venerdì 13 febbraio 2009

Lettere aperte a sostegno della Flexsecurity

Nel sito di Gidp-Hrda, associazione dei direttori del personale, e del senatore Pietro Ichino è apparsa la notizia di due lettere aperte a sostegno del progetto della Flexsecurity del senatore Pietro Ichino del Partito Democratico.
Dopo il convegno organizzato da Gidp del 6 febbraio, numerosi direttori del personale, anche a nome delle rispettive aziende - grandi medie e piccole -, invitano i ministri del lavoro del governo in carica e del governo-ombra a una iniziativa bi-partisan sul progetto per la transizione al regime di flexsecurity.
Si riporta il testo della lettera che verrà consegnata al Ministro per il Lavoro e il Welfare Maurizio Sacconi, e al Ministro-ombra Enrico Letta.
“Noi qui sottoscritti, professionisti della gestione delle risorse umane del GIDP-HR, operanti in aziende, che danno lavoro a molte decine di migliaia di dipendenti, avendo esaminato e discusso approfonditamente il disegno di legge predisposto dal prof. Pietro Ichino “per la transizione a un regime di flexsecurity”, concordiamo con quanto ha dichiarato in proposito nei giorni scorsi la Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia: è un progetto di riforma necessario – probabilmente il solo realisticamente efficace, nel contesto italiano attuale – per consentire al tempo stesso:
‑ il superamento della divisione fra protetti e precari che contraddistingue oggi il nostro tessuto produttivo e che condanna gran parte delle nuove generazioni a una drammatica esclusione da standard elevati di sicurezza e qualità del lavoro;
‑ una flessibilizzazione delle strutture produttive (indispensabile al nostro Paese per porsi meglio in grado di attirare il meglio dell’imprenditoria mondiale) non costruita su quella divisione, ma coniugata con un alto livello di protezione di tutti i lavoratori new entrants;‑ l’attribuzione, finalmente, di un significato concreto e incisivo al valore della meritocrazia, della quale è di moda oggi riempirsi la bocca, senza però che finora nel nostro Paese si sia fatto nulla di apprezzabile per promuoverla effettivamente (col risultato che i giovani migliori sempre più tendono a migrare verso altri Paesi, più capaci di valorizzarne il talento).
Non ignoriamo le forti resistenze culturali e politiche presenti sia in seno alla maggioranza, sia in seno all’opposizione, contro questa riforma. Ma siamo anche convinti che quelle resistenze non potranno che sgretolarsi di fronte alla disponibilità espressa dalla Presidente di Confindustria, e direttamente da un numero rilevante di aziende, per negoziare un new deal capace di offrire alle nuove generazioni prospettive drasticamente migliori rispetto a quelle offerte dal mercato del lavoro italiano oggi, senza peraltro alterare in alcun modo i diritti dei lavoratori già in attività.
Per questo Vi chiediamo di impegnarVi al più presto in un’iniziativa bi-partisan per la promozione di questa riforma, attraverso un rapido e intenso processo di negoziazione tra le parti sociali per la messa a punto dei dettagli del progetto e la susseguente attivazione di un altrettanto iter parlamentare del disegno di legge.
Restiamo fiduciosamente in attesa di una Vostra risposta, possibilmente congiunta.” Sottoscrizione della Lettera
Un gruppo di giovani sta raccogliendo le adesioni ad una lettera aperta di contenuto analogo, indirizzata agli stessi destinatari, con la quale i firmatari intendono sottolineare la preferenza di chi si affaccia oggi sul mercato del lavoro per un sistema ispirato ai principi della flexsecurity rispetto al sistema vigente attualmente nel nostro Paese: sistema caratterizzato da un regime di vero e proprio apartheid fra protetti e precari, che a due giovani su tre offre la prospettiva di rimanere per molti anni, se non per tutta la vita lavorativa, nella categoria dei precari. Lettera dei giovani
“Noi qui sottoscritti, si afferma nella lettera dei giovani, che stiamo per entrare nel mercato del lavoro, o vi siamo entrati trovando soltanto un lavoro precario, o comunque vediamo che questa è la sola prospettiva aperta per la maggioranza dei nostri coetanei, avendo esaminato e discusso approfonditamente il disegno di legge predisposto dal prof. Pietro Ichino “per la transizione a un regime di flexsecurity”, concordiamo con quanto hanno dichiarato in proposito nei giorni scorsi da numerosi esponenti del mondo politico, sindacale ed imprenditoriale: è un progetto di riforma necessario – probabilmente il solo realisticamente efficace, nel contesto italiano attuale…..”
Lettera dei giovani
Coloro che intendono sottoscrivere la lettera devono far pervenire la propria adesione - con indicazione dell’indirizzo e della data di nascita - alla dott.ssa Claudia Lesmo (candyclod@hotmail.com), oppure alla dott.ssa Manuela Campanella (manuelacampanella@yahoo.com), oppure alla dott.ssa Widad Tamimi (widad.tamimi@pietroichino.it).
Si invitano i giovani, i precari, i direttori del personale e le imprese che condividono la proposta a sottoscrivere la lettera per realizzare la riforma del lavoro e il progetto della Flexsecurity.
Portale della Flexsecurity

