mercoledì 13 maggio 2009

PD Verona unito per Diego Zardini

Il Partito Democratico di Verona è unito e impegnato con convegni, incontri ed altre iniziative per sostenere la candidatura di Silvio Gandini al Parlamento Europeo e di Diego Zardini alla Presidenza della Provincia. Diverse sono le dichiarazioni di sostegno a Silvio Gandini e a Diego Zardini.
“Tra un mese siamo chiamati alle urne e dobbiamo ribadire con tutta la nostra forza, dichiara l’on. Giampaolo Fogliardi, il sostegno al Partito democratico, l'unico vero progetto riformista che può rimettere in moto il paese e frenare la deriva berlusconiana.” “L'Europa, continua Fogliardi, ci guarda attonita: il premier sfila alle festicciole di compleanno mentre candida, padre padrone del centrodestra, figuranti al parlamento di Strasburgo. I drammi del nostro tempo, dal terremoto ai barconi di disperati nel mediterraneo, vengono trasformati in spot: sfilate, annunci, provocazioni, smentite. Un delirio di onnipotenza che trita tutto, drammi pubblici e vita privata, nella ricerca del consenso da esporre come un trofeo, vanto dell'imperatore. Manca un progetto per l'Italia. Mancano al governo persone che vogliano adoperarsi senza clamore, che abbiano a cuore gli interessi del Paese.”
“Il Partito democratico, conclude Gaimpaolo Fogliardi, ha messo in campo una squadra di persone vere, serie, con programmi, idee e voglia di fare. Votiamo e facciamo votare il Pd. Portiamo Silvio Gandini in Europa, Diego Zardini alla Presidenza della Provincia e tutti gli amici candidati nei consigli comunali per far partire la riscossa democratica. Sosteniamo i nostri candidati, affermiamo con orgoglio la serietà del nostro progetto. Niente napoleoni al comando o veline calate dall'alto: solo persone in gamba.”
“Credo che la candidatura di Diego Zardini, dichiara il consigliere regionale Franco Bonfante, sia stata un’ottima scelta da parte del PD. Diego ha trent’anni, e rappresenta per questo Partito il giusto rinnovamento (anche generazionale), ma non è né un candidato spot né un candidato di ripiego. Se quasi 3000 elettori del PD l’hanno scelto attraverso le consultazioni primarie, è per la sua competenza e la sua voglia di fare.” “Diego è bravo, serio. Con lui puntiamo, conclude Bonfanti, veramente a sfidare il centrodestra sul terreno ad esso più scomodo: i contenuti. Dalle tangenziali a pagamento alla statale 12 e al traforo, dalla sicurezza alle discariche e agli inceneritori, noi proponiamo un modello diverso, più vicino alle esigenze dei cittadini. Il PdL e la Lega parlano solo di posti e poltrone.”
Noi abbiamo scelto il nostro candidato, sostiene Lorenzo Dalai candidato al consiglio provinciale, con un metodo democratico, trasparente e partecipato. Gli altri hanno spartito le posizioni,con metodi verticistici e stanno ancora continuando a litigare. Noi abbiamo un candidato fresco e capace di esprimere la voglia di cambiamento che c'è nell'aria dopo dieci anni di governo della Provincia di Verona da parte di coalizioni che null'altro hanno fatto che continuare a litigare, senza governare, perdendo opportunità preziose.” “Diego Zardini, conclude Dalai, è il catalizzatore di un programma ambizioso e innovativo,gli altri cosa contrappongono ? Devono far venire un Ministro a dire cosa vogliono mettere in programma, perché da soli non lo sanno...... Con Diego, cambieremo lo stato pietoso del governo provinciale,altrimenti altri cinque anni di Mosele due !
Zeno Toffalini, del movimento dei giovani democratici di Verona, afferma che “ho deciso di sostenere Diego fin da quando ha annunciato la sua candidatura, mettendo in gioco le sue idee e la sua persona al servizio del PD. Ho scelto di sostenerlo da subito perché lo conosco: è una persona seria, un lavoratore che non si è mai tirato indietro.”
“Un ricordo personale? Tutte le Feste dell’Unità fatte insieme, conclude Zeno, al posto delle ferie: mesi di pianificazione e riunioni, mattine e pomeriggi passati sotto il sole di luglio montando i capannoni, poi lo vedevo presente tutte le sere con un sorriso dietro al bancone (con le occhiaie fin sotto le guance perché c’è anche da fare il turno di notte). E poi a fare i conti, a festa finita, a chiedersi ogni anno se vale la pena fare tanta fatica per pochi soldi. E a rispondersi immancabilmente di sì.
Queste sono testimonianze importanti di sostegno al Partito Democratico ed ai candidati al Parlamento Europeo, alla Presidenza della Provincia di Verona che peseranno nella consultazione elettorale.

