<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866</id><updated>2012-02-02T09:31:43.057+01:00</updated><category term='Enti locali'/><category term='Lavoro'/><category term='IdV'/><category term='Sud'/><category term='PD'/><category term='Servizi'/><category term='Mafia'/><category term='Moro'/><category term='Sicurezza'/><category term='Redditi'/><category term='Giovani PD'/><category term='Etica'/><category term='Scuola'/><category term='Sindacato'/><category term='Giustizia'/><category term='Impresa'/><category term='Giovani'/><category term='Libri'/><category term='Regione'/><category term='Pensione'/><category term='Diritti'/><category term='Federalismo'/><category term='P.A.'/><category term='Comunicazione'/><category term='Welfare'/><category term='Economia'/><category term='Donne'/><title type='text'>Cambiamento nelle organizzazioni</title><subtitle type='html'>Strumento per esprimere analisi e valutazioni sulle organizzazioni</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>895</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-4882452022359908322</id><published>2012-02-02T09:29:00.001+01:00</published><updated>2012-02-02T09:31:43.062+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Lavoro: nuova visione e strumenti</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-6f7BjgY1h04/TypJU2rKM5I/AAAAAAAADeA/9TME7ZPhJM8/s1600/Pietro+Ichino.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="294" src="http://1.bp.blogspot.com/-6f7BjgY1h04/TypJU2rKM5I/AAAAAAAADeA/9TME7ZPhJM8/s320/Pietro+Ichino.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Intervista a &lt;st1:personname productid="Pietro Ichino" w:st="on"&gt;Pietro Ichino&lt;/st1:personname&gt; a cura di Oreste Pivetta pubblicata su L’Unità il 31 gennaio 2012&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Professor Ichino, crisi economica, declino dell’impresa manifatturiera in Italia, calo pesante dell’occupazione, logoramento progressivo del potere d’acquisto. Hanno ragione i sindacati quando chiedono insieme alle riforme interventi e investimenti per la ripresa?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sì. Ma gli investimenti oggi possono venire solo in minima parte dallo Stato, mentre possono venire in massima parte dall’aprire il Paese agli investimenti stranieri. Se riuscissimo ad allinearci alla media europea, questo significherebbe un maggior flusso di investimenti in entrata di molte decine di miliardi l’anno. Certo, per questo occorre correggere molte storture nel sistema-Italia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Quali?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Smettere di trattar male chi si propone di investire in casa nostra, come abbiamo fatto sistematicamente nell’ultimo quarto di secolo. Ridurre il costo dell’energia e dei servizi alle imprese, che in Italia è molto superiore agli altri Paesi: per questo aumentare la concorrenza è essenziale. Far funzionare meglio le amministrazioni e ridurre &lt;st1:personname productid="la burocrazia. Semplificare" w:st="on"&gt;la burocrazia. Semplificare&lt;/st1:personname&gt; una legislazione del lavoro farraginosa e non traducibile in inglese, allinearla ai migliori standard del centro e nord-Europa. Far funzionare meglio il nostro mercato del lavoro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Da anni si assiste a una discussione, talvolta in toni quasi drammatica, attorno all’articolo 18. Ma è l’articolo 18 il punto?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Articolo 18 significa molte cose. Significa, innanzitutto, protezione della libertà e dignità delle persone nei luoghi di lavoro, con l’inibizione dei licenziamenti discriminatori e di rappresaglia; per questo aspetto la norma non va soltanto conservata, ma estesa ai milioni di lavoratori dipendenti che oggi ne sono privi. Questo prevedono sia il mio disegno di riforma della materia, sia il disegno di legge Nerozzi, ispirato al progetto Boeri-Garibaldi. In materia di licenziamento per motivi economici od organizzativi, invece, l’articolo 18 non costituisce la forma di protezione migliore, perché genera una rigidità che rende le imprese riluttanti ad assumere a tempo indeterminato. Questo è il motivo principale per cui quattro quinti delle assunzioni avvengono con contratti precari.&lt;br /&gt;Altro tema: la Cassa integrazione. É il momento giusto per mettersi a discutere di cassa integrazione? &lt;br /&gt;La Cassa integrazione è uno strumento prezioso per tenere legati i lavoratori all’impresa nei momenti di difficoltà, nelle crisi temporanee. Ma è sbagliato usare questo strumento, come facciamo diffusamente, nei casi in cui è certo che il lavoratore non riprenderà più l’attività nella vecchia azienda. Per questi casi occorre uno strumento di natura diversa, strutturato per attivare la ricerca della nuova occupazione; dobbiamo pensare a un sostegno del reddito più robusto di quello offerto dalla Cig, e anche suscettibile di durare più a lungo, ma condizionato alla disponibilità effettiva del lavoratore per la ricerca della nuova occupazione e per tutto quanto è necessario fare per trovarla.&lt;br /&gt;Hai, con altri parlamentari, presentato un disegno di legge che si ispira al modello della flexsecurity danese. Non c’è il rischio dell’astrazione riferendosi a paesi di altra storia, d’altra cultura, d’altra tradizione anche in materia di welfare?&lt;br /&gt;Il modo in cui attualmente usiamo affrontare le crisi occupazionali, in ritardo e con lo strumento sbagliato, comporta costi molto alti per tutti, lavoratori compresi. Con quel che si risparmia affrontando le crisi in modo più appropriato c’è di che finanziare abbondantemente un trattamento di entità e di durata massima pari a quelle danesi, compresi i buoni servizi di outplacement, che sono disponibili anche in Italia. Il modo migliore per verificare se questo è vero è aprire la possibilità di sperimentazione: dove una Regione sia disponibile a coprire i costi standard dei servizi al lavoratore e l’impresa sia disponibile a farsi carico del trattamento complementare di disoccupazione, perché non consentire che tutti i nuovi rapporti di lavoro si costituiscano secondo questo modello? Forse che oggi il nostro mercato del lavoro offre ai nuovi assunti qualche cosa di meglio?&lt;br /&gt;Certo, lasciare tutto come prima sarebbe criminale. La precarietà attuale nelle forme di lavoro è intollerabile. Come la superiamo?&lt;br /&gt;Lo schema che potrebbe essere oggetto della sperimentazione, dove ce ne siano le condizioni che dicevo prima, è questo: tutti i nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato, tranne i casi classici di lavoro a termine, come quello stagionale o le sostituzioni temporanee; a tutti le protezioni essenziali secondo i migliori standard europei, compreso l’articolo 18 contro discriminazioni e rappresaglie; ma nessuno inamovibile: a chi perde il posto una sicurezza economica e professionale maggiore rispetto a quella attuale, cui contribuisce in parte l’assicurazione generale, in parte l’impresa che ha scelto la nuova forma sperimentale per le proprie nuove assunzioni, con il rimborso del costo standard dei servizi di outplacement a carico della Regione.&lt;br /&gt;Credo che a qualsiasi lavoratore importerebbe poco dell’articolo 18, se tutto andasse bene e, rimanendo senza lavoro, potesse trovare una occupazione dietro l’angolo…&lt;br /&gt;Nella sola città di Milano nel corso del 2011 sono stati stipulati 108.000 contratti di lavoro; e si calcola che ci sia qualche migliaio di posti di lavoro scoperti per mancanza di persone con qualificazione idonea. Il volume delle crisi occupazionali nella stessa città è espresso da numeri con due zeri in meno. Perché rinunciamo sistematicamente a un rapido assorbimento dei lavoratori licenziati, attivando le iniziative di assistenza intensiva e di riqualificazione mirata di cui si servono tutti i Paesi più civili del nostro? Perché mai non dovremmo provare a far funzionare meglio questo mercato del lavoro, sfruttandone a fondo tutte le potenzialità, che non sono disprezzabili neppure in questo momento di grave crisi?&lt;br /&gt;Con il tuo progetto non si creerebbe un nuovo dualismo tra lavoratori vecchi e nuovi?&lt;br /&gt;Sì, ma non sarebbe più il dualismo attuale fra protetti e non protetti, bensì l’affiancamento di due tra le forme di protezione più forti che siano state sperimentate in Europa nell’ultimo secolo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-4882452022359908322?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/4882452022359908322/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=4882452022359908322' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/4882452022359908322'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/4882452022359908322'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2012/02/lavoro-nuova-visione-e-strumenti.html' title='Lavoro: nuova visione e strumenti'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-6f7BjgY1h04/TypJU2rKM5I/AAAAAAAADeA/9TME7ZPhJM8/s72-c/Pietro+Ichino.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-2143973665277260764</id><published>2012-02-01T17:45:00.001+01:00</published><updated>2012-02-01T17:46:17.843+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giovani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Cambiamento: dal posto di lavoro al lavoratore</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-sTZ0GAXZP4U/Tylrxtxr2wI/AAAAAAAADd4/9Lz18rVXEVY/s1600/untitled.bmp" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-sTZ0GAXZP4U/Tylrxtxr2wI/AAAAAAAADd4/9Lz18rVXEVY/s320/untitled.bmp" width="240" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-sTZ0GAXZP4U/Tylrxtxr2wI/AAAAAAAADd4/9Lz18rVXEVY/s1600/untitled.bmp" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Articolo di Irene Tinagli pubblicato su La Stampa l’1 gennaio 2012&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Ormai non fa più nemmeno notizia: la disoccupazione giovanile in Italia non accenna a scendere. Anzi, su base annua, continua a salire. Secondo i dati resi noti ieri dall’Istat è al 31%. Fin dove dovrà arrivare perché questo Paese si decida a far qualcosa e a farlo subito?&lt;br /&gt;Forse qualcuno dovrebbe ricordare a politici, sindacalisti e amministratori di vario livello e colore che continuare ad ignorare il problema, ricordandosene solo per qualche slogan nei comizi, non farà cambiare direzione a questo trend. Ma soprattutto qualcuno dovrebbe ricordare loro che questo andamento ci porterà dritti dritti verso una situazione di gravissima insostenibilità sociale ed economica. Non si tratta solo dei giovani, ma di tutti noi. Per capirsi: dire che stiamo mangiando il futuro dei giovani è una sciocchezza. Perché in realtà stiamo mangiando quello di tutta la nazione, incluso quello di tante signore e signori che oggi guardano con compassione e commiserazione questi «poveri ragazzi». Perché tra dieci-quindici anni avremo qualche milione di adulti con scarsi stipendi, poca e probabilmente cattiva esperienza lavorativa, e quasi zero contributi cumulati. E avremo, di conseguenza, un Paese che non riuscirà a sostenere né crescita né spese sociali, perché avrà una forza lavoro che non sarà in grado, suo malgrado, di contribuire sufficientemente alla produttività, alle entrate e alla crescita. E che, anzi, avrà probabilmente bisogno di assistenza sociale. Continuare a dire che stiamo danneggiando il loro futuro, quindi, è miope e fuorviante. È come guardare un orto che avvizzisce e pensare «povere piantine», scordandoci che senza quelle piantine resteremo presto tutti senza mangiare.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost" style="font-family: inherit;"&gt;È stupefacente come nessuno sembri rendersi conto della bomba che stiamo confezionando e su cui siamo seduti. E come molti ancora pensino che semplicemente mantenendo le tutele dei padri possiamo tutelare sia i padri che i figli, senza rendersi conto che così facendo rimandiamo solo il momento in cui entrambi salteranno con le gambe all’aria. E i primi assaggi li avremo presto, quando migliaia di lavoratori da anni in cassa integrazione resteranno scoperti. Perché la cassa integrazione straordinaria, lo sappiamo bene, non ha fatto che finanziare una lenta agonia, ma non ha reso né le aziende né i lavoratori più forti e competitivi sul mercato. E anche quella bomba, presto, esploderà.&lt;br /&gt;Domani inizia il tavolo tra ministro del Welfare e parti sociali. I segnali «preparatori» di questi giorni non sono molto incoraggianti, con le parti sociali che hanno già lanciato veti e allarmi preventivi. I sindacati hanno messo le mani avanti su cassa integrazione e articolo 18, intoccabile perché questione di «civiltà» (qualcuno dovrà prima o poi dire a Francia, Danimarca, Spagna, Inghilterra e a molti altri Paesi europei quanto siano incivili). E anche Confindustria pare molto allarmata per l’ipotesi di riformare la cassa integrazione straordinaria - un costo di miliardi di euro che lo Stato si sta sobbarcando da anni per dare tempo alle imprese di «ristrutturarsi» (un tempo che però sembra non arrivare mai). La convergenza di interessi tra sindacati e industria su alcuni dei temi chiave della riforma che da domani sarà in discussione dà un’idea abbastanza chiara delle cause dell’ingessamento della nostra economia, e dell’incapacità di una buona parte del nostro sistema produttivo di aprirsi ai giovani così come alle nuove tecnologie e all’innovazione.&lt;br /&gt;È in parte comprensibile che una parte sociale che ha impostato tanta parte della sua ragion d’essere sul tema della difesa del posto di lavoro prima ancora che del lavoratore in sé (perché prima si difende il posto, l’«inamovibilità», poi si parla di formazione, crescita, competenze etc.) sia pronta a dar battaglia sul comma di un articolo. Così come può essere comprensibile che un’associazione di industriali che tanto hanno beneficiato (e spesso approfittato) degli aiuti dello Stato siano adesso spaventati da riforme che potrebbero rendergli la strada più difficoltosa. E c’è da riconoscere che la crisi non ha aiutato: con essa sono aumentate paure e insicurezze, ed è più facile per rappresentanti politici e di categoria cavalcare certe paure che assumersi la responsabilità di un’azione coraggiosa che le sfidi.&lt;br /&gt;Ma quando domani si troveranno tutti allo stesso tavolo per discutere una riforma che, pur non essendo l’unica soluzione al problema dei giovani, rappresenta un tassello fondamentale dell’insieme di misure che il governo sta attuando, c’è da sperare che le varie parti ritrovino questo coraggio. E che preferiscano sfidare le paure e gli interessi di parte per il bene comune, piuttosto che restare schiavi di un copione che l’Italia legge ormai da troppi anni. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-2143973665277260764?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/2143973665277260764/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=2143973665277260764' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/2143973665277260764'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/2143973665277260764'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2012/02/cambiamento-dal-posto-di-lavoro-al.html' title='Cambiamento: dal posto di lavoro al lavoratore'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-sTZ0GAXZP4U/Tylrxtxr2wI/AAAAAAAADd4/9Lz18rVXEVY/s72-c/untitled.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-916582363761701033</id><published>2012-02-01T09:01:00.002+01:00</published><updated>2012-02-01T09:05:10.198+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><title type='text'>Spesa pubblica: dai tagli lineari alla spending review</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-_bRMSqNeo_I/TyjxMBHKrPI/AAAAAAAADdw/rHk-O9Nsydc/s1600/Enrico+Morando.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-_bRMSqNeo_I/TyjxMBHKrPI/AAAAAAAADdw/rHk-O9Nsydc/s320/Enrico+Morando.JPG" width="221" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Intervista a &lt;st1:personname productid="Enrico Morando" w:st="on"&gt;Enrico  Morando&lt;/st1:personname&gt;, senatore PD e membro della commissione Bilancio, a cura di &lt;st1:personname productid="Antonino Leone" w:st="on"&gt;Antonino Leone&lt;/st1:personname&gt; pubblicata su Sistemi e Impresa n. 1 – gennaio 2012&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Governo Monti si trova ad affrontare problemi strutturali che permettano all’Italia di uscire dalla crisi ed iniziare a crescere. Numerosi sono i problemi da affrontare con una visione prospettica e tra questi si citano: il debito pubblico che rappresenta il 120% del Pil, l’evasione fiscale, l’ammontare della spesa pubblica che supera il 50% del Pil, la creazione della ricchezza per superare i problemi sociali del paese ed alimentare le risorse dello Stato da destinare al miglioramento del rapporto deficit/Pil ed agli investimenti. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In un momento in cui le risorse dello Stato sono scarse a causa della crisi economica assume rilevanza la qualità, oltre che la quantità, della spesa pubblica in quanto le inefficienze e gli sprechi della macchina statale non favoriscono la crescita del paese ed il miglioramento della qualità della vita dei cittadini. In passato l’ex Ministro Padoa Schioppa, facente parte del Governo Prodi, aveva introdotto il metodo della spending review per porre sotto controllo e qualificare la spesa pubblica. Con il Governo Berlusconi tale metodo è stato abbandonato per sostituirlo con i tagli lineari.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel mese di maggio 2011 l’allora Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, aveva dichiarato che per conseguire l’obiettivo del pareggio del bilancio nel 2014 occorreva riattivare&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;la spending review nel contesto della manovra di finanza pubblica per il periodo 2012-14. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Della spesa pubblica ne parliamo con il senatore &lt;st1:personname productid="Enrico Morando" w:st="on"&gt;Enrico  Morando&lt;/st1:personname&gt;, il quale&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;ha proposto nella seconda manovra del Governo Berlusconi del 2011 lo strumento della spending review al fine di avviare un circolo virtuoso di efficienza della spesa pubblica.&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt; &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Con il Governo Berlusconi  il problema del controllo della spesa pubblica è stato affrontato con i tagli lineari ed indiscriminati, lasciando inalterati gli sprechi e la spesa improduttiva. Quali sono stati gli effetti economici e sociali di tali interventi?&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;Nell'immediato, si è ottenuto che la spesa pubblica totale, nel 2010 e nel 2011, crescesse ad un ritmo decisamente meno intenso rispetto a quello del passato. Soprattutto, rispetto agli anni 2002-2005, quando la spesa corrente primaria (cioè, al netto di quella per interessi) è stata fatta crescere ad un ritmo insostenibile, vanificando i risultati ottenuti nella seconda metà degli anni '90. Ma anche questo risultato è effimero: nel taglio orizzontale non c'è, per definizione, scelta selettiva. Quindi, non rimuove i fattori di eccesso di spesa e di dequalificazione e inefficienza della stessa. Ma noi, se vogliamo evitare il fallimento del debito pubblico, tornare a crescere e combattere la disuguaglianza, dobbiamo spendere meno e spendere meglio. Nessuno dei due risultati si è ottenuto coi tagli lineari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lei è stato il proponente di un emendamento alla manovra economica bis del 2011, approvato dal Parlamento, che introduce la spending review. Vuole spiegare l’efficacia di tale strumento, gli effetti sul controllo della spesa pubblica in generale ed in particolare sull’eliminazione di quella  improduttiva? Quali sono i percorsi ed i metodi delineati per l’attuazione della spending rewiew?&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;In estrema sintesi, si tratta di questo:&lt;br /&gt;1- Si definisce un Programma di ristrutturazione dell'intera Pubblica Amministrazione. Questo Programma definisce i contorni e le strutture dello Stato così come le vogliamo tra dieci anni. Esempio: un solo Ufficio Territoriale del Governo (oggi sono sei); una solo Agenzia fiscale (oggi sono tre); un solo istituto previdenziale (fino a ieri erano tre; il Governo Monti ha già provveduto a fonderli in uno)....&lt;br /&gt;2- Sulla base di questo Programma, si allunga il tempo di programmazione. Ciò che l'anno prossimo è immodificabile,  non lo è più tra cinque o dieci. &lt;br /&gt;3- Il Bilancio è a base zero. Non un euro si deve spendere nel futuro, perché "lo abbiamo sempre speso nel passato". Rigiustificare tutto all'inizio.&lt;br /&gt;4- Ogni Ufficio, ogni più piccolo segmento, della Pubblica Amministrazione deve essere sottoposto ad un operazione di comparazione, avendo a riferimento l'Europa e l'Italia. Perché qui si spende 10 per ottenere 8, se l'ufficio di fianco, in condizioni identiche, spende 9 per ottenere 9, facendo esattamente la stessa cosa? Perché, per la Giustizia, spendiamo più della media dei grandi dell'Eurozona, ottenendo di meno?&lt;br /&gt;5- Sulla base di questa comparazione, si definiscono per ogni singolo segmento della Pubblica Amministrazione obiettivi di costi e risultati, da affidare ai dirigenti.&lt;br /&gt;6- In rapporto al conseguimento di obiettivi, premi e penalizzazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Si incontreranno resistenze in fase di attuazione della spending review?&amp;nbsp;&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;Certamente sì, e saranno enormi. Perché la spesa pubblica è al 50% del PIL, e quindi ad essa sono avvinghiati, dentro e fuori dalla macchina pubblica, interessi grandi e piccoli, che cercano di difendersi. Ma se consentiremo loro di prevalere, la loro sarà una vittoria di Pirro: non c'è salvezza per nessuno, se crolla il debito pubblico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il Governo Monti sembra che si stia preparando a passare dai tagli lineari di Tremonti ad interventi di riduzione chirurgica della spesa: da Palazzo Chigi ai Ministeri ed al sistema delle autonomie locali. La riduzione selettiva della spesa pubblica improduttiva può aiutare l’economia italiana a crescere?&amp;nbsp;&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;Sì, perché una revisione seria della spesa consente di spendere meglio, e quindi di migliorare le performances della Pubblica Amministrazione, che contribuiscano in modo determinante alla Produttività Totale dei Fattori. Inoltre, consente di spendere meno, così potendo destinare una quota delle risorse "liberate" a riduzione della pressione fiscale sui produttori (lavoro e impresa) e a investimenti in infrastrutture materiali (mobilità) e immateriali (ricerca, formazione del capitale umano).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I servizi ai cittadini ed il sostegno all’impresa, i quali hanno subito un duro colpo con i tagli lineari, possono essere riconsiderati e sostenuti  con i risparmi strutturali della spending review della spesa pubblica al fine di sopportare la crescita del paese ed aumentare l’efficienza dei servizi pubblici delle PA?&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;Esatto. Vorrei però che fosse chiaro che la revisione della spesa non è cosa che riguardi solo lo Stato centrale. Dal più piccolo Comune al più grande Ministero, tutta la Pubblica Amministrazione deve essere coinvolta. E non solo la Pubblica Amministrazione in senso proprio, ma anche gli Enti e le Società partecipate. Un lavoro curato dalla Sen. Pignedoli, sul Ministero dell'agricoltura, dimostra che in questo settore sono soprattutto le numerosissime Società ed Enti a dover subire una drastica cura volta ad ottenere più efficienza, via dimagrimento.&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-916582363761701033?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/916582363761701033/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=916582363761701033' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/916582363761701033'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/916582363761701033'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2012/02/spesa-pubblica-dai-tagli-lineari-alla.html' title='Spesa pubblica: dai tagli lineari alla spending review'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-_bRMSqNeo_I/TyjxMBHKrPI/AAAAAAAADdw/rHk-O9Nsydc/s72-c/Enrico+Morando.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-3550988296030452229</id><published>2012-01-31T08:46:00.001+01:00</published><updated>2012-01-31T08:46:46.411+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Eugenio Scalfari controreplica a Susanna Camusso</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-H7tE7wX6aZw/TyecHyMxUbI/AAAAAAAADdo/L1fiefp5jys/s1600/Susanna+Camusso.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="214" src="http://1.bp.blogspot.com/-H7tE7wX6aZw/TyecHyMxUbI/AAAAAAAADdo/L1fiefp5jys/s320/Susanna+Camusso.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-H7tE7wX6aZw/TyecHyMxUbI/AAAAAAAADdo/L1fiefp5jys/s1600/Susanna+Camusso.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Articolo di Eugenio Scalfari pubblicato su La Repubblica il 31 gennaio 2012&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mi aspettavo una risposta di Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, al mio articolo di domenica che si apriva con una lunga citazione da un'intervista che Luciano Lama ci dette nel gennaio del 1978. Me l'aspettavo e la ringrazio vivamente di avercela inviata. Avevo anche deciso che non l'avrei commentata poiché speravo che - pure ribadendo i punti di vista del sindacato da far valere al tavolo del negoziato con il governo - avrebbe dimostrato d'aver capito quale sia la situazione attuale nella quale si trova l'economia dell'Italia, dell'Europa e di tutto l'Occidente&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'intervista con Lama da me citata poteva essere di grande insegnamento: un dirigente sindacale metteva l'interesse generale al di sopra del pur legittimo "particulare" e faceva diventare il sindacato un protagonista attraverso una politica di sacrifici che andavano dalla licenziabilità alla moderazione sindacale, alla riduzione della cassa integrazione, con la principale finalità di far diminuire la disoccupazione e aprire l'occupazione alle nuove leve giovanili.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #222222;"&gt;Purtroppo non ho trovato, nella risposta della Camusso, l'intelligenza politica che in altre recenti circostanze aveva dimostrato.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #222222;"&gt;È possibile che la sua rigidità su tutti i piani della discussione sia una tattica negoziale, ma temo di no. La Camusso sa che il governo tenterà di arrivare a un accordo, ma se la controparte sindacale dicesse no su tutti i punti, andrà avanti comunque perché la riforma del mercato del lavoro è un tassello essenziale del mosaico che il governo sta componendo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Ogni tattica negoziale è quindi inutile, il tempo a disposizione è limitato, la crisi e la recessione sono ancora tutt'altro che domate. Non di tattica sindacalese c'è bisogno, ma di strategia politica e realistica. Perciò risponderò alla lettera del segretario della Cgil; servirà almeno a chiarire alcuni aspetti del problema che mi sembra siano sfuggiti alla sua attenzione. La Camusso sostiene che l'elemento dominante della crisi sta nell'occupazione precaria e nella disoccupazione.&lt;br /&gt;Che il precariato sia un fenomeno deprecabile che va affrontato con energia e priorità è una verità ammessa da tutti. Il governo Prodi del 2007 lo poneva al primo posto del suo programma, anche se non riuscì a ottenere alcun risultato: era un governo con due voti di maggioranza e poteva far ben poco. Ma il governo Prodi del 1996, che aveva ben altra forza politica, fu quello che introdusse la flessibilità del lavoro con i provvedimenti caldeggiati dal ministro Treu.&lt;br /&gt;Dunque il precariato è un male, la flessibilità un bene in un'economia aperta e globalizzata. Il Lama del '78 già lo diceva a chiare lettere, era uno dei punti essenziali dell'intervista da me citata.&lt;br /&gt;Il precariato non si sconfigge abolendo la flessibilità perché la flessibilità, se è ben strutturata attraverso una riforma dei contratti, rappresenta l'alternativa al precariato. La Camusso dovrebbe saperlo e aprirsi a questo discorso, non arroccarsi.&lt;br /&gt;Ma se è vero che il precariato è un male (ed è certamente vero) non è invece vero che il precariato sia la causa della crisi. Qui la Camusso sbaglia radicalmente. Il precariato e la disoccupazione sono gli effetti della crisi insieme alla recessione e alla "stagflation", ma le cause sono del tutto diverse.&lt;br /&gt;Le cause sono l'esplosione del debito, la finanziarizzazione dell'economia. L'emergere di nuovi attori nell'economia mondiale e la legge dei vasi comunicanti che la globalizzazione ha reso effettiva.&lt;br /&gt;Dice la Camusso che il mondo attuale è molto cambiato rispetto a quello di Lama. L'ho detto anch'io domenica scorsa e del resto è ovvio che sia cambiato, ma in che modo è cambiato? Nella divisione internazionale del lavoro, nell'inesistenza dei diritti sindacali nei Paesi nostri concorrenti, nell'inesistenza dei diritti di cittadinanza in quegli stessi Paesi, nella povertà di milioni e milioni di persone nell'Africa centrale e settentrionale, decisi ad affrontare la morte pur di sbarcare sulle sponde mediterranee dell'Europa opulenta.&lt;br /&gt;I lavoratori e le imprese europee (e italiane) debbono fronteggiare le esportazioni cinesi, coreane, indonesiane, prodotte a costi molto più bassi dei nostri e non si tratta più di pigiamini di seta o di chincaglieria di varia amenità, ma di alte tecnologie dove l'invenzione si accoppia con bassissimi costi della manodopera. Come si impedisce in un'economia aperta una concorrenza di questa natura? Con i dazi? La Camusso pensa di blindare l'Europa (e l'Italia) con una impenetrabile cinta di protezionismo? E come pensa che quei Paesi reagirebbero se non rispondendo in egual modo alle nostre esportazioni? Come pensa di fermare la de-localizzazione delle imprese italiane che hanno convenienza a portare all'estero interi settori delle loro lavorazioni? L'esempio di Marchionne non insegna nulla? Vuole la Camusso generalizzare al sistema Italia la politica ideologico-sindacale della Fiom?&lt;br /&gt;Difendere i diritti sindacali è sacrosanto, dare battaglia per i diritti di rappresentanza anche ai sindacati che non hanno firmato i contratti è più che giusto, ma chiudere gli occhi di fronte alla realtà è una sciagura.&lt;br /&gt;Quanto al debito, è un dato di fatto che i suoi nodi vengano inevitabilmente al pettine dopo una o due generazioni ed è quanto sta accadendo. La recessione - come il precariato - non è causa della crisi ma effetto. Se la fiducia scompare non è colpa della speculazione. La speculazione, gentile Susanna, gioca indifferentemente al rialzo come al ribasso. Se scompare la fiducia gioca al ribasso e finché la fiducia non torna il ribasso ha la meglio.&lt;br /&gt;Il ribasso ha come effetto un costo del debito insostenibile. Lei, cara Camusso, sostiene che i lavoratori hanno già dato. E le famiglie che hanno investito in titoli del debito pubblico italiano come pensa che stiano? Il 17 per cento di quel debito pubblico è posseduto da privati cittadini italiani, il 40 per cento da banche italiane. Lei pensa che con queste cifre si possa scherzare?&lt;br /&gt;Nel 1978, quando Lama proponeva ai lavoratori una politica di austerità e sacrifici, la situazione era certamente diversa; allora la Cina e le "tigri asiatiche" erano ancora addormentate. L'economia italiana non aveva problemi di questa portata. Eppure Lama riteneva che solo con una politica di sacrifici la classe operaia poteva aspirare alla guida morale e politica della società italiana.&lt;br /&gt;Oggi si tratta di salvare il salvabile e di far valere il principio dei vasi comunicanti anche all'interno della nostra società.&lt;br /&gt;Concordo pienamente con Lei, cara Camusso, sulla necessità di combattere le disuguaglianze. Questo nostro giornale ha fatto di questo tema uno dei punti essenziali del nostro discorso con la pubblica opinione. Libertà ed eguaglianza.&lt;br /&gt;Con cautela. La libertà ha bisogno di regole, l'eguaglianza significa aprire al merito a pari condizioni di partenza.&lt;br /&gt;Questa è la società aperta, con un fisco che redistribuisca il benessere con equità. Ma produrre benessere oggi è più difficile di prima e la libertà è l'altro principio fondamentale affinché il benessere sia prodotto.&lt;br /&gt;Personalmente non mi sono mai commosso quando sentivo cantare Bandiera rossa, ma quando ascoltavo la Marsigliese, allora sì, sentivo qualcosa che si agitava nel mio animo.&lt;br /&gt;Fu l'inno che celebrava i tre grandi principi dell'Europa moderna: libertà, eguaglianza, fraternità. Se il sindacato dei lavoratori li facesse propri, potrebbe ancora ridiventare (lo fu per molti anni) il protagonista della nuova modernità sapendo però che non si tratta d'un protagonismo indolore.&lt;br /&gt;Lei parla d'una dose massiccia di intervento pubblico in economia. Ci vuole sicuramente l'intervento pubblico ma non è mai a costo zero. Bisogna che ci siano risorse. Bisogna che ci siano anche per una nuova ed efficiente architettura degli ammortizzatori sociali. La lotta all'evasione può dare risorse e può far diminuire la pressione fiscale. Le altre risorse possono derivare dalla lotta agli sprechi e ai privilegi. &lt;br /&gt;Questo governo è impegnato al raggiungimento di questi obiettivi. La riforma del mercato del lavoro fa parte di questa strategia e non può esser fatta se non col vostro aiuto che, a mio modo di vedere, può esser dato con l'intento di farvi carico dell'interesse generale entro il quale la coesione sociale e il rispetto dei diritti dei lavoratori sono legittimi obiettivi.&lt;br /&gt;"No taxation without representation" ma "no representation without taxation". Non è una metafora ma la realtà e scacciare dalla porta la realtà è impossibile perché rientrerà inevitabilmente dalla finestra. Luciano Lama questo l'aveva capito. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/politica/2012/01/30/news/lettera_camusso-28993171/"&gt;Risposta&amp;nbsp;di Susanna Camusso a Eugenio Scalfari&lt;/a&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-3550988296030452229?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/3550988296030452229/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=3550988296030452229' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/3550988296030452229'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/3550988296030452229'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2012/01/eugenio-scalfari-controreplica-susanna.html' title='Eugenio Scalfari controreplica a Susanna Camusso'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-H7tE7wX6aZw/TyecHyMxUbI/AAAAAAAADdo/L1fiefp5jys/s72-c/Susanna+Camusso.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-4801541067578959311</id><published>2012-01-30T16:11:00.001+01:00</published><updated>2012-01-30T16:12:00.606+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='PD'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Tiziano Treu e Paolo Nerozzi a Verona</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-pjEcup9phBY/TyayusXUkFI/AAAAAAAADdc/mV_te2kTIdE/s1600/Treu+Nerozzi.bmp" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="190" src="http://1.bp.blogspot.com/-pjEcup9phBY/TyayusXUkFI/AAAAAAAADdc/mV_te2kTIdE/s320/Treu+Nerozzi.bmp" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;Il Partito Democratico di Verona ha organizzato un incontro sul seguente tema:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Il Partito Democratico e la riforma del mercato del lavoro&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’incontro si svolgerà il giorno 3 febbraio 2012, alle ore 21,00, presso il Teatro San Giovanni Evangelista – Piazza del Quadrato, 2 - Verona&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;L’incontro è cosi articolato:&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Saluti di &lt;b&gt;Vincenzo D’Arienzo&lt;/b&gt;, segretario PD di Verona&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Interventi di &lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Tiziano Treu&lt;/b&gt;, senatore e Vicepresidente della Commissione Lavoro e Previdenza Sociale&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Paolo Nerozzi&lt;/b&gt;, senatore e membro della Commissione Lavoro e Previdenza Sociale &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Nicola Baldo&lt;/b&gt;, Vice Presidente Confcommercio Verona&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Michele Bertucco&lt;/b&gt;, Candidato Sindaco per la coalizione di centrosinistra&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;L’incontro è moderato da &lt;b&gt;Diego De Carlo&lt;/b&gt;, Responsabile Lavoro – PD Verona&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Il Partito Democratico pone al primo posto il problema dell’occupazione, considerando i parametri negativi della disoccupazione e di quella giovanile in particolare, del lavoro precario, della disoccupazione femminile e di coloro che non studiano e non lavorano. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per i temi che verranno trattati e per la qualità dei relatori si ritiene l’incontro molto interessante ed utile per capire alcuni fenomeni negativi che esistono nel nostro paese che bisogna superare per realizzare un paese equo e solidale.&lt;/div&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-4801541067578959311?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/4801541067578959311/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=4801541067578959311' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/4801541067578959311'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/4801541067578959311'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2012/01/tiziano-treu-e-paolo-nerozzi-verona.html' title='Tiziano Treu e Paolo Nerozzi a Verona'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-pjEcup9phBY/TyayusXUkFI/AAAAAAAADdc/mV_te2kTIdE/s72-c/Treu+Nerozzi.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-6325918053294436706</id><published>2012-01-29T18:26:00.002+01:00</published><updated>2012-01-29T18:34:21.632+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Eugenio Scalfari scrive a Susanna Camusso</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-hVg9x1q2dDA/TyWBMM8qxSI/AAAAAAAADdU/lrtT9nvPmJw/s1600/eugenio+scalfari.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="242" src="http://4.bp.blogspot.com/-hVg9x1q2dDA/TyWBMM8qxSI/AAAAAAAADdU/lrtT9nvPmJw/s320/eugenio+scalfari.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Articolo di Eugenio Scalfari pubblicato su La Repubblica il 29 gennaio 2012 &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quando il sindacato mette al primo posto del suo programma la disoccupazione vuol dire che si è reso conto che il problema è angoscioso e tragico e che ad esso debbono essere sacrificati tutti gli altri obiettivi. Per esempio quello, peraltro pienamente legittimo per il movimento sindacale, di migliorare le condizioni degli operai occupati. Ebbene, se vogliono esser coerenti con l'obiettivo di far diminuire la disoccupazione, è chiaro che il miglioramento delle condizioni degli operai occupati passa in seconda linea.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La politica salariale nei prossimi anni dovrà essere molto contenuta e il meccanismo della cassa integrazione dovrà esser rivisto da cima a fondo. Non possiamo più obbligare le aziende a trattenere un numero di lavoratori che supera le loro possibilità produttive, né possiamo continuare a pretendere che la cassa integrazione assista in via permanente i lavoratori eccedenti. La cassa può assistere i lavoratori per un anno e non oltre salvo casi eccezionalissimi che debbono essere esaminati dalle commissioni regionali di collocamento. Insomma, mobilità effettiva della manodopera e fine del sistema del lavoro assistito in permanenza. Si tratta d'una svolta di fondo. Dal 1969 in poi il sindacato ha puntato le sue carte sulla rigidità della forza-lavoro, ma ora ci siamo resi conto che un sistema economico aperto non sopporta variabili indipendenti. I capitalisti sostengono che il profitto è una variabile indipendente.