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giovedì 12 febbraio 2009

Dualismo tra protetti e precari

Dalle dichiarazioni dell’ultimo periodo sembra che si sia presa coscienza dei problemi del lavoro ed in particolare del lavoro di coloro che non sono protetti dall’attuale sistema normativo. Bisogna inoltre tenere presente che con la gravità della crisi in atto le vecchie protezioni del lavoro stabile ed a tempo indeterminato saltano nel momento in cui l’impresa esce dal mercato competitivo.
Il primo effetto sarà quello di non rinnovare i contratti ai precari, i quali non hanno al momento alcuna protezione ne tantomeno il mercato del lavoro offre loro una prospettiva certa.
I lavoratori stabili rischiano di uscire dall’azienda per entrare nell’area degli ammortizzatori sociali, i quali non garantiscono tutti per cui bisogna ricorrere a delle deroghe e non offrono una prospettiva di inserimento stabile nel mercato del lavoro.
Tutti questi problemi di non facile soluzione con il quadro normativo esistente sono stati oggetto di studio e di elaborazione di una proposta da parte del senatore Pietro Ichino. Tale proposta ha incontrato dissensi da parte di coloro che intendono confermare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e non si impegnano ad elaborare proposte complete che contengano soluzioni nuove ed efficaci per garantire a tutti i lavoratori stabili e precari nuovi diritti e nuove garanzie nel mondo del lavoro del terzo millennio.
Alla proposta del senatore Pietro Ichino sono arrivati consensi significativi, primo fra tutti quello del segretario del Partito Democratico Walter Veltroni nella direzione centrale del Partito Democratico del 19 dicembre 2008 e da esponenti del mondo economico e produttivo.
Dal Word Economic Forum di Davis Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, dichiara che occorre “sfruttare la crisi per riconvertire il sistema e dare più potere e maggiori opportunità ai giovani” e bisogna evitare “la divisione per i lavoratori tra anziani di fatto stabili e inamovibili e i giovani che invece sono in prevalenza precari”.
Questo obiettivo potrebbe essere realizzato, afferma la Mercegaglia, “non con licenziamenti più facili, ma studiando un contratto unico, come sta ora ipotizzando il PD, che preveda inizialmente meno tutele e poi progressivamente un loro aumento, evitando così l’attuale segmentazione netta tra anziani e giovani”.
La presidente di Confindustria nel suo intervento ha sottolineato “la scarsa presenza dei giovani nel mondo sia economico, sia politico, e la necessità di “interventi dal mondo dell’educazione a quello del lavoro.” Il Sole 24 Ore del 29 gennaio 2009
Corrado Passera in una intervista al Corriere della Sera dichiara che “il rischio è che la crisi tuteli chi è già tutelato e crei un’economia senza giovani. E faccia dell’Italia un paese di giovani, di donne e di non ancora vecchi inattivi. Oggi chi è fuori dal mercato del lavoro e i precari pagano i privilegi e le rigidità di una parte di coloro che il lavoro ce l’hanno: ben vengano il contratto unico e le proposte del professor Ichino! Più in generale, se vogliamo costruire l’Italia di domani dobbiamo però affrontare finalmente i nodi strutturali della nostra società: l’eguaglianza dei punti di partenza, la scuola, la ricerca, la meritocrazia, la mobilità sociale”. Corriere della Sera del 4 febbraio 2009
Giuliano Cazzola, deputato del Pdl e vicepresidente della Commissione lavoro della Camera, si dimostra disponibile ad un confronto con la proposta di Pietro Ichino e fa presente che il governo pare intenzionato a tenersi lontano dal problema dei licenziamenti e della modifica dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori. Inoltre, ritiene che occorre dare priorità ad una modifica del sistema previdenziale al fine di recuperare fondi da destinare agli ammortizzatori sociali. Avvenire del 4 febbraio 2009 - Risposta del senatore Pietro Ichino
L’economista Mario Monti, intervenendo nel dibattito, afferma che "riforme strutturali per rendere un’economia più competitiva e più equa diventano ancora più necessarie di quanto lo sarebbero state senza la crisi”. “Un esempio di riforma strutturale utile, scrive Mario Monti, per non penalizzare i giovani nel mercato del lavoro è quella proposta dal senatore Pietro Ichino. Essa mira a superare la divisione tra lavoratori anziani di fatto stabili e i giovani che invece, quando riescono ad avere un’occupazione, sono in prevalenza precari. E rispetta anche l’esigenza delle imprese di avere la necessaria flessibilità. Un progetto concreto per introdurre in Italia quella flexsecurity che ha consentito ai Paesi nordici di conciliare alta competitività ed equità. L’idea di Ichino sta facendo strada tra i sindacati, la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, la appoggia. Si registra interesse da parte sia della sinistra che del vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera, Giuliano Cazzola.
I dettagli sono da discutere, ma una riforma di questo tipo potrebbe dare ai giovani speranza oltre la crisi e preparare l’Italia alle dure sfide della competitività internazionale con una maggiore coesione.” Corriere della Sera 8 febbraio 2008
A favore del progetto del senatore Pietro Ichino si sono schierati:
- Enrico Morando, coordinatore del Governo-ombra, Corriere della Sera 15 dicembre 2008;
- Maurizio Martina, segretario regionale lombardo del PD, Unità del 29 gennaio 2009;
- Sergio Chiamparino, sindaco di Torino e membro del governo-ombra;
- Filippo Penati, Presidente della Provincia di Milano.
Il Foglio del 5 febbraio con un articolo dal titolo "Meglio più contratti" muove delle critiche alla proposta di Ichino e quest’ultimo risponde con una lettera al giornale pubblicata il 7 febbraio.
Si riporta la risposta del senatore Pietro Ichino, pubblicata su Il Foglio del 7 febbraio, al fine di comprendere meglio i contenuti della sua proposta:
“1. Il progetto dimenticherebbe che “l’alternativa al cosiddetto precariato, cioè al lavoro flessibile, è spesso la disoccupazione e l’inefficienza delle imprese”. Ora, la logica in cui l’intera riforma si colloca consiste proprio nell’eliminare quel “cioè”: realizzare un sistema capace di coniugare la massima possibile flessibilità per le imprese con la massima possibile sicurezza per i lavoratori. Come? Così: tutti i lavoratori in posizione di sostanziale dipendenza economica dall’impresa d’ora in poi vengono assunti a tempo indeterminato, ma la loro sicurezza non è data dall’ingessamento del loro rapporto di lavoro, bensì da un sistema ispirato al modello scandinavo, che punta soprattutto al sostegno e assistenza intensiva nel mercato ai lavoratori coinvolti in processi di aggiustamento industriale (per i dettagli devo rinviare al mio sito: http://www.pietroichino.it/
2. Il progetto comporterebbe “una rilevante riduzione di tutela per i 15 milioni di lavoratori dipendenti”. Non è così: il nuovo regime è destinato ad applicarsi soltanto a chi viene assunto dopo l’entrata in vigore della riforma. A questi new entrants, poi, la riforma non offre affatto una “riduzione di tutela”, ma l’applicazione di un sistema di protezione “alla danese”: un sistema comunemente considerato, su scala mondiale, come quello che dà ai più deboli il livello massimo di sicurezza.
3. Il progetto toglierebbe alle imprese “il diritto di sperimentare i lavoratori” prima di stabilizzarli. È vero il contrario: la riforma prevede infatti un periodo di prova fino a sei mesi e, dopo la sua scadenza, una possibilità di licenziamento con costi per l’impresa crescenti nel tempo. Costi, quindi, relativamente bassi nella fase iniziale.
4. Il progetto impedirebbe “il lavoro flessibile di giovani, anziani e persone che cercano un secondo lavoro o che non vogliono il posto fisso”; e danneggerebbe “milioni di autonomi ‑ liberi professionisti, commercianti, artigiani – che potrebbero desiderare di rimanere indipendenti”. Non è così: il nuovo regime esclude espressamente dal proprio campo di applicazione gli iscritti agli albi e ordini professionali; esso, inoltre, è destinato ad applicarsi soltanto a chi trae dal singolo rapporto più di metà del proprio reddito di lavoro (essendo così definita la posizione di “dipendenza economica”); il secondo lavoro, per definizione, non ne è toccato, così come non ne sono toccati, ovviamente, imprenditori e piccoli esercenti.
5. “Il mercato odia le semplificazioni e i modelli unici”: odierebbe dunque anche questo nuovo “contratto unico di lavoro”. Qui concordo; proprio per questo il progetto non prevede affatto un “contratto unico” – espressione che preferisco non utilizzare mai, appunto per evitare questo equivoco – ma soltanto uno standard di sicurezza minimo universale, applicabile a tutti i molti tipi di contratto, dal full time al part-time, dal job sharing al lavoro in staff leasing, dall’apprendistato al telelavoro, e chi più ne ha più ne metta.”
Dopo il convegno del 6 febbraio organizzato dall’Associazione Direttori Risorse Umane con il senatore Pietro Ichino sulla Transizione alla Flexsecutity è partita l’iniziativa di raccogliere le adesioni di altri loro Colleghi, anche a nome delle rispettive aziende, a una lettera aperta ai ministri del Lavoro del Governo Berlusconi e del Governo-ombra, che chiede loro un impegno bi-partisan a sostegno del disegno di legge per la transizione a un nuovo regime di flexsecurity.
Parallelamente, un gruppo di giovani sta raccogliendo adesioni dei loro coetanei su di una lettera aperta simmetrica, indirizzata agli stessi destinatari, di contenuto in tutto analogo: anche i giovani che si affacciano oggi sul mercato del lavoro preferiscono il modello nord-europeo a quello mediterraneo.
Condivido la proposta del senatore Pietro Ichino sulla riforma del lavoro perché modifica l’attuale sistema che offre sempre meno garanzie ai lavoratori particolarmente a quelli precari.
La proposta di Ichino prevede il lavoro a tempo indeterminato per i nuovi assunti con un sistema di sicurezza uguale per tutti ed una stabilità rapportata all’anzianità. I dipendenti in organico possono optare per il nuovo regime o mantenere la disciplina precedente.
L’ente bilaterale previsto nella proposta offre maggiori garanzie del sistema attuale nella gestione dell’indennità di disoccupazione, dei servizi di riqualificazione e di assistenza nella ricerca di posti di lavoro per i lavoratori licenziati. E’ interesse delle aziende ricollocare al più presto i lavoratori licenziati altrimenti dovranno sostenere il relativo costo.
Per i nuovi assunti rimane in vigore l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per la parte che riguarda il licenziamento disciplinare e discriminatorio. Nel caso invece di licenziamenti per motivi economici od organizzativi il lavoratore ha diritto ad un indennizzo rapportato all’anzianità di servizio, all’indennità di disoccupazione più ampia di quella attuale ed ai servizi di riqualificazione professionale e di rioccupazione.
L'Ente bilaterale è finanziato interamente dalle imprese.
Ritengo che la proposta del senatore Pietro Ichino sia molto interessante ed efficace in quanto si muove nella direzione di tutelare i più deboli (giovani in cerca di prima occupazione e precari) e di creare nuove prospettive nel mercato del lavoro a vantaggio delle imprese e di tutti i lavoratori particolarmente nei momenti di crisi. La proposta di Ichino rappresenta l'unica proposta per uscire dall'attuale sistema duale del lavoro tra lavoratori protetti da un parte e giovani e precari dall'altra.
Il Progetto per la transizione a un sistema di Flexsecurity
Intervista a Gianni Rinaldini, segretario Fiom Cgil, e a Pietro Ichino, senatore del Partito Democratico, su Rainews24 del 12 febbraio 2009:
Prima parte
Seconda parte

