giovedì 31 luglio 2008

Il Partito Democratico e la rete

L’avvento di una nuova tecnologia della comunicazione, di norma, non è semplicemente l’avvento di uno strumento per veicolare contenuti. E’ qualcosa di più: l’avvento di un modo di pensare, di rapportarsi agli altri, di leggere il mondo. E così internet, negli anni, non si è rivelata soltanto un potente mezzo per diffondere su scala mondiale informazioni e conoscenze, ma ha prodotto al suo interno la nascita di inedite forme di comunicazione, oltre ad integrare quelle precedenti come radio, stampa, televisione, cinema e così via, nonché di una nuova filosofia di vita o, se vogliamo, di un nuovo modo di organizzare i saperi e di relazionarsi agli altri imperniato sulla logica della rete.
Una logica fluida, inclusiva, degerarchizzata, orizzontale. Il web è un mondo in cui milioni di persone hanno, almeno in potenza, la possibilità di accedere ad una ragnatela mondiale di contenuti arricchendola, in maniera relativamente facile e libera, di contributi propri e originali. Si sviluppano spontaneamente, senza alcuna direttiva calata dall’alto e senza alcun disegno preciso, comunità virtuali composte da un fitto reticolato di pagine web nel quale è difficile intravedere una gerarchia, anche se di certo alcuni nodi sono più frequentati e centrali di altri.
I vari siti, blog, forum, community e così via si connettono a vicenda attraverso i link e ciò che ne viene fuori sono aggregati dai contorni fluidi, sfuggenti, che riuniscono al loro interno contenuti simili e quegli utenti che condividono interessi, passioni, convinzioni. L’accesso è relativamente libero per ogni tipo di internauta e i rapporti, all’interno di questi aggregati, sono per lo più informali, in genere regolamentati soltanto dalle abitudini o dalle regole non scritte del buon senso e dell’educazione (come la cosiddetta netiquette).
Siamo lontani dalle gerarchie che limitano la libertà d’espressione e la circolazione delle conoscenze nelle università, nelle imprese, nella pubblica amministrazione, ma anche nei giornali o nei mass media. Per non parlare dei partiti: in crisi di identità, almeno nel nostro paese, da tanti anni. Da quando la caduta del Muro di Berlino e gli scandali di Tangentopoli spazzarono via i partiti tradizionali, chiusi, logori, corrotti e oramai fossilizzati, e costrinsero quelli rimasti a ripensarsi ed aggiornarsi, avviando un lungo e tormentato percorso che a quanto pare non si è ancora concluso.
Probabilmente non è un caso che il partito di maggior successo degli ultimi quindici anni sia stato in realtà un non-partito come Forza Italia, nato più in televisione e sui media piuttosto che all’interno delle istituzioni e contrapposto sin dalla sua nascita, nel 1994, ai partiti tradizionali che all’epoca toccavano il fondo della loro impopolarità.
Il Partito Democratico, nel 2007, è nato anche per dare una svolta a quella interminabile e inconcludente fase di transizione cominciata almeno venti anni fa; è nato dalla fusione (a freddo, dicono alcuni) di Democratici di Sinistra e Margherita: i primi erano i principali eredi del Partito Comunista italiano e non erano riusciti a rendere la loro formazione un moderno partito socialdemocratico a vocazione maggioritaria, paragonabile ai partiti socialisti delle grandi democrazie europee, mentre la Margherita altro non era che un cartello elettorale dall’identità vaga, nato pochi anni fa per raccogliere al suo interno il Partito Popolare, cioè ciò che era rimasto della sinistra democristiana, più qualche modesta scheggia centrista.
Il Partito Democratico è nato anche perché le precedenti formazioni politiche erano giunte alla frutta e non riuscivano ad acquisire consensi, appartenendo ancora troppo al passato. Bisognava ripartire da zero e per farlo non occorreva un nuovo simbolo (la politica italiana ne avrà partoriti migliaia) ma una nuova identità che non fosse la mera somma di Ds e Margherita. E occorreva (anzi, occorre ancora) una nuova idea di partito: non evanescente e plebiscitaria come quella berlusconiana, ma neanche rigida, gerarchizzata, verticale, lenta, pesante come quella dei partiti tradizionali, Ds compresi. Servirebbe una struttura di partito che avvicini i giovani e che riesca accessibile e comprensibile alle persone comuni, senza i riti e le liturgie dell’antica politica politicante e senza il vuoto linguaggio politichese troppo simile all’antilingua di Calvino.
Bisognerebbe, in poche parole, introiettare nel Partito Democratico la logica democratica ed orizzontale della Rete. Non è passato neanche un anno dalla sua nascita e i segnali che arrivano dal suo interno sono tutt’altro che incoraggianti. Il Partito Democratico sembra inchiodato agli uomini e alle idee del passato.
Antonio Cilardo
http://www.luomoqualunque.splinder.com/

