mercoledì 23 dicembre 2015

Al lavoro in bicicletta è legge

La giornata di ieri è stata particolarmente importante per l’approvazione definitiva di alcuni provvedimenti legislativi che produrranno benefici per il paese: - Legge di stabilità; Riforma della Rai; Collegato ambientale alla legge di stabilità del 2014.
Tra questi provvedimenti tutti importanti ritengo utile scrivere sul collegato ambientale perché è la prima volta che la green economy entra in una legge e soprattutto vi è una inversione di tendenza sull’uso della bicicletta per recarsi al lavoro con la copertura assicurativa.
Prima dell’approvazione del collegato ambiente l’infortunio in itinere e l’erogazione della relativa indennità ai lavoratori ciclisti veniva riconosciuto in pochissimi casi:
- Assenza o insufficienza dei mezzi pubblici di trasporto;
- Non percorribilità a piedi del tragitto casa e lavoro e viceversa;
- Incidente avvenuto solo all’interno di piste ciclabili o di zone interdette al traffico.
Tali condizioni normative rendevano irrealistico il riconoscimento dell’infortunio in itinere in quanto l’uso della bicicletta per recarsi al lavoro doveva essere necessitato.
Con l’approvazione dell’art. 5 del collegato ambientale l’uso della bicicletta per recarsi al lavoro “deve, per i positivi riflessi ambientali, intendersi sempre necessitato”. Pertanto sono state eliminare tutte quelle condizioni normative che impedivano l’uso della bicicletta e l’avvio di una cultura rispettosa dell’ambiente.
Tanto gradimento è stato espresso da parte di coloro che si sono impegnati in questa battaglia di civiltà: Diego Zardini, il quale, d’accordo con Giulietta Pagliaccio, ha sostenuto la modifica normativa, Paolo Gandolfi, il quale ha messo a disposizione tutta la sua conoscenza in materia, Giulietta Pagliaccio, presidente Fiab, che ha saputo sostenere e collaborare opportunamente per questo risultato, Stefano Vaccari, relatore del provvedimento in Senato, il quale ha colto l’opportunità di modificare la normativa esistente in materia di infortunio in itinere, le associazioni ciclistiche di tutta Italia, il gruppo “Al lavoro in bicicletta” in Facebook con i suoi 3.165 sostenitori, coloro che hanno sottoscritto la mozione su Change.org ed altri.
“E' grande la soddisfazione per la definitiva approvazione del collegato ambientale. Afferma Diego Zardini. Una legge di grande innovazione che ha l'obiettivo di mettere l'economia su un sentiero di sostenibilità. Tra le tante disposizione approvate particolare orgoglio mi dà l’approvazione della copertura della assicurazione Inail per gli infortuni in itinere nel caso di incidenti avvenuti ai lavoratori che usano la bicicletta nel tragitto casa-lavoro-casa. Finalmente vengono eliminate le condizioni giuridiche che impedivano tale risultato e si premia chi usa mezzi rispettosi dell'ambiente.
“Era il 2012, dichiara Giulietta Pagliaccio Presidente della Fiab, quando lanciammo una campagna per portare l'attenzione al tema dell'infortunio in itinere in bici. Molte furono le adesioni, anche di personaggi illustri. Continua il presidente della Fiab, “la strada però non era semplice: la nostra fortuna è stata quella di aver incontrato sulla nostra strada politici - e tra questi Diego Zardini - che con noi hanno creduto nella possibilità di cambiare una legge che sembrava granitica”.
“Oggi festeggiamo, conclude Giulietta Pagliaccio, un provvedimento che segna un cambiamento importante nella quotidianità delle persone: andare al lavoro in bicicletta assume la dignità di trasporto e questo non può che accelerare quel processo di cambiamento nella mobilità quotidiana dei cittadini. E' proprio un bel regalo di natale per tutti i ciclisti e per tutti quelli che ci stanno ancora pensando”.
E’ prevista la destinazione di 35 milioni finalizzati allo sviluppo di iniziative quali bike to work e bike to school. Il Ministero dell’Ambiente destinerà i fondi ai comuni con una popolazione superiore ai 100.000 abitanti che abbiano realizzato un piano urbano della mobilità sostenibile. Il collegato ambiente e la legge di stabilità 2016 prevedono dei fondi a favore dell’Emilia Romagna per il finanziamento della ciclovia Verona – Firenze da realizzarsi sul percorso dell’antica ferrovia dismessa. Si apre la prospettiva di un incentivo fiscale per i cittadini che decidono di utilizzare mezzi di trasporto sostenibili per recarsi al lavoro.
Occorre ricordare le dichiarazioni di soddisfazione del sottosegretario all’ambiente Silvia Velo, di Chiara Braga, responsabile ambiente del PD, ed Ettore Rosato, capogruppo dei deputati PD. Tali esponenti hanno sottolineato l’importanza dell’approvazione del collegato ambiente per l’innovazione e le opportunità che la legge contiene.
“Si tratta, afferma Diego Zardini riferendosi al collegato ambiente, di una manovra per la rivoluzione economica verde, un vero e proprio Green Act italiano. Tra le misure principali si ricordano quelle che rafforzano il recupero e riciclo delle materia, la riduzione dei rifiuti prodotti, le disposizioni a sostegno della mobilità sostenibile e del contrasto ai dissesti idrogeologici”. Si ricordano infine i finanziamenti per attività connesse all’ambiente e alla green economy, agevolazioni fiscali sui rifiuti per i comuni virtuosi, il divieto di gettare di gettare mozziconi di sigarette a terra, il credito d’imposta per le imprese sugli interventi di bonifica dell’amianto e le misure contro le cosiddette carrette dei mari.