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martedì 12 maggio 2009

Tour della legalità in Sicilia

Il “tour della legalità”in Sicilia ha rappresentato per me, ma spero anche per tutti coloro che vi hanno partecipato, una straordinaria occasione per prendere coscienza in maniera più diretta di alcuni problemi. Durante il viaggio, nel quale abbiamo percorso non solo località geografiche ma anche luoghi della memoria e dell'anima, si è creato un prezioso incontro tra tradizioni e modi diversi di sentire e vivere la propria comunità di appartenenza, ciò nel particolare momento storico in cui viviamo rappresenta già di per sé una ricchezza.
Toscani, calabresi e siciliani: tre identità collettive molto diverse si sono ritrovate insieme a discutere di politica, costume, sviluppo del territorio, lavoro e, soprattutto, di mafia, un triste problema che, anche se con modalità differenti, riguarda ormai il tessuto produttivo e sociale di tutte le regioni italiane.
Con la mia amica Tea ci siamo imbarcate a Napoli insieme ai nostri compagni di viaggio toscani. Maurizio, il nostro capogruppo, durante la traversata ci ha parlato del lavoro che in questi anni i circoli ARCI di Firenze, in collaborazione con i circoli ARCI siciliani, hanno svolto per favorire lo sfruttamento dei terreni sequestrati alla mafia e assegnati alla cooperative sociali, sorte grazie all'azione di “Libera” di Don Ciotti.
Il gemellaggio Sicilia – Toscana ha permesso a tanti ragazzi della provincia di Firenze di lavorare come volontari nei campi assegnati alle cooperative, con considerevoli vantaggi non solo economici ma anche e soprattutto in termini di solidarietà umana, perchè per sconfiggere la mafia il primo passo è smantellare l'isolamento di coloro che hanno il coraggio di opporsi a questo cancro.
Sbarcati a Palermo abbiamo proseguito verso Agrigento, con una breve sosta davanti alla stele della strage di Capaci. C'è stato qualche istante di silenzio carico di un'emozione molto forte: il nostro ricordo è andato a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito schifani, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro e a quelle terribili immagini del “l'attentatuni” mandate da tutti i telegiornali, mentre i nostri occhi e le nostre macchine fotografiche tentavano di fissare il ritratto di quel luogo indimenticabile.
La prima tappa è stata la Riserva naturalistica di Macalube di Aragona, gestita da Legambiente, abbiamo quindi visitato Racalmuto, paese natale di Leonardo Sciascia, e Canicattì, dove siamo stati sui terreni confiscati alla mafia e affidati alla cooperativa “Lavoro e non solo”. La gestione di queste proprietà ha comportato, e ancora comporta, diversi problemi: un paio di anni fa, per convincere i ragazzi della cooperativa ad abbandonare l’iniziativa, i tralci di vite sono stati distrutti tutti ( non c'è bisogno che vi dica da chi!). Il danno sarebbe stato irreparabile se non fosse intervenuta la solidarietà dei circoli ARCI della provincia di Firenze, che con la loro mobilitazione e disponibilità sono riusciti a ricomprare tutte le nuove di viti. Le intimidazioni non sono comunque cessate, di tanto in tanto davanti al capanno degli attrezzi vengono messi animali impiccati, come monito mafioso che dica : “Qui comandiamo noi, e voi resterete solo fino a quando noi decideremo di farvi restare!”. Per fortuna tutti coloro che ruotano intorno alla cooperativa mostrano molto coraggio e non hanno nessuna intenzione di demordere. A Canicattì abbiamo avuto occasione d’incontrare anche il Capitano della stazione dei Carabinieri, che nel suo intervento si è soffermato sulle trasformazioni attuali della mafia, sempre più capace d'infiltrare il tessuto produttivo cosiddetto “rispettabile” e ricco, non solo nel proprio habitat ma anche al centro-nord. Il capitano ha infatti sottolineato con forza come gli ultimi sviluppi delle indagini fanno registrare un progressivo coinvolgimento nel circuito mafioso di imprenditori non vessati, che si rivolgono “all’onorata famiglia” per lucrare e sconfiggere la concorrenza abbattendo in maniera illegale i costi piuttosto che investire in innovazione. Nel suo intervento si è inoltre soffermato con preoccupazione sulle nuove norme che regoleranno le intercettazioni telefoniche, facendo notare come il loro carattere restrittivo possa mettere in serio pericolo tutta una serie di indagini in corso che, nella loro fase iniziale non possono a rigor di logica essere classificati come “reati di mafia”.
Le tappe successive sono state Palma di Montechiaro e Palermo, dove siamo stati in via d’Amelio, per ricordare il giudice Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Anche qui molti sono stati i sentimenti provati, tristezza, rabbia, umana pietà, ammirazione, ma sopra ogni cosa il desiderio di onorare nei fatti una tale testimonianza di umana dignità e coraggio.
Da Palermo siamo passati a Corleone, dove abbiamo visitato una casa sequestrata ai Riina e un’altra a Brusca, la prima già data in gestione alla cooperativa “Lavoro e non solo” e l’altra sarà assegnata tra breve. Qui abbiamo incontrato i ragazzi dell’associazione ARCI Dialogos, che ci hanno raccontato la storia di Corleone e del suo sindaco Bernardino Verro ucciso nei primi anni del ‘900 dalla mafia.
Ultima tappa è stata Portella della Ginestra il 1° maggio, con tanta gente, tanti gonfaloni di Comuni e bandiere, con due dei reduci di quella terribile strage che ci hanno raccontato i momenti più drammatici, con Rita Borsellino che ha voluto essere lì insieme a tutti noi senza prendere la parola dal palco.
La Sicilia, che mi ha inebriata con i suoi colori, odori e sapori, si è mostrata purtroppo come una terra in cui la mafia è ancora molto forte. Tuttavia davanti ai luoghi dove hanno perso la vita in nome di un ideale di giustizia (e aggiungerei anche di fratellanza contro ogni iniqua prevaricazione) Livatino, Falcone, Borsellino, Impastato, i contadini di Portella della Ginestra e tanti, tanti altri, si prova una forte emozione, un moto di rabbia e di orgoglio che urla dentro: ce la possiamo fare, possiamo, dobbiamo sconfiggere la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta e tutto ciò che ci impedisce di essere uomini davvero liberi! È stato molto importante per noi viaggiatori vedere come non siano pochi i siciliani che, nonostante la paura e l'ostilità, tentino quotidianamente, con una testardaggine tipicamente meridionale, di contrastare il laido potere mafioso, e spero per loro sia stato altrettanto confortante sentire la nostra profonda stima, perché sono loro i veri “uomini di rispetto” di quella terra. Il prossimo importante passo sarà riuscire a portare sempre più ragazzi siciliani, da Palermo, Catania, Agrigento, ecc. a svolgere il lavoro fino ad ora fatto dai giovani toscani, perché le giovani generazioni possano imparare ad amare la loro meravigliosa terra non solo in senso astratto, ma prendendosene cura concretamente.
Da calabrese, che vive in un territorio devastato non solo dalla 'ndrangheta ma soprattutto dalle sue perniciose connivenze con il potere politico ed economico, posso dire di aver tratto speranza e forza dall'esempio dei fratelli siciliani, che non hanno alcuna intenzione di arrendersi di fronte alla ferocia mafiosa.
Insieme a tutti gli amici calabresi, che provano come me un profondo dolore e sconforto di fronte alla cancrena che sta divorando la loro splendida terra, mi è venuta voglia di progettare, tessere relazioni, ideare, dar vita insomma ad una serie di piccole ma concrete iniziative che possano far lievitare nella nostra martoriata regione lo spirito di legalità, di accoglienza e rispetto del prossimo, di amore e di conoscenza verso quelle che sono le nostre più profonde e nobili radici.
Questa è solo una piccola parte di tutto il bagaglio di impressioni e sentimenti che mi sono portata a casa dal viaggio, ringrazio quelli di voi che hanno avuto la pazienza di leggermi e vi abbraccio tutti con tanto affetto.
Nadia Lazzaro

