domenica 12 ottobre 2008

Autunno caldo per scuola e pubblico impiego

La Camera dei deputati ha approvato il ddl di conversione in legge del decreto Gelmini sulla scuola. I presenti in aula erano 513, i votanti 485, la maggioranza necessaria era di 243 voti, a favore hanno votato 280 deputati, contro 205. Il provvedimento passa ora all'esame del Senato. I provvedimenti introdotti sono contestati dal mondo della scuola e dai sindacati.
“La legge 133 collegata alla finanziaria e il decreto “Gelmini” n. 137, afferma Francesca Pavanello della CISL Scuola, destruttureranno letteralmente la scuola statale nel prossimo triennio: avremo meno insegnanti (-87.000 a cui si aggiungono altri 50.000 ca. per effetto del ritorno al maestro unico), meno personale ausiliario ed amministrativo (taglio di 44.500 posti), meno tempo scuola, (sono previste consistenti riduzioni orarie per tutti i gradi scolastici, dalla scuola dell’infanzia, alla scuola superiore, con abolizione dei tempi pieni e prolungati), meno scuole, meno classi, meno programmi. Si tratta di un’operazione, continua Francesca, che non ha precedenti dalla nascita della scuola statale. I sindacati confederali sono fortemente preoccupati per quanto sta accadendo, per le gravi ricadute che questi provvedimenti avranno sui lavoratori, sulle famiglie, sui ragazzi/e, sul diritto allo studio, sul futuro del Paese”.Di fronte alla mancata volontà del Governo di confrontarsi sui gravissimi provvedimenti, tutti i sindacati più rappresentativi della scuola (CGIL-CISL-UIL, SNALS,GILDA) hanno proclamato unitariamente una massiccia mobilitazione che culminerà con lo sciopero generale della scuola il 30 ottobre, con manifestazione a Roma. Contemporaneamente è stata presentata una piattaforma rivendicativa dove si chiede: la revisione del decreto “Gelmini” n. 137/08, l’abrogazione del ripristino del maestro unico nella scuola primaria, l’apertura di un tavolo di negoziazione sull’art.64 della l. 133. Intanto si stanno moltiplicando le manifestazioni di protesta dei lavoratori della scuola in tutta Italia, con l’appoggio degli studenti, delle famiglie e anche dei lavoratori metalmeccanici che hanno espresso in più occasioni la loro preoccupazione e solidarietà.Particolarmente riuscita, con una partecipazione che non si vedeva da anni (dato della questura: 10.000 partecipanti, 4 bus partiti solo da Verona) la manifestazione del 10 ottobre a Venezia, che ha visto, anche in questo caso, la presenza di studenti, docenti e lavoratori metalmeccanici. Alle manifestazioni di protesta contro i provvedimenti in materia scolastica il ministro Gelmini commenta così: “ Rispetto chi ha opinioni diverse, ma credo che oggi il Paese abbia bisogno di uno sforzo comune, di una grande responsabilità per migliorare la scuola"……. “serve la collaborazione di tutti e non certo manifestazioni di piazza". Dimentica il ministro che i provvedimenti varati dal Governo non sono stati partecipati e confrontati in parlamento e con il mondo della scuola e, pertanto, non può pretendere cieca obbedienza per realizzare una presunta scuola di “qualità” che nasconde riduzioni di spese ed esigenze di carattere contabile.
Intanto i sindacati del pubblico impiego dopo le ripetute manifestazioni realizzate in tutta Italia annunciano quattro giorni di sciopero. Ci saranno tre scioperi regionali (nord, centro, sud e isole) ed un’ulteriore giornata di sciopero nazionale, prima dell’approvazione della legge finanziaria, nel caso in cui non ci saranno risposte e possibilità di confronto con il governo.Nel pubblico impiego il ministro Brunetta ha promosso azioni e comportamenti propagandistici senza intervenire sul cambiamento sostanziale della Pubblica Amministrazione. E’ stato privilegiato l’aspetto caricaturale anziché la realizzazione di un sistema di valutazione indipendente, di controllo da parte della cittadinanza e di trasparenza del grado di conseguimento degli obiettivi. L’introduzione del merito nella P. A. presuppone un cambiamento radicale che responsabilizzi i dirigenti, promuova incentivi a favore dei migliori e realizzi modelli organizzativi semplificati ed efficienti. Questo Governo è incapace di confrontarsi e prosegue il suo cammino con decreti e colpi di fiducia non considerando il pluralismo della società italiana e la gravità dei problemi.

