venerdì 19 dicembre 2014
domenica 23 novembre 2014
Tra i sostenitori di Alessandra Moretti
Il mio viaggio tra i sostenitori di Alessandra Moretti continua. Registro
altre opinioni a sostegno della candidatura di Alessandra alle primarie del PD
per la scelta del candidato alla presidenza della regione Veneto. Valutazioni
ed apprezzamenti convinti e attendibili che si integrano fra di loro. Le
opinioni espresse secondo me vanno nella direzione giusta e rappresentano l’unica alternativa seria e credibile alla Giunta Zaia.
Si riportano le dichiarazioni delle persone che ho incontrato:
Clara Scapin, Sindaco di Legnago
"Io sostengo con convinzione Alessandra Moretti perché' dopo oltre 20
anni di governo di questo centrodestra il Veneto ha diritto di ritrovare la sua
vera strada. Alessandra Moretti ha l'esperienza maturata come Amministratore di
un Comune, di parlamentare, di eurodeputato, perciò' sa come si governa un
territorio, cosa si può' chiedere al Governo, come ci si può' presentare in
Europa!
Con Alessandra faremo ripartire il Veneto, recuperando le energie, l'orgoglio, la creatività' la laboriosità', la cultura dell'accoglienza e della solidarietà pilastri che hanno fatto grande la nostra terra . Con Alessandra e la sua squadra faremo tornare il Veneto uno dei motori per la ripresa di tutto il Paese e nello stesso tempo recupereremo credibilità in Europa come una Regione che può contribuire alla rinascita di un'Europa dei Popoli".
Sara Annechini, consigliere comunale di Castel d'Azzano
"Tenere i giovani in Veneto, far crescere i trasporti pubblici, garantire presidi medici territoriali e pari opportunità nell'accesso al mondo del lavoro. Quattro idee chiare per il nostro Veneto . Un programma semplice, compatto, lineare: con Alessandra Moretti è questo il futuro che reclamiamo e che possiamo costruire".
Vera Scola, Direzione PD Verona
"Ho deciso di sostenere Alessandra Moretti perché è una donna forte e decisa, che ho avuto modo di apprezzare soprattutto per le battaglie e l'impegno politico sul tema dei diritti civili e dell'uguaglianza di genere. Sono certa che metterà lo stesso slancio e la stessa determinazione nel governare il Veneto, in modo onesto e trasparente, ascoltando le persone e mettendole al centro del proprio operato, con un'attenzione particolare al lavoro e ai giovani.
Ritengo inoltre che Alessandra Moretti possa rappresentare, finalmente, quel fondamentale anello di congiunzione tra il nostro Veneto e l'Europa, rispetto allo sterile e controproducente euroscetticismo di chi ci ha governato negli ultimi anni".
Daniele Giacomazzi, Circolo PD di Sona
"Perché sostenere Alessandra Moretti? Perché solo con la sua chiarezza e semplicità possiamo convincere i Veneti che il nostro territorio e la nostra economia possono risollevarsi dalla pessima gestione Zaia. Le potenzialità del nostro territorio sono infinite: bellezze naturali e città d'arte, cultura enogastronomia ed eccellenza manifatturiera sono alcuni dei nostri punti di forza. Queste ricchezze però le abbiamo perse di vista annebbiando la vista dei veneti con promesse di indipendentismo che ci hanno chiuso molti orizzonti ed hanno lasciato la Regione ingovernata sui veri problemi: sanità, infrastrutture, formazione, turismo e tutela del territorio".
Con la forze e l'entusiasmo di Alessandra,il Veneto potrà trovare nuova fiducia per rilanciarsi in Italia ed in Europa a partire dalla grande occasione dell'Expo 2015 ".
Sostenere Alessandra Moretti è l’unica scelta semplice e chiara per tutti coloro che vogliono vedere il Veneto decollare e compiere delle scelte a vantaggio della comunità veneta. Rinnovamento, efficacia e trasparenza rappresentano i contenuti dell’impegno politico di Alessandra Moretti per il Veneto. Pertanto, partecipiamo alle primarie ed esprimiamo la preferenza a favore di Alessandra Moretti.
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"Tenere i giovani in Veneto, far crescere i trasporti pubblici, garantire presidi medici territoriali e pari opportunità nell'accesso al mondo del lavoro. Quattro idee chiare per il nostro Veneto . Un programma semplice, compatto, lineare: con Alessandra Moretti è questo il futuro che reclamiamo e che possiamo costruire".
Vera Scola, Direzione PD Verona
"Ho deciso di sostenere Alessandra Moretti perché è una donna forte e decisa, che ho avuto modo di apprezzare soprattutto per le battaglie e l'impegno politico sul tema dei diritti civili e dell'uguaglianza di genere. Sono certa che metterà lo stesso slancio e la stessa determinazione nel governare il Veneto, in modo onesto e trasparente, ascoltando le persone e mettendole al centro del proprio operato, con un'attenzione particolare al lavoro e ai giovani.
Ritengo inoltre che Alessandra Moretti possa rappresentare, finalmente, quel fondamentale anello di congiunzione tra il nostro Veneto e l'Europa, rispetto allo sterile e controproducente euroscetticismo di chi ci ha governato negli ultimi anni".
Daniele Giacomazzi, Circolo PD di Sona
"Perché sostenere Alessandra Moretti? Perché solo con la sua chiarezza e semplicità possiamo convincere i Veneti che il nostro territorio e la nostra economia possono risollevarsi dalla pessima gestione Zaia. Le potenzialità del nostro territorio sono infinite: bellezze naturali e città d'arte, cultura enogastronomia ed eccellenza manifatturiera sono alcuni dei nostri punti di forza. Queste ricchezze però le abbiamo perse di vista annebbiando la vista dei veneti con promesse di indipendentismo che ci hanno chiuso molti orizzonti ed hanno lasciato la Regione ingovernata sui veri problemi: sanità, infrastrutture, formazione, turismo e tutela del territorio".
Con la forze e l'entusiasmo di Alessandra,il Veneto potrà trovare nuova fiducia per rilanciarsi in Italia ed in Europa a partire dalla grande occasione dell'Expo 2015 ".
Sostenere Alessandra Moretti è l’unica scelta semplice e chiara per tutti coloro che vogliono vedere il Veneto decollare e compiere delle scelte a vantaggio della comunità veneta. Rinnovamento, efficacia e trasparenza rappresentano i contenuti dell’impegno politico di Alessandra Moretti per il Veneto. Pertanto, partecipiamo alle primarie ed esprimiamo la preferenza a favore di Alessandra Moretti.
venerdì 14 novembre 2014
Verona per Alessandra Moretti
Incontro con ampia partecipazione ieri sera a Verona presso il Centro Marani con Alessandra Moretti.Ha introdotto i lavori Enzo Righetti e sono intervenuti tante persone: donne, uomini, giovani impegnati nel partito e nelle istituzioni ed amministratori. Alessandra Moretti ha richiamato un’ampia partecipazione grazie all’interesse che la sua presenza produce anche nel panorama politico veronese. Bisogna ricordare che Alessandra ha realizzato un ottimo rapporto con Verona fin dai tempi in cui era Vice-sindaco di Vicenza con i suoi interventi negli eventi organizzati soprattutto dai giovani del Partito Democratico di Verona.
Alessandra ha analizzato con puntualità le condizioni negative in cui si trova la Regione Veneto per l’incapacità di programmare il futuro e la mancanza di coraggio nelle scelte politiche ed amministrative della Giunta Zaia: dalla sanità ai trasporti, dai servizi sociali alla organizzazione dell’istituzione regionale.
