mercoledì 20 luglio 2011

Macelleria sociale con la manovra

articolo pubblicato da Famiglia Cristiana numero 30 del 2011
Una “casta” politica litigiosa, attenta solo a salvaguardare i propri privilegi, ha approvato la manovra economica in tempi rapidissimi.
Ma è un “miracolo a metà”, con un risvolto iniquo e vergognoso, che dà la misura della pochezza di questa classe politica. Si chiedono pesanti sacrifici ai cittadini, ma la politica non ci rimette un solo euro. L’amara medicina è solo per il Paese, non per il Palazzo. Lievi i tagli agli abnormi costi della politica. Per lo più simbolici o rinviati al futuro. Chi non assume, in prima persona, lo stesso fardello dei cittadini, non ha nessuna credibilità. È delegittimato.
In più, il miracolo è stato “dimezzato” dalla natura dei tagli, lineari e indistinti, che salva le caste e aumenta le disuguaglianze. Una“macelleria sociale” contro il ceto medio e le famiglie con figli. I “soliti noti”, che già pagano abbastanza. E che esclude, invece, chi può essere chiamato a maggiori sacrifici. Le famiglie si ritrovano, ancora una volta, nell’occhio del ciclone. Non è un bel segnale vedere “tagli indistinti” su tutte le agevolazioni fiscali per la famiglia: dagli asili nido ai mutui. E, al contempo, agevolazioni per le rendite finanziarie, o per specifiche categorie professionali.
Una “buona politica” deve saper distinguere e distribuire gli oneri. Come anche difendere ciò che è essenziale: dal sostegno al lavoro (soprattutto giovanile), alle famiglie con figli. E ridurre, invece, i costi che spesso rispondono a interessi capaci di bloccare il Paese o anche il Palazzo, come hanno fatto gli “avvocati in Parlamento”.
Un’occasione persa, quella del “miracolo”di una politica, per una volta, responsabile. Che perde credibilità per mancanza di“buon esempio”. Poco affidabile. Incapace di tagliare costi e privilegi, e pensare al “bene comune”. Arrogante con i deboli e pavida con i forti. Vogliamo davvero vivere in un Paese così? Dove i parlamentari hanno i più ricchi assegni d’Europa, e dove esistono otto milioni di poveri, di cui tre davvero nell’indigenza assoluta? Quota, questa, che annovera, con sempre più frequenza, le famiglie numerose. Quasi a dire che la nascita di un figlio, in Italia, è un fattore di povertà.
È chiaro che, oggi, il Paese deve restare unito, contro le speculazioni. Se vuole uscire dalla crisi e tornare a crescere. Ma, proprio per questo, occorre più coraggio. E investire in chi genera progetto e futuro. Nei giovani, soprattutto, che entrano nel mondo del lavoro; nelle famiglie con figli; nelle imprese che investono i profitti in occupazione (e non in rendite finanziarie parassitarie e rapaci). Una sfida impegnativa che ha bisogno di una nuova classe di “traghettatori”, all’altezza della gravità dei problemi. Dopo anni passati a illudere il Paese che «la crisi è già alle spalle». E che occorreva finirla con «i corvi del malaugurio».