Leggi tutto...

venerdì 10 ottobre 2008

Per Dario Marini

Dichiarazione di intenti di Dario e cena con i candidati a Montorio
Nasce in tutta Italia l'organizzazione giovanile del Partito Democratico. La parola d'ordine è autonomia: perché sia veramente giovanile e perché sia la linfa vitale del PD.Lo sappiamo tutti cosa non ci piace del Governo ma anche cosa non ci piace dell'opposizione e del PD. E' venuto il momento di organizzarsi in tutta Italia.
Noi lo stiamo facendo.
Per questo il 17 e 18 ottobre si voterà alle primarie. I candidati alla guida sono 4, molto diversi tra loro. Meglio le canne libere o una politica seria che dialoga con le altre forze? Meglio un partito proiettato in Europa o uno concentrato sugli ultimi della società?
Col tuo voto oggi puoi cambiare in modo radicale il volto dell'opposizione.
I giovani del PD di Verona per il giorno 11 ottobre alle ore 20 hanno organizzato una cena presso il circolo ARCI di Montorio (VR) per conoscere i candidati dal vivo.
E’ un'occasione unica per: - fare domande e sentire le risposte; - giudicare il loro appetito e vedere chi regge più Valpolicella; - dire: "io ho insultato un VIP" (se proprio volete).
"Invocare l'autonomia, afferma Dario Marini, è sacrosanto, ma c'è bisogno di specificare di quale autonomia stiamo parlando. Se autonomia significa esternare le proprie idee come se la giovanile non fosse parte integrante del Partito, allora io non sono d'accordo. L'idea di autonomia che ho in mente è strettamente legata alla semplicità ed alla consapevolezza di poter, in quanto nuove generazioni, trovare soluzioni pratiche ai problemi che incontriamo ogni giorno senza pretese di avere una risposta per tutto".
Si riporta la dichiarazione di intenti di Dario Marini, candidato alla segreteria nazionale dei Giovani Democratici:
“Insieme, Possiamo Cambiare
1. Il nostro obiettivo è la credibilità. Vogliamo essere liberi e autonomi, vogliamo essere presenti nella società e protagonisti nelle idee.
2. Siamo qui per risolvere i problemi, affrontandoli senza preconcetti ideologici.
3. Riconosciamo di dover essere responsabili nei confronti della collettività. Qualche esempio: tutela dell’ambiente, istituzione del servizio civile obbligatorio, volontariato per biblioteche notturne, servizi agli anziani e ai diversamente abili.
4.Vogliamo una struttura federale incentrata sul principio di sussidiarietà. NO al centralismo democratico, SI alla territorialità e autonomia.
5.Dobbiamo guardare fuori dai recinti, perché noi siamo i giovani italiani che vivono nella società contemporanea.6. Noi siamo il Pd del 2020, crediamo in un percorso formativo concreto, serio e critico.7. Siamo per un’elaborazione di idee forti, alternative al centrodestra, coraggiose e in grado di sperimentare linguaggi e forme aggregative nuove.
8.Vogliamo studiare, viaggiare, progettare. Elaborare la globalizzazione e nuovi modelli di sicurezza sociale.
9.Vogliamo politiche sociali in grado di permettere a tutti i giovani, ragazzi e ragazze di poter uscire di casa a 18 anni e di progettare la propria vita in modo libero e indipendente.
10. Vogliamo un linguaggio nuovo, sperimentare un nuovo modo di essere giovani nel Partito Democratico”.
Dario è un candidato impegnato a costruire il futuro ed il nuovo e non è condizionato dalle vecchie logiche ormai superate dagli avvenimenti planetari che sopravvivono alle volte anche nei giovani.