Moretti non si è limitata solo a questo. Sarebbe stato troppo facile criticare e criticare. E’ andata oltre ha rappresentato le prospettive di sviluppo sociale ed economico del Veneto, le capacità potenziali non sfruttate e la bellezza del territorio che con una politica appropriata possono fare decollare la regione verso una migliore posizione competitiva nel Nord Est e nel contesto nazionale.
Ho raccolto le impressioni e le opinioni di alcuni sostenitori presenti all’incontro per approfondire le ragioni del loro impegno a sostegno di Alessandra Moretti. Ecco le opinioni:
Diego Zardini, deputato del PD
“Negli ultimi anni, abbiamo visto la Regione Veneto resistere a molte fatiche, come la crisi economica e amministrazioni miopi che hanno pesantemente segnato il tessuto socio economico di una delle regioni strategiche per l'economia italiana ed europea; anni in cui il benessere civico e del territorio è stato sacrificato al guadagno economico di pochi. Io credo che è urgente una svolta, penso che il cambiamento ora più che mai sia necessario e ritengo che sia fondamentale per questo cambiamento la candidatura alla presidenza della Regione Veneto di Alessandra Moretti, una donna, una madre, una persona con grandi capacità e una passione che la lega al nostro territorio ed all’esigenza di miglioramento dei veneti. Ha dimostrato di possedere una capacità politica e una sensibilità unica, soprattutto nelle tematiche dei diritti umani e della crescita sostenibile. Per questo ribadisco che per rilanciare il Veneto l'unica strada percorribile è quella di un cambio di rotta rispetto alle Amministrazioni precedenti, e un Presidente come Alessandra Moretti che ha la forza e le capacità per amministrare in modo efficace una regione fondamentale come il Veneto. Cambiamento e discontinuità sono i fattori che guideranno l’impegno di Alessandra Moretti.
Anna Maria Bigon, Sindaco di Povegliano Veronese
“Sostengo Alessandra Moretti perché rappresenta l'opportunità che una donna forte, competente e onesta riporti la buona politica al centro del Veneto. Alessandra ha dimostrato in questi anni di saper affrontare anche le sfide più difficili, mettendosi in gioco. Credo che questo coraggio, unito alla capacità di interpretare il bisogno di cambiamento, facciano di lei la persona ideale per guidare la nostra regione e per questo a lei va tutto il mio sostegno”.
Luca Granzarolo, consigliere di circoscrizione
“Ho deciso di sostenere Alessandra Moretti perché ho avuto modo di conoscerla qualche anno fa. So quanto è disponibile, preparata, competente ed entusiasta e queste sono doti fondamentali per una persona che si impegna in politica. Inoltre credo che queste elezioni regionali siano un'occasione unica. Possiamo davvero vincere, togliere il Veneto dalle sabbie mobili in cui è intrappolato e rilanciarlo. Per fare questo dobbiamo avere il migliore candidato, Alessandra risponde perfettamente a questo requisito".
Nell’incontro sono state espresse da parte dei partecipanti speranza e entusiasmo nei confronti di Alessandra Moretti che sicuramente guideranno il loro impegno per realizzare il tanto atteso e bistrattato cambiamento così come è avvenuto in altri territori del paese.
Molti politici scelgono nel loro impegno la prospettiva di sopravvivenza e la sicurezza del posto che occupano e non del cambiamento. Al contrario Alessandra Moretti si è messa in gioco ogni qual volta il Partito Democratico si è rivolta a lei per sostenere alcuni obiettivi ed ha dimostrato di avere un alto senso di appartenenza al PD. I miopi e gli interessati possono scambiare tale disponibilità in una forma di ricerca del potere. Se fosse vera tale affermazione Alessandra avrebbe scelto sicuramente di rimanere al suo posto in Parlamento e di non contribuire con la sua persona a far conseguire risultati migliori al Partito Democratico.
“Con le prossime elezioni regionali abbiamo l'opportunità di scrivere una nuova storia per il Veneto”, afferma Alessandra Moretti. “Sono convinta, conclude Alessandra Moretti, che la sfida la vinceremo solo se sapremo essere uniti, mettendo a disposizione le migliori competenze per un progetto che vuole ridare speranza e fiducia al nostro territorio. Scegliere il candidato Presidente della Regione Veneto attraverso le primarie segnerà, il prossimo 30 novembre, il primo passo verso un futuro di rinascita, lavoro, territorio, impresa. Un futuro che preferisce la comunità alla solitudine, il progresso alla conservazione, l'inclusione alle barriere”.
giovedì 13 novembre 2014
Diego Zardini, politica e ambiente
Intervista a Diego Zardini a cura di Valentina Gallo e Tommaso Giacchetti pubblicata su Cultura Democratica l’8 novembre 2014
L’On. Diego Zardini è membro dell’VIII Commissione (ambiente, territorio, e lavori
pubblici) e fa parte dell’Intergruppo Parlamentare Mobilità Nuova e Mobilità
Ciclistica.
Come nasce l’Intergruppo Parlamentare Mobilità Nuova e Mobilità Ciclistica e quali obiettivi si pone?
Nel terzo millennio vi sono delle problematiche urgenti ed essenziali non più procrastinabili che comprendono a loro volta altri argomenti. E’ il caso della mobilità sostenibile che è correlata ai piani territoriali, alla qualità della vita, alla vivibilità dei centri urbani, alla tutela dell’ambiente, alla salute dei cittadini. Su tale argomento vi è una vasto consenso ed una particolare sensibilità che interessa i cittadini, le associazioni ed i partiti politici ed una coscienza ed un impegno unitario a prescindere dagli schieramenti politici. I parlamentari dell’Intergruppo sono quelli che per primi hanno preso coscienza di tale aspetto ed hanno costituito il gruppo Mobilità Nuova per affrontare unitariamente le problematiche correlate alla mobilità sostenibile.
Da tempo è possibile
rilevare un interesse crescente da parte dei media e dei cittadini nei
confronti della mobilità ciclistica e, complice anche la crisi economica, un
numero crescente di persone si avvicinano all’uso della bicicletta per i propri
spostamenti. Quali iniziative a supporto della mobilità ciclistica sono state
attivate o sono in programma da parte dell’Intergruppo Parlamentare e dal
governo per lo sviluppo della mobilità ciclistica in Italia?
I parlamentari dell’Intergruppo sono impegnati a sostenere la mobilità ciclistica con emendamenti e proposte di legge. Le principali iniziative intraprese sono: la proposta di legge De Caro ed altri per la creazione della rete ciclabile nazionale, la proposta di legge De Lorenzis per iniziative di contrasto al furto. È stato inoltre approvato il provvedimento per la riforma del codice della strada, cercando di porre al centro la mobilità ciclistica.
Personalmente ho presentato una proposta di legge, sottoscritta da altri 30 deputati appartenenti ai gruppi parlamentari di PD, di Sel e di Scelta Civica, finalizzata a rimuovere gli ostacoli ed i condizionamenti normativi che rendono impossibile l’uso della bicicletta per recarsi al lavoro. Infatti, il riconoscimento dell’infortunio e la corresponsione dell’indennità viene effettuata solo nei seguenti casi: assenza o insufficienza dei mezzi pubblici di trasporto; non percorribilità a piedi del tragitto casa e lavoro e viceversa; incidente avvenuto solo all’interno di piste ciclabili o di zone interdette al traffico.