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martedì 29 luglio 2008

Assegni sociali: pasticcio del veronese Matteo Bragantini

I cittadini italiani che versano in stato di bisogno, che non hanno 10 anni di contribuzione e che hanno compiuto 65 anni di età non potranno beneficiare dell’assegno sociale se l’art. 20, comma 10, del disegno di legge n. 949 non verrà modificato dal Senato. Norma
Il merito di questa operazione è da attribuirsi ai deputati Matteo Bragantini, leghista e veronese, e Karl Zeller, Svp, i quali hanno presentano due emendamenti di modifica dei requisiti per il diritto all’assegno sociale al fine di limitare l’accesso alla prestazione sociale degli extracomunitari.
Bragantini ha proposto il limite di residenza di almeno 10 anni e Zeller il limite di aver lavorato con un reddito pari all’importo dell’assegno sociale.
Il risultato dell’unificazione degli emendamenti prevede che per aver diritto alla prestazione occorre aver lavorato e soggiornato 10 anni in Italia.
Questa conclusione penalizza circa 700 mila persone che si trovano in stato di bisogno (casalinghe, anziani senza redditi, religiosi ed altre categorie). L'assegno sociale rappresenta per molti anziani un sostegno per la sopravvivenza.
L’odio verso gli extracomunitari ha reso ciechi i due deputati che non hanno capito che la discriminazione si sarebbe estesa ai cittadini italiani anziani e bisognosi di sostegno ed assistenza.
I requisiti attuali dell’assegno sociale sono i seguenti:
- 65 anni di età;
- La residenza in Italia;
- I redditi devono essere inferiori ai limiti stabiliti ogni anno dalla legge. Nella valutazione dei redditi sono compresi quelli del coniuge.
Per il 2008 tali limiti sono pari a euro 5.142,67 annui se il richiedente è solo e a euro 10285,34 annui se l’interessato è coniugato.
L’importo dell’assegno sociale per il 2008 è pari a euro 395,59 mensili. Assegno Sociale
Se il Senato non provvederà a modificare la normativa, introdotta dalla Camera dei Deputati su iniziativa di Matteo Bragantini e Karl Zeller, dal 1 gennaio 2009 varieranno i requisiti per il diritto all’assegno sociale, i quali sono molto restrittivi rispetto a quelli in vigore. Pertanto, i cittadini italiani ultra sessantacinquenni che si trovano in condizioni di indigenza non potranno usufruire di tale prestazione se non sono in possesso dei nuovi requisiti proposti dai deputati Bragantini e Zeller.
L’on.le Bragantini ha svolto un bel servizio ai cittadini italiani e veronesi. Una grande mortificazione per la città di Verona che accoglie associazioni e volontari che operano a favore dei soggetti più bisognosi e sfortunati e non merita di essere presentata come la madre di chi non condivide l'amore per il prossimo e la solidarietà.