Leggi tutto...

giovedì 9 ottobre 2008

Diritto al voto agli immigrati

E’ on line la petizione per il diritto di voto agli immigrati residenti da almeno 5 anni in Italia per le amministrative. La petizione, partita a luglio da Venezia, afferma Marta D’Agostino Tortorella, su supporto cartaceo è stata sottoscritta da Massimo Cacciari, Livia Turco, Delia Murer, Marta Meo, Ivan Scalfarotto, Amos Luzzatto, i consiglieri comunali e provinciali del Pd di Venezia, e un nutrito gruppo di persone che si riconoscono in questa battaglia per l’integrazione e la giustizia sociale.
Dopo l’intervento di Veltroni con la lettera a Fini, continua Marta, l’iniziativa acquista ancor più un valore politico, in tempi bui per la civile convivenza tra gruppi etnici che vede alla ribalta episodi di intolleranza e di razzismo.
Un invito, conclude Marta, quindi a firmare e a far firmare quante più persone possibile in modo che si formi un movimento di opinione pubblica che supporti l’azione legislativa annunciata da Veltroni quest’estate.
Marta ha lanciato la petizione su Facebook che sta raccogliendo numerosi consensi.
Si riporta la petizione per il diritto di voto agli immigrati da inviare al Presidente della Repubblica, del Senato e della Camera.
- Oltre 4 milioni di immigrati regolari, (6,2% del totale della popolazione), la cui presenza è dovuta
per il 92% a motivi di lavoro subordinato e a ricongiungimenti familiari
- oltre 500 mila bambini nati o arrivati in Italia in tenera età
- 570 mila alunni che frequentano le scuole italiane
- il contributo degli immigrati alla formazione del PIL, 8%
- il trend annuo di crescita dell’immigrazione, 21,2%
- la crisi demografica e il deficit di nascite fa perdere ogni anno mediamente ¼ di milione della
forza lavoro autoctono
Si richiama inoltre La Costituzione italiana che all’ art. 3 recita: "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
Più di un decennio di riflessione e di annunci di buoni propositi impongono senza ulteriori deroghe l’effettivo riconoscimento del diritto di voto a milioni di immigrati stabilmente residenti nel nostro paese.
Già nel 2003 la CEI (Conferenza Episcopale Italiana) raccomandava il riconoscimento del diritto di voto per gli immigrati regolarmente residenti.
Da oltre 15 anni da un ampio arco di forze politiche, dai DS ad AN, sono stati presentati ai due rami del Parlamento disegni di legge di modifiche costituzionali per dare il diritto di voto agli immigrati.
Il 7 ottobre 2003 l’attuale Presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha affermato che “i tempi sono maturi per discutere il diritto di voto, almeno amministrativo, per le persone immigrate” e nel novembre dello stesso anno ha presentato un disegno di legge a tal proposito.
È sempre lui ad affermare, il 26 ottobre 2005, che “quella proposta non è stata mai discussa, ma nella prossima legislatura il tema tornerà”.
Tale riconoscimento è ormai avvenuto in un gran numero di paesi dell’Unione Europea, Danimarca, Olanda, Norvegia, Svezia, Lussemburgo, ecc… i cui governi di centro destra e di centro sinistra dall’inizio degli anni ’70 in poi, hanno riconosciuto il diritto di voto alle elezioni amministrative agli stranieri non comunitari regolarmente residenti.
L’ Italia non può più eludere il problema continuando a privare di uno dei più elementari diritti milioni di persone che lavorano, pagano le tasse, muoiono e ora anche nascono in questo paese.
Il riconoscimento del diritto di voto contribuisce a garantire la legalità; la convivenza civile e l’ordinato sviluppo democratico del paese contro l’intolleranza, il razzismo e la violenza comunque mascherata.
Per queste ragioni chiediamo il riconoscimento del diritto di voto attivo e passivo nelle elezioni amministrative per tutti i cittadini extracomunitari regolarmente residenti in italia da almeno cinque (5) anni.