Tali condizioni rendono impossibile il riconoscimento dell’infortunio in itinere e la conseguente corresponsione da parte dell’INAIL del risarcimento per i lavoratori che utilizzano la bicicletta per recarsi al lavoro. Occorre liberare con urgenza l’uso necessitato della bicicletta da parte dei lavoratori che la usano nel tragitto casa e lavoro e viceversa per i benefici prodotti da tale mezzo di trasporto inerenti: l’impatto ambientale (inquinamento acustico, atmosferico ed emissione del gas serra); i costi legati alla mobilità urbana (benzina, ticket parcheggio); la tutela della salute dei cittadini (aspettativa di vita più lunga, riduzione dello stress); la riduzione del traffico sulle strade (decongestione del traffico, riduzione degli incidenti in itinere).
Come Think Tank riteniamo che il mobility management sia uno strumento molto interessante per coinvolgere imprese e cittadini nel cambiamento delle abitudini di mobilità e nello sviluppo di forme innovative di mobilità sostenibile. Il Ministero dell’Ambiente ed Euromobility hanno ribadito in diverse occasioni l’intenzione di rilanciare e potenziare la figura del Mobility manager. In che modo potrà essere potenziata questa figura.
La figura del Mobility manager è una figura essenziale che viene utilizzata dagli enti locali e dalle imprese al fine di affrontare i problemi relativi alle politiche della mobilità sostenibile del territorio. Inizialmente la figura del Mobility Manager si focalizzava sugli spostamenti casa-lavoro, coordinando le iniziative delle aziende in tale direzione.
Oggi invece la figura si è evoluta ed è impegnata anche nelle politiche territoriali della mobilità insieme agli enti locali. Inoltre, interviene anche nelle strutture scolastiche tra gli studenti per cambiare la cultura della mobilità. Per svolgere un lavoro proficuo è necessario dotarsi di un piano territoriale di mobilità ed intervenire nel rispetto di tale strumento, introdurre sistemi di misurazione e reporting dei benefici prodotti e costruire dei sistemi premianti ed incentivanti per i soggetti impegnati in azioni di mobility management.
Nel corso della European Mobility Week a Roma si è discusso del successo dei servizi di car sharing. Quale ruolo possono assumere questi servizi entro una visione complessiva della mobilità urbana? I servizi più noti sono gestiti da operatori privati. Ritiene che l’iniziativa privata nel settore e l’uso di questi servizi da parte degli abitanti debbano essere incentivati?
E’ necessario sostenere la mobilità sostenibile con una pluralità di interventi pubblici e privati, tra i quali il servizio di car sharing. Tale servizio deve essere correlato ai piani territoriali della mobilità sostenibile e, quindi, va valutato nel quadro programmatico di interventi a sostegno della mobilità urbana e non come un servizio a se stante.
A livello europeo sono in corso numerose iniziative per promuovere e sviluppare la mobilità elettrica. In Italia cresce l’interesse degli operatori privati ma sono più limitate le iniziative in corso. Qual è la posizione dell’Intergruppo Parlamentare e quali sono gli obiettivi e le iniziative del governo?
Le forme alternative di alimentazione dei mezzi di locomozione sono assolutamente da incentivare. L’intergruppo vede con assoluto favore le iniziative private che mirino all’innovazione del settore. È evidente che il nostro paese debba superare un gap significativo con altri paesi avanzati. Il Governo ed il Parlamento stanno portando avanti il cosiddetto collegato ambientale che ha il compito precipuo di introdurre misure che favoriscano l’innovazione tecnologica ed, in particolare, la green economy. A breve la discussione dovrebbe approdare in aula alla Camera dei Deputati e sarà un banco di prova per fare un salto di qualità.
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Personalmente ho presentato una proposta di legge, sottoscritta da altri 30 deputati appartenenti ai gruppi parlamentari di PD, di Sel e di Scelta Civica, finalizzata a rimuovere gli ostacoli ed i condizionamenti normativi che rendono impossibile l’uso della bicicletta per recarsi al lavoro. Infatti, il riconoscimento dell’infortunio e la corresponsione dell’indennità viene effettuata solo nei seguenti casi: assenza o insufficienza dei mezzi pubblici di trasporto; non percorribilità a piedi del tragitto casa e lavoro e viceversa; incidente avvenuto solo all’interno di piste ciclabili o di zone interdette al traffico.
Tali condizioni rendono impossibile il riconoscimento dell’infortunio in itinere e la conseguente corresponsione da parte dell’INAIL del risarcimento per i lavoratori che utilizzano la bicicletta per recarsi al lavoro. Occorre liberare con urgenza l’uso necessitato della bicicletta da parte dei lavoratori che la usano nel tragitto casa e lavoro e viceversa per i benefici prodotti da tale mezzo di trasporto inerenti: l’impatto ambientale (inquinamento acustico, atmosferico ed emissione del gas serra); i costi legati alla mobilità urbana (benzina, ticket parcheggio); la tutela della salute dei cittadini (aspettativa di vita più lunga, riduzione dello stress); la riduzione del traffico sulle strade (decongestione del traffico, riduzione degli incidenti in itinere).
Come Think Tank riteniamo che il mobility management sia uno strumento molto interessante per coinvolgere imprese e cittadini nel cambiamento delle abitudini di mobilità e nello sviluppo di forme innovative di mobilità sostenibile. Il Ministero dell’Ambiente ed Euromobility hanno ribadito in diverse occasioni l’intenzione di rilanciare e potenziare la figura del Mobility manager. In che modo potrà essere potenziata questa figura.
La figura del Mobility manager è una figura essenziale che viene utilizzata dagli enti locali e dalle imprese al fine di affrontare i problemi relativi alle politiche della mobilità sostenibile del territorio. Inizialmente la figura del Mobility Manager si focalizzava sugli spostamenti casa-lavoro, coordinando le iniziative delle aziende in tale direzione.
Oggi invece la figura si è evoluta ed è impegnata anche nelle politiche territoriali della mobilità insieme agli enti locali. Inoltre, interviene anche nelle strutture scolastiche tra gli studenti per cambiare la cultura della mobilità. Per svolgere un lavoro proficuo è necessario dotarsi di un piano territoriale di mobilità ed intervenire nel rispetto di tale strumento, introdurre sistemi di misurazione e reporting dei benefici prodotti e costruire dei sistemi premianti ed incentivanti per i soggetti impegnati in azioni di mobility management.
Nel corso della European Mobility Week a Roma si è discusso del successo dei servizi di car sharing. Quale ruolo possono assumere questi servizi entro una visione complessiva della mobilità urbana? I servizi più noti sono gestiti da operatori privati. Ritiene che l’iniziativa privata nel settore e l’uso di questi servizi da parte degli abitanti debbano essere incentivati?
E’ necessario sostenere la mobilità sostenibile con una pluralità di interventi pubblici e privati, tra i quali il servizio di car sharing. Tale servizio deve essere correlato ai piani territoriali della mobilità sostenibile e, quindi, va valutato nel quadro programmatico di interventi a sostegno della mobilità urbana e non come un servizio a se stante.
A livello europeo sono in corso numerose iniziative per promuovere e sviluppare la mobilità elettrica. In Italia cresce l’interesse degli operatori privati ma sono più limitate le iniziative in corso. Qual è la posizione dell’Intergruppo Parlamentare e quali sono gli obiettivi e le iniziative del governo?
Le forme alternative di alimentazione dei mezzi di locomozione sono assolutamente da incentivare. L’intergruppo vede con assoluto favore le iniziative private che mirino all’innovazione del settore. È evidente che il nostro paese debba superare un gap significativo con altri paesi avanzati. Il Governo ed il Parlamento stanno portando avanti il cosiddetto collegato ambientale che ha il compito precipuo di introdurre misure che favoriscano l’innovazione tecnologica ed, in particolare, la green economy. A breve la discussione dovrebbe approdare in aula alla Camera dei Deputati e sarà un banco di prova per fare un salto di qualità.
venerdì 31 ottobre 2014
Quali fattori per il cambiamento?
