venerdì 19 febbraio 2010

AGSM Verona: rispettato il copione

Il copione è stato scritto dalla maggioranza di Palazzo Barbieri, la quale ai problemi dei cittadini in termini di tariffe e qualità dei servizi di AGSM ha anteposto alcuni fattori che non hanno nulla a che vedere con la gestione dell’azienda: - Elezioni regionali; - Rinnovo delle nomine; - Spartizione del potere. Solo gli elementi indicati hanno potuto ricompattare la maggioranza del Consiglio Comunale di Verona e respingere la mozione presentata dai gruppi dell’opposizione.
La mozione del PD conteneva elementi importanti per avviare un produttivo e trasparente confronto sull’attuale gestione dell’AGSM ed in particolare sui seguenti temi:
- Istituzione della commissione d’inchiesta, la quale era finalizzata a valutare l’azienda sulla base di precisi parametri e porre il Consiglio Comunale nelle condizioni di emanare gli indirizzi per migliorare l’attuale gestione dell’AGSM;
- Presentazione entro sei mesi di un piano strategico di alleanze;
- L’accesso al bilancio consolidato del 2011;
- La valutazione dell’eventuale eccedenza di personale;
- L’utilizzo degli utili, i quali sono adoperati dal Comune per finanziare altre attività con la conseguente impossibilità di utilizzarli per investimenti o per ridurre il livello delle tariffe.
La maggioranza di Tosi ha perso una preziosa occasione di intervenire su AGSM in modo serio e responsabile, dimenticando volutamente che i servizi di AGSM interessano tutti i cittadini di Verona e sono rilevanti per i ceti più deboli.
Ancora una volta la “politica” senza contenuti di Tosi e compagni sostituisce gli interessi generali della comunità veronese, la quale trarrebbe vantaggi e benefici da una gestione di AGSM efficiente ed efficace.
La gestione manageriale di AGSM viene sostituita da interessi di parte e da accordi politici della maggioranza che non influiscono per nulla sulla qualità della vita dei veronesi.
L’intervento del Presidente di AGSM, Gian Paolo Sardos Albertini, in consiglio comunale è stato insoddisfacente per gli annunci effettuati non suffragati da una strategia trasparente e per il populismo espresso nei confronti dei dipendenti di AGSM. Anche il Presidente fa parte del copione ed il suo primo obiettivo è quello di mantenere l’incarico.
“Certo era prevedibile, ma non scontato, dichiara Giancarlo Montagnoli. La maggioranza in consiglio comunale ha bocciato la mozione del Pd e degli altri gruppi d'opposizione che chiedevano una commissione d'indagine su AGSM. Prevedibile perché è duro ammettere che l'opposizione abbia ragione, non scontato perché per una settimana se le sono date l'un l'altro di santa ragione sui giornali. Invece, al momento del voto, hanno ritrovato l'unità”. “Adesso AGSM, conclude Montagnoli, ha un consiglio d'amministrazione spaccato, un presidente ammaccato, i problemi sul tavolo. E il consiglio comunale (la maggioranza) si volta dall'altra parte. Questo la dice lunga, se ancora ce ne fosse stato bisogno, sul fatto che la concorrenza elettoralistica nel centrodestra non si fa scrupolo di mettere in mezzo l'azienda con danno evidente d'immagine e, soprattutto, senza preoccuparsi se ci vanno di mezzo anche i dipendenti”.
Il clima della maggioranza è migliorato a scapito dei cittadini, i quali sono stati sacrificati rispetto agli interessi di bottega del centrodestra: elezioni regionali, rinnovo delle nomine, spartizione del potere. Sono state sacrificate le prospettive di crescita e di sviluppo di AGSM ed il miglioramento della qualità dei servizi.
Stefania Sartori, capo gruppo consiliare del PD, inutilmente si è prodigata ad invitare la maggioranza a volere la commissione.
Tutto questo avviene a spese dei cittadini che accedono ai servizi di AGSM caratterizzati da bassa qualità e da tariffe più alte.