Leggi tutto...

martedì 7 ottobre 2008

Intervista a Roberto Fasoli

Alla fine del convegno ho coinvolto Roberto Fasoli, docente e responsabile regionale del Partito Democratico per il settore Formazione, per una breve intervista.
Cosa pensa dei provvedimenti del Governo in materia scolastica?
La battaglia della scuola è una battaglia di civiltà. Io credo che la vinciamo se riusciamo a far capire al paese oltre che agli insegnanti, alle famiglie ed agli studenti che l’unica possibilità per noi è di investire in conoscenza e in futuro e, quindi, non tagliando le risorse alla scuola, all’università ed alla ricerca. Questo non significa difendere l’ordine costituito. Se dicessimo che tutto nella scuola va bene diremmo una cosa sbagliata. Non possiamo accettare che dietro le proposte paravento dei grembiulini e del voto in condotta passino sostanziosi tagli nel settore della scuola e a danno del personale.
Si tratta di un provvedimento legato alle esigenze di carattere finanziario e di contenimento dei costi che colpisce un settore di eccellenza della scuola e si basa su un’idea di insegnamento legata ai tempi antichi quando i bambini della società erano assolutamente diversi da oggi. Esprime un’idea di famiglia nella quale il maschio lavora e la donna sta a casa e fa la casalinga. E’, quindi, una operazione reazionaria che colpisce le famiglie. Si cerca di mascherarla con un ripristino di autorevolezza della scuola. Tutti quelli che lavorano nella scuola o che anche nella scuola hanno rapporti che riguardano i figli sanno benissimo che i problemi sono molto più complicati.
Noi non ci limitiamo a protestare abbiamo indicato anche questa sera precise proposte alternative. Vogliamo ricostruire un dialogo con i genitori e con i loro figli che la scuola deve istruire ed educare. Non tutto può essere consegnato sulle spalle della scuola però bisogna essere consapevoli che nell’Italia e nell’Europa del terzo millennio solo la scuola di qualità ci farà competere con le migliori dinamiche dell’economia.
Il maestro unico è una scelta per il futuro o si ritorna molto indietro?
Il maestro unico è una pazzia perché oggi le discipline sono diversificate, c’è il maestro che insegna la lingua, quello che insegna le materie scientifiche, c’è il maestro che fa l’educazione musicale, l’educazione artistica. Non si può caricare sulle spalle di una persona tutte queste responsabilità e competenze. C’è il rischio concreto che questa situazione possa lasciare spazio a richieste di didattiche separate per gli alunni diversamente abili e immigrati con un passo indietro pesantissimo rispetto alle positive ed efficaci scelte fatte negli ultimi anni. Sono proprio questi i due aspetti di qualità in Europa della nostra scuola: l’integrazione dei bambini diversamente abili e i bambini provenienti da altri paesi che ormai sono in gran parte nati nel nostro paese.
Con i provvedimenti del ministro Gelmini si rischia concretamente di consegnare la scuola ad una selezione classista in cui i figli provenienti da famiglie ricche potranno avere attività private, integrative, qualificate e pagate dalle famiglie mentre per gli altri resterà disponibile il vecchio doposcuola per di più a carico dei comuni che non hanno le risorse per garantire un servizio di qualità.

Leggi tutto...