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lunedì 21 dicembre 2015

Trasparenza e disabili nelle PA

La trasparenza è un fattore essenziale per realizzare il cambiamento e per contrastare la corruzione.
Continua incessante l’impegno di Diego Zardini, deputato veronese del PD, a sostegno della trasparenza e dell’inserimento dei soggetti disabili nel mondo del lavoro.
Si ricorda che Zardini ha presentato un emendamento al disegno di legge delega sulla riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni, approvato dal Parlamento, per ampliare le materie soggette alla trasparenza e precisamente:
1) Le fasi di dei procedimenti di aggiudicazione ed esecuzione degli appalti pubblici;
2) Il tempo medio di attesa per le prestazioni sanitarie di ciascuna struttura del Servizio sanitario nazionale;
Il tempo medio dei pagamenti relativi agli acquisti di beni, servizi, prestazioni professionali e forniture, l’ammontare complessivo dei debiti e il numero delle imprese creditrici, aggiornati regolarmente;
Le determinazioni dell’organismo di valutazione.
“Nonostante una netta inversione di tendenza, affermano i deputati Diego Zardini e Davide Baruffi, che si è registrata nel corso dell’anno, l’alto tasso di disoccupazione dell’Italia ancora influisce negativamente sui soggetti disabili, tutelati dalla legge 12 marzo 1999 n. 68, la quale si pone l’obiettivo, in particolare, di promuovere l’inserimento e l’integrazione delle persone disabili nel mondo del lavoro e disciplina conseguentemente le assunzioni obbligatorie e le quote di riserva a favore dei soggetti disabili”.
Diego Zardini e Davide Baruffi hanno presentato una interrogazione al Ministro della pubblica amministrazione finalizzata a pubblicare nel sito della Funzione Pubblica i risultati del monitoraggio relativo alle fasi del processo di assunzione dei soggetti disabili da parte delle PA. Inoltre, nell’interrogazione viene chiesta la trasparenza, con la pubblicazione nei siti istituzionali, dei dati e delle informazioni relative alle quote d’obbligo riservate a favore delle categorie protette.
“L’interrogazione, dichiara Diego Zardini, si propone l’obiettivo di mettere da un lato tutti i cittadini nelle condizioni di conoscere i comportamenti dei datori di lavoro pubblici, in un quadro di trasparenza delle pubbliche amministrazioni; e dall’altro lato per permettere alle pubbliche amministrazioni medesime di velocizzare gli adempimenti previsti dalla normativa vigente (rideterminare la dotazione organica, ristabilire il numero delle assunzioni obbligatorie delle categorie protette e procedere obbligatoriamente all’assunzione, a tempo indeterminato, di tali soggetti)”.
I deputati Zardini e Baruffi chiedono al Ministro di sapere:
“Quale sia l’orientamento del Ministro interrogato sulla necessità di introdurre, a livello normativo, un vero e proprio obbligo di pubblicazione da parte della funzione pubblica dei risultati del monitoraggio sul processo di assunzione dei soggetti disabili nelle PA e delle pubbliche amministrazioni centrali e periferiche e degli enti territoriali dei dati e delle informazioni relative alle quote d’obbligo scoperte;
Nelle more dell’auspicata modifica normativa, il Ministro interrogato non valuti opportuno pubblicare comunque sul sito della funzione pubblica i risultati del monitoraggio previsto nonché se non ritenga opportuno assumere iniziative per la pubblicazione, sul sito delle pubbliche amministrazioni, delle quote d’obbligo riservate a favore di queste categorie protette al fine di rendere conoscibile e trasparente ai cittadini la disponibilità di tali posti, e di facilitare così lo svolgimento degli adempimenti previsti perché essi vengano prontamente ricoperti;
Non reputi importante assumere iniziative normative volte a prevedere l’obbligo, da parte della funzione pubblica e delle pubbliche amministrazioni della pubblicazione, rispettivamente, dei risultai del monitoraggio e dei dati e delle informazioni relative alle quote d’obbligo scoperte a favore dei soggetti disabili”.
Per risolvere la problematica al più presto, l’obbligo della trasparenza, così come proposto da Zardini e Baruffi, potrebbe essere introdotto nello schema del D. Lgs. sulla trasparenza, di prossima approvazione da parte del Consiglio dei Ministri.
La trasparenza del monitoraggio e dei dati e delle informazioni indicate rende evidenti le PA inadempienti e pone il Ministro competente nelle condizioni di intervenire e, di conseguenza, le PA di accelerare il processo e migliorare la performance.
Non sono sufficienti le buone leggi in assenza di un sistema trasparente di controllo dell’efficacia delle PA.