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mercoledì 11 febbraio 2009

Intolleranza e repressione verso gli immigrati

Non si può non essere d’accordo con l’editoriale di Famiglia Cristiana, la quale sottolinea che i valori della persona umana sono uguali senza distinzioni di religione, di sesso, di razza e di cittadinanza. L’intolleranza e la repressione esercitata dal Governo non ha portato al risultato di programmare e contenere il flusso di immigrazione in Italia.
Ritengo che gli immigrati non hanno alcuna colpa ma hanno la sfortuna di vivere un disagio sociale, quello della sopravvivenza, che nei paesi di origine non possono risolvere.
Si riporta l’articolo di Famiglia Cristiana.
“Anche i cattolici si sono distinti per l'incoerenza morale tra i banchi del Parlamento. La dottrina della Chiesa non è un supermercato dove attingere quel che più aggrada.Il soffio ringhioso di una politica miope e xenofoba, che spira nelle osterie padane, è stato sdoganato nell’aula del Senato della Repubblica. E dire che Beppe Pisanu, ex ministro dell’Interno con la schiena dritta, aveva messo in guardia circa quella brama di menare le mani, già colpevole attorno ai tavoli del bar.
Nessuno ha colto il suo grido d’allarme e l’Italia precipita, unico Paese occidentale, verso il baratro di leggi razziali, con medici invitati a fare la spia e denunciare i clandestini (col rischio che qualcuno muoia per strada o diffonda epidemie), cittadini che si organizzano in associazioni paramilitari, al pari dei "Bravi" di don Rodrigo, registri per i barboni, prigionieri virtuali solo perché poveri estremi, permesso di soggiorno a punti e costosissimo.
La "cattiveria", invocata dal ministro Maroni, è diventata politica di Governo, trasformata in legge. Così, questo Paese, già abbastanza "cattivo" con i più deboli, lo diventerà ancora di più: si è varcato il limite che distingue il rigore della legge dall’accanimento persecutorio. Il ricatto della Lega, di cui sono succubi maggioranza e presidente del Consiglio, mette a rischio lo Stato di diritto. La fantasia del "cattivismo" padano fa strame dei diritti di uomini, donne e bambini venuti nel nostro Paese in fuga da fame, guerre, carestie, in attesa di un permesso di soggiorno (a margine: che credibilità ha il progetto di un’Italia federalista in mano alla Lega?).
Eppure, nessuna indignazione da parte dei cattolici della maggioranza, nessun sussulto di dignità in nome del Vangelo: peccano di omissione e continuano a ingoiare "rospi" padani senza battere ciglio, ignari della dottrina sociale della Chiesa. La sicurezza è solo un alibi per norme inutili e dannose, per scaricare il malessere del Paese sugli immigrati, capro espiatorio della crisi.
Il circo politico ha dato prova, nei giorni scorsi, di manifesta incoerenza morale. Una parte si batte, giustamente, per Eluana ma, al tempo stesso, approva agghiaccianti leggi discriminatorie. L’altra si batte per gli immigrati, ma promuove una cultura di morte. La tutela della vita e della dignità di ogni essere umano va assunta nella sua interezza, così come la dottrina sociale della Chiesa vale per la vita nascente, per quella che si spegne o si vuole spegnere, ma anche per gli immigrati, i barboni e tutti i poveracci ai margini della società.
L’ignobile "cattivismo" leghista ha fatto scattare la maggioranza sull’attenti e oggi il Paese adotta un diritto speciale (indegno di una democrazia) che discrimina tra cittadini (gli italiani) e non-cittadini (gli extracomunitari). La Chiesa non ci sta; gli Ordini dei medici protestano e fanno sapere che non faranno i delatori; la Polizia, delegittimata, non accetta il Far west delle ronde e della giustizia "fai da te": «Quel provvedimento», dicono, “rischia di legittimare azioni incontrollabili di squadracce di esaltati”.
La Lega, invece, esulta. Finalmente, il "bastone padano", evocato da Borghezio nel 1999, oggi è strumento d’ordine autorizzato dal Parlamento. Allora in molti sorridevano e liquidavano i desideri dei "volontari verdi" come chiacchiere. Appunto, da osteria. Le cose, purtroppo, sono andate diversamente.
L’Italia più che di cattiveria ha bisogno di serietà e leggi giuste per affrontare la grave crisi economica, che è il vero problema delle famiglie. Altro che implementare il "fondo rimpatri" per stranieri! Presentando il "Fondo famiglia lavoro", il cardinale Tettamanzi ha detto: “La solidarietà si realizza attraverso il rifiuto di qualsiasi discriminazione”.”
Dopo gli attacchi di alcuni esponenti della maggioranza e la querela del Ministro Maroni a Famiglia Cristiana è intervenuto Walter Veltroni, il quale ha dichiarato che l’Italia sta precipitando verso le leggi razziali. Adesso il ministro Maroni denunci anche me.”
Si nota l’assenza in questo confronto di Rutelli e degli altri tre deputati del PD che hanno votato l’ordine del giorno della maggioranza che non metteva in crisi la loro coscienza in quanto si era stabilito di procedere alla discussione ed approvazione entro due settimane e mezzo del disegno di legge sul Testamento Biologico. Ancora una volta prevalgono gli schieramenti anziché la coscienza dei politici.

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Testimonianza di un cristiano in politica