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sabato 26 luglio 2008

Intervento di Federico Testa su D.L. n. 112

Si riporta l’intervento alla Camera dei Deputati dell’on.le Federico Testa sul disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 112 del 2008: Sviluppo economico, semplificazione, competitività, stabilizzazione della finanza pubblica e perequazione tributaria.
Si tratta di una normativa presentata, prima sulla stampa e anche qui in Aula, come un intervento di liberalizzazione e di apertura del mercato, con conseguenti vantaggi per i consumatori.
Credo - e cercherò di dimostrarlo - che la sostanza della norma proposta non corrisponda assolutamente a quanto dichiarato, che gli effetti saranno di ulteriore chiusura del mercato e di limitazione della concorrenza e che tutto ciò avrà pesanti conseguenze sulle famiglie, sui cittadini e sulle imprese, che si troveranno a pagare il conto di questa vera e propria controriforma.
Ma prima di analizzare nel merito la proposta, mi si consenta una breve considerazione di metodo, che in questo caso produce pesanti conseguenze anche sul merito del provvedimento. I servizi pubblici locali si chiamano così perché viene riconosciuta la loro rilevanza, ai fini della qualità della vita dei cittadini, e la stessa storia dei servizi pubblici locali nel nostro Paese - e non solo nel nostro Paese - è testimonianza di ciò. Proprio per questo avrebbero meritato, credo, una riflessione ed una discussione di merito approfondita. Si è scelto invece di procedere per decreto, con una norma che giudico raffazzonata, che non produrrà effetti positivi in termini di liberalizzazione e, invece, produrrà effetti pesanti a livello sociale ed economico, oltre ad una serie di difficoltà ed iniquità interpretative, che aumenteranno il contenzioso, che già nel settore è quanto mai diffuso.
Venendo a questo punto, nell'articolo 23-bis il comma 2, è vero, prevede il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali attraverso procedure competitive ad evidenza pubblica (quindi, gara ad evidenza pubblica). Però il comma 3 prevede la deroga (e quindi l'affidamento senza procedura ad evidenza pubblica), purché si tratti di società a capitale interamente pubblico, partecipate dall'ente locale, che abbiano i requisiti richiesti dall'ordinamento comunitario per la gestione in house, e questa possibilità è prevista purché vi siano peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento. Credo che vi siano poche ragioni che non siano ricomprese nelle peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento, quindi questa previsione normativa corre il rischio di allargare a dismisura la pratica - ahimè già diffusa - degli affidamenti diretti in house. Ma il punto b) del comma 3 prevede, inoltre, la possibilità di effettuare affidamenti diretti anche a società a partecipazione mista pubblica e privata - tra le altre anche quotate in borsa - nelle quali il socio privato sia stato scelto mediante procedure ad evidenza pubblica. Quindi, sostanzialmente si dice: va bene, la società può essere mista (in una versione precedente era previsto che il privato avesse almeno il 30 per cento, nella versione attuale la quota di partecipazione del privato può essere qualunque, quindi anche l'1 o il 2 per cento). Ma, al di là di ciò, si prevede l'affidamento in house purché sia presente il pubblico e si dice che, in qualche modo, questo diritto all'affidamento diretto deriva dal fatto che il privato è stato scelto tramite gara.
Qui vi è, chiaramente, una confusione e un disallineamento delle finalità rispetto a quanto si prevede, perché è chiaro che un conto è fare una gara, nella quale si va a scegliere a chi affidare la concessione perché offre le migliori condizioni per i cittadini e per le imprese, mentre altro è fare una gara per scegliere un partner. Poi è vero che in qualche modo si collega tutto il ragionamento alla gestione del servizio, ma è chiaro che scegliere il partner tramite gara è cosa molto diversa, proprio perché le finalità sono completamente differenti, rispetto a scegliere il fornitore che possa garantire a cittadini ed imprese le migliori condizioni di fornitura. Si dirà: va bene, ma poi vi è il comma 4 in cui si cerca di limitare un uso indiscriminato di questa previsione normativa, in quanto vi si afferma che l'ente affidante che sceglie una pratica di questo genere deve trasmettere una relazione, e quindi giustificare un po' la sua scelta.
È un peccato che la relazione vada mandata sia all'Autorità garante della concorrenza e del mercato che all'Autorità di regolazione del settore, quindi a due autorità diverse - non si capisce bene perché - che devono esprimere un parere entro sessanta giorni. Trattandosi di due autorità diverse è possibile che ci siano due pareri diversi e che l'Autorità di regolazione del mercato dica che è stato fatto bene mentre l'Autorità di settore che è stato fatto male.
Non si chiarisce, inoltre, se il parere sia o meno vincolante. L'affidamento parte una volta aggiudicata la gara, l'autorità ha poi tempo sessanta giorni. Mi domando cosa succederebbe se il parere dell'autorità o delle autorità fosse un parere negativo e se fosse mai possibile la revoca dell'affidamento. Credo che con una previsione normativa di questo genere daremo da lavorare ai tribunali amministrativi per i prossimi dieci anni. Al comma 5 si prevede la proprietà pubblica delle reti. Sul tema della proprietà pubblica delle reti in dottrina ci sono fiumi di parole scritte, si discute se proprietà e gestione debbano andare insieme e sui vantaggi e svantaggi delle due ipotesi. La previsione in oggetto lascia non risolti alcuni temi quali ad esempio, nel settore della distribuzione del gas, le modalità con le quali il pubblico potrà ricomprare l'80 per cento delle reti di distribuzione del gas che, in questo momento, sono di proprietà dei privati. Sulla base di tale previsione normativa, evidentemente le amministrazioni locali dovranno indebitarsi, allo scopo di ricomprare dai privati le reti che sono state dai medesimi costruite e sono attualmente di proprietà dei privati. Trascuriamo per il momento il tema della determinazione del prezzo al quale tale operazione verrà effettuata: al riguardo i tribunali amministrativi del nostro Paese sono, in questo momento, assolutamente ingolfati di procedimenti legali, proprio perché la cosa non è chiara dal punto di vista legislativo.
Al comma 7 si prevede che le regioni e gli enti locali possano definire i bacini di gara per i diversi servizi. Si dà quindi a soggetti che fino ad oggi hanno avuto tutto l'interesse a non definire bacini di dimensioni economiche tali da sfruttare economie di scala ed economie di scopo - che vengono anche citate - la potestà di decidere se fare o non fare i bacini. È evidente che, con ogni probabilità, questi bacini non saranno fatti o saranno fatti in modo tale da non rispondere ai criteri di efficienza economica che si vogliono perseguire ma secondo logiche completamente diverse.
Desidero citare solo un caso: in questo momento, per restare alla distribuzione del gas, le ultime gare per l'affidamento dei servizi di distribuzione sono state vinte da operatori che hanno offerto ai comuni l'85 per cento del VRD che è il margine del distributore. Tali operatori ottengono quindi l'affidamento cedendo in cambio al comune l'85 per cento di quanto incasseranno negli anni futuri. La conseguenza principale di tale meccanismo è che nessuno fa più investimenti nelle reti del gas. Poiché il gas è anche una materia prima con problemi di sicurezza, probabilmente alla conclusione di tali affidamenti, ci troveremo con una rete bucata e con grossi problemi. Si dirà: va bene, ma, a fronte di tutto questo, ci sono delle sanzioni. La sanzione è quella prevista al comma 9, in cui si prevede che i soggetti titolari della gestione di servizi pubblici non affidati mediante procedure competitive non possono acquisire la gestione di servizi in ambiti territoriali diversi. Anche in questo caso, vi è l'eccezione delle società quotate in borsa, per cui, sulla base di questa norma, ci sono imprese e imprese: le imprese di cui al comma 3, lettera b), e quindi le società miste pubblico-private quotate in borsa, possono andare fuori dai territori, le società solamente private no. Secondo me, questa norma finisce alla Corte di giustizia europea in cinque minuti e, comunque, comporterà una serie di contenziosi infiniti, perché si discrimina tra soggetti economici che operano con uguali diritti sul mercato.
È evidente che la sanzione non è idonea ad ottenere il risultato che si vuole raggiungere, che è quello di superare la dimensione localistica del servizio pubblico. Infatti, se sono il sindaco di una piccola comunità e ho voglia di fare la mia piccola azienda locale in house, con il mio piccolo consiglio di amministrazione e con il mio piccolo collegio sindacale, in realtà, non ho nessun interesse ad andare nel comune vicino, perché comunque preferisco mantenere quel pezzo di potere che mi è garantito da questi meccanismi di affidamento, che si sono consolidati nel tempo. La sanzione, quindi, non funziona e una sanzione che non funziona consente la prosecuzione di comportamenti che non rientrano tra le finalità dichiarate di questo provvedimento. C'è un ultimo tema che mi sento di sollevare: al comma 10 si prevede l'emanazione di una serie di regolamenti. La lettera h) del comma 10 prevede, nella disciplina di affidamento, idonee forme di ammortamento degli investimenti e una durata degli affidamenti strettamente proporzionale ai tempi di recupero degli investimenti. La cosa ha una sua logica, ciPag. 81mancherebbe altro, ma c'è un problema. Visto che siamo partiti con gli esempi sul settore del gas, continuiamo su questi: gli impianti di distribuzione del gas hanno una durata di ammortamento di 60 anni.
Sulla base della lettera h), quindi, si prevede di fare affidamenti proporzionali ai tempi di recupero degli investimenti, cioè affidamenti per 60 anni. È chiaro che il tema della durata degli affidamenti è un tema delicato: in dottrina ci sono discussioni, bisogna trovare il giusto punto di equilibrio tra il fatto di favorire gli investimenti da parte delle imprese e, dall'altro, non consolidare situazioni di monopolio.
Anche questa mi pare una buona dimostrazione del fatto che il problema, nel suo complesso, avrebbe richiesto un approccio diverso e più meditato. Per tutte queste ragioni, quindi, come il fatto che, a mio avviso, questa normativa non risolverà i problemi che ha dichiarato di voler risolvere e anche dal punto di vista di tutte queste incongruenze, che, secondo me, davvero aumenteranno il contenzioso già molto presente nel settore, e quindi finiranno per lasciare tutto immutato, non posso che ribadire il rimpianto per un'occasione oggettivamente persa ai fini della modernizzazione del settore e, più in generale, del Paese.
È un'occasione persa, che produrrà un aumento del contenzioso e certamente andrà nella direzione opposta a quella della creazione di un mercato vero, a vantaggio dei cittadini, delle famiglie e del sistema delle imprese.