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lunedì 11 maggio 2009

Pietro Ichino sul Libro Bianco

Dichiarazione del senatore Pietro Ichino ad ADN-Kronos sul libro Bianco del Ministro Sacconi, 6 maggio 2009
Il Libro Bianco del ministro del Welfare Sacconi parte dall’affermazione secondo cui il nostro mercato del lavoro è il peggiore d’Europa; il ministro della Funzione Pubblica Brunetta, invece, sostiene e ribadisce che il nostro è il migliore mercato del lavoro d’Europa. Non c’è da stupirsi che, stante questa radicale divergenza tra i due ministri competenti in materia di lavoro privato e pubblico, le politiche del lavoro del Governo si caratterizzino per un immobilismo totale.
Nel suo primo anno di vita la sola cosa che il Governo ha proposto e ha fatto, su questo terreno, è la detassazione del lavoro straordinario, poche settimane prima che questo sparisse nel gorgo della crisi.
Ora il Libro Bianco accenna allo “Statuto dei Lavori”. Ma ne parla in modo assolutamente generico, perché evidentemente di questo nuovo “Statuto” dedicato ai lavoratori atipici i tecnici del ministero, a un anno dall’inizio della legislatura, non hanno ancora elaborato neppure una bozza. In buona sostanza, si riconferma implicitamente la determinazione del Governo di non toccare una virgola del vecchio diritto del lavoro.
Dall’opposizione viene una proposta precisa di riforma del diritto del lavoro, già formalizzata in un disegno di legge, sulla transizione a un regime di flexsecurity: che Libro Bianco è mai questo, che all’unico progetto concretamente esistente su questa materia non dedica neppure una parola, neppure per criticarlo? Forse il Governo è preoccupato per un eccesso di consenso che esso sta raccogliendo nella società civile?
Libro Bianco del Ministro Sacconi