Negli ultimi decenni si è registrata nel pianeta un’accelerazione straordinaria in direzione del cambiamento. Alcuni studiosi hanno elaborato e proposto i fattori di cambiamento che le organizzazioni (imprese, istituzioni, partiti) dovevano utilizzare per adattarsi all’ambiente. Purtroppo in molti casi tali studi non sono stati
considerati dalle organizzazioni con gravi ripercussioni nell’economia e nella
società.
L’organizzazione tayloristica continua a sopravvivere con effetti negativi sul cambiamento. Questo purtroppo avviene nell’organizzazione statale (crisi della pubblica amministrazione), nei partiti sempre più lontani dai cittadini, nelle imprese che escono dal mercato perché non più competitive con effetti devastanti sull’occupazione.
La resistenza al cambiamento è un fatto reale e viene utilizzata da coloro che hanno paura di perdere ruolo e funzioni garantite dal permanere dello status quo. I vecchi strumenti di intervento non vengono sostituiti e le nuove visioni fanno fatica ad affermarsi al fine di realizzare una società equa e solidale. Si tratta di far saltare i vecchi equilibri per crearne dei nuovi ed in questi nuovi equilibri non viene garantita la permanenza di obsolete e logore figure del passato. Infatti, la nuova stagione del cambiamento non può essere affidata a coloro che fanno resistenza e non credono nella costruzione di un futuro diverso e migliore.
Diversi sono gli insegnamenti di studiosi per realizzare il cambiamento. Se ne citano alcuni molto significativi anche se datati ma comunque attuali.
“La conoscenza è l'unica risorsa importante. I tradizionali fattori di produzione – terra, cioè le risorse naturali, manodopera e capitale – non sono scomparsi. Ma sono diventati secondari. La conoscenza, che, nel suo nuovo significato, è conoscenza come
utilità, conoscenza come mezzo per ottenere risultati sociali ed economici”(Peter
Drucker, 1993). Per tale motivo occorre intervenire efficacemente sul sistema educativo e sulla formazione professionale poiché dalla qualità e dal livello della conoscenza deriva la produttività del lavoro e l’innovazione dalle quali dipende la posizione competitiva di un paese nel mondo globale.
Vi sono altri autori che individuano alcuni elementi di trasformazione che guidano l’evoluzione impetuosa: - Velocità; - Interconnessione; - Aspetti immateriali (conoscenza, informazioni). Le regole del passato collegate al mondo industriale oggi sono meno applicabili - produzione di massa, segmentazione dei prezzi, standardizzazione delle mansioni - (Stan Davis e Christopher Meyer, 1999). Occorre tenere presente che l’interconnessione e la rete hanno sostituito le vecchie regole dell’economia: - l’abbondanza genera valore; - il pensiero a sciame di tipo bottom up (Kevin Kelly, 1999).
John P. Kotter, docente emerito e guru del cambiamento, indica otto stadi per realizzare il cambiamento e tra questi: - Creare il senso dell’urgenza del cambiamento. Per ottenere l’indispensabile cooperazione a favore del cambiamento è essenziale comunicare ed accrescere il senso dell’urgenza, ridurre l’acquiescenza e l’autocompiacimento, scegliere persone non coinvolte nelle gestioni passate. Inoltre, occorre mettere in cantiere misure audaci e rischiose che non sempre vengono capite immediatamente.
Gli elementi indicati sono essenziali per realizzare nel nostro paese il cambiamento dopo tanti anni di immobilismo. Tale cambiamento interessa i partiti e la macchina dello stato come organizzazione.
In una intervista Piero Fassino, sindaco di Torino,afferma: “Io sono lieto di essermi formato in un grande partito ….. Ma quel partito era figlio del ‘900 e del fordismo, che non era solo un modo di organizzare la produzione, ma di organizzare la società; era fordista anche il Pci. ….. Creare nuove forme di presenza nel territorio e di coinvolgimento attivo dei cittadini. Puntare su forme di democrazia diretta come le primarie. Trasformare la rete e il web da strumento di stalking politico a strumento di partecipazione”. Inoltre, Fassino pone attenzione alle due variabili spazio e tempo ed afferma che la decisione politica è troppo lenta e tardiva.
Condivido le riflessioni di Fassino e credo che per avviare il \cambiamento occorre uscire dall’organizzazione tayloristica che ha creato indiscutibili benefici durante la prima rivoluzione industriale ma che oggi rappresenta un grande impedimento per le organizzazioni che intendono innovarsi.
Qualche governante del passato difende le scelte del suo Governo in tema di lavoro e non considera che è stato fatto meno di quello che il paese richiedeva e di quello che dovrà essere costruito. Infatti le condizioni del nostro paese derivano dalla gestione negativa degli ultimi 20-30 anni che si è accontentata di piccoli mutamenti che non hanno inciso o scalfito il sistema. A questa condizione va aggiunta la crisi finanziaria del 2007 che ha colto l’Italia impreparata ad affrontare i conseguenti effetti devastanti.
I contestatori del cambiamento radicale proposto da Renzi sono impegnati a sostituire il senso dell’urgenza, comunicato giustamente da Renzi al paese, con l’annuncite e a definire di destra la velocità, la quale è un fattore di misurazione e valutazione della qualità dei processi decisionali e di produzione delle organizzazioni.Tali denigratori dimenticano che sono di destra e conservatori tutti coloro che non intendono uscire dal Taylorismo e che si contrappongono alla costruzione del futuro.
Quasi tutti affermano di condividere i valori dell’equità, della solidarietà e della giustizia sociale. La differenza nasce dalla scelta degli strumenti per concretizzare i valori indicati.Alcuni prediligono continuare ad applicare i vecchi strumenti del passato, camuffandoli come nuovi, per contrastare la povertà e la disoccupazione e garantire i diritti delle persone, dimenticando che l’utilizzo di tali strumenti non ha prodotto nel passato risultati efficaci. Altri esponenti intendono sperimentare nuove vie: - tutelare le persone e non l’ingessatura dei posti di lavoro; - costruire una macchina statale snella e veloce; - uscire dalle anacronistiche metodologie di lavoro, le quali sembrano cerimonie religiose immutabili (concertazione), che hanno prodotto scarsi risultati rispetto ai bisogni del paese.
Occorre abbandonare la deformazione della realtà per interessi di bottega e le posizioni strumentali che sono infinite per affrontare in un quadro serio ed efficace di cambiamento i problemi concreti del paese con strumenti nuovi ed adeguati.
Oltre ai fattori di cambiamento descritti occorre una politica che si richiami alla trasparenza ed alla franchezza perché le bugie e l’opacità portano inevitabilmente ai disastri economici e sociali.
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Vi sono altri autori che individuano alcuni elementi di trasformazione che guidano l’evoluzione impetuosa: - Velocità; - Interconnessione; - Aspetti immateriali (conoscenza, informazioni). Le regole del passato collegate al mondo industriale oggi sono meno applicabili - produzione di massa, segmentazione dei prezzi, standardizzazione delle mansioni - (Stan Davis e Christopher Meyer, 1999). Occorre tenere presente che l’interconnessione e la rete hanno sostituito le vecchie regole dell’economia: - l’abbondanza genera valore; - il pensiero a sciame di tipo bottom up (Kevin Kelly, 1999).