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giovedì 18 febbraio 2010

Giuseppe Bortolussi a Verona

Ieri Giuseppe Bortolussi, candidato a presidente della regione Veneto per il centro sinistra, ha trascorso la giornata a Verona partecipando a numerosi eventi.
In mattinata si è recato, accompagnato dal segretario del PD di Verona Giandomenico Allegri, a Ponte Crencano dove ha incontrato gli iscritti del quartiere preoccupati del traforo delle Torricelle che devasterà la zona. Alcuni iscritti hanno fatto presente l’incoerenza della lega su tale problema ed hanno chiesto sostegno.
Bortolussi ha dichiarato che la strada da seguire è quella del referendum in quanto su alcune scelte che riguardano la vita di una comunità i cittadini vanno ascoltati evitando di decidere sulle loro teste cosi come sta facendo il sindaco Tosi.
Dopo questo confronto Bortolussi ha visitato il mercato di via Poerio intrattenendosi con le persone e con i venditori ambulanti. Molti lo hanno riconosciuto e hanno piacevolmente conversato con lui.
Successivamente Giuseppe Bortolussi ha partecipato alla festa di Parona dove in tale occasione viene cucinata polenta e renga. Si è fermato con le persone a discutere ed ha consuma un pasto veloce insieme agli amici che lo hanno accompagnato.
Bortolussi ha visitato la sede dell’associazione degli alpini a Parona e dopo si è recato presso la sede del PD per una conferenza stampa di presentazione dei candidati veronesi e del programma elettorale per le elezioni regionali.
In tale occasione ha dichiarato di essere contrario alle centrali nucleari e che bisogna impegnarsi ad investire in energie alternative e di non condividere la scelta favorevole della regione rispetto all’autodromo di Vigasio e Trevenzuolo.
Dopo la conferenza stampa si è incontrato insieme a Franco Bonfante, Giandomenico Allegri e Giuliano Bonato con i ricercatori della Glaxo ai quali rivolge delle domande per comprendere in modo completo le cause della disastrosa decisione di chiudere il centro di ricerche di Verona. Giandomenico Allegri ha preso l’impegno di organizzare un incontro con i parlamentari veronesi del PD affinché vengano prese e concordate le decisioni più opportune a favore dei ricercatori che rischiano il posto di lavoro.
Nel pomeriggio Giuseppe Bortolussi insieme a Luigi Berlinguer incontrano i quadri del Partito Democratico. Giuseppe Bortolussi presenta il programma del PD per le regionali e Luigi Berlinguer interviene sui problemi dei ricercatori Glaxo e della ricerca in Italia. Rispetto agli altri paesi l’Italia investe poco, soltanto l’1% del Pil, nella ricerca e si rischia non solo di rendere meno competitivo il paese nell’economia globale ma di non facilitare gli investimenti esteri nel nostro paese.
In precedenza Berlinguer aveva incontrato le organizzazioni sindacali ed i ricercatori della Glaxo.
La giornata si conclude con un incontro pubblico a Valeggio sul Mincio organizzato dal Partito Democratico.
La posizione di Bortolussi nella campagna elettorale rende evidenti le contraddizioni della Lega a livello locale e mira ad introdurre degli elementi di verità nel rapporto con gli elettori, considerato che la Lega assume posizioni contraddittorie ed ambigue che non aiutano il Veneto a superare la crisi ed a crescere velocemente.
La proposta di Bortolussi è rivolta ai lavoratori dipendenti, ai lavoratori autonomi ed alle piccole e micro imprese affinché venga realizzata una alleanza ed una sintesi politica che privilegi i problemi del lavoro e non gli slogans sterili e contradditori lanciati a livello centrale dal governo ed a livello locale da Zaia e dai leghisti che non portano a nulla e non creano condizioni di sviluppo e di benessere per il Veneto.
Programma

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Programma del PD e di Giuseppe Bortolussi