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sabato 16 luglio 2011

Manovra economica ingiusta ed insufficiente

La manovra economica proposta dal Governo ed approvata dal Parlamento in tempi rapidi è la manovra esclusiva del centro destra e non registra alcuna condivisione da parte dei partiti dell’opposizione, i quali hanno votato contro il provvedimento in modo chiaro e visibile.
Chi vuole intravedere nel comportamento responsabile delle opposizioni una forma di connivenza è un irresponsabile ed un bugiardo.
I partiti dell’opposizione hanno soltanto aderito all’appello del Presidente Giorgio Napolitano di licenziare il provvedimento economico in tempi stretti per il bene dell’Italia pur non condividendone i contenuti. L’approvazione della manovra non elimina i rischi dell’Italia nei confronti della speculazione internazionale perché è finalizzata esclusivamente ad eliminare il debito pubblico. Gli altri fattori sui quali è posta l’attenzione del mercato finanziario non sono stati trattati e nemmeno sfiorati dal provvedimento. Mi riferisco alla credibilità, alla crescita, alle riforme strutturali ed alla eliminazione degli sprechi. Da questi fattori dipende il superamento della crisi italiana.
Gli interessi sui titoli dello Stato Italiano sono aumentati, non essendo credibile la manovra, e registrano una differenza di circa 300 punti rispetto ai medesimi titoli tedeschi. Questo dato significa che la spirale del debito pubblico continua ad aumentare senza controlli in assenza di interventi credibili e responsabili finalizzati alla crescita del paese, la quale consente di riacquistare credibilità nei mercati internazionali e, quindi, di ridurre il differenziale sui titoli pubblici con la Germania e di accumulare nuove risorse da destinare all’abbattimento del debito pubblico.
La manovra è ingiusta perché impone sacrifici esclusivamente ai ceti medi che si impoveriscono sempre di più ed ai ceti più deboli che da molto tempo ormai non riescono a sopravvivere.
La manovra è depressiva perché non prevede una politica di crescita dell’economia italiana, la quale è affidata ad una eventuale congiuntura favorevole dell’economia internazionale ed alle libere forze del mercato.
La manovra è inefficace nei confronti della spesa pubblica improduttiva e degli sprechi e, pertanto, non prevede un nuovo equilibrio dalla parte delle uscite che elimini burocrazia e organi pletorici, preveda accorpamenti di enti, organi, comitati e doppioni vari e riconsideri secondo gli standard europei i compensi dei parlamentari e di tutti coloro che vengono designati nelle diverse società, organi e comitati.
Una nuova stagione di crescita e di credibilità per l’Italia può essere realizzata soltanto con il superamento di questo Governo, il quale esprime confusione, posizioni di parte e contraddizioni, non considera per niente i veri problemi degli italiani e non è capace di avviare una politica di risanamento e di crescita del sistema paese.
Finché rimane alla guida del Governo Berlusconi la credibilità del paese peggiora e con essa la fiducia nel nostro sistema. Il fattore della credibilità può essere recuperato con nuove elezioni e con un governo diverso da quello attuale.
Gli emendamenti dell’opposizione non sono stati presi in considerazione e tra questi quello presentato dai senatori Finocchiaro, Morando, Legnini, Agostini, Carloni, Giaretta, Lumia, Lusi e Mercatali finalizzato alla riduzione degli sprechi ed una riconsiderazione efficace della spesa pubblica.
Si riporta l’emendamento.
A.S. 2814
Emendamento
Art. 9 – Sostituire il comma 1 con i seguenti:
1. Dato l’obiettivo di razionalizzazione della spesa e di superamento del criterio della spesa storica, il Ministro dell’economia e delle finanze, d’intesa con i Ministeri interessati, presenta al Parlamento entro il 20 settembre 2011, contestualmente alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2011, un Piano industriale preliminare per la riorganizzazione della spesa pubblica. Il Piano prevede in particolare, in coerenza con i principi della legge 4 marzo 2009, n. 15, le linee-guida per la fusione delle agenzie fiscali, la razionalizzazione di tutte le strutture periferiche dell’amministrazione dello Stato e la loro concentrazione in un ufficio unitario a livello provinciale, il coordinamento delle attività delle forze dell’ordine in vista della loro progressiva integrazione, l’accorpamento degli enti della previdenza pubblica, la razionalizzazione dell’organizzazione giudiziaria civile, penale, amministrativa, militare e tributaria a rete, la riorganizzazione della rete consolare e diplomatica e, comunque, individua, anche attraverso la sistematica comparazione di costi e risultati a livello nazionale ed europeo, eventuali criticità nella produzione ed erogazione dei servizi pubblici, anche inerenti alle possibili duplicazioni di strutture e le possibili strategie di miglioramento dei risultati ottenibili con le risorse stanziate.
1-bis. Nell’ambito della risoluzione parlamentare recante l’approvazione della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2011, sono indicati i disegni di legge collegati alla manovra finanziaria per il triennio 2012-2014, mediante i quali il Governo viene delegato ad attuare le predette riorganizzazioni.
1-ter. Entro dieci giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge, il Ministro dell’economia e delle finanze conferisce a un vice ministro un’apposita delega ai fini della predisposizione del Piano di cui al comma 1 e della relativa attuazione.
1-quater. Ai fini dell’esercizio delle deleghe di cui al comma 1-bis, nonché per garantire l’uso efficiente delle risorse, il Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, a partire dall’anno 2012, d’intesa con i Ministeri interessati, dà inizio ad un ciclo di «spending review» mirata alla definizione dei fabbisogni standard propri dei programmi di spesa delle amministrazioni centrali dello Stato. In particolare, per le amministrazioni periferiche dello Stato sono proposte specifiche metodologie per quantificare i relativi fabbisogni, anche ai fini della allocazione delle risorse nell’ambito della loro complessiva dotazione.