Intervista a Mariapia Garavaglia

Alla fine del convegno sulla scuola abbiamo colto l'occasione per intervistare la senatrice Mariapia Garavaglia, ministro della Pubblica Istruzione del governo "ombra" del Partito Democratico.
Cosa pensa delle modifiche introdotte dal Governo Berlusconi che cambiano enormemente l’assetto e l’equilibrio della scuola?
La nostra scuola ha i problemi della crescita in un paese come l’Italia inserito nel contesto mondiale come protagonista e la scuola può darsi che segni il passo soprattutto là dove bisogna dimostrare competenze. Non è il caso della scuola elementare che invece è molto adatta a preparare i giovani per la scuola secondaria di 1° e 2° grado. Purtroppo questo Governo attacca alle radici la scuola elementare che funziona e che ha una grande fama e non dice niente della seconda area.
Noi come opposizione ci aspettiamo una sede prima o poi, finora ci è stata sempre negata, per un grande confronto. Abbiamo bisogno che il paese reagisca per difendere la scuola elementare e poi per la secondaria siamo davvero aperti a un grande dibattito che però deve coinvolgere il paese intero perché se parlano di scuola solo gli addetti ai lavori per i genitori la scuola diventa sempre un patto transitorio. Quando i figli non sono più a scuola non c’è più il problema. Invece la scuola è un problema di tutti perché è una risorsa per tutti. E’ il tesoro più prezioso di una nazione, se non si tutela la scuola è come non tutelare il proprio futuro.
Considerata la mancanza di dialogo tra il Governo e l'opposizione ed alcuni interventi autoritari del Governo nella scuola e nel pubblico impiego, c’è un rischio di democrazia partecipativa in Italia?
Mi pare che la democrazia partecipativa sia proprio considerata un fastidio, un inciampo. Questo Governo procede a suon di decreti pur avendo una grande maggioranza che gli permette di essere veloce nell’iter parlamentare di approvazione dei provvedimenti. Nonostante questo usa i decreti e la fiducia perché il primo ministro evidentemente non si fida nemmeno della sua maggioranza oppure vuole dimostrare di essere padrone del vapore. In fondo chi ha messo in lista? Ha messo in lista persone che hanno dovuto cercare nessuna preferenza se non la fiducia del capo. Quindi io credo che la nostra democrazia anche se formalmente viene rispettata, sostanzialmente è già da molto tempo con questo Governo messa in giuoco pesantemente.

Leggi tutto...

Quale futuro per la scuola?

Si è svolto a Verona un convegno organizzato dal Partito Democratico su ”Quale futuro per la nostra scuola?”.
I relatori dell’incontro sono stati:
- Mariapia Garavaglia, senatrice e ministro della Pubblica Istruzione del governo ombra del Partito Democratico;
- Roberto Fasoli, responsabile regionale della formazione del Partito Democratico
Francesca Pavanello, responsabile della Cisl scuola di Verona.
Numerosi sono stati i partecipanti (genitori, studenti, docenti) e gli interventi; tutti interessati dagli effetti dei provvedimenti varati dal Governo Berlusconi e condivisi dal Ministro Gelmini e preoccupati dal rischio d’involuzione che la scuola senz’altro subirà.
E’ stato sottolineato che tali provvedimenti non rappresentano la riforma della scuola e sono inseriti in decreti finalizzati al contenimento della spesa pubblica. Pertanto, manca un disegno complessivo e coerente di riforma della scuola primaria che viene coperto dalla propaganda mediatica effettuata da “grembiule”, “voto in condotta”, “fannulloni” e altro. Si rischia di passare da una scuola inclusiva ed integrata ad una scuola piegata alle esigenze finanziarie del ministro Tremonti.
Si è parlato dei rapporti tra scuola e famiglia, della valutazione dei docenti e dell’esigenza di istituire un organo indipendente di valutazione. E’ stata molto contestata la figura del maestro unico, il quale non è in grado di farsi carico di un’offerta formativa complessa, diversificata ed adeguata al terzo millennio. Il mondo ormai globalizzato richiede senza sconti un alto grado di conoscenza per entrare nel mondo del lavoro e per determinare cambiamenti veloci che ormai s’impongono sempre di più.

Leggi tutto...