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martedì 22 luglio 2008

Assemblea giovani PD

Si è svolta a Quinzano l’Assemblea dei giovani del PD di Verona per eleggere due rappresentanti negli organi del partito. Sono stati eletti all’unanimità Federico Benini, 19 anni, e Giacomo Marani, 18 anni, rispettivamente coordinatore del comune di Verona dei giovani PD e membro del coordinamento comunale del PD. Gli eletti hanno confermato l’impegno di collaborare insieme al fine di integrare le attività dei giovani di Verona a quelle del circolo cittadino del PD.
Giacomo ha presentato la propria candidatura esponendo alcuni punti programmatici: - lavoro di risposta alla popolarità della giunta Tosi; - rinnovamento: ruolo attivo dei giovani anche in vista delle future elezioni (provinciali, prossime amministrative...); - formazione politica; - approfondimento, in modo concreto e specifico, delle tematiche sociali.
“Credo, ha dichiarato Federico Benini, che immediatamente sia opportuno creare una catena con i responsabili delle otto circoscrizioni e mettersi in contatto con tutti i giovani presenti in esse, giovani che magari sono stati iscritti alla Margherita o ai DS negli anni passati e poi non hanno rinnovato la loro adesione, giovani che magari hanno partecipato alla vita politica, ma senza essere mai stati in possesso di una tessera, ma anche giovani che si sono timidamente affacciati all’esperienza politica e hanno lasciato traccia del loro passaggio”.
“Una volta coinvolti tutti questi ragazzi, continua Federico, è necessario trovare un referente territoriale per ogni circoscrizione che si impegni a collaborare strettamente con il suo circolo, con i giovani consiglieri, e che partecipi ai vari consigli della propria circoscrizione. Il suo compito a sua volta sarà quello di coinvolgere altri giovani del proprio territorio nell’attività del partito”. “Non ci sarà, afferma Federico, alcun esecutivo nel coordinamento giovanile comunale, gli otto referenti delle circoscrizioni avranno un ruolo di supporto per il coordinatore comunale, in quanto la loro sensibilità per il territorio sarà il vero motore per l’avanzamento di proposte a livello di esecutivo comunale, che grazie a Giacomo Marani, diventerà il nostro principale interlocutore”. Una volta costituita questa rete con le circoscrizioni e individuati i vari referenti, conclude Federico, ci saranno delle riunioni a livello comunale, ma strettamente legate all’organizzazione del partito. Per questo, il primo modo per farsi conoscere è essere presenti nei banchetti delle varie zone comunali”.
Giacomo Marani si è impegnato ad essere non solo il referente tra esecutivo comunale e generazione democratica, ma a dare spazio alle sensibilità dei giovani nella politica cittadina con strumenti che valorizzano la partecipazione ed il confronto.
“Il giovanile è la classe dirigente di domani, dichiara Giacomo, quindi noi puntiamo al rinnovamento della classe dirigente, che deve essere preparata quindi avere le conoscenze e deve essere pronta per le responsabilità che verranno assunte”.”Come giovani, continua Giacomo, noi abbiamo l'obbligo di formarci. Sarà importante incontrare i nostri amministratori per capire cosa succede nel consiglio comunale e preparare proposte e iniziative. Il giovanile vuole essere un laboratorio di idee, dove ogni idea seria verrà presa in considerazione. Il nostro compito è quello di produrre iniziative e progetti costruttivi. In questo momento ne abbiamo alcune già in cantiere come Ostello, Fondazione Arena, Politiche sociali che dobbiamo portare avanti e proporne di nuove”.
"Il dialogo con tutte le realtà della società civile, afferma Giacomo, che vanno dalla scuola, all’università, al volontariato. Il nostro obbiettivo è il dialogo con tutti e cercare di avvicinare al nostro gruppo tutte le persone che lo desiderano. Una cosa che ritengo importante è l’affrontare i problemi con impegno e coraggio, pensando soprattutto al futuro della nostra città ed alla valorizzazione delle sue potenzialità".
"Un tema a parte, conclude Giacomo, che è molto caldo in città è "Il diverso", che sono in primis gli immigrati ma anche tutte le persone con handicap e i poveri. Queste persone meritano una riflessione a parte anche se siamo giovani abbiamo il dovere di sapere dell'esistenza e parlare di questi problemi. Cercare di capire tutte le tematiche giovanili : Droga , Alcool, Lo "Sballo. Tutte cose che ci riguardano da vicino e noi cercheremo di affrontare queste nuove mode che nella maggior parte sono pericolose. Penso ai tanti ragazzi che vivono in case famiglia e penso che questi ragazzi sono sempre di più. Quindi anche noi dobbiamo capire e farci un idea, sapendo che Verona è la città con maggior divorzi dell'Italia. Dobbiamo assolutamente affrontare i problemi delle famiglie".
L’assemblea non si è limitata agli adempimenti statutari, ma ha realizzato un confronto ed elaborato delle proposte, tra cui si elencano le seguenti:
- Attività di radicamento nell'università. Organizzazione di appuntamenti fissi di vario tipo, che fungano da luogo di incontro, di socializzazione, di scambio e di formazione culturale e politica. Valorizzare la presenza di studenti erasmus e la vocazione internazionale delle attività universitarie, puntando a mettere al centro l'Europa.
- Riappropriarci del tema dei diritti civili.
- Battaglia sul (mal)costume delle nomine politiche negli enti. I giovani chiedano che il PD assegni a persone competenti e in modo trasparente i ruoli dirigenziali.
- (soprattutto per il ruolo di Giacomo in esecutivo cittadino) Utilizzo dei media, il circolo cittadino assieme ai Giovani del PD rispondano sui media alle sparate e alle inefficienze della giunta Tosi, diffondendo un messaggio che arrivi ai nostri coetanei.
- Il finanziamento della giovanile: dobbiamo essere finanziariamente indipendenti. A questo scopo non possiamo semplicemente autolegittimarci a chiedere fondi a destra e a manca, bisogna inventarsi iniziative e lavorare. Partecipare, ad esempio, al lavoro nelle feste (come fanno i ragazzi a Casaleone gestendo un bar nella Festa della Birra, o dando la disponibilità a montare e smontare le feste) è un buon modo per acquisire credibilità ("ah che brai sti butei che i se impegna") e guadagnare qualche soldino.
- Essere operativi nella realtà politica veronese: supportare il nostro gruppo consiliare in comune e in provincia in tutte le iniziative che riteniamo importanti.
Auguriamo ai giovani del PD che stanno marciando con impegno ed unità un buon lavoro politico per la loro crescita e per la città di Verona che merita tantissimo e, pertanto, dovrà essere gestita con solidarietà e giustizia, rifuggendo le discriminazioni e le prove di forza. Da questi giovani ci attendiamo una stagione di pace, di tolleranza e di rinnovamento.