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Manovra economica insufficiente

Articolo di Alesina Alberto e Giavazzi Francesco pubblicato su Corriere della Sera il 15 luglio 2011
I mercati non si sono tranquillizzati. Martedì pareva che si fossero un po' calmati, ma solo perché la caduta dei prezzi era stata arrestata dall' intervento della Banca centrale europea che ha acquistato molti titoli pubblici italiani. Ma c' è un limite a quanto anche la Bce possa fare. Un' alternativa è che sia il Fondo europeo per la stabilità finanziaria ad acquistare titoli italiani, ma ciò significherebbe rendere ancor più trasparente il trasferimento fiscale dai contribuenti tedeschi a quelli italiani. Ma la riluttanza della Germania a farsi carico dei problemi di altri Paesi è sempre più evidente. Ecco perché gli investitori si stanno chiedendo se l' Italia possa farcela da sola. Da lunedì scorso la nostra posizione è cambiata: ora non stiamo più con Francia e Germania nel gruppo dei Paesi «sicuri», ma con la Spagna: il rendimento dei Btp italiani è ormai uguale a quello dei titoli spagnoli e lontano trecento punti dagli analoghi Bund tedeschi e dagli Oat francesi. Ciò significa che gli investitori non pensano più che un default dell' Italia (l' incapacità cioè di rimborsare i titoli di Stato) sia un evento con possibilità pressoché nulla. A questi prezzi, sui mercati si calcola che, in un orizzonte di cinque anni, la probabilità che l' Italia possa restituire solo 50 centesimi per ogni euro avuto in prestito è pari al 20%. Un default italiano rimane comunque una possibilità molto remota, ma ciò che si sta facendo per evitarlo non basta.  Qui il resto del postÈ per questo che la nuova manovra finanziaria non ha convinto i mercati. Per due motivi: le misure sono ancora troppo sbilanciate sul 2013 e 2014, cioè dopo le prossime elezioni. Nel 2011 la manovra sarà di tre miliardi, di sei nel 2012 su una dimensione totale di 79 miliardi. Si deve anticiparne e di molto l' impatto. È per di più troppo sbilanciata sul lato delle entrate e fa poco sul taglio delle spese. L' annuncio che ripartiranno le privatizzazioni «nel 2013», cioè quando ci sarà un nuovo governo, anziché tranquillizzare i mercati li ha probabilmente preoccupati ancor di più, perché rende evidente che considerazioni elettorali prevalgono sulla gravità della situazione. Inoltre l' Italia paga il fatto che misure per la crescita, deregolamentazione di certe professioni, miglioramenti nel campo della giustizia civile e nei costi burocratici per le imprese, vengono annunciati all' ultima ora sull' orlo del tracollo invece che costruite con calma anni orsono. E anche questo i mercati lo capiscono benissimo: danno cioè l' impressione di essere scelte preterintenzionali e non meditate. L' esperienza di altre crisi finanziarie insegna che la metà di agosto è un momento propizio per gli attacchi: i mercati sono poco liquidi e le decisioni di un piccolo numero di investitori sono facilmente amplificate. È accaduto nell' agosto del 1998 con il default della Russia e nell' agosto del 2007 quando scoppiò la crisi dei subprime americani. Il governo ha poche settimane di tempo per evitarlo. Ma ciò non significa concentrarsi su misure contabili di breve periodo che aumentano una pressione fiscale già alta. Bisogna anche annunciare riforme credibili che accelerino la crescita. È vero che queste riforme strutturali non daranno risultati sullo sviluppo immediati, ma in questo momento l' effetto annuncio, se credibile, può molto aiutare. I mercati devono convincersi che l' Italia sta cambiando passo. Altrimenti chi vorrà continuare a investire in un Paese che non cresce? Illudersi di avercela fatta solo perché stiamo per approvare questa manovra sarebbe un errore gravissimo.