Intervento di Pietro Ichino al Senato nella sessione antimeridiana del 10 febbraio 2009, nel corso della discussione sulla mozione presentata dalla maggioranza in sostituzione del disegno di legge ritirato dal Governo la sera precedente, in materia di trattamenti dovuti nelle situazioni di confine tra vita e morte.
“Vorrei distinguere, nel mio intervento, la parte che svolgo nella mia veste di politico e quella che svolgo come cristiano, o almeno aspirante tale. Non perché questo mi conduca a due conclusioni diverse, ma perché mi sembra necessario sottolineare una distinzione tra i due piani del discorso, che troppo sovente è ignorata o trascurata.
Nella veste di membro, laico, del Parlamento di una Repubblica laica, chiamato a stabilire quale sia il confine tra vita meramente biologica e vita umana, tra stato vegetativo reversibile e irreversibile, ritengo che la legge debba limitarsi a definire il confine al di qua del quale c’è sicuramente vita umana da difendere con ogni mezzo, e il diverso confine al di là del quale il corpo umano può e deve essere considerato a tutti gli effetti morto. Questi sono i soli certi fines, i confini sicuri, che un ordinamento civile può e deve porre. Ed essi non sempre coincidono tra loro. Dico che non coincidono perché tra di essi talvolta si presenta una sorta di zona grigia, una zona di ragionevole opinabilità – corrispondente a quella che gli anglosassoni chiamano band of reasonableness delle opzioni possibili – dove possono verificarsi una infinità di situazioni-limite particolari la cui qualificazione è controvertibile. Qui, a ogni cittadino deve essere consentito, con l’assistenza del medico o di altro consigliere qualificato di sua scelta, agire secondo la propria coscienza.
Per quel che mi riguarda, in una situazione nella quale, come nel caso di Eluana Englaro, fosse ragionevole ritenere irreversibile la mia totale perdita di coscienza, cioè ritenere il mio corpo di fatto condannato a una vita puramente vegetativa, privato irreversibilmente di mente e coscienza, sentirei gravemente lesa la dignità della mia persona se quel corpo venisse mantenuto in vita per lungo tempo, ancorché nel modo più amorevole e rispettoso. Penso che questo senso di ribellione all’idea di una prolungata permanenza forzata in vita del proprio corpo privato per sempre della coscienza sia condivisa dalla grande maggioranza dei miei concittadini. Per questo ritengo che un legislatore laico, fissati i confini della zona di ragionevole opinabilità, debba riconoscere ai familiari di chiunque si trovi in una situazione di questo genere la libertà di scegliere secondo coscienza: di scegliere, cioè, se continuare o no ad alimentare una vita che può essere altrettanto ragionevole ritenere ancora vita umana, quanto non ritenerla più tale.
È evidente, oltretutto, che in una situazione di questo genere l’alimentazione forzata equivale sostanzialmente a un trattamento terapeutico: obbligare i parenti della persona non cosciente a praticarlo violerebbe il principio costituzionale che garantisce il diritto di rifiutare le cure.
Detto questo, e parlo ancora come membro, laico, del Parlamento di una Repubblica laica, rispetto e difendo il diritto di chiunque, nel nostro Paese, quindi anche dei vescovi e in generale del Magistero ecclesiastico cattolico, come degli esponenti di ogni altra chiesa o comunità religiosa, di esprimere liberamente la propria opinione sul discrimine tra vita e morte, tra vita biologica e vita umana, e anche su che cosa la legge dovrebbe stabilire al riguardo: dissento dunque recisamente da chi vede negli interventi delle Autorità religiose sul terreno politico-legislativo una ingerenza indebita o comunque una scorrettezza.
È come cristiano – forse sarebbe meglio dire: come persona impegnata a coltivare intensamente il patrimonio plurimillenario della tradizione biblica –, è in questa veste che mi rammarico di interventi del tipo di quelli che la Chiesa cattolica con frequenza compie su ciò che questo Parlamento deve o non deve fare. E mi rammarico dell’atteggiamento – che non esito a definire clericale, nel senso peggiore del termine ‑ di un Governo che a questi interventi assoggetta programmaticamente e sistematicamente il proprio agire; incurante, oltretutto, del fatto che della nostra tradizione biblica non è depositaria soltanto la Chiesa cattolica, ma anche altre, come quelle protestanti e in particolare quella valdese; ne è depositaria pure, e da molto prima, la Comunità israelitica. E tutte queste, dalle Scritture, traggono insegnamenti di etica politica talora profondamente diversi rispetto alla Chiesa cattolica.
In consonanza con tanta parte di questa grande comunità di persone che nella tradizione biblica cercano il senso della propria vita, penso che la testimonianza di una Chiesa cristiana non debba mai consistere nell’indicare la soluzione giuridico-legislativa specifica da preferire, né tanto meno le concrete modalità dell’impegno politico; penso che essa invece debba educare i cristiani all’esercizio responsabile della propria coscienza, lasciando che proprio quest’ultima resti il punto di riferimento fondamentale per ciascuno di loro nelle scelte politiche, giuridiche, tecniche. Pietro Scoppola amava citare, a questo proposito, un’affermazione del Concilio Lateranense IV del 1215: “Quidquid fit contra conscientiam aedificat ad Gehennam” (“qualsiasi cosa che si faccia contro la propria coscienza prepara all’Inferno”). Ultimamente, la Gaudium et Spes del Concilio Vaticano II ha detto, con altre parole, la stessa cosa (§ 16): “L’uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al suo cuore: obbedire ad essa è la dignità stessa dell’uomo e secondo questa egli sarà giudicato. La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio”. Nelle materie che vanno “rese a Cesare” (Mt., XXII, 21) – e tra queste vi è certamente la materia della legislazione civile ‑ le scelte operative devono esprimere i valori in cui crediamo attraverso la mediazione della coscienza di ciascuno di noi.
“Rendere a Cesare quel che è di Cesare” significa rispettare la laicità dello Stato, della sua politica, della sua legislazione. Questa laicità è sostanzialmente il metodo che consente a tutte le persone di buona volontà di trovare un terreno comune sul quale mettere in comunicazione le loro coscienze, ispirate a fedi e filosofie anche molto diverse, per cooperare nella ricerca delle soluzioni tecniche, politiche, legislative migliori per il bene del Paese. Quel terreno comune viene meno se c’è qualcuno che su di esso (quello, appunto, che il Vangelo ci invita a “rendere a Cesare”), si presenta con la verità in tasca, già bell’e confezionata, certificata con il sigillo della conformità alla volontà di Dio. Con gli occhi di chi legge la Bibbia, vedo in questa pretesa una violazione del secondo Comandamento: “non nominare il nome di Dio invano”.
Per concludere, chiedo alla Chiesa di affermare con forza il valore della vita; ma di rendere alla scienza ciò che le è proprio. Lasciare, cioè ai neurologi la valutazione tecnica circa l’irreversibilità della scomparsa di una componente essenziale della vita umana: la mente, la coscienza; lasciare, più in generale, ai medici la scelta del modo concretamente più umano e caritatevole di trattare, nella loro infinita varietà, i casi in cui si determina questa scomparsa irreversibile. È compito della Chiesa continuare a educare con rigore e passione le persone ai valori evangelici; ma essa deve lasciare loro – e in particolare a quelle che sono impegnate negli organi legislativi e amministrativi dello Stato – la libertà di compiere secondo coscienza le scelte proprie della funzione civile o professionale che esse svolgono, confrontandosi in proposito con le persone di fede diversa senza la pretesa di possedere in quel campo una verità rivelata, direttamente attinta dalla volontà divina. Anzi, credo che la Chiesa debba vegliare a che nessuno avanzi questa pretesa, nessuno violi il secondo Comandamento.
Al Governo e al Parlamento chiedo di riconoscere e proteggere, come impone la Costituzione, nella zona tra i due confini ‑ della certezza di vita umana da una parte, della certezza di morte dall’altra ‑, quella band of reasonableness delle opzioni possibili, all’interno della quale ogni cittadino, cristiano o no, deve poter decidere e agire secondo la propria coscienza.”