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mercoledì 2 dicembre 2015

PD Verona: frantumi da ricomporre

Considerata la crisi nei rapporti tra i partiti ed i cittadini, si ritiene necessario e urgente riorganizzare la forma partito al fine di coinvolgere gli elettori nella gestione delle strutture organizzative dei partiti in particolar modo nelle periferie. In assenza di tale cambiamento le strutture dei partiti continuano a rappresentare il luogo dove viene gestito il potere di rappresentanza in assenza di mobilitazione e partecipazione.
Le organizzazioni nel tempo, dal taylorismo ad oggi, sono cambiate e si sono adattate in modo continuo e veloce alla domanda di cambiamento attraverso l’adozione di nuovi modelli organizzativi.
L’unico Partito esistente è il Partito Democratico in quanto gli altri sono: personali, aziendali, autoritari e non praticano la democrazia. Pertanto, si ritiene che il PD ripensi la sua organizzazione per rispondere alle esigenze di cambiamento e di partecipazione degli iscritti, dei partecipanti alle primarie e degli elettori.
Il PD di Verona, il quale è un’organizzazione politica, per superare gli ostacoli e le problematiche relative ai rapporti con gli elettori ha bisogno di ripensare la propria organizzazione e conseguire i propri valori attraverso l’adozione dei seguenti fattori di cambiamento: Unità, Trasparenza, Comunità e Sistema aperto. I valori ed i fattori di cambiamento sono i pilastri del modello di organizzazione che si intende costruire.
La sottovalutazione della conferenza organizzativa ed il mantenimento dello status quo non consente alcun cambiamento ed è per questo che anche i fautori del congresso straordinario dovrebbero sostenere la proposta della conferenza organizzativa di Alessio Albertini.
L’anello più debole e importante della catena di partecipazione alla vita politica del PD è rappresentato dai circoli, i quali non debbono essere considerati soltanto un gruppo di volontari ma il luogo dove viene costruita la strategia locale per elevare il livello della partecipazione e della mobilitazione. Vi sono degli indicatori (iscritti e popolazione, votanti alle primarie e popolazione) che rappresentano lo stato di salute dei circoli e nello stesso tempo ispirano le azioni correttive da realizzare per migliorare gli indici.
Un altro problema da non sottovalutare, il quale è stato posto nel dibattito recente, è il ruolo dell’opposizione del PD nel comune di Verona.
E’ stato affermato che “il capogruppo fa opposizione. E la fa benissimo.” Innanzitutto, occorre precisare che l’opposizione senza una visione o una proposta alternativa è strumentale, ostruzionistica, effimera e pregiudiziale. Questo non è il caso del capogruppo Michele Bertucco e dell’intero gruppo consiliare del PD.
Per fare una efficace e credibile opposizione è necessario avere delle proposte alternative a quelle del Sindaco Tosi sui temi ed argomenti posti all’esame del Consiglio Comunale. Affermare che Michele Bertucco fa una buona opposizione in assenza di proposte alternative da parte del PD è una contraddizione perché non può essere fatta una efficace opposizione senza fare riferimento alla visione ed alle proposte alternative del PD. Pertanto, il PD di Verona ha un programma alternativo a Tosi che esprime anche attraverso il capogruppo Michele Bertucco ed il gruppo consiliare del PD.
Ultima questione riguarda il rapporto con Tosi. La direzione provinciale del PD non ha mai deliberato alleanze e rapporti privilegiati con il sindaco Tosi. Infatti, nelle elezioni provinciali ha aderito ad una alleanza alternativa a Tosi. L’accordo istituzionale proposto, anche con Tosi, non ha ricevuto consensi tra gli amministratori locali ed i membri della direzione provinciale del PD in quanto si sono espressi per una alleanza alternativa a Tosi.
L’accordo istituzionale, il quale prevedeva una visione comune tra tutte le forze politiche, non ha ricevuto consensi nel PD e tra tutte le forze politiche e, quindi, la proposta non poteva essere concretizzata.
Pertanto, l’accusa mossa ad Alessio Albertini, segretario provinciale del PD, di “intelligenza con il nemico” è strumentale ed è finalizzata a trovare ex post delle motivazioni a sostegno del congresso straordinario.
Concordo con Diego Zardini quando afferma che la divisione nasce dalla mancata ricandidatura di Franco Bonfante alle Regionali. Da quel momento sono state tante le iniziative di carattere individuale che hanno messo in fibrillazione il PD in un momento in cui bisognava impegnarsi unitariamente per superare la sconfitta alle elezioni Regionali.
Il grande difetto di alcuni esponenti politici è quello di impegnarsi per la propria sopravvivenza politica e non per il partito di appartenenza non tenendo conto che il partito sopravvive alla vita degli uomini.