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giovedì 14 luglio 2011

Sacrifici e sprechi coesistono

articolo di Emanuele Costa pubblicato su  Il Futurista il 13 luglio 2011
Si sprecano, in questi giorni, i richiami all'unità per uscire dalla crisi economica che stringe in un abbraccio soffocante il Paese. Ciò che non è sufficientemente chiaro, però, è se il richiamo è indirizzato a tutti i Cittadini indistintamente, solo una parte di essi (quelli con un reddito elevato) oppure limitato esclusivamente alla classe politica. L'appello, nei primi due casi, è fuori luogo perché i Cittadini, chi più o chi meno, nel bene o nel male, hanno sempre dimostrato di essere uniti nel momento del bisogno, non sottraendosi ai loro obblighi civici e tirandosi su le maniche ogni volta che si è manifestata la necessità di sacrificare il personale interesse di fronte a quello generale. Nel terzo caso, invece, non è sostenibile la medesima conclusione, perché le liti, i pettegolezzi, le ripicche e gli sprechi di denaro pubblico sono all'ordine del giorno e tristemente sotto gli occhi di tutti. 
. Pertanto, se la congiuntura economica generale e le finanze pubbliche sono così disastrate non si può certo attribuirne la responsabilità ai Cittadini, ma la stessa è da imputare in maniera univoca all'incapacità dell'apparato politico, qualunque sia il colore, di trovare soluzioni eque e, soprattutto, idonee per uscire dall'impasse e migliorare lo status quo. Conseguentemente, non si riesce a comprendere per quale motivo i danni prodotti da questi comportamenti debbano essere addebitati ai contribuenti sotto forma di maggiore tassazione oppure tagli indiscriminati ai vari servizi pubblici e sociali. Non è forse giunta l'ora di agire su altre componenti della spesa, con particolare attenzione a quella improduttiva? Non è forse maggiormente credibile, prima di colpire i cittadini, abbattere la scure sulle spese per consulenze ed incarichi, la cui utilità è spesso costruita artificialmente intorno alla persona che ne trae beneficio, piuttosto che a concreti e reali bisogni della collettività? E' proprio da qui che sarebbe opportuno iniziare per evitare ancora una volta che i sacrifici da fare non si traducano in un nulla di fatto. Ogni altra proposta ha il rischio di essere sterile demagogia.

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mercoledì 13 luglio 2011

Confronto Alleva, Fassina e Ichino

La tavola rotonda ospitata da Micromega nel numero di giugno tra Piergiovanni Alleva, direttore della Rivista giuridica del lavoro, organo della Cgil, Stefano Fassina, responsabile nazionale dell’economia per il Pd, e Pietro Ichino, senatore e docente universitario di diritto del lavoro, è riuscita per la sua chiarezza ed efficacia.
Ritengo che tale confronto possa essere utile agli addetti ai lavori, ai giovani precari ed a tutti coloro che sono sensibili ai problemi del lavoro e del fenomeno del precariato.
Le posizioni iniziali di Stefano Fassina posizionate sulla crescita hanno visto tutti e tre gli interlocutori affermare che la crescita economica deve accompagnata da modifiche normative del mercato del lavoro.
Le posizioni di ciascuno dei partecipanti non sono cambiate di molto:
- Stefano Fassina pone l'attenzione sulla crescita dell'economia e propone l’allineamento contributivo dei lavoratori autonomi a quello dei lavoratori dipendenti, una riforma dell’apprendistato e l’ampliamento delle tutele per lavoratori autonomi ed i professionisti;
- Piergiovanni Alleva pone l’attenzione sull’illegalità diffusa, la trasparenza delle banche dati dei lavoratori e propone la Cassa integrazione guadagni per tutti i lavoratori come strumento per evitare il licenziamento;
- Pietro Ichino propone una riforma del mercato del lavoro, un nuovo sistema di tutela per i nuovi assunti a tempo indeterminato e la possibilità di licenziamento da parte dell’imprenditore per motivi economici ed organizzativi. La proposta di Ichino prevede l’assunzione dei lavoratori a tempo indeterminato e l’eliminazione dei contratti che hanno causato il fenomeno del precariato con esclusione dei contratti a termine e stagionali.
Ritengo che la proposta più valida per eliminare il precariato è quella di Ichino. Mentre quella di Fassina è finalizzata alla crescita economica. La proposta di Alleva è finalizzata a non interrompere il rapporto di lavoro attraverso lo strumento della cassa integrazione.
Tavola rotonda Micromega

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Debito pubblico e credibilità dell’Italia