John P. Kotter, docente emerito e guru del cambiamento, indica otto stadi per realizzare il cambiamento e tra questi: - Creare il senso dell’urgenza del cambiamento. Per ottenere l’indispensabile cooperazione a favore del cambiamento è essenziale comunicare ed accrescere il senso dell’urgenza, ridurre l’acquiescenza e l’autocompiacimento, scegliere persone non coinvolte nelle gestioni passate. Inoltre, occorre mettere in cantiere misure audaci e rischiose che non sempre vengono capite immediatamente.
Gli elementi indicati sono essenziali per realizzare nel nostro paese il cambiamento dopo tanti anni di immobilismo. Tale cambiamento interessa i partiti e la macchina dello stato come organizzazione.
In una intervista Piero Fassino, sindaco di Torino,afferma: “Io sono lieto di essermi formato in un grande partito ….. Ma quel partito era figlio del ‘900 e del fordismo, che non era solo un modo di organizzare la produzione, ma di organizzare la società; era fordista anche il Pci. ….. Creare nuove forme di presenza nel territorio e di coinvolgimento attivo dei cittadini. Puntare su forme di democrazia diretta come le primarie. Trasformare la rete e il web da strumento di stalking politico a strumento di partecipazione”. Inoltre, Fassino pone attenzione alle due variabili spazio e tempo ed afferma che la decisione politica è troppo lenta e tardiva.
Condivido le riflessioni di Fassino e credo che per avviare il \cambiamento occorre uscire dall’organizzazione tayloristica che ha creato indiscutibili benefici durante la prima rivoluzione industriale ma che oggi rappresenta un grande impedimento per le organizzazioni che intendono innovarsi.
Qualche governante del passato difende le scelte del suo Governo in tema di lavoro e non considera che è stato fatto meno di quello che il paese richiedeva e di quello che dovrà essere costruito. Infatti le condizioni del nostro paese derivano dalla gestione negativa degli ultimi 20-30 anni che si è accontentata di piccoli mutamenti che non hanno inciso o scalfito il sistema. A questa condizione va aggiunta la crisi finanziaria del 2007 che ha colto l’Italia impreparata ad affrontare i conseguenti effetti devastanti.
I contestatori del cambiamento radicale proposto da Renzi sono impegnati a sostituire il senso dell’urgenza, comunicato giustamente da Renzi al paese, con l’annuncite e a definire di destra la velocità, la quale è un fattore di misurazione e valutazione della qualità dei processi decisionali e di produzione delle organizzazioni.Tali denigratori dimenticano che sono di destra e conservatori tutti coloro che non intendono uscire dal Taylorismo e che si contrappongono alla costruzione del futuro.
Quasi tutti affermano di condividere i valori dell’equità, della solidarietà e della giustizia sociale. La differenza nasce dalla scelta degli strumenti per concretizzare i valori indicati.Alcuni prediligono continuare ad applicare i vecchi strumenti del passato, camuffandoli come nuovi, per contrastare la povertà e la disoccupazione e garantire i diritti delle persone, dimenticando che l’utilizzo di tali strumenti non ha prodotto nel passato risultati efficaci. Altri esponenti intendono sperimentare nuove vie: - tutelare le persone e non l’ingessatura dei posti di lavoro; - costruire una macchina statale snella e veloce; - uscire dalle anacronistiche metodologie di lavoro, le quali sembrano cerimonie religiose immutabili (concertazione), che hanno prodotto scarsi risultati rispetto ai bisogni del paese.
Occorre abbandonare la deformazione della realtà per interessi di bottega e le posizioni strumentali che sono infinite per affrontare in un quadro serio ed efficace di cambiamento i problemi concreti del paese con strumenti nuovi ed adeguati.
Oltre ai fattori di cambiamento descritti occorre una politica che si richiami alla trasparenza ed alla franchezza perché le bugie e l’opacità portano inevitabilmente ai disastri economici e sociali.
venerdì 26 settembre 2014
Replica a Angelo Rughetti
Al Sottosegretario alla semplificazione e pubblica amministrazione Angelo Rughetti
ho replicato con la e-mail che viene di seguito riportata.
“La ringrazio per la disponibilità dimostrata rispondendo alla mia e-mail.
Ritengo che sia urgente in questo momento di grave crisi economica stabilire delle
condizioni e degli strumenti affinché gli enti territoriali possano avviare un processo di cambiamento all’insegna della trasparenza, dell’efficienza e della efficacia dell’azione.
Alla luce dei risultati prodotti dal D. Lgs. n. 150/2009 si ritiene che occorre introdurre nelle autonomie locali, così come avviene in tutte le organizzazioni innovative, un sistema di misurazione e valutazione della performance e gli indicatori degli indicatori di efficienza e di efficacia. Inoltre, occorre superare gli anacronistici servizi di controllo interno e nuclei di valutazione e prevedere la costituzione degli Organismi indipendenti di valutazione. Per realizzare il benchmarking tra gli enti è necessario introdurre gli strumenti manageriali proposti.
Per quanto riguarda gli Organismi di valutazione le delibere della ex Civit, la quale ha dettato “criteri stringenti per l’adeguamento alla nuova normativa”, sono rivolte alle amministrazioni centrali dello Stato, agli enti pubblici non economici e solo alle autonomie locali che hanno costituito l’organismo indipendente di valutazione della performance. Pertanto, i comuni e le regioni continuano in gran parte ad utilizzare il vecchio organismo di valutazione e non sono soggette ai contenuti ed alle disposizioni emanate dalla ex Civit.
Ritengo che l’eliminazione della figura del Segretario comunale e le nuove norme rivolte alla dirigenza non sono sufficienti per le autonomie locali per avviare un percorso di cambiamento delle autonomie locali.
A mio modesto avviso ritengo che occorre nel disegno di legge delegare il Governo affinché possa dilegiferare nelle seguenti materie:
- Introduzione del sistema di misurazione e valutazione della performance;
- Adozione degli indicatori di performance;
- Costituzione dell’Organismo indipendente di valutazione della performance;
- Riorganizzazione della materia degli incentivi al personale, la cui erogazione deve essere condizionata alla introduzione del sistema di misurazione e valutazione della performance ed alla adozione degli indicatori della performance.
Inoltre, occorre che il disegno di legge delega modifichi e integri il D. Lgs. n. 150/2009 nel modo seguente:
- Abrogazione del c. 2 dell’art. 13 del Decreto al fine di far rientrare nell’area di controllo e di supporto della ex Civit (ora Dipartimento della Funzione Pubblica) le autonomie locali. Fino a questo momento la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e l’Anci non hanno prodotto i risultati sperati dal legislatore;
- L’estensione dei commi 1 e 2 dell’art. 14 del Decreto alle autonomie locali al fine di sostituire i servizi di controllo interno ed i nuclei di valutazione con l’Organismo indipendente di valutazione, disciplinato dal D. Lgs. n. 150/2009. I vecchi organismi di valutazione sono stati duramente criticati dalla letteratura manageriale per i risultati insufficienti conseguiti e per l’autoreferenzialità.
E’ necessario aprire un dialogo ed un confronto con l’Anci e la Conferenza delle regioni e delle province autonome e dopo sulla base dei risultati adottare gli appositi decreti legislativi.
Sono convinto che il disegno di legge delega è una occasione da non perdere a favore del cambiamento delle autonomie locali, superando i limiti del D. Lgs, n. 150/2009”.
Si fa presente che il management di una organizzazione privata o pubblica deve disporre di dati e informazioni sui processi produttivi per conseguire gli obiettivi programmati e guidare l’organizzazione stessa a realizzare il miglioramento continuo. In mancanza di tali informazioni l’organizzazione viene guidata a vista con i conseguenti errori di valutazione. Inoltre, per le organizzazioni viene disattesa la trasparenza totale nei confronti dei cittadini, i quali sono nell’impossibilità di partecipare e proporre i cambiamenti necessari.