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venerdì 18 luglio 2008

Alessia Mosca e Gianluca Benamati rispondono

Alla lettera aperta dei dipendenti dell’INPS di Verona sui problemi della P. A. e sul taglio del salario accessorio rispondono Alessia Mosca, deputata del PD e segretario della commissione lavoro, e Gianluca Benamati, deputato del PD e membro della commissione attività produttive. “Sul DL sullo sviluppo economico 112, dichiara Alessia Mosca, il governo ha calpestato tutte le prerogative parlamentari. La Commissione Lavoro, di cui faccio parte, per protesta a questa modalità di lavoro ha deciso di non esprimere il proprio parere. Inoltre, sarà posta la fiducia e, quindi, non sarà possibile fare alcun intervento migliorativo. Nonostante questo, ho preso posizione sul tema da lei sollevato come può trovare nelle dichiarazioni che le invio in allegato e procederemo con alcuni ordini del giorno, che speriamo il governo potrà accogliere”. “Credo che si stiano compiendo dei passi molto pericolosi per lo sviluppo del nostro paese, continua Alessia Mosca. Per quanto mi sarà possibile, date le condizioni in cui l’opposizione è costretta a lavorare, cercherò di fare tutto quanto si potrà per correggere quelli che ritengo essere dei gravi errori”. Il Governo ha chiaramente scelto di puntare sull’effetto annuncio per fare breccia tra gli elettori. L’ultimo esempio arriva dalla strategia seguita nel settore della Pubblica Amministrazione. Dopo aver cavalcato la protesta contro i “fannulloni”, arriva il momento delle decisioni e le promesse si sciolgono come neve al Sole. La manovra d’estate, tra una serie di altre cose discutibili, taglia del 10% la componente integrativa dello stipendio legata ai risultati: quindi, le amministrazioni pubbliche efficienti non saranno da oggi in poi più incentivate a fornire servizi di qualità ai cittadini, dietro la promessa di una ricompensa. E’ esattamente il contrario di quanto serve. Non bisogna solo tagliare, ma anche premiare quelle realtà che si dimostrano efficienti e capaci di rispondere con solerzia alle esigenze dei cittadini/consumatori. Il governo preferisce i fuochi d’artificio e butta via il bambino con l’acqua sporca. Alla faccia della tanto sbandierata volontà di aumentare la produttività e di premiare il merito nella P.A.”.
"Sulla riforma della Pubblica amministrazione il governo fa propaganda e contraddice quanto fino ad oggi sbandierato. La proposta di riforma avanzata dal ministro Brunetta soffoca il merito e livella verso il basso la qualità dei servizi". Lo afferma la deputata del Pd e segretaria della commissione lavoro della Camera, Alessia Mosca, intervenendo nel corso del dibattito sulla manovra finanziaria. "Anziche' colpire i fannulloni e le rendite di posizione - prosegue l'esponente del Pd - il piano del governo taglia la componente dello stipendio legata alla produttività' e lascia immutati i privilegi". Conclude Mosca: "E' un brutto segnale, alla vigilia di una stagione di rinnovi contrattuali che dovrebbero segnare la promozione del merito e della produttività anche nel settore pubblico".
“Tutte le sue preoccupazioni sono da me condivise nel merito, dichiara Gianluca Benamati. La mia e la nostra battaglia è quella tesa a modificare il più possibile questo provvedimento. Non le nascondo che in relazione alla composizione numerica della camera dei deputati ed alla considerevole maggioranza di cui il governo dispone, così come in relazione al frequente ricorso alla fiducia, nutro poche speranze sulla possibilità che si possa bloccare questo provvedimento che, ancor prima che iniquo, e' profondamente sbagliato. In ogni caso sia sicuro del mio impegno e della mia consapevolezza di quanto il mio voto significhi per lei”.
Su problemi molto importanti come quello dell'efficienza della P. A. il Governo non consente un confronto ed un dialogo serio in Parlamento al fine di adottare provvedimenti giusti ed efficaci per il buon funzionamento della Pubblica Amministrazione e non propagandistici.