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lunedì 16 novembre 2015

L’editore le maestranze il cavaliere

E’ il titolo del libro di Remo Zanella, Cierre edizioni, 2015.
La presentazione del libro avverrà giovedì 19 novembre, ore 17,30 presso la Biblioteca Civica di Verona, via Cappello. Presenteranno il libro: Carlo De Filippis, esperto di organizzazione aziendale, e Tiziano Zanotti, responsabile formazione superiore dell’Istituto Salesiano San Zeno.
Il libro, afferma Remo Zanella, contiene due propositi: il primo, fare memoria delle Officine grafiche Mondadori, un'esperienza produttiva e di lavoro molto importante per Verona. Ne è derivata la costituzione di un sistema di imprese, di una vera e propria comunità professionale, compreso un Ente per la formazione professionale. Lo sviluppo, per larga parte del periodo preso in esame, è stato reso possibile dalla lungimiranza dell'editore ma anche dal ruolo positivo svolto dai lavoratori e dalla loro rappresentanza sindacale. Il secondo proposito, rilancia il ruolo delle Relazioni industriali, confermate da quasi 300 accordi stipulati nel periodo. Questa storia ci mostra la possibilità che lo sviluppo, nelle sue varie caratteristiche sia da affrontare dalle parti con una visione d'insieme e sotto tutti gli aspetti: dei prodotti, delle tecnologie, dell'occupazione, dell'organizzazione del lavoro e della salubrità dell'ambiente di lavoro.
Il libro ricostruisce la storia delle relazioni industriali alle Officine Grafiche Mondadori di Verona nel periodo cha va dal 1945 al 1992. In queste pagine vengono approfonditi lo sviluppo dell’azienda come casa editrice e industria grafica, le strategie della proprietà e l’azione del sindacato. Il testo segue un percorso cronologico che distingue cinque grandi fasi, ciascuna caratterizzata al proprio interno da una certa omogeneità, in ognuna delle quali vengono approfonditi gli avvenimenti principali dello sviluppo aziendale, delle tecnologie, dell’occupazione, dell’organizzazione del lavoro, dei contenuti rivendicativi, della rappresentanza sindacale. L’orizzonte è un pò allargato fino a configurare brevemente, per ciascuna fase, il contesto con le grandi tendenze sociali ed economiche, l’evoluzione del territorio, il quadro politico e come queste influenzino l’assetto delle relazioni industriali.
Da una “Editoria industriale”, come amava definirla Arnoldo Mondadori, si è passati ad un freddo “Gruppo di comunicazione”, posseduto da Silvio Berlusconi. Una vicenda ricca di impegni aziendali, di azioni sindacali, di esperienze significative, fatte spesso attraverso un continuo confronto. Una storia da non lasciare cadere nell’oblio ma della quale prendere coscienza. Una storia di cui le aziende, il sindacato e la città di Verona nel loro insieme, devono fare memoria.
Remo Zanella ha ricoperto l’incarico di Segretario territoriale della Cisl e di consigliere comunale di Verona.