Articolo di Tito Boeri pubblicato su La Repubblica del 12/07/2011
Ieri lo spread fra i nostri titoli di Stato e i Bund tedeschi si è ulteriormente allargato raggiungendo un nuovo massimo storico: 304 punti base. Stiamo ormai superando la Spagna nella percezione del rischio. Siamo noi a essere considerati i “next on the line”, i prossimi a rischio di contagio nella crisi del debito. Non c’è un complotto. Quella della speculazione orchestrata contro di noi per distrarre dai mali altrui è una tesi deresponsabilizzante e fuorviante: serve solo a coprire gli errori della classe politica e attribuisce agli investitori capacità di coordinamento che non hanno neanche i governi. La verità è che il mercato non crede più al risanamento dei nostri conti pubblici. E non servirà certo il divieto di vendite allo scoperto, che la Consob ha saggiamente rinviato, a invertire la tendenza.
Ciò che è venuto davvero allo scoperto in queste ultime settimane è lo sfacelo di una maggioranza che litiga su tutto e di un Presidente del Consiglio che si concede un trasferimento di 750 milioni (poi rivelatisi 560) mentre chiede agli italiani nuovi sacrifici, che pensa solo alle sue intricate vicende famigliari mentre il Paese va alla deriva. È un comportamento che lascia senza alcun freno i sempre più numerosi partiti che compongono l’attuale maggioranza. Consapevoli che oggi perderebbero le elezioni (lo ha confessato Scajola a Mirabello), cercano di prendere tempo accontentando in qualche modo le loro basi elettorali. Per questo il mercato non crede ai saldi scritti nella manovra.
Gli investitori che poi guardano a fondo i numeri della manovra hanno ulteriori motivi per preoccuparsi. Non è solo il rinvio ai posteri dell’aggiustamento che colpisce. Il fatto è che nel 2011 e 2012 si fanno tante spese aggiuntive, che sono coperte solo sulla carta. Il Fondo Interventi Strutturali per la Politica Economica (Ispe) un vero e proprio bancomat in mano al Tesoro per offrire copertura in corso d’anno a interventi di ogni tipo, viene dotato nel 2012 di ben 5 miliardi e 850 milioni che verranno presumibilmente destinati a prebende elettorali. La tassa sui depositi titoli si sta già rivelando un controsenso nel momento in cui bisogna incoraggiare gli italiani a comprare titoli di Stato. Molti sono pronti a scommettere che verrà abolita. Anche gli esigui risparmi sulle pensioni sembrano destinati ad evaporare. Le Spending Reviews ci sono solo sulla carta, un inglesismo con cui ingentilire una manovra, privo di gambe su cui camminare, già depotenziato in partenza. E si potrebbero fare molti altri esempi.
La crisi di credibilità può essere fermata solo coi segnali forti. Ci sono tagli che si possono fare subito senza alcun vincolo normativo ed effetto depressivo. Al contrario, servono per la crescita del Paese. Esempi? Non mancano. Si può abolire il Fondo Ispe destinando tutte le sue risorse alla riduzione del disavanzo. Meno prebende fanno bene all’economia. Si può porre un tetto al monte compensi dei parlamentari: non potrà eccedere i compensi medi dei loro omologhi in Europa o negli Stati Uniti (dove percepiscono un terzo in meno dei nostri) moltiplicati per 300. Se vogliono guadagnare di più, dovranno