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I lavoratori e il sindacato, quasi per ritorsione,hanno sostenuto che il salario e la forza-lavoro sono variabili indipendenti.&amp;nbsp; Sono sciocchezze perché in un'economia aperta le variabili sono tutte dipendenti una dall'altra.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt; Qui il resto del postSe il livello salariale è troppo elevato rispetto alla produttività, il livello dell'occupazione tenderà a scendere e la disoccupazione aumenterà perché le nuove leve giovani non troveranno sbocco. Naturalmente non possiamo abbandonare i licenziati al loro destino. Il salto che si fa ammettendo il principio del licenziamento degli esuberi e limitando l'assistenza della cassa integrazione a un anno è enorme ed è interesse generale quello di non rendere drammatica ed esplosiva questa situazione sociale. Perciò dobbiamo tutelare con precedenza assoluta i lavoratori licenziati.&lt;br /&gt;Alla base di tutto però c'è il problema dello sviluppo. Se l'economia ristagna o retrocede la situazione sociale può diventare insostenibile. La sola soluzione è la ripresa dello sviluppo. Quando si deve rinunciare al proprio "particulare" in vista di obiettivi nobili ma che in concreto impongono sacrifici, ci vuole una dose molto elevata di coscienza politica e di classe. Si è parlato molto, da parte della borghesia italiana, del guaio che in Italia ci sia un sindacato di classe. Ebbene, se non ci fosse un'alta coscienza di classe, discorsi come questo sarebbero improponibili. Abbiamo detto che la soluzione delle presenti difficoltà e il riassorbimento della disoccupazione sta tutto nell'avviare un'intensa fase di sviluppo. Per collaborare a questo obiettivo noi chiamiamo la classe operaia ad un programma di sacrifici, ad un grande programma di solidarietà nazionale.&lt;br /&gt;Naturalmente tutte le categorie e tutti i gruppi sociali debbono fare altrettanto. Se questo programma non dovesse passare vorrebbe dire che avrebbero vinto gli egoismi di settore e non ci sarebbe più speranza per questo Paese.&lt;br /&gt;Debbo a questo punto avvertire i lettori che il testo che hanno fin qui letto non l'ho scritto io e tanto meno il ministro Elsa Fornero, anche se probabilmente ne condivide la sostanza. Si tratta invece d'una lunga intervista da me scritta praticamente sotto dettatura di Luciano Lama, allora segretario generale della Cgil. Era il gennaio del 1978, un anno di gravi turbolenze economiche e sociali, che culminò tragicamente pochi mesi dopo col rapimento di Aldo Moro e poi con la sua esecuzione ad opera delle Brigate rosse.&lt;br /&gt;Lama parlava in quell'intervista a nome della Federazione sindacale che vedeva uniti con la Cgil anche la Cisl, allora guidata da Carniti, e la Uil presieduta da Benvenuto. Il segretario generale aggiunto della Cgil era il socialista Ottaviano del Turco, tutto il ventaglio sindacale era dunque rappresentato dalle parole di Lama.&lt;br /&gt;Quella stessa Federazione fu poi l'elemento fondamentale della lotta al terrorismo che trovò nelle fabbriche e nella classe operaia il più fermo baluardo contro le Br da un lato e contro lo stragismo di destra e dei "servizi deviati" che facevano capo a Gladio e alla P2.&lt;br /&gt;Le contropartite che Lama e tutto il sindacalismo operaio chiedevano erano due, una economica e l'altra politica.&lt;br /&gt;Chiedevano, e nell'intervista è detto con estrema chiarezza, una politica di sviluppo e di piena occupazione e chiedevano anche che il sindacato potesse dire la sua sui temi della politica economica, la politica degli investimenti e quella della distribuzione del reddito, cioè della politica fiscale.&lt;br /&gt;Le linee di questo programma erano chiare fin da allora e furono perseguite negli anni successivi come risultò anche dalle interviste che ebbi con Lama nel 1980, nell'82 e nell'84. Eravamo diventati amici e con me si apriva con grande sincerità, ma ne parlava anche in interventi pubblici e nelle sedi confederali. Nell'84 la Federazione si ruppe. D'altra parte la mitica classe operaia si stava rapidamente sfaldando sotto l'urto delle nuove tecnologie produttive e dell'economia globalizzata e finanziarizzata.&lt;br /&gt;Tanto più è apprezzabile oggi il tentativo che Susanna Camusso sta perseguendo   -   già iniziato a suo tempo da Guglielmo Epifani   -   di fare del sindacato un interlocutore essenziale del governo. Il governo Monti persegue una linea riformista e innovatrice, che trae dall'emergenza la sua investitura ma se ne vale per cambiare i connotati della società italiana, ingessata da molti anni dalle corporazioni, dai conflitti d'interesse a tutti i livelli, dalla partitocrazia prima e dal berlusconismo poi. L'emergenza economica impone al governo gravissimi compiti che producono una diffusa impopolarità e crescenti resistenze. In questa situazione un sindacato forte è l'interlocutore indispensabile a condizione che sia capace di darsi un programma nazionale (come Lama aveva detto nell'intervista sopracitata) che anteponga l'interesse generale del Paese al "particulare" delle singole categorie.&lt;br /&gt;Perciò l'intervista di Lama dovrebbe essere riletta nel suo testo integrale dalla Camusso, da Bonanni e da Angeletti, perché è del sindacalismo operaio che si parla e del suo compito d'interprete delle esigenze dei lavoratori e dei pensionati ma anche del bene comune.&lt;br /&gt;Naturalmente la situazione del 2012 non è quella del 1978. Sono cambiati gli elementi strutturali dell'economia e della politica; è cambiata la divisione internazionale del lavoro; è cambiato il capitalismo, si sono decomposte le classi, è affondato il comunismo reale. Quello che dovrebbe essere recuperato nella sua integrità è lo spirito della democrazia formale e sostanziale che si basa soprattutto su un principio: la sovranità del popolo è proporzionale ai sacrifici che gli interessi particolari sono chiamati a compiere in favore del bene comune. "No taxation without representation", questo fu il motto della nascente democrazia liberale inglese del diciottesimo secolo e questo dovrebbe essere anche il criterio d'una società come la nostra dove l'85 per cento delle imposte personali gravano sui lavoratori dipendenti e sui pensionati, dove il salario reale è eroso dal costo della vita in costante aumento e dove la ricchezza sfugge in gran parte al fisco. Sono 280 i miliardi che evadono secondo le stime dell'Agenzia delle entrate, e 120 i tributi non pagati.&lt;br /&gt;I principali interessati al rinnovamento del Paese  -  ma meglio sarebbe dire alla rifondazione dello Stato  -  sono dunque i lavoratori dipendenti e i pensionati. Se saranno lungimiranti; se anteporranno l'interesse nazionale a quello particolare e quello dei figli a quello dei padri. Naturalmente ottenendo le dovute garanzie tra le quali quella che una volta tanto alle parole corrispondano i fatti e che l'equità impedisca la macelleria sociale.&lt;br /&gt;La Cgil, ma anche la Cisl e la Uil, vogliono che l'agenda non sia scritta dal governo ma dai sindacati. Questa richiesta presuppone una forza che in questa situazione il sindacato non ha. Forse l'avrebbe se la crisi riguardasse soltanto l'Italia, ma riguarda il mondo intero, riguarda l'Europa e in generale i paesi di antica opulenza che sono costretti a confrontare i loro costi di produzione con quelli infinitamente più bassi dei Paesi di nuova ricchezza, i diritti sindacali con quelli di fatto inesistenti dei Paesi poveri, i diritti di cittadinanza con quelli anch'essi inesistenti dell'immensa platea dei migranti. Ecco perché l'agenda dei problemi, delle domande, delle richieste, non può essere scritta né dai sindacati né dai governi: è scritta dall'emergenza e dalla necessità di farvi fronte.&lt;br /&gt;Noi siamo uno spicchio della crisi. Abbiamo fatto il dover nostro e il nostro interesse con la manovra sul rigore dei conti appesantiti da una mole di debito. Adesso è il momento della crescita e dello sviluppo. Non dipende solo da noi, lo sviluppo dell'economia italiana. Dipende dall'Europa ed ha del miracoloso il prestigio che il governo Monti ha recuperato dopo la decennale dissipazione berlusconiana. La crescita dipende in larga misura dalla produttività e dalla competitività del sistema Italia. Sono state entrambe imbrigliate dalle lobbies ma la produttività dipende da tre elementi: il costo di produzione (che è cosa diversa dal salario), la flessibilità del mercato del lavoro, la capacità imprenditoriale. Il sindacato può e deve favorire la flessibilità del lavoro in entrata e in uscita. Se farà propria la politica sindacale di Lama che la portò avanti tenacemente per otto anni, avrà fatto il dover suo.&lt;br /&gt;La riforma della cassa integrazione è uno dei tasselli. Non piace alla Camusso e neppure alla Marcegaglia ed è evidente il perché. Infatti non potrà essere adottata se simultaneamente non sarà rinnovato e potenziato il sistema degli ammortizzatori sociali. In mancanza di questo il sindacato ha ragione di dire no per evitare quella macelleria che farebbe esplodere una crisi sociale estremamente pericolosa. Ma in presenza d'un meccanismo di protezione efficiente e robusto il sindacato dovrebbe farlo proprio e accettare la riforma della cassa integrazione.&lt;br /&gt;Questi sono i termini del problema se il sindacato vorrà riassumere il ruolo di protagonista. Altrimenti decadrà al rango di lobby come l'avrebbe voluto e ancora lo vorrebbe l'ex ministro del Lavoro Sacconi. A Camusso, Bonanni e Angeletti la scelta. &lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-hVg9x1q2dDA/TyWBMM8qxSI/AAAAAAAADdU/lrtT9nvPmJw/s1600/eugenio+scalfari.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-6325918053294436706?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/6325918053294436706/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=6325918053294436706' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/6325918053294436706'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/6325918053294436706'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2012/01/eugenio-scalfari-scrive-susanna-camusso.html' title='Eugenio Scalfari scrive a Susanna Camusso'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-hVg9x1q2dDA/TyWBMM8qxSI/AAAAAAAADdU/lrtT9nvPmJw/s72-c/eugenio+scalfari.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-2437034229876013215</id><published>2012-01-29T17:50:00.008+01:00</published><updated>2012-01-30T09:52:54.336+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Ripensare gli ammortizzatori sociali</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-kxl04U2TLoQ/TyV4tD94kBI/AAAAAAAADdM/pAoPYQK6Hss/s1600/elsa-fornero.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-kxl04U2TLoQ/TyV4tD94kBI/AAAAAAAADdM/pAoPYQK6Hss/s320/elsa-fornero.jpg" width="213" /&gt;&lt;/a&gt;Per rimuovere gli ostacoli ed i problemi del mondo del lavoro ed in particolare dei lavoratori che si trovano in specifiche condizioni occorre che il sistema degli ammortizzatori sociali sia trasparente ed equo rispetto alla valutazione aziendale ed allo status dei lavoratori. &lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le aziende durante la propria vita effettuano interventi di riorganizzazione, ristrutturazione e riconversione aziendale ed adeguano la pianta organica alla domanda dei consumatori al fine di adattarsi alle nuove esigenze e cambiamenti del mercato e riprendere il cammino della crescita e della prosperità. Più grave è la condizione dei lavoratori dipendenti da imprese che decidono di concludere l’attività imprenditoriale. Spesso le imprese che intraprendono tali interventi riducono la pianta organica risultando&amp;nbsp;una base occupazionale nell’impresa inferiore a quella preesistente e, di conseguenza, una parte dei lavoratori rimane senza lavoro ed ha bisogno di tutele e sostegno. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lo status dei lavoratori che si trova nelle condizioni descritte può essere classificato nel modo seguente:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;1) Lavoratori che non lavorano per sospensione o riduzione dell’attività lavorativa per eventi aziendali temporanei (contrazione del mercato, intemperie stagionali). Superati tali eventi i lavoratori vengono integrati nel posto di lavoro. Tali lavoratori hanno diritto alla Cassa integrazione guadagni ordinaria; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;2) Lavoratori che dal punto di vista formale mantengono il rapporto di lavoro con l’azienda ma non hanno alcuna sicurezza di rientrare nel posto di lavoro da cui sono stati esclusi. La sospensione dal lavoro avviene per  ristrutturazione, riorganizzazione, riconversione aziendale, crisi aziendale e procedure concorsuali. Tali lavoratori sono posti in Cassa integrazione guadagni straordinaria; &lt;br /&gt;3) Lavoratori licenziati che sono costretti a trovare una nuova occupazione. Tali lavoratori hanno diritto all’indennità di disoccupazione o di mobilità ordinaria o lunga. &lt;br /&gt;I casi indicati presentano degli elementi diversi e comuni rispetto alla status dei lavoratori (licenziati, sospesi) ed alle prestazioni a sostegno del reddito (requisiti, durata, importo della prestazione) di cui hanno diritto.&lt;br /&gt;Il primo caso è interessato solo alle politiche del sostegno del reddito, in quanto superata la fase di temporanea crisi aziendale i lavoratori dovrebbero rientrare in azienda.&lt;br /&gt;Il secondo caso è complicato in quanto i lavoratori pur rimanendo legati all’azienda dal rapporto di lavoro non hanno possibilità di rioccuparsi nella medesima azienda e spesso sono parcheggiati per diversi anni ed in alcuni casi oltre i limiti previsti dalle disposizioni vigenti al fine di assicurare una forma di sostegno del reddito.  Il tempo di permanenza in tale situazione è definito inizialmente e può essere soggetto a proroghe spesso molto lunghe. I lavoratori che rientrano in questo caso hanno diritto ad una prestazione a sostegno del reddito. &lt;br /&gt;Il terzo caso interessa i lavoratori licenziati, i quali ricevono soltanto un intervento  a sostegno del reddito. &lt;br /&gt;I lavoratori del secondo e terzo caso hanno bisogno di servizi di outplacement per riqualificarsi professionalmente e rioccuparsi. Tali servizi al momento non rientrano nelle tutele a favore dei lavoratori sospesi o licenziati.   &lt;br /&gt;Il primo ed il terzo caso sono trasparenti rispetto allo status dei lavoratori e, pertanto, si può intervenire con efficacia.   &lt;br /&gt;In tutti  e tre i casi  l’importo delle prestazioni a sostegno del reddito sono troppo basse per garantire ai lavoratori una vita dignitosa. &lt;br /&gt;Un moderno Welfare del lavoro, cosi come avviene in molti paesi europei, deve essere organizzato su tre fattori essenziali: - il sostegno del reddito in misura adeguata alle necessità del lavoratore e della sua famiglia (1°, 2° e 3° caso); - la riqualificazione professionale in base alle esigenze del mercato del lavoro al fine di trovare nuovi sbocchi occupazionali (2° e 3° caso); - la rioccupazione dei lavoratori licenziati (2° e 3° caso). &lt;br /&gt;In Italia il sistema attuale degli ammortizzatori sociali è formato da numerose prestazioni, è diversificato per requisiti, importo e durata delle prestazioni ed incompleto perché non comprende tutti i servizi previsti da una politica attiva del lavoro efficace. &lt;br /&gt;L’ammortizzatore sociale su cui maggiormente poggia la tutela dei lavoratori è la Cig, la quale permette ai lavoratori delle grandi imprese in crisi di ricevere una prestazione economica per un certo periodo di tempo. &lt;br /&gt;I lavoratori delle piccole imprese non possono accedere alla Cig ed hanno diritto, possedendo i requisiti, all’indennità di disoccupazione di importo più basso e di durata più breve. Inoltre, occorre tenere presente che i lavoratori atipici non hanno diritto ad alcuna prestazione. &lt;br /&gt;Tra i problemi da risolvere si menzionano: - l’allargamento della platea delle imprese tenute a versare i contributi per finanziare il Welfare del lavoro; - l’eliminazione dei falsi lavoratori autonomi (contratti atipici) e la loro inclusione tra i lavoratori dipendenti.&lt;br /&gt;Il sistema di ammortizzatori sociali, il quale risale agli anni ’70, non rappresenta un quadro di interventi  equo e omogeneo. Le modifiche e gli adeguamenti successivi non si sono posti la visione  d’insieme del sistema ma l’adattamento ai singoli problemi che emergevano nel tempo.  &lt;br /&gt;La crisi economica è stata affrontata in Italia ricorrendo, dal 2009, alla Cig in deroga, estendendo l’ammortizzatore sociale alle imprese che non contribuiscono alla Cig e ad alcune fasce di lavoratori atipici. &lt;br /&gt;La contraddizione del sistema si evince dall’esistenza di imprese che cessando l’attività o delocalizzando all’estero la produzione vedono i propri lavoratori collocati in Cig. &lt;br /&gt;Il sistema attuale produce inefficienza ed illegalità  da parte di coloro che percepiscono le prestazioni a sostegno del reddito e svolgono lavoro in nero. &lt;br /&gt;La recente riforma delle pensioni con l’innalzamento dell’età pensionabile non facilita  il precedente rapporto di continuità tra gli ammortizzatori sociali e la pensione (mobilità lunga, prepensionamenti ecc.) e, quindi, occorre trovare altre soluzioni innovative che risolvano lo stato di sofferenza dei lavoratori e rendano produttive le risorse impiegate dallo stato.  &lt;br /&gt;Per ricondurre ad unità il sistema occorre tenere presente che lo status che accomuna i lavoratori è il non espletamento dell’attività lavorativa con tutte le conseguenze che ne derivano dal punto di vista delle tutele. Questa posizione a sua volta può essere classificata tra lavoratori sospesi e licenziati. Tale classificazione è utile per unificare gli ammortizzatori sociali in due categorie:&lt;br /&gt;- Cassa integrazione guadagni per i lavoratori sospesi;&lt;br /&gt;- Indennità universale di disoccupazione per i lavoratori licenziati. &lt;br /&gt;Si potrebbe pensare di unificare gli ammortizzatori sociali in un’unica indennità universale di disoccupazione di importo adeguato, superando sperequazioni e lacune che l’attuale sistema presenta. &lt;br /&gt;Occorre, inoltre, unificare gli ammortizzatori sociali nella parte che riguarda i requisiti, gli importi e la durata delle prestazioni.  Gli importi delle prestazioni vanno aumentate ed adattate alle esigenze di vita dei lavoratori e la durata delle prestazioni  va adeguata ai tempi degli altri paesi europei.&lt;br /&gt;Il sostegno ai lavoratori effettuato in modo diversificato e con una pluralità di prestazioni per il medesimo evento (perdita del lavoro in modo temporaneo o definitivo) non sembra rispondere all’esigenza di equità sociale tanto avvertita nella società e di efficienza della spesa pubblica.&lt;br /&gt;Ovviamente l’unificazione delle prestazioni a sostegno del reddito va accompagnata da servizi efficaci di riqualificazione professionale e di rioccupazione. I lavoratori che rifiutano i corsi di formazione professionale  e le proposte di rioccupazione sono esclusi dall’erogazione delle prestazioni. &lt;br /&gt;Mantenere in vita un sistema che eroga soltanto prestazioni economiche differenziate  significa sostenere i lavoratori non in modo completo, rinunziando ad interventi che qualificano la spesa pubblica e rispondono alle esigenze dei lavoratori che vogliono continuare ad offrire il proprio contributo  per aumentare la ricchezza del paese. &lt;br /&gt;Per i motivi esposti condivido la proposta del Ministro del Lavoro, Elsa Fornero, sugli ammortizzatori sociali (Cig ordinaria&amp;nbsp;e disoccupazione) e quella del senatore Pietro Ichino di unificazione delle prestazioni di disoccupazione (90% del salario per il primo anno, 80% nel secondo e 70% nel terzo).&lt;br /&gt;Occorre un cambio di paradigma per passare dalla tutela dei posti lavoro alla tutela dei lavoratori. &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-2437034229876013215?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/2437034229876013215/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=2437034229876013215' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/2437034229876013215'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/2437034229876013215'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2012/01/ripensare-gli-ammortizzatori-sociali.html' title='Ripensare gli ammortizzatori sociali'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-kxl04U2TLoQ/TyV4tD94kBI/AAAAAAAADdM/pAoPYQK6Hss/s72-c/elsa-fornero.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-1390000262417317126</id><published>2012-01-29T09:00:00.003+01:00</published><updated>2012-01-29T09:02:51.223+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Confronto sullo stabilimento Fiat di Pomegliano</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-1Ku_wA3rjkI/TyT8bkHT4lI/AAAAAAAADdE/-wuWfK6mhJY/s1600/Pietro.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="272" src="http://1.bp.blogspot.com/-1Ku_wA3rjkI/TyT8bkHT4lI/AAAAAAAADdE/-wuWfK6mhJY/s320/Pietro.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-1Ku_wA3rjkI/TyT8bkHT4lI/AAAAAAAADdE/-wuWfK6mhJY/s1600/Pietro.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;lettera del senatore Pietro Ichino pubblicata il 24 gennaio 2012 su Corriere della Sera&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Caro Direttore&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;venerdì mattina ho visitato in ogni reparto il nuovo stabilimento della Fiat di Pomigliano. Il pomeriggio dello stesso giorno, all'Università di Napoli, ho assistito all'intervento urlato di un gruppo di contestatori; uno dei loro slogan era «contro Marchionne e contro il precariato». Ho provato una stretta al cuore per l'inganno di cui quei ragazzi sono vittime. E per la responsabilità grave che tanta parte della sinistra italiana si assume demonizzando un insediamento industriale come questo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Ho visto moltissime fabbriche &lt;/b&gt;metalmeccaniche; ma una come questa di Pomigliano non l'ho vista mai. Non mi riferisco all'esercito dei robot del reparto lastratura, che compiono interamente da soli il lavoro più pesante e pericoloso: il montaggio e la saldatura della scocca, la struttura della Panda. Mi ha impressionato molto di più il resto della fabbrica, dove a operare direttamente sono le persone. La prima cosa che mi ha colpito è stata l'assenza di rumore, l'ampiezza degli spazi, la distribuzione della luce, l'azzurro della rete dei vialetti, con strisce spartitraffico e passaggi pedonali, che attraversano le zone di lavoro; gli uffici con le pareti di cristallo collocati in mezzo al percorso del montaggio, quasi a sottolineare il superamento di ogni distinzione tra operai e impiegati. Poi il serpentone giallo: la nuova «catena» che catena non è più, collocata su di un largo nastro di parquet tirato a lucido, che si sposta lentamente, dove anche a me estraneo viene consentito di muovermi liberamente nei larghi spazi tra una postazione e l'altra. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;b&gt;Tutto è strutturato in funzione &lt;/b&gt;della persona che lavora: è la scocca ad abbassarsi o rovesciarsi, non le braccia ad alzarsi. I lavoratori, per lo più giovani, ragazzi e ragazze, tutti con una tuta bianca pulitissima, suddivisi in gruppi di cinque o sei e tra loro intercambiabili. Scelgo a caso quelli o quelle con cui parlare a tu per tu. Tutti mi dicono che la nuova organizzazione è meno pesante della precedente. La paga base mensile lorda di un quinto livello, qui, è sopra i 1.700 euro, quasi 1.550 per un terzo livello; poi ci sono il premio e gli scatti; quando entrerà in funzione il terzo turno, a questi si aggiungerà il compenso per l'ora e mezza media settimanale di straordinario e la maggiorazione per il lavoro notturno.&lt;br /&gt;Uscito di lì, attraversando le vie sdrucite della periferia di Napoli, mi frulla per la testa la frase più benevola che ho sentito dalle mie parti politiche riguardo a questo stabilimento due anni fa, quando si discuteva del progetto «Fabbrica Italia»: «Sì, purché sia un'eccezione». Ma perché questa diffidenza? Solo per le due deroghe marginali che il progetto comportava rispetto al contratto collettivo nazionale, delle quali la più rilevante riguardava appunto la possibilità di un'ora e mezza di straordinario alla settimana? A me sembra che dovremmo, semmai, auspicare altri cento stabilimenti come questo per lo sviluppo del nostro Mezzogiorno, per rimettere in moto la crescita del nostro Paese. Altro che «un'eccezione»!&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Oggi l'obiezione è che a Pomigliano &lt;/b&gt;si viola la democrazia sindacale, perché non viene riconosciuto il diritto della Fiom-Cgil a una rappresentanza in fabbrica. Questo è il risultato - conforme, peraltro, alla legge vigente - del rifiuto opposto dalla stessa Fiom alla firma di qualsiasi contratto collettivo applicato dalla Fiat. Cambiamo questa norma. Però l'attacco violentissimo contro il piano «Fabbrica Italia» è venuto molto prima che sorgesse il problema della rappresentanza sindacale. E la guerriglia giudiziaria contro il progetto, l'opposizione a che qualche cosa di simile a Pomigliano si faccia anche altrove, prescinde da questo particolare problema.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Si dice, ancora: «La Fiat&lt;/b&gt; non ha chiarito il suo piano industriale». Sarà; ma qui c'è un investimento colossale che sta dando lavoro per almeno quattro anni a migliaia di persone; e lavoro di alta produttività e qualità, relativamente ben retribuito. Chiediamo pure chiarimenti ulteriori sul futuro, ma qui c'è già qualcosa di chiarissimo per il presente, che stiamo disprezzando senza neppure degnarlo di uno sguardo (il sindaco di Napoli de Magistris ha rifiutato di visitare lo stabilimento!). Oltretutto, disprezzandolo, presentiamo a tutte le multinazionali che potrebbero essere interessate a investire da noi, un'immagine repellente del nostro Paese.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ai ragazzi del centro sociale&lt;/b&gt; «contro Marchionne e contro il precariato» ho chiesto: non vi accorgete che, tolto Marchionne, vi resta solo il lavoro nei sottoscala controllati dalla camorra? Chi incita al rifiuto di un investimento come quello della Fiat-Chrysler su Pomigliano, da dove pensa che possa venire lo sviluppo del Mezzogiorno e la crescita di questo Paese?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Replica di Francesco Percuoco e delle rsu Fiom pubblicata il 26 gennaio 2012 su Corriere della Sera&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;Caro professore Ichino,&lt;br /&gt;abbiamo letto la sua lettera sul Corriere della Sera e abbiamo pensato di rivolgerci a lei, dalle stesse colonne, nella speranza di non spezzare il filo del dialogo tra chi esprime opinioni diverse.&lt;br /&gt;Innanzitutto, e non è per spirito polemico, vorremmo dirle che noi operai di Pomigliano eravamo già puliti, prima della nascita della newco.&lt;br /&gt;Le confessiamo che abbiamo provato anche un po’ di fastidio nel leggere la sua descrizione della fabbrica: una location da spot, proprio come quello della nuova Panda, in cui si esalta la creatività di chi vi lavora mentre scorrono le immagini di un’operaia che si sveglia con il sorriso, prepara la colazione e il caffè (che beve, a proposito di immagini stereotipate, affacciata ad un balcone che ricorda quello di Eduardo in “Questi fantasmi”), accompagna serenamente i figli a scuola e poi attraversa la città, senza traffico, per recarsi a lavorare.&lt;br /&gt;Una pubblicità, per definizione, deve essere accattivante: del resto, serve a vendere un prodotto. Ma viene da chiedersi, vivendo nella realtà e non nella pubblicità: ma a che ora arriva la signora al lavoro, dopo tutte quelle “pause”?&lt;br /&gt;Caro Professore, noi sappiamo che la realtà è ben diversa e pensiamo che lei abbia una frequentazione saltuaria delle fabbriche. Lei ha avuto la fortuna di entrare in quella fabbrica, la maggioranza di noi lavoratori no. Sappiamo che molti, per la natura industriale del progetto, probabilmente non vi rientreranno. E’ un problema politico enorme, non le pare?&lt;br /&gt;Così come un problema politico è la discriminazione ai danni dei lavoratori iscritti alla Cgil perpetrata dopo una sentenza esecutiva del Tribunale di Torino che condanna la Fiat per condotta antisindacale a Pomigliano e riconosce alla Fiom la possibilità di esercitare il suo ruolo sindacale, pur non avendo firmato l’accordo. In forza di una distorta interpretazione dell’articolo 19 dello statuto dei lavoratori, così come modificato dal referendum del 1995, le spieghiamo le mosse di Fiat (altro che “due deroghe marginali”): contratto aziendale sostitutivo del contratto nazionale con l’aggiramento (legale?) dell’articolo 2012 del codice civile; uscita da Confindustria per non essere vincolata ad accordi interconfederali; utilizzo della crisi e del possibile ridimensionamento della forza lavoro occupata, per selezionare i lavoratori da “riassumere”. Si fa sapere loro che chi è iscritto alla Fiom non sarà richiamato ed il gioco è fatto.&lt;br /&gt;Le chiediamo: cosa ha da temere la Fiat? Sul serio possiamo pensare che il “manager dei due mondi” possa temere il “saldatore di Castelnovo ne’ monti”?&lt;br /&gt;E se tutto fosse come da lei descritto, così bello (si lavora meglio, si guadagna di più, nessun rumore o puzza), quanto pensa durerebbe un sindacato che si porrebbe contro questa “città del sole”? Qual è la necessità di terremotare il diritto del lavoro per come si è consolidato nel nostro paese.&lt;br /&gt;Vuoi vedere che la realtà è diversa da come appare ai suoi occhi di visitatore occasionale?&lt;br /&gt;Le rivolgiamo un invito: venga a trascorrere qualche settimana con noi, provando a “leggere” la vicenda da quest’altra parte, non ricorrendo a stereotipi e luoghi comuni sul sud. Scoprirà, forse, anche le ragioni dell’amarezza di chi, per tenere aperto lo stabilimento, si è beccato le randellate sulla testa dalla polizia; che qualche pregiudizio negativo nei nostri confronti, inconsapevolmente, lei lo ha maturato; che abbiamo una dignità di lavoratori cui non intendiamo rinunciare. E che c’è un mezzogiorno che vuole svilupparsi, con un’idea diversa da quella di Marchionne, o di chi la pensa come lui, che non teme di confrontarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Controreplica del senatore Pietro Ichino del 27 gennaio 2012&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;Caro Direttore, rispondo alla lettera dei rappresentanti Fiom di Pomigliano pubblicata ieri sul Corriere. C’è anche la versione della direzione aziendale, che nega la discriminazione, sostenendo che, semplicemente, gli ex-iscritti alla Fiom assunti nel nuovo stabilimento non si iscrivono più al loro vecchio sindacato. La spiegazione è plausibile, perché se fosse per la Fiom, la nuova fabbrica non sarebbe mai nata. Però, certo, può essere che le cose non stiano così. C’è un modo per verificarlo: il procedimento d’urgenza previsto dalla legge n. 125/1991, che consente al lavoratore di denunciare la discriminazione limitandosi a mostrare l’indizio statistico (com’è che, con tutti i ricorsi promossi dalla Fiom, di questo non si è vista traccia?). Quanto al riconoscimento della rappresentanza Fiom, la norma oggi in vigore (articolo 19 dello Statuto) priva di quel diritto il sindacato che non abbia firmato alcun contratto applicato in azienda. Considero anch’io sbagliata questa norma: tre anni fa ho presentato un disegno di legge (n. S-1872) per stabilire il principio che la coalizione sindacale maggioritaria può contrattare, anche in deroga rispetto al contratto nazionale, con efficacia estesa a tutti, e il sindacato minoritario può non firmare senza perdere il diritto alla rappresentanza riconosciuta. Ma la Fiom si opponeva anche a quella soluzione, sostenendo che il contratto nazionale dovesse rimanere intangibile. Sta di fatto che ora, con l’accordo interconfederale del 28 giugno 2011, la possibilità di deroga rispetto al contratto nazionale è accettata anche dalla Cgil; dunque le ragioni originarie dell’opposizione al contratto aziendale di Pomigliano sono cadute. Perché dunque ora la Fiom non firma quel contratto, se non altro per ottenere il diritto alla rappresentanza in fabbrica? Davvero vogliamo mettere in discussione un gioiello della tecnologia e dell’organizzazione del lavoro come lo stabilimento di Pomigliano solo per un puntiglio sindacale? Propongo comunque una soluzione ragionevole: cambiamo la legge sulle rappresentanze sindacali e teniamoci lo stabilimento-gioiello. Almeno su questo la Fiom sarebbe d’accordo?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-1390000262417317126?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/1390000262417317126/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=1390000262417317126' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/1390000262417317126'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/1390000262417317126'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2012/01/confronto-sullo-stabilimento-fiat-di.html' title='Confronto sullo stabilimento Fiat di Pomegliano'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-1Ku_wA3rjkI/TyT8bkHT4lI/AAAAAAAADdE/-wuWfK6mhJY/s72-c/Pietro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-1711416461384403510</id><published>2012-01-24T19:38:00.002+01:00</published><updated>2012-01-24T19:39:49.159+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Riforma degli ammortizzatori sociali</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-bE38AAKMglw/Tx76WpIKLHI/AAAAAAAADc8/QcK4_rWLsSk/s1600/Maurizio+Ferrera.png" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-bE38AAKMglw/Tx76WpIKLHI/AAAAAAAADc8/QcK4_rWLsSk/s320/Maurizio+Ferrera.png" width="249" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-bE38AAKMglw/Tx76WpIKLHI/AAAAAAAADc8/QcK4_rWLsSk/s1600/Maurizio+Ferrera.png" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Articolo di Maurizio Ferrera pubblicato su Corriere della Sera il 24 gennaio 2012&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La riforma degli ammortizzatori sociali è uno dei piatti forti del confronto fra governo e sindacati avviato ieri mattina. Il ministro Fornero ha proposto di ridisegnare l'attuale sistema di tutele caratterizzato da marcate sperequazioni e lacune. L'idea non è certo nuova: quasi tutti i governi dell'ultimo decennio hanno cercato di riformare gli ammortizzatori. Ma i tempi sembrano oggi maturi per fare sul serio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il sistema è oggi imperniato sulla cassa integrazione guadagni (cig), che consente alle grandi imprese in crisi (aziendale o settoriale) di tenere a casa i dipendenti, erogando loro parte della retribuzione per un periodo che può durare fino a 48 mesi. Quanti non possono accedere alla Cassa (ad esempio i dipendenti delle piccole imprese) hanno diritto, se perdono il lavoro, a un'indennità di importo più basso e di durata molto più breve. Non tutti i disoccupati riescono però a ottenere questa prestazione, soprattutto per mancanza di requisiti assicurativi: col risultato che l'Italia ha il record europeo di disoccupati privi di qualsiasi tutela.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Dagli anni Settanta in poi la cig è stata l'ammortizzatore sociale per eccellenza, molto apprezzato sia dalle imprese sia dai sindacati. La crisi scoppiata nel 2008 è stata fronteggiata principalmente tramite questo strumento: attraverso una serie di «deroghe», i cancelli della cig sono stati aperti anche alle piccole imprese e ad alcune fasce di lavoratori atipici. Nessun Paese europeo ha investito così tanto durante la crisi su questo tipo di schema e così poco sulle tradizionali indennità di disoccupazione. Il sistema delle deroghe ha consentito, è vero, di tamponare l'emergenza occupazionale, ma non può durare ancora a lungo. Non solo costa troppo, ma può diventare inefficiente e iniquo. Da un lato congela l'occupazione esistente anche in aziende o settori senza prospettive di recupero, dall'altro continua a lasciar scoperti un numero molto alto di outsider.&lt;br /&gt;La proposta del governo è quella di correggere la situazione in due modi. Da un lato, riconducendo la cassa integrazione alla sua funzione originaria di sostegno a crisi aziendali temporanee, così come avviene in tutti i Paesi Ue. Dall'altro lato, creando un robusto «secondo pilastro» volto a erogare prestazioni di importo e durata europea a tutti i lavoratori che perdono l'impiego.&lt;br /&gt;Il nuovo sistema andrebbe accuratamente raccordato con le altre riforme del mercato del lavoro, in particolare quelle sul contratto unico, sui servizi per l'impiego e sulle nuove forme di flessibilità in uscita previste per le imprese disponibili a sperimentare forme innovative di flexsecurity. &lt;br /&gt;Le organizzazioni sindacali sono uscite dall'incontro di ieri esprimendo forti perplessità sull'approccio Fornero. Eppure gli orientamenti di riforma da loro stessi formulati nel documento unitario (encomiabilmente) portato all'incontro non sembrano affatto lontani da questo approccio: tutt'altro. È vero che il ridimensionamento della cig ridurrebbe il ruolo dei sindacati nella gestione delle crisi. Ma tale ruolo potrebbe essere recuperato ed anzi accresciuto tramite la contrattazione decentrata e la sperimentazione di schemi integrativi di welfare a livello aziendale o settoriale. Il terreno per un accordo c'è, il tempo stringe. Al Paese non servono polveroni polemici, ma riforme serie, efficaci e senza strappi.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-1711416461384403510?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/1711416461384403510/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=1711416461384403510' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/1711416461384403510'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/1711416461384403510'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2012/01/riforma-degli-ammortizzatori-sociali.html' title='Riforma degli ammortizzatori sociali'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-bE38AAKMglw/Tx76WpIKLHI/AAAAAAAADc8/QcK4_rWLsSk/s72-c/Maurizio+Ferrera.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-3966209291419232547</id><published>2012-01-22T19:37:00.006+01:00</published><updated>2012-01-24T19:39:16.809+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giovani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Giovani, precari e mercato del lavoro</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/--KFHxC9rQ-0/TxxcIS1Ji8I/AAAAAAAADcw/dpXd8Jm_xcw/s1600/Nuova+immagine.bmp" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="234" src="http://4.bp.blogspot.com/--KFHxC9rQ-0/TxxcIS1Ji8I/AAAAAAAADcw/dpXd8Jm_xcw/s320/Nuova+immagine.bmp" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Articolo di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi pubblicato su Corriere della Sera il 22 gennaio 2012&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Con il pacchetto di liberalizzazioni&lt;/strong&gt; approvato venerdì scorso, il governo Monti ha fatto in due mesi ciò che i precedenti governi non avevano fatto dall’introduzione dell’euro. Al di là dei singoli provvedimenti, che vanno tutti nella giusta direzione, la cosa forse più importante è il messaggio politico che ne esce. Non è vero che «in Italia non si può fare»; non è vero che l’Italia è bloccata dalle corporazioni. In queste ore il governo viene attaccato da ogni parte: nelle strade, nelle telefonate dei capi delle categorie, che in piazza non vanno ma usano canali più occulti, e da domani anche in Parlamento. Non deve cedere, anche se venerdì qualche pezzo per strada si è perduto.&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ora però arriva un passo forse ancor più difficile&lt;/strong&gt;: la riforma del mercato del lavoro. Al centro c’è una questione di equità fra padri e figli. E di equità tra cittadini protetti dai sindacati e cittadini coinvolti nelle liberalizzazioni. Una questione che il ministro Fornero -ricordando una frase di Luciano Lama, il leader della Cgil negli anni 70;- ha colto perfettamente. Riflettendo sul ruolo del sindacato in quel periodo, e quindi sui criteri che ispirarono la legislazione sul lavoro tuttora in vigore, Lama disse: «Noi, purtroppo, in un certo senso, abbiamo vinto contro i nostri figli». E non vale l’argomento che oggi i padri aiutano i figli all’interno della famiglia. Questo è vero, ma la famiglia non deve diventare un’istituzione che, lo voglia o no, è costretta a sostituirsi a ciò che dovrebbero fare lo Stato e il mercato. La riforma dei contratti di lavoro deve liberare i giovani da una dipendenza forzata dai loro padri e dalle loro madri.