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sabato 9 maggio 2009

Pietro Ichino a Verona e a Legnago

Ieri si è tenuto a Verona un incontro con Pietro Ichino su “Il Cambiamento della Pubblica Amministrazione”. All’incontro sono intervenuti, oltre al Senatore Pietro Ichino, Giandomenico Allegri, coordinatore del Partito Democratico di Verona, l’on. Federico Testa, Diego Zardini, candidato alla Presidenza della Provincia di Verona, e Antonino Leone, membro della Consulta nazionale della Pubblica Amministrazione del Partito Democratico.
Pietro Ichino ha spiegato i contenuti della legge delega 4 marzo 2009, n. 15 sulla ottimizzazione del lavoro pubblico e sulla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni.
“I contenuti più rilevanti della legge, ha dichiarato Pietro Ichino, derivano dalla rielaborazione bi-partisan del progetto presentato dal Partito Democratico in quanto i fattori di cambiamento nel disegno governativo o non erano previsti o erano accennati in modo generico”. Tali fattori sono rappresentati dalla:
- Trasparenza;
- Valutazione del lavoro;
- Bechmarking;
- Agenzia indipendente di valutazione.
Ichino si è soffermato a spiegare gli effetti di tali fattori sugli obiettivi programmati attraverso:
- il controllo dei cittadini su Internet del grado di conseguimento dei risultati programmati facendo sentire il fiato sul collo al management pubblico;
- la possibilità di migliorare le prestazioni di un dipartimento pubblico importando le best practice realizzate da altri;
- la valutazione della performance attraverso indicatori di quantità e qualità da parte dell’Agenzia Indipendente.
Tali norme sono finalizzate a far introdurre al management pubblico tutte quelle metodologie organizzative necessarie al buon andamento della Pubblica Amministrazione.
Il senatore Pietro Ichino si è soffermato sui contenuti del decreto delegato sulla P.A. dichiarando che in alcune parti è troppo dettagliato, occupando i compiti e le responsabilità del management pubblico, e nella parte relativa alla contrattazione collettiva mette in atto delle provocazioni nei confronti delle organizzazioni sindacali.
"E' fondamentale, ha dichiarato nel suo intervento Diego Zardini, a Verona affrontare il tema dell'efficienza e dell’efficacia, dei risultati rapportati ai costi delle Pubbliche Amministrazioni per dar risposte ai cittadini e alle tantissime imprese che pagano il prezzo della burocrazia. Lo Stato è debitore di circa 60/70 miliardi nei confronti delle imprese, le quali in questo momento di crisi hanno bisogno di liquidità per sopravvivere. Noi crediamo nel ruolo essenziale del settore pubblicò nella vita della società per la soddisfazione dei bisogno in modo equo, dobbiamo lavorare affinché la P.A. metta al centro il cittadino come utente/cliente del servizio e punti alla sua soddisfazione. Le ricette sono: valorizzazione delle risorse umane, introduzione del merito e responsabilizzazione dei clienti. Cominciamo con la Provincia di Verona.”
I lavori sono stati coordinati in modo brillante da Giandomenico Allegri che ha posto delle domande opportune ai relatori per indirizzare il dibattito sugli aspetti più importanti del cambiamento della P.A.. Federico Testa e Antonino Leone sono intervenuti offrendo il loro contributo all’incontro.
Nel pomeriggio il senatore Pietro Ichino è stato impegnato a Legnago insieme Silvio Gandini, candidato al Parlamento Europeo, ad un confronto con gli imprenditori e le organizzazioni sindacali sul progetto Flexsecurity. “E’ stato sicuramente, ha dichiarato Silvio Gandini candidato al Parlamento Europeo, un convegno interessante ed una occasione di approfondimento quanto mai necessaria sui temi del lavoro nel periodo della crisi. Di fronte infatti alle problematiche indotte da un contesto economico- finanziario difficile occorre decidere quale strada intraprendere :la difesa degli attuali meccanismi contrattuali e semmai il loro rafforzamento oppure, ed è quanto suggerito dal modello della FLEXSECURITY del Prof. Ichino, la ricerca di nuove soluzioni contrattuali che riescono a coniugare il massimo della flessibilità (compresa la possibilità del licenziamento per cause di crisi produttiva)con il massimo della protezione, attraverso la garanzia della continuità del reddito e di una adeguata ricollocazione o riconversione del lavoratore”.
“Credo che il Partito Democratico, conclude Silvio Gandini, se vuol essere promotore di una nuova visione del lavoro e dell’impresa, debba avere la capacità di discutere e affrontare seriamente il tema dell’occupazione: occorre cercare di porre al centro gli interessi veri dei lavoratori quale la permanenza di un lavoro e non dello specifico posto di lavoro, occorre privilegiare soluzioni di lunga durata magari più articolate e complesse piuttosto che soluzioni apparentemente più semplici ed immediate ma di breve respiro e di scarsa efficacia”.

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Brunetta ministro e capo reparto