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Quattrogatti ritornano

Sono dei giovani italiani ed economisti che ritornano sul web con un nuovo sito per trattare in modo semplice le origini e gli effetti della crisi economica mondiale con "La crisi del Sistema".
Durante l’ultima campagna elettorale per le elezioni politiche i quattro gatti avevano spiegato l’economia italiana degli ultimi 15 anni con Economia Italiana: un confronto per le elezioni.
Nel sito i giovani economisti dichiarano che “il progetto QUATTROGATTI nasce dalla volontà e dall’ambizione di noi giovani di essere testimoni e protagonisti della vita del nostro Paese. Fare informazione sarà il nostro modo di partecipare.
Siamo studenti e giovani lavoratori nel campo economico. Ci siamo uniti constatando che gli argomenti economici sono spesso presentati in modo poco efficace. Per chi non ha una preparazione specifica diventa difficile cogliere il senso di fondo dei dibattiti e non rimanere spaesati di fronte alle tante opinioni contrapposte.
Il nostro obiettivo è quello di fare informazione in modo semplice, rigoroso e accessibile a tutti. Vogliamo essere un complemento agli organi informativi utilizzando sistemi di comunicazione che consentano una maggiore interazione tra chi scrive e chi legge, in modo da spiegare argomenti complessi con semplicità.
Ci auguriamo che altri ragazzi e ragazze condividano l’essenza del nostro progetto e vogliano parteciparvi in modo autonomo e indipendente contribuendo a fare informazione su varie tematiche non solo economiche.
Noi metteremo a disposizione la nostra piccola esperienza, il nostro tempo e la nostra faccia, contando sul vostro desiderio di coinvolgimento.”
Il progetto non è finanziato da nessuno. "Le presentazioni, dichiarano, che prepariamo e la gestione del sito sono frutto di una genuina volontà di fare informazione. Si tratta di tempo e risorse sottratti al nostro studio, al nostro lavoro, ed al nostro tempo libero, ma non lo riteniamo un peso, lo facciamo con passione. Per questo ci aspettiamo che chi voglia partecipare al progetto lo faccia a titolo gratuito, almeno per il momento.”
Il progetto è molto valido ed il nuovo sito si presenta molto bene ed è chiaro.
Si invita a visitare il sito per conoscere in modo semplice, chiaro ed efficace le cause dell’attuale grave crisi economica del pianeta.
I Quattrogatti sono formati da tre giovani: Fadi Hassan di 27 anni, Paolo Lucchino di 25 anni e Salvatore Morelli di 25 anni. Auguriamo un buon lavoro e li invitiamo a non abbandonarci più.
I Quattrogatti sono presenti su Facebook

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domenica 8 febbraio 2009

Verona in difesa della Costituzione

Una grande manifestazione di popolo ed unitaria si è svolta questa sera a Verona in piazza Dante in difesa della Costituzione e in solidarietà con il Presidente della Repubblica.
La manifestazione è partita da una dichiarazione del parlamentare europeo Donata Gottardi su Facebook, la quale ha affermato “questo Governo non si ferma di fronte a nulla e le regole della democrazia sono insultate, derise, calpestate, violentate. Siamo cittadine e cittadini angosciati da quello che sta accadendo giorno dopo giorno. Testimoniamo assieme contro il populismo, contro l’attacco al Capo dello Stato, contro l’attacco alla Costituzione. Siamo nati e vogliamo vivere in uno Stato laico e di diritto e vogliamo lasciarlo alle nostre figlie e ai nostri figli. Domani, domenica, 8 febbraio alle 17 in piazza Dante a Verona!”