&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Nei quindici anni passati il mercato del lavoro italiano&lt;/strong&gt; è diventato molto più flessibile: il risultato, con buona pace di chi pensa che più flessibilità significhi più disoccupazione, è che (almeno fino all’inizio della crisi, che comunque passerà) molte più persone lavorano. Il guaio è che la maggior flessibilità è stata ottenuta imponendo un costo elevato ai giovani, mentre i lavoratori più anziani continuavano ad essere protetti da contratti a tempo indeterminato. E, se occupati in imprese con più di quindici dipendenti (ecco un altro fattore di iniquità), protetti anche dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che ne sancisce l’illicenziabilità per motivi economici. E se poi la loro azienda è in difficoltà li soccorre la cassa integrazione, un istituto sconosciuto alla gran maggioranza dei giovani.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Come mostrano Emiliano Mandrone e Nicola Massarelli&lt;/strong&gt; sul sito www.lavoce.info, la precarietà involontaria (cioè i lavoratori a termine involontari, i finti collaboratori e gli individui non più occupati perché hanno concluso un contratto temporaneo e ne cercano un altro) coinvolgeva, prima della crisi, poco meno di quattro milioni di lavoratori, quasi tutti giovani.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Per loro il precariato non è una breve parentesi&lt;/strong&gt; nel percorso verso un lavoro stabile, è una «trappola»: nemmeno uno su tre riesce a passare a un contratto a tempo indeterminato. Il motivo è che, per un’impresa, passare un lavoratore dalla precarietà ad un contratto a tempo indeterminato significa renderlo illicenziabile, a causa appunto dell’articolo 18, e questo comporta un rischio troppo elevato per l’impresa stessa. Quindi i giovani rimangono precari troppo a lungo, talvolta a vita. E quando arriveranno alla pensione i pochi contributi saltuariamente versati non saranno sufficienti. Non solo, ma un’impresa non investe nella formazione di un lavoratore che dopo pochi mesi perderà: quindi la produttività dei giovani precari rimane bassa, non imparano nulla e più l’età avanza meno diventano impiegabili. È un dramma non solo per i giovani ma per la produttività del Paese. Per abbattere questo muro c’è una sola via: eliminare l’articolo 18. Sbaglia chi ripete che non è una battaglia che valga la pena di combattere. È una battaglia fondamentale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Il ministro Fornero ha perfettamente chiari i termini&lt;/strong&gt; e la soluzione del problema: «Penso», ha detto nell’intervista al Corriere del 18 dicembre, «che un ciclo di vita che funzioni è quello che permette ai giovani di entrare nel mercato del lavoro con un contratto vero, non precario. Un contratto che riconosca che sei all’inizio della vita lavorativa e quindi hai bisogno di formazione, e dove parti con una retribuzione bassa, ma che poi salirà in relazione alla produttività. Insomma, io vedrei bene un contratto unico, che includa le persone oggi escluse e che però forse non tuteli più al 100% il solito segmento iperprotetto». Questo significa abolire l’articolo 18. Si obietta che oggi, nel mezzo di una recessione, eliminare l’articolo 18 significherebbe consentire alle imprese licenziamenti indiscriminati. È vero il contrario. In un momento di grande incertezza, come quello che stiamo attraversando, gli imprenditori sono restii ad assumere con l’inflessibilità dell’articolo 18 proprio perché sono insicuri sul futuro della loro azienda. Quindi è proprio in un momento difficile che l’articolo 18 preoccupa gli imprenditori. Quando tutto va bene e si è ottimisti, assumere per la vita è facile per tutti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Ma anche alle imprese dev’essere chiesto un contributo&lt;/strong&gt;. A fronte dell’abolizione dell’articolo 18 devono essere disposte a pagare una quota dei sussidi di disoccupazione. E questo non tanto per alleggerire l’onere a carico dell’Inps, quanto soprattutto perché in questo modo un’impresa ci penserà bene prima di licenziare un lavoratore, e lo farà solo se davvero è convinta che la domanda per i suoi prodotti rimarrà bassa a lungo. Una possibilità è quanto prevede la proposta di legge presentata dal senatore Pietro Ichino. Il sussidio del primo anno potrebbe rimanere, come già previsto, quasi interamente a carico dell’Inps. Questo sussidio, che oggi raggiunge l’80% della retribuzione di base, potrebbe essere integrato ponendo un ulteriore 10% a carico dell’impresa. Il secondo anno, quando viene meno il sussidio pubblico, potrebbe essere interamente a carico dell’impresa, con una copertura, ad esempio, del 70%. Questa scenderebbe il terzo anno con un onere suddiviso fra Inps e impresa. Ovviamente questo richiederebbe che la cassa integrazione fosse riservata ai soli casi di caduta temporanea degli ordini, cinque o sei mesi, non di più. Oltre questo periodo deve intervenire un moderno sistema di sussidi temporanei, decrescenti nel tempo e accompagnati da attività di riqualificazione dei lavoratori. Non stiamo inventando nulla di originale: più o meno così funziona il welfare in quasi tutti i Paesi industriali tranne l’Italia e pochi altri.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Le imprese non dovrebbero esser obbligate&lt;/strong&gt; ad aderire al nuovo sistema: quelle che accettano di contribuire al finanziamento dei sussidi avrebbero accesso ai nuovi contratti non protetti dall’articolo 18. Le altre possono rimanere nel vecchio regime. Ma al di là degli aspetti tecnici, un punto è cruciale. Deve esserci un unico contratto per tutti e l’articolo 18 va abolito. Solo così si abbatte il muro che ha trasformato i giovani nei paria del mercato del lavoro. Accettare compromessi su questi due punti significa varare una riforma inutile. Fare una riforma parziale è peggio che non far nulla perché si darebbe l’impressione di aver risolto un problema senza averlo fatto, perdendo così un’occasione forse irripetibile.&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-3966209291419232547?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/3966209291419232547/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=3966209291419232547' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/3966209291419232547'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/3966209291419232547'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2012/01/giovani-precari-e-mercato-del-lavoro.html' title='Giovani, precari e mercato del lavoro'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/--KFHxC9rQ-0/TxxcIS1Ji8I/AAAAAAAADcw/dpXd8Jm_xcw/s72-c/Nuova+immagine.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-12227709173992505</id><published>2012-01-22T19:14:00.001+01:00</published><updated>2012-01-22T19:15:00.910+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><title type='text'>Liberalizzazioni per avviare il cambiamento</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-4eqZq1PyOEk/TxxR5eQXOlI/AAAAAAAADcg/-z6UXWd3Imw/s1600/Tinagli+Irene.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-4eqZq1PyOEk/TxxR5eQXOlI/AAAAAAAADcg/-z6UXWd3Imw/s320/Tinagli+Irene.jpg" width="232" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Articolo di &lt;st1:personname productid="Irene Tinagli" w:st="on"&gt;Irene Tinagli&lt;/st1:personname&gt; pubblicato su La Stampa il 21 gennaio 2012&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Attese e polemiche, sono arrivate le liberalizzazioni. Molte critiche erano già partite prima ancora del decreto, figuriamoci adesso. Ogni dettaglio sarà scandagliato, ogni partito metterà i propri paletti, ogni lobby si armerà fino ai denti. In tutto questo rumore l'opinione pubblica rischia di restare confusa e divisa. A cosa servono davvero, chi ci guadagnerà e chi ci perderà?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fioriscono stime e tabelle, ma essendo le previsioni incerte per definizione, alla fine molti temono che chi ci perde sia più di chi ci guadagna. Le tariffe dei professionisti diminuiranno, anzi no, aumenteranno. Si creeranno nuovi posti di lavoro, anzi no, la concorrenza li distruggerà. E così via. E su queste confusioni e paure giocano molte lobby e molti politici. Il rischio però è che si perda di vista la vera essenza delle liberalizzazioni e l’impatto complessivo che possono avere sul Paese.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Liberalizzare significa semplicemente rendere più semplice e meno vincolata la concorrenza, ovvero creare le condizioni perché nuovi concorrenti possano organizzarsi per entrare ed operare sul mercato. Tutto qua. Non è detto che ogni città verrà invasa da edicole, farmacie, negozi e professionisti, né che all’improvviso tutti i prezzi crolleranno o aumenteranno. Ma il punto, nonostante molti giochino su queste argomentazioni, non è questo, non è se qualcuno alza o abbassa &lt;st1:personname productid="la tariffa. Il" w:st="on"&gt;la tariffa. Il&lt;/st1:personname&gt; punto è che ci sia un’offerta sufficientemente variegata che consenta al cittadino di scegliere il rapporto qualità/prezzo che fa al caso suo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;E creare un mercato che consenta ad un negoziante o ad un professionista di decidere come preferisce competere. Questo implica un cambiamento profondo di come si muovono i consumatori, i produttori, ma anche del ruolo dello Stato. Il compito del regolatore pubblico in alcuni settori non sarà più decidere quanta e quale offerta e a quale prezzo è disponibile al cittadino, ma sarà vigilare che i cittadini abbiano accesso ad un’informazione chiara e trasparente su prezzi e caratteristiche di tutta l’offerta disponibile, e strumenti efficaci per potersi difendere da eventuali frodi o abusi. Questa è la vera novità che potrebbe cambiare profondamente non solo la nostra economia ma anche la nostra società. Che poi questo si traduca in un determinato aumento o diminuzione dei prezzi medi in certi settori non possiamo saperlo con certezza.&lt;br /&gt;Potrebbe anche semplicemente tradursi in un aumento di qualità ed efficienza a parità di prezzo. Ma non sarebbe comunque un ottimo risultato che cambia la qualità della vita e del lavoro nel nostro Paese? Stesso ragionamento per gli effetti occupazionali. Prendiamo l’esempio dei servizi pubblici. Una maggiore concorrenza e trasparenza nei settori pubblici non necessariamente porterà un aumento di posti di lavoro. Potrebbe capitare che certe aziende erogatrici che fino ad oggi hanno assunto centinaia di figli di amici e parenti, si trovino costrette, per poter competere, ad assumerne un po’ meno, persone che siano però veramente competenti e produttive. Ma non sarebbe forse un risultato positivo? E’ vero, la concorrenza, nei settori pubblici come altrove, dovrebbe favorire la creazione di nuove aziende e quindi nuovi posti di lavoro che vadano a compensare la perdita che avrà luogo nelle aziende meno efficienti. Ma non è facile stimare di quanto sarà l’impatto netto nel prossimo anno o due, soprattutto in un contesto di forte contrazione dell’economia nazionale e internazionale come quello attuale. La domanda che dobbiamo porci non è soltanto «quanti posti di lavoro» creeremo quest’anno, ma quali logiche cambieremo, quale Paese vogliamo costruire e quali condizioni stiamo creando affinché ciò si realizzi.&lt;br /&gt;Recuperare efficienza, eliminare sacche di inefficienza e posizioni di rendita, dare alle persone la libertà di potere scegliere se, quando e come produrre un certo servizio op- pure se, quando e come consumarlo, significa dare più opportunità ai cittadini. E anche questa è equità. Anche questa è redistribuzione. Non si ridistribuisce solo dando assegni di assistenza, ma anche creando spazi ed opportunità per chiunque abbia voglia e capacità di mettersi in gioco, a prescindere dalle persone di cui è figlio, amico o parente. Quanti consumatori o quanti aspiranti imprenditori, professionisti, farmacisti e commercianti decidano poi di cogliere davvero queste opportunità nel giro di un anno o due è un altro discorso. Che dipende da fattori economici congiunturali, da fattori culturali (non è detto che tutti gli aspiranti professionisti o farmacisti italiani decida- no di investire i loro risparmi in un’attività imprenditoriale e rischiosa), e anche da una serie di altri fattori di contesto (riforma della giusti- zia civile, del mercato del lavoro, della burocrazia e del fisco, perché anche questi fattori influenzano le scelte d’investimento e di consumo).&lt;br /&gt;Ma il cambiamento che è in gioco è più profondo e va ben oltre il 2012. E per quanto sia giusto discutere e valutare anche gli effetti immediati di questi provvedimenti, occorre fa- re molta attenzione. Per anni siamo stati vittime di riforme fallite perché vincolate agli interessi di breve periodo, affossate dal «chi ci guadagna e chi ci perde». Dimostriamo che abbiamo imparato dagli errori passati. Ci guadagneremo tutti.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-12227709173992505?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/12227709173992505/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=12227709173992505' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/12227709173992505'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/12227709173992505'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2012/01/liberalizzazioni-per-avviare-il.html' title='Liberalizzazioni per avviare il cambiamento'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-4eqZq1PyOEk/TxxR5eQXOlI/AAAAAAAADcg/-z6UXWd3Imw/s72-c/Tinagli+Irene.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-2470563040970868939</id><published>2012-01-22T09:08:00.001+01:00</published><updated>2012-01-22T09:08:56.489+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Enti locali'/><title type='text'>Michele Bertucco, vivibilità nei quartieri di Verona</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Thiks4j3PAo/TxvDwIX62JI/AAAAAAAADcY/iQO0sIRu4hc/s1600/Michele+B.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-Thiks4j3PAo/TxvDwIX62JI/AAAAAAAADcY/iQO0sIRu4hc/s1600/Michele+B.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Intervento di Michele Bertucco, candidato sindaco a Verona&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho incontrato più di 150 persone tra consiglieri comunali, di circoscrizione e cittadini nel mio primo giro di ricognizione dei quartieri. E’ l’avvio della costruzione del progetto di città che porterò al confronto elettorale attraverso i contributi di tutti i veronesi che vorranno rispondere al mio invito alla partecipazione. Per adesso registro un generale senso di insicurezza a cui l'amministrazione uscente ha opposto per lo più soluzioni insufficienti e disomogenee.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Innanzitutto insicurezza per la &lt;b&gt;nuova ondata di delinquenza &lt;/b&gt;che ha investito tanto il quartiere Stadio quanto la “tranquilla” Valsquaranto o il quartiere “bene” di Borgo Trento. L'incolumità dei cittadini e dei loro beni va affidata a chi fa sicurezza per mestiere, senza improvvisarsi sceriffi per convenienza o per audience. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;In secondo luogo un forte senso di &lt;strong&gt;insicurezza per il futuro&lt;/strong&gt; che colpisce tante famiglie in cui c’è già un disoccupato, giovane o meno giovane, o che sono minacciate dallo spettro della disoccupazione, ma anche tante famiglie della classe media che stanno vedendo a rischio molte delle loro certezze. Di fronte a tale malessere diffuso non basta, come ha fatto l'amministrazione uscente, gonfiare gli organici delle aziende partecipate o moltiplicare a dismisura le aree commerciali o residenziali (vedi Piano degli Interventi o le grandi riqualificazioni come le ex Cartiere) nella speranza che “il mercato si riprenda”. Occorre riavviare un dialogo vero e franco con le associazioni imprenditoriali ed economiche, con gli enti pubblici deputati allo sviluppo, e ridare speranza alla città rimediando alla desertificazione produttiva che colpisce tanto i quartieri Sud che quelli ad Est (Compometal, Cardi, Officine Ferroviarie, Tiberghien, Pasqua, Mondadori). Da questo passaggio dipende in buona parte anche il benessere di migliaia di professionisti, dagli avvocati ai notai, dagli ingegneri agli architetti. Soprattutto, dipende il futuro occupazionale dei giovani, in particolare diplomati e laureati, altrimenti costretti ad andarsene da Verona. La città ha già perso la grossa occasione del Polo Finanziario, la cui logica è stata invece sposata da Milano, non possiamo permetterci altri errori.&lt;br /&gt;Rilevo, infine, una grave crisi della vivibilità dei quartieri, conseguenza della mancanza di investimenti condivisi. Sono indispensabili interventi di messa in sicurezza attorno alle grandi arterie (da via Mantovana a via Tombetta a via Unità d'Italia); il completamento di percorsi protetti fruibili a piedi e in bicicletta, nonché la ricostruzione di spazi di socialità sia sotto forma di centri di aggregazione giovanili sia come riqualificazioni di piazze che privilegino l'aspetto della funzionalità su quello estetico, anche adottando misure di limitazione del traffico come la Ztl di quartiere. Per gli anziani serve una nuova casa di riposo nella zona a sud della città. &lt;br /&gt;In breve: non ha più senso parlare di centro e periferia. Chi lo fa assegna più importanza e attenzione al primo che ai secondi. Ogni quartiere deve ritornare ad avere una propria identità e questo significa ripensare l’urbanistica, la ricerca delle risorse necessarie, la distribuzione equilibrata degli interventi. Occorre tornare a parlare del progetto di città che vogliamo e, soprattutto, del suo sviluppo. &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-2470563040970868939?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/2470563040970868939/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=2470563040970868939' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/2470563040970868939'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/2470563040970868939'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2012/01/michele-bertucco-vivibilita-nei.html' title='Michele Bertucco, vivibilità nei quartieri di Verona'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-Thiks4j3PAo/TxvDwIX62JI/AAAAAAAADcY/iQO0sIRu4hc/s72-c/Michele+B.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-2670378735257897478</id><published>2012-01-18T16:58:00.002+01:00</published><updated>2012-01-18T17:01:24.752+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='PD'/><title type='text'>Prevenire e contrastare il crimine organizzato</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Uti5EmgsWMc/Txbr04LfU4I/AAAAAAAADcQ/2TD-ZYJeY_I/s1600/Seminario+Mafia.bmp" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="101" src="http://3.bp.blogspot.com/-Uti5EmgsWMc/Txbr04LfU4I/AAAAAAAADcQ/2TD-ZYJeY_I/s320/Seminario+Mafia.bmp" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;Il Gruppo Consiliare del &lt;strong&gt;Partito Democratico&lt;/strong&gt; della Regione Veneto al fine di promuovere una proposta di legge per &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;prevenire e contrastare il crimine organizzato e promuovere la cultura della legalità e della responsabilità&lt;/b&gt; ha organizzato un seminario per lunedì 23 gennaio 2012, alle ore 9,45, presso il Palazzo Ferro Fini a Venezia.&lt;/div&gt;Il seminario prevede il seguente programma dei lavori:&lt;br /&gt;- ore 9,45 Saluto di &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Clodovaldo Ruffato&lt;/b&gt;, Presidente del consiglio regionale Veneto;&lt;br /&gt;- &lt;st1:personname productid="Roberto Fasoli" w:st="on"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Roberto  Fasoli&lt;/b&gt;&lt;/st1:personname&gt;, presentazione del seminario; &lt;br /&gt;Interventi: &lt;br /&gt;- &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Pierpaolo Romani&lt;/b&gt;, coordinatore nazionale di Avviso Pubblico;&lt;br /&gt;- &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Don Luigi Tellatin&lt;/b&gt;, referente regionale Veneto di Libera;&lt;br /&gt;- &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Roberto Terzo&lt;/b&gt;, Sostituto procuratore direzione distrettuale antimafia di Venezia&lt;br /&gt;- &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Simonetta Saliera&lt;/b&gt;, Vice-Presidente della Giunta regionale Emilia-Romagna;&lt;br /&gt;- &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Davide Boni&lt;/b&gt;, Presidente del Consiglio regionale della Lombardia;&lt;br /&gt;- &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Flavio Zanonato&lt;/b&gt;, Sindaco del Comune di Padova;&lt;br /&gt;Conclusioni di &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Laura Puppato&lt;/b&gt;, Presidente del gruppo consiliare PD Veneto.&lt;br /&gt;Si riporta la presentazione del seminario.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Le più recenti inchieste giudiziarie testimoniano come l’infiltrazione della criminalità organizzata e mafiosa riguardi in modo particolare le regioni più ricche del nostro Paese. Le mafie non sono più soltanto una questione meridionale. Anche in Veneto, infatti, l’attività degli inquirenti ha scoperto  e colpito alcune realtà di infiltrazione mafiosa. Dal lavoro dei magistrati e delle forze dell’ordine è emerso che nelle regioni centro-settentrionali il crimine organizzato utilizza spesso il canale del riciclaggio del denaro sporco e dell’usura per inserirsi all’interno del sistema economico legale, approfittando anche dei momenti di crisi com’è quello attuale.&lt;br /&gt;Il Veneto non è terra di mafia, ma è certamente una regione che interessa alle mafie. Lo testimoniano alcuni darti ufficiali in materia di operazioni finanziarie sospette, traffico di droga e beni confiscati.&lt;br /&gt;Di fronte ad una situazione simile, altre regioni italiane si sono dotate di una legislazione organica finalizzata alla prevenzione e al contrasto del crimine organizzato e mafioso e alla promozione della cultura della legalità e della responsabilità. Questo passaggio è maturato nella convinzione che il ruolo della magistratura e delle forse dell’ordine è necessario ma non sufficiente. La lotta alle mafie e al crimine organizzato deve fondarsi su un’azione collettiva e culturale capace di mettere insieme, in modo coordinato, realtà istituzionali, sociali, categorie professionali, mondo della scuola e dell’università. In tale ottica, quindi, è necessario che anche il Veneto si doti di una strumentazione legislativa organica.&lt;br /&gt;Scopo del seminario è quello di costruire unitariamente, con il concorso dei gruppi consiliari disponibili, una proposta di legge, condivisa dagli interlocutori istituzionali e dalle forse sociali, che consente di affrontare in modo efficiente e adeguato la prevenzione e il contrasto del fenomeno mafioso e della criminalità organizzata.&lt;br /&gt;In preparazione del seminario sarà predisposta una raccolta della principale documentazione legislativa antimafia nazionale e regionale.&lt;br /&gt;Per informazioni e comunicazioni: 041/2701407 - pdveneto@consiglioveneto.it &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-2670378735257897478?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/2670378735257897478/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=2670378735257897478' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/2670378735257897478'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/2670378735257897478'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2012/01/prevenire-e-contrastare-il-crimine.html' title='Prevenire e contrastare il crimine organizzato'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-Uti5EmgsWMc/Txbr04LfU4I/AAAAAAAADcQ/2TD-ZYJeY_I/s72-c/Seminario+Mafia.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-722629679053478323</id><published>2012-01-14T17:31:00.002+01:00</published><updated>2012-01-14T17:32:28.578+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Enti locali'/><title type='text'>Protocollo legalità nel Veneto per prevenire la mafia</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-Pgnqseib-Mk/TxGtuxbKGAI/AAAAAAAADbo/lUsRRjgyFWY/s1600/27.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="230" src="http://1.bp.blogspot.com/-Pgnqseib-Mk/TxGtuxbKGAI/AAAAAAAADbo/lUsRRjgyFWY/s320/27.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Articolo di Pierpaolo Romani, coordinatore di Avviso pubblico, pubblicato su Corriere Verona il 13 gennaio 2012&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È superiore ai 100 miliardi di euro, vale a dire l’8% del PIL, il valore del mercato degli appalti pubblici in Italia e in esso trovano occupazione quasi 1,5 milioni di persone. Questi dati sono contenuti nella relazione annuale dell’Autorità per la vigilanza dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (&lt;a href="http://www.acpt.it/"&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;www.acpt.it&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;). Si tratta di numeri importanti destinati ad attirare l’attenzione non solo degli operatori economici ma, altresì, delle organizzazioni mafiose. È un mercato delicato quello degli appalti, in cui, come scrive l’Autorità, non mancano casi dove si registra «una sproporzionata durata dell'esecuzione dei contratti e un ricorso frequente e immotivato a varianti progettuali che provocano un sensibile aumento dei costi contrattuali». A tutto questo, si legge sempre nella relazione, si aggiunga che oltre 5.000 imprese non applicano il codice degli appalti pubblici e che il 30% degli appalti avviene senza gara. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Di fronte di questo scenario, è certamente un segnale importante quello che è giunto dal Veneto lo scorso 9 gennaio con la firma del Protocollo di legalità finalizzato a prevenire l’infiltrazione mafiosa negli appalti pubblici, sottoscritto dalle Prefetture, dalla Regione, dalle Province e dall’Anci alla presenza del Ministro dell’Interno Cancellieri. Un protocollo chiaro e specifico che si propone come modello per altre regioni italiane. Un documento importante anche per i messaggi che veicola. Il primo è quello che il problema della presenza mafiosa nel tessuto economico locale è un rischio concreto, anche in Veneto. Il secondo è che il contrasto alle mafie non è delegabile esclusivamente alla fase repressiva svolta dalle forze dell’ordine e dalla magistratura. Anche la politica e la pubblica amministrazione sono chiamate a fare la loro parte rafforzando la trasparenza, la sicurezza e il controllo sul sistema degli appalti pubblici. &lt;br /&gt;Nella nostra regione, come in altri territori dell’Italia settentrionale, una seria politica preventiva antimafia deve fondarsi sul monitoraggio costante dei capitali che circolano e delle imprese che operano. E questo va fatto soprattutto in determinati settori, elencati anche nel Protocollo, e con particolare attenzione nel sistema dei sub-appalti. Per questo, come previsto nel documento sottoscritto a Venezia, è fondamentale conoscere gli assetti societari delle realtà coinvolte nella realizzazione delle opere, rendere tracciabili i flussi finanziari, affidare precise responsabilità di controllo e monitoraggio di quanto avviene nei cantieri ogni giorno. E altrettanto significativo è l’obbligo che il Protocollo conferisce all’impresa aggiudicataria dei lavori, alle imprese subappaltatrici e ad ogni altro soggetto che intervenga nella realizzazione dei lavori di denunciare tentativi di pressione criminale; così come è importante la previsione della rescissione del contratto con imprese e società qualora emergano infiltrazioni mafiose. La mafia non è compatibile con la libertà di impresa e con il principio della libera concorrenza. Questo deve essere chiaro ai cittadini e agli operatori economici che credono nel libero mercato. &lt;br /&gt;Il Protocollo ha una durata di due anni al termine dei quali sarà interessante conoscere i risultati prodotti dalla sua applicazione. Chi lo dovrà fare non è stato specificato nel documento sottoscritto. Una mancanza, alla quale, ci auguriamo si possa presto porre rimedio. &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-722629679053478323?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/722629679053478323/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=722629679053478323' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/722629679053478323'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/722629679053478323'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2012/01/protocollo-legalita-nel-veneto-per.html' title='Protocollo legalità nel Veneto per prevenire la mafia'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-Pgnqseib-Mk/TxGtuxbKGAI/AAAAAAAADbo/lUsRRjgyFWY/s72-c/27.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-7380382133964127071</id><published>2012-01-13T16:20:00.001+01:00</published><updated>2012-01-13T16:21:12.660+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Enti locali'/><title type='text'>Verona contraria a Cà del Bue</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-bC73TmvDpDY/TxBLllq_H1I/AAAAAAAADbg/s-USgR2AnVw/s1600/IMG020.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://2.bp.blogspot.com/-bC73TmvDpDY/TxBLllq_H1I/AAAAAAAADbg/s-USgR2AnVw/s320/IMG020.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;Si è svolta oggi una conferenza stampa alla quale hanno partecipato Vincenzo D’Arienzo, segretario del Pd di Verona, &lt;st1:personname productid="Michele Bertucco" w:st="on"&gt;Michele Bertucco&lt;/st1:personname&gt;, candidato sindaco del centro sinistra, e &lt;st1:personname productid="Diego Zardini" w:st="on"&gt;Diego Zardini&lt;/st1:personname&gt;, capo gruppo del Pd al consiglio provinciale di Verona. L’argomento trattato è stato l’inceneritore di Ca’ del Bue. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;Sull’inceneritore che Tosi vuole costruire è stato commissionato un sondaggio dal PD di Verona. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;Sono emersi dati e risultati chiari sulla contrarietà/preoccupazione della maggioranza dei veronesi all’impianto nonché diffusi timori verso l’inquinamento, anche da diossina, che sarà prodotto. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;I veronesi si sono espressi così: &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;- favorevoli a Cà del Bue il 33,8% (uomini 36,4%, donne 31,5%);&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;- contrari per i rischi alla salute il 32% (uomini 29,4%, donne 34,2%);&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;- preoccupati dall’inquinamento che produrrà il 23,9% (uomini 29,4%, donne 19%)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;- non conoscono il tema il 10,3% (uomini 4,7%, donne 15,3%)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;In pratica, il 66,2% dei veronesi residenti in città è contrario, preoccupato dall’inquinamento che Cà del Bue produrrà o non conosce nulla dell’impianto che Tosi vuole costruire. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Una quota alta di donne (15,3%) non conosce il pericolo, ma tra quelle informate spicca la contrarietà: il 53,2% delle intervistate sono contrarie o preoccupate da Cà del Bue e avvertono l’impianto come una minaccia per i propri parenti o figli.  &lt;br /&gt;La sensibilità femminile è stata confermata nel focus group organizzato con 15 donne di varie età a sondaggio terminato. Sebbene la prima reazione all’argomento dell'inceneritore sia stata negativa, ma non drammatica, oltre a considerazioni marginali sul fatto che non risolve il problema dei rifiuti, che non produce energia sufficiente e che costituisce uno sperpero, l’attenzione - anche delle donne rimaste fino a quel momento più passive – è stata alta sul tema/problema per la salute dei cittadini. Le possibili conseguenze su 'donne incinte' e 'neonati', hanno comportato un consenso unanime e appassionato contro l’inceneritore. &lt;br /&gt;(estratto dall’interazione)&lt;br /&gt;&lt;em&gt;..io faccio il mio esempio, ho due sorelle, tutte incinta e sapere che il problema potrebbe essere per i miei nipoti o eventualmente per i miei figli…. Per me potrebbe chiudere anche oggi (Ca' del Bue).&lt;/em&gt; I veronesi non si fidano degli esperti che il Comune ha messo in campo per calmare le preoccupazioni. &lt;br /&gt;Quel mostro che incombe sulla città va fermato. A Verona non ci sono rifiuti sufficienti e, quindi, l’inceneritore dovrà bruciare i rifiuti del Veneto e oltre. Se a ciò aggiungiamo la riattivazione dei forni a letto fluido, a S. Michele avremo un polo che incenerisce oltre 1.000 tonnellate al giorno di rifiuti. &lt;br /&gt;Il Partito Democratico avvierà una capillare informazione per tutte le famiglie di Verona: migliaia di volantini che spiegheranno casa per casa il pericolo al quale Tosi sta esponendo la salute dei veronesi. &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-7380382133964127071?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/7380382133964127071/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=7380382133964127071' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/7380382133964127071'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/7380382133964127071'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2012/01/verona-contraria-ca-del-bue.html' title='Verona contraria a Cà del Bue'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-bC73TmvDpDY/TxBLllq_H1I/AAAAAAAADbg/s-USgR2AnVw/s72-c/IMG020.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-3369683540746290371</id><published>2012-01-13T15:55:00.002+01:00</published><updated>2012-01-13T16:21:54.658+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Enti locali'/><title type='text'>Lorenzo Dalai, primarie ed elezioni a Verona</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-bWq46k54LgU/TxBFnQNMmSI/AAAAAAAADbY/S8yuTSvjsmo/s1600/Lorenzo.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-bWq46k54LgU/TxBFnQNMmSI/AAAAAAAADbY/S8yuTSvjsmo/s320/Lorenzo.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;Lorenzo Dalai, consigliere del PD alla Provincia di Verona, è stato disponibile a farsi intervistare in un momento particolare della vita politica veronese. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Qualcuno, nel PD dice che tu sei contrario alle Primarie....&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo non corrisponde assolutamente al mio pensiero e a quanto&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;riportato dai media, devo dire correttamente, sulle mie perplessità di tempi e modi. Sulla sostanza ribadisco che le Primarie sono il carattere distintivo del Partito Democratico e poiché si è proceduto in modo trasparente e altamente democratico, penso che si debba accettare il risultato e quindi appoggiare al massimo il candidato che ha prevalso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Quindi non condividi le dichiarazioni di chi non ha accolto positivamente il verdetto delle urne ?&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Qualsiasi dichiarazioni che non sia di sostegno a &lt;st1:personname productid="Michele Bertucco" w:st="on"&gt;Michele  Bertucco&lt;/st1:personname&gt; ritengo sia offensiva per tutti quei cittadini-elettori che si sono recati a votare e che hanno anche versato un contributo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il candidato Sindaco del Centrosinistra c'è, il quadro politico è in movimento vorticoso, ma non vorrei che alla fine ci si ritrovasse al punto di partenza: partiti di Destra compatti intorno a Tosi e Centro isolato e privo di chance. Dato che i partiti, che dovrebbero appoggiare il Sindaco uscente, sono lacerati da pesanti dissidi interni, potremmo trovarci in una situazione analoga al 2002.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Visto che noi il candidato lo abbiamo, se andiamo avanti compatti e convinti possiamo ripetere l'exploit!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;strong&gt;Perciò ritieni non determinante una eventuale alleanza con il Terzo Polo?&lt;/strong&gt; Con alcuni amici di questo raggruppamento il dialogo non si è mai interrotto, ma purtroppo si tratta di una realtà dove ci sono troppi colonnelli e poche truppe e, per di più, con obiettivi non sempre condivisi da tutti loro. Tra l'altro c'è anche poca “aria fresca”, ma tanti revival.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Cosa dici , visto che sei Consigliere Provinciale, delle dichiarazioni di Ruzzenente, comparse qualche giorno fa ?&lt;/strong&gt; Mah...trovo strano che chi è stato assessore per un mandato e consigliere per altri due dica, per restare nel coro, che le Province vanno abolite subito. Mi sorge un dubbio: ma allora perché è restato a Palazzo Scaligero per 15 anni?  Mi sembra che per accreditarsi si sia disponibili a cancellare con un tratto di penna la propria storia. Lo ritengo poco credibile, oltre che non condivisibile.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Allora sei convinto che Bertucco possa sbaragliare il campo?&lt;/strong&gt; Bertucco da solo non può vincere. Bertucco con una squadra solida e ben assortita può farcela, eccome !!!&lt;br /&gt;Proprio per questo io darò una mano, un contributo di idee e di lavoro, a due candidati: un  giovane ed una donna che rappresentano le vere novità, persone che portano idee nuove, che non sono facce viste e riviste, disponibili al dialogo, ma con principi molto saldi e chiari.&lt;br /&gt;Personalmente sono stufo di vedere personaggi logorati da anni e anni di agone politico; che si facciano da parte e largo al Nuovo !&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Anche tu ti farai da parte ?&lt;/strong&gt; Io ho iniziato a far politica nel 2002, con le elezioni vinte da Paolo Zanotto, perciò non ritengo di essere logoro, ma se dovesse servire a dare un impulso determinante, certo ! Sono disponibile da subito.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-3369683540746290371?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/3369683540746290371/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=3369683540746290371' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/3369683540746290371'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/3369683540746290371'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2012/01/lorenzo-dalai-primarie-ed-elezioni.html' title='Lorenzo Dalai, primarie ed elezioni a Verona'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-bWq46k54LgU/TxBFnQNMmSI/AAAAAAAADbY/S8yuTSvjsmo/s72-c/Lorenzo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-1928610899651240881</id><published>2012-01-13T09:56:00.002+01:00</published><updated>2012-01-17T10:38:35.795+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Semplificazione e sperimentazione nel lavoro</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-apy8HaiTcCA/TxVBiNt5tlI/AAAAAAAADcI/6j9odeEjtws/s1600/Maurizio+Ferrera.png" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-apy8HaiTcCA/TxVBiNt5tlI/AAAAAAAADcI/6j9odeEjtws/s320/Maurizio+Ferrera.png" width="249" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;articolo di Maurizio Ferrera pubblicato su Corriere della Sera il 12 gennaio 2012&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Con le consultazioni avviate dal ministro Fornero, la partita sul mercato del lavoro sta entrando nel vivo. Sinistra e sindacati hanno levato gli scudi a difesa dell'articolo 18. Per ora, dunque, la discussione riguarda essenzialmente il cosiddetto contratto unico o «prevalente» (che dovrebbe sostituire la pletora di contratti atipici) e gli ammortizzatori sociali. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Precarietà e scarse tutele&lt;/b&gt; contro la disoccupazione sono problemi molto seri, che creano crescente disagio sociale. Su entrambi i fronti le soluzioni non possono che essere di tipo «difensivo»: ciò che serve è infatti maggiore protezione. L'agenda delle riforme non può però esaurirsi con questo tipo di misure. Occorrono anche provvedimenti di tipo «espansivo», capaci di stimolare l'occupazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;strong&gt;In Italia mancano i posti di lavoro&lt;/strong&gt;. Non è solo colpa della crisi, il problema ha radici strutturali. I nostri tassi di occupazione sono fra i più bassi d'Europa: rispetto alla Gran Bretagna (che ha la stessa popolazione dell'Italia) abbiamo quasi sette milioni di occupati in meno, soprattutto donne. La via maestra per creare lavoro è ovviamente la crescita. Ma attenzione: la struttura del mercato occupazionale è a sua volta un fattore di crescita. Se ci sono troppe strozzature, i posti di lavoro non arrivano neppure quando l'economia si espande. Le riforme possibili sono tante, ma la più promettente è una drastica semplificazione delle norme. Agli imprenditori stranieri il diritto del lavoro italiano appare come un indecifrabile mosaico bizantino, privo di certezze interpretative e applicative. Il risultato è che abbiamo pochissimi investimenti esteri e così rinunciamo a centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;C'è poi la riforma dei servizi per l'impiego&lt;/strong&gt;. Mancano programmi efficienti di reinserimento e riqualificazione dei disoccupati, soprattutto i più anziani. Chi è in cerca di lavoro è abbandonato a se stesso, mentre ai beneficiari di sussidi non viene chiesta alcuna contropartita. Scuola e università non parlano con le imprese, che a loro volta non sanno valorizzare le competenze di diplomati e laureati. Abbiamo un enorme deficit di occupazione nel terziario: se non incentiviamo l'economia dei servizi è impensabile raggiungere i livelli d'impiego di Francia o Gran Bretagna.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Le parti sociali possono far molto&lt;/strong&gt;, anche sul piano bilaterale. Ma sulle questioni decisive occorre l'iniziativa del governo. Ciò vale soprattutto per la semplificazione. La proposta Ichino sul nuovo Codice del lavoro costituisce un'ottima base da cui partire. La questione della flessibilità in uscita potrebbe anche essere accantonata e affrontata, per il momento, con sperimentazioni volontarie.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sul mercato del lavoro&lt;/strong&gt; dal governo Monti ci aspettiamo non un compromesso al ribasso, ma un progetto ambizioso che combini l'obiettivo dell'equità protettiva con quello dell'efficienza regolativa e organizzativa. E ci auguriamo che, al momento buono, sinistra e sindacati sappiano mostrare disponibilità e lungimiranza: non solo sul primo, ma anche sul secondo obiettivo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-1928610899651240881?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/1928610899651240881/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=1928610899651240881' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/1928610899651240881'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/1928610899651240881'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2012/01/semplificazione-e-sperimentazione-nel.html' title='Semplificazione e sperimentazione nel lavoro'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-apy8HaiTcCA/TxVBiNt5tlI/AAAAAAAADcI/6j9odeEjtws/s72-c/Maurizio+Ferrera.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-7633462304176533500</id><published>2012-01-13T09:35:00.004+01:00</published><updated>2012-01-17T09:46:34.755+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Lavoro, intervento di Luigi Mariucci</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-p2133VCMewA/TxUzpWUMM1I/AAAAAAAADb4/eRe4thrqHHg/s1600/Luigi+Mariucci.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="213" src="http://2.bp.blogspot.com/-p2133VCMewA/TxUzpWUMM1I/AAAAAAAADb4/eRe4thrqHHg/s320/Luigi+Mariucci.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-p2133VCMewA/TxUzpWUMM1I/AAAAAAAADb4/eRe4thrqHHg/s1600/Luigi+Mariucci.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Intervento di Luigi Mariucci, responsabile per il Lavoro del Pd in Emilia Romagna e professore di diritto del lavoro nell’Università Ca’ Foscari di Venezia, svolto nel corso del Forum Lavoro del Pd, il 12 gennaio 2012&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il confronto tra le parti sociali e il governo farà presto chiarezza sul confuso dibattito in corso sui temi del mercato del lavoro. A quel punto arriverà l’ora della verità anche per il PD, le cui posizioni sulle questioni del lavoro costituiscono una discriminante essenziale in termini di credibilità e visione strategica.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Va riacquistato anzitutto il senso delle proporzioni. Un profondo riaggiustamento delle caotiche regole in materia di mercato del lavoro ereditate da un decennio di governo delle destre è certamente necessario. Ma è del tutto fuori misura immaginare chissà quali effetti miracolistici di nuovi interventi legislativi. I problemi italiani, e europei, hanno ben note radici strutturali che poco hanno a che fare con regolazioni formali dei rapporti di lavoro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Perciò penso che le diverse proposte di legge fin qui presentate da parlamentari del PD, nella fase del governo Berlusconi, spesso a fini simbolici o di “manifesto politico”, dovrebbero essere accantonate. Invece che porsi l’inutile compito di effettuare “sintesi” o “mediazioni” di carattere puramente interno, che rischiano di essere persino dannose, il PD deve riconfermare l’impostazione programmatica già approvata dalla Assemblea nazionale del maggio 2010 e dalla Conferenza del lavoro di Genova del giugno 2011 e individuare alcune essenziali priorità. Occorre:&lt;br /&gt;1) abrogare l’art. 8 della l. n. 148 del 2011, quello che ipotizza la derogabilità dell’intero diritto del lavoro ad opera di contratti aziendali o territoriali: una norma indecente, una vera anomalia rispetto agli ordinamenti europei;&lt;br /&gt;2) modificare l’ art.19 dello Statuto nel senso di attribuire il diritto a costituire rappresentanze nei luoghi di lavoro ai sindacati che raggiungono specifiche soglie di rappresentatività, in termini di iscritti o di voti ricevuti, ponendo fine alla aberrante applicazione di tale norma diretta ad escludere i sindacati rappresentativi ma dissenzienti da specifici accordi (come accade alla Fiom negli stabilimenti Fiat), e ripristinando quindi un fondamento essenziale della libertà sindacale, come accade in tutti i paesi europei;&lt;br /&gt;3) disboscare la giungla dei contratti precari accorpando i contratti atipici di lavoro in tre o quattro figure essenziali: l’apprendistato, il contratto a termine, la somministrazione di lavoro;&lt;br /&gt;4) rendere convenienti per le imprese con incentivi fiscali le assunzioni a tempo indeterminato.&lt;br /&gt;Si può anche prevedere un nuovo contratto di “ingresso al lavoro”, aggiornando il già esistente contratto di inserimento, per giovani, donne e lavoratori maturi licenziati per motivi di crisi, assegnando a questi soggetti una congrua indennità di avviamento al lavoro, una volta accertato rigorosamente l’effettivo stato di disoccupazione e l’autentica volontà di cercare lavoro.&lt;br /&gt;Penso invece che sia sbagliata la proposta di introdurre un nuovo contratto c.d. “prevalente” [il riferimento è alla proposta illustrata nell'intervento di Stefano Fassina - n.d.r.], da contrapporre semanticamente al c.d. “contratto unico”, che unico naturalmente non è perché si aggiungerebbe agli altri contratti atipici. Prevalente in che senso? E con quali regole? A quanto si intende questa ennesima tipologia contrattuale si caratterizzerebbe per prevedere la licenziabilità nei primi tre anni, monetizzata con un risarcimento ex ante. Nulla si dice di cosa accadrebbe nel caso in cui quel lavoratore, al termine del triennio o in corso di rapporto, venisse appunto licenziato con un modesto indennizzo economico. Dovrebbe ricominciare daccapo, in una sorta di infinito gioco dell’oca.&lt;br /&gt;È più ragionevole la piattaforma unitaria a cui stanno lavorando i sindacati: usare i contratti esistenti (apprendistato, contratto di inserimento), incentivare fiscalmente le assunzioni a tempo indeterminato, estendere gli ammortizzatori sociali a chi oggi non li ha, ridurre i contratti di ingresso al lavoro ad alcune forme essenziali. Quanto all’art.18 dello Statuto l’unica misura utile di riforma consisterebbe nello stabilire termini cogenti di abbreviamento delle controversie.&lt;br /&gt;Introdurre nuovi e astrusi marchingegni normativi è inutile, anzi persino dannoso. I problemi della crescita sono altri. Guarda caso la stagnazione italiana dell’ultimo decennio è coincisa con la diffusione del lavoro precario. Va rovesciata l’idea mercantile per cui il lavoro è l’ultimo anello della catena produttiva, quello su cui scaricare risparmi di costo e iper-sfruttamento. Bisogna ripartire dai fondamenti: solo la valorizzazione del lavoro, in tutte le sue forme, può costituire un incentivo alla crescita. I diritti naturalmente vanno distinti dai privilegi, dalle posizioni parassitarie e assistenziali. Da qui la necessità di politiche selettive mirate a intervenire sulle differenze strutturali: nord-sud, settore privato e pubblico, occupazione giovanile e femminile.&lt;br /&gt;Vi sono certo altre rilevanti questioni su cui sarebbe necessaria una organica riforma: il riordino complessivo degli ammortizzatori sociali, l’introduzione di efficaci strutture pubbliche di gestione e controllo sul mercato del lavoro (perché non costituire una vera Agenzia nazionale del lavoro, al posto degli attuali frammentati centri pubblici dell’impiego, abolendo nel frattempo altri organismi inutili, tipo l’ineffabile Civit, organo di controllo sulla produttività del pubblico impiego?), il tema della efficacia giuridica dei contratti collettivi sulla base dell’accertamento della effettiva rappresentatività dei sindacati stipulanti, e un più generale progetto di semplificazione del diritto del lavoro, diventato ormai una normativa caotica e persino irriconoscibile, centrato su un obiettivo autentico di razionalizzazione delle normative e non su quello, criptico, di controriformare il diritto del lavoro in senso regressivo. La &lt;a href="http://www.pietroichino.it/?p=4896"&gt;bozza-Ichino&lt;/a&gt;, con gli opportuni correttivi di merito, può essere una buona base di partenza per un confronto utile.&lt;br /&gt;Ma, al momento, le urgenze e le priorità sono quelle indicate.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-7633462304176533500?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/7633462304176533500/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=7633462304176533500' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/7633462304176533500'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/7633462304176533500'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2012/01/lavoro-intervento-di-luigi-mariucci.html' title='Lavoro, intervento di Luigi Mariucci'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-p2133VCMewA/TxUzpWUMM1I/AAAAAAAADb4/eRe4thrqHHg/s72-c/Luigi+Mariucci.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-5720638447060874721</id><published>2012-01-13T06:01:00.004+01:00</published><updated>2012-01-13T06:05:11.601+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Lavoro, il PD proiettato nel passato</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-_JvtwSGFZCU/Tw-6rhlc1fI/AAAAAAAADbI/nBxKQaxhpCY/s1600/Pietro.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="272" src="http://2.bp.blogspot.com/-_JvtwSGFZCU/Tw-6rhlc1fI/AAAAAAAADbI/nBxKQaxhpCY/s320/Pietro.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;L’ultima proposta di riforma elaborata dal vertice del Pd non recepisce affatto il progetto Boeri-Garibaldi-Nerozzi e appare comunque del tutto inadeguata rispetto agli obiettivi programmatici enunciati dal premier Mario Monti&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Intervento del senatore &lt;st1:personname productid="Pietro Ichino" w:st="on"&gt;Pietro Ichino&lt;/st1:personname&gt; svolto al Forum Lavoro del Pd, svoltosi a Roma il 12 gennaio 2012 – In argomento v. anche il&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;a href="http://www.pietroichino.it/?p=18903" target="_blank" title="Editoriale su Europa"&gt;&lt;span style="color: #333333;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;&lt;span style="color: #006699;"&gt;suo editoriale&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;&lt;strong&gt;pubblicato da Europa il 6 gennaio&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Nei giorni scorsi avevo molto apprezzato l’appello di &lt;st1:personname productid="Franco Marini" w:st="on"&gt;Franco Marini&lt;/st1:personname&gt; per una apertura del Pd al progetto Boeri-Garibaldi-Nerozzi, che avrebbe potuto costituire un punto d’intesa unitario col quale presentarsi al Governo in questa fase cruciale di elaborazione della riforma del mercato e del diritto del lavoro. Ora, però, mi sembra che il progetto delineato nella relazione di Stefano Fassina si discosti per alcuni aspetti non secondari dal contenuto del&lt;span style="color: #6fa8dc;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.pietroichino.it/?p=7306" target="_blank" title="ddl Nerozzi"&gt;&lt;span style="color: #6fa8dc; font-family: inherit;"&gt;d.d.l. n. 2000/2010&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;, di cui Paolo Nerozzi è il primo firmatario. Il più rilevante è questo: il “contratto di ingresso” che viene delineato come forma prevalente di assunzione non è affatto un contratto a tempo indeterminato, ma un contratto a termine.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;La spiegazione di questa scelta si trova nell’intervista di Marianna Madia, pubblicata sull’Unità di ieri: “Abbiamo voluto stabilire un principio: il contratto a tempo indeterminato non può essere disgiunto dall’articolo 18. Questo per evitare il rischio dell’introduzione di deroghe, per mettere paletti ben precisi”. Così, per difendere quel principio sacro, adottiamo una forma di assunzione notevolmente peggiore rispetto al contratto a tempo indeterminato previsto nel progetto Nerozzi. E poiché questo nuovo “contratto di ingresso” dovrebbe assorbire l’apprendistato, peggioriamo anche la condizione dell’apprendista, il quale attualmente viene assunto con un contratto a tempo indeterminato e non con un contratto a termine. A me sembra che questo sia davvero irragionevole; una impuntatura nominalistica totalmente priva di senso, basata oltretutto su di un preteso “principio” che non ha alcun fondamento: il mondo è pieno di contratti di lavoro a tempo indeterminato ai quali non si applica l’articolo 18, e che non per questo possono essere considerati lesivi della dignità e libertà morale del lavoratore. Questo è vero anche nel nostro stesso ordinamento italiano, dove possono essere a tempo indeterminato, oltre che il contratto di apprendistato, anche tutti i contratti non a termine nelle aziende fino a 15 dipendenti, il contratto di lavoro in prova, il contratto con persona che avrebbe diritto alla pensione di vecchiaia, il contratto di lavoro con il dirigente. E allora, perché non anche l’impiegato o l’operaio nei primi tre anni del rapporto?&lt;br /&gt;Se nella sostanza riteniamo che sia opportuno riconoscere un periodo di tre anni di maggiore flessibilità all’inizio del rapporto di lavoro, perché abbiamo paura a dire che per questi primi tre anni si può essere assunti a tempo indeterminato – ciò che costituisce comunque un vantaggio per i new entrants, rispetto all’assunzione a termine – anche senza che si applichi l’articolo 18? Perché continuiamo a coltivare questa nevrosi, o se preferite questa ipocrisia politica, non degna di un grande partito che si qualifica riformista e si candida a governare il Paese? Come si concilia questa incongruenza verbale con la trasparenza, che dovrebbe costituire uno dei principi fondamentali del nostro operare politico e quindi anche del nostro modo di parlare?&lt;br /&gt;Ma, soprattutto, come possiamo non renderci conto che una regola, come questo benedetto articolo 18, che oggi si applica soltanto al 3 per cento della forza-lavoro complessiva dell’Unione Europea, non può essere considerata come un diritto fondamentale immodificabile (perché i diritti fondamentali – per definizione – hanno carattere di universalità)? Un partito che si qualifica come riformista non può chiudere programmaticamente gli occhi sul panorama europeo delle tecniche di protezione della sicurezza economica e professionale dei lavoratori. La nostra incapacità di superare questo blocco mentale rischia di condannarci a rimanere tagliati fuori dal processo di riforma del lavoro che costituisce parte integrante – e niente affatto secondaria! – del programma del Governo Monti.&lt;br /&gt;La seconda notazione critica è questa: se la scelta del Pd di cui stiamo discutendo – di accettare un triennio iniziale di maggiore flessibilità del rapporto di lavoro è dettata da un bilanciamento tra le esigenze di protezione dei lavoratori e le esigenze organizzative delle imprese, perché nel nostro dibattito interno su questa materia gli imprenditori sono pressoché totalmente assenti? Perché i nostri forum del lavoro e i nostri gruppi nelle Commissioni lavoro di Camera e Senato sono composti soltanto da sindacalisti o ex-sindacalisti e magari da qualche giuslavorista, ma nessun rappresentante dell’imprenditoria? E sì che non ci mancano i Colaninno, le Merloni, i Sangalli, le Fioroni, i Marcucci: davvero tutti questi imprenditori che militano nelle nostre file non hanno nulla da dire su questi temi? O forse diamo loro l’impressione che il partito non gradisca il loro intervenire in questo dibattito, o consideri il loro intervento poco rilevante ai fini delle scelte che dobbiamo compiere?&lt;br /&gt;Eppure ormai dovrebbe essere chiaro a tutti noi che l’impresa è tanto necessaria per dare valore al lavoro quanto il lavoro stesso è necessario all’impresa. Che dunque un partito propenso a non ascoltare o a mettere nell’angolo la voce delle imprese non può essere un buon difensore degli interessi dei lavoratori. Che, più in generale, un sistema incapace di darsi un ordinamento del lavoro attrattivo per le imprese, nell’era della globalizzazione, è un sistema che si condanna a essere disertato dalle imprese, condannando quindi i propri lavoratori ad avere poche occasioni di lavoro e trattamenti complessivamente deteriori.&lt;br /&gt;Già immagino che qualcuno ora mi ritorcerà contro quest’ultima osservazione. Mi si obietterà: “Proprio tu dici questo, che hai firmato un progetto tendente a porre a carico delle imprese ingenti oneri per il sostegno al lavoratore nel mercato del lavoro?”. Rispondo subito: è vero, quel mio progetto chiede molto alle imprese, ma è stato approfonditamente discusso e affinato per anni in un confronto continuo non soltanto con i lavoratori e i loro sindacati, bensì anche con le imprese, le loro associazioni, i loro responsabili della gestione delle risorse umane. Proprio da questo lungo e capillare confronto tre anni fa è nata non solo la lettera aperta al ministro del Lavoro di centinaia di giovani interessati alla riforma, ma anche quella di 75 imprese – di tutte le dimensioni – che già allora si dichiaravano disponibili a farsi carico degli oneri previsti da quel progetto, considerandoli ampiamente compensati dai vantaggi economici della maggiore flessibilità che il progetto stesso offre loro, azzerando il ritardo nell’aggiustamento degli organici. Ed è ancora da quel capillare confronto che è nato l’endorsement esplicito dato a questo progetto dal Comitato Investitori Esteri di Confindustria, nel documento presentato al Governo Monti nei giorni scorsi.&lt;br /&gt;Oggi non è il momento di coltivare polemiche al nostro interno. È il momento di unirci intorno a una proposta seria di riforma, congruente con i punti fermi posti su questa materia da Mario Monti nel suo discorso programmatico del 17 novembre al Senato e con quello che ci chiede l’Unione Europea. Quale che sia l’opinione di ciascuno di noi sul “contratto prevalente di ingresso”, cui ha fatto riferimento Stefano Fassina nella sua relazione, è evidente che esso non esaurisce i temi della riforma a cui il Governo Monti sta lavorando. In particolare, resta fuori da questo progetto il tema della riforma degli ammortizzatori sociali, che dobbiamo affrontare tenendo conto del fatto che lo Stato potrà dedicarvi risorse aggiuntive assai esigue. Ma anche tenendo conto del fatto che il problema cruciale, in materia di trattamenti di disoccupazione, non è soltanto quello delle risorse necessarie per finanziarli, bensì anche quello della capacità di coniugare la loro erogazione con un forte esercizio della “condizionalità” dei trattamenti stessi. Non possiamo nasconderci la pressoché totale incapacità dei servizi pubblici per l’impiego, oggi, di esigere e controllare la disponibilità effettiva dei lavoratori disoccupati per tutto quanto è necessario al fine del reperimento di una nuova occupazione; anche perché i nostri servizi pubblici sono lontani dall’essere capaci di fare tutto quanto è necessario in questo campo.&lt;br /&gt;Questo è il motivo per cui mi pare utile che la nostra proposta sia integrata da un’apertura positiva alla disponibilità che sta emergendo da numerose imprese, in diverse regioni, per la sperimentazione anche di tecniche nuove di protezione della sicurezza economica e professionale dei lavoratori. Qualche giorno fa, in un’importante intervista, Cesare Damiano ha sottolineato che tutti noi consideriamo il sistema di protezione danese come uno dei migliori del mondo, salvo rilevare – condivisibilmente – che da noi mancano le risorse pubbliche necessarie per attuarlo. Questo però significa che, dove invece le risorse ci siano, perché l’impresa stessa è disposta in via sperimentale a mettercele, la sperimentazione di quel modello non può che essere considerata da noi positivamente, anche come passaggio necessario per elaborare e acquisire in questo campo un know-how che potrà esserci utile in futuro.&lt;br /&gt;Nella valutazione di questa prospettiva non dobbiamo sottovalutare l’importanza che può assumere, per aumentare la capacità del nostro Paese di attrarre gli investimenti esteri, anche la possibilità della sperimentazione, per i nuovi rapporti di lavoro e in particolare per i nuovi insediamenti, di una nuova disciplina semplificata e allineata con i migliori standard nord-europei. Migliori, s’intende, non soltanto dal punto di vista dell’impresa, ma anche da quello dei lavoratori: perché le multinazionali non hanno alcuna intenzione – né del resto potrebbero permettersi – di presentarsi sul nostro mercato del lavoro offrendo condizioni di lavoro di livello complessivamente inferiore rispetto ai nostri standard nazionali. Mentre, viceversa, puntare su di un loro più intenso loro afflusso costituisce una delle leve più importanti sulle quali possiamo agire, per aumentare la domanda di lavoro, la sua produttività e quindi anche il livello della sua retribuzione media. Dunque, di che cosa abbiamo paura?&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-5720638447060874721?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/5720638447060874721/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=5720638447060874721' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/5720638447060874721'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/5720638447060874721'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2012/01/lavoro-il-pd-proiettato-nel-passato.html' title='Lavoro, il PD proiettato nel passato'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-_JvtwSGFZCU/Tw-6rhlc1fI/AAAAAAAADbI/nBxKQaxhpCY/s72-c/Pietro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-1964400433743307448</id><published>2012-01-12T09:32:00.002+01:00</published><updated>2012-01-12T09:33:47.941+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Il progetto Ichino mette alla prova la classe dirigente</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-jbARy-8iO4Q/Tw6aZJSfYWI/AAAAAAAADaw/bqpiq0_aYhg/s1600/Europa.png" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="102" src="http://3.bp.blogspot.com/-jbARy-8iO4Q/Tw6aZJSfYWI/AAAAAAAADaw/bqpiq0_aYhg/s320/Europa.png" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;b&gt;&lt;em&gt;Articolo di Bruno Montanari pubblicato su Europa il 12 gennaio 2012&lt;/em&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il 18 è un numero che riassume in modo sbrigativo una controversia politica e mediatica tra sindacati, governo e partiti. Il nostro sistema, sia quello comunicativo, sia quello istituzionale, si è abituato, infatti, a muoversi in modo “semplicistico”, convertendo le differenze legittime tra punti di vista, soprattutto in relazione a questioni gravi, in una polarizzazione di posizioni antagoniste. Dal che non può uscire nulla di buono. È questa una delle cause di quella povertà di pensiero politico sottolineata, di recente, da &lt;st1:personname productid="Giovanni Sartori" w:st="on"&gt;Giovanni Sartori&lt;/st1:personname&gt; sulle pagine del &lt;i&gt;Corriere&lt;/i&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;st1:personname productid="Pietro Ichino" w:st="on"&gt;Pietro Ichino&lt;/st1:personname&gt;, intervenendo sull’articolo &lt;st1:metricconverter productid="18, ha" w:st="on"&gt;18,  ha&lt;/st1:metricconverter&gt; svolto un ragionamento articolato che mette alla prova la cultura politica di una classe dirigente, non solo quella che trova espressione nei partiti e nei sindacati, ma anche nel ceto imprenditoriale. Sembra che tutto si risolva nella cosiddetta “libertà di licenziamento” &lt;i&gt;tout court&lt;/i&gt;; credo invece che &lt;st1:personname productid="la proposta Ichino" w:st="on"&gt;la proposta Ichino&lt;/st1:personname&gt; richiami tutti i soggetti interessati a farsi carico di una responsabilità sociale comune, ciascuno naturalmente per il profilo che lo riguarda. È chiaro infatti che i sindacati non debbano tradurre, semplicisticamente, la nuova «giusta causa» in una fonte gratuita di licenziamento, poiché questa va collegata, per esempio, al contratto unico di assunzione, che elimina un precariato divenuto endemico e dannoso per intere generazioni, ed al sussidio di disoccupazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Altrettanto chiaro è che qui viene in questione il sistema produttivo italiano e la sua (pseudo) cultura industriale. Non intendo generalizzare, ma mi sembra che la linea guida dell’imprenditore italiano (e non mi riferisco alla piccola o anche media impresa) sia stata quella di ancorare il profitto a due fattori: alla riduzione o contenimento dei costi e all’assistenza statale, diretta o indiretta. Riprova ne sia che quando il costo del lavoro italiano è stato valutato concorrenzialmente troppo oneroso, nonostante i bassi salari, l’imprenditore ha preferito delocalizzare la produzione, pur in presenza di domanda di quel prodotto, o di convogliare le proprie risorse nell’investimento finanziario. A ciò si aggiunga il disinteresse per investimenti in ricerca a medio e lungo termine: meglio comprare un brevetto che finanziarne uno originale. Come dire, il capitale è mio e ne faccio ciò che voglio, senza preoccuparmi delle ricadute sociali, interrompendo così la continuità indispensabile per la tenuta delle moderne democrazie: quella tra libertà economica e responsabilità sociale.&lt;br /&gt;A titolo di esempio di questa mentalità, negli anni passati la Bocconi svolse una ricerca sui manager legalmente licenziati e si venne a scoprire che causa del loro licenziamento a cinquant’anni (!) non erano le difficoltà industriali dell’azienda, ma la possibilità di ridurre i “costi” affidando le stesse funzioni a giovani “meno costosi”, ignorando l’apporto della qualità dell’esperienza.&lt;br /&gt;Vengono alla mente, allora, due riflessioni: la prima è culturale e riguarda quell’“etica” capitalistica illustrata da Max Weber. «Capitalista» non è colui che possiede un patrimonio, ma colui che impiega le proprie risorse, anche se modeste, in azioni produttive che generano frutti per la società. Insomma, “capitalista” è l’artigiano che produce da sé e con qualche aiuto beni socialmente utili, e non il ricco, ma inerte, possessore di un cospicuo patrimonio. In base al criterio weberiano, mi sembra che l’industriale italiano sia ricco, ma non sia un “capitalista”.&lt;br /&gt;La seconda riflessione trae spunto dalla nostra Costituzione, quando indirizza l’esercizio della libertà economica dei privati verso uno scopo sociale, che mi sembra essere, questa sì, la traduzione giuridica del capitalismo weberiano.&lt;br /&gt;Dal canto loro, i sindacati, se non si contrapponessero in modo acritico, a fronte di una non modifica radicale dell’articolo 18, potrebbero accettare una estensione della sua inapplicabilità alle aziende medie (per esempio fino a 50 dipendenti), ma con un conseguente, rigoroso, controllo sull’emersione del lavoro in nero. Inoltre, accettando la linea di una contrattazione decentrata, potrebbero chiedere un maggiore coinvolgimento dei “lavoratori” nelle strategie aziendali, sul modello tedesco. C’è da chiedersi, infatti, come mai i salari tedeschi siano notevolmente superiori a quelli italiani, senza che la produzione ne soffra, anzi con suo beneficio.&lt;br /&gt;Insomma, oggi, avere fantasia consiste solo nel capire una cosa evidente: che siamo tutti sulla stessa barca, mentre l’idea abitualmente praticata è navigare ciascuno con la propria barca o barchetta nello stesso mare. &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-1964400433743307448?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/1964400433743307448/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=1964400433743307448' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/1964400433743307448'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/1964400433743307448'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2012/01/il-progetto-ichino-mette-alla-prova-la.html' title='Il progetto Ichino mette alla prova la classe dirigente'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-jbARy-8iO4Q/Tw6aZJSfYWI/AAAAAAAADaw/bqpiq0_aYhg/s72-c/Europa.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-6708726666980072727</id><published>2012-01-11T10:57:00.001+01:00</published><updated>2012-01-11T10:59:43.247+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Servizi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><title type='text'>Federico Testa e Enrico Morando contestano Catricalà</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-lY6zuv_xoTo/Tw1coaVVohI/AAAAAAAADao/dor4a-mH678/s1600/10.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-lY6zuv_xoTo/Tw1coaVVohI/AAAAAAAADao/dor4a-mH678/s320/10.JPG" width="257" /&gt;&lt;/a&gt;La  separazione Eni-Snam - ha detto il sottosegretario Catricalà l’altra sera nel corso di Porta a Porta - non è una delle priorità, vedremo se sarà necessaria, ma sul gas esistono tanti altri rimedi che consentono alle imprese energivore di pagare meno il gas". &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Federico  Testa e Enrico Morando, rispettivamente deputato e senatore del PD, rispondono contestando la dichiarazione del sottosegretario Catricalà.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Ciò che il dr Catricalà non dice è che gli “altri rimedi” che attualmente consentono alle imprese energivore – e solo a quelle- di pagare meno l’energia producono corrispondenti incrementi delle bollette per chi energivoro non è, e cioè le imprese, specie di piccole dimensioni, che vedono le loro bollette incrementate al fine di mantenere una possibile competitività del sistema Paese in alcuni settori. Per non parlare poi delle famiglie, per le quali oggi la spesa per gas (in prevalenza riscaldamento) è di circa 1.209 euro su base annua (famiglia 'tipo' con consumi pari a &lt;st1:metricconverter productid="1.400 metri cubi" w:st="on"&gt;1.400 metri cubi&lt;/st1:metricconverter&gt;), rispetto ai 1.050 euro del 2011 e ai 1.013 del 2010.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Infatti, come recita la recente segnalazione del 5/01/12 della AGCM (che il dr. Catricalà ha per molto tempo presieduto), “i prezzi all’ingrosso del gas si mantengono strutturalmente più alti che nei principali paesi europei con un pesante effetto di deficit di competitività dell’industria nazionale rispetto alla concorrenza europea. I prezzi del gas naturale definiti dai mercati all’ingrosso italiani sono strutturalmente superiori (ultimamente sino a 9 €/MWh, pari ad almeno il 20-25% in più) ai prezzi prevalenti sui mercati all’ingrosso più liquidi dell’Europa settentrionale (TTF)”: e visto che in Italia più del 60% dell’energia elettrica si fa con il gas, sono evidenti le ricadute più generali sul sitema–paese.&lt;br /&gt;La stessa AGCM quindi prosegue affermando che “al fine di introdurre incentivi ad una gestione delle attività di trasporto e di stoccaggio di gas coerenti con i necessari investimenti in nuove infrastrutture e di consentire al gestore della rete di svolgere con terzietà il ruolo sistemico conferito dall’avvio del nuovo sistema di bilanciamento di merito economico, si può ipotizzare un percorso che porti alla separazione proprietaria della rete di trasporto e delle infrastrutture di stoccaggio attualmente controllate dall’incumbent Eni”.&lt;br /&gt;Alla luce di tutto questo, noi non concordiamo con il dr. Catricalà: per i cittadini e le imprese italiane è prioritario operare sulla struttura del mercato del gas, realizzando quella separazione proprietaria dell’asset-rete di trasporto che, più efficacemente di qualsiasi altra soluzione, può garantire la reale concorrenzialità in un mercato strategico per la competitività del Paese”.&lt;br /&gt;Federico Testa e Enrico Morando, rispettivamente deputato/responsabile nazionale energia del PD e senatore del PD&lt;br /&gt;Per approfondire l’argomento vedi i seguenti articoli&lt;br /&gt;&lt;a href="http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/12/federico-testa-politica-energetica-nel.html"&gt;Politica energetica nel nostro paese&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/11/federico-testa-bollette-luce-e-gas.html"&gt;Bollette luce e gas&lt;/a&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-6708726666980072727?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/6708726666980072727/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=6708726666980072727' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/6708726666980072727'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/6708726666980072727'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2012/01/federico-testa-e-enrico-morando.html' title='Federico Testa e Enrico Morando contestano Catricalà'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-lY6zuv_xoTo/Tw1coaVVohI/AAAAAAAADao/dor4a-mH678/s72-c/10.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-2713203197500017028</id><published>2012-01-11T10:30:00.005+01:00</published><updated>2012-01-12T10:00:30.226+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Quali prospettive per il mercato del lavoro?</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-6u112R0SCQY/Tw1WXp0BogI/AAAAAAAADaQ/ytzkY7WUngA/s1600/Ichino+Marini.bmp" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="181" src="http://3.bp.blogspot.com/-6u112R0SCQY/Tw1WXp0BogI/AAAAAAAADaQ/ytzkY7WUngA/s400/Ichino+Marini.bmp" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;Monti, ospite a “Che tempo che fa”, ha dichiarato che l’impegno del Governo è indirizzato “alla lotta all’evasione fiscale senza quartiere, alle liberalizzazioni ed alla riforma del mercato del lavoro”. Su quest’ultimo tema il Governo procederà “senza dogmi, senza voler dividere i sindacati”. Monti sull’art. 18 afferma “abbiamo un atteggiamento mentale per il quale non abbiamo tabù …… non abbiamo bisogno simboli&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;bensì di lavoro non precario per i giovani”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Considerata l’emergenza del lavoro in Italia (disoccupazione giovanile, precari, vertenze aperte al Ministero dello Sviluppo economico), occorre discutere ad ampio raggio ed anche dell’articolo 18 perché occorre costruire un quadro coerente di misure che affrontino in modo efficace il dualismo del mercato del lavoro, il sostegno alle imprese, il sostegno ai lavoratori senza lavoro e nuove condizioni di lavoro che facilitino &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;l’ingresso nel mondo del lavoro delle nuove generazioni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ritengo che siano inutili le dichiarazioni finalizzate a non discutere dell’articolo 18 o a porre tale argomento in ultima posizione rispetto ai tanti problemi che sono emersi nel mondo del lavoro. E’ un approccio sbagliato in quanto gli ammortizzatori sociali, l’ingresso o l’uscita dal mondo del lavoro ed altri argomenti oggetto di confronto sono condizionati dalla visione del quadro complessivo del lavoro e dell’articolo 18.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Occorre tenere presente che i lavoratori oggi operano in un contesto produttivo diverso e nuovo rispetto agli anni ’70. &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Negli anni ’60 e ’70 vi era ancora la produzione di massa e l’organizzazione scientifica del lavoro, che oggi permane in buona parte nelle PA, caratterizzata da una offerta di prodotti e servizi che venivano accolti dal mercato. Per tale motivo la pianta organica delle imprese volgeva verso l’alto. Il processo di produzione  era scomposto in fasi elementari e ripetitive che chiunque poteva eseguire dopo un breve addestramento e non occorrevano grandi conoscenze. Rispetto al periodo pre-industriale era aumentata notevolmente la produttività ed i salari dei lavoratori erano bassi.  &lt;br /&gt;L’imprenditore era il padrone assoluto ed occorreva equilibrare questo suo immenso potere con una legislazione del lavoro che garantisse i diritti e le tutele dei lavoratori.  &lt;br /&gt;Alla fine degli anni ’60 il ministro del lavoro Giacomo Brodolini iniziò a lavorare sullo Statuto dei lavoratori che venne approvato, dopo la sua morte, nel mese di maggio del 1970 nel contesto appena descritto. &lt;br /&gt;Oggi l’impresa, l’organizzazione del lavoro ed i processi di produzione di beni e servizi sono cambiati grazie alla ricerca, all’innovazione, alle nuove tecnologie, alla gestione per processi ed alla mutevolezza dei mercati che non accolgono sempre e comunque i prodotti delle imprese. La vita dei prodotti e delle imprese è diventata più corta e la competitività nel mercato globale è più agguerrita. &lt;br /&gt;In tale contesto ritengo che le tutele ed i diritti dei lavoratori vadano reinterpretati ed adattati alle mutate esigenze e bisogni  dei lavoratori. Inoltre, va tenuto presente che l’impresa ed i lavoratori per ruoli e significati diversi vadano tutelati perché rappresentano la fonte di ricchezza di una nazione e le risorse dello Stato non sono infinite e vanno investite in modo produttivo ed efficiente a favore dell’impresa e dei lavoratori. &lt;br /&gt;Le imprese per sopravvivere hanno bisogno di adattarsi in modo continuo alle condizioni del mercato. Infatti, le imprese che prevedono o sono in crisi (produzione superiore alla domanda, prodotti vecchi non richiesti, processi di produzione obsoleti) assumono molteplici decisioni: - cessazione dell’attività produttiva nel caso in cui non vi siano prospettive future; - l’abbandono programmato per intraprendere nuove e diverse attività che soddisfino i consumatori; - ristrutturazione; - innovazione dei prodotti; - creazione di nuovi settori; - nuovi processi di produzione; - innovazione tecnologica e altro. Una volta attuata la strategia decisa la base occupazionale dell’impresa si comprime ed i lavoratori escono dal mondo del lavoro. Mantenere il cordone ombelicale tra l’impresa che ha scarse prospettive di sviluppo ed i lavoratori non produce risultati né a favore dell’impresa  né a favore dei lavoratori. &lt;br /&gt;Occorre che l’impresa utilizzi tutte le leve gestionali inclusa quella della pianta organica (ampliamento e riduzione degli organici rispettivamente nei momenti di crescita e di decrescita) al fine di adattarsi alla domanda del mercato e non accumulare costi del personale non recuperabili.  Alcuni esponenti dichiarano che questo è possibile per le imprese con le procedure previste dalla legge n. 223/91. Tale processo è lungo e l’impresa ha bisogno di tempi veloci e certi per migliorare la propria performance altrimenti perde quote di mercato e si avvantaggiano le imprese concorrenti.  &lt;br /&gt;Per tale motivo  condivido la proposta del senatore Pietro Ichino diretta a modificare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori nel senso di rendere possibile il licenziamento per motivi economici ed organizzativi. Nel progetto di Ichino è prevista la conferma dell’art. 18 nella parte che difende la libertà e la dignità dei lavoratori e la tutela contro i licenziamenti discriminatori e la sua applicazione ai lavoratori precari che al momento non hanno nessuna garanzia. La nuova tutela proposta da Ichino si applica ai nuovi assunti mentre i rapporti di lavoro già esistenti non vengono toccati. Chi parla di licenziamenti facili lo fa sapendo di mentire e per alimentare paure tra i lavoratori. &lt;br /&gt;Per evitare effetti negativi sui lavoratori il progetto Flexisecurity prevede un sistema di ammortizzatori sociali moderni che non si limiti a sostenere in modo insufficiente il reddito dei lavoratori coinvolti nella crisi dell’azienda ma che comprenda altri tipi di servizi importanti finalizzati alla riqualificazione professionale ed alla rioccupazione delle persone licenziate. &lt;br /&gt;Di solito vi sono lunghi periodi di cassa integrazione, vertenze aperte da anni, lavoratori che mantengono l’unica speranza di essere ricollocati nell’azienda di provenienza ed un fiume di denaro speso senza la prospettiva di ripresa dell’impresa in crisi o di reinserimento dei lavoratori nel mondo del lavoro.  Attualmente  vi sono 230 vertenze aperte al Ministero dello Sviluppo che interessano una pluralità di settori e circa 300mila posti di lavoro.&lt;br /&gt;Il sistema degli ammortizzatori sociali applicati in Italia va cambiato per garantire una maggiore protezione ai lavoratori e per eliminare le spese che non hanno l’obiettivo principale di rioccupare i lavoratori. Questo cambiamento può essere realizzato con il progetto di Flexsecurty proposto da Pietro Ichino che prevede: sostegno per 3 anni (90% del salario al primo anno di disoccupazione, 80% al secondo anno e 70% al terzo anno); - innalzamento dell’importo della prestazione; - riqualificazione professionale; - servizi di outplacement; - partecipazione complementare delle imprese ai costi delle indennità; - finanziamento dei servizi di rioccupazione da parte delle regioni attraverso l’utilizzazione dei contributi del Fondo Sociale Europeo. &lt;br /&gt;Gli ammortizzatori sociali devono rispondere all’obiettivo di rioccupare i lavoratori espulsi dal lavoro e di sostenere i lavoratori disoccupati con una prestazione adeguata al costo della vita. Va tenuto presente che la vita lavorativa delle persone è più lunga della vita dell’impresa e, quindi, si pone il problema della rioccupazione dei lavoratori licenziati. &lt;br /&gt;L’economia italiana è caratterizzata da bassa produttività e bassi salari come se ci fosse un accordo tacito tra imprese e lavoratori, da un tasso di disoccupazione giovanile del 30,1%, da una disoccupazione generica dell’8,6%,  da 2 milioni e mezzo di lavoratori precari, dai Neet che coprono il 24,2% dei giovani tra i 25 e i 30 anni che non lavorano né studiano e rappresentano un costo di circa 27 miliardi (1,7 del Pil)  per la mancata partecipazione al mercato del lavoro.  &lt;br /&gt;Nel mondo del lavoro in Italia emergono discriminazioni e disuguaglianze che vengono di seguito indicate:&lt;br /&gt;- L’apartheid fra protetti e non protetti. Alcuni provvedimenti legislativi hanno moltiplicato la tipologia dei contratti atipici  (la Cgil ha contato 46 tipi di contratti ed il Ministero del Lavoro 36) ed il numero dei lavoratori che operano nell’impresa in modo precario. E’ un fenomeno globale che crea sperequazioni e diseguaglianze tra i lavoratori e ritarda la costruzione del futuro da parte delle nuove generazioni. Tale tipo di rapporto costa meno rispetto al lavoro dipendente e permette alle imprese di liberarsi di tali lavoratori allo scadere del contratto. Alcuni esponenti politici propongono di elevare il costo dei lavoratori atipici al fine di incentivare l’assunzione di lavoratori a tempo indeterminato. Il vantaggio delle imprese deriva dalla possibilità di licenziare o meglio di non rinnovare i contratti atipici e non dal basso costo del lavoro del contratto atipico. Infatti, negli ultimi tempi 500mila contratti atipici non sono stati rinnovati. &lt;br /&gt;Il progetto flexsecurity prevede per i nuovi assunti la creazione di un contratto di lavoro unico a tempo indeterminato nelle imprese con più di 15 lavoratori e l’introduzione del licenziamento per motivi economici ed organizzativi. Rimane inalterato la tutela contro i licenziamenti discriminatori Il progetto punta alla eliminazione di tutte le forme di contratto a tempo determinato (esclusi gli stagionali, le sostituzioni e pochi altri). Pietro Ichino con la sua proposta intende realizzare il superamento del dualismo nel mercato del lavoro tra garantiti e non. &lt;br /&gt;Per affrontare tale grave problematica sociale sono stati presentati altri disegni di legge da parte di Paolo Nerozzi che si richiama al contratto unico di inserimento di Boeri-Garibaldi e Marianna Madia che promuove il contratto unico d’inserimento formativo.  &lt;br /&gt;Il contratto unico di inserimento proposto da Paolo Nerozzi e sottoscritto da Pietro Ichino, il quale ha contribuito alla stesura del progetto, si presta a realizzare una posizione unitaria sul lavoro da parte del PD così come hanno dichiarato Franco Marini e Pietro Ichino.&lt;br /&gt;Il contratto unico di inserimento formativo di Marianna Madia (che è diventato per miracolo il disegno di Cesare Damiano) presenta dei problemi riguardo allo sgravio contributivo ed alla contribuzione figurativa nei confronti dell’Unione Europea che potrebbe non approvarlo o dell’importo della pensione dei lavoratori assunti con tale contratto se non viene tenuta in considerazione la parte di contribuzione soggetta a sgravio contributivo. Il contratto proposto da Madia assomiglia troppo al vecchio contratto di formazione e lavoro, abrogato nel 2003 dalla legge Biagi e contestato dall’Unione Europea. &lt;br /&gt;- Il rapporto di lavoro dipendente regolare. Tutti i disegni di legge, presentati per riformare il mercato del lavoro, definiscono con qualche piccola differenza il lavoro dipendente considerando i seguenti fattori: - dipendenza economica; limite della retribuzione che varia tra i 30mila (Nerozzi) ed i 40mila euro (Ichino e Madia); monocommittenza nel senso che il lavoratore ricava il proprio reddito di lavoro per più di due terzi da un unico rapporto. Questa proposta di definizione del rapporto di lavoro dipendente è molto utile per differenziare il lavoro dipendente da altre forme di collaborazione da cui trae beneficio l’impresa e per porre termine al dualismo del lavoro ed a forme di contratti atipici che coprono nella sostanza rapporti di lavoro dipendente. &lt;br /&gt;Personalmente condivido il progetto di Pietro Ichino che si presta a creare nuovi equilibri e cambiamenti positivi nel mondo del lavoro finalizzati ad eliminare diseguaglianze e  discriminazioni correnti e costanti. Tale cambiamento non si ferma ai lavoratori ma coinvolge  impresa, sindacato ed istituzioni, i quali devono espletare i loro compiti in modo nuovo e puntuale senza rimanere fermi a simboli e valori che vanno reinterpretati alla luce dei cambiamenti avvenuti nel pianeta. Mi rendo conto che non è facile questa missione e che bisogna oggi accontentarsi di avviare la locomotiva e creare nuove condizioni affinché il prossimo futuro sia più giusto ed adeguato per i lavoratori che hanno bisogno di nuove protezioni e prospettive non inferiori a quelle di oggi.&lt;br /&gt;La locomotiva oggi può partire adottando i seguenti strumenti:&lt;br /&gt;- Contratto unico d’inserimento&amp;nbsp;di Paolo Nerozzi. Occorre rivedere il periodo di tre anni, forse troppo lungo;&lt;br /&gt;- Ammortizzatori sociali secondo la proposta di Pietro Ichino;&lt;br /&gt;- Sperimentazione del progetto Flexsecurity in qualche regione;&lt;br /&gt;- Il tentativo di mediare tra la proposta di Nerozzi e di Madia rappresenta un esercizio sterile ed inutile in quanto le due proposte sono completamente diverse.&lt;br /&gt;Non realizzare quanto proposto significa cambiare per non cambiare nulla, dimenticando la disperazione dei lavoratori precari che oggi sono ai margini del lavoro e fuori dal sindacato e dai partiti.  &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-2713203197500017028?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/2713203197500017028/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=2713203197500017028' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/2713203197500017028'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/2713203197500017028'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2012/01/quali-prospettive-per-il-mercato-del.html' title='Quali prospettive per il mercato del lavoro?'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-6u112R0SCQY/Tw1WXp0BogI/AAAAAAAADaQ/ytzkY7WUngA/s72-c/Ichino+Marini.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-852466743590375658</id><published>2012-01-07T18:21:00.000+01:00</published><updated>2012-01-07T18:21:13.082+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Lavoro: PD verso una posizione unitaria!</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-aB5rbv-zwX0/Twh-0PpzK4I/AAAAAAAADZ8/QV19B43yIJI/s1600/precariserracchiani_800_800.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="228" src="http://1.bp.blogspot.com/-aB5rbv-zwX0/Twh-0PpzK4I/AAAAAAAADZ8/QV19B43yIJI/s320/precariserracchiani_800_800.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;La saggezza, l’esperienza ed il pragmatismo del senatore &lt;st1:personname productid="Franco Marini" w:st="on"&gt;Franco  Marini&lt;/st1:personname&gt; e la disponibilità e competenza di &lt;st1:personname productid="Pietro Ichino" w:st="on"&gt;Pietro Ichino&lt;/st1:personname&gt; hanno contribuito a tracciare una road map unitaria nel PD sulla riforma del lavoro.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;In questi ultimi due giorni la dirigenza del PD ha capito che occorre andare oltre i documenti approvati e adattarsi alle nuove esigenze che vengono dal mondo del lavoro. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Il documento sul lavoro del PD si basa su tre elementi: - Crescita economica. Indubbiamente la crescita allarga la base occupazionale del paese ma da sola non risolve nell’attuale sistema e con le regole attuali il problema della disoccupazione, del precariato e delle disuguaglianze tra i lavoratori (lavoratori a tempo indeterminato e precari). Occorre mutare il sistema con nuove regole perché quelle attuali producono distorsioni, sfruttamento e disuguaglianze; - Ampliamento delle tutele (malattia, ferie, maternità, indennità di disoccupazione ecc) a tutti i lavoratori (precari e non). E’ una misura giusta che però lascia i precari nel loro status; - Allineamento contributivo tra i lavoratori autonomi (compresi i precari) ed i lavoratori dipendenti. Alcuni affermano che il lavoro dei precari dovrebbe costare di più per scoraggiarne l’uso.&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Pur realizzando questa misura i precari rimangono tali ed i buoni lavoratori autonomi (non falsi) subiscono una misura di adeguamento contributivo in un momento di difficoltà economica e finanziaria.&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Pur&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;realizzando tale misura il lavoro precario rimane la scelta privilegiata per gli imprenditori in quanto possono senza problemi liberarsi facilmente dei lavoratori precari alla scadenza del contratto (risultano 500mila precari con contratto non rinnovato).&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Occorre prevedere una sola forma di lavoro – lavoro dipendente a tempo indeterminato-, mantenere in vita i contrati a termine per i soli casi di lavoro stagionale e per sostituzioni, definire il lavoro dipendente (dipendenza economica, limite della retribuzione, monocommittenza nel senso che il lavoratore trae il proprio reddito di lavoro per più di due terzi da un unico rapporto), stabilire forme di tutela per i lavoratori licenziati con una politica attiva del lavoro (sostegno del reddito, riqualificazione professionale, rioccupazione).  I disegni di legge Ichino, Nerozzi e Madia prevedono tali requisiti con un limite di reddito diverso che varia tra i 30mila (Nerozzi) ed i 40mila euro (Ichino e Madia). &lt;br /&gt;Franco Marini, conoscendo molto bene i problemi del lavoro e le difficoltà vissute dal PD, ha rilasciato due interviste con l’intento di mediare e realizzare delle prospettive unitarie nel PD tramite il contratto unico, promosso dal disegno di legge di Paolo Nerozzi che si ispira al progetto Boeri e Garibaldi.  &lt;br /&gt;Franco Marini dichiara, in una intervista a cura di Maria Zegarelli pubblicata su L’Unità il 20 dicembre 2011, che il problema non è l’articolo 18 e di condividere il disegno di legge del senatore Paolo Nerozzi. &lt;br /&gt;“La divisione tra garantiti e non garantiti, dichiara Franco Marini in una intervista del 4 gennaio pubblicata su Europa il 4 gennaio 2012, è la questione sociale più grave oggi, una vera e propria questione nazionale. Un problema che si è acutizzato negli ultimi mesi ma che ha radici lontane. Il nostro mercato del lavoro ha visto proliferare quaranta forme diverse di contratti atipici, una frammentazione irrazionale. Chi l’ha costruita negli anni pensava che avrebbe potuto dare dinamicità ed efficienza al sistema, e invece si è trasformata in un modo per aggirare i rapporti di lavoro a tempo indeterminato. E oggi ci ritroviamo con più di 2 milioni e mezzo di lavoratori precari e più di 500mila giovani ai quali il contratto non è stato rinnovato: se a questi sommiamo il lavoro sommerso ci troviamo di fronte a un dualismo reale”.&lt;br /&gt;Non bisogna dimenticare che Sergio Cofferati nella trasmissione del 17 dicembre 2011 di Telese e Porro su La7 ha dichiarato di apprezzare il progetto Boeri-Garibaldi ed espresso riserve sul periodo di tre anni durante il quale il neo assunto non dispone di piena tutela. &lt;br /&gt;Pietro Ichino ha commentato l’intervista a Franco Marini su Europa il 6 gennaio 2012 dichiarando quanto segue: “Un anno e mezzo fa non soltanto firmai il disegno di legge Nerozzi (numero 2000/2010), sostanzialmente ispirato al progetto di contratto unico Boeri-Garibaldi, perché lo consideravo un passo avanti importante nella direzione giusta; ma diedi anche un contributo forse non secondario alla sua stesura tecnica. Considero dunque molto positivo il fatto che, a seguito dell’intervista di Franco Marini a Europa, martedì scorso, la direzione del Pd si orienti nel senso di un’apertura in questa direzione”.&lt;br /&gt;Ichino considera “un ottimo compromesso una prima riforma modellata sul progetto Boeri-Garibaldi, accompagnata con l’apertura della possibilità di sperimentazione del modello flexsecurity sulla base di accordi aziendali, e/o di accordi-quadro regionali o provinciali. Il metodo della sperimentazione, del pragmatico try and go anglosassone, può essere il modo migliore per superare la vischiosità del dibattito politico-sindacale su questi temi molto caldi”.&lt;br /&gt;Pietro Ichino individua due difetti nel progetto Boeri-Garibaldi: “Il primo è costituito da quella soglia dei tre anni, che rischia di diventare un nuovo “scalone” difficilmente superabile da parte dei new entrants, analogamente a quanto è accaduto in questi anni con il limite dei 36 mesi per i rinnovi dei contratti a termine. Inoltre il progetto Boeri-Garibaldi non affronta la questione della riforma degli ammortizzatori sociali: in una situazione nella quale le risorse pubbliche sono scarsissime, questo problema rischia dunque di rimanere irrisolto”.&lt;br /&gt;Pierluigi Bersani, segretario del PD, ritiene molto utile l’intervento di Marini in vista dei negoziati con il governo (vedi Europa del 5 gennaio 2012): “L’idea di Marini può essere un buon punto di mediazione, soprattutto se va di pari passo con una incisiva riforma degli ammortizzatori sociali”.&lt;br /&gt;La mediazione di Franco Marini e la posizione responsabile di Pietro Ichino creano delle nuove condizioni ed una prospettiva unitaria nel Partito Democratico.&lt;br /&gt;Oggi leggendo l’Unità e le dichiarazioni di Fassina e Damiano tale prospettiva diventa nebulosa e confusa in quanto il primo dichiara che “non c’è niente da decidere, visto che il PD una posizione chiara già l’ha presa all’Assemblea nazionale di Roma del maggio 2010 ed alla Conferenza sul lavoro di Genova del giugno 2011 ed il secondo rilancia il disegno di legge di Marianna Madia (prima firmataria) sul contratto unico di inserimento formativo, di cui Cesare Damiano è il quinto firmatario. Alcuni giornali hanno creato confusione parlando del disegno di legge di Cesare Damiano che è quello presentato a prima firma da Marianna Madia. &lt;br /&gt;La proposta di Marianna Madia presenta alcuni difetti rilevati da Pietro Ichino: “se, come sembra, il lungo periodo di sgravio contributivo previsto nel progetto di legge non è coperto da contribuzione figurativa, non rischia di derivarne un pregiudizio grave per l’entità della pensione di cui godranno domani i giovani assunti oggi in questa forma? E se invece quel periodo è coperto da contribuzione figurativa a carico dell’Erario, come potrà salvarsi la nuova disposizione dai fulmini dell’Unione Europea, che già hanno colpito a suo tempo il vecchio contratto di formazione e lavoro?”&lt;br /&gt;Fassina dovrebbe capire che le posizioni dei partiti cambiano in rapporto alle condizioni politiche e sociali del tempo in cui vanno prese delle decisioni e non sono intoccabili ed inamovibili. Oggi vi è il Governo Monti che è impegnato a lanciare la crescita del paese riformando il mercato del lavoro, ieri vi era Berlusconi, il quale asseriva che le riforme non andavano fatte nei periodi di crisi. &lt;br /&gt;Se il PD nutre delle riserve o delle paure rispetto al progetto di Flexsecurity, proposto da Pietro Ichino, ha il dovere di trovare una posizione unitaria di cambiamento del mercato del lavoro che risolva le diseguaglianze e le discriminazioni. Tale posizione oggi è rappresentata potenzialmente dal contratto unico di inserimento del senatore Paolo Nerozzi, il quale si ispira al progetto Boeri-Garibaldi, con possibili adattamenti ed integrazioni rispetto ai temi che non affronta: - Riforma degli ammortizzatori sociali; - Sperimentazione del progetto Flexsecurity in qualche regione.  &lt;br /&gt;Non rimane molto tempo per costruire una posizione unitaria e, quindi, occorre lo sforzo e l’impegno di tutto il PD senza discriminazioni ed individualismi per arrivare puntuali al confronto con il Governo e gli altri partiti  in modo responsabile ed innovativo nell’interesse dell’Italia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Contratto unico di inserimento&lt;br /&gt;La proposta indica una prima fase di tre anni durante la quale il neoassunto non dispone della piena tutela dell’articolo 18 e nel caso di licenziamento non ha diritto al reintegro del posto di lavoro (fatti salvi i casi di licenziamento discriminatorio o per infondati motivi disciplinari) ma solo a un’indennità di licenziamento che cresce progressivamente con l’anzianità di servizio e varia da uno a sei mesi di stipendio. Trascorsi i tre anni e l’azienda decide di assumere il neoassunto a tempo indeterminato scatta la tutela dell’articolo 18.  Il  contratto definisce il lavoro dipendente e consente la possibilità di assumere con contratto a termine solo per importi superiori a 30mila euro.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-852466743590375658?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/852466743590375658/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=852466743590375658' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/852466743590375658'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/852466743590375658'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2012/01/lavoro-pd-verso-una-posizione-unitaria.html' title='Lavoro: PD verso una posizione unitaria!'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-aB5rbv-zwX0/Twh-0PpzK4I/AAAAAAAADZ8/QV19B43yIJI/s72-c/precariserracchiani_800_800.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-1947265062095773284</id><published>2012-01-03T18:04:00.001+01:00</published><updated>2012-01-03T18:05:28.535+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giovani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Lidia Riboli sostiene il progetto Flexsecurity</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Mq4Ei8s-t80/TwM08qGF9HI/AAAAAAAADZ0/5ZFrIvnhNI8/s1600/precari.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="245" src="http://2.bp.blogspot.com/-Mq4Ei8s-t80/TwM08qGF9HI/AAAAAAAADZ0/5ZFrIvnhNI8/s320/precari.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Intervento di Lidia Riboli, 29 dicembre 2011, pubblicato sul sito del senatore &lt;st1:personname productid="Pietro Ichino" w:st="on"&gt;Pietro Ichino&lt;/st1:personname&gt; &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;a href="http://www.pietroichino.it/"&gt;http://www.pietroichino.it/&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Più di trent’anni fa ho raccolto con Democrazia Proletaria le firme per un referendum che richiedeva di eliminare l’esenzione per le piccole imprese dall’obbligo di reintegrare nel posto di lavoro i lavoratori che fossero stati licenziati senza giusta causa (con riconoscimento giudiziale a norma dell’articolo 18).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mi sembrava giusto che non esistessero, a norma di legge, discriminazioni tra lavoratori di piccole e grandi imprese, per quanto riguarda le tutele da far valere.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il referendum è stato poi ritenuto inammissibile. Molti anni dopo, nel 2003, è stato indetto da Rifondazione Comunista un referendum con un quesito simile, ma non è riuscito a raggiungere il quorum.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come sappiamo, per superare quella che era ed è ritenuta un’eccessiva rigidità del mercato del lavoro, è stato varato prima il pacchetto Treu nel 1997, poi la legge trenta detta anche legge Biagi ecc.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si è in questo modo contribuito a creare un doppio mercato del lavoro anche per le grandi aziende: il primo rigidamente garantito, il secondo privo di qualunque tutela (ma alla creazione di questo mercato ha contribuito soprattutto, dopo &lt;st1:personname productid="la legge Biagi" w:st="on"&gt;la legge  Biagi&lt;/st1:personname&gt;, il ricorso facile da parte delle imprese all’ingaggio di lavoratori in posizione di sostanziale dipendenza, ma con partita Iva in modo da eludere l’intero diritto del lavoro).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Nell’ultimo anno il governo Berlusconi ha cercato di introdurre i patti in deroga (già inaugurati con un falso referendum collegato a un vero e proprio ricatto da Marchionne per la Fiat). Se accettati dalla maggioranza delle rappresentanze sindacali di una azienda, potevano sostituire qualsiasi norma di legge e quindi anche l’articolo 18.&lt;br /&gt;É accaduto in sostanza qualcosa di simile a quello che è accaduto per l’equo canone: siccome i proprietari di casa avevano paura delle rigidità contrattuali previste, lasciavano piuttosto gli appartamenti vuoti o affittavano totalmente in nero. Non potendo modificare la legge, si evitava di applicare una legge.&lt;br /&gt;In seguito la si è cominciata a svuotare dall’esterno con i patti in deroga, i contratti transitori ecc. Alla fine tutti i nuovi contratti venivano fatti fuori equo canone. La differenza è che anche gli equi canoni prima o poi andavano a scadere e ora in pratica non ce ne sono più, mentre i contratti a tempo indeterminato ci sono ancora. Però quando possono i datori di lavoro li aggirano ben volentieri.&lt;br /&gt;Perciò sempre più vengono applicati contratti chiamati con formule di fantasia, che vorrebbero richiamare altro da quello che quasi sempre sono: normali rapporti di lavoro dipendente.&lt;br /&gt;Così all’inizio sono nate le collaborazioni continuate, le partite iva, e di seguito i lavoratori interinali, i contratti a progetto, i lavoratori parasubordinati ecc.&lt;br /&gt;I datori di lavoro si sono inventati tutta una serie di escamotages per riuscire a non assumere il personale in forma stabile: licenziamenti a scadenza dei periodi massimi di rinnovo, riassunzioni sotto altro nome, da ultimo cambio del personale. E questo è stato fatto pure dalle aziende pubbliche: così in occasione della crisi si è potuto dire che non erano stati effettuati licenziamenti, perchè in effetti tecnicamente i precari non hanno bisogno di essere licenziati: basta non rinnovare più il contratto, e così ancor più riguardo a tutte le forme di lavoro falsamente autonomo o parasubordinato.&lt;br /&gt;Ora, di fronte a una situazione di questo genere, è moralistico e sostanzialmente inutile prendersela coi datori di lavoro: non solo applicano la legge, ma quelli che volessero non approfittarne troverebbero maggiori difficoltà a reggere la concorrenza, già così spietata in un periodo di crisi globale.&lt;br /&gt;Sono già vari anni che sono profondamente convinta che per il superamento dell’attuale dualismo nel mercato del lavoro sia necessaria una parziale revisione o riduzione del campo di applicazione dell’articolo diciotto, ma purtroppo questo è un tabù duro a morire nella sinistra. Appena si affaccia una proposta che lo nomina, questa viene immediatamente respinta, prima di una qualunque analisi nel merito complessivo del provvedimento, che viene tacciato di costituire un semplice pretesto per nascondere l’obiettivo prioritario se non esclusivo di abolire proprio l’articolo in questione per avere la libertà di licenziare.&lt;br /&gt;I sindacati si arroccano nella difesa dell’esistente, rappresentando ormai sempre una fetta minore di lavoratori dipendenti, e rinunciano di fatto (se non a vuote parole) a rappresentare una fetta che ora è di circa cinque milioni di lavoratori (senza contare quelli in nero), ma che tende sempre più ad aumentare in proporzione (se non in termini numerici, vista la crisi).&lt;br /&gt;I giovani e non solo loro, diciamo i non ancora anziani, per la maggior parte resta priva di ogni garanzia e anche di tutele per il proprio futuro lavorativo e pensionistico.&lt;br /&gt;Come si può pensare che non assumano atteggiamenti e ideologie tese ad esaltare una competitività sfrenata, come si può pensare che vogliano ancora iscriversi a un sindacato o andare a votare un partito?&lt;br /&gt;Molti riconoscono la necessità di permettere per legge alcune forme contrattuali meno rigide e pensano di riuscire a limitarle disincentivandole economicamente.&lt;br /&gt;Sicuramente rendere più oneroso sia l’esborso economico verso il salario diretto che verso forme più idonee di tutela previdenziale potrebbe valere per alcune forme di contratti precari, soprattutto se a tempo determinato per motivi realmente temporanei, ma potrebbe scoraggiare regolarizzazioni di alcune forme di collaborazione che risulterebbero troppo antieconomiche, e ancor più nuove assunzioni di giovani. In genere le leggi prevedono proprio degli sgravi per i nuovi assunti, per favorire le assunzioni, e sarebbe difficile prevedere che il nuovo assunto, anche se dopo l’apprendistato, debba essere assunto a tempo indeterminato o costare abbastanza di più. Ma poi in che misura attuata attraverso quali calcoli del rapporto rischi-benefici potrebbe essere considerato più conveniente per il singolo imprenditore assumere a tempo indeterminato?&lt;br /&gt;E poi la selva di tipologie di contratti (almeno 24), temo possa consentire una certa opacità. Anche il nero potrebbe essere più facilmente occultato.&lt;br /&gt;Sono state avanzate più ipotesi per un superamento in positivo dell’attuale dualismo. In particolare dagli economisti e giuslavoristi Tito Boeri e Pietro Ichino. Le due proposte si ispirano a una filosofia comune, ma divergono in alcuni punti molto rilevanti.&lt;br /&gt;Sostanzialmente mi sembra preferibile quella di Ichino, che mi sembra offrire molte maggiori garanzie.&lt;br /&gt;Ichino in sostanza propone di lasciare inalterati i contratti a tempo indeterminato attualmente vigenti, per non creare sconquasso nei lavoratori e tra i sindacati, e di formulare diversamente tutti i nuovi contratti.&lt;br /&gt;Per prima cosa si definisce la nozione di lavoro dipendente in modo molto semplice, cosicché non ci sia bisogno di ispettori, avvocati e giudici per accertarne la sussistenza nel caso concreto: secondo la definizione proposta da Ichino, deve considerarsi dipendente il lavoratore che presti il proprio lavoro in modo continuativo, in condizione di monocommittenza (traendo cioè più di due terzi del proprio reddito di lavoro da un unico rapporto) e non superando il limite di retribuzione di 40.000 euro annui: tutti elementi, questi, che emergono direttamente dai tabulati dell’Inps o dell’Erario e non richiedono dunque – come invece le richiede la qualificazione della prestazione in termini di subordinazione o autonomia – complesse indagini e disquisizioni giuridiche per essere accertati. D’ora in poi, nel caso in cui il rapporto di lavoro rientri in questa nozione di “dipendenza”, sarà vietato ingaggiare il lavoratore nella forma del “collaboratore autonomo”, e tanto meno in quella del “lavoratore a partita Iva”: e tutti i lavoratori dipendenti devono essere inquadrati in un contratto di lavoro dipendente ordinario a tempo indeterminato (fatti salvi l’apprendistato e limitati casi specifici facilmente verificabili di contratto a termine, quali quelli dei lavoratori assunti per brevi periodi stagionali o in sostituzione temporanea di altri).&lt;br /&gt;Tutti i lavoratori devono dunque essere assunti a tempo indeterminato (cioè senza necessità di vedersi rinnovato il contratto a ogni scadenza), e tutte le garanzie – ivi compresa quella contro le discriminazioni, per la quale si applicherà a tutti l’articolo 18, ma anche la tutela della malattia, i permessi e tutto il resto – devono partire da subito, ma nessuno deve essere inamovibile.&lt;br /&gt;Solo per i primi sei mesi di prova è possibile essere licenziati senza un’indennità. In seguito scattano le garanzie che aumentano progressivamente. Il licenziamento deve essere considerato un’eccezione (e non la regola come in tutte le forme e tipologie dei contratti precari, al punto da non essere neanche considerato tale, ma divenire un’interruzione automatica cui può seguire eventualmente una riassunzione ma non è detto). Può essere attuato solo per motivi economici od organizzativi ed è del tutto escluso in forma o per motivi diversi, in qualsiasi modo arbitrari (in tal caso si applica a tutti l’articolo 18).&lt;br /&gt;Si dice che il datore di lavoro potrebbe mascherare le reali motivazioni. Ma penso che occorra dare sostanzialmente fiducia alla magistratura del lavoro, che negli ultimi quarant’anni ha dato prova di affidabilità e sensibilità nella stragrande maggioranza dei casi, nella tutela dei lavoratori subordinati: in particolare, nell’applicazione dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori, in materia di repressione della condotta antisindacale del datore di lavoro, ha dato prova di saper individuare le discriminazioni anche quando erano nascoste sotto i motivi più apparentemente neutri.&lt;br /&gt;Quando poi malauguratamente dovesse avvenire il licenziamento il lavoratore dovrebbe essere risarcito con un’indennità pari a un mese di paga per ogni anno di anzianità lavorativa e inoltre l’azienda, se il rapporto di lavoro dura da almeno due anni, dovrebbe occuparsi di trovargli una ricollocazione esterna e a tal fine anche eventualmente di indurlo a frequentare corsi di formazione.&lt;br /&gt;Più che di un obbligo si tratterebbe di una necessità per l’azienda di prendersi carico del lavoratore licenziato, in quanto tenuta a partecipare in quota crescente al trattamento speciale di disoccupazione, che dovrebbe corrispondere al 90% del salario per il primo anno, dell’80% nel secondo, del 70% nel terzo. Per il primo anno la quota a carico dell’impresa sarebbe solo del 10% (mentre il restante 8o% sarebbe a carico dell’Inps), per poi aumentare all’intero 80% nel secondo anno e 70% nel terzo: questo dovrebbe costituire un potente incentivo ad attivarsi nel primo anno per la ricollocazione effettiva del dipendente licenziato.&lt;br /&gt;L’azienda dovrebbe attuare delle convenzioni private con le agenzie di formazione e ricollocamento. Se il lavoratore vuole beneficiare del trattamento economico, è tenuto a partecipare al programma di aggiornamento e ricollocazione. Ichino dice di essersi ispirato alle migliori esperienze di flexsecurity (flessibilità coniugata alla sicurezza), in particolare alla legislazione e alle pratiche vigenti in Danimarca. Solo dopo venti anni di rapporto di lavoro ininterrotto, torna ad applicarsi integralmente l’articolo 18.&lt;br /&gt;Questa legge potrebbe essere applicata anche alle piccole aziende, con un contributo statale o regionale che copra il costo medio del contratto di ricollocazione dei lavoratori licenziati: in questo modo si supererebbe anche lo storico dualismo italiano fra grandi e piccole imprese.&lt;br /&gt;La proposta di Tito Boeri, pur ispirata a una filosofia comune a quella di Ichino, si differenzia in alcuni punti di importanza tutt’altro che secondaria.&lt;br /&gt;Per prima cosa il contratto unico non abolisce nessuno degli altri contratti di flessibilità (o meglio precarietà), ma li affianca. Anche in questo caso i contratti già in essere non vengono toccati. Il contratto unico di Boeri sostituisce solo per i nuovi assunti i contratti a tempo indeterminato.&lt;br /&gt;Flessibilizza perciò per i primi tre anni i contratti a tempo indeterminato, senza incidere sul dualismo del mercato del lavoro.&lt;br /&gt;Il periodo di prova, in cui è possibile il licenziamento svincolato da oneri, è di soli tre mesi. Per i successivi tre anni il trattamento economico successivo al licenziamento, sempre possibile per motivi organizzativi o economici, è doppio a quello previsto da Ichino, in quanto è pari a una mensilità per anno lavorato, ma non è previsto nessun altro onere aggiuntivo per il datore di lavoro, che non deve preoccuparsi del futuro del lavoratore a licenziamento avvenuto. Infatti il progetto non affronta il problema del sostegno economico e professionale al lavoratore che perde il posto. Sono solo auspicabili ammortizzatori sociali a carico dello Stato.&lt;br /&gt;Dopo i tre anni il lavoratore a tempo determinato che non è stato licenziato automaticamente entra a beneficiare delle speciali tutele connesse all”articolo 18. Qui si può paventare il rischio che si determini lo stesso effetto-soglia che si sperimenta oggi con il termine di 36 mesi per il rinnovo dei contratti a termine: arrivato in prossimità del termine, il lavoratore viene lasciato a casa per evitare l’effetto della stabilizzazione da un giorno all’altro.&lt;br /&gt;Alcuni esponenti del centrosinistra che respingono in toto il progetto di Ichino, sono tendenzialmente meno critici o addirittura benevoli verso la proposta Boeri. Il motivo principale è che dopo tre anni chi avesse la fortuna di riuscire ad essere assunto a tempo indeterminato ricadrebbe nell’articolo 18.&lt;br /&gt;A mio avviso invece è ampiamente preferibile la proposta di Ichino. A parte le considerazioni sui diversi trattamenti economici conseguenti al licenziamento o al periodo successivo di disoccupazione, la proposta di Ichino ha il merito di prevedere il superamento di tutte le forme di precarietà previste in Italia dalle varie leggi succedutesi negli ultimi 15 anni, di cui la legge trenta è stata la punta massima e ha il coraggio di dire che solo con il superamento dell’articolo 18 (che verrebbe a valere solo quando dopo 20 anni il rapporto di lavoro fosse realmente consolidato) è possibile levare l’alibi della necessità di mantenere forme di precarietà contrattuale.&lt;br /&gt;Mentre la proposta di Boeri a mio parere non risolve il problema della precarietà non solo perché non elimina i contratti che la sanciscono, ma anche perché non incoraggia a sufficienza i datori di lavoro ad assumere a tempo indeterminato, riproponendo l’operatività dell’articolo 18 dopo tre anni di lavoro ininterrotto (quindi molti sarebbero indotti a licenziare alla scadenza dei tre anni).&lt;br /&gt;Tuttavia le obiezioni che si rivolgono al professor Ichino sulla difficoltà a imporre o anche solo a immaginare un ruolo delle imprese italiane simile a quello delle aziende danesi mi sembrano assolutamente fondate. E non tanto perché i “padroni” italiani sarebbero per natura più cattivi, quanto per la mancanza di altrettante opportunità di lavoro e di agenzie formative e di collocamento in grado di svolgere lo stesso compito. Occorrerebbe perciò – così credo – prevedere un ampliamento e una generalizzazione degli ammortizzatori sociali già in essere sotto vario titolo con una partecipazione delle imprese da definire. Sarebbero poi principalmente gli enti locali a doversi occupare della formazione e dell’offerta di informazioni e collegamenti relative a nuove collocazioni lavorative, o in ultima istanza, per lavoratori relativamente più anziani e/o difficilmente ricollocabili, ipotizzare lavori socialmente utili eventualmente anche part-time in attesa del pensionamento. È ovvio che una riforma delle pensioni del tipo di quella varata ultimamente aggrava solo i problemi, per lavoratori giovani e anziani, ma questo è un altro discorso che ora non voglio affrontare.&lt;br /&gt;Del resto la necessità di ammortizzatori sociali non è minore oggi, quando principalmente la parte meno difesa (gran parte dei giovani e meno giovani assunti in forma precaria e i dipendenti di piccole imprese) può perdere il lavoro senza alcun sostegno, proprio per questo mi sembra necessario proporre in positivo una riforma complessiva invece di subire provvedimenti parziali o ulteriori deroghe che minano solo a scardinare ogni residua coesione tra i lavoratori derivante da una comunanza di interessi, mettendoli oggettivamente in competizione tra loro.&lt;br /&gt;Senza contare che, applicandosi questo nuovo contratto solo ai nuovi assunti, non si produrrebbe nessun pericolo attuale di licenziamenti, ma solo effetti positivi relativi alla trasformazione dei contratti precari in contratti molto più stabili e tutelati. Il sistema poi col tempo potrebbe trovare un giusto equilibrio, o, se necessario, indurre a immaginare qualche aggiustamento.&lt;br /&gt;Ho cercato di esporre il motivo principale per cui una proposta che abbia un impianto simile a quella di Ichino mi sembra non da doversi accettare obtorto collo, ma proprio da auspicare e da promuovere.&lt;br /&gt;Occorre rendere la generalità dei lavoratori uguali di fronte a un’unico tipo di contratto.&lt;br /&gt;Altrimenti l’esercito precario di riserva si ingrosserà sempre più, i lavoratori saranno di fatto sempre più divisi. I “precari” continueranno ad essere ipersfruttati e su di loro i datori di lavoro non avranno nessun interesse a investire in formazione, per cui difficilmente si specializzeranno in modo da poter vendere meglio la propria forza-lavoro.&lt;br /&gt;I lavoratori a tempo indeterminato che, anche senza essere licenziati, comunque usciranno dal mercato del lavoro andando in pensione, saranno sempre più sostituiti da altri assunti con contratto a tempo determinato magari spacciato per “progetto” o falsamente autonomo, e la quota di lavoratori garantiti si assottiglierà sempre più.&lt;br /&gt;Si dice che col contratto unico si stabilirebbe un’uguaglianza al ribasso. Non mi sembra un’obiezione fondata, perché il superamento della precarietà e della mancanza di tutele legali e contributive per la maggioranza dei dipendenti (veri o camuffati come spesso oggi sono), dovrebbe essere l’obiettivo principale. E comunque il modello di disciplina del nuovo contratto di lavoro dipendente cui il progetto di Ichino si ispira è quello dei Paesi scandinavi, che costituiscono per questo aspetto la punta più avanzata a livello mondiale.&lt;br /&gt;Purtroppo si ingannano i giovani col miraggio del traguardo del posto tutelato dall’articolo 18, che prima o poi potrebbero avere. Così nel frattempo restano sprovvisti di qualunque diritto e protezione, nella giungla (o se si preferisce nel far west) della contrattualità “creativa” ( perversa un po’ come la finanza creativa).&lt;br /&gt;Parlare a questo punto di lottare contro la precarietà resta un discorso velleitario, se non si hanno in mente e non si portano avanti progetti credibili che affrontino risolvendoli altrimenti i problemi che hanno portato (fungendo anche in qualche modo da pretesto ma non esclusivamente) ad autorizzarla per legge.&lt;br /&gt;L’articolo 18, all’interno dello Statuto dei lavoratori, è nato nel ’70 per impedire essenzialmente forme di discriminazione individuali verso i lavoratori di una parte politica o che più si erano distinti nella promozione o nell’appoggio alle lotte in fabbrica, in un periodo di sostanziale espansione economica, in cui i motivi per licenziare non erano in genere economici.