Dalla società della conoscenza al neo-taylorismo del Ministro della Funzione Pubblica
Come da copione Brunetta non sorprende più. Il Ministro ha avviato dal 2 marzo una consultazione telematica sulla riforma della P.A., tramite un questionario interattivo, alla quale hanno partecipato 527 persone pari al 20% delle 2.887 persone invitate appartenenti a due distinte categorie: operatori interessati (sindacati, dirigenti pubblici, consumatori, imprese) ed esperti (magistrature, avvocatura, università).
Dopo la consultazione il Consiglio dei Ministri ha approvato immediatamente il testo del decreto delegato senza alcun confronto preventivo con le organizzazioni sindacali e le forze politiche dell’opposizione. Dal testo del decreto delegato si evince che il Ministro ha voluto disciplinare dettagliatamente e minuziosamente le funzioni di organizzazione del management pubblico appropriandosi di attività che non gli appartengono e svuotando di conseguenza il ruolo e la responsabilità dei dirigenti. Inoltre, ha provveduto a restringere ed a rendere rischiosa l’area della contrattazione collettiva.
Specificatamente ha eliminato la contrattazione in materia di compensi incentivanti.
Il Ministro Brunetta ha dimenticato le dichiarazioni rilasciate subito dopo l’approvazione della legge n. 15/2009 di aperta disponibilità al confronto con le forze sociali e sindacali ed al coinvolgimento del parlamento.
Il Ministro Brunetta non ha capito che la riforma della Pubblica Amministrazione per essere realizzata ha bisogno della più ampia convergenza possibile tra forze politiche, sindacali e sociali altrimenti si corre il rischio che il cambiamento della P.A. rimanga sulla carta. L’approvazione della normativa non è una condizione sufficiente per avviare il cambiamento della P.A. perché occorre anche la sua implementazione operativa da parte del management e degli operatori pubblici.
Fermo restando la condivisione della parte del decreto delegato che introduce la trasparenza, la misurazione del lavoro, la valutazione dei risultati, il benchmarking e l’istituzione dell’Agenzia indipendente, ritengo che la parte relativa al sistema incentivante è disciplinata in modo troppo minuzioso e dettagliato occupando l’area di responsabilità del management pubblico e della contrattazione collettiva.
L'introduzione di nuovi modelli organizzativi al fine di rendere operativi i fattori sopra indicati può essere realizzata tramite la presa di coscienza e la responsabilizzazione del management e degli operatori. Inoltre gli strumenti delineati vanno integrati con una gestione mirata alla creazione del valore, orientata al risultato ed all’economicità di gestione. Tutti questi elementi sono di competenza del management pubblico, il quale deve introdurre nei vari dipartimenti ed enti pubblici: l’innovazione, la flessibilità, la collaborazione interna ed esterna, la motivazione e soprattutto la creazione del valore nei servizi.
Appropriarsi delle competenze specifiche del management significa che il Ministro Brunetta continua ad esercitare il ruolo del Capo Reparto, figura superata dall’organizzazione scientifica del lavoro di Taylor, con grave nocumento per la P.A..
Il sistema di premialità previsto nel decreto delegato è troppo dettagliato e prevede tre fasce:
- Fascia di merito alta. Il 25% del personale è collocato nella fascia di merito alta, alla quale corrisponde l’attribuzione del 50% del trattamento accessorio collegato alla performance individuale. Al 5% dei classificati nella fascia alta si applica la premialità di eccellenza dal 10% al 30% della retribuzione.
- Fascia di merito intermedia. Il 50% del personale è collocato nella fascia di merito intermedia. A questa fascia compete il 50% del trattamento accessorio collegato alla performance individuale;
- Fascia di merito bassa. Il rimanente 25% del personale è collocato nella fascia di merito bassa. A questa fascia non compete il trattamento accessorio collegato alla performance individuale.
Tale metodologia non tiene conto dei modelli di organizzazione che vengono applicate nelle imprese private e pubbliche di tutto il mondo, quali il lavoro di gruppo e la gestione per processi che esalta l’integrazione delle competenze e la collaborazione tra i soggetti e promuove l’organizzazione scientifica del lavoro e la introduzione della divisione del lavoro (compiti semplici e processi complessi) e del lavoro individuale ed a cottimo.
Il management pubblico deresponsabilizzato per l’invasione normativa nelle aree di sua competenza incontrerà notevoli difficoltà nell’esercizio delle sue funzioni di guida al cambiamento. La comunicazione della visione al personale, classificato in tre fasce e, quindi, demotivato, sarà difficoltosa.
Nelle più moderne aziende private e pubbliche a livello internazionale, le quali si collocano nella alta performance, i leader sono titolari di tutte le loro responsabilità e le esercitano in modo efficace a beneficio dell’azienda e degli operatori.
L'introduzione della trasparenza, della misurazione del lavoro, della predisposizione di piani e della valutazione della performance sono elementi che rivoluzionano il ruolo del management pubblico, dei quadri intermedi e degli operatori e, pertanto, non occorre entrare in merito minuziosamente ad un sistema di incentivazione che può avere effetti negativi sui fattori indicati.
Nella seconda e terza fascia, prevista da Brunetta, possono essere inclusi gli operatori di dipartimenti o enti pubblici che conseguono gli obiettivi programmati dal business plan e risultano efficienti ed efficaci ma che sfortunatamente non rientrano nella fascia di eccellenza e di merito intermedia. In definitiva bisogna trovare qualcuno a cui fargliela pagare.
Introdurre il merito ed eliminare l'assegnazione degli incentivi a pioggia, cosa giusta ed efficace, non significa lasciare fuori dai premi incentivanti il personale delle amministrazioni che conseguono gli obiettivi programmati, altrimenti il lavoro pubblico diventa una rincorsa senza fine che comunque escluderà in ogni caso parte degli operatori meritevoli che hanno collaborato al conseguimento dei risultati stabiliti.
Questa metodologia, con il tempo se non immediatamente, demotiverà gli operatori poiché la loro inclusione nell'area incentivante dipenderà soltanto da una operazione matematica (25% del personale nella fascia di merito alta o 50% del personale nella fascia di merito intermedia) e non dall’impegno lavorativo, dalla qualità e quantità dei servizi prodotti, dalla conoscenza applicata al processo e dagli obiettivi conseguiti dall'amministrazione competente.
Ritengo che un sistema premiante deve considerare che:
- il personale delle amministrazioni che conseguono gli obiettivi programmati hanno diritto ad un premio incentivante. All’interno di questa area occorre prevedere dei premi di eccellenza per coloro che si sono distinti per la produttività e la qualità dei servizi prodotti;
- il personale delle amministrazioni che non hanno conseguito gli obiettivi non hanno diritto ai premi incentivanti previa valutazione delle cause e di altri elementi in quanto la responsabilità potrebbe dipendere esclusivamente dal management o dalle condizioni in cui versa il dipartimento pubblico. In questi casi occorre considerare che per alcune amministrazioni è necessario predisporre dei piani di rientro in quanto non sono nelle condizioni nel primo anno di conseguire gli obiettivi programmati;
- il personale che non si allinea alla visione ed agli obiettivi dell’amministrazione dove presta servizio deve essere escluso dai premi incentivanti. Per fare questo occorre preparare una procedura formale di contestazione e di comunicazione durante l’anno di competenza e non alla fine dell’esercizio.
Il Ministro Brunetta dovrebbe considerare che il decreto delegato deve prevedere delle regole di indirizzo, introducendo il merito, e non disciplinare in modo dettagliato il sistema incentivante, deresponsabilizzando i dirigenti ed escludendo qualunque tipo di contrattazione preventiva con le organizzazioni sindacali.
Lancio un appello alle confederazioni sindacali affinché ritrovino l’unità per combattere insieme le provocazioni e le proposte del Ministro Brunetta. Al di fuori dell’unità sindacale per la maggioranza parlamentare che si ritrova il Governo Berlusconi non vi è strategia. Occorre dire no alle condizioni messe in atto da Brunetta per acuire le differenze e gli scontri tra le organizzazioni sindacali.
La Cgil non deve accettare le provocazioni e la Cisl e la Uil devono comprendere che occorre lottare uniti a favore del cambiamento della Pubblica Amministrazione e degli operatori pubblici, i quali non sono tutti fannulloni ed assenteisti.
Il Sindacato periferico non può più non entrare nel merito all’organizzazione degli uffici pubblici dedicandosi soltanto ai problemi di carattere individuale perché la posta in giuoco è il ruolo degli operatori pubblici e la sopravvivenza della Pubblica Amministrazione che vuole cambiare ed essere efficiente ed efficace.
Il Partito Democratico è chiamato ad impedire che i contenuti delle proprie proposte accolte dal parlamento vengano interpretate e travisate per un progetto diverso da quello originario del cambiamento delle Pubbliche Amministrazioni.