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sabato 14 novembre 2015

Verona, occupazione alta

Articolo di Dario Di Vico pubblicato sul Corriere della Sera l'11 novembre 2015
Nell'Italia attenta ai decimali, capita di dimenticarci di intere province con tassi di disoccupazione assai bassi: una di queste è sicuramente Verona che viaggia al 4,9%, 7-8 punti in meno dell'andamento della media nazionale, numeri migliori della Germania e degli Usa. Gli addetti ai lavori considerano il tasso di disoccupazione «un dato sul quale non morire» preferendo ragionare sulle dinamiche degli occupati ma il caso scaligero è degno di menzione. A tirare fuori il dato è stato il presidente della Confindustria locale, Giulio Pedrollo, in occasione dell'assemblea annuale dei suoi associati e il ministro Giuliano Poletti, presente in sala, ha colto la palla al balzo per dire che «Verona è un esempio per tutto il Paese». La provincia confrontata con il resto d'Italia eccelle e riesce a prevalere anche in Veneto dove il tasso di disoccupazione medio è al 6,6. I dati suddivisi per provincia vengono forniti dall'Istat solo annualmente e il 4,9% si riferisce a fine 2014 e quindi non risente ne del Jobs act né della decontribuzione. Può essere utile però consultare su Venetolavoro.it le assunzioni nella regione nel 2015 e constatare cosi che la provincia di Verona ne ha realizzate più di 42 mila nel primo trimestre (su un totale Veneto di 188 mila), circa 45 mila nel secondo (con tutto il Veneto a quota 204 mila). Nel terzo trimestre 2015 i nuovi posti di lavoro a Verona sono cresciuti del +1,18% rispetto allo stesso periodo del '14.
La previsione fornita da Confindustria dopo consultazione degli associati parla di un ulteriore +1,2% per il quarto trimestre. Cosa contribuisce a dare a Verona un mercato del lavoro più dinamico? Un insieme di fattori, è la risposta che danno tutti e vuol dire che quello veronese è un modello di economia locale sui generis (più verticale) rispetto al Nord Est e ai distretti. A fare la differenza è sicuramente la dimensione delle aziende: Verona è prima in Veneto per numero di aziende sopra i 250 dipendenti e ciò determina una serie di effetti a catena. Più occupati, più figure qualificate, più valore aggiunto, più ricerca e anche più multinazionali. Ma anche più investimenti perché il presidente Pedrollo ha detto che «8 imprenditori su 10 hanno lasciato gli utili in azienda». Oltre alla dimensione delle imprese a conferire smalto all'economia scaligera è anche la diversificazione settoriale, la monocultura non abita qui. La ripresa vista da Verona dunque sembra più veloce: il 72% delle imprese dichiara di aver una buon utilizzo della capacità produttiva installata. Attenzione però che non è dappertutto così, neanche al nord: è di 48 ore fa un campanello d'allarme suonato dalla Confindustria di Varese: "Qui la ripresa rallenta".