essere di meno. Sarà un potente incentivo a ridurre il numero dei parlamentari: non ce ne servono più di 300 se guardiamo al rapporto fra popolazione e parlamentari nelle democrazie consolidate. Si possono calcolare le pensioni dei parlamentari col metodo contributivo, quello che ormai si applica a tutti gli italiani. È possibile sciogliere immediatamente gli organi politici delle Province sostituendoli con un’assemblea dei sindaci (già pagati) presieduta da quello del comune capoluogo. Si possono ancora aggregare i Comuni (due terzi dei quali hanno meno di 5.000 abitanti) rendendo quelli più piccoli solo organi consultivi, come i vecchi consigli di quartiere, privi di sedi amministrative e personale. Sono tutte operazioni che tagliano spese e fanno bene alla crescita del Paese perché aumentano la concorrenza, spiazzando chi vive di trasferimenti pubblici, e migliorando la selezione della classe politica. È difficile trovare un bravo sindaco in un Comune di 83 abitanti; più facile trovare un amministratore capace tra 5.000 o più concittadini.
Sono tutte operazioni che darebbero un segnale importante ai mercati e porterebbero a ridurre il deficit già nel 2012: fino a un punto di pil di disavanzo in meno. Servirebbero anche a rendere comprensibili agli italiani i sacrifici cui verranno comunque chiamati. Serviranno a far capire agli europei perché oggi bisogna aiutare il nostro Paese. Perché l’Europa può e sarà costretta ad aiutarci se non vuole assistere imbelle al disfacimento dell’euro. Non basta la “moral suasion” di una Angela Merkel che telefona al nostro Presidente del Consiglio. Importante che il fondo di stabilità europeo sia messo in condizione di acquistare titoli di Stato sul mercato secondario. La Banca Centrale Europea può anche intervenire acquistando nostri titoli di Stato sul mercato secondario, oltre che accettarli in garanzia. Sarebbe un modo per evitare che siano le nostre banche a imbottirsi di buoni del tesoro, in quello che rischia di diventare un abbraccio mortale: oggi i nostri istituti di credito soffrono, in attesa della divulgazione dei risultati degli stress test, soprattutto perché imbottite di Btp. E offrirebbe alla Bce, una volta superata la crisi, plusvalenze utili a compensare le perdite patrimoniali subite negli interventi a favore della Grecia.
Rimane, comunque, il problema politico di un governo che non c’è e di un’opposizione che comincia solo ora a dare qualche segnale di responsabilità. Non è la mia materia, ma il momento è talmente grave da spingermi in territori inesplorati. Ci vuole al più presto una manovra potenziata, con riduzione del disavanzo già nel 2011 e 2012 ad esempio come proposto sopra, e il voto del Parlamento che le dia forza di legge. Se fosse l’ultimo atto di questo Governo, troverebbe più facilmente il sostegno dell’opposizione e, quel che più conta in questo momento, l’approvazione dei mercati. Perché l’impressione è che oggi solo un Governo del Presidente sarebbe in grado di salvare il nostro Paese dalla crisi di credibilità. Il presidente Napolitano è l’unica persona che oggi ha l’autorevolezza sul piano internazionale e la popolarità sul piano interno necessarie per portarci fuori dalla tempesta.