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Ritengo che l’eliminazione della figura del Segretario comunale e le nuove norme rivolte alla dirigenza non sono sufficienti per le autonomie locali per avviare un percorso di cambiamento delle autonomie locali.
A mio modesto avviso ritengo che occorre nel disegno di legge delegare il Governo affinché possa dilegiferare nelle seguenti materie:
- Introduzione del sistema di misurazione e valutazione della performance;
- Adozione degli indicatori di performance;
- Costituzione dell’Organismo indipendente di valutazione della performance;
- Riorganizzazione della materia degli incentivi al personale, la cui erogazione deve essere condizionata alla introduzione del sistema di misurazione e valutazione della performance ed alla adozione degli indicatori della performance.
Inoltre, occorre che il disegno di legge delega modifichi e integri il D. Lgs. n. 150/2009 nel modo seguente:
- Abrogazione del c. 2 dell’art. 13 del Decreto al fine di far rientrare nell’area di controllo e di supporto della ex Civit (ora Dipartimento della Funzione Pubblica) le autonomie locali. Fino a questo momento la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e l’Anci non hanno prodotto i risultati sperati dal legislatore;
- L’estensione dei commi 1 e 2 dell’art. 14 del Decreto alle autonomie locali al fine di sostituire i servizi di controllo interno ed i nuclei di valutazione con l’Organismo indipendente di valutazione, disciplinato dal D. Lgs. n. 150/2009. I vecchi organismi di valutazione sono stati duramente criticati dalla letteratura manageriale per i risultati insufficienti conseguiti e per l’autoreferenzialità.
E’ necessario aprire un dialogo ed un confronto con l’Anci e la Conferenza delle regioni e delle province autonome e dopo sulla base dei risultati adottare gli appositi decreti legislativi.
Sono convinto che il disegno di legge delega è una occasione da non perdere a favore del cambiamento delle autonomie locali, superando i limiti del D. Lgs, n. 150/2009”.
Si fa presente che il management di una organizzazione privata o pubblica deve disporre di dati e informazioni sui processi produttivi per conseguire gli obiettivi programmati e guidare l’organizzazione stessa a realizzare il miglioramento continuo. In mancanza di tali informazioni l’organizzazione viene guidata a vista con i conseguenti errori di valutazione. Inoltre, per le organizzazioni viene disattesa la trasparenza totale nei confronti dei cittadini, i quali sono nell’impossibilità di partecipare e proporre i cambiamenti necessari.
lunedì 22 settembre 2014
Angelo Rughetti risponde sulla riforma PA
Subito dopo la lettura del disegno di legge delega “Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche” ho inviato una e-mail ai deputati Alessia Rotta e
Diego Zardini nella quale esprimevo le mie perplessità e preoccupazioni in quanto il D. L. n. 90/2014 ed il disegno di legge delega non prevedono, nonostante l’esperienza fallimentare, il superamento delle norme dettate dal D. Lgs. n. 150/2009 (decreto Brunetta) in materia di autonomie locali.
E-mail inviata ai deputati Alessia Rotta e Diego Zardini
“Sono molto preoccupato in quanto il D. L. n.90/2014 ed il disegno di legge delega
sulla PA non prevedono cambiamenti nei confronti dei comuni e delle regioni. Pertanto rimangono in vigore le norme previste dalla legge Brunetta (D. Lgs. n. 150/2009) con tutti i loro limiti: Norme facoltative per le autonomie locali.
I Comuni potranno continuare a istituire il nucleo di valutazione anziché
l’organismo indipendente di valutazione (OIV), obbligatorio solo per le
amministrazioni dello Stato e per gli enti pubblici non economici. La letteratura manageriale ha espresso critiche fondate e pesanti nei confronti del nucleo di valutazione (autoreferenzialità, assenza di canali di comunicazione con l’esterno, assenza di indicatori di performance, risultati insufficienti ecc.).
Occorre nintrodurre nei comuni e nelle regioni il sistema di misurazione e valutazione
della performance al fine di erogare servizi di qualità senza dispendio di risorse. Tale strumento non è obbligatorio per le autonomie locali.
Inoltre, non è previsto il benchmarking tra i comuni, classificati per popolazione, le
Regioni e le strutture del Servizio sanitario nazionale. Per realizzare tale comparazione è necessario stabilire a livello centrale degli indicatori comuni di performance.
E’ necessario abrogare il c. 2 dell’art. 13 del D. Lgs n. 150/2009 perché svuota di poteri l’organo di controllo e valutazione (ex Civit ora Dipartimento della funzione pubblica) e realizzare con le associazioni (Anci e Conferenza delle Regioni) una consultazione prima di introdurre le norme obbligatorie per le autonomie locali (OIV, sistema di misurazione e valutazione della performance, indicatori di performance,benchmarking).
L’art. 19, c. 9, del D. L. n. 90/2014 conv. nella L. n. 114/2014 prevede il trasferimento delle competenze in materia di misurazione e valutazione della performance al Dipartimento della funzione pubblica. Questa decisione è uguale a quella di Brunetta che non ha voluto istituire un’Autorità ad hoc e si è limitato a creare l’ex Civit. In definitiva tali competenze verranno gestite da un organo che dipenderà dalla Presidenza del Consiglio e quindi non potrà operare in completa autonomia e indipendenza. Non bisogna dimenticare che accanto alla misurazione e valutazione occorre prevedere la trasparenza della performance affinché i cittadini possano prendere conoscenza dei risultati e delle risorse utilizzate.
Questi sono alcuni problemi della Riforma della PA.” …………
Alessia Rotta, ritenendo importante la mia comunicazione, ha girato l’e-mail al Sottosegretario Angelo Rughetti, il quale gentilmente mi ha inviato la seguente risposta.
E’ necessario abrogare il c. 2 dell’art. 13 del D. Lgs n. 150/2009 perché svuota di poteri l’organo di controllo e valutazione (ex Civit ora Dipartimento della funzione pubblica) e realizzare con le associazioni (Anci e Conferenza delle Regioni) una consultazione prima di introdurre le norme obbligatorie per le autonomie locali (OIV, sistema di misurazione e valutazione della performance, indicatori di performance,benchmarking).
L’art. 19, c. 9, del D. L. n. 90/2014 conv. nella L. n. 114/2014 prevede il trasferimento delle competenze in materia di misurazione e valutazione della performance al Dipartimento della funzione pubblica. Questa decisione è uguale a quella di Brunetta che non ha voluto istituire un’Autorità ad hoc e si è limitato a creare l’ex Civit. In definitiva tali competenze verranno gestite da un organo che dipenderà dalla Presidenza del Consiglio e quindi non potrà operare in completa autonomia e indipendenza. Non bisogna dimenticare che accanto alla misurazione e valutazione occorre prevedere la trasparenza della performance affinché i cittadini possano prendere conoscenza dei risultati e delle risorse utilizzate.
Questi sono alcuni problemi della Riforma della PA.” …………
Alessia Rotta, ritenendo importante la mia comunicazione, ha girato l’e-mail al Sottosegretario Angelo Rughetti, il quale gentilmente mi ha inviato la seguente risposta.
“Ci riferiamo alla Sua email relativa al tema della valutazione negli enti locali. Siamo pienamente d’accordo sul fatto che la valutazione e la meritocrazia, intesa in senso ampio, delle persone e delle strutture, siano la chiave di volta per una Pubblica Amministrazione a servizio dei cittadini; crediamo tuttavia che per quanto riguarda il tema specifico della valutazione e della misurazione della performance negli Enti Locali, quanto accaduto negli ultimi anni ci imponga una riflessione particolare.