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venerdì 6 novembre 2015

Più bici meno auto

E’ stato approvato dal Senato il collegato ambiente alla legge di stabilità del 2014. Il senatore democratico Stefano Vaccari, relatore del provvedimento, ha affermato che “ è una legge che inaugura una nuova stagione per la crescita del nostro Paese, puntando sulla Green economy e sull'Economia circolare, rafforzando le tutele ambientali, con misure per la prevenzione del rischio idrogeologico e contro l'inquinamento marino e urbano, per una mobilita sostenibile".
Il collegato ambientale è stato approvato con 295 voti favorevoli, 47 contrari ed 89 astenuti.
La green economy ed il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali entrano per la prima volta nel titolo di una legge. Il provvedimento è un atto fondamentale per la tutela ambientale.
L’art. 5 del provvedimento, misure di mobilità sostenibile, dispone diverse misure e precisamente:
- Il comma 1 fissa nel limite di 35 milioni di euro la quota di risorse di competenza del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare da destinare alla realizzazione di un programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro nell'ambito di progetti predisposti (car-pooling, bike-pooling e bike sharing sono state affiancate il car-sharing, il Piedibus);
- Il comma 3 prevede l'erogazione di un contributo pari a 5 milioni di euro alla Regione Emilia Romagna al fine di realizzare una pista ciclopedonale riqualificando tratti dismessi del vecchio tracciato ferroviario Bologna-Verona. La stessa Regione promuove il raggiungimento di un apposito accordo di programma tra gli enti territoriali interessati;
- il comma 4 modifica gli articoli 2 e 210 del DPR 30 giugno 1965, n. 1124 ed introduce l’assicurazione Inail per i soggetti che usano la bicicletta nel tragitto casa-lavoro-casa. Occorre tenere presente che dal 2007 la Fiab ed alcuni parlamentari hanno presentano una proposta di legge che non è mai andata in discussione;
- il comma 4 introduce la figura del mobility manager scolastico, al quale sono assegnati le seguenti competenze: organizzare e coordinare gli spostamenti del personale della struttura scolastica, mantenere i collegamenti con le strutture comunali e con le altre scuole, verificare soluzioni e proporre iniziative per il miglioramento della mobilità.
L’on.le Diego Zardini del Partito Democratico ha espresso “grande soddisfazione per l’approvazione del collegato ambientale per l’importanza che lo sviluppo della green economy riveste per il paese ed in particolare per l’introduzione della piena tutela assicurativa a favore di coloro che si recano al lavoro in bicicletta nel caso di incidente. L’utilizzo della bicicletta ha degli effetti positivi sui cittadini che la usano, sulle città che favoriscono l’uso di tale mezzo e di conseguenza sul paese”.
“Le città ed i centri urbani, conclude Zardini, sono chiamati ad affrontare alcuni problemi fondamentali, quali l’inquinamento e la congestione del traffico, che possono essere contrastate con diverse misure, tra le quali assume rilevanza l’utilizzo della bicicletta per recarsi al lavoro”.
Con l’introduzione dell’assicurazione Inail per chi va al lavoro in bici vengono rimossi i condizionamenti normativi che hanno scoraggiato l’utilizzo della bicicletta durante il percorso di andata e ritorno dal luogo dell’abitazione a quello di lavoro.
Diego Zardini ha profuso ogni energia al fine di modificare la legislazione vigente in materia di infortunio in itinere per coloro che si recano al lavoro in bicicletta, prima con la presentazione di un disegno di legge in data 22 dicembre 2013 e dopo di un emendamento in collaborazione con la Fiab.
Numerose sono state le iniziative promosse dall’on.le Zardini finalizzate a sensibilizzare l’opinione pubblica: conferenza stampa con il presidente della Fiab, Giulietta Pagliaccio, per presentare la proposta di legge, incontri in varie provincie, costituzione del gruppo in Facebook "Al lavoro in bicicletta" e sottoscrizione della mozione su Change.org.
Zardini è stato bravo a sensibilizzare il senatore Vaccari affinché presentasse l’emendamento al Senato finalizzato al riconoscimento dell'infortunio in itinere.
L'impegno e la collaborazione premiano il cambiamento. In questo caso rilevante per l'ambiente e per i lavoratori.