Il Programma
Famiglia
La famiglia è il cuore della società. E questo è doppiamente vero in Veneto, una regione che ha nelle imprese a conduzione familiare il punto di forza della sua economia. Attraverso le famiglie, una comunità può custodire le proprie tradizioni e i propri saperi, e allo stesso tempo svilupparne di nuovi.
Tutelare e promuovere la funzione sociale della famiglia è un impegno da tradurre in alcune scelte concrete.
• Creare un fondo regionale dedicato alle famiglie numerose.
• Sostenere economicamente le famiglie in difficoltà, attraverso contributi per le spese relative alle utenze e il pagamenti dei tributi locali.
Impresa e lavoro
L’economia veneta è ricca di eccellenze: dall’agricoltura di qualità al manifatturiero specializzato, dall’alimentare al turismo e ai servizi. Una struttura produttiva così articolata ha permesso al Veneto di affrontare meglio di altri territori gli effetti della crisi economica globale. Ma ora occorre distinguere l’emergenza immediata dalla prospettiva.
• L’emergenza determinata dalla difficoltà di alcune grandi aziende (Alcoa, Alenia, Glaxo, Vinyls) impone una difesa decisa e intelligente dei posti di lavoro .
• La prospettiva richiede invece di puntare sul patrimonio più prezioso del Veneto: quello delle piccole imprese e del lavoro autonomo, due realtà che da sole creano, ogni anno, circa l’80% dei nuovi posti di lavoro.
• Ridurre le tasse e la burocrazia che gravano sulle imprese.
• Dare un definitivo impulso all’Osservatorio Regionale sugli studi di settore.
• Garantire un accesso al credito più semplice per le aziende. Anche attraverso un ruolo più incisivo di Veneto Sviluppo.
• Potenziare le risorse per stabilizzare i lavoratori atipici e mantenere gli ammortizzatori sociali estesi in deroga ai lavoratori dipendenti delle piccole e micro imprese.
• Approvare lo Statuto Regionale del Lavoro Autonomo.
• Maggiori investimenti per favorire l’innovazione e il trasferimento delle tecnologie.
Energia ed “Economia verde”
Il risparmio energetico è una sfida per il futuro. Le fonti di energia non sono inesauribili e hanno costi elevati. Ridurre i consumi e l’impatto delle emissioni inquinanti è possibile: migliorando l’efficienza energetica e incentivando le produzioni di energia a basso impatto ambientale. In questo campo il Veneto vanta eccellenze che devono essere valorizzate. L’economia verde non è un sogno astratto. Ma è una scelta da difendere con decisioni chiare.
• Approvare il Piano Energetico Regionale in materia di fonti rinnovabili.
• Approvare il Piano Regionale dei Rifiuti.
• Dire un no chiaro al nucleare.
• Avviare politiche serie di risparmio energetico.
• Riutilizzare le centrali idroelettriche oggi disattivate.
• Incentivare l’uso delle energie rinnovabili (fotovoltaico, solare, geotermico, biomasse).
Turismo e valorizzazione del territorio
Il Veneto è un territorio straordinario, che offre una varietà unica di opportunità: dalle città d’arte al turismo religioso, dal turismo montano d’elite a quello di massa, dal turismo balneare a quello termale. Non per caso il Veneto è la prima regione d’Italia per numero di visitatori. Questa potenzialità deve essere sfruttata ancora meglio, attraverso alcune misure.
• L’approvazione del Piano Territoriale Regionale di Coordinamento.
• Gli incentivi alle attività imprenditoriali legate al benessere e alla qualità della vita, dal turismo sostenibile ai servizi per il tempo libero.
• L’investimento sul recupero e la valorizzazione dei siti di pregio storico-ambientale.
• Lo stop alla creazione di nuovi centri commerciali, per tutelare invece i piccoli negozi e le botteghe artigiane di vicinato, che rendono le nostre città più vivibili e più sicure.
• L’aiuto e il sostegno alle produzioni tipiche locali (ittiche, ortofrutticole, agricole, vinicole) con particolare attenzione per i prodotti biologici, che già oggi sono un fiore all’occhiello per l’agricoltura veneta.
Sanità e sociale
Il sistema sanitario della nostra regione è uno dei più efficienti d’Europa. Ma l’invecchiamento della popolazione crea una domanda crescente di assistenza. Per affrontarla, serve una strategia coerente.
• Approvare il Piano Socio Sanitario, ad oggi ancora assente.