L’appello è stato accolto dai cittadini veronesi che hanno manifestato in tanti in difesa dei principi della Costituzione che è radicata nel paese, esprimendo solidarietà al Presidente della Repubblica.
La manifestazione è stata aperta da Donata Gottardi che ha invitato i partecipanti a leggere gli articoli della Costituzione.
Berlusconi definisce la Costituzione della Repubblica Italiana un documento filo-sovietico da cambiare, dimenticando che la carta costituzionale è nata grazie all’impegno ed al sacrifico di milioni di italiani ed alla visione democratica dei padri costituenti impegnati a rifondare lo stato democratico.
Questo governo non ha regole e non possiede una posizione politica rispettabile. Tutto viene fatto per strumentalizzare l'elettorato, rischiando conflitti istituzionali che nella storia d'Italia non si sono mai verificati. Berlusconi non si ferma davanti a niente e un momento buio che dovrebbe far riflettere i cittadini sui problemi non risolti e su quelli creati da questo Governo. Io sono con il Presidente della Repubblica e ritengo che occorre unire il popolo nei valori della Costituzione e non dividere per gli interessi personali ed egoistici del premier.
I giovani del Partito Democratico hanno partecipato alla manifestazione ed hanno approvato il seguente documento:
“Gli ultimi sviluppi della vicenda Eluana Englaro richiedono una presa di posizione tempestiva e forte da parte di Generazione Democratica.
A seguito della lettera ricevuta dal presidente della Repubblica Napolitano, in cui era chiaramente indicata l’incostituzionalità del decreto legge approvato all’unanimità dal Consiglio dei Ministri, il premier Berlusconi ha dichiarato: “Se il presidente della Repubblica non dovesse firmare il decreto, il Parlamento dovrà riunirsi ad horas e approvare in 2-3 giorni la legge che è già in itinerario legislativo. Altrimenti Eluana sarebbe vittima di una legge che non c’è. […] Senza la possibilità di ricorrere a decreti legge, tornerei dal popolo a chiedere di cambiare la Costituzione”.
Si tratta dell’ennesima e più grave dimostrazione del tentativo, da parte dell’esecutivo, di scavalcare gli altri due poteri fondamentali alla base della democrazia, quello legislativo e quello giudiziario, usurpando quindi la sovranità del Parlamento eletto e violando il principio della separazione dei poteri dello Stato. La gravità del fatto è dovuta innanzitutto al metodo utilizzato per legiferare, ossia un decreto legge su una materia non urgente, relativa di fatto ad un singolo caso, ignorando completamente una sentenza definitiva della Corte di Cassazione e i pronunciamenti sia della Corte Costituzionale sia della Corte Europea dei diritti dell’uomo sui ricorsi presentati. Tale mancanza di rispetto dei principi della carta costituzionale è tanto più grave nel nostro Paese, che ha già visto concretizzarsi simili pulsioni quando nel 1926 una riforma per aumentare il potere normativo del governo fu attuata da Mussolini, sancendo di fatto la nascita del regime fascista.
In secondo luogo, questi atti sono ancora più preoccupanti in quanto ciò che si vuole regolamentare è il diritto stesso della persona ad autodeterminarsi, ovvero quella libertà che è uno dei principi base della democrazia.”
Inoltre, i giovani del PD dichiarano di volersi fare “promotori di una discussione aperta sui temi del testamento biologico e, più in generale, del diritto alla vita e all’autodeterminazione della persona, in modo che si possa arrivare al più presto ad una legge condivisa.”
Si informa che il Partito Democratico ha organizzato una manifestazione che si svolgerà martedì 10 febbraio alle ore 18 in piazza Santissimi Apostoli a Roma. Unico a prendere la parola sarà il senatore a vita Oscar Luigi Scalfaro, presidente emerito della Repubblica.

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sabato 7 febbraio 2009

Convegno del PD sul Welfare

Il convegno di ieri sul Welfare, organizzato dal Partito Democratico del Veneto a Verona, è riuscito per la grande partecipazione, per i contenuti trattati, per le proposte ipotizzate e per la capacità dei relatori ad analizzare e valutare l'attuale grave crisi economica ed i suoi effetti sociali sulle persone, per la valutazione dei provvedimenti governativi in rapporto alla situazione di difficoltà del paese.
Avendo partecipato al convegno posso dire che il Veneto ha le capacità e le risorse umane per affrontare positivamente la crisi e che il Governo della Regione Veneto non è in grado di predisporre strumenti adatti alla gravità della crisi economica. I numerosi interventi del Governo nazionale in materia economica sono risultati inefficaci e se confrontati con quelli adottati dagli altri Stati Europei si rilevano insufficienti.
Gli interventi dei relatori e dei partecipanti sono a disposizione di tutti nel seguente link http://www.partitodemocraticoveneto.org/moovie.asp?ID_evento=41
Indico anche il mio intervento su alcuni aspetti particolari del Welfare
http://www.partitodemocraticoveneto.org/dett_moovie.asp?ID_evento=41&ID=291

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Federico Testa interroga i Ministri competenti

L'on.le Federico Testa ha presentato una interrogazione ai Ministri dell’interno e della difesa. Per conoscere, premesso che: nei primi giorni del mese di gennaio nel centro cittadino di Verona una giovane ragazza che si trovava in compagnia di alcuni amici è stata aggredita da un gruppo di circa una ventina di facinorosi, di età apparente compresa tra i venti ed i venticinque anni, verosimilmente appartenenti a gruppi dell’estrema destra;
il fatto in questione ha avuto un ampio risalto sulle pagine della cronaca nazionale e locale, e secondo quanto riportato dagli organi di stampa la Questura di Verona avrebbe, con la solita puntuale professionalità, individuato la quasi totalità dei responsabili;
Nel rinnovare quindi la stima e l’apprezzamento per gli investigatori della Digos scaligera, si deve tuttavia porre in evidenza che, secondo quanto emerge dalle dichiarazioni della parte offesa riprese dalle interviste dei quotidiani locali, proprio mentre era in corso il pestaggio sono occasionalmente transitati sul luogo dei fatti alcuni militari a bordo di alcune camionette;
sempre da quanto si apprenderebbe dalle esternazioni della ragazza gravemente ferita, questo contingente di circa una decina di soldati sarebbe rimasto sostanzialmente inerte, ed avrebbe consentito al gruppo di aggressori di allontanarsi tranquillamente;
da quanto pare di aver capito quel contingente di circa una decina di militari era parte del più ampio gruppo di soldati che dallo scorso mese di settembre sono stati inviati a Verona al dichiarato scopo di contribuire al controllo del territorio;
sempre facendo riferimento alle dichiarazioni dianzi segnalate, pare che pochi istanti dopo che il gruppo di aggressori si era dileguato nelle vie adiacenti, siano intervenuti sul posto equipaggi della Sezione Volanti della Questura di Verona, e che tali Agenti, dopo aver ricevuto una sommaria descrizione dei fuggitivi, si siano messi alla ricerca dei responsabili dell’aggressione, senza purtroppo essere riusciti ad individuarne alcuno:
- se corrisponda al vero che i militari sopraggiunti nel luogo dell’aggressione siano effettivamente parte del contingente di rinforzo inviato a seguito dell’adozione dello specifico decreto legge con il quale si intendeva contribuire al controllo del territorio;
- se sia vero che quella sera, nonostante avessero assistito alla fase conclusiva dell’aggressione, quei militari sono rimasti inerti di fronte all’allontanamento degli autori della descritta gravissima aggressione;
nel caso in cui risulti che effettivamente si trattava dei militari ordinariamente impiegati in ausilio alle forze di polizia della provincia di Verona, per quale ragione gli stessi, che si presume siano stati scelti in ragione del peculiare addestramento, non abbiano fatto nulla per impedire agli autori dell’aggressione di allontanarsi;
laddove si verificasse che effettivamente i militari non sono intervenuti e che quindi se non fosse stato per la professionalità degli investigatori della Polizia di Stato, gli aggressori mai sarebbero stati individuati, si chiede di sapere se sia stata condotta una inchiesta amministrativa che abbia accertato: se il mancato intervento è stato imputabile alla mancanza di specifico addestramento dei militari; ovvero se i militari non siano intervenuti perché impossibilitati dalla carenza dei presupposti giuridici ordinamentali per poter operare arresti nella flagranza di reati, ancorché gravi;
se quindi, sussistendo le premesse sin qui svolte, laddove si verifichi, come si teme, che in effetti i militari non sarebbero intervenuti per carenza di preparazione e/o dei requisiti giuridici per poterlo fare, questo non dimostri la sostanziale inutilità del loro impiego in servizi di polizia e non consigli di evitare inutili sprechi di denaro pubblico destinando invece le risorse per ripianare le carenze di organico delle forze di polizia.