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martedì 20 ottobre 2015

Il floppy di Pierluigi Bersani giurista

Articolo di Michele Ainis pubblicato sul Corriere della Sera il 19 ottobre 2015
Non pronunziare il nome di Dio invano, recita il secondo comandamento. Se il divieto s’applicasse anche alla Costituzione, saremmo tutti peccatori. Perché ogni giorno viene denunziata l’incostituzionalità di questa o quella norma, di questa o quella decisione. Significa che la nostra Carta incute rispetto, ma significa altresì che spesso viene usata per dispetto. Fra i dispettosi s’iscrive, in ultimo, Pier Luigi Bersani. Via le tasse sulla casa? Non si può: lo impedisce l’articolo 53 della Costituzione, lì dove dispone che «Il sistema tributario è informato a criteri di progressività». E dunque Renzi, se vuole, potrà detassare le case dei poveri, giammai quelle dei ricchi.
Ora, il criterio della progressività rappresenta un architrave della nostra civiltà giuridica. Vi si riflette un timbro etico, un sentimento di giustizia. Però va inteso — come disse Meuccio Ruini in Assemblea costituente — non in relazione a tutti i singoli tributi, bensì «all’onere tributario complessivo gravante sul cittadino». E con accenti analoghi si è espressa successivamente la Consulta, a partire dalla sentenza n. 30 del 1964. Quindi sarebbe incostituzionale la flat tax proposta da Salvini l’anno scorso: 15% per tutti, contribuenti e imprese. Ma non è affatto questa la soluzione che propone Renzi. Lui vuole togliere una tassa, non l’Irpef. Anche l’anno prossimo continueremo a denunziare i nostri redditi, pagando in proporzione alla ricchezza (o alla miseria) individuale. E pagheremo pure sui «redditi dei fabbricati» (quadro RB della dichiarazione), in base alla loro rendita catastale.
Morale della favola: si può dissentire da quest’idea di Renzi, ci mancherebbe. Possiamo sollevare critiche per ragioni di bilancio, come ha fatto Monti nell’intervista di ieri sul Corriere. O per ragioni politiche, come fa la sinistra del Pd. Ma non possiamo torcere il criterio della progressività nella sua caricatura. Altrimenti lo Stato dovrebbe modulare le accise sulla benzina o sui tabacchi in proporzione al reddito dei consumatori, costringendoli a fare sempre acquisti in compagnia del commercialista. E poi, a rigor di logica si potrà rendere progressiva una tassa, non la sua cancellazione. Mica possiamo cancellarla due volte per i poveri, una volta per i ricchi. Ma forse in Italia abbiamo deciso che anche la logica è incostituzionale.

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sabato 19 settembre 2015

Elezione del Segretario del Circolo PD E. Biagi – Verona


Riporto la mia dichiarazione in occasione dell’elezione del Segretario del Circolo 3^ Circoscrizione di Verona dopo le dimissioni Di Marco De Pasquale, il quale è approdato in un altro partito.
L’elezione del Segretario di Circolo è stata effettuata dal Consiglio Direttivo cioè da una base molto ristretta di persone rispetto all’Assemblea degli iscritti. Tale metodo ha acuito i contrasti e le divisioni in un circolo che ha bisogno di unità e non di ulteriore frammentazione.
La scelta Congressuale per eleggere il Segretario del Circolo avrebbe realizzato maggiore democrazia e permesso di utilizzare il lasso di tempo, intercorrente tra la scelta congressuale e l’Assemblea degli iscritti, per realizzare le condizioni per una prospettiva unitaria in quanto i problemi del Circolo sono molto gravi per essere affrontati e risolti da una visione parziale e di parte.
Il problema non è solo tecnico e giuridico ma è soprattutto di carattere politico in quanto ciascun metodo di elezione si pone degli obbiettivi molto chiari: spaccatura o unità del Circolo, democrazia o verticismo.
Attualmente il Circolo è inefficiente dal punto di vista operativo, inefficace nell’azione, diviso ed isolato perché è stata posta scarsa attenzione ai fattori di cambiamento: Unità nel realizzare la strategia; Trasparenza dei comportamenti e delle decisioni; Visione comunitaria; Sistema aperto all’esterno. Da diverso tempo il Circolo presenta delle problematiche gravi: Gestione finanziaria; Festa Democratica; Insufficiente mobilitazione; Bassa partecipazione agli eventi. Inoltre, molti iscritti non hanno rinnovato l’iscrizione o si sono dimessi dal Circolo.
Chi parla di espulsioni dimentica, per posizione di parte e convenienza, comportamenti e fatti concreti molto gravi che richiederebbero l’attenzione degli organi provinciali del Partito oltre che del Circolo.
Quali sono le prospettive dopo la elezione del Segretario di Circolo nella persona di Martino Leone? Ritengo che bisogna realizzare una strategia unitaria e riscoprire una visione comunitaria del Circolo. Per fare questo occorre discontinuità con la gestione del passato e privilegiare nelle scelte l’affermazione del Partito Democratico e non delle singole persone. Una risposta a tutto questo può essere data dalla nomina dell’esecutivo, il quale dovrà essere formato da persone operative e non coinvolte nella gestione passata.