• Migliorare la quantità e la qualità dei servizi sanitari offerti uniformando il sistema informatico di tutte la Aziende sanitarie regionali.
• Ridurre i tempi di attesa per le visite diagnostiche e specialistiche.
• Offrire sostegno economico alle famiglie impegnate nell’assistenza verso disabili e non autosufficienti.
• Potenziare i servizi per la cura e l’assistenza (dalla prima infanzia agli anziani) per favorire ulteriormente l’ingresso e la presenza delle donne nel mercato del lavoro.
Infrastrutture e mobilità
Infrastrutture moderne e un sistema della mobilità efficiente sono fattori essenziali per garantire la qualità della vita e la competitività della nostra economia. Per raggiungere questo traguardo, alcuni passi avanti devono ancora essere fatti.
• Approvare un nuovo Piano della Mobilità Regionale.
• Accelerare la realizzazione della TAV, ricercando insieme alle comunità locali la soluzione ai nodi di Vicenza e della connessione con il Friuli Venezia Giulia.
• Recuperare il ritardo accumulato sul fronte della Sfmr.
• Completare le grandi infrastrutture in fase di realizzazione (Nuova Romea Commerciale; Pedemontana; Nogara mare), concordandole, per quanto possibile, con le popolazioni interessate dalle opere.
• Ridefinire anche gli standard qualitativi di una mobilità urbana che in questi ultimi anni ha fortemente penalizzato i pendolari veneti, in particolar modo i lavoratori dipendenti e gli studenti.
• Investire sullo sviluppo delle infrastrutture immateriali, a partire dalla diffusione della banda larga, una risorsa tecnologica essenziale per la nostra economia.
Autonomia ed Enti locali
La riforma istituzionale della Regione Veneto è una delle più gravi incompiute della legislatura che si è chi. Recuperare il tempo perduto è indispensabile. Per attuare un’autentica sussidiarietà, migliorare la gestione delle risorse e soprattutto sostenere quei territori di confine, come la montagna veneta, penalizzati dalla concorrenza delle due province autonome di Bolzano e Trento e della Regione autonoma del Friuli Venezia Giulia.
• Approvazione dello Statuto Regionale, per delegare alle Province e ai Comuni funzioni oggi in capo alla Regione.
• Istituzione della Provincia autonoma di Belluno e creazione di un Assessorato dedicato alla montagna.
Giovani
Una società che non investe sui giovani non ha futuro. Verso le nuove generazioni la Regione ha il dovere di attivare alcune indispensabili azioni concrete.
• Sostegno economico per chi sceglie esperienze di studio o formazione all’estero.
• Convenzioni per ridurre il costo dei trasporti, dello sport e dell’accesso ai luoghi di cultura.
• Prestito d’onore per incentivare l’imprenditoria giovanile.
Università, formazione e cultura
Investire sulla formazione in ogni suo aspetto, fino all’Università di eccellenza, significa creare dei cittadini capaci di vincere le sfide del futuro. Una struttura formativa all’avanguardia è essenziale per il Veneto di domani.
• Creare una vera rete tra i poli universitari del Veneto per condividere le risorse umane ed ottimizzare quelle economiche.
• Promuovere la cooperazione con le realtà d’avanguardia nel mondo internazionale della formazione.
• Incentivare l’ incontro tra il sistema della formazione (scuola secondaria, università, specializzazioni) e mercato del lavoro, attraverso azioni di coordinamento che coinvolgano le strutture di collocamento sia private sia pubbliche.
• Rafforzare il rapporto tra università e mondo dell’impresa.
• Sostenere la candidatura del Veneto capitale europea della cultura per il 2019.
Immigrazione
La presenza di stranieri è ormai da anni un dato strutturale della nostra società. Se i “nuovi veneti” si sono integrati in modo quasi naturale, è perché nella maggior parte dei casi hanno trovato occupazione nelle piccole imprese sparse nel territorio. Ora si tratta però di costruire un equilibrio tra doveri e diritti. Servono alcuni punti fermi.
• Le regole valgono per tutti. Conoscenza e rispetto delle leggi sono una condizione essenziale per una buona convivenza.
• Le politiche di integrazione ed inclusione sociale vanno sostenute e potenziate.
• La cittadinanza per i figli di immigrati residenti che nascono in Italia è un obiettivo da perseguire.