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giovedì 17 luglio 2008

Intervista a Enzo Carra

L'intervista all'on.le Enzo Carra, giornalista professionista e deputato del PD, tratta diversi argomenti: - Il ruolo dell'opposizione del PD; - I problemi della giustizia; - La famiglia; - La Pubblica Amministrazione. Le posizioni di Enzo Carra sono equilibrate e condivisibili e rappresentano un visione, nata dall'esperienza e dai valori in cui crede, molto operativa per innovare il paese.
In quest’ultimo periodo sono stati in molti a scrivere su come svolgere il ruolo dell’opposizione: - L’opposizione responsabile di Piero Ostellino (Corriere della Sera del 18 giugno); - Saper fare l’opposizione di Giovanni Sartori (Corriere della Sera del 21 giugno); Come fare l’opposizione di Gianfranco Pasquino (L’Unità dell’1 luglio). Ritengo che fare l’opposizione non contrasti con il dialogo su specifici argomenti che interessino il paese e che il dialogo dipende in massima parte dalla credibilità e dai contenuti che esprime la maggioranza e dalle proposte presentate dall’opposizione. Secondo lei che tipo di opposizione dovrebbe esprimere il Partito Democratico in Parlamento e nel paese?
Il Pd deve esprimere un’opposizione riformista. Diversa cioè nei toni e nei contenuti da quella precedentemente svolta dalla sinistra cosiddetta radicale e oggi dall’Italia dei Valori di Di Pietro. Il Pd deve proporre, stimolare. Opporsi decisamente quando è il governo a sbagliare terapie, a non fare le riforme di cui l’Italia ha tanto bisogno.
In questi giorni cento costituzionalisti hanno firmato un appello nel quale esprimono “insuperabili perplessità di legittimità costituzionale” sull’emendamento blocca-processi e sul lodo Alfano sull’immunità temporanea per le alte cariche dello Stato e chiedono l’adesione in difesa della Costituzione. Il problema dei rapporti tra politica e magistratura è stato peggiorato dall’esigenza del premier di varare leggi ad personam che lo mettano al riparo dai processi che lo interessano. Condivide l’appello e che propone per uscire da questa trappola che non serve al paese e non riforma la giustizia?
L’emendamento blocca-processi è stato bloccato – scusate il bisticcio – dall’approvazione del lodo Alfano al quale il Pd si è opposto. E’ evidente che un provvedimento così grave e così personalizzato non può che peggiorare un rapporto tra politica e magistratura già molto deteriorato. Capisco le ragioni dell’appello dei 100 costituzionalisti, ma anch’io ne faccio uno, di appello. Se si vuole salvaguardare l’indipendenza e l’autonomia della magistratura e non si vuole lasciare la politica in balia di pressioni e minacce di ogni genere. Se si vuole lasciare la obbligatorietà dell’azione penale senza che questa diventi una clava da agitare contro la politica. Se si vuole tornare ad un equilibrio tra i poteri senza doversi preoccupare soltanto delle garanzie dei vertici dello Stato. Se si vuole tutto questo si deve ritornare all’articolo 68 della Costituzione e alle guarentigie per i parlamentari. Naturalmente l’immunità va drasticamente ristretta ai cosiddetti delitti propri. E basta.
Durante la campagna elettorale il centro destra si presentava sensibile ai problemi della famiglia e dei redditi bassi. Nelle misure prese in questi due mesi emerge che il governo ha soltanto varato per la famiglia la carta per gli acquisti, una misura caritatevole ed umiliante, ed ha tralasciato la introduzione del bonus bebè e del quoziente familiare. Che interventi dovrebbero essere presi per difendere le famiglie con redditi bassi dall’inflazione e dalla congiuntura economica sfavorevole?
Io penso che per la famiglia si debba prima o dopo giungere alla soluzione “principe” del quoziente familiare. In questi giorni alla Camera si sono discusse alcune mozioni su questo argomento e si è deciso di affrontare il problema nel concreto a settembre. Non credo che arriveremo al quoziente familiare, ma certo si potrebbe arrivare con un’azione concertata tra opposizioni e parti della maggioranza a qualche risultato meno indecente a favore delle famiglie italiane.
Il ministro Brunetta ha speso molte energie nel rendere trasparenti alcuni comportamenti e fatti della Pubblica Amministrazione (retribuzioni, permessi sindacali, distacchi sindacali ed altro). Inoltre, si accanisce contro i fannulloni come se i lavoratori pubblici fossero tutti degli irresponsabili. Rendere trasparenti alcuni avvenimenti è utile se vi è un disegno di cambiamento che ancora non riesco ad intravedere chiaramente. Ma se esiste una proposta del Ministro occorre su questa coinvolgere i lavoratori, i sindacati, i manager e tutte le risorse della P. A. altrimenti si corre il rischio di abbaiare soltanto. Il cambiamento è un processo che non può essere imposto dall’alto ma deve coinvolgere tutte le risorse. Cosa pensa di questo strano modo di procedere e dei contenuti che fino a questo momento ha espresso il ministro Brunetta?
Capisco che il ministro Brunetta ha dalla sua parte una certa opinione qualunquistica che vede nella pubblica amministrazione una palude di inefficienza. Capisco la necessità del coinvolgimento di “tutte le risorse” (umane). Direi, però, che la strada giusta sia quella di dichiararsi del tutto disponibili a ogni processo di modernizzazione e di restituzione dell’efficienza alla pubblica amministrazione. E non soltanto di dichiararsi ma anche di fare qualcosa in questo senso.

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mercoledì 16 luglio 2008

Fannulloni in agitazione?