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martedì 3 febbraio 2009

Accordo quadro e pubblico impiego

Epifani afferma che l’accordo quadro di riforma degli assetti contrattuali del 22 gennaio non è stato firmato dalla Cgil perché non tutela il potere di acquisto e non garantisce la contrattazione di secondo livello. Dall’incontro con Walter Veltroni Epifani rimane fermo sulle sue decisioni in un momento di grave crisi economica e del mercato del lavoro.
Sull’accordo il governo è riuscito a frantumare l’unità d’azione dei sindacati non avendo la sensibilità di Carlo Azeglio Ciampi, il quale ha dichiarato che “un accordo sui contratti è tale se lo firmano tutti.”
Il senatore Pietro Ichino osserva che un confronto tra il vecchio e nuovo sistema contrattuale è inattendibile perché il nuovo dipenderà dalla capacità dei sindacati di innovarsi e svolgere con capacità ed incisività gli istituti previsti dal nuovo sistema (premio di produzione nella contrattazione aziendale, nuovo modello di relazioni industriali). Inoltre, non si può affermare a priori che l’elemento retributivo di garanzia (Erg) porterà ad una riduzione in quanto l’Erg verrà stabilito dai contratti nazionali.
Il nuovo accordo permette alle retribuzioni di aumentare stabilendo una relazione tra retribuzioni e profitto nella contrattazione nazionale e tra retribuzioni e produttività a livello aziendale. Occorre che imprenditori e sindacati abbiano a cuore la crescita e la competitività dell’azienda.
Per quanto riguarda il pubblico impiego la Cgil espone diverse argomentazioni al fine di concludere che l’unico elemento che accomuna il settore privato e pubblico è la durata triennale dei contratti.
Si fa presente che le differenze, indicate esplicitamente nell’accordo, tra il settore privato e pubblico sono le seguenti:
“- nel settore del lavoro pubblico, la definizione del calcolo delle risorse da destinare agli incrementi salariali sarà demandata ai Ministeri competenti, previa concertazione con le Organizzazioni sindacali, nel rispetto e nei limiti della necessaria programmazione prevista dalla legge finanziaria, assumendo l’indice (IPCA), effettivamente osservato al netto dei prodotti energetici importati, quale parametro di riferimento per l’individuazione dell’indice previsionale, il quale viene applicato ad una base di calcolo costituita dalle voci di carattere stipendiale e mantenuto invariato per il triennio di programmazione;
- nel settore del lavoro pubblico, la verifica degli eventuali scostamenti sarà effettuata alla scadenza del triennio contrattuale, previo confronto con le parti sociali, ai fini dell’eventuale recupero nell’ambito del successivo triennio, tenendo conto dei reali andamenti delle retribuzioni di fatto dell’intero settore;”
Il primo punto è soggetto alla concertazione con le Organizzazioni sindacali e permette di superare la visione dell’inflazione programmata tanto contestata dai sindacati.
Il secondo punto la diversità è reale e non capisco per quale motivo sia stata introdotta. Probabilmente per rispettare i vincoli economici dell’accordo.
La preoccupazione non espressa dalla Cgil, ma individuata dal senatore Pietro Ichino, consiste nel fatto che il buon funzionamento della nuova contrattazione collettiva nel settore pubblico presuppone l’attivazione del sistema di valutazione indipendente e trasparente delle performance dei settori della Pubblica Amministrazione previsto dal disegno di legge delega approvato dal Senato e in discussione alla Camera. Oggi vi è l’impossibilità di collegare le retribuzioni dei pubblici dipendenti all’andamento gestionale.
Le ipotesi di contratto sottoscritte prima dell’accordo quadro non garantiscono l’assegnazione del salario di produttività.
Occorre effettuare una ricognizione delle pubbliche amministrazioni al fine di conoscere il sistema di valutazione e misurazione dei risultati ed intervenire per adeguare quei settori che si trovano indietro rispetto ad un sistema efficace, previsto dal disegno di legge delega approvato in Senato. Inoltre, occorre introdurre la trasparenza dei risultati ed un sistema che assecondi il merito e la premialità.
Non intervenire significa mettere a rischio il salario di produttività per i pubblici dipendenti per il 2009.
Ritengo che il governo, le organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto l’accordo e la Cgil dovrebbero impegnarsi a trovare una soluzione unitaria che superi l’attuale divisione che certamente non gioca a vantaggio dei lavoratori e non permette di affrontare in modo efficace la grave crisi economica. Proseguire su strade separate non porta benefici a nessuno.
Documento CGIL Funzione Pubblica

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