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venerdì 8 maggio 2009

Lorenzo Dalai

Lorenzo Dalai, laureato in Filosofia e coordinatore del circolo Pd Enzo Biagi, esprime in questa intervista il suo pensiero sulla campagna elettorale per le elezioni di giugno. Dalai è candidato per il Consiglio Provinciale di Verona.
Come vedi questa prossima tornata elettorale?
Per quel che riguarda il contesto nazionale penso che il Partito Democratico vada a questo appuntamento più compatto e convinto rispetto a qualche tempo fa; Dario Franceschini ci guida con piglio deciso e capace, mettendo a nudo tutte le incapacità e incongruità della politica governativa.
A livello locale, e mi riferisco alle provinciali, abbiamo la possibilità di uscire da dieci anni di grigiore, di nullità, dove chi ha, per modo di dire, governato ha mostrato tutta la vuotezza delle proposte del centrodestra e la sua supina accettazione dei diktat veneziani.
Cosa intendi per cancellare il grigiore?
Il modello a cui mi riferisco è a noi molto vicino , quello del mio quasi omonimo Lorenzo Dellai. Non voglio certo rivendicare un'autonomia come quella del Trentino, improponibile perché derivata da una serie di vicende storiche non ripercorribili , ma ritengo che la capacità della politica tridentina di lavorare sul territorio e sulle specificità locali , sia un modello di affermazione autonomistica non becero, ma estremamente aperto e costruttivo.
Tra l'altro loro i soldi li spendono sempre bene!
Allora una provincia di Verona che guarda a Nord?
Non solo a nord, ad esempio in Lombardia, dove ricordo governa il centrodestra, i PAT, i vecchi Piani Regolatori, non vengono esaminati a Milano, ma a Mantova, Cremona, ecc., con quindi maggiore celerità e possibilità di integrazione tra aree contigue ed omogenee . Da Venezia a noi arrivano solo idee strampalate, come quella dell'autodromo a Vigasio.
Altri esempi li possiamo andare a verificare in altre regioni , dove il nuovo centralismo, che noi abbiamo a Venezia non esiste, o è mitigato dalle deleghe date alle province.
Vuoi dire che al centralismo romano abbiamo sostituito un centralismo veneziano?
Certo che si! Guardiamo il caso delle nostre tangenziali che diventeranno a pagamento: tutto deciso, noi pagheremo i pedaggi su strade già realizzate da tempo; la Giunta Regionale ha deciso e la nostra Giunta provinciale ha supinamente avvallato.
Tu sei uno studiosa di Storia , so che non hai una grande stima del passato dominio della Serenissima su Verona ....
La dedizione di Verona alla Serenissima fu causata dall'insipienza degli ultimi Della Scala e dalla rapacità dei Visconti: in particolare la politica dei Dogi e del loro Senato fu sempre tesa verso oriente, sul mare, le”campagne”servivano solo per avere derrate alimentari e soldi derivati da gabelle !
Il Leone non ha mai portato bene a Verona.
Meglio volare come le aquile .....

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Saba Aluisio, una donna per l’Europa sociale