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martedì 16 febbraio 2010

Mozione dell’opposizione su AGSM Verona

Il giorno 18 febbraio, alle ore 16, è convocato il consiglio comunale in seduta straordinaria per l’esame della mozione proposta dai consiglieri di minoranza del PD, Verona Civica e PDCI. Con tale mozione viene chiesta la costituzione di una commissione consiliare di indagine per acquisire tutte le informazioni necessarie su AGSM dopo gli scontri avvenuti all’interno della maggioranza sulla gestione dell’azienda.
Si riporta integralmente la mozione
“Preso atto che
a seguito delle dichiarazioni rilasciate alla stampa locale da parte di un consigliere di amministrazione di AGSM, nominato tre anni fa dalla attuale maggioranza, e della successiva risposta da parte del Presidente di AGSM, si è evidenziata una spaccatura all'interno del consiglio di amministrazione
nella stessa occasione il massimo rappresentante di uno dei partiti che sostengono la maggioranza nell'Amministrazione Comunale, ha, di fatto, avallato le pesanti critiche alla gestione dell'azienda e ha denunciato l'assenza di una politica complessiva sulle aziende partecipate
la denuncia degli esponenti di maggioranza fa seguito, confermandole, alle critiche di immobilismo per AGSM e di gestione non trasparente delle società collegate fatte in tutte le occasioni dagli esponenti dell'opposizione
finora gli investimenti vantati dall'azienda nelle energie alternative sono da attribuirsi a scelte fatte dal precedente consiglio di amministrazione, con l'unica esclusione dell'impianto sullo stadio
la chiusura del mandato dell'attuale consiglio di amministrazione e la conseguente prossima nomina di un nuovo organismo porterà inevitabilmente a fax trascorrere inutilmente altro tempo prezioso
il Consiglio Comunale
chiede la costituzione di una commissione consiliare d'indagine per acquisire le necessarie informazioni utili ad esprimere gli indirizzi che gli competono
inoltre
impegna il Sindaco e la Giunta
a presentare in Consiglio Comunale entro e non oltre sei mesi il piano per le alleanze di AGSM a partire dalla fusione tra AGSM e Amia
a presentare il bilancio consolidato del Comune per I'anno 2011 come elemento di trasparenza sulle aziende partecipate e quelle collegate
a ridurre a tre i componenti del consiglio di amministrazione di AGSM e delle aziende collegate per il prossimo mandato
a modificare, conseguentemente, lo Statuto Comunale e il Regolamento delle nomine per garantire la presenza di un rappresentante dell'opposizione”.

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Corteo per l’Alberghiero di Soave

Il comitato dei genitori – Soave, costituito per affrontare e sensibilizzare la comunità locale ed i responsabili della Provincia e della Regione verso i problemi dell’Istituto Alberghiero di Soave, ha organizzato un corteo che partirà, il giorno 21 febbraio alle ore 9,00, da viale Vittoria fino alle porte di Soave.
Per l’occasione è stata organizzata una raccolta di firme a favore della risoluzione dei problemi dell’Istituto Alberghiero di Soave.
Ai rappresentanti della stampa che parteciperanno al corteo verrà consegnato un comunicato stampa.
L’evento è stato organizzato in Facebook ed è rivolto “agli studenti ed ai genitori per dare un segnale forte e realizzare una svolta alla situazione di stallo che da anni persiste sull’Alberghiero di Soave attraverso la partecipazione al corteo”.
La lotta dei genitori e degli studenti dell’Alberghiero di Soave prosegue fino a quando i responsabili della Provincia e della Regione non daranno risposte certe, affidabili e chiare.
Nell’ultima assemblea i responsabili istituzionali della Provincia, l’assessore provinciale all’istruzione e all’edilizia scolastica Marco Luciani, e della Regione, l’assessore regionale alla sanità Sandro Sandri, non hanno soddisfatto le attese e le richieste dei genitori e degli studenti di Soave. In tale occasione il consigliere regionale Franco Bonfante aveva tracciato l’iter del suo impegno attraverso interrogazioni ed emendamenti ed aveva invitato i responsabili della Regione e della Provincia ad intervenire affinché l’Alberghiero di Soave potesse svilupparsi e crescere in rapporto alla domanda degli studenti. Inoltre, Bonfante aveva proposto di realizzare a Soave un Istituto Alberghiero innovativo ed eccellente con una seria programmazione scolastica.
Su queste richieste di Bonfante l’assessore provinciale Marco Luciano non ha dato risposte e non ha preso impegni.
Interrogazione di Franco Bonfante