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giovedì 30 luglio 2015

Esenzione visite fiscali ai malati gravi

Provvedimenti in corso  di approvazione per parificare i lavoratori privati a quelli pubblici in tema di esenzione alle visite fiscali.
Nell’ultimo periodo è stato posto all’attenzione della pubblica opinione la differenza di trattamento dei lavoratori pubblici e privati in materia di esenzione alle visite fiscali nel caso di malattie gravissime. Al momento i lavoratori privati non godono di alcun tipo di esenzione alle visite fiscali.
Questa differenza di trattamento è nata con l’art. 69 del D. Lgs. n. 150 del 2009 e dal conseguente decreto 18/12/2009 n. 206.
L’art. 2 del decreto n. 206 esclude dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità i dipendenti pubblici nei seguenti casi:
a) patologie gravi che richiedono terapie salvavita;
b) infortuni sul lavoro;
c) malattie per le quali è stata riconosciuta la causa di servizio;
d) stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta. Il Governo Berlusconi ed i Governi successivi (Monti e Letta) non si sono preoccupati di equiparare i lavoratori privati ai lavoratori pubblici in materia di viste mediche di controllo.
Nella riunione del 15 giugno il Governo Renzi ha approvato lo schema del decreto legislativo in materia di lavoro che contiene all’art. 25 la introduzione con decreto ministeriale delle esenzioni dalle fasce di reperibilità in caso di malattia per i lavoratori subordinati dipendenti dai datori di lavoro privati.
Il 16 giugno è stata presentata una proposta di legge da diversi deputati (Gelli Federico, Lenzi Donata, Bonaccorsi Lorenza, Boccuzzi Antonio, Carra Marco, Romano Andrea e Rotta Alessia) finalizzata ad estendere ai lavoratori privati l’esclusione dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità in caso di assenza per malattia. Questa proposta, successiva all'approvazione dello schema del D. Lgs., non verrà discussa ed eventualmente approvata dal Parlamento in quanto il Governo approverà il D. Lgs. in questione.
Pertanto, basta aspettare l’approvazione dello schema del D. Lg. sul lavoro, il quale è stato sottoposto al parere non vincolante delle commissioni competenti, e del conseguente decreto per equiparare i lavoratori privati e pubblici in materia di esenzione alle visite mediche di controllo.
Quest’anno l’opinione pubblica è venuta a conoscenza dei casi di tre lavoratori del settore privato in gravi condizioni di salute:
- Il primo caso in Toscana ad una lavoratrice, malata oncologica, a cui l’Inps ha comminato una sanzione per assenza a visita di controllo. Il caso di Carlotta ha ispirato la proposta di legge;
- Il secondo caso Chiara avvenuto in Trentino Alto Adige ha indotto l’Inps Regionale ad adottare il progetto Chiara – Istruzioni operative per le visite mediche domiciliari di controllo – che stabilisce, in attesa dell’approvazione del decreto, l’esclusione delle visite di controllo nei casi di malattie gravissime;
- Il terzo caso si è verificato nell’Est Veronese. L’interessato, non dichiara di essere stato sottoposto a visita di controllo, afferma che sarebbe utile introdurre anche in Veneto il Progetto Chiara al fine di non sottoporre a visita di controllo i malati più gravi sottoposti a cure continue ed impegnative ed evitare così gli effetti della visita di controllo (controllo degli orari, presenza in casa durante le fasce di reperibilità, dichiarazione per giustificare l’assenza, ecc.).
In prospettiva la questione verrà risolta con l’approvazione del D. Lgs. sul lavoro e l’emanazione del relativo decreto. Fino all’approvazione della suddetta normativa occorre l’intervento positivo dell’Inps che escluda dalle visite mediche di controllo le malattie più gravi come per esempio quelle oncologiche.
L’Inps è nelle condizioni di escludere dalle visite di controllo domiciliari i lavoratori privati affetti da gravi malattie?
Il progetto Chiara dell’Inps del Trentino Alto Adige dimostra che è possibile una gestione flessibile delle visite mediche domiciliari di controllo che consente di esentare in sede di esame dei certificati medici i singoli certificati che presentano malattie gravi come per esempio le malattie oncologiche. Tutto questo può essere realizzato grazie all’utilizzo efficace delle applicazioni informatiche Data Mining e Savio, di cui si è dotato l’Inps.

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