Intervista a cura di Marta D’Agostino Tortorella
Tempo di elezioni, tempo di candidate nuove. Saba Aluisio si presenta nella circoscrizione nord-est per le liste del Pd ed è un’outsider. Ne approfitto per farla conoscere sul blog.
Saba, hai questo nome un po’ insolito ci diresti da dove deriva?
Era il cognome della mia nonna materna: in Puglia -dove sono nata- è una tradizone che nella mia famiglia è stata rispettata. In ebraico significa “pane”, una cosa essenziale: mi piace avere il nome di una cosa essenziale.
La tua candidatura nasce negli ambienti del maggiore sindacato italiano, la CGIL, della quale anche tu fai parte. Non tutti nel Pd riconoscono però alla CGIL il ruolo dell’interlocutore privilegiato, anzi ci sono esponenti del partito democratico, anche a livello regionale veneto, che si smarcano dalla CGIL in modo plateale. Come iscritta alla CGIL e al Pd cosa diresti del lavoro precario e della disoccupazione?
La crisi economica ha purtroppo raggiunto il già difficile momento di integrazione sociale dei giovani acuendo il "vecchio problema" della disoccupazione. Credo sia necessario reinvestire nei servizi del sistema pubblico che ha bisogno di leva e vitalità nuove. E' necessario reinventare il lavoro pubblico perché vero bene sociale. Reinternalizzare i servizi che il Pubblico ha esternalizzato giocando a ribassare costi e qualità.
E l’Europa?
Io penso all’Europa come possibilità per crescere.... Lo stare in Europa e non sentirsi appartenenti è il nostro vero limite.
Io in Europa voglio portare i diritti civili, quelli del lavoro, il tema delle donne ancora troppo indietro rispetto all’Europa che cresce. Porto inoltre il pensiero dell’accoglienza del Veneto che ha sempre saputo dare, ma che deve rivalutare non solo come pensiero civile, ma come necessità: perché non si può vivere una Comunità sicura laddove vige la diseguaglianza economica e sociale.
Come vedi la campagna elettorale e il rapporto con gli elettori?
Mi sembra che l’elettorato sia poco impegnato, che ci sia poco entusiasmo. Ma ora la campagna elettorale si scalderà e d entrerà nel vivo, conoscerò tante realtà, sarà per me anche un’esperienza formativa, perché sono nuova alla politica nel Pd, ho più dimestichezza con i temi sindacali che con quelli del partito. Conto di aggiornarmi e di crescere.
Sei una esperta della parità di genere, dimmi il tuo punto di vista.
Nella democrazia, se davvero esercitata, c’è l’espressione vera della cultura di genere. Se abbiamo ancor oggi bisogno di parlarne vuol dire che abbiamo ancora, come donne, dei seri problemi di riconoscimento sociale.
La forbice salariale uomo/donna e il diffuso pensiero che la donna debba ancora farsi carico del lavoro di cura, supplendo al carente servizio sociale, deve farci pensare che la parità, solo apparente, ha bisogno di essere integrata e arricchita dal concetto di “condivisione” delle responsabilità di cura con gli uomini.

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Pierluigi Bersani a Verona

Un intervento quello di Bersani di alto livello dal punto di vista sociale ed economico.
"Non abbiamo nulla da imparare, ha dichiarato Bersani, per la nostra storia e per il nostro impegno negli ultimi dieci anni".
Bersani ha tirato le orecchie ai giornalisti, i quali "non pongono domande o non vanno oltre la prima domanda" e questo è pericoloso perchè a loro è assegnato un ruolo essenziale per la democrazia in Italia che non sempre viene svolto con responsabilità e oggettività.
La presenza di Pierluigi a Verona ha suscitato speranza ed entusiasmo tra i partecipanti per i contenuti espressi e per la visione delineata con molta chiarezza e completezza sul futuro del mondo e dell'Italia. All'incontro sono intervenuti Diego Zardini, candidato alla Presidenza della Provincia di Verona, il quale ha sostenuto con determinazione che il suo programma prevede la lotta agli spreghi con la riduzione del numero degli assessorati da 12 a 6 (3 donne e 3 uomini) e Silvio Gandini, candidato al Parlamento Europeo e sindaco di Legnago, il quale ha affermato di volere un'Europa più vicina al territorio ed a Verona. Hanno partecipato all'incontro tutti i candidati del Partito Democratico ed il coordinatore Giandomenico Allegri.
Tutti i democratici sono chiamati a svolgere un ruolo di grande responsabilità nella società e per la società in un momento di crisi economica e sociale e di grande confusione che aiuta a confondere i problemi reali con quelli fittizi.