Già il CCNL del 31.03.1999 aveva introdotto negli enti locali l’obbligo di definire
strumenti di valutazione ai fini della erogazione dei premi di produttività;
questo precettoè stato ulteriormente rafforzato con il dlgs 150/2009, artt. 18 e 54, che, pur lasciando agli enti locali ed alle Regioni l’autonomia nelle modalità di adeguamento, ha posto un vincolo valevole per tutte le amministrazioni, ivi compresi gli enti locali, ai quali è vietata ogni forma di distribuzione delle risorse destinate alla produttività in assenza dell’adozione degli strumenti di valutazione della
performance, la violazione di tale vincolo determina responsabilità erariale a
carico dell’Amministrazione.
Allo stesso modo, per quanto riguarda il tema degli Organismi di Valutazione, la
CIVIT (ora A.N.A.C) con proprie Delibere ha dettato criteri molto stringenti per l’adeguamento alla nuova normativa anche da parte degli enti locali, tenuti a rivedere i propri Nuclei di valutazione conformandosi ai precetti vincolanti contenuti nelle citate Delibere.
A fronte di tutto ciò, abbiamo assistito in questi anni alla produzione da parte di tantissimi Comuni di elaborati piani della performance, all’adozione di complessi regolamenti sui nuovi organismi di Valutazione, il cui risultato spesso però in termini complessivi di efficienza e premialità non è stato, purtroppo, quello atteso.
Non crediamo, quindi, sia un problema di introdurre nuovi obblighi ma di capire dove e in che termini questo modello va rivisto, anche alla luce del nuovo contesto socio economico nell’ambito del quale ci muoviamo; nella riforma della PA che abbiamo avviato con il DL n. 90/2014 e, soprattutto, con il Disegno di legge Delega AS n. 1577, abbiamo puntato allo sviluppo di una PA – statale, regionale e locale -, semplice e fluida
nonché sulla responsabilizzazione degli attori coinvolti, in primis i dirigenti pubblici, assegnando alla valutazione del loro operato un peso fondamentale e concreto, anche ai fini del rinnovo degli incarichi.
Ovviamente, c’è tanto ancora da fare; la ringraziamo quindi per le sollecitazioni e per le considerazioni”.
Considerazioni a caldo
Dalla risposta del sottosegretario Angelo Rughetti si evince chiaramente la volontà
di non affrontare nell’immediato le questioni relative alle autonomie locali nel disegno di legge delega sulla riforma delle PA.
Non è sufficiente aver superato la figura del Segretario comunale ed aver previsto
nuove norme sulla dirigenza per realizzare un percorso di cambiamento delle autonomie locali.
Ritengo che le problematiche ancora aperte che riguardano le autonomie locali (Regioni,
Città metropolitane e Comuni) devono essere affrontate con lo strumento del disegno di legge delega e non più rinviate. In un momento in cui occorre eliminare gli sprechi ed i doppioni e recuperare risorse e qualità dei servizi, è urgente porre le basi per la riorganizzazione delle autonomie locali, le quali, pur essendo formalmente in linea con i principi del D. Lgs. n. 150/2009 confermano lo status quo, sperperano risorse utilizzando strumenti inefficaci (servizi di controllo interno e nuclei di valutazione).
Si fa presente che le norme “stringenti” della Civit riguardano solamente gli enti territoriali che hanno adottato l’organismo indipendente di valutazione e non quelli che
continuano ad utilizzare i vecchi organismi di valutazione.
Il sistema di incentivazione legato ai piani come può essere applicato negli enti
territoriali dove manca completamente un sistema di misurazione e valutazione della performance? Tuttavia vi sono enti locali che hanno distribuito gli incentivi pur non avendo introdotto un sistema di misurazione e valutazione efficace e gli indicatori di efficacia e di efficienza.
A mio avviso occorre riordinare la materia degli incentivi al personale, la cui
erogazione deve essere condizionata alla introduzione del sistema di misurazione e valutazione della performance e alla adozione degli indicatori della performance.
Si ritiene fondamentale per facilitare tale percorso modificare ed integrare il D. Lgs. n. 150/2009 nel modo seguente:
- Abrogazione del c. 2 dell’art. 13 del Decreto al fine di far rientrare nell’area di
controllo e di supporto della ex Civit (ora Dipartimento della Funzione Pubblica) le autonomie locali. Fino a questo momento la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e l’Anci non hanno prodotto i risultati sperati dal legislatore;
- L’estensione dei commi 1 e 2 dell’art. 14 del Decreto alle autonomie locali al fine di
sostituire i servizi di controllo interno ed i nuclei di valutazione con l’Organismo indipendente di valutazione, disciplinato dal D. Lgs. n. 150/2009. I vecchi organismi di valutazione sono stati duramente criticati dalla letteratura manageriale per i risultati insufficienti conseguiti e per l’autoreferenzialità.
Inoltre, occorre prevedere nel disegno di legge delega il conferimento del potere al
Governo affinchè possa legiferare nelle seguenti materie:
- La introduzione del sistema di misurazione e valutazione della performance;
- L’adozione degli indicatori di performance;
- La costituzione dell’Organismo di valutazione della performance in sostituzione
dei servizi di controllo interno ed i nuclei di valutazione;
- La rivisitazione del sistema premiale al personale ed ai dirigenti.
Ritengo che il Ministero della semplificazione e la pubblica amministrazione può avviare una fase di consultazione e di confronto con le associazioni degli enti
territoriali al fine di concordare l’introduzione degli strumenti di performance
management e avviare una stagione di cambiamento anche nelle autonomie locali.
Il primo passo che deve essere compiuto è quello di prevedere nel disegno di legge
la delega al Governo di intervenire per migliorare lo stato delle autonomie locali con gli strumenti indicati. Dopo è necessario aprire un dialogo con l’Anci e la Conferenza delle regioni e delle province autonome e, quindi, adottare un apposito decreto legislativo.
Il disegno di legge delega “Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche” è una occasione da non perdere altrimenti si sceglie di non contrastare le inefficienze e gli sprechi nelle autonomie locali e di non migliorare la qualità dei servizi e il rapporto tra le istituzioni territoriali ed i cittadini.
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mercoledì 27 agosto 2014
Prima Festa dell’Unità ad Oppeano
Molte sono le Feste dell’Unità che si sono realizzate e che si svolgeranno in Provincia di Verona. Questi eventi rappresentano la vitalità del Partito Democratico e l’entusiasmo di tante persone, giovani e meno giovani, che con il loro impegno al servizio del PD e dei cittadini rendono possibile la realizzazione di tali eventi politici e sociali. Le Feste dell’Unità rappresentano un luogo di
incontro e confronto su temi attuali che interessano i cittadini.
Ne parliamo con Serena Capodicasa del circolo PD di Oppeano e organizzatrice della Festa.
Ci vuole tanto coraggio per organizzare una Festa Democratica in un ambiente non certamente favorevole?
“C'è chi dice che più che coraggio bisogna essere un po' matti! A parte gli scherzi, ci vuole coraggio e soprattutto tanta volontà e pazienza. Ci vuole una squadra e ci vuole, come nel nostro caso, un forte Partito alle spalle, che con i circoli vicini, in particolar modo quello di Bovolone e di Isola della Scala, e tutti coloro che ognuno del nostro circolo ha incontrato nella sua esperienza non solo politica ci stanno aiutando o ci aiuteranno nei prossimi giorni”.