Non era difficile prevedere che i lavoratori pubblici si sarebbero organizzati per contrastare i provvedimenti e le intenzioni del Ministro Brunetta. In tutta la Regione Veneto sono state organizzate dalle Organizzazioni Sindacali CGIL, CISL e UIL delle assemblee molto partecipate per spiegare le posizioni del Ministro della Funzione Pubblica, la visione delle organizzazioni sindacali, le diversità ed i motivi di contrasto.
Quali sono concretamente i problemi di questi lavoratori che negli ultimi tempi si sono visti criminalizzati come l’unica causa dei mali della Pubblica Amministrazione? Questa domanda la rivolgiamo a Francesco Bisognano, segretario regionale della funzione pubblica della Cisl.
“Il Governo ed il Ministro competente, afferma Bisognano, inganna la gente con la pubblicazione delle retribuzioni dei pubblici dipendenti manipolandole con aggiunta delle spese politiche per consulenze e contratti ad personam. Dimostra di essere incompetente nel momento in cui ritiene che non è aumento di produttività avere dimezzato il personale degli enti e aumentato i servizi dando risposte in tempo reale ed impreparato nel disconoscere che lo sviluppo organizzativo e professionale dei dipendenti ha prodotto miglioramenti eccezionali nelle attività certificate dalla relazione della Corte dei Conti sulla qualità e quantità dell'accertamento Contributivo e Fiscale”.
“Il centro destra ha disatteso l’impegno elettorale di diminuire i costi della politica, continua Bisognano, e realizza per decreto la riduzione degli stipendi dei pubblici dipendenti”. I provvedimenti governativi sono interpretati da Bisognano come “il tentativo di esternalizzare i servizi pubblici per realizzare nuove fonti di profitti anziché impegnarsi a migliorare la gestione di tali servizi con provvedimenti appropriati”.
A Verona, come in tutte le altre città venete, è stata promossa da CGIL, CISL e UIL un’assemblea dei lavoratori dell’Inps, Inail, Inpdap e Agenzia delle entrate della Provincia presieduta da Cipriani Luca della CGIL e da Francesco Bisognano della CISL, i quali hanno spiegato a tutti i partecipanti le ragioni dello stato di agitazione, le contraddizioni e le inefficienti misure varate dal Governo. Tra questi motivi vi è la disapplicazione a partire dal 2009 della contrattazione integrativa e del salario accessorio finalizzato all’aumento della produttività e della qualità dei servizi. Il salario accessorio rappresenta in un anno circa 5 milioni di euro per i dipendenti dell’INPS e dell’Agenzia dell’Entrate e 2 milioni di euro per i lavoratori dell’Inail.
Tutto questo accade nel momento in cui nel settore privato vengono detassati lo straordinario ed i premi di produttività e la riforma della contrattazione è finalizzata ad incrementare gli spazi e le competenze della contrattazione di secondo livello rivolta all’aumento della produttività.
Tra i numerosi partecipanti all’assemblea vi è la preoccupazione che il Governo voglia privatizzare la gestione dei servizi pubblici e avviare contratti di lavoro stipulati fra datore di lavoro e singolo dipendente.
Il disegno del ministro Brunetta è quello di ridimensionare le materie oggetto di contrattazione e le responsabilità organizzative del management al fine di disciplinarle per legge. Questo disegno contrasta con i principi che ispirano l’organizzazione dell’impresa pubblica e privata: - La condivisione degli obiettivi è determinante per avviare il cambiamento nella P. A.; - Il depotenziamento del ruolo e delle responsabilità del management pubblico per concentrare il potere nel Governo non facilita l’adattamento dell’impresa pubblica ai cambiamenti veloci che avvengono nella società e nel mondo.
“L'articolo 67 del D.L 112 /2008, afferma Rosalia Lo Presti della CISL, taglia completamente per l'anno 2009 le risorse per i trattamenti economici accessori e colpisce indiscriminatamente anche quegli Enti in cui l'erogazione di tali trattamenti ormai da decenni è legata alla misurazione ed al monitoraggio costante del raggiungimento dei progetti e degli obiettivi fissati con piani annuali. Per mesi è stata condotta una vergognosa campagna mediatica in cui tutti i dipendenti pubblici venivano rappresentati dal Ministro della Funzione pubblica come fannulloni, assenteisti, nullafacenti, parassiti e causa di tutti i mali dell'economia italiana. Se alla Fiat nominassero un amministratore delegato che avesse altrettanta opinione dei propri dipendenti, che spazi di cambiamenti e miglioramenti pensate ci potrebbero essere?”
I provvedimenti del Governo riguardano anche i periodi di malattia, la reperibilità durante tale evento ed i relativi controlli. “A cosa serve tenere agli arresti domiciliari chiunque è assente per malattia, dichiara Lo Presti, creando situazioni discriminanti tra lavoratori pubblici e privati, se poi non si riesce a colpire chi effettivamente ne abusa. Non serve scomodare la Guardia di Finanza per controllare i finti malati, come avrebbe intenzione di fare il ministro Brunetta, basterebbe che i nostri dirigenti svolgessero il lavoro di controllo per il quale sono pagati. Lasciamo, quindi, che la Guardia di Finanza si dedichi a lavori ben più utili per l'economia del paese e non spacciamo quelli che sono i vari disegni di questo governo come tentativi di dare finalmente un volto nuovo alla pubblica amministrazione italiana. Qui è in atto un vero e proprio attacco non solo alla pubblica amministrazione in cui interi settori sono palesemente oggetto di appetiti da parte dei privati, ma siamo di fronte ad un vero e proprio tentativo di smantellamento dello stato sociale”.
Nel precedente post “Organizzazione e lavoro nella P. A.” dell’8 luglio sono stati sottolineati i problemi della P. A., l’urgenza avvertita dai cittadini e dalle imprese di usufruire di servizi pubblici migliori, i provvedimenti del Governo che non si condividono ed in linea generale i cambiamenti da realizzare.
Ritengo che le molteplici cause del malfunzionamento della macchina pubblica potranno essere rimosse intervenendo sui seguenti temi:
- Management pubblico, il quale ha la responsabilità dei risultati e deve essere rimosso nel momento in cui non riesce a conseguire gli obiettivi assegnati e ad adattare il servizio pubblico ai cambiamenti che intervengono con velocità nell’impresa. I manager devono usare in modo efficace il loro potere di organizzazione, valutazione, incentivazione e sanzione;
- Riforma della contrattazione che privilegi il merito e la produttività rafforzando la contrattazione integrativa;
- Misurazione e trasparenza dei risultati e nuovo rapporto con i cittadini attraverso la creazione di una Agenzia indipendente che valuti e controlli i risultati, il grado di conseguimento degli obiettivi, l’impegno del management pubblico.
Vi è un ultima cosa che vorrei ricordare, la quale non è scritta nei manuali di management. Nelle organizzazioni pubbliche è importante scoprire la solidarietà e la sensibilità sociale verso gli altri, valori che animano l’attività delle imprese non profit e dei volontari poiché tali qualità integrate nella P. A. consentono di assicurare ai cittadini l’erogazione di servizi pubblici adeguati alle esigenze ed alle attese.
Ritengo che i lavoratori del pubblico impiego, i quali intervengono alle assemblee, non sono fannulloni ma operatori che intendono partecipare ed offrire il loro determinante contributo. I fannulloni li lasciamo al Ministro Brunetta ed al management pubblico in quanto è un loro esclusivo problema che occorre risolvere specificatamente evitando di colpire nel mucchio.
Documento
Lettera aperta

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sabato 12 luglio 2008

Touadi entra nel PD

Jean Leonard Touadi, deputato eletto come indipendente nell'IdV, entra nel PD. La scelta di Touadi è maturata dopo la manifestazione di piazza Navona. Il deputato ha inviato una lettera a Di Pietro per spiegare le motivazioni della sua scelta.
''In questi giorni ho vissuto una profonda contraddizione tra alcune mie profonde convinzioni e le posizioni che sta assumendo il partito - spiega Touadi, che aveva già espresso le sue perplessità - Avrei voluto una più netta presa di distanze dalle parole pronunciate contro il Presidente della Repubblica, contro il Partito democratico e, da cattolico praticante quale sono, contro il Papa''. Altro punto di rottura, che ha contribuito alla decisione di Touadi, il deterioramento della ''imprescindibile'' alleanza tra Idv e Pd. ''Già al momento della scelta di non confluire in un gruppo parlamentare unico - afferma il deputato - avevo avuto qualche perplessità. Distinti ma uniti, si disse allora. Con il passare delle settimane le ragioni dell'affermazione della legittima identità hanno finito per oscurare quelle dell'unita". L'on.le Touadi è stato accolto con grande entusiasmo nel PD e Antonello Soro, presidente dei deputati PD, non esita a definirlo un "fatto politico importante che premia il nostro modo di fare opposizione; una opposizione ferma, coerente e non subalterna, sempre rispettosa di tutte le istituzioni".
La mancata unificazione di PD e IdV, impegno preso nelle elezioni politiche, non porta fortuna a Di Pietro, il quale ha dimostrato di non sapere costruire una strategia per il futuro e di focalizzare il suo impegno politico all'oggi con posizioni ed errori che non lasciano intravedere prospettive positive per il paese e di cambiamento per il sistema politico.
All'on.le Touadi esprimo un affettuoso benvenuto e l'augurio di un buon lavoro al servizio del paese e delle fasce più deboli dell'Italia e del mondo.