&lt;br /&gt;Si dice che adesso, anche permanendo l’articolo 18, resterebbe sempre possibile il licenziamento per motivi economici, e che quello organizzativo è definito in modo troppo generico e pertanto potrebbe nascondere motivi arbitrari o discriminatori. Se così fosse, la proposta di Ichino non toglierebbe niente rispetto alla situazione attuale, bensì porterebbe soltanto maggiori tutele per chi oggi è escluso dall’area di applicazione dello Statuto dei lavoratori.&lt;br /&gt;Ma in realtà non è così. Di fatto il motivo economico mi sembra però non possa essere invocato con qualche possibilità di superare la verifica giudiziale, salvo il caso di grave crisi aziendale, chiusura di interi reparti o settori in provata crisi. Mentre un’azienda che debba restare nel mercato e perciò fare i conti con la concorrenza, dovrebbe poter decidere, in caso di necessità, anche di ridurre di qualche numero i propri dipendenti e di riorganizzare diversamente il lavoro, o eventualmente di sostituire alcuni dipendenti con altri più idonei o diversamente qualificati, anche prima che i bilanci vadano in rosso.&lt;br /&gt;I motivi discriminatori vanno poi sempre sanzionati da un giudice, i motivi arbitrari cosa significano? Sarebbero quelli dettati da un capriccio del datore di lavoro? O vanno ricompresi nei motivi discriminatori o vanno opportunamente scoraggiati per il loro costo economico. D’altra parte la convenienza di licenziare un lavoratore con anzianità di servizio a favore di un nuovo assunto sarebbe molto minore qualora la tipologia contrattuale fosse unitaria.&lt;br /&gt;Quando un dipendente ricorre a un giudice, e questo ne ordina la reintegrazione dopo anni (e non la semplice riassunzione) con tutti gli oneri inerenti a carico del datore di lavoro, la ripresa del rapporto di lavoro difficilmente sarà soddisfacente per lo stesso dipendente, che potrebbe rientrare in un ambiente ostile, e costituirà un onere spesso pesante per il datore di lavoro.&lt;br /&gt;Si dice che la vigenza dell’articolo 18, lungi dal proporre eccessivi ricorsi al giudice, fungerebbe oggi da deterrente al ricorso ai licenziamenti troppo facili. Il termine “licenziamenti facili” però non mi sembra adatto ad esplicarne i vari motivi reali. Fatta salva un’opportuna dose di deterrenza generica al licenziamento, data dal suo onere economico come prima indicato, ci sono casi in cui la convenienza o la necessità per il datore di lavoro di licenziare permane. A questo punto potrebbe avvenire un braccio di forza tra il “padrone” e il dipendente, senza esclusioni di colpi. Non di rado il primo è in grado di attuare un vero e proprio mobbing a danno del secondo, tali da indurlo a dimettersi, con pesantissime ripercussioni psicologiche ed esistenziali oltre che economiche e ancor più di queste ultime che peraltro sarebbero gravi e senza tutele.&lt;br /&gt;In altri casi il datore di lavoro meno cinicamente spregiudicato può preferire un accordo economico, magari anche oneroso e sottobanco, la cui entità può derivare dalla resistenza al braccio di ferro dei due avversari. Non di rado ci potrebbe essere un mix di bastone e carota (trattamento simile a un mobbing difficilmente provabile insieme a un qualche genere di promessa di risarcimento in denaro), il tutto con l’obiettivo di riuscire a piegare la resistenza psicologica del lavoratore per imporre condizioni meno svantaggiose all’azienda.&lt;br /&gt;In altri casi il datore di lavoro può rinunciare e cercare di far pagare il costo maggiore che gli deriva dal non potere licenziare e/o sostituire uno o più dipendenti in altro modo.&lt;br /&gt;Di certo non sarà più invogliato ad assumere lavoratori a tempo indeterminato e opterà in seguito ad assumere nei modi più precari che le leggi gli consentono (e oggi lo fanno alla grande).&lt;br /&gt;Tutto questo senza considerare le piccole aziende che ho completamente tralasciato di considerare fin qui. Se si può ipotizzare un licenziamento in qualche modo arbitrario, è più probabile che avvenga in una di queste (che in Italia costituiscono il 95%, anche se l’attuale crisi temo le stia riducendo rapidamente). È in queste infatti che il “padrone” conosce uno a uno i suoi dipendenti, e potrebbe più facilmente venirsi a istituire un feeling negativo al di là delle reali necessità aziendali. Inoltre i sindacati sono in queste molto meno presenti. Eppure nelle piccole aziende i lavoratori non sono tutelati per legge dall’articolo 18 e possono essere tranquillamente licenziati con un onere economico relativamente basso.&lt;br /&gt;Si dice peraltro che non c’è la prova provata che le scarse dimensioni della quasi generalità delle aziende italiane derivi anche dalla necessità di evitare di incappare nell’articolo 18. Eppure qualche relazione sarebbe facilmente ipotizzabile, in quanto solo in Italia si verificano i due fenomeni, e perché si è verificato che, a parte le microimprese stabili, quelle in espansione spesso si sono fermate senza superarlo al limite dei 14-15 addetti. Altre volte prima di superarlo si sono scisse in più aziende, superando con vari e generalmente facili escamotages perfettamente legali i controlli previsti al riguardo. Altre volte aziende piccole e grandi hanno delegato ad altre microimprese attraverso esternalizzazioni o subappalti parte del lavoro. Anche volendo escludere che l’articolo 18 possa essere l’esclusiva causa di tutto questo, di sicuro ne costituisce un incentivo da non sottovalutare.&lt;br /&gt;D’altra parte, tra piccole imprese e lavoratori precari e atipici, l’articolo 18 ormai si applica a sempre meno lavoratori, e in genere a quelli che meno ne avrebbero bisogno.&lt;br /&gt;Si creerebbe più lavoro con l’istituzione di un contratto unico, tendenzialmente a tempo indeterminato per i nuovi assunti, che preveda al suo interno il superamento di ogni altra forma contrattuale precaria e vincolisticamente a tempo indeterminato?&lt;br /&gt;Dato per scontato che il problema della creazione di nuovi posti di lavoro (preceduta dal mantenimento di quelli già in essere) è subordinato a una profonda trasformazione (se non di un vero e proprio capovolgimento) delle politiche nazionali ed europee a cui nella situazione odierna sono totalmente subordinate, per cui oggi nessuna legge di riforma sarebbe di per sé in grado di creare nuova occupazione, è certo che, secondariamente all’obiettivo primario di estendere e uniformare le tutele e i trattamenti salariali e pensionistici per tutti, anche gli investitori sarebbero incoraggiati, soprattutto quelli più seri che preferiscono avere a che fare con regole meno numerose e confuse ma più certe ed omogenee, anche se non sono gratis, e non cercano soltanto di approfittare di scappatoie ed escamotages per non rispettare diritti ed esigenze dei lavoratori, evitando i costi della loro tutela per poter così concorrere in condizioni di sleale vantaggio nel mercato globale.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-1947265062095773284?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/1947265062095773284/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=1947265062095773284' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/1947265062095773284'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/1947265062095773284'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2012/01/lidia-riboli-sostiene-il-progetto.html' title='Lidia Riboli sostiene il progetto Flexsecurity'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-Mq4Ei8s-t80/TwM08qGF9HI/AAAAAAAADZ0/5ZFrIvnhNI8/s72-c/precari.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-7109115140258799691</id><published>2011-12-28T09:36:00.001+01:00</published><updated>2011-12-28T09:37:27.997+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='PD'/><title type='text'>Quale strategia per il partito democratico</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-bZ0P7TuE_K4/TvrU-GuTAdI/AAAAAAAADZo/uN0Q5_XXDWQ/s1600/Matteo+Cristani.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://2.bp.blogspot.com/-bZ0P7TuE_K4/TvrU-GuTAdI/AAAAAAAADZo/uN0Q5_XXDWQ/s320/Matteo+Cristani.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Lettera aperta di Matteo Cristani&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Mi presento brevemente, perché non voglio che chi leggerà questa lettera la consideri, come spesso accade, uno strumento di comunicazione politica di corrente, mentre essa è lo sfogo sincero, la protesta ragionata, e la discussione di una proposta che sta a cuore a me e spero a tanti altri. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Sono un costituente del Partito a livello regionale del Veneto, e non avevo mai aderito a nessuno dei partiti fondatori prima. Viceversa vengo da una storia di volontariato nel mondo cattolico e dalla militanza nella sinistra estrema da ragazzo. Cercavo e cerco dal 2007 un luogo aperto di discussione e credo che, nonostante i molti impedimenti che ci hanno confuso in questi anni, il PD sia ancora un luogo aperto di discussione del centro-sinistra nel triste panorama della politica italiana di oggi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Svolgo nella vita il mestiere di Ricercatore, con passione, orgoglio e in questo momento una tremenda insoddisfazione, a causa delle cosiddette riforme del governo Berlusconi che hanno colpito tutti i settori pubblici ma in particolare scuola ed università.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Il tema di questa lettera è semplice da enunciare e nello stesso tempo imbarazzante per la maggior parte dei militanti del Partito Democratico: la strategia attuale e futura di questo partito, in particolare di fronte alla crisi economico-finanziaria ed al modo con cui il governo Monti, che appoggiamo, la sta affrontando. In conseguenza di questo ragionamento sulla strategia, possiamo poi andare al nocciolo della questione per il 2013: le alleanze.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;A parte gli appelli alla battaglia di testimonianza, a parte la ricerca di miglioramenti, rimane la sostanza della manovra che ha due nomi ideologici chiari ed indiscutibili:&lt;br /&gt;- Monetarismo;&lt;br /&gt;- Neoliberismo.&lt;br /&gt;Approviamo una manovra che fa poco per la crescita (e di nuovo Monti ci ha detto, per la quattordicesima volta dall’inizio della legislatura – la prima sua, le altre tredici volte è stato Berlusconi – che la crescita verrà promossa in un futuro decreto), che pesa tutta sui lavoratori dipendenti ed i pensionati e fa pochissimo per la lotta all’evasione. Soprattutto fa tutto ciò a partire da considerazioni economiche che nascono in un filone di pensiero che, io penso, il Partito Democratico non può condividere.&lt;br /&gt;Naturalmente non possiamo fare a meno di approvarla, ma usiamo questa occasione per riflettere su come ci muoviamo, ci siamo mossi e ci muoveremo nel futuro.&lt;br /&gt;Un certo numero di persone che stanno nel partito si professano liberali. Io accolgo la loro posizione come nobile. Dato che questa stagione è quella della fine delle ideologie, mi sia concessa l’opportunità di criticare l’ideologia liberale. Si tratta di una ideologia che ha dimostrato di essere erronea nelle previsioni, autoreferenziale nei fondamenti e disposta a sacrificare esigenze base delle persone all’efficienza del sistema, mostrandosi in questo altrettanto cinica di altre ben più criticate ideologie quali il fascismo o il comunismo.&lt;br /&gt;Ora, naturalmente, molte cose positive esistono nel liberalismo, ma non posso che considerare particolarmente deteriori le sue versioni sopra citate, cui sembriamo votarci, per sposarle, come bagaglio ideologico. Dato che abbiamo superato le ideologie, scegliere una posizione oltranzista di destra neoliberista e monetarista appare una scelta improvvida. Questo specialmente nel quadro europeo delle sinistre, che dopo decenni di autocritica sull’attenzione agli aspetti sociali, si sono in parte ricredute e stanno muovendo i propri passi nella direzione di un serio recupero di politiche di centro-sinistra attente agli aspetti dello sviluppo e della crescita quanto a quelli della giustizia sociale. Ritengo che un numero elevatissimo di persone nel partito non accettino questa idea, e non necessariamente quando la loro provenienza di militanza precedente li marchia come socialisti, o socialdemocratici. La giustizia sociale è un tema di grande rilievo per tutte le persone di centro-sinistra.&lt;br /&gt;Non riesco a credere alla proposizione totalmente apodittica di comunismo, fascismo e, paradossalmente, perfino del neoliberismo e del monetarismo, secondo cui si può avere una società più giusta solo se si accetta di sacrificare una parte della domanda di giustizia sull’altare dello sviluppo della società. &lt;br /&gt;Riconosciamo che si tratta di un errore. Lo abbiamo fatto a sinistra, sostenendo che solo una società più controllata può garantire equità, cioè che solo una società senza libertà può essere giusta, e non è vero. Si è fatto da parte del fascismo un discorso simile, sperando in una società più completa in cui la giustizia e la libertà venivano sacrificate per l’ordine. Lo hanno fatto i liberali, asserendo che solo una società più ricca può distribuire la ricchezza.&lt;br /&gt;L’inganno è tutto ideologico, ogni volta. Non dobbiamo cercare o costruire nuove ideologie, su questo sono d’accordo. Non dobbiamo cercare le parti che ci stanno bene delle varie ideologie, e non dobbiamo infine smettere di pensare perché ogni volta si genererebbe un pensiero organico di natura ideologica. Occorre pensare in un modo nuovo.&lt;br /&gt;La scienza da tempo ci insegna che il modo nuovo di pensare si chiama comunità. Non ci sono più deus ex-machina capaci di concentrarsi per un intervallo di tempo sufficientemente lungo su un argomento per produrre un pensiero talmente perfetto da risultare incriticabile, non esistono più pensatori organici capaci di illudere generazioni di persone sulla perfezione del loro pensiero. Non ci sono più Marx, Adam Smith o Ezra Pound. Non ci dobbiamo fidare di chi dice di essere alcuno di questi redivivo.&lt;br /&gt;La destra americana ha adottato Milton Friedman come unico riferimento per il pensiero neoliberista e monetarista. Possiamo ritenere che questo sia un punto di riferimento per la sinistra italiana? Non sembra affatto possibile.&lt;br /&gt;Eppure la comunità economica ha prodotto pensatori non neoliberisti capaci di definire una linea di pensiero, spesso parzialmente criticabile, ma di grande importanza, come Jeremy Rifkin, Joseph Stiglitz o Lawrence Summers. &lt;br /&gt;Possiamo poi continuare a parlare di molte altre cose in termini non economici, o forse, in molti sensi, in termini strettamente economici. Possiamo discutere di ambiente, di scuola, di ricerca, di spese militari. Ma dobbiamo farlo connotando le nostre scelte. E ci occorre una vera scelta strategica di fondo.&lt;br /&gt;Una strategia vera quindi deve basarsi sull’assunto del cercare una linea di pensiero critica con questa presunta modernità che invece è solo vecchiume ideologico. Una strategia vera deve basarsi su prospettive realistiche. E dobbiamo dire vere parole, non numeri senza contenuti.&lt;br /&gt;Mi sono chiesto, in questa fase, per dirla con John Kennedy, che cosa posso fare io per il mio partito prima di quello che il partito può fare per me.&lt;br /&gt;Per prima cosa, voglio parlare di una ipotesi di programma elettorale. Poi vorrei che questo si agganciasse ad alcune idee del Partito e ad una strategia elettorale.&lt;br /&gt;PROGRAMMA&lt;br /&gt;1) La prima cosa su cui dobbiamo nettamente invertire rotta è la ricerca scientifica. Siamo un paese sempre più preda di demenziali superstizioni, che non crede nemmeno più alle proprie doti, come la creatività, l’energia dei suoi gangli sociali, la serietà. Occorre spendere almeno cinque volte quello che si spende ora per andare avanti, altrimenti il declino è inesorabile. Le priorità, evidenti, sono tre:&lt;br /&gt;a. Energia;&lt;br /&gt;b. Nuove tecnologie;&lt;br /&gt;c. Invecchiamento.&lt;br /&gt;Chi non coglie queste priorità non guarda la realtà con disposizione d’animo sincero, ma è accecato dall’ideologia.&lt;br /&gt;2) Dobbiamo creare nuove condizioni per il lavoro. Questo significa scelte coraggiose in termini di azione politica e sociale, significa scegliere le direzioni:&lt;br /&gt;a. Piccole e medie imprese;&lt;br /&gt;b. Liberalizzazioni;&lt;br /&gt;c. Assunzioni nei settori rilevanti del pubblico impiego, in particolare Scuola ed Università;&lt;br /&gt;d. Nuove disposizioni per le infrastrutture, naturalmente in particolare quelle di medio-piccole dimensioni che sono più importanti delle grandi opere;&lt;br /&gt;e. Sblocco dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni, anche mediante sospensione del patto di stabilità;&lt;br /&gt;3) Scelte di fondo sul tema delle spese militari, che vanno ridotte in modo drastico a partire da domani.&lt;br /&gt;Ma il programma non può essere che il frutto di una scelta strategica. Io credo che si debba parlare in modo comprensibile. E per farsi capire in Italiano le parole esistono. Per la strategia del Partito Democratico le uniche parole che vorrei vedere sono:&lt;br /&gt;- Scienza (e le annesse Cultura, Scuola, Ricerca, Arte, Territorio, Innovazione Industriale);&lt;br /&gt;- Persone (Dignità, Diritti, Omosessualità, Povertà, Immigrazione);&lt;br /&gt;- Comunità (Famiglia, Servizio, Senso dello stato, Coesione nazionale ed internazionale).&lt;br /&gt;E per finire, al di là delle considerazioni banali che si possono fare sul fatto che le alleanze si fanno con chi ci sta su programma e strategia, io credo che dobbiamo scegliere in base a tre considerazioni elementari:&lt;br /&gt;- Non possiamo stare in coalizione con chi sceglie ancora delle ideologie in blocco, perché questo sarebbe contrario allo spirito di fondazione del Partito Democratico;&lt;br /&gt;- Non possiamo stare in coalizione con chi crede di risolvere i problemi con soluzioni prive di strategia;&lt;br /&gt;- Non possiamo stare in coalizione con chi dubita della serietà di queste prese di posizione.&lt;br /&gt;In conclusione, temo sia difficile accettare l’abbraccio mortale che Monti e il PDL ci stringono, ma occorre anche ripensare l’assetto d’alleanza con l’UDC.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-7109115140258799691?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/7109115140258799691/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=7109115140258799691' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/7109115140258799691'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/7109115140258799691'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/12/quale-strategia-per-il-partito.html' title='Quale strategia per il partito democratico'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-bZ0P7TuE_K4/TvrU-GuTAdI/AAAAAAAADZo/uN0Q5_XXDWQ/s72-c/Matteo+Cristani.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-2560822986188541328</id><published>2011-12-24T09:30:00.001+01:00</published><updated>2011-12-26T17:54:45.848+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Enti locali'/><title type='text'>Biciclette gialle a Verona</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/F7Ncu9FjGy4" width="420"&gt;&lt;/iframe&gt; &lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono apparse nel centro di Verona nei luoghi più frequentati (via Roma, piazza Bra, via C. Battisti, corso Porta Nuova, Castel Vecchio, Ponte Pietra) delle biciclette tutte dipinte di giallo con delle scritte strane. Le biciclette sono state legate ai pali ed alcune sono prive della sella o del manubrio. Tutte le biciclette gialle riportano un cartello con delle scritte indecifrabili:&lt;br /&gt;- Veicolo Fermo Perché non sorridi più;&lt;br /&gt;- Veicolo Fermo Ma cosa mi chiedi;&lt;br /&gt;- Veicolo Fermo Hai fatto all’Ammore;&lt;br /&gt;- Veicolo Fermo Hai salutato il tuo vicino;&lt;br /&gt;- Veicolo Fermo Ammira i colori della tua città. &lt;br /&gt;E' una forma di propaganda o di recupero artistico dei veicoli fermi? &lt;br /&gt;Niente di tutto questo. Infatti si apprende da una comunicazione del gruppo “Biciclette Gialle” che esprime una riflessione sull’immobilismo di Verona: “Verona e' immobile da tempo ormai. Verona invece di andare avanti sembra essersi fermata nel tempo, senza stimoli culturali, sociali, politici, economici”. “Noi siamo un gruppo di giovani, si afferma nel comunicato, che in questa città ci sono nati o ci vivono e vogliamo esprimere la nostra voglia di una città più mobile, aperta, interculturale, creativa, innovativa ed ecologica. E per esprimerlo abbiamo scelto un simbolo: bici gialle”.&lt;br /&gt;Il gruppo si auspica il passaggio di Verona da una città “ferma, bloccata, incatenata, come le macchine in fila tutte le mattine sulle vie principali” ad una “città più mobile, aperta, interculturale, creativa, innovativa ed ecologica”. &lt;br /&gt;Molte città (Seattle, Austin, Barcellona, Bilbao, Glasgow, Edimburgo, Denver, Pittsburgh o Lille)  hanno utilizzato i fattori immateriali (creatività ed innovazione) per avviare il cambiamento e lo sviluppo. Perché Verona trovandosi nelle medesime condizioni di altre città rimane ferma senza una strategia di crescita e di miglioramento della qualità della vita dei cittadini?&lt;br /&gt;Irene Tinagli scrive in un editoriale: “la tendenza più in voga in tema di sviluppo urbano: far leva su fattori creativi ed immateriali come l’arte, la cultura, la musica o il design per promuovere una nuova immagine della città, per attrarre artisti, giovani professionisti e imprenditori innovativi”.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-2560822986188541328?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/2560822986188541328/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=2560822986188541328' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/2560822986188541328'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/2560822986188541328'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/12/biciclette-gialle-verona.html' title='Biciclette gialle a Verona'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/F7Ncu9FjGy4/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-2868107389598062398</id><published>2011-12-24T09:00:00.002+01:00</published><updated>2011-12-26T17:55:20.571+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Ivan Scalfarotto, chiarezza sui diritti dei lavoratori</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-jSmi30-AtXQ/TvimHMt5-ZI/AAAAAAAADZc/bULw_hice0o/s1600/ivan-scalfarotto.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="192" src="http://4.bp.blogspot.com/-jSmi30-AtXQ/TvimHMt5-ZI/AAAAAAAADZc/bULw_hice0o/s320/ivan-scalfarotto.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-jSmi30-AtXQ/TvimHMt5-ZI/AAAAAAAADZc/bULw_hice0o/s1600/ivan-scalfarotto.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Articolo &lt;/em&gt;&lt;i&gt;di Ivan Scalfarotto&lt;/i&gt;&lt;em&gt;, vice-presidente del Pd, pubblicato su &lt;/em&gt;Europa&lt;em&gt; il 23 dicembre 2011&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel vortice di reazioni scatenato dall’intervista del ministro Fornero al &lt;em&gt;Corriere&lt;/em&gt; si è perso a un certo punto il senso della realtà. È bene quindi ristabilire e chiarire alcuni punti fermi senza i quali non si parla di riforma del mercato del lavoro ma di altro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Innanzi tutto: nessuno vuole togliere diritti a nessuno, anzi. Nella puntata di &lt;em&gt;Porta a porta &lt;/em&gt;di mercoledì sera, dove si affrontava il tema, si è discusso a lungo della domanda di un sondaggio che chiedeva agli italiani se fosse giusto o meno togliere qualche diritto ai lavoratori stabili per darne un pò di più ai precari. La domanda era completamente fuori luogo, così come il dibattito che ne è seguito, dato che nessuno penserebbe mai di fare una cosa del genere. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il tema andrebbe più correttamente posto così: premesso che chi ha un contratto a tempo indeterminato se lo tiene com’è, cosa offriamo ai giovani che entrano oggi sul mercato del lavoro? In questo momento, nella maggior parte dei casi la prima esperienza lavorativa ha le sembianze di uno stage, di un contratto a progetto, di una (falsa) consulenza per ottenere la quale è necessario aprire una partita Iva.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Questo comporta che chi entra nel mercato del lavoro, oggi, spesso non ha diritti elementari (ferie, indennità di malattia, congedo per maternità), nessuna protezione (se sei antipatico al capo, bastano due minuti per troncare una consulenza), nessuna prospettiva di sviluppo professionale (perché formare un lavoratore che per definizione è in azienda di passaggio?). Non si tratta quindi di togliere diritti ad alcuno, si tratta di darne – e di essenziali, in un paese civile – a qualcuno che oggi non ne ha.&lt;br /&gt;Secondo tema: l’abrogazione dell’articolo 18. Non è affatto vero che consentire il licenziamento per ragioni economico-organizzative (si chiama “giustificato motivo oggettivo”) significherebbe abolire l’articolo 18. Al contrario, nella proposta Ichino si prevede un chiaro allargamento dell’applicazione dell’articolo 18.&lt;br /&gt;Mi spiego. L’articolo 18, oltre al caso della reintegrazione in assenza del giustificato motivo, prevede la reintegrazione nel posto di lavoro per i licenziamenti contra legem: quelli discriminatori o determinati da motivi futili (si parla di assenza di giusta causa). Oggi i precari non sono coperti in nessuno dei due casi: sono indifesi nel caso che vengano licenziati perché l’azienda oggettivamente necessita di ridurre il costo del lavoro. Ma sono assolutamente nudi anche davanti a un licenziamento causato dal fatto di essere gay o lesbiche, o incinte, o perché semplicemente di opinioni politiche diverse da quelle del capo.&lt;br /&gt;Nella proposta che il governo verosimilmente ha in mente, tutti questi casi sarebbero immediatamente coperti dall’articolo 18, copertura di cui oggi assolutamente non godono. In sostanza, con la riforma, i neoassunti entrerebbero in azienda con un contratto vero, con tutti i diritti dovuti a un lavoratore e con la doverosa protezione contro licenziamenti capricciosi. Unica novità, rispetto ai contratti indeterminati di oggi: la possibilità delle aziende di licenziarli per ragioni economico-organizzative, ma in un sistema in cui viene predisposto un meccanismo di retribuzione quasi piena per tre anni e di formazione per la ricerca di un nuovo posto di lavoro.&lt;br /&gt;In un momento di grande incertezza, un’iniezione di certezza. Il tutto avverrebbe in un’economia, si badi, meglio attrezzata ad attrarre capitali stranieri, oggi tenuti lontani dall’Italia anche dall’assurda farraginosità della legge sul lavoro e dalla imprevedibilità dei tempi e dei costi per far fronte a ristrutturazioni aziendali, se non nel caso di fallimento. È quello che avviene in tutta Europa, non solo in Danimarca.&lt;br /&gt;La conseguenza di tutto ciò è che in nessun paese come da noi esistono milioni di giovani che vivono (e invecchiano) nell’attesa di avere un contratto inamovibile che nessun governo sarà mai in grado di garantire loro. Tutto questo va cambiato, e il Pd di questo cambiamento dovrebbe essere il campione.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-2868107389598062398?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/2868107389598062398/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=2868107389598062398' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/2868107389598062398'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/2868107389598062398'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/12/ivan-scalfarotto-chiarezza-sui-diritti.html' title='Ivan Scalfarotto, chiarezza sui diritti dei lavoratori'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-jSmi30-AtXQ/TvimHMt5-ZI/AAAAAAAADZc/bULw_hice0o/s72-c/ivan-scalfarotto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-917072787845016253</id><published>2011-12-22T18:38:00.000+01:00</published><updated>2011-12-22T18:38:27.939+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Il viaggio di Ferrero, Damiano e Treu in Danimarca</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-T9lx-tJuaHQ/TvNqzjJ5RdI/AAAAAAAADOU/eEy5A9M7Niw/s1600/Damiano+Ferrero+Treu.bmp" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="131" src="http://1.bp.blogspot.com/-T9lx-tJuaHQ/TvNqzjJ5RdI/AAAAAAAADOU/eEy5A9M7Niw/s400/Damiano+Ferrero+Treu.bmp" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Articolo pubblicato su L’Unità venerdì 3 giugno 2005 pag. 13&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Lavoro, la via scandinava è sempre di moda&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I responsabili del centrosinistra in Danimarca: formazione, mobilità e occupazione vanno d’accordo&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;ROMA. Nonostante le continue revisioni, il «modello scandinavo» continua a fare scuola in fatto di Welfare e inclusione sociale. Quanto ai servizi per l’impiego è la Danimarca ad essere depositaria del «modello vincente». È questo il parere di Tiziano Treu, Cesare Damiano e Paolo Ferrero nei giorni scorsi a Copenhagen in una sorta di «missione studio». Del resto il responsabile Lavoro della Margherita ed ex ministro prese ispirazione proprio dalla Danimarca per avviare, nel ‘97, la riforma del collocamento. E oggi a metterlo d’accordo con i colleghi dei Ds e di Rifondazione Comunista è la forte protezione sociale, l’accompagnamento del disoccupato a ricollocarsi sul mercato del lavoro e il coinvolgimento di sindacati e imprese in questo percorso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;È il «golden triangle» danese. «Un triangolo dorato, composto da Stato, dai sindacati e dai datori di lavoro ed è veramente un modello funzionante&lt;br /&gt;- spiega Damiano -. L’entrata e uscita dal mondo del lavoro in Danimarca non è un problema perché esiste una forte protezione sociale».&lt;br /&gt;La mobilità del lavoro investe circa 800mila persone su 4 milioni «ma non fa paura – continua l’esponente diessino - perché l’accesso a un altro impiego è garantito, anche grazie al ruolo attivo del sindacato nella gestione del sistema di orientamento e formazione».&lt;br /&gt;Insiste sul ruolo delle parti sociali anche Treu che parla di un «patto di fiducia» tra chi rappresenta i lavoratori, le imprese e i cittadini. «Quello che ci pare importante di questa gestione – aggiunge Paolo Ferrero di Prc - è che è regolata da un’idea per cui la possibilità della concorrenza e dello sviluppo stanno assieme a un altissimo livello di garanzie sociali».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dall’articolo dell’Unità  si evince la capacità di attrazione del modello danese nei confronti degli esponenti politici impegnati in una missione di studio in Danimarca per conoscere il modello danese del mercato del lavoro. &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-917072787845016253?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/917072787845016253/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=917072787845016253' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/917072787845016253'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/917072787845016253'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/12/il-viaggio-di-ferrero-damiano-e-treu-in.html' title='Il viaggio di Ferrero, Damiano e Treu in Danimarca'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-T9lx-tJuaHQ/TvNqzjJ5RdI/AAAAAAAADOU/eEy5A9M7Niw/s72-c/Damiano+Ferrero+Treu.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-6433154241017321793</id><published>2011-12-22T17:56:00.002+01:00</published><updated>2011-12-25T07:18:12.549+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Walter Veltroni, invertire la scala delle priorità sul lavoro</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-jlxd_EDcQ2s/TvbAFAReBVI/AAAAAAAADZE/IZg2TFMr4Vk/s1600/veltroni.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-jlxd_EDcQ2s/TvbAFAReBVI/AAAAAAAADZE/IZg2TFMr4Vk/s1600/veltroni.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Articolo di Goffredo De Marchis pubblicato su La Repubblica il 22 dicembre 2011&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ricominciare daccapo. Ma «senza totem, senza ideologismi da parte di nessuno», dice Walter Veltroni. Ripartire non significa certo fermarsi: «La nuova frontiera della sinistra e dei democratici è dare una risposta a 15 milioni di lavoratori che l`articolo 18 non l`hanno mai incrociato, che vivono nell`angoscia disperante dell`incertezza. Per loro il licenziamento discriminatorio esiste eccome.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per questo c`è bisogno che la discussione riparta su basi nuove e con responsabilità da parte di tutti», ricorda l`ex segretario del Pd.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Perché c`è stata una falsa partenza sulla riforma del lavoro? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«È una discussione che riguarda la condizioni di vita di milioni di italiani, ancora più delicata in un momento di crisi. Per questo non credo sia stato utile cominciare a parlarne adesso e parlarne a partire dall`articolo 18, anche se condivido molte delle idee espresse da Elsa Fornero. Ugualmente penso non siano giustificabili le reazioni così aspre e personalizzate ascoltate in questi giorni contro il ministro».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;L`articolo 18 si può cancellare? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Ripartenza vuol dire invertire la scala delle priorità. Si può discutere della norma sulla giusta causa ma non cominciando da essa. Vanno prima stabiliti alcuni principi. Il primo è &lt;st1:personname productid="la concertazione. Una" w:st="on"&gt;la  concertazione. Una&lt;/st1:personname&gt; materia come il lavoro va affrontata in uno spirito di collaborazione con le forze sindacali e sociali.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Direi che è un obbligo civile».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;strong&gt;Così sembra scontato uno stop.&lt;/strong&gt; «Non penso. Il secondo principio è che il confronto avvenga senza tabù e senza totem, fuori da ogni ideologia. Va preso di petto il tema che fu al centro della campagna elettorale del Pd nel 2008: l`intollerabile ingiustizia sociale della precarietà. Da qui si parte. Come estendere garanzie e sicurezza a quei milioni di cittadini che vivo- neutralizzare la decisione, allora è no senza certezza di futuro. Dal governo e dai sindacati perciò ci si deve aspettare, quando sederanno al tavolo della concertazione, una risposta chiara alla domanda:&lt;br /&gt;quali soluzioni propongono per eliminare la discriminazione sociale che divide a metà il mondo del lavoro?».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il tema sotto riflettori oggi è l`articolo 18.&lt;/strong&gt; «Un conto è il dibattito sui giornali, un altro è la discussione sul vero, drammatico, problema: la lotta alla precarietà. L`articolo 18 semmai deve arrivare alla fine del percorso. A quel punto si vedrà se è uno strumento utile o meno.&lt;br /&gt;Faccio notare, però, che anche con la legge vigente si producono licenziamenti come a Termini Imerese. E con l`articolo 18 vigente è probabile che 800 mila persone nel 2012 vadano a casa».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La riforma del lavoro non andrebbe affrontata da un governo eletto? &lt;/strong&gt; «Non ho capito se, ancora, nel dibattito pubblico fanno tutti i furbi. Siamo in una situazione Medita, eccezionale, il tracollo era a un passo e non è detto che ne siamo completamente fuori. L`intervento di Napolitano martedì ha avuto accenti storici. È stato giusto richiamare tutti a un`urgenza drammatica. In questa urgenza ci sta anche l`innovazione di cui il Paese ha bisogno. Compresa quella del mondo del lavoro. Non abbiamo più mesi o anni se vogliamo far crescere il paese. E trovare il lavoro che non c`è e produrre la ricchezza di cui l`Italia ha bisogno. Perché è questa l`urgenza drammatica di oggi. &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Non pare che Monti sia favorevole alla concertazione.&lt;/strong&gt; «Non è vero, credo pensi, a ragione, che su una materia come questa la concertazione è un dovere.&lt;br /&gt;Ho fatto tavoli di concertazione a decine nella mia vita. Se il tavolo è finalizzato a decidere è un tavolo che funziona. Se serve a un guaio. Il governo si deve preparare al confronto senza pregiudizi.&lt;br /&gt;Ma il sindacato tutto non può non porsi la questione di milioni di lavoratori che non sono rappresentanti dal sindacato e nel sindacato.&lt;br /&gt;Non può non considerare questa sfida decisiva. Ho molta fiducia nelle organizzazioni dei lavoratori e spero che la nuova unità produca pensieri di lungo periodo».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il Pd è destinato a spaccarsi sulla riforma? Subirà la pressione della Cgil? &lt;/strong&gt; «La sinistra italiana è specialista nel trovare icone ideologiche sulle quali dividersi. La mia formazione è diversa, preferisco puntare a soluzioni sociali e valoriali capaci di modernizzare il Paese. Possiamo affrontare solo il punto dell`articolo 18, se vogliamo continuare a dividerci. Oppure si può discutere nel complesso di una riforma. Le ipotesi sono tante: quella di Ichino, quella di Boeri e Garibaldi, la proposta di far pagare di più un`ora lavorata da precario. Valutiamole.&lt;br /&gt;Ma il punto è favorire l`integrazione dei precari in un mondo del lavoro uguale per tutti. È la battaglia del Duemila, paragonabile alle 8 ore. Nel `99 proposi il passaggio dal retributivo al contributivo nel sistema previdenziale. La Cgil di Cofferati era d`accordo, Rifondazione mise il veto e ci sono voluti 12 anni per arrivare al traguardo. Non possiamo più permetterci questi tempi lunghi».&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-6433154241017321793?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/6433154241017321793/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=6433154241017321793' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/6433154241017321793'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/6433154241017321793'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/12/walter-veltroni-invertire-la-scala.html' title='Walter Veltroni, invertire la scala delle priorità sul lavoro'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-jlxd_EDcQ2s/TvbAFAReBVI/AAAAAAAADZE/IZg2TFMr4Vk/s72-c/veltroni.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-8230262281915824023</id><published>2011-12-22T17:28:00.001+01:00</published><updated>2011-12-22T17:29:09.563+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Pietro Ichino, risolvere i problemi per realizzare il modello danese</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-ZUx-bcg7UBs/TvNaj0CbzRI/AAAAAAAADN8/RQ4oR85h_dw/s1600/Pietro.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="272" src="http://2.bp.blogspot.com/-ZUx-bcg7UBs/TvNaj0CbzRI/AAAAAAAADN8/RQ4oR85h_dw/s320/Pietro.