Riforma della contrattazione collettiva

Articolo pubblicato su Repubblica del 5 ottobre 2008
Un sistema di relazioni sindacali che funziona bene è un grande gioco a somma positiva. Esso, producendo accordo e cooperazione, consente che si ingrandisca la “torta” da spartire; e la distribuisce in modo che tutti ci guadagnino. Nel momento attuale di gravissima crisi economica e finanziaria mondiale, il nostro Paese – già da tempo in affanno – avrebbe un estremo bisogno di attivare questo gioco a somma positiva. Ecco perché non possiamo rassegnarci al collasso del sistema di relazioni sindacali, che invece conseguirebbe a un fallimento del negoziato in corso tra Confindustria e confederazioni sindacali maggiori.
Certo, non è facile conciliare l’obiettivo fondamentale del negoziato, cioè quello di legare una parte maggiore delle retribuzioni all’andamento delle singole imprese, con la necessità di difendere i livelli retributivi anche nelle aziende dove il sindacato non riesce a contrattare. Ma una soluzione a questo problema può essere trovata: si può pensare che sia lo stesso contratto nazionale a istituire un premio legato alla produttività aziendale (costituito, per esempio, da una percentuale del margine operativo lordo dell’impresa: v. nella sezione “Lavoro” del sito una formulazione possibile della disposizione contrattuale), consentendo che nei luoghi di lavoro esso possa essere ricontrattato e anche integralmente sostituito. In altre parole, può essere il contratto nazionale stesso che compensa il necessario contenimento della dinamica dei minimi tabellari con una voce retributiva legata all’andamento aziendale, suscettibile di rinegoziazione al livello di impresa. Se c’è la volontà di perseguire l’accordo e di rilanciare il nostro sistema di relazioni sindacali, è sicuramente possibile individuare un nuovo assetto che non penalizzi nessuno e inneschi invece la crescita delle retribuzioni dovunque sia possibile un aumento della produttività.
C’è, però, un altro capitolo del difficile negoziato in corso, del quale si sente parlare troppo poco: quello della riforma della rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro. È, questo, un capitolo importantissimo, perché è soltanto attraverso questa riforma che si può valorizzare il pluralismo sindacale come una ricchezza preziosa, senza tuttavia favorire il frazionamento delle rappresentanze, che genera paralisi. Che nei luoghi di lavoro possano confrontarsi e competere visioni e strategie sindacali diverse è una ricchezza preziosa, a condizione che, dove esse non trovino una sintesi, i lavoratori possano scegliere periodicamente il sindacato o la coalizione legittimata a negoziare con effetti generali.
Cgil, Cisl e Uil hanno già delineato, nella “piattaforma” presentata a maggio, una riforma compiuta di questa materia, sulla quale non sarebbe difficile raggiungere un accordo anche con la Ugl. Confindustria, dal canto suo, pur manifestando qualche perplessità su qualche dettaglio di quella soluzione, è disposta ad accettarla. Perché dunque non si incomincia a “firmare” subito almeno questo capitolo cruciale dell’accordo?
È questo, probabilmente, il livello massimo di unità sindacale realizzabile oggi: una cornice di regole nella quale si esprima innanzitutto il riconoscimento e il rispetto reciproco tra organizzazioni diverse, la comune accettazione del principio di democrazia sindacale, l’interesse a un civile confronto. Una cornice, dunque, che consenta – là dove l’unità d’intenti e d’azione non è possibile – la sperimentazione negoziale dell’una o dell’altra strategia, la verifica dei suoi risultati, il rafforzamento delle esperienze positive e il mutamento di linea quando la scelta compiuta non dia i risultati sperati.
Se l’accordo si raggiungesse anche soltanto su questo punto – e non si vede davvero alcun motivo per cui ciò non possa accadere, nei giorni prossimi – esso segnerebbe una tappa importantissima nella storia del sistema italiano di relazioni industriali.
Pietro Ichino, senatore del PD

Leggi tutto...