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venerdì 11 luglio 2008

Salva l'Italia: 5 milioni di firme

"Salva l'Italia!”. S'intitola così la petizione che il Partito Democratico ha promosso e che partirà dal fine settimana per concludersi il 25 ottobre, in occasione della manifestazione nazionale indetta dal partito. La petizione ha al centro due questioni: la difesa delle regole democratiche contro le forzature e le leggi sbagliate del governo; la lotta per far ripartire l'Italia, cominciando da stipendi e pensioni.
Tra i primi firmatari, giuristi come Barbera, Mancina, Elia, economisti e protagonisti del mondo del lavoro come Ruffolo, Sangalli, Colaninno, Messori, Ichino, Baretta, Musi.
“Salvare l'Italia, non il premier” è il titolo della parte istituzionale in cui si indicano problemi e provvedimenti presi a difesa degli interessi privati del presidente del Consiglio e non certo per aumentare la sicurezza.
La maggioranza, che ha puntato in campagna elettorale sul tema della sicurezza, oggi taglia drasticamente fondi e uomini e gioca tutto su provvedimenti demagogici e sbagliati, come la raccolta delle impronte dei bambini rom o il reato di immigrazione clandestina.
Leggi ad personam e un sostanziale “azzeramento” del dibattito parlamentare su una manovra economica improvvisata: questa la miscela avvelenata proposta dal governo e che la petizione vuole battere e fermare.
Così sul versante dell'emergenza sociale la petizione sottolinea l'incapacità del governo di affrontare i problemi della crisi economica, dell'impoverimento e del reddito di chi vive di salari e pensioni e non arriva più alla fine del mese.
Una situazione che il governo ignora, mentre le promesse elettorali vengono clamorosamente smentite. Le tasse, che si diceva di voler abbassare al 40 per cento, cresceranno e resteranno per tutta la legislatura al 42,9%. Mentre per i redditi bassi si inventa la “carta” per fare la spesa, finanziata soltanto per il 2008 e con 200 milioni, ovvero due euro al mese per ciascun anziano con pensione inferiore ai mille euro al mese.
E non basta: il governo reintroduce i ticket sulla sanità e taglia gli investimenti per le opere pubbliche e le spese per garantire servizi essenziali alla crescita, come la scuola dove si perderanno 150 mila posti di lavoro, con classi più affollate e studenti meno seguiti.
Ed ecco le prime firme: Pietro Ichino, Giancarlo Sangalli, Paolo Nerozzi, Pierpaolo Baretta, Adriano Musi, Giorgio Ruffolo, Achille Passoni, Matteo Colaninno, Annarita Fioroni, Francesco Silva, Claudio De Vincenti, Salvatore Brigantini, Marcello Messori, Franco Bassanini, Massimo Brutti, Leopoldo Elia, Carlo Galli, Carlo Fusaro, Claudia Mancina, Augusto Barbera.
Walter Veltroni su Democrazia e salari
"Cinque milioni di firme, dichiara Walter Veltroni per dire no ad un governo che non rispetta le regole democratiche, forza la mano sui temi della giustizia e non fa nulla per far crescere salari e pensioni mentre l’Italia vive una pesante crisi e le famiglie faticano ad arrivare alla fine del mese. Il Partito democratico lancia dalla prossima settimana una petizione e punta a raccogliere milioni di firme tra gli italiani che stanno vedendo come il governo non mantiene gli impegni: avevano detto che le tasse sarebbero scese invece aumenteranno per tutta la legislatura, avevano fatto una campagna elettorale promettendo più sicurezza e ora tagliano le risorse proprio alle forze di polizia, parlavano di innovazione e la scuola avrà centomila insegnanti in meno... Quella del PD è una iniziativa che durerà nel tempo e coinvolgerà i cittadini in tutto il Paese, non la fiammata di un giorno ma una campagna capillare che andrà dove gli italiani vivono. Nelle Feste in tutt’Italia, nelle piazze delle città, anche nei luoghi di lavoro: queste milioni di firme saranno anche la base della grande manifestazione che il PD ha promosso per l’autunno, tenendo insieme la difesa della democrazia, della nostra Costituzione, il rispetto delle regole e la necessità di un intervento immediato e forte per dare respiro e risorse alla famiglie, per rilanciare l’economia".
In questi ultimi giorni l'Istat ha posto all'attenzione un calo reale dei consumi delle famiglie italiane, le quali si sono attrezzate a spendere di meno e a cambiare strategia negli acquisti considerate le difficoltà che vivono per i redditi bassi e per l'inflazione dei prodotti di prima necessità (pane, pasta). Tutto questo accade in un momento in cui l'economia va male e segna nel mese di maggio un calo della produzione del 6,6%. Intanto il governo di fronte a questi gravi problemi di sopravvivenza e di solidarietà sprega le proprie energie con il lodo Alfano e le norme blocca processi che servono solo a Berlusconi e certamente non al paese.
Questa grande testimonianza di vita democratica potrebbe essere organizzata offrendo la possibilità ai siti ed ai blog che sostengono il PD di organizzare direttamente la raccolta delle firme. Perchè non ci viene offerta questa occasione di e-democrazia? Perchè non viene considerato che in rete vi sono cosi tante persone che sostengono il PD? Ritengo che questa è una occasione da non perdere per organizzare tutte le forze di cui disponiamo inclusa la nostra presenza in rete. Lancio un appello a tutti i sostenitori del PD in rete di pubblicizzare l'avvenimento tramite la pubblicazione di un post dal titolo "Salva l'Italia".
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