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;lettera di Pietro Ichino pubblicata su il Corriere della Sera il 22 dicembre 2011&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Caro Direttore, nel dibattito sulla riforma&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;del mercato del lavoro che si è aperto dopo l'intervista del ministro Elsa Fornero al Corriere del 18 dicembre, si osserva una straordinaria divaricazione tra la sostanza politico-economica della questione, che viene per lo più sottaciuta, e gli argomenti sui quali ci si accapiglia. Il primo tema caldo sollevato a sproposito è stato quello del rischio che l'introduzione di una nuova disciplina del lavoro in un periodo di recessione economica scateni un'ondata di licenziamenti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Il capo del governo Mario Monti&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;è stato chiarissimo, fin dal discorso programmatico del 17 novembre, sul punto che la riforma non deve toccare i rapporti di lavoro già costituiti, bensì soltanto quelli destinati a costituirsi da qui in avanti. Nella congiuntura attuale, dunque, la riforma potrà influire soltanto sul flusso delle assunzioni, non certo su quello dei licenziamenti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un altro tema caldo, anzi caldissimo, sollevato a sproposito per chiudere il discorso prima ancora che si apra, è quello dell'intangibilità dell'articolo 18 dello Statuto, come chiave di volta della protezione della libertà e della dignità dei lavoratori. Ora, la questione che il ministro del Lavoro ha posto nella sua intervista al Corriere è proprio quella del come voltar pagina rispetto a una situazione che vede le nuove generazioni per lo più escluse da quella protezione. E tutti i progetti di riforma oggi sul tavolo prevedono che per questo aspetto - cioè in particolare quello della tutela antidiscriminatoria - il campo di applicazione dell'articolo 18 venga esteso a tutta la vasta area di lavoro sostanzialmente dipendente che ne è attualmente esclusa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Molto più serie sono le questioni sollevate da chi, come Cesare Damiano, nell'intervista al Corriere di ieri, entra nel merito del problema. Le obiezioni dell'ex-ministro del Lavoro alla prospettiva enunciata da Mario Monti di imitare in Italia il modello scandinavo sono essenzialmente tre: i Paesi scandinavi sono molto più piccoli del nostro; il loro mercato del lavoro è dotato di servizi molto più efficienti dei nostri; essi infine dispongono di molte più risorse economiche per il sostegno del reddito dei lavoratori che perdono il posto. A ben vedere, è sostanzialmente lo stesso discorso che su queste pagine ha proposto Mario Fezzi, avvocato della Cgil, il 30 novembre scorso. Entrambi questi interventi, molto ragionevolmente, lasciano intendere il vero nodo politico: affrontiamo e risolviamo prima la questione della sicurezza economica e professionale dei lavoratori, e la questione di come estenderla davvero a tutti i lavoratori; risolta quella, un accordo sulle regole della flessibilità del lavoro non faticheremo a trovarlo.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Esaminiamo dunque una per una le questioni&lt;/strong&gt; di merito sollevate. Sulle dimensioni geopolitiche, in realtà, il problema non dovrebbe porsi. La Svezia ha la stessa popolazione - e lo stesso identico reddito pro capite - della Lombardia; all'incirca lo stesso può dirsi della Danimarca in riferimento a Regioni come il Piemonte, il Veneto o l'Emilia Romagna; le altre per la maggior parte sono più piccole. E dal 2001 le nostre Regioni hanno piena competenza legislativa e amministrativa in materia di servizi al mercato del lavoro. Certo, i nostri servizi pubblici in questo campo sono gravemente inefficienti. Ma non è che in Italia manchi il know-how specifico: abbiamo anche noi le agenzie che sanno offrire servizi eccellenti di outplacement (assistenza intensiva per la ricollocazione) e di riqualificazione professionale mirata agli sbocchi occupazionali effettivamente esistenti. Il problema è che sono agenzie private, le quali chiedono di essere pagate a prezzi di mercato. Nulla impedisce, però, di pensare che le Regioni incomincino a spendere meglio i fiumi di denaro che oggi sperperano in questo campo, ivi compresi i cospicui contributi del Fondo sociale europeo oggi poco e malissimo utilizzati, per rimborsare il costo standard di mercato di questi servizi alle imprese che se ne avvalgano per ricollocare i propri lavoratori.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Resta il problema del sostegno del reddito ai lavoratori&lt;/strong&gt; stessi. Qui non sarebbe difficile riconvertire una parte dell'enorme spesa oggi sostenuta dall'Inps per la cassa integrazione «a zero ore» attivata a fondo perduto per congelare le crisi occupazionali aziendali, destinandola invece a estendere a tutti i settori il trattamento di disoccupazione speciale oggi riservato ai lavoratori dell'industria: 80 per cento per il primo anno successivo alla perdita del posto. Per arrivare ai livelli danesi di entità e durata del sostegno del reddito al lavoratore disoccupato occorre aggiungere un trattamento complementare; questo oggi può essere chiesto alle imprese stesse, in cambio di una flessibilità di livello danese. In questo modo non è affatto impensabile, per tutti i nuovi rapporti di lavoro, coniugare una flessibilità delle nostre strutture produttive molto maggiore con una sicurezza economica e professionale dei lavoratori di livello scandinavo. E a questo punto i veti politico-sindacali sono destinati a cadere, o quanto meno a stemperarsi.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-8230262281915824023?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/8230262281915824023/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=8230262281915824023' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/8230262281915824023'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/8230262281915824023'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/12/pietro-ichino-risolvere-i-problemi-per.html' title='Pietro Ichino, risolvere i problemi per realizzare il modello danese'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-ZUx-bcg7UBs/TvNaj0CbzRI/AAAAAAAADN8/RQ4oR85h_dw/s72-c/Pietro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-5801376798254566883</id><published>2011-12-22T17:18:00.003+01:00</published><updated>2011-12-24T11:39:05.564+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Giulia Innocenzi per un dibattito sull’articolo 18</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-FWV4wm1cLWg/TvWrnoMjyvI/AAAAAAAADY4/ONYU8m8luHE/s1600/Giulia+Innocenzi.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="222" src="http://3.bp.blogspot.com/-FWV4wm1cLWg/TvWrnoMjyvI/AAAAAAAADY4/ONYU8m8luHE/s320/Giulia+Innocenzi.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Articolo di Giulia Innocenzi pubblicato su il Fatto Quotidiano il 21 dicembre 2011&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I sindacati fanno le barricate contro la riforma del mercato del lavoro perché “l’articolo 18 non si tocca”. Non lo stanno facendo per difendere me e i miei coetanei, ma per una battaglia ideologica che a mio parere danneggia proprio chi l’articolo 18 non ce l’ha.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mi spiego. Oggi il mercato del lavoro è diviso come segue: da una parte ci sono i lavoratori coperti dall’articolo 18 e con tutti i diritti che spettano loro; dall’altra quelli che non hanno niente, e cioè che vanno avanti con contratti a progetto e partite Iva, senza il diritto ad ammalarsi, a prendere le ferie, ad accendere un mutuo, a costruire una famiglia e anche a fare carriera. Per i secondi l’articolo 18 non è un’oasi da raggiungere, ma è un’opzione che è stata loro preclusa grazie alla selva di contratti che il legislatore in questi anni ha offerto al datore di lavoro. E infatti per questi lavoratori invisibili vale proprio lo slogan che “l’articolo 18 non si tocca”, nel senso che non potranno mai toccarlo con mano.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Allora cosa fa la ministra Fornero, riprendendo la proposta del senatore Pietro Ichino? Dice (con parole mie): per chi ha l’articolo 18 resta tutto come prima. Per gli altri, gli invisibili, prevedo un contratto unico con assunzione a tempo indeterminato, ma non l’inamovibilità dal posto di lavoro. Così finalmente anche i lavoratori esclusi potranno beneficiare dei diritti che spettano loro, senza però usare le aziende come ammortizzatori sociali.&lt;br /&gt;Perché è questo che fa l’articolo 18: scarica il peso del sostegno ai lavoratori tutto sulle imprese, che agendo invece sulla base del profitto preferiscono assumere con contrattini anziché accollarsi in azienda lavoratori che non potranno più licenziare se non per giusta causa. E la riorganizzazione della produzione? E l’ammodernamento della struttura? E il taglio dei rami meno competitivi dell’azienda? Non sono anche queste giuste cause per le aziende che vogliono sopravvivere in un mercato spietato e che garantiscono allo stesso tempo il lavoro nel nostro paese?&lt;br /&gt;Oggi il mercato del lavoro non è più quello degli anni Settanta, quando l’articolo 18 è stato concepito. Oggi occorre più flessibilità. E lo stato come deve rispondere alla maggiore mobilità da un posto di lavoro a un altro? Deve spostare il welfare dalla protezione del lavoro a quella dei lavoratori. Tutti i lavoratori, senza distinzione fra aziende grandi o piccole e fra tipi di contratti. Chiunque perde il posto di lavoro e ne cerca un altro va protetto, ma oggi questo non succede. E se vogliamo ripartire con la crescita (e non intendo quella delle tasse), dobbiamo ammodernare le nostre leggi al sistema economico di oggi, adottando il modello della flexicurity che funziona nei paesi scandinavi e che offre la migliore protezione ai lavoratori.&lt;br /&gt;E allora mi chiedo: perché i sindacati anziché portare avanti questa ipocrisia dell’articolo 18 da difendere a tutti i costi, quando invece già oggi copre una fetta minoritaria di lavoratori, non pensano a come proteggere e garantire chi l’articolo 18 non lo vede neanche con il binocolo?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-5801376798254566883?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/5801376798254566883/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=5801376798254566883' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/5801376798254566883'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/5801376798254566883'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/12/giulia-innocenzi-per-un-dibattito.html' title='Giulia Innocenzi per un dibattito sull’articolo 18'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-FWV4wm1cLWg/TvWrnoMjyvI/AAAAAAAADY4/ONYU8m8luHE/s72-c/Giulia+Innocenzi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-3418786641926734341</id><published>2011-12-22T17:13:00.001+01:00</published><updated>2011-12-25T07:19:39.087+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Intervista a Cesare Damiano sul modello danese</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-tiZpszGuOOE/TvbAZE6vHwI/AAAAAAAADZQ/E6xS1IwaBNo/s1600/cesare-damiano.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="245" src="http://2.bp.blogspot.com/-tiZpszGuOOE/TvbAZE6vHwI/AAAAAAAADZQ/E6xS1IwaBNo/s320/cesare-damiano.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;a cura di Enrico Marro pubblicata su il Corriere della Sera del 21 dicembre 2011&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Già allora, sul posto, capimmo che la flexicurity non si poteva importare in Italia. Anche adesso, a chi guarda al modello danese, direi che la strada da seguire è un' altra perché troppe sono le differenze tra l' Italia e quel Paese del Nord Europa con appena 6 milioni di abitanti, dieci volte meno dei nostri, e un modello sociale e culturale molto diverso». Cesare Damiano (Pd), ex ministro del Lavoro del governo Prodi, in Danimarca ci andò per una settimana, nella primavera del &lt;st1:metricconverter productid="2005, a" w:st="on"&gt;2005, a&lt;/st1:metricconverter&gt; studiare il mercato del lavoro che veniva ritenuto dagli organismi internazionali il migliore del mondo. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Partirono lui, Tiziano Treu e Paolo Ferrero. I tre erano rispettivamente responsabili Lavoro dei Ds, della Margherita e di Rifondazione comunista. «Ci vedevamo a Trastevere nella casa dove allora abitavo e un giorno ci venne l' idea di andare a vedere come funzionavano le cose in Danimarca», ricorda Damiano. Il gruppetto si riuniva per scrivere i capitoli sociali del programmone dell' Unione, l' alleanza che un anno dopo vinse le elezioni portando Romano Prodi alla guida del governo. Nel quale Damiano fu ministro del Lavoro e Ferrero delle Politiche sociali, mentre Treu divenne presidente della commissione Lavoro del Senato. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sembra un secolo fa, ma il tema sta sempre lì, all' ordine del giorno, pur in un contesto politico ed economico profondamente cambiato: come si fa a rendere il mercato del lavoro italiano più efficiente? A quale buona pratica ispirarsi? &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Il modello danese, indubbiamente, ha funzionato. E non stupisce quindi che ancora pochi giorni fa il presidente del Consiglio, Mario Monti, abbia dichiarato che l' Italia guarda «con interesse alle esperienze danesi nel mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali». Parole non solo di cortesia, dopo l' incontro a Palazzo Chigi con il primo ministro danese Helle Thorning Schmidt, ma che ribadiscono la volontà dell' Italia di varare le riforme promesse all' Unione europea e annunciate dallo stesso Monti in Parlamento nel discorso programmatico. In Danimarca, nel 2010, la disoccupazione è stata del 7,4%, ma era del 3,4% nel 2008, prima della crisi finanziaria mondiale. Ma sopratutto il tasso di occupazione è del 75%, contro il 57% dell' Italia. In media, un terzo della forza lavoro danese cambia attività ogni anno. Le imprese possono licenziare per motivi economici, ma il lavoratore licenziato riceve un' indennità tra il 70% e il 90% della retribuzione, con un tetto di 2 mila euro al mese, per un massimo di tre anni. Il sussidio è pagato in parte dallo Stato, in parte dai contributi delle imprese e in piccola parte anche dall' azienda che licenzia. Il lavoratore che perde il posto viene preso in carico da una rete di uffici di collocamento molto efficienti e ramificati sul territorio che si occupa di offrigli a ritmo serrato nuove occasioni di lavoro, impegnandosi a fornirgli anche la necessaria riqualificazione professionale. Se il lavoratore rifiuta di collaborare e non accetta le proposte di ricollocamento, perde l' indennità. &lt;br /&gt;«Il ricordo che mi è rimasto più impresso - racconta Damiano - è proprio quello di questi uffici bellissimi. Sembravano degli studi di architettura: silenziosi, luminosi, eleganti, dove si svolgevano colloqui individuali tra i funzionari e i lavoratori licenziati finalizzati al loro ricollocamento. C' era uno di questi centri che aveva perfino un' officina per la formazione sul campo degli operai». Damiano, Treu e Ferrero si resero subito conto che l' Italia era molto lontana. «Quando divenni ministro del Lavoro cercai di tradurre in pratica qualcosa, ma subito vidi quali erano le difficoltà. Per esempio, misi la regola per cui se al lavoratore licenziato l' ufficio di collocamento fa un' offerta di lavoro equivalente e questi la rifiuta, perde il sussidio. Ma subito gli ispettori del Lavoro mi fecero notare che in certe realtà, in particolare nel Sud, dove la camorra controlla settori per esempio del mercato agricolo, sarebbe stato difficile applicare un sistema del genere. Insomma, parliamo di realtà molto diverse. In Danimarca c' è un' etica calvinista della responsabilità molto forte. E raramente si riscontrano atteggiamenti opportunistici delle imprese o dei lavoratori per approfittare di sostegni pubblici». &lt;br /&gt;E comunque, conclude Damiano, fossimo anche uguali ai danesi, non potremmo importare la loro flexicurity, cioè la flessibilità unita alla sicurezza sociale, perché «costa tantissimo e non possiamo permettercela» con un debito pubblico del 120% del Pil, il triplo di quello della Danimarca. &lt;br /&gt;Per stringere la questione all' Italia, su un punto sono tutti d' accordo: se si rendono più facili i licenziamenti, modificando l' articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, bisogna rafforzare il sistema degli ammortizzatori sociali, prevedendo in particolare una indennità di disoccupazione più estesa, più elevata e più duratura di quella attuale, e ci vuole un sistema di uffici di collocamento che funzionino, mentre oggi solo il 4% delle assunzioni passa attraverso questo canale. Conclusione: non ci sono le risorse economiche per finanziare un modello alla danese, né la cultura, né le strutture necessarie.&lt;br /&gt;E allora? Il rischio che vede Damiano, lo stesso che vedono i sindacati, è che toccando l' articolo 18 in un momento di crisi come questo non si aumentino le opportunità di lavoro, ma si favorisca un aumento della disoccupazione. Anche l' ex ministro non può però negare che la riforma del mercato del lavoro sia necessaria. Per superare il dualismo tra lavoratori anziani garantiti e giovani precari e per innalzare il tasso di occupazione, vera anomalia italiana. Sono gli stessi problemi che c' erano al momento della missione a Copenaghen. Ma la ricetta per risolverli non può essere in salsa danese. «Tra l' altro si mangiava terribilmente», sorride Damiano. «In Italia servono sette cose: disboscare i contratti precari; ripristinare il divieto di dimissioni in bianco; estendere lo sconto Irap alle assunzioni degli over 50; adottare il contratto unico di inserimento formativo per i giovani, con un periodo di prova di tre anni durante i quali si può licenziare, ma poi si ha l' articolo 18; velocizzare il processo del lavoro; riformare gli ammortizzatori sociali; trovare una soluzione per chi a causa della riforma della previdenza resterà senza stipendio e senza pensione». Altro che flexicurity.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Modello danese &lt;/strong&gt; Come funziona&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;1) Le norme e i sussidi&lt;/strong&gt; In Danimarca le imprese possono licenziare per motivi economici, ma il lavoratore licenziato riceve un’indennità tra il 70% e il 90% della retribuzione, con un tetto di 2 mila euro al mese, per un massimo di tre anni.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;2) Le possibilità di riqualificarsi&lt;/strong&gt; Il sussido è pagato in parte dallo Stato, in parte dai contributi delle imprese e in parte dall’azienda che licenzia. A chi perde il posto una grande rete di uffici  di collocamento offre formazione e nuove occasioni.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;3) Gli occupati e la mobilità&lt;/strong&gt; In Danimarca (dove gli abitanti sono 6 milioni) nel 210 la disoccupazione è stata del 7,4%, ma era del 3,4% nel 2008, prima della crisi. In media, un terzo della forza lavoro danese cambia attivitrà ogni anno. &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-3418786641926734341?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/3418786641926734341/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=3418786641926734341' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/3418786641926734341'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/3418786641926734341'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/12/intervista-cesare-damiano-sul-modello.html' title='Intervista a Cesare Damiano sul modello danese'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-tiZpszGuOOE/TvbAZE6vHwI/AAAAAAAADZQ/E6xS1IwaBNo/s72-c/cesare-damiano.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-7024414986071574030</id><published>2011-12-20T19:43:00.003+01:00</published><updated>2012-01-07T10:43:40.349+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Per Franco Marini l’articolo 18 è un falso problema</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-VqjZAfdiHNo/TvWrIXjgbvI/AAAAAAAADYs/nm_lF0H89V0/s1600/marini.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="263" src="http://2.bp.blogspot.com/-VqjZAfdiHNo/TvWrIXjgbvI/AAAAAAAADYs/nm_lF0H89V0/s320/marini.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Intervista a Franco Marini a cura di Maria Zegarelli pubblicata su L’Unità il 20 dicembre 2011&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non so se il governo ha capito che l‘articolo 18 non ha alcuna influenza sull'occupazione e l'arrivo di investimenti esteri qui in Italia. Forse quando aprirà il tavolo di confronto con le forze sociali se ne renderà conto». E poi gli sfugge un sorriso amaro. «Assurda, la trovo una discussione assurda. Si parla di questo per non parlare del problema vero». Un grande piano per le politiche del lavoro, questo è il problema, per Franco Marini (ex ministro del Lavoro nonché segretario della Cisl a metà degli anni Ottanta), che ieri leggendo le dichiarazioni di leader politici, sindacali e ministri, ci ha tenuto a mettere qualche paletto. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Presidente, discussione inutile o ideologica quella sull'articolo 18?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Io non ho difficoltà ad aprire una discussione sul mercato del lavoro, ma facciamola partendo dalle reali necessità. La trattativa sulle politiche del lavoro va fatta con grande serietà e pragmatismo perché è un punto rilevante per la possibilità di rilanciare la crescita della produttività del lavoro, una delle ragioni del ristagno dell'economia italiana e una delle cause per cui non arrivano investimenti stranieri. Ed è normale che un governo chiamato in carica per battere la decadenza economica del Paese si ponga il problema».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Che secondo lei non è l'articolo 18.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;«Non è l'articolo 18 non perché sono io a sostenerlo: quell'articolo tutela il singolo lavoratore nelle aziende con più di 15 dipendenti e non c'entra niente con i licenziamenti e le riduzioni di personale legati a crisi economiche e ristrutturazioni delle stesse. L'articolo 18 di cui tanto si discute ha un unico limite: quello di essere stato caricato di forte valenza ideologica e oggi qualcuno fa finta di dimenticare che è mirato a tutelare i licenziamenti individuali. In questi giorni mi sono documentato su quanti lavoratori si sono rivolti alla magistratura per essere reintegrati proprio sulla base dell'articolo 18. Sa quanti sono stati nel 2010? Meno di mille. Le sembra questo il problema?».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Da dove dovrebbe iniziare il governo per riformare il mercato del lavoro, allora?&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;«Si dovrebbe integrare il percorso delle crisi aziendali e gli esuberi previsti dalla legge 223 del 1991».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Una legge che porta la sua firma...&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;«Per fare quella legge condussi da ministro del Lavoro una difficile trattativa con i sindacati e con Confindustria e trovai un punto di equilibrio. Prima di allora la cassintegrazione aveva di fatto una durata illimitata. Io convocai Confindustria e fui chiaro: "mettiamo un tetto alla cig, introduciamo la mobilità con la quale si rescinde il rapporto di lavoro, ma voi dovete accettare le condizioni di questa legge". E la 223 in tutti questi anni ha consentito di gestire le crisi di medie e grandi aziende senza mai obiezione alcuna né dei sindacati né dei datori di lavoro. Ha funzionato bene, con il limite che si rivolge solo ad aziende con più di 15 dipendenti».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La ministra Fornero è tornata a parlare del contratto unico.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«È evidente che oggi occorre una riforma che allarghi la copertura degli ammortizzatori sociali ai lavoratori senza alcuna garanzie e allenti la rigidità in uscita. In Senato il Pd ha depositato due proposte sul contratto unico: una è quella di Ichino e una porta la prima firma di Nerozzi. Io mi ritrovo molto in questa ultima che prevede una fase di ingresso nel lavoro di tre anni durante i quali il contratto può anche risolversi, ma dopo i quali scatta il tempo indeterminato e con esso l'applicazione dell'articolo 18 ai vecchi e ai nuovi contrattualizzati. E questa è la differenza tra la proposta Nerozzi e quella Ichino, che invece fa una distinzione».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fabrizio Cicchitto, Pdl, sostiene che a chiedere di rivedere l'articolo 18 è la Ue.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Ma che vuol dire? Lo sa, visto che  si prende sempre la Germania ad esempio, che lì c'è una legislazione molto simile al nostro articolo 18? In Germania il datore di lavoro può licenziare per giusta causa ma poi davanti al giudice la deve dimostrare la giusta causa, altrimenti il lavoratore viene reintegrato».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Marini però non è che bisogna andare nel Pdl per trovare i sostenitori della revisione dell'articolo 18. Anche nel Pd ce ne sono, a partire da Ichino, appunto. Dicono che non può essere un tabù.&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;«I tabù non piacciono neanche a me ed è naturale che nel Pd su cose di questo rilievo si discuta. L'ostacolo per la ripresa non è l'articolo 18 ma la eccessiva incertezza connessa alla spaccatura del mercato del lavoro. Completiamo la 223, poniamo fine a questa irragionevole frammentazione dei contratti che è diventata uno strumento per evitare, anche quando ci sono le condizioni per farlo, l'assunzione a tempo indeterminato».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lei in un'intervista all'Unità lo scorso agosto invocava l'unione dei sindacati, che è arrivata oggi "grazie" alla manovra. Qualcuno l'ha definito un miracolo di Monti.&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;«I miracoli risolvono i problemi e qui mi sembra che non ci siamo ancora. Certo, vedere le tre sigle confederali muoversi insieme mi fa un grande piacere. Capisco chi parla, in polemica con il governo, di miracolo di Monti, però anche i sindacati...».&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Se la prende con Cgil, Cisl e Uil?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«No, non me la prendo con loro, ma quando dicono no al contratto unico poi hanno il dovere di andare al tavolo della trattativa per dire quale è la loro proposta per superare la spaccatura del mercato del lavoro».&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-7024414986071574030?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/7024414986071574030/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=7024414986071574030' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/7024414986071574030'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/7024414986071574030'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/12/per-franco-marini-larticolo-18-e-un.html' title='Per Franco Marini l’articolo 18 è un falso problema'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-VqjZAfdiHNo/TvWrIXjgbvI/AAAAAAAADYs/nm_lF0H89V0/s72-c/marini.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-3901886905436596519</id><published>2011-12-19T09:49:00.002+01:00</published><updated>2011-12-19T09:58:23.172+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><title type='text'>Oscar Giannino, responsabilità del debito pubblico</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="mso-ansi-language: EN-GB;"&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/0c-0LwxBtbw" width="420"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il giornalista Oscar Giannino, giornalista del Sole 24 Ore, ricostruisce l’evoluzione del debito pubblico italiano che ha causato la crisi del paese. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dalle valutazioni di Giannino risulta che:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- il debito pubblico è stato accumulato maggiormente dalla seconda Repubblica. Dal 1946 al 1992, la Prima Repubblica ha accumulato un debito pubblico pari a circa 6-700 miliardi di euro. Tutto il restante debito, ossia i 1300 miliardi di euro che hanno portato il debito pubblico italiano a quasi 2 milioni di miliardi di euro, lo ha prodotto la Seconda Repubblica; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- il debito pubblico della seconda repubblica è stato accumulato maggiormente dai Governi di centro destra rispetto ai Governi di centro sinistra. In assoluto, il record di debito pubblico accumulato da un governo sono stati i 330 milioni al giorno accumulati dal primo governo Berlusconi, che nell'ultimo governo non è sceso di molto: 207 milioni di euro al giorno di debito. Con Prodi il debito pubblico è aumentato di circa 96 milioni di euro al giorno (primo governo Berlusconi = 330 milioni al giorno), con D'Alema è arrivato addirittura a 76 milioni di euro al giorno.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-3901886905436596519?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/3901886905436596519/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=3901886905436596519' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/3901886905436596519'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/3901886905436596519'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/12/oscar-giannino-responsabilita-del.html' title='Oscar Giannino, responsabilità del debito pubblico'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/0c-0LwxBtbw/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-7204952430768596674</id><published>2011-12-18T17:44:00.000+01:00</published><updated>2011-12-18T17:44:27.989+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Elsa Fornero: Pensioni e Lavoro</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-WkgXbVPiF_A/Tu4YSSvtDlI/AAAAAAAADNY/MFDWKwlzQfo/s1600/elsa-fornero.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-WkgXbVPiF_A/Tu4YSSvtDlI/AAAAAAAADNY/MFDWKwlzQfo/s320/elsa-fornero.jpg" width="213" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Articolo di Enrico Marro pubblicato&amp;nbsp;sul Corriere della Sera&amp;nbsp;il&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;18 dicembre 2011&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Adesso che la riforma delle pensioni è passata alla Camera e nessuno dubita che passerà al Senato, si possono tirare le somme con il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, economista, torinese, 63 anni, che mai avrebbe pensato, fino alla chiamata nel governo Monti, di essere protagonista della riforma della previdenza più dura nella storia d'Italia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Ministro, non ha usato la mano troppo pesante? Non poteva fare una riforma un po' più graduale? &lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Noi, col decreto "salva Italia" ci siamo trovati in emergenza. Nei decenni passati erano state fatte riforme tutto sommato buone, ma è come se le avessimo accantonate proprio perché eccessivamente graduali. Questa volta la riforma non poteva che essere forte. La priorità è stata quella di mandare un segnale deciso all'Europa sulla nostra capacità di riequilibrare il sistema secondo equità intergenerazionale».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Lei aveva promesso equità anche sul fronte dei privilegi. Che cosa è riuscita a fare? &lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Intanto siamo intervenuti sui regimi speciali (elettrici, telefonici, trasporti, dirigenti d'azienda, ndr), attraverso un contributo di solidarietà. Inoltre, per i lavoratori autonomi, che godevano di pensioni generose in rapporto ai contributi versati, abbiamo previsto un aumento graduale degli stessi fino al 24%. Infine c'è l'inasprimento del contributo di solidarietà sulle pensioni sopra i 200 mila euro, che io avrei voluto più alto del 15%». &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;E per categorie come i militari e i magistrati?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;«Per questi c'è un rinvio, ma solo per approfondire le specificità dei loro ordinamenti. Nessuno si illuda che non interverremo. Stessa cosa per le casse dei professionisti. Lo so che qui dentro c'è buona parte della classe dirigente, ma sicuramente procederemo».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Entro giugno, se non saranno le stesse casse ad autoriformarsi? &lt;/strong&gt; «Il termine iniziale era il 31 marzo. E francamente ci sembrava più che sufficiente, visto quello che abbiamo fatto in 20 giorni sul sistema che riguarda tutti gli italiani. Alla fine hanno invece ottenuto tre mesi in più. Ma insomma...»&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Teme che facciano ostruzionismo? &lt;/strong&gt; «Lo dice lei. Sappiamo che tutti o quasi questi regimi non sono sostenibili nel lungo periodo. Prima o poi non avranno i soldi per pagare le pensioni. Senza interventi, come immagina che finirà?». &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Me lo dica lei. &lt;/strong&gt; «Come è già successo con l'Inpdai (dirigenti d'azienda, ndr). Che è finita sotto l'ombrello del soccorso pubblico. Vorrei evitare che questa storia si ripetesse».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Alla Camera il governo ha accolto un ordine del giorno che chiede di togliere la penalizzazione (1-2%) per chi ha cominciato a lavorare giovanissimo e va in pensione dopo 42 anni. La correzione finirà nel decreto milleproroghe? &lt;/strong&gt; «Posso dire che secondo me un briciolo di penalizzazione deve restare, perché è la logica del contributivo. Se vai in pensione prima di 62 anni ci vuole un minimo di disincentivo, perché non dobbiamo venir meno al principio che la pensione si commisura alla speranza di vita». &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ma con questa crisi, anche occupazionale, ha senso tenere le persone al lavoro, in prospettiva, fino a 70 anni?&lt;/strong&gt; «Siamo tutti concentrati sulla contingenza, ma questa è una riforma strutturale. Per funzionare ha bisogno di un sistema in crescita. Non ci possiamo permettere la stagnazione e tantomeno la recessione. Il punto è: il lavoro è ciò che ti dà la pensione. Un buon lavoro ti dà una buona pensione. Il messaggio è: non vi stiamo tagliando la pensione - al netto del blocco della perequazione dovuto all'impegno al pareggio di bilancio nel 2013 - ma vi stiamo chiedendo di lavorare di più, perché questo vi premia».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lei crede che le imprese terranno le persone fino a 70 anni?&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;«Qui tocchiamo una anomalia del nostro sistema. La previdenza è stata troppo spesso un ammortizzatore sociale, per cui tutte le riorganizzazioni d'impresa sfociano in prepensionamenti. Accade perché se guardiamo alla curva delle retribuzioni, lo stipendio sale con l'anzianità mentre in altri Paesi cresce con la produttività e quindi fino all'età della maturità professionale ma poi scende nella fase finale, perché il lavoratore anziano è di regola meno produttivo. Da noi non è così e questo fa sì che le aziende risolvano il problema mandando i dipendenti più anziani e costosi in prepensionamento. Anche i lavoratori hanno la loro convenienza con la pensione anticipata. E lo Stato copre questo patto implicito tra aziende e lavoratori anziani a scapito dei giovani. Se vogliamo fare la riforma del ciclo di vita, è proprio per rompere questo patto: non ce lo possiamo più permettere». &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ma come può il governo intervenire sulla dinamica retributiva, materia della contrattazione? Eppoi, gli stipendi sono già bassi... &lt;/strong&gt; «La riforma delle pensioni deve accompagnarsi a quella del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali e, anche se non è di mia competenza, della formazione. Sono tutti aspetti di un disegno di riforma del ciclo di vita. Certo che la contrattazione è materia tra le parti. Ma noi vogliamo presentare ad esse le nostre analisi e spingerle non a ridurre i salari, ma a riflettere sulla necessità di avvicinarli il più possibile alla produttività». &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La trattativa sul mercato del lavoro comincerà entro il 31 dicembre? &lt;/strong&gt; «Forse non ce la faremo, perché vorrei presentarmi alle parti con delle analisi approfondite sulle diverse questioni».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sicuramente, tra queste, c'è quella giovanile, come ci ha ricordato ieri l'Istat: il 40% dei disoccupati ha meno di 30 anni e chi lavora, ha quasi sempre contratti precari. &lt;/strong&gt; «Giovani e donne sono i più penalizzati perché la via italiana alla flessibilità ha riguardato solo loro, risparmiando i lavoratori più anziani e garantiti. Sono rimasta molto colpita nel sentire i pensionati che si lamentano perché devono mantenere anche i nipoti. Questo è un ciclo perverso. Non è possibile che la pensione di un nonno debba mantenere dei giovani né che questi si adagino su una prospettiva di vita bassa».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Come se ne esce? &lt;/strong&gt; «Penso che un ciclo di vita che funzioni è quello che permetta ai giovani di entrare nel mercato del lavoro con un contratto vero, non precario. Ma un contratto che riconosca che sei all'inizio della vita lavorativa e quindi hai bisogno di formazione, e dove parti con una retribuzione bassa che poi salirà in relazione alla produttività. Insomma, io vedrei bene un contratto unico, che includa le persone oggi escluse e che però forse non tuteli più al 100% il solito segmento iperprotetto».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I sindacati non ci stanno a toccare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. &lt;/strong&gt; «Sono abbastanza anziana per ricordare quello che disse una volta il leader della Cgil, Luciano Lama: "Non voglio vincere contro mia figlia". Noi, purtroppo, in un certo senso abbiamo vinto contro i nostri figli. Ora non voglio dire che ci sia una ricetta unica precostituita, ma anche che non ci sono totem e quindi invito i sindacati a fare discussioni intellettualmente oneste e aperte». &lt;br /&gt;Monti ha detto che le nuove regole si applicheranno solo ai futuri assunti. &lt;br /&gt;«Certamente penso ci voglia maggiore gradualità nell'introduzione delle nuove regole rispetto a quanto abbiamo fatto sulle pensioni».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Oltre ai giovani, le donne sono molto penalizzate. &lt;/strong&gt; «Sono anche ministro delle Pari opportunità, che non considero figlie di un dio minore. Sulle donne bisogna invertire la logica delle compensazioni. Non vogliamo queste, ma la parità. Quando sento dire "io lavoro molto e poi devo anche occuparmi di mio marito e della casa" dico che le famiglie condividono ancora troppo poco i lavori di cura». &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, dice che una manovra come la vostra poteva farla anche suo zio che non sa nulla di economia. &lt;/strong&gt; «Lascio a Bonanni il suo giudizio. Vorrei invitarlo a discutere delle cose che stanno in questa manovra e penso di avere la presunzione di poterlo convincere che l'equità c'è, magari non quanto lui vuole, e il rigore c'è, e non ne potevamo fare a meno, pena la messa a rischio dei risparmi degli italiani e il non pagamento delle tredicesime».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ha avuto tempo di occuparsi anche della sicurezza del lavoro? In Italia ci sono ancora troppe morti bianche. &lt;/strong&gt; «Non ci può essere tolleranza soprattutto in una fase di crisi dove magari qualcuno può pensare che è meglio un lavoro anche non sicuro che niente. Agli ispettori del ministero ho detto che devono andare nelle imprese come amici e collaboratori ma anche con intransigenza piena».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Le sue lacrime sulla perequazione delle pensioni hanno fatto discutere. &lt;/strong&gt; «È stata una commozione dovuta alla tensione. Può sembrare che io sia una donna dura, ma non è così. È successo che quando dovevo dire la parola sacrifici mi si è soffocata in gola, anche perché in quel momento ho pensato ai miei genitori, che di sacrifici ne hanno fatto molti». &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-7204952430768596674?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/7204952430768596674/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=7204952430768596674' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/7204952430768596674'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/7204952430768596674'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/12/elsa-fornero-pensioni-e-lavoro.html' title='Elsa Fornero: Pensioni e Lavoro'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-WkgXbVPiF_A/Tu4YSSvtDlI/AAAAAAAADNY/MFDWKwlzQfo/s72-c/elsa-fornero.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-8461977005128445111</id><published>2011-12-18T17:19:00.001+01:00</published><updated>2011-12-18T17:20:19.078+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Pietro Ichino: articolo 18 e mercato del lavoro duale</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-odLcKnH_BOc/Tu4R8pPiSLI/AAAAAAAADNQ/sOgioj7keeI/s1600/010.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://3.bp.blogspot.com/-odLcKnH_BOc/Tu4R8pPiSLI/AAAAAAAADNQ/sOgioj7keeI/s320/010.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-odLcKnH_BOc/Tu4R8pPiSLI/AAAAAAAADNQ/sOgioj7keeI/s1600/010.