lunedì 6 ottobre 2008

Metropolitana di superficie

Da tempo compio in Consiglio Regionale diverse azioni per promuovere una mobilità più sostenibile, che risponda all’esigenza di ridurre traffico e inquinamento. Una di quelle che, come centrosinistra, abbiamo sempre sostenuto con maggiore intensità, riguarda la costruzione di un sistema di trasporto efficiente su rotaia in Provincia di Verona e in Veneto. Ma di cosa si tratta? Qui il resto del post Un treno veloce e confortevole, che parte a orari cadenzati con intervalli brevi (15 – 20 minuti di media), coprendo una fascia oraria ragionevolmente ampia, a vantaggio di chi lavora, studia, ma anche per chi deve recarsi nel capoluogo per affari, commissioni, acquisti... I parcheggi adiacenti le stazioni sono sufficientemente ampi, le stazioni sono sicure e munite di sottopassi, i passaggi a livello sono tutti o quasi eliminati per la costruzione di sotto o sovrappassi: questa è la metropolitana di superficie o SFMR, che, se realizzata, ridurrebbe fortemente il traffico veicolare di Verona città, l’inquinamento, i costi per i cittadini ma anche per la comunità nel suo insieme. Se poi ci fosse una tramvia o comunque un adeguato servizio di trasporto pubblico che dalle stazioni di Porta Nuova o Porta Vescovo trasportasse gli utenti in tempi rapidi nelle varie parti della città, magari utilizzando un biglietto o abbonamento unico, il vantaggio per tutti sarebbe ancora maggiore. Le linee inizialmente dovrebbero essere quattro: Mantova – aereoporto Catullo – Verona; Legnago – Isola della Scala – Verona, Verona – Domegliara – Dolcè, Verona – San Bonifacio – Vicenza. Non è nulla di straordinario, tutte le linee assieme costerebbero quanto una superstrada a 4 corsie nemmeno tanto lunga, la gente capirebbe subito l’utilità e la convenienza economica. Anche per iniziativa del PD e grazie agli emendamenti fatti approvare in occasione delle Leggi Finanziarie Regionali degli ultimi anni, nel dicembre 2006 la Regione Veneto e RFI (Rete Ferroviaria Italiana) stipulano un accordo con il quale RFI deve predisporre studi approfonditi e i conseguenti progetti definitivi delle linee SFMR entro 18 mesi, quindi entro giugno 2008 (l’allegato alla delibera è in allegato alla mail). Ho aspettato luglio, poi ho incominciato a chiedere rassicurazioni, risposte, chiarimenti: niente.
Allora ho preso l’iniziativa: non solo un’interrogazione, ma conferenze stampa, schema di mozione inviato ai consiglieri del PD dei comuni interessati dai tracciati e altre azioni che assieme possiamo decidere; di seguito riporto una sintesi della rassegna stampa dei miei interventi, rimandando al mio sito per la visione completa.
Purtroppo, sono convinto che i progetti saranno pronti sì e no a fine legislatura regionale e conseguente rinvio “sine die” del loro finanziamento; sono convinto altresì che la volontà politica della maggioranza di centrodestra sia di non farla perché i soldi sono stati dirottati in altre aree venete, anche per colpa degli attuali amministratori di Provincia e comune di Verona, che se ne sono disinteressati. Come Partito Democratico dobbiamo farci carico di questa azione, affinché tutte le tratte previste siano realizzate in tempi brevi, a beneficio dei cittadini della Provincia e del territorio tutto.
Franco Bonfante
Consigliere Regionale del Veneto

Leggi tutto...