Quali sono gli eventi politici più interessanti?
Quali sono gli eventi politici più interessanti?
Il 29 Agosto
Il 30 Agosto
Il 31 Agosto
La Festa rappresenta l'inizio di un percorso del circolo PD di Oppeano per mettersi in relazione con la comunità?
“Il motivo di questa Festa è proprio questo: si tratta di un passo di svolta, nel percorso del PD di Oppeano, che ci porti a diventare un concreto punto di riferimento: culturale, sociale, politico.
L'ambizione è che questa festa diventi un appuntamento fisso, da portare nelle varie frazioni di Oppeano, assieme ad altre iniziative ed eventi soprattutto culturali da regalare al nostro paese”.
E’ importante partecipare alla Festa dell’Unità di Oppeano per due motivi principali: - Incoraggiare e sostenere il percorso di cambiamento del circolo PD; - Partecipare agli incontri su argomenti molto importanti ed interessanti.
lunedì 18 agosto 2014
Affrontare l’emergenza in Europa
Articolo di Lucrezia Reichlin pubblicato sul Corriere della Sera il 15 agosto 2014
L’Italia non è il solo Paese che sta attraversando una fase di contrazione: la crescita
del Prodotto interno lordo nel secondo trimestre è risultata negativa anche in Francia e in Germania; il Pil dell’area dell’euro nel suo insieme - con una crescita dello 0,05 rispetto ai tre mesi precedenti - è praticamente piatto e stride con lo 0,97 degli Stati Uniti e lo 0,8 del Regno Unito. La doccia fredda di questo secondo trimestre era annunciata: è da marzo che i numeri della produzione industriale, le indagini sui sentimenti dei produttori e dei consumatori, i dati di import ed export danno segnali negativi. Dalla grande crisi, l’eurozona è uscita con una ripresa nel 2009-2010 per poi ripiombare in una seconda recessione nel terzo trimestre del 2011. Nonostante qualche segnale positivo nel 2013, da questa seconda recessione non ci siamo veramente mai
ripresi: il Pil continua a oscillare intorno allo zero e l’occupazione è stagnante. Nonostante la recessione del 2008 abbia avuto caratteristiche simili a quella degli Stati Uniti - per tempi, durata, profondità - dal 2011 l’andamento ciclico dell’area euro è stato molto diverso. Questo scollamento è un fatto unico dal Dopoguerra. Ed è questo che deve farci riflettere, non solo il dato sul Pil del secondo trimestre.
La mancanza di riforme strutturali non può spiegare il fatto inedito e recente di uno scollamento dell’andamento ciclico tra noi e gli Stati Uniti, come non può spiegare la debolezza diffusa dell’Unione che tocca anche il Paese che ne è motore: la Germania. Questo non significa negare l’importanza delle riforme, ma suggerisce che un difetto su questo fronte non può essere la causa di tutti i nostri mali. La fondamentale differenza tra noi e gli Stati Uniti sta nelle politiche monetarie, fiscali e finanziarie messe in atto dal 2008 in poi. Le caratteristiche di quelle Usa sono state tre: tempestiva e massiccia espansione fiscale; tempestiva e massiccia politica di acquisto di titoli finanziari e pubblici da parte della Banca centrale (quantitative easing ); tempestiva azione di ricapitalizzazione delle banche. Al contrario, nella zona euro la risposta fiscale è stata nel suo insieme restrittiva: si è enfatizzato il
problema del consolidamento del debito invece che concentrarsi sullo stimolo alla domanda. La politica monetaria, inizialmente tempestiva ed efficace per affrontare la crisi di liquidità delle banche, ha poi rallentato lo stimolo: da due anni il bilancio delle Banche centrali dell’euro-sistema è in contrazione e si esita a usare lo strumento del quantitative easing nonostante l’inflazione - il cui dato più recente è un tasso annuale dello 0,4% - sia in ribasso dal 2011. Il terzo elemento è il ritardo, sei anni dalla crisi per la precisione, con cui abbiamo affrontato il problema della ricapitalizzazione delle banche.
Il risultato è stato non solo la debolezza persistente dell’economia reale, ma, paradossalmente, un aumento del rapporto tra debito totale (privato e pubblico) e Pil invece della sua auspicata diminuzione. Ci sono molte ragioni che spiegano questa inerzia. Per la politica fiscale, il problema è la differenza del livello del debito pubblico tra diversi Paesi dell’Unione, differenza che preoccupa i Paesi creditori perché non vogliono esserne gli impliciti garanti. Una simile preoccupazione spiega anche l’avversione della Bce a politiche monetarie che possano suggerire un implicito finanziamento al debito pubblico di alcuni Paesi. Per l’azione di ricapitalizzazione delle banche, l’inerzia è spiegata da risorse nazionali limitate in una zona economica integrata in cui i bilanci delle banche sono tipicamente molto grandi rispetto a quelli dei Paesi in cui risiedono legalmente.
I problemi sono complessi e le preoccupazioni motivate. Ma è arrivato il momento per i governi dei Paesi dell’Unione e per le nostre istituzioni federali di dirsi che questa complessità non può più frenare un’azione coraggiosa e rapida che faccia ripartire l’economia. Il problema da affrontare non è quello della convivenza tra una Germania forte e una «periferia» europea debole, ma la debolezza dell’Unione nel suo insieme. Va dichiarata l’emergenza e va disegnato un piano di azione che coordini politiche monetarie e fiscali. Il percorso è difficile perché comporta il coordinamento tra un’autorità federale indipendente, la Bce, e diverse autorità nazionali di bilancio, i governi. Tutto questo in un contesto in cui il Trattato stabilisce regole per garantire la stabilità, ma non ne prevede per l’emergenza e per un’azione atipica di rilancio dell’economia. C’è dunque un vuoto che va colmato, con prudenza, ma anche coraggio.
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Il risultato è stato non solo la debolezza persistente dell’economia reale, ma, paradossalmente, un aumento del rapporto tra debito totale (privato e pubblico) e Pil invece della sua auspicata diminuzione. Ci sono molte ragioni che spiegano questa inerzia. Per la politica fiscale, il problema è la differenza del livello del debito pubblico tra diversi Paesi dell’Unione, differenza che preoccupa i Paesi creditori perché non vogliono esserne gli impliciti garanti. Una simile preoccupazione spiega anche l’avversione della Bce a politiche monetarie che possano suggerire un implicito finanziamento al debito pubblico di alcuni Paesi. Per l’azione di ricapitalizzazione delle banche, l’inerzia è spiegata da risorse nazionali limitate in una zona economica integrata in cui i bilanci delle banche sono tipicamente molto grandi rispetto a quelli dei Paesi in cui risiedono legalmente.
I problemi sono complessi e le preoccupazioni motivate. Ma è arrivato il momento per i governi dei Paesi dell’Unione e per le nostre istituzioni federali di dirsi che questa complessità non può più frenare un’azione coraggiosa e rapida che faccia ripartire l’economia. Il problema da affrontare non è quello della convivenza tra una Germania forte e una «periferia» europea debole, ma la debolezza dell’Unione nel suo insieme. Va dichiarata l’emergenza e va disegnato un piano di azione che coordini politiche monetarie e fiscali. Il percorso è difficile perché comporta il coordinamento tra un’autorità federale indipendente, la Bce, e diverse autorità nazionali di bilancio, i governi. Tutto questo in un contesto in cui il Trattato stabilisce regole per garantire la stabilità, ma non ne prevede per l’emergenza e per un’azione atipica di rilancio dell’economia. C’è dunque un vuoto che va colmato, con prudenza, ma anche coraggio.
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