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lunedì 11 luglio 2011

Manovra economica: incoerenze e contraddizioni

Quella del Governo Berlusconi è una manovra di lungo termine che interessa più anni ed interviene in misura pesante nel 2013 e 2014. L’obiettivo imposto dall’Europa è quello di pervenire al 2014 con un bilancio in pareggio e l’annullamento del debito pubblico.
Trattandosi di un piano pluriennale occorreva intervenire con misure equamente distribuite negli anni interessati dalla manovra e con riforme strutturali che consentissero di eliminare il moltiplicarsi della spesa pubblica che continua a crescere senza controllo nelle parti in cui si annidano gli sprechi, le distorsioni ed i doppioni.
Ancora una volta si è scelta la strada più facile dei tagli indiscriminati della spesa pubblica: autonomie locali, sanità, pensioni, lavoro, scuola, assistenza. Questi settori sono stati interessati da tagli negli anni precedenti e adesso riducono ulteriormente l’erogazione di servizi da parte dello Stato e delle Autonomie locali.
Cosi facendo il Governo non si è posto l’obiettivo di diminuire le disuguaglianze sociali, di sostenere la domanda di consumo da parte dei cittadini, i quali con l’attuale manovra diventano più poveri e, quindi, meno propensi al consumo ed al risparmio, e di affrontare il grave problema della sopravvivenza dei ceti più poveri e dell’impoverimento della classe media.
Una scelta facile che non impegna il Governo ad intervenire nel sistema paese con riforme strutturali che possano eliminare la spesa pubblica improduttiva che non crea valore, gli sprechi ed i privilegi e stabilizzare i centri di spesa finalizzati all’erogazione di servizi essenziali.
Durante il Governo Prodi il debito pubblico si era attestato al 105% del Pil ed in seguito il Governo Berlusconi la ricondotto al 120%.
Si assiste impunemente alla moltiplicazione di società, di comitati, di organi e di enti che accrescono la spesa pubblica in assenza di una seria valutazione dell’impatto di tali interventi sui bisogni dei cittadini.
Gli interventi sulla spesa pubblica principalmente sono di due tipi: - Comprimere i servizi pubblici essenziali per i cittadini nel modo, ormai conosciuto, in cui opera il Governo Berlusconi e limitare lo stato sociale; - Intervenire con riforme strutturali per migliorare il sistema, ridurre le disuguaglianze ed eliminare gli sprechi al fine di non abbassare la copertura che i ceti più deboli ricevono dai servizi pubblici essenziali.
Ritengo che un Governo responsabile, capace e sensibile ai bisogni dei cittadini sceglie la seconda soluzione.
Inoltre, la crisi non si affronta solo dalla parte della spesa ma anche con interventi finalizzati alla creazione della ricchezza, alla crescita e, quindi, sul Pil cosi come ha indicato Mario Monti in un editoriale del Corriere della Sera. “Nella politica economica del governo, afferma Mario Monti, anzi dei governi Berlusconi – in carica per 8 degli ultimi 10 anni e per 7 anni ispirata e guidata dal ministro Tremonti – sono sempre più evidenti i danni arrecati dal fatto che la grande, risoluta e indispensabile determinazione contabile non è stata e non è oggi ancorata ad alcuna strategia concreta e credibile di politica economica”.
Se l’Italia avesse conseguito un Pil annuale non inferiore al 2% aumenterebbero le risorse pubbliche e, quindi, si ridurrebbe il deficit del bilancio pubblico. Al contrario una bassa crescita non aiuta il sistema a risolvere i problemi sociali ed economici del paese.
Oggi sul Corriere della Sera Dario Di Vico individua alcuni segnali che lasciano presagire “una sorta di unità nazionale a geometria variabile”. Ritengo che questo auspicio per il bene dell’Italia al momento non è realizzabile in quanto manca l’oggetto di un impegno unitario rappresentato dalle riforme strutturali di cui il sistema paese ha bisogno. La manovra non si pone gli obiettivi di competitività, di produttività, di equità e di crescita.
Inoltre, l’intenzione della maggioranza di ripresentare con un emendamento il lodo Mondadori con efficacia retroattiva non facilità certamente la coesione politica tanto propugnata dal Presidente della Repubblica.
E’ importante ricordare che in Italia non vi è una ricchezza diffusa per cui i sacrifici possono essere sopportati indiscriminatamente da tutti i cittadini. In Italia la ricchezza è concentrata nelle mani di poche famiglie (il 10% delle famiglie detiene il 45% della ricchezza) e, pertanto, non è giusto che l’eliminazione del debito pubblico gravi su chi possiede livelli modesti o bassi  di ricchezza.