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domenica 14 febbraio 2010

Franco Bonfante e i giovani

Di solito le candidature alle elezioni vengono presentate dai big della politica, i quali richiamano interesse e partecipazione e dispensano affermazioni di circostanza per sostenere il loro candidato.
Nel caso di Franco Bonfante è stata scelta una strada insolita e più impegnativa che si è rilevata efficace per la qualità degli interventi, delle valutazioni e delle proposte effettuate nell'incontro.
Sono stati i giovani a presentare la candidatura di Franco Bonfante, consigliere regionale uscente, alle prossime elezioni regionali del Veneto, i quali hanno spiegato le motivazioni di questa scelta ripercorrendo l'itinerario del suo impegno politico.
E’ stato ricordato l’impegno politico di Franco Bonfante da sindaco del comune di Cerea a consigliere regionale del Veneto: - Le innovazioni intraprese nel comune di Cerea; - Le proposte, i disegni di legge e le interrogazioni presentate in consiglio regionale.
Ha coordinato i lavori Federica Foglia e sono intervenuti Alice Leso, Alessia Rossignoli, Matteo Avogaro, Marcello Deotto e Diego Zardini.
L’incontro è riuscito per l’ampia partecipazione di giovani e per la qualità dei contenuti espressi negli interventi. Gli argomenti trattati sono stati: il lavoro, il futuro dei giovani, la scuola, l’università e le proposte presentate da Bonfante in materia di servizi sociali, di lavoro (partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa), di sostegno dei redditi dei ceti più deboli (cassaintegrati, disoccupati), di supporto agli studenti (spese scolastiche) e di altri interventi finalizzati a risolvere problemi particolari dei comuni della provincia ed a sostenere l’economia in questo momento di grave crisi.
Erano presenti giovani impegnati nelle istituzioni, studenti universitari senza tessera di partito e giovani impegnati nel Partito Democratico. Giovani capaci interessati a costruire con il loro impegno il futuro dell’Italia e della Provincia di Verona attraverso la loro presenza ed il loro impegno quotidiano. Tutti uniti nel rapporto di stima ormai consolidato nei confronti di Franco Bonfante.
Franco Bonfante ha concluso i lavori con il suo intervento sostenuto dagli applausi degli intervenuti. Una parte rilevante del suo intervento è stata dedicata all’occupazione giovanile ed al lavoro non sostenuto adeguatamente dal governo di centrodestra cosi come è avvenuto negli altri paesi.
E’ emerso chiaramente che la conferma di Franco Bonfante a consigliere regionale permette di dare continuità al suo impegno su quei problemi di cui molti non si interessano.
Un’altra cosa importante è emersa e che ci fa guardare il futuro con più ottimismo: sono i giovani che hanno partecipato al convegno, giovani preparati e capaci che rappresentano bene l’oggi ed il domani della vita del nostro paese.


