generale e Chief designer - Lago Spa
16.00 Confronto aperto alla partecipazione del pubblico
16.30 Chiusura lavori
Relatori SIMONA ARTONI, Responsabile sviluppo risorse umane - Net Engineering e Vice presidente - AIDP Triveneto
WALTER BESSEGA, Chief group organization officer - Carel Industries
BRUNO BONSIGNORE, Presidente - Assoetica
PIER SERGIO CALTABIANO, Presidente nazionale - Aif e Direttore generale - Ctc
CRISTINA COCCHI, Direzione tecnica risorse umane - Profexa Consulting
SAUL CREMONA, Area manager - Edenred
CLAUDIA CRESCENZI, Managing director - GROWBP
VINCENZO DI FIORE, Hr manager - Burgo Group
DIEGO DIVENUTO, Customer development manager - Team Connex
MARIA ANTONIETTA DUSO, Group hr training director - Stefanel
SANDRA ERMACORA, Head of beavioural learning & development - Fastweb
MONICA FEDELI, Docente di Metodologie della formazione, comportamento organizzativo
e gestione delle risorse umane - Università degli Studi di Padova
VITTORIO MAFFEI, Managing director - InfoJobs.it
SIMONE SARTORI, Group human resources & organization manager - Pacorini
LUIGI SORTENI, Hr manager - Aristoncavi

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sabato 5 novembre 2011

Pierlugi Bersani, ricostruire l'Italia

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PD Verona sceglie Bertucco per le primarie

Michele Bertucco è il candidato, scelto dall’assemblea cittadina del PD, per le primarie del centrosinistra del 4 dicembre. Quaranta delegati su sessantotto dell’assemblea cittadina hanno sottoscritto la candidatura di Michele Bertucco.
Bertucco, 48 anni, è dipendente bancario, sindacalista e presidente regionale di Legaambiente e la sua candidatura alle primarie è sostenuta dal PD, Sinistra ecologia e libertà e Federazione della sinistra.
Alle primarie del 5 dicembre concorreranno Michele Bertucco, proposto dal PD e sostenuto dal centro sinistra con esclusione dell’Idv, Mario Allegri, docente universitario ed espressione esterna ai partiti, e Antonio Borghesi, sostenuto dall’Idv.
I giornali locali parlano impropriamente di sconfitta dell’area degli ex popolari (Giampaolo Fogliardi ed altri) poiché non hanno presentato alcuna candidatura alternativa a Michele Bertucco pur contando del 50% di delegati all’assemblea cittadina. In un primo momento la minoranza del PD scaligero aveva lanciato la candidatura di Silvano Filippi che con il trascorrere dei giorni si è dissolta quasi per incanto.
La necessità espressa dagli ex popolari di aggregare un’area vasta di elettori comprensiva dei moderati doveva essere espressa da una candidatura che non c’è stata. Pertanto ogni critica rivolta ai sostenitori di Michele Bertucco (Franco Bonfante e Vincenzo D’Arienzo) è sterile in assenza di una valida proposta alternativa.
La stessa dichiarazione di Roberto Uboldi che preferisce interessarsi delle elezioni vere anziché delle prove di forza interne al partito non corrisponde alla realtà dei fatti in quanto l’unica candidatura alle primarie è stata quella di Michele Bertucco.
Le candidature di Michele Bertucco e Mario Allegri, iscritti al Partito Democratico, rappresentano settori ampi e diversi della società civile ed allargano la platea dei consensi dei partiti del centrosinistra troppo spesso chiusi in se stessi o schiacciati dal protagonismo di Flavio Tosi.
Michele Bertucco è intervenuto nel dibattito invitando a parlare di problemi concreti ed ha affermato che la sua azione politica è indirizzata a unire ed a dialogare.
Fogliardi in questi giorni ha espresso la esigenza di non sbilanciare a sinistra il PD con la candidatura di Bertucco. Questa dichiarazione non è condivisile perché i problemi concreti della società civile veronese non possono essere classificati di sinistra o di destra. I cittadini vivono i problemi sociali è non fanno una classificazione anacronistica dei problemi ma desiderano che essi vengano risolti.
Se l’on. Fogliardi è convinto della sua tesi perché non si è adoperato a costruire una candidatura che rispondesse ai requisiti da lui espressi? Perché a questa sua esigenza doveva essere data risposta dalle altre componenti che avvertono altre priorità?
Adesso occorre superare le polemiche sterili che sono la conseguenza di scelte compiute dal Partito Democratico e disegnare lo sviluppo della città con scelte chiare e responsabili, usando un linguaggio accessibile agli elettori veronesi affinché possano capire ed essere coscienti della scelta che dovranno effettuare alle prossime elezioni amministrative.
Le primarie del centro sinistra rappresentano un avvenimento di ampia democrazia ed un'occasione per i cittadini veronesi di scegliere liberamente il candidato alternativo a Flavio Tosi per il bene della città. Quindi, occorre mettere da parte i nominalismi e pensare alla città come bene comune.
E’ necessario osare di più con impegno e speranza e presentare una discontinuità forte e trasparente rispetto alla gestione del comune di Verona da parte di Flavio Tosi.

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lunedì 31 ottobre 2011

Inchiesta sul lavoro

Inchiesta sul lavoro. Perché non dobbiamo avere paura di una grande riforma del lavoro, Pietro Ichino, Mondadori, 2011
Da sindacalista della Cgil, poi da ricercatore, professore di diritto del lavoro, avvocato, editorialista del «Corriere della Sera», e per qualche tratto anche come politico in Parlamento, Pietro Ichino ha spesso sostenuto tesi scomode per l’establishment, di sinistra e di destra, contribuendo in modo incisivo all’evoluzione del sistema italiano delle relazioni industriali e raccogliendo tanto consensi ed entusiasmo quanto critiche e contestazioni. Per via delle sue proposte è stato accusato di eresia e addirittura di «intelligenza con il nemico», di essere cioè un portatore di idee liberiste infiltrato nel centrosinistra. Attraverso un’avvincente inchiesta, un vero e proprio interrogatorio senza esclusione di colpi, Ichino risponde a tutte le obiezioni e le accuse ricevute in questi ultimi anni, messe in bocca a un immaginario interlocutoreinquisitore, affrontando i temi fondamentali del lavoro in Italia. E grazie ad analisi precise ed esempi concreti mette a nudo i meccanismi segreti di un sistema drammaticamente ingessato, prigioniero dei propri tabù e delle proprie caste. Un paese in cui vige un regime di vero apartheid tra lavoratori protetti e non protetti, dove agli stabili regolari è riconosciuta una sorta di job property, mentre agli outsiders e ai new entrants, ben che vada, si offrono soltanto i posti di serie B, C e D, con un futuro pensionistico misero, destinato a maturare soltanto dopo i settant’anni. Un sistema chiuso da un tacito accordo protezionistico tra vecchia destra e vecchia sinistra, incapace di attrarre quegli investimenti stranieri che, invece, oggi costituiscono la sola opportunità per tornare a crescere.

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