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Articolo di Stefano Feltri&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 18 dicembre 2011&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il governo Monti presto costringerà il Pd a scegliere da che parte stare. Con chi vuole difendere le tutele esistenti - a cominciare dall`articolo 18 - o con chi le vuole ripensare per garantire più diritti a chi oggi è fuori dal sistema, come i giovani precari e le partite Iva. "Non credo alla licenziabilità che produce lavoro", ha detto ieri l`ex ministro del Welfare Cesare Damiano al Fatto. Gli risponde &lt;st1:personname productid="Pietro Ichino" w:st="on"&gt;Pietro  Ichino&lt;/st1:personname&gt;, senatore Pd, giuslavorista. Le sue posizioni sono state finora minoritarie nel Pd, ma ora sembrano coincidere con la linea del governo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Professor Ichino, il premier Monti ha già detto che, chiusa la manovra, una delle priorità sarà la riforma del mercato del lavoro. Cosa si aspetta?&lt;/b&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Convocherà partiti, sindacati, associazioni rappresentative di parti sociali interessate e dirà loro: "Dobbiamo adempiere entro maggio l`impegno con l`Unione europea: per i rapporti di lavoro che si costituiranno da qui in avanti, dobbiamo emanare una disciplina che sia applicabile davvero a tutti, per voltar pagina rispetto alla situazione attuale di apartheid fra protetti e non protetti". E dobbiamo farlo senza accollare, almeno per ora, maggiori costi allo Stato. Fermi questi punti, chiunque abbia buone idee sul come fare, le metta subito sul tavolo. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Cesare Damiano, sul Fatto di ieri, dice che queste sono sue posizioni personali e non del Pd.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Il discorso programmatico di Monti ha degli evidenti punti di contatto con il mio progetto Flexsecurity. E dal maggio 2010 il Pd ha preso le distanze da questo progetto. Ma quando, a gennaio, il governo indicherà quei punti fermi della riforma, il Pd non potrà esimersi dal dire come intende risolvere il problema.&lt;br /&gt;Damiano l`ha detto: non è un problema di disciplina dei licenziamenti, ma solo un problema di costi. Occorre aumentare il costo del lavoro precario ed estendere a tutti gli ammortizzatori sociali.&lt;br /&gt;Per gli ammortizzatori. sociali, occorre anche dire dove si reperiscono i fondi. Il mio progetto risolve questo problema a costo zero per lo Stato, utilizzando meglio una parte dei fondi che oggi vengono sperperati in cassa integrazione a zero ore e a fondo perduto, per estendere a tutti un trattamento speciale di disoccupazione; e chiedendo alle imprese di farsi carico di un trattamento complementare di disoccupazione per i lavoratori che licenziano.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lei sostiene che riformare il lavoro implica comunque una revisione della normativa sui licenziamenti. Che nel dibattito pubblico diventa "cambiare l`articolo I 8". Ma Damiano obietta: non si può abbassare le difese contro i licenziamenti in un momento di crisi come questo.&lt;/strong&gt; Il mio progetto non le abbassa affatto: non le tocca proprio. La riforma riguarda soltanto i nuovi rapporti che si costituiranno da qui in avanti.  Per i quali non abbassa le difese, ma le rende più efficaci e soprattutto più adatte ad applicarsi davvero a tutti. E proprio in una situazione di gravissima incertezza, come questa, che le imprese sono più riluttanti ad assumere i lavoratori a tempo indeterminato e con vincoli forti al licenziamento. È proprio ora che una disciplina più flessibile è indispensabile per facilitare le assunzioni a tempo indeterminato.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Una delle perplessità sul suo progetto è che l`assicurazione per chi perde il lavoro sarebbe a carico dell`impresa. Con un aumento del costo del lavoro.&lt;/strong&gt; Non ci sarebbe un aumento del costo del lavoro. Oggi le imprese italiane, quando hanno necessità di sciogliere uno o più rapporti di lavoro per ragioni economiche od organizzative, affrontano un ritardo tra i due e i sei anni, a seconda delle dimensioni:  un costo molto rilevante, anche se non è contabilizzato come tale. La proposta è questa:  risparmiate quel costo e utilizzate una parte del risparmio per il trattamento complementare di disoccupazione a favore dei lavoratori licenziati. I costi di mercato della parte restante del trattamento, cioè dei servizi efficienti di outplacement e di riqualificazione mirata può essere coperta agevolmente dalle Regioni, attingendo anche ai contributi del Fondo Sociale Europeo.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ma chi garantisce che le imprese non continuino ad assumere i nuovi dipendenti con la partita Iva, o con altri sotterfugi? &lt;/strong&gt; Nel nuovo regime non occorreranno ispettori, avvocati e giudici per accertare il lavoro subordinato, come accade oggi. I dati rilevanti perché si applichi integralmente il nuovo diritto del lavoro emergeranno direttamente dai tabulati dell`Erario o dell`Inps: carattere continuativo del rapporto, monocommittenza, reddito medio-basso del lavoratore.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il Pd rischia di spaccarsi sul lavoro? C`è chi parla di scissioni.&lt;/strong&gt; No. Accadrà soltanto che l`iniziativa decisa del governo su questo terreno costringerà il Pd a una nuova riflessione approfondita. Occorrerà chiedersi, per esempio, se sia davvero meglio il periodo di prova allungato a tre anni proposto da Damiano, oppure una regola che faccia crescere gradualmente l`indennizzo a favore per il lavoratore già dopo sei mesi di rapporto. Se sia meglio l`attuale situazione in cui l`articolo 18 si applica a meno di metà della forza-lavoro e l`altra metà è totalmente scoperta; oppure la mia riforma, che estende l`articolo 18 a tutti per la parte in cui esso serve davvero, cioè la repressione delle discriminazioni, e dà a tutti un protezione di livello scandinavo contro il licenziamento per motivi economici.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;In caso il governo presenti una riforma ispirata al suo modello, su quali sponde può contare, tra Pd e Pdl? &lt;/strong&gt; Al Senato, una larga maggioranza del gruppo Pd sostiene il mio progetto. Tutte le componenti del Terzo polo lo hanno fatto proprio. E anche il Pdl è sostanzialmente disponibile. Già un anno fa il Senato si è pronunciato a larghissima maggioranza a favore di una mozione di Rutelli che impegnava il governo a varare una riforma modellata sul mio progetto. E anche alla Camera, credo che quando si entrerà nel merito della riforma si vedrà che le obiezioni "di sinistra" non riguardano, in realtà, questo progetto: si riferiscono a qualche cos`altro, che non è all`ordine del giorno.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La Cgil di Susanna Camusso potrebbe cercare una nuova grande battaglia per ritrovare un po` di compattezza.&lt;/strong&gt; Non lo credo proprio. Ce la vede, lei, la Cgil a fare le barricate contro una riforma che non tocca i lavoratori regolari stabili, e a tutti i new entrant offre un rapporto a tempo indeterminato, con articolo 18 contro le discriminazioni e una protezione di livello scandinavo su tutti gli altri fronti? &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-8461977005128445111?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/8461977005128445111/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=8461977005128445111' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/8461977005128445111'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/8461977005128445111'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/12/pietro-ichino-articolo-18-e-mercato-del.html' title='Pietro Ichino: articolo 18 e mercato del lavoro duale'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-odLcKnH_BOc/Tu4R8pPiSLI/AAAAAAAADNQ/sOgioj7keeI/s72-c/010.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-1310586016623309300</id><published>2011-12-17T09:21:00.004+01:00</published><updated>2011-12-17T09:34:29.172+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Enti locali'/><title type='text'>Urbanistica: Verona e Firenze a confronto</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-8CDQ1Fc5dwo/TuxQyBAGUDI/AAAAAAAADNI/ZDquiuCFi-Y/s1600/B.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="231" src="http://4.bp.blogspot.com/-8CDQ1Fc5dwo/TuxQyBAGUDI/AAAAAAAADNI/ZDquiuCFi-Y/s320/B.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;Il Partito Democratico di Verona ha organizzato un incontro sul piano urbanistico di Verona e Firenze. Tale evento ha messo a confronto lo sviluppo urbanistico di Firenze e Verona. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’incontro-confronto è stato possibile grazie alla partecipazione del presidente della commissione urbanistica del Comune di Firenze &lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Mirko Dormenton&lt;/span&gt;i.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il tema dell'incontro è stato lo sviluppo urbanistico delle città, mettendo a confronto quanto realizzato&amp;nbsp;dall'amministrazione comunale di Firenze che ha programmato il suo piano urbanistico secondo il concetto dei "volumi zero" contrariamente al comune di Verona, il quale prevede una cementificazione degli spazi liberi ed uno sfruttamento del suolo molto sproporzionato rispetto alle esigenze della città. Infatti, Verona presenta una contraddizione tra l’incremento demografico della città molto contenuto e la possibilità di costruire &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;non allineata allo sviluppo della città del piano degli interventi. Risultato di tale contraddizione sono le migliaia di case sfitte. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;“Volumi zero, ha spiegato Dormentoni, è un concetto molto attuale soprattutto all'estero ma in Italia presente solo in pochi casi. Esso presuppone un uso più attento del territorio. A Firenze, ad esempio, volumi zero significa che nessuna area vuota potrà essere trasformata in area edificabile, si punta invece al massimo recupero delle aree degradate o di vecchia edificazione. Il Piano strutturale di Firenze ha infatti stralciato 140.000 mq previsti dal vecchio PRG. Soprattutto, volumi zero significa "città nella città" ovvero città compatta e recupero dell'esistente. La riqualificazione di Firenze punta al miglioramento della qualità della vita e alla sostenibilità economica e culturale: una pianificazione urbanistica che legge le necessità di oggi ovvero, minore cementificazione e salvaguardia del verde”.&lt;br /&gt;Si riportano i dati sulla situazione urbanistica di Firenze:&lt;br /&gt;- Il piano strutturale di Firenze prevede superfici commerciali massime di 2.500 mq, pari a piccoli supermercati, molto lontane rispetti ai megacentri commerciali previsti a Verona&lt;br /&gt;- ogni intervento di edilizia residenziale deve prevedere una quota di edilizia sociale non inferiore al 20% della superficie;&lt;br /&gt;- laddove gli interventi di riqualificazione proposti su aree degradate non si integrino con l'ambiente urbano cresciuto attorno, l'area viene automaticamente ceduta a titolo gratuito al Comune che la trasforma a verde e che poi ricompensa il proprietario mediante perequazione con un'area più appropriata;&lt;br /&gt;- per approvare il suo Piano strutturale, Firenze ha visto almeno 42 riunioni della commissione urbanistica e decine di assemblee sul territorio. &lt;br /&gt;"Il confronto con Firenze avviene nei giorni in cui in commissione urbanistica del Comune di Verona si stanno esaminando le osservazioni al Piano del Sindaco che invece esprime un concetto opposto rispetto alla filosofia della pianificazione fiorentina, afferma Stefano Vallani, segretario cittadino Pd - questa amministrazione comunale ha stravolto il Pat eliminando la linea rossa che consentiva lo sviluppo della città compatta. Ha sviluppato un Piano degli interventi che invece di preservare la città andrà ad aggredire il territorio in tutte le circoscrizioni con concessioni ai privati al limite dell'immaginazione. Il tutto a svantaggio della vivibilità dei quartieri e della crescita sostenibile e responsabile della città. “Non esistono, conclude Vallani, più alibi per l'amministrazione ed emerge chiaramente, se ce ne fosse ancora bisogno di ricordarlo, come a Verona vince la logica degli affari di bottega anziché quella di guardare al futuro per consegnare al domani una città più vivibile e più qualificata".&lt;br /&gt;Il piano degli interventi predisposto dalla Giunta Tosi, se realizzato, incide sulle caratteristiche di Verona che sono molto apprezzate dai cittadini e dai turisti. Sconvolgere la bellezza, la vivibilità e lo sviluppo moderato di Verona significa costruire un’altra città, sicuramente non gradevole ed oppressiva.    &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-1310586016623309300?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/1310586016623309300/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=1310586016623309300' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/1310586016623309300'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/1310586016623309300'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/12/urbanistica-verona-e-firenze-confronto.html' title='Urbanistica: Verona e Firenze a confronto'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-8CDQ1Fc5dwo/TuxQyBAGUDI/AAAAAAAADNI/ZDquiuCFi-Y/s72-c/B.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-6589096587627569565</id><published>2011-12-16T10:04:00.002+01:00</published><updated>2011-12-16T17:18:03.429+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Servizi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><title type='text'>Federico Testa: politica energetica nel nostro paese</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-NmA8ObJ68o8/TusJIBs8hmI/AAAAAAAADNA/AUWQEKHe6Ck/s1600/10.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-NmA8ObJ68o8/TusJIBs8hmI/AAAAAAAADNA/AUWQEKHe6Ck/s320/10.JPG" width="257" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-NmA8ObJ68o8/TusJIBs8hmI/AAAAAAAADNA/AUWQEKHe6Ck/s1600/10.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;intervista a &lt;st1:personname productid="Federico Testa" w:st="on"&gt;Federico Testa&lt;/st1:personname&gt;* a cura di &lt;st1:personname productid="Antonino Leone" w:st="on"&gt;Antonino Leone&lt;/st1:personname&gt; in corso di pubblicazione su Sistemi e Impresa&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Una premessa necessaria: ma quale sarà la domanda negli anni a venire? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Negli ultimi 2 anni, infatti, la domanda di energia elettrica, in Italia come nel resto d’Europa, ha subito una significativa riduzione, imputabile certamente in primo luogo alla crisi economica, ma riconducibile in parte anche alle politiche di efficienza e risparmio messe in atto dai Governi. In ragione di questo trend, tutti gli Istituti di ricerca hanno rivisto le previsioni di crescita della domanda, ridimensionandole: così, si prevede di ritornare ai consumi del 2007 non prima dei prossimi 4-6 anni, anche se evidentemente la speranza di un’accelerazione della ripresa economica porta con sé previsioni di crescita più elevate, pur in un quadro –relativamente ai Paesi OECD- di sostanziale costanza della domanda, a fronte invece di importanti trend di crescita relativi al resto del mondo (cfr all. 1 relativo alle tendenze della domanda globale di energia e all. 2 relativo ai diversi scenari di domanda elettrica nel nostro Paese). A ciò si deve aggiungere il fatto che ulteriori aumenti della domanda possono essere generati dall’utilizzo dell’energia elettrica quale vettore energetico più flessibile (si pensi al tema raffreddamento-riscaldamento degli edifici attraverso pompe di calore e/o &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;split&lt;/i&gt; elettrici) o dal perseguimento della mobilità elettrica come strada per diminuire l’inquinamento, soprattutto nei centri urbani. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;In questo quadro, quali dovrebbero essere le principali linee di intervento (in ordine di priorità)?&lt;u&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;- &lt;em&gt;efficienza energetica e risparmio&lt;/em&gt;: perseguire l’efficienza energetica comporta investimenti di entità ridotta e con caratteristiche di pervasività sul tessuto economico. Dagli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, dalle pompe di calore, dalla sostituzione dei motori elettrici tradizionali nell’industria, dall’utilizzo della domotica intelligente, dalla sostituzione delle lampade a bassa efficienza, è possibile ottenere significativi risultati, con periodi di ritorno degli investimenti brevi ed una significativa ricaduta sul nostro tessuto economico e produttivo, sia in termini di aumento di competitività conseguente ai minori costi, sia attraverso l’attivazione di un volano produttivo in settori nei quali l’Italia possiede le competenze tecnologiche per essere leader a livello mondiale. Indicazioni di dettaglio sull’argomento sono reperibili nei recenti studi promossi da Confindustria e Amici della terra. Quanto all’educazione al risparmio energetico, si tratta di un percorso più lungo, che richiede di intervenire sulle abitudini, i modelli di consumo, la mentalità dei cittadini, ma che risulta comunque essenziale al fine di affermare un nuovo modello di sviluppo, più in sintonia con l’ambiente. Un importante contributo al risparmio può altresì derivare dalla riqualificazione, recupero di efficienza e miglioramento tecnologico delle reti di trasporto e distribuzione. Anche in questo campo, le caratteristiche produttive del nostro Paese ben si attagliano a questa logica di sviluppo, basti pensare all’automotive e alla nostra leadership nelle auto di piccola cilindrata (che naturalmente meglio potrebbero essere ri-pensate in una prospettiva di mobilità sostenibile, con l’incremento della trazione elettrica in ambito urbano, peraltro perseguibile solo intervenendo sui processi di produzione del “carburante”, cioè l’elettricità, così da ottenere una produzione a costi compatibili e senza aumentare le emissioni). L’obiettivo da porsi in termini quantitativi è quello di riuscire, negli anni futuri, a fare in modo che efficienza e risparmio energetico consentano di limitare al massimo (possibilmente tenere piatta) la crescita della domanda di energia, pur in presenza di una crescita della domanda di servizi energetici;&lt;br /&gt;- &lt;em&gt;fonti rinnovabili&lt;/em&gt;: il nostro Paese in questo settore aveva accumulato un significativo ritardo nei confronti di altri paesi ugualmente sviluppati. In questo senso, è stato opportuno per alcuni versi “forzare” i processi di incentivazione al fine di recuperare il ritardo. Ora è importante procedere sulla linea di sviluppo delle fonti rinnovabili, “aggiustando il tiro” così da:&lt;br /&gt;- ottenere una ricaduta significativa sul tessuto produttivo/industriale italiano. Ad oggi questo avviene in misura parziale ed insufficiente, vuoi perché nella filiera produttiva rilevano molto i differenziali di costo di produzione (fotovoltaico in Cina), vuoi perché il ritardo accumulato ha fatto sì che la leadership tecnologica venisse acquisita da altri Paesi (eolico in Germania). E’ quindi evidente come, pur nel doveroso tentativo di recupero di questi gap, probabilmente è illusorio pensare di poter raggiungere, in queste filiere oramai mature, risultati particolarmente significativi. Opportuno quindi concentrare gli sforzi sulla ricerca e sullo sviluppo tecnologico di tecnologie meno mature, rispetto alle quali tuttora conserviamo leadership e competenze di prima fila, quali ad esempio il solare a concentrazione e la produzione di biocarburanti di seconda generazione;&lt;br /&gt;- costruire un “percorso di sviluppo” delle fonti rinnovabili che consenta di massimizzare l’utilità degli incentivi, cogliendo fino in fondo i benefici derivanti da curve di apprendimento estremamente significative; in altre parole, cercando di approfittare della diminuzione continua e veloce dei costi di produzione per unità di energia prodotta;&lt;br /&gt;- consentire l’incentivazione di impianti che abbiano una sostenibilità economica intrinseca di medio lungo periodo. Impianti eolici che “girano” 1400 ore all’anno si sostengono solo grazie a incentivi molto (troppo) generosi ed a meccanismi di rendita finanziaria che spesso portano con sè speculazioni, uso distorto del territorio, possibili ruoli non chiari della criminalità organizzata, anche a causa degli onerosi procedimenti autorizzativi. Ragionamenti analoghi possono farsi su impianti a terra nelle pianure, che spesso sottraggono per motivi speculativi risorse preziose all’agricoltura con effetti potenzialmente perversi sui prezzi degli alimentari.&lt;br /&gt;- favorire l’uso termico delle fonti rinnovabili, che può contribuire significativamente all’aumento dell’efficienza ed alla costruzione di una filiera energetica italiana; &lt;br /&gt;- sviluppare l’uso diffuso delle biomasse. La disponibilità complessiva di biomasse in Italia potrebbe coprire fino al 14% della domanda energetica interna. L’attuale produzione di energia da biomasse in Italia è pari a quasi il 3% del consumo globale distribuito in energia elettrica, energia termica e in biocarburanti. Le stime del GSE prospettano la possibilità di raggiungere nel 2020 una produzione annua tre volte superiore. &lt;br /&gt;- collegare la diffusione delle fonti rinnovabili con lo sviluppo delle reti, sia in senso quantitativo (oggi ci sono zone del Paese dove la rete di trasmissione non è in grado di ricevere e smistare l’energia prodotta dagli impianti rinnovabili, che peraltro viene pagata lo stesso..) che in senso qualitativo: l’energia da fonti rinnovabili, tendenzialmente discontinua, va gestita da reti “intelligenti” (le cd smart grid). Favorire la diffusione di impianti di produzione molto piccoli (spesso derivante solo da facilitazioni autorizzative), oltre a non consentire di beneficiare delle economie di scala, comporta l’incremento dei costi di connessione alla rete e di gestione della rete stessa: è quindi importante trovare un punto di equilibrio economico tra tutte queste esigenze. &lt;br /&gt;- evitare ricadute troppo pesanti –conseguenti ai meccanismi di incentivazione- sulle bollette elettriche di famiglie e imprese. In questo senso non può non essere registrato il fatto che sempre più una delle variabili con cui ci si deve confrontare nel caso di crisi economiche e di processi di delocalizzazione è proprio quella del costo dell’energia. Le vicende Alcoa, distretto chimico di Terni, di Ferrara, di Brindisi e di Marghera, oltre ad una più generale pressione del tessuto produttivo, ci impongono di ragionare con attenzione su questo tema, pena il rischio di una progressiva de-industrializzazione del nostro Paese. &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;E quanto alle fonti “tradizionali”?&lt;/strong&gt; Quanto sin qui visto consente di affermare come, dal punto di vista tecnologico ed economico, si debba ipotizzare, per un lungo periodo di tempo ancora, la necessità di utilizzare per una quota considerevole ed importante del nostro fabbisogno le medesime modalità di produzione dell’energia che ci hanno accompagnato negli ultimi decenni e che quindi, con tutti i miglioramenti ed aggiornamenti del caso, sono destinate a farlo nel prosieguo degli anni: gas, carbone, nucleare. Ognuna di queste fonti porta con sé vantaggi e svantaggi, in termini di costi di generazione, facilità di approvvigionamento della materia prima, condizionamenti socio-politici e quindi dipendenza dall’estero, flessibilità di utilizzo, ricadute ambientali in termini di produzione di CO2, di produzione di scorie, di inquinamento legato al trasporto della materia prima, di sicurezza della tecnologia in termini di possibili ricadute sulle popolazioni che vivono nei pressi degli impianti di produzione. Ma comunque, in assenza di “salti tecnologici”, auspicabili (e per i quali si deve chiedere con forza che la ricerca e l’innovazione siano adeguatamente sostenute) ma sin qui non prevedibili, con queste alternative ci dobbiamo confrontare per un periodo di tempo non breve: è quindi indispensabile “lavorare nel merito”, per enucleare costi e benefici, vantaggi e svantaggi, delle opzioni realisticamente disponibili, così da offrire al Paese una proposta seria e credibile, che non si fondi su presupposti ideologici e aprioristici, su ricette velleitarie quanto generiche, ma che cerchi invece di fare chiarezza dello “stato dell’arte”, così da fornire agli stakeholders la griglia per le decisioni. Di seguito, per ciascuna delle “fonti tradizionali” alcune delle variabili in gioco:&lt;br /&gt;- nucleare: la prospettiva del ritorno all’uso di questa tecnologia nel nostro Paese era già di per sé resa estremamente difficile –al di là delle questioni di merito- dall’approccio scelto dal Governo. La teorizzazione dell’imposizione della scelta da parte del Governo centrale, il mancato coinvolgimento delle amministrazioni locali (cfr il contenzioso con le Regioni) e delle popolazioni, i ritardi nell’emanazione dei provvedimenti, i distinguo e gli opportunismi dei Governatori di centro destra (favorevoli in teoria, ma tutti contrari alla localizzazioni di centrali nei loro territori, con le motivazioni più fantasiose e prive di fondamento logico) le beghe di potere sulle nomine all’Agenzia della Sicurezza, il suo mancato finanziamento dopo mesi (facciamo le riunioni al bar, confessa il presidente) sono la dimostrazione di un approccio più legato alla retorica del “governo del fare” che alle scelte operative concrete, ed hanno reso non credibile questa prospettiva prima che l’incidente di Fukushima costringesse nei fatti il mondo intero a riconsiderare fin dalle basi il tema della sicurezza legata all’uso della tecnologia nucleare.  &lt;br /&gt;- gas: rischio geopolitico relativo agli approvvigionamenti (ulteriormente aumentato a seguito delle vicende del Nord Africa), alla scarsa diversificazione delle fonti, prezzi della materia prima legati a quelli del petrolio ed in tendenziale crescita (soprattutto se le scelte in tema di abbandono del nucleare finiranno per “assorbire” la crescita dell’offerta conseguente allo sviluppo dell’unconventional gas), necessità investimenti (nell’attuale situazione di mercato non sempre economicamente sostenibili) in infrastrutture di trasporto e trasformazione (così da poter sfruttare vantaggi del mercato spot), criticità dell'assetto di mercato interno (non pienamente concorrenziale, con il permanere di un ruolo preponderante dell’incumbent, anche in ragione del non risolto unbundling delle reti di trasporto, che si ripercuote necessariamente sulla produzione elettrica), elevata elasticità delle centrali a ciclo combinato, tecnologia matura rispetto alla quale esistono competenze nazionali, emissioni tra le più basse tra le fonti fossili, costo di produzione dell’energia nella fascia alta tra le fonti tradizionali;     &lt;br /&gt;- carbone: assenza di rischio geopolitico relativo agli approvvigionamenti, prezzi della materia prima bassi e non legati al petrolio, limitata elasticità di utilizzo, relativa diffusione di tecnologie per l’abbattimento delle polveri in fase di escavazione, trasporto, utilizzo, emissioni di CO2 elevate in assenza di CCS (carbon capture and storage, per la quale –al di là dei costi attualmente non ipotizzabili- potrebbero sussistere anche problemi di creazione del consenso locale) e quindi in prospettiva elevata incidenza dei crediti di emissione, costo di produzione dell’energia nella fascia bassa tra le fonti tradizionali (senza crediti di emissione)&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ma quindi cosa si può dire a proposito del costo di produzione?&lt;/strong&gt;  Da quanto sopra enunciato è evidente che si stanno confrontando metodologie/impianti di produzione tra loro estremamente diversi, per quanto riguarda la struttura degli investimenti e dei costi di esercizio, nonché la dipendenza/indipendenza da fattori esogeni al di fuori del controllo degli operatori. Di qui la difficoltà di formulare comparazioni di costo significative. Solo alcune brevi considerazioni:&lt;br /&gt;- se il ruolo affidato allo Stato è solo quello di vigilare sul rispetto degli standard di sicurezza, qualità,  rispetto dell’ambiente e sull’accantonamento di risorse idonee ai processi di gestione del fine vita degli impianti e delle scorie, in un regime di mercato concorrenziale ogni discussione sulla convenienza di una fonte rispetto all’altra è priva di fondamento economico. Saranno infatti gli operatori che, sulla base dei vincoli posti dallo Stato a tutela dell’interesse comune, e delle opportunità tecnologiche, sceglieranno la configurazione di produzione maggiormente efficiente;&lt;br /&gt;- nel caso del nucleare, l’assoluta preponderanza degli aspetti finanziari fa sì che ogni incremento dei fattori di rischio (incertezza normativa, opportunismo dei decisori politici, difficoltà di creazione del consenso locale, prolungamento dei tempi di autorizzazione/costruzione, assenza di autorevolezza dell’Agenzia di Sicurezza) si tramuti immediatamente in aumento dei tassi di finanziamento, e quindi in maggior costo di produzione. In proposito, la scelta del Governo italiano di non puntare sulla costruzione di processi di coinvolgimento, quanto piuttosto su logiche autoritarie e centralistiche, già da prima della scelta di moratoria suscitava non pochi dubbi;&lt;br /&gt;- nel caso del gas, in assenza di un disaccoppiamento reale e consolidato tra prezzi del gas e prezzi del petrolio, conseguente all’ulteriore sviluppo dell’estrazione di unconventional gas (che peraltro pare non essere del tutto esente da significative problematiche ambientali), il rischio che fattori non controllabili relativi sia alle dinamiche politiche di aree particolarmente esposte che all’incremento di domanda di Paesi emergenti, possano far ritornare il prezzo del petrolio e del gas su valori difficilmente compatibili con l’attuale modello di sviluppo economico, non è affatto trascurabile; &lt;br /&gt;- non può infine essere dimenticata l’incidenza delle politiche a tutela dell’ambiente sulle scelte di produzione e sui relativi costi. Il carbone certamente non comporta rischi geopolitici, è disponibile in grandi quantità, costa poco, ma….. come si è visto presenta altri problemi (che si possono affrontare, ma che a loro volta comportano costi ulteriori e forse qualche possibile difficoltà di costruzione del consenso). In ogni caso se, come è auspicabile, proseguiranno gli sforzi comuni per diminuire le conseguenze ambientali della produzione di energia, quanto più elevato sarà il costo attribuito alle emissioni di CO2, tanto più si verrà di conseguenza a modificare la “griglia delle convenienze” degli operatori. E questo è un ulteriore elemento di incertezza.      &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Che ruolo giocano le reti di trasporto?&lt;/strong&gt;  se l’energia fosse prodotta lì dove viene utilizzata, non ci sarebbe evidentemente bisogno di reti di trasporto. Ma questo non avviene, per molte ragioni (tecniche, geografiche, storiche, legate ai processi economici e sociali di ciascun territorio). Allora lo sviluppo della rete può contribuire ad eliminare alla base eventuali rendite di posizione, mettendo in concorrenza tra loro impianti di territori diversi, mandando fuori mercato gli impianti più costosi ed obsoleti e consentendo così un costante miglioramento dell’efficienza del parco di generazione. Non diversamente nel caso del gas, là dove per esempio potrebbe essere inefficiente localizzare i rigassificatori al sud a fronte di consumi concentrati al nord (i produttori risparmiano un giorno di nave gasiera ma poi si dovrebbero raddoppiare la rete di trasporto e relativi contro flussi sud-nord). Poiché i costi  relativi alla gestione di tutto questo, in ogni caso,  li pagano due volte i consumatori, vuoi con le tariffe finalizzate allo sviluppo delle reti, vuoi con le bollette in ragione delle congestioni che si vengono a creare nelle divisioni/separazioni del mercato, è evidente l’interesse collettivo alla individuazione di un “punto di equilibrio” che minimizzi i costi sociali. Emerge quindi chiaramente che qualsiasi strategia di produzione energetica non può prescindere dall’affrontare contestualmente il nodo reti, in modo da far procedere in parallelo le due cose. &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ma è un sogno una politica energetica europea? &lt;/strong&gt; E’ davvero impossibile pensare di costruire una politica energetica  che superi il livello nazionale, per integrare i sistemi energetici continentali e per realizzare l’interconnessione dell’intero spazio mediterraneo (anche Nord Africa per intercettare gli impianti del progetto Desertec, se verrà effettivamente realizzato a costi competitivi)? Questo permetterebbe di effettuare una “divisione del lavoro” tra i vari Paesi, che valorizzi specificità, competenze, storie industriali, ad esempio concentrando l’eolico nel nord Europa, dove i venti sono forti e costanti, ed i fondali bassi per l’off-shore, utilizzando il carbone ed il nucleare tedesco, così come il nucleare francese, per fare la produzione di base (base load) per tutta l’Europa, ed i cicli combinati italiani per la modulazione dell’offerta. Quest’ipotesi, affascinante, ha però bisogno della costruzione di un sistema europeo che superi gli egoismi nazionali e la logica per cui ogni paese deve avere un suo campione nazionale, e di investimenti importantissimi nelle reti di trasmissione, nazionali e transnazionali, che superino i colli di bottiglia esistenti, che nascono dalla storia e dalle logiche nazionali, ma sono anche funzionali –dobbiamo saperlo- ad arbitraggi e rendite di posizione dei vari produttori (spesso proprio i  “campioni nazionali”)&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Per finire, quale deve essere l’assetto di mercato futuro?&lt;/strong&gt; il rilancio delle politiche di liberalizzazione può offrire più di una leva per ridurre gli oneri sui prezzi dell'energia, direttamente riconducibili alla bassa concorrenzialità del mercato. Il peso che questi oneri determinano, in misura diretta e indiretta, è equiparabile al peso degli incentivi sulle rinnovabili (oneri di dispacciamento al Sud, transito gas, ecc). La soluzione dei sussidi agli energivori è sicuramente un modo per mettere a tacere il problema, mantenendo però tutte le inefficienze e le rendite di posizione e caricando ulteriormente gli oneri impropri per le famiglie e le piccole imprese. Le soluzioni tampone (tipo inteconnector e stoccaggi virtuali o tariffe speciali) sono talmente comode per tutti coloro che “hanno voce” (grandi produttori e grandi consumatori) che si finisce per dimenticare la strada maestra, che è quella di aprire davvero il mercato, rendendolo pienamente concorrenziale, ad iniziare dalla reale terzietà delle infrastrutture di trasporto. Questi sono, in maniera schematica ma con buona approssimazione, gli elementi di valutazione di base per la costruzione di un’organica strategia energetica per l’Italia: con questi ci si deve oggi confrontare nel concreto, senza vagheggiare soluzioni futuribili o salti tecnologici al momento non ipotizzabili, senza confondere legittime aspirazioni e realtà, “sporcandosi le mani” con la miglior “quadratura” possibile tra esigenze ambientali, ricerca della competitività del sistema-paese, rischio di deindustrializzazione, individuazione del corretto modello di sviluppo. E tutto ciò richiede capacità di decisione, assunzione di responsabilità, trasparenza dei processi, costruzione della condivisione, rigore nelle scelte e nei comportamenti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* Federico Testa è docente di Economia  e gestione dell’impresa presso l’Università di Verona, parlamentare del Partito Democratico e membro della commissione attività produttive.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-6589096587627569565?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/6589096587627569565/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=6589096587627569565' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/6589096587627569565'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/6589096587627569565'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/12/federico-testa-politica-energetica-nel.html' title='Federico Testa: politica energetica nel nostro paese'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-NmA8ObJ68o8/TusJIBs8hmI/AAAAAAAADNA/AUWQEKHe6Ck/s72-c/10.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-4790587294970700420</id><published>2011-12-14T07:50:00.003+01:00</published><updated>2012-01-14T17:35:16.353+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='P.A.'/><title type='text'>Guido Papalia e Guido Melis: corruzione e criminalità</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-UyhUcbXXXik/TuhHCQGogjI/AAAAAAAADMU/vmG9l_-JPyU/s1600/2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="213" src="http://4.bp.blogspot.com/-UyhUcbXXXik/TuhHCQGogjI/AAAAAAAADMU/vmG9l_-JPyU/s320/2.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;L’incontro, organizzato dal Partito Democratico di Verona, è riuscito per la partecipazione attenta ed attiva dei cittadini veronesi. Gli argomenti molto impegnativi sono stati affrontati dai relatori con molta efficacia ed hanno suscitato l’interesse dei convenuti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ intervenuto Vincenzo D’Arienzo, segretario del PD di Verona, che ha ringraziato i partecipanti ed ha sottolineato i pericoli di infiltrazione della criminalità organizzata a Verona a causa degli investimenti, di cui è interessato il territorio scaligero. Per tale motivo ha richiesto a tutta la classe politica molta attenzione ed ha proposto un accordo con le istituzioni al fine di respingere eventuali fenomeni criminali che potrebbero manifestarsi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’incontro è stato presieduto da Franco Bonfante, vice presidente del Consiglio Regionale Veneto, il quale ha ricordato i fenomeni criminali che hanno interessato la Provincia di Verona ed il disegno di legge per disciplinare i rapporti tra la Regione e le lobby, il quale è stato sabotato dall’attuale maggioranza di centro destra in Regione. Bonfante ha informato i presenti che il gruppo regionale del PD sta preparando un disegno di legge sulla prevenzione del crimine organizzato e mafioso. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Guido Melis, deputato del Pd della commissione Giustizia ma storico di professione, ha iniziato il suo intervento con una memoria d’altri tempi. Nel 1913 – ha detto – capitò ad Attilio Brunialti, eminente consigliere di Stato e amico di Giolitti, “uno di quegli incidenti che raramente si ripetono”: “gli fu intestata una casa senza che ne fosse a conoscenza”. L’episodio – ha spiegato Melis – si inquadrava nello scandalo del Palazzo di giustizia romano (il cosiddetto “palazzaccio”) e Brunialti era accusato di aver presieduto una commissione arbitrale favorendo l’impresa che poi gli avrebbe …intestato la casa. Scoppiato il caso, il presidente del Consiglio di Stato propose a Giolitti di mettere tutto a tacere in cambio delle dimissioni del Brunialti. Ma Giolitti rifiutò. Chiese e pretese la commissione di disciplina e l’allontanamento del reo dal Consiglio di Stato. Episodio istruttivo – ha sostenuto Melis - , che denota una sensibilità della politica verso la correttezza amministrativa che in tempi più recenti si è andata molto attenuando. &lt;br /&gt;Secondo Melis al dilagare della corruzione concorrono alcuni fattori strutturali: in primo luogo la soppressione o quasi dei grandi corpi ispettivi dell’amministrazione, in grado in passato di intervenire istantaneamente senza attendere l’eventuale iniziativa di un giudice e la condanna penale; e in secondo luogo la fine dei corpi tecnici (a cominciare da quelli preposti alle opere pubbliche) che garantivano un tempo allo Stato di poter valutare minuto per munito la congruenza degli appalti e lo stato di avanzamento delle opere pubbliche. Melis ha molto insistito sul fatto che la lotta alla corruzione ha successo se si esprime con misure preventive , e non meramente repressive. Occorre innanzitutto ripristinare una opinione pubblica attenta, che davvero si indigni dinnanzi alla corruzione (il berlusconismo, in questo senso, ha fatto dei disastri, indebolendo molto queste autodifese del corpo sociale). Ma bisogna pure agire sul contesto generale nel quale la corruzione matura: la politica deve stare più distante dall’amministrazione, la pubblica amministrazione stessa