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venerdì 12 febbraio 2010

AGSM Verona: parole, parole

Nel corso della riunione della commissione consiliare del comune di Verona, richiesta dal Partito Democratico per esaminare la situazione di AGSM, il presidente di AGSM Gian Paolo Sardos Albertini ha dichiarato che “su seicento dipendenti che lavorano in AGSM duecento sono di troppo”. Il direttore generale, Alfonso Ercole, ha ribadito che “il personale non è in esubero”.
Il presidente chiarisce la sua affermazione sottolineando che “duecento è una cifra indicativa, non abbiamo fatto nessun conto preciso in merito”.
Da tali dichiarazioni emerge chiaramente la mancanza di professionalità e di senso di appartenenza verso l’azienda. Inoltre, si evince che le dichiarazioni rilasciate non si basano su studi e piani di riorganizzazione di AGSM ma soltanto su supposizioni di carattere personale che incidono negativamente sull’immagine dell’azienda.
I vertici dell’azienda (Presidente e Direttore generale) prima di lasciarsi andare a dichiarazioni pretestuose e personali avrebbero dovuto verificare le loro intuizioni con approfondimenti, valutazioni e studi di carattere organizzativo. Tutto questo non è stato effettuato e dimostra che l’azienda sfugge dal loro controllo strategico ed organizzativo. Una azienda che si rispetti utilizza appositi parametri (misurazione del lavoro, standard di produzione e altri) che permettono di valutare l’eventuale eccedenza di personale e di attuare piani di riorganizzazione per aumentare la produttività e l’efficienza dell’azienda stessa.
La valutazione di una azienda non si basa su ipotesi ed intuizioni di carattere personale. Tali circostanze vanno attentamente valutate in modo oggettivo e continuo al fine di aumentare il rendimento del lavoro.
Come prevedevo dal dibattito su AGSM non si esce in modo serio e responsabile in quanto mancano dati, parametri e valutazioni dei vertici di AGSM sui quali confrontarsi e stabilire indirizzi utili per la crescita dell’azienda.
Può essere che alla fine l’Amministrazione Comunale ed i vertici di AGSM possano, tramite partite diverse (elezioni regionali, rinnovo delle nomine e altre spartzioni di potere), riuscire alla fine a migliorare il clima politico della maggioranza, ma a questo punto è chiaro che questo avverrà sacrificando le prospettive di crescita e di miglioramento dei parametri di efficienza e di efficacia di AGSM. E quindi a spese dei cittadini e delle loro bollette.

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giovedì 11 febbraio 2010

Dibattito sull’editoriale di Pietro Ichino

Un lusso anche i contratti di serie B. Nessuno pensa al Welfare dei figli. Articolo pubblicato sul Corriere della sera dell’8 febbraio 2010
La grave crisi economica rende più trasparente il problema del lavoro delle nuove generazioni, le quali rispetto al passato vivono con molta incertezza la costruzione del loro futuro.
Ritengo che le regole normative approvate da tanto tempo e rapportate ad una situazione economica e sociale diversa da quella del terzo millennio e l’introduzione di forme di flessibilità nel lavoro caratterizzate da un mancato adeguamento della sicurezza sociale (riforma degli ammortizzatori sociali, servizi efficaci di riqualificazione e rioccupazione) nel momento in cui si verifica la cessazione del lavoro caratterizzano l’attuale incertezza dei giovani e la difficoltà per i lavoratori a tempo indeterminato di trovare una ricollocazione nel mondo del lavoro. 
Alcuni strumenti di carattere normativo del passato non espletano più effetti oggi e non considerano i problemi di oggi del mondo del lavoro: dualismo tra protetti e precari, difficoltà dei giovani di occuparsi in modo stabile, la mancata integrazione tra il sistema educativo ed il mondo dell’impresa.
Di fronte ai problemi che le nuove generazioni vivono sulla propria pelle occorre superare le regole del passato che oggi non garantiscono più nessuno (vecchi o giovani) e creare un nuovo equilibrio che tenga conto dei cambiamenti intervenuti nel mondo dell’economia e dell’impresa e della domanda di sicurezza e di nuovi diritti legati alla possibilità per ciascun giovane di costruire il proprio futuro.
L’editoriale di Pietro Ichino pubblicato sul Corriere della Sera dell’8 febbraio hanno fatto seguito gli interventi di Roberto Bagnoli del 9 febbraio 2010, del ministro Renato Brunetta del 10 febbraio e di Beppe Severgnini dell’11 febbraio.
Si consiglia di leggere ed approfondire gli interventi citati per la importanza che essi assumono per il mondo del lavoro e particolarmente per i giovani.