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mercoledì 6 maggio 2009

Entusiasmi e sostegno a Debora Serracchiani

L’entusiasmo che ha suscitato Debora con il suo intervento all’Assemblea dei circoli del Partito Democratico non è svanito e non è stato un fenomeno passeggero e di circostanza. Gli elettori hanno capito che di lei possono fidarsi e così continuano a sostenerla nella campagna elettorale per l’Europa.
Non mi soffermo nelle valutazioni perché desidero dare spazio ai pensieri ricchi di entusiasmo di alcune persone che si sono offerte spontaneamente di sostenerla per l’Europa e per il disegno politico che ha delineato in un momento in cui vi è una forte domanda di rinnovamento e di cambiamento nel Partito Democratico e nel sistema politico. Riporto alcune e-mail di persone che si sono offerte spontaneamente di sostenere Debora nella campagna elettorale.
“Sono Luigi, lavoro presso una multinazionale americana dell'industria metalmeccanica, mi occupo di sistemi di qualità e processi produttivi, abito ad Avio, in Trentino, al confine con la provincia di Verona.
Ho fatto politica a livello Comunale negli anni 90, durante gli studi. Poi mi sono via via allontanato, un po' per mancanza di tempo, un po' per sfiducia e delusione. La nascita del PD mi ha spinto a riprendere l'impegno politico, e mi sono iscritto al circolo territoriale del mio paese. Mi piaceva l'idea di impegnarmi a fianco di persone che prima militavano, senza alcun motivo concreto apparente, in partiti differenti dal mio.Sostengo Debora perché ha detto (con molta più efficacia di me) le stesse cose che ho detto all'assemblea di fondazione del nostro circolo. Chi si candida a rappresentare il Partito Democratico deve impegnarsi a perseguire la linea politica di sintesi democratica del partito, o quantomeno a non contrastarla, anche nel caso in cui la sua posizione personale risulti minoritaria e quindi contrastante con la linea stessa.Questo è generalmente più facile per chi ha cominciato a far politica dopo il 1989.
Tuttavia, la nostra Costituzione è lì a dimostrare che la sintesi è a volte faticosa ma possibile, ed è il compito principale della politica, anche in presenza di una molteplicità di contributi diversi, che anzi rappresentano un valore aggiunto (tanto che oggi lo chiamano brain-storming...).”
”Ciao a tutti sono Cristiana, medico radiologo, abito nella provincia di Udine; non sono iscritta a nessuna partito pur avendo chiare connotazioni attinenti al centrosinistra. Ho già dato la mia adesione come volontaria per sostenere Debora in questa campagna elettorale perché mi piace l'idea di essere rappresentata da una donna che si batte per i suoi ideali ed ha capito che per scongiurare il pericolo di vuoto politico che incombe oggi sul nostro paese e che ne aggrava le difficili condizioni socio- economiche è necessario dare una connotazione diversa al PD in modo da riavvicinarlo al sentire democratico prevalente della base che in questo partito è confluita o ha sperato di riconoscersi. Perché traspare la volontà di superare con un dialogo ed un approccio nuovi l'incapacità di rinunciare alle peculiarità partitiche che nel PD sono confluite e che hanno allontanato o lasciato scettici i più. In conclusione perché è semplicemente democratica. Faccio parte anche del gruppo di Antonino Leone. Mi auguro che voglia guardare al parlamento europeo con una logica ed una connotazione internazionale il meno possibile condizionata dall'anomalia della realtà politica italiana attuale e il più possibile attinente alle necessità sociali, economiche, e di sviluppo che l'Europa può offrirci e che ci sono in gran parte negate o oscurate in loco.”
“Sono Francisco, messicano immigrato in Italia vent'anni fa (quella volta non c'era la febbre porcina!), acquisita la cittadinanza italiana sono stato eletto consigliere comunale, iscritto al PD, già candidato al consiglio regionale FVG nelle ultime elezioni, collega di Claudio Cosmaro nel corso di laurea in relazioni pubbliche all'università di Udine. Ho piacere di condividere con voi questo momento d'impegno sociale (e quindi politico) per portare la nostra rappresentante in Europa. Il momento che attraversiamo è molto delicato e ogni voto conterà. Dovremo scegliere tra un modello di convivenza che mette il mercato al centro del suo agire o, invece, la gente, come vogliamo noi. Buona campagna a tutti.”
“Mi chiamo Renato e lavoro come bibliotecario all’Università di Verona, sono iscritto al PD e faccio parte di un Circolo. Prima dell’intervento di Debora ero abbastanza sconsolato, vedendo come i dirigenti del PD continuassero a polemizzare tra loro come galli in un pollaio, per questo ultimamente mi ero allontanato, anche se non ho mai pensato di astenermi.
La cosa che mi dava più fastidio anche nel Circolo stava nel fatto che molti si sentono ex margherita o ex DS. Io che da anni non ero iscritto ad alcun partito, non capivo come si potesse creare una cosa nuova portandosi dietro i vecchi e logori bagagli. A mio avviso il PD doveva ripartire da zero, cercando di preparare una nuova leva di giovani politici, dando spazio alla base e cercando di promuovere iniziative nel territorio.
Comunque spero che la candidatura di Debora e il suo partire dalla base possa rappresentare una nuova speranza. Per quanto mi riguarda sono disposto a dare una mano qui a Verona.”
Io sono Matteo, abito a Pesaro, ho 20 anni, un Diploma di Perito Agrario ed attualmente frequento la Facoltà di "Scienze Politiche e delle Organizzazioni" di Bologna.Puntualizzo fin da subito che non ho mai creduto nel progetto del Partito Democratico e mai ci crederò se così continua ad andare avanti. Sono qui, presentandomi come volontario, perchè ho creduto, e mi sono ritrovato in pieno, nelle parole di quella donna che si è fatta garante della tutela dei cittadini e, come lei stessa dice, "della base". Certo, sto parlando della signora Serracchiani.
Credo che quest'ultima sia ciò che veramente, almeno per una volta, in Italia si può definire il "nuovo", l'"aria fresca". E' Debora Serracchiani la sola candidata (da destra a sinistra, non guardo a queste vetuste spartizioni) che mi possa rappresentare in Europa.Scusate, mi sono dilungato sulla NOSTRA candidata ed ho tralasciato la mia presentazione.Come dicevo, non ho alcuna intenzione di tesserarmi al PD, anzi, da tempo combatto il suo malgoverno della mia città.
Come ultima cosa, sono socio fondatore, ed attualmente membro dello Staff dell'Associazione Politico-Socio-Culturale "Spettatori Mai Più".
A vostra piena disposizione, Matteo
Finalmente le persone, grazie a Debora, esprimono entusiasmo e si offrono spontaneamente a collaborare in questa campagna elettorale che potrebbe segnare una svolta per il paese. Molti hanno capito che rinnovare il consenso a Berlusconi non porta da nessuna parte. In questo momento di crisi e di disagio sociale per i più deboli il Governo non è stato in grado di realizzare riforme strutturali per affrontare la crisi e sostenere i disoccupati, i pensionati, i precari e tutti coloro che vivono nello stato di povertà. Occorre inoltre considerare che il ceto medio si sta impoverendo e che le piccole imprese sulle quali poggia il nostro sistema economico rischiano di chiudere.
Per i motivi espressi e per altri ancora che non ho potuto scrivere per evidenti motivi di spazio chiedo agli elettori una svolta significativa all’appuntamento elettorale, votando Debora Serracchiani ed il Partito Democratico.

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