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sabato 9 luglio 2011

Spesa pubblica improduttiva

La casta politica anche nei momenti di grave crisi economica continua ad ampliare il sotto potere con nuove società pubbliche, comitati ed organismi inutili che incrementano la spesa pubblica e non incidono sulla qualità e quantità dei servizi pubblici di cui beneficiano i cittadini.
Il Governo Berlusconi con l’attuale manovra economica, la quale si pone l’obiettivo imposto dall’Europa di eliminare il debito pubblico, non taglia i rami secchi della macchina pubblica ma si dedica ancora una volta ad abbassare il livello di protezione sociale dei cittadini: tagli indiscriminati ed orizzontali che colpiscono la classe media ed i ceti più deboli.
Si indicano alcuni interventi che si possono effettuare in tempi brevi e senza alcuna incidenza sulla quantità e qualità dei servizi al fine di comprimere la spesa ed il debito pubblico:
- Adeguamento dei compensi dei parlamentari alla normativa europea ed eliminazione del doppio stipendio per i ministri;
- La riorganizzazione degli enti locali: - Contrazione delle Provincie con l’eliminazione di quelle inutili che non corrispondono a criteri di efficienza e di economicità;
-Accorpamento dei piccoli comuni che non sono in condizioni di erogare servizi di qualità nel rispetto del criterio dell’economicità di gestione;
- La realizzazione della trasparenza totale nel sistema pubblico che ricade notevolmente sul tasso di corruzione del paese e sulla competitività delle imprese;
- Eliminazione degli enti inutili che sono rilevanti solo per la spesa che producono. Inchiesta di Repubblica ;
- L’eliminazione del Comitato tecnico scientifico per il coordinamento in materia di valutazione e controllo strategico delle Amministrazioni dello Stato, presieduto dall’ex ministro Paolo Cirino Pomicino, che rappresenta un doppione rispetto alla Commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle Amministrazione Pubbliche, istituita a fine 2009 ai sensi dell’art 13 del D. Lgs. N. 150 del 2009;
- L’eliminazione del Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ), composto da 24 membri, dell’Inps, dell’Inail e degli altri enti previdenziali. I compiti assegnati a tale organo possono essere svolti senza problemi dal Consiglio di Amministrazione, dal Collegio sindacale e dall’Organismo indipendente di valutazione (Oiv), costituito ai sensi dell’art. 14 del D. Lgs. n. 150 del 2009, dell’Ente. Tra le competenze dell’Oiv rientrano diverse funzioni assegnate a suo tempo al Civ;
- La revisione del D. Lgs n. 150 del 2009 nella parte riguardante gli enti locali, i quali stanno facendo poco o niente per migliorare la propria performance, per rendere più incisiva la riforma. La eliminazione del Nucleo di Valutazione negli enti locali, cosi come è stato fatto per i servizi di controllo interno (art. 14), in quanto tale vecchio organismo non corrisponde agli obiettivi che si pone il Decreto ed alle direttive del Civ (trasparenza, indipendenza, valutazione e processo di selezione dei membri). Lasciare solo la possibilità agli enti locali di istituire o meno l’Organismo indipendente di valutazione;
- La riconsiderazione normativa delle 3.662 imprese create dagli 8.100 comuni (2,21 comuni per ogni impresa). Di tali imprese 1.266 si occupano di servizi pubblici locali, 537 di infrastrutture e di edilizia, 266 di cultura, turismo e tempo libero e 140 di istruzione, ricerca e sviluppo. Occorre intervenire per impedire che i comuni continuino a costituire società in settori diversi dai servizi pubblici locali ed accompagnare le imprese che presentano un deficit rilevante a perseguire in tempi prestabiliti il pareggio del bilancio. Si ritiene urgente approvare una legge che regolamenti le nomine nei consigli di amministrazione che devono essere effettuate in modo trasparente valutando le conoscenze e le competenze dei candidati e non l’appartenenza politica e la fedeltà ai potenti di turno. Occorre impedire che la singola società di un comune che gestisce un servizio pubblico locale costituisca altre società collegate con il conseguente appesantimento dei costi di gestione e prevedere in alternativa la organizzazione di business unit. Corriere della Sera;
- L’applicazione di una politica attiva del lavoro che oltre ad attuare politiche di sostegno del reddito per i lavoratori disoccupati realizzi servizi efficaci di riqualificazione professionale e di rioccupazione;
- L’eliminazione dell’attività di docenza retribuita effettuata dai funzionari pubblici nei corsi di formazione a favore di enti ed amministrazioni pubbliche. In tali casi i formatori per il medesimo orario di lavoro sono retribuiti due volte con la retribuzione e con il compenso per la docenza.
Sono stati indicati alcuni degli interventi da effettuare per eliminare la spesa pubblica improduttiva e gli sprechi che non creano valore per i cittadini.
Il sistema pubblico non funziona a dovere e viene appesantito da una produzione legislativa che non porta benefici ai cittadini e per tale motivo occorre porlo sotto controllo ed attuare politiche di miglioramento e di riforme strutturali.
La macchina pubblica spende troppo per i servizi che eroga ed il Governo anziché eliminare gli sprechi e proporre riforme strutturali che migliorino il sistema continua a tagliare in modo indiscriminato la spesa pubblica riducendo i servizi per i cittadini.

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venerdì 8 luglio 2011

Davide Zoggia: riforma degli enti locali




Per Davide Zoggia, responsabile enti locali del PD, “è indispensabile che tutto il centrosinistra lavori ad una riforma comune degli assetti istituzionali per poi confrontarsi con le altre forze dell’opposizione. Evitiamo di procedere in ordine sparso perché abbiamo l’occasione di concordare come realizzare una riforma profonda e concreta degli assetti istituzionali. Non possiamo limitarci agli slogan. Si tratta di partire dai rami alti, prevedendo il superamento del bicameralismo perfetto giungendo così ad istituire un senato federale, con una conseguente riduzione del numero dei parlamentari, arrivando fino all’accorpamento e al superamento delle province e ad un nuovo assetto dei comuni. Le nostre proposte già ci sono, le mettiamo a disposizione sperando che tutti vogliano lavorare per il bene del paese. Con Idv e Sel poi abbiamo già avviato un tavolo di confronto, può essere questo il luogo in cui elaborare una proposta comune per il riassetto delle istituzioni”.
Proposta di legge del PD in materia di enti locali
Lettera di 7 Presidenti di Provincia

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