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mercoledì 10 febbraio 2010

Diritto del lavoro e giovani

Editoriale di Pietro Ichino pubblicato sul Corriere della Sera dell’8 febbraio 2010
Il ministro Renato Brunetta ha molta ragione quando avverte che il diritto del lavoro, e in particolare l’articolo 18 dello Statuto del 1970, oggi si applica soltanto ai padri e non ai figli. Gli italiani, però, hanno diritto di sapere che cosa il ministro propone seriamente – e non soltanto con una battuta in un talk show – per superare il regime di apartheid che penalizza la nuova generazione di lavoratori.
È vero: da anni, ormai, a un ventenne o trentenne che cerca lavoro in Italia le aziende offrono di tutto, tranne che un rapporto di lavoro regolare. E anche un rapporto di lavoro di serie B “a progetto”, o comunque a termine è già considerato, in molte situazioni, un privilegio difficilmente ottenibile, rispetto alla “normalità”, costituita dal lavoro di serie C: stage semigratuiti in azienda tutto lavoro e niente formazione, assunzione con partita Iva per mansioni d’ufficio, di cantiere, di negozio, di call center, di magazzino, che erano tradizionalmente considerate come lavoro dipendente. Case editrici in cui da anni non si assume più un redattore o un correttore di bozze con un contratto normale di lavoro dipendente; case di cura private che formalmente non hanno alle proprie dipendenze neanche un solo medico, un solo infermiere, un solo barelliere: tutti a partita Iva, oppure soci di cooperative di lavoro a cui il servizio viene appaltato. Stessa musica nel settore pubblico, dove ormai domina sempre più diffusamente l’“esternalizzazione” delle funzioni mediante cooperative e altri appaltatori, che utilizzano ogni forma di lavoro atipico.
Accade pure che dopo un periodo più o meno lungo di anticamera anche un ventenne o trentenne finisca coll’ottenere l’agognato posto di lavoro stabile regolare; ma il punto è che il datore di lavoro ha di fatto la possibilità di scegliere che il lavoratore, anche se sostanzialmente dipendente, resti escluso dalla protezione regolare per decenni. In altre parole: il diritto del lavoro sta perdendo la sua natura di standard minimo di trattamento universale, per assumere la natura di un ordinamento eminentemente derogabile: chi vuole lo applica e chi non vuole no. Naturalmente, poi, quando viene la bufera, a pagare per primi sono sempre i non protetti: i 500.000 lavoratori italiani che hanno perso il posto nei mesi passati di recessione sono ovviamente quasi tutti di serie B e C.
Dunque: il ministro fa bene ad aprire gli occhi su questa realtà, a riconoscere che il nostro mercato del lavoro e il nostro sistema di protezione sociale non sono affatto “i migliori del mondo”, come egli stesso ci ha detto solo pochi mesi or sono. Ma deve anche dire quale è la sua diagnosi del fenomeno e quale la terapia che propone.
Una cosa è certa: il problema non è soltanto di controlli e di repressione delle frodi. Controllo e repressione servono quando la violazione o elusione delle regole è un fenomeno marginale; quando invece – come oggi accade per il nostro diritto del lavoro – violazione ed elusione diventano un fatto normale su larga scala, è l’ordinamento stesso che deve essere rifondato. La disciplina italiana del rapporto di lavoro regolare è vecchia ormai di oltre quarant’anni. È stata scritta quando non esistevano né i computer, né Internet, ma neppure i fax e le fotocopiatrici; quando era normale che un giovane entrasse in un’azienda con la prospettiva di restarci per trenta o quarant’anni svolgendo la stessa mansione, più o meno con gli stessi strumenti e le stesse tecniche. Oggi il tempo di vita di una tecnica produttiva (ma anche di un prodotto o di un materiale) non si misura più in decenni, ma in anni o addirittura in mesi; le imprese nascono e muoiono con un ritmo incomparabilmente più rapido rispetto ad allora. Così stando le cose, la sicurezza economica e professionale dei lavoratori non può più essere affidata al modello del “posto fisso”. Ed è in larga misura inevitabile che le imprese facciano di tutto per eludere, nelle nuove assunzioni, una disciplina della stabilità del lavoro, come quella dettata dall’articolo 18 dello Statuto del 1970, che condiziona lo scioglimento del rapporto di lavoro per motivi economici od organizzativi a un controllo giudiziale che può richiedere due, quattro o sei anni; e al Sud anche otto o dieci.
La soluzione, allora, non è togliere l’articolo 18 ai padri, ma riscrivere il diritto del lavoro per i figli, per le nuove generazioni; in modo che esso torni capace di applicarsi davvero a tutti i rapporti che si costituiranno da qui in avanti. E garantire davvero a tutti non l’impossibile “posto fisso”, ma quella protezione contro le discriminazioni e quella rete di sicurezza nel mercato, da cui oggi la nuova generazione dei lavoratori italiani è per la maggior parte esclusa.

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