giovedì 2 ottobre 2008

Dario Marini candidato dei giovani PD

Il 17 e 18 ottobre decine di migliaia di giovani del Partito Democratico parteciperanno alle primarie per eleggere il segretario nazionale, i delegati che parteciperanno all'assemblea nazionale e all'assemblea regionale e costituiranno l'assemblea provinciale.
Sono aperte fino al 14 ottobre le candidature per diventare delegato.
In tutte le province verrà nominato un Comitato Promotore Provinciale che avrà il compito di organizzare le primarie sul territorio.
Fino a questo momento vi sono tre candidature alla carica di segretario nazionale:
- Giulia Innocenzi di Rimini, radicale e collaboratrice di Pannella a Bruxelles;
- Fausto Raciti siciliano, trasferitosi a Roma dal 2004 per intraprendere l’attività politica, è stato l’ultimo segretario nazionale della sinistra giovanile dei DS;
- Dario Marini di Brescia che ha iniziato a fare politica con il Partito Democratico.
"Il Segretario dei giovani del PD, afferma Federico Benini -Coordinatore del comune di Verona di generazione democratica- non dovrà essere o apparire una figura di apparato, con un passato marcatamente partitico, ma dovrà unire le varie anime che compongono l’assemblea, anime che a loro volta hanno militato per anni in partiti e che si ritrovano a ricoprire un incarico nazionale solo per vecchie logiche di sapore cencelliano. Per questo motivo i giovani di Verona hanno seguito un’altra strada: candidare e sostenere i giovani che da poco si sono affacciati alla politica e che credono, con il loro entusiasmo, di cambiare veramente le cose. Il candidato nazionale verrà quindi scelto in piena libertà e autonomia, proprio per dimostrare che la logica delle primarie è un modo di fare politica che parte dal basso e nessuno può permettersi di essere eletto algebricamente!"
Marta Meo afferma nel suo blog che “Dario Marini ha cominciato a fare politica pensando al PD (come me), che ha fatto il CFP a Milano (come me), che ha un blog dove scrive il partito che vorrebbe (come me). Dario studia per specializzarsi a Scienza Politiche e per mantenersi nel fine settimana fa il cameriere in una discoteca (come me, no, scherzo!). Insomma, non so se si era capito, sarà che anche lui vive lungo la A4, sarà che abbiamo dei riferimenti politico culturali comuni, sarà perché una volta tanto mi sembra un giovane vero e non il solito prevecchio a me Dario piace e lo considero (anche se non lo potrò votare) il mio candidato”.
Dal sito Faceboock Dario Marini lancia un appello ai giovani democratici. “Il Partito Democratico, afferma Dario Marini, è un grande partito, ma soprattutto un progetto da costruire e da realizzare insieme. Vogliamo per il nostro paese, l’Italia, un partito inclusivo, un partito veramente riformista, moderno e innovatore”. “Il Partito Democratico, continua Dario, ha posto le proprie fondamenta sulla partecipazione rappresentativa, ma soprattutto diretta. La sua costruzione richiede passione, costanza, coerenza e soprattutto lungimiranza. Ed è appunto al futuro che vogliamo guardare, sogniamo un progetto in grado di costruire una classe dirigente rinnovata, formata e rappresentativa della società. Per questo motivo pensiamo che i giovani siano la vera forza motrice del Partito Democratico e che quindi debbano esserne i protagonisti”.
“I giovani democratici, conclude Dario, non siano una realtà a sé stante, autonoma, indipendente, né tanto meno il pungolo del partito. Non esiste il partito degli adulti e quello dei ragazzi, per noi esiste solo il Partito Democratico. Una giovanile dentro le università, le scuole nei luoghi di lavoro, ma che operi fin da subito nel partito senza la necessità di costruire strutture parallele troppo spesso autoreferenziali e non rappresentative della società complessa in cui viviamo. Per questo riteniamo che siano i giovani ad esprimere in primis una politica riformista, una politica in grado di dare risposte nuove e al passo con i tempi sui temi della tecnologia, dell’economia, dell’ambiente e della vita privata”. Per conoscere il profilo di Dario basta collegarsi al gruppo di Facebook Comitato Nazionale Dario Marini Segretario dei Giovani Democratici.
Condivido le dichiarazioni di Marta Meo e credo che Dario Marini possa essere il segretario ideale dei giovani del Partito Democratico per i seguenti motivi:
- Il suo impegno politico non ha legami con il passato e con le anacronistiche divisioni e diversità tra Popolari, Margherita e Democratici di Sinistra ma rappresenta una nuova cultura ed un nuovo impegno finalizzato a costruire il futuro del terzo millennio. Molto spesso i nostri politici vedono solo la loro sopravvivenza e sono incapaci a guardare il futuro per gli altri senza la loro presenza;
- Non è un politico di professione e, quindi, predestinato ad assumere incarichi e ruoli;
- La sua partecipazione al centro di formazione politica presieduto da Massimo Cacciari e diretto da Nicola Pasini fornisce delle garanzie sulla sua preparazione e affidabilità politica.
Nell'impegno politico occorre avere una visione complessiva dei fenomeni e dei problemi sociali ed economici e non di una parte di essi così come avviene spesse volte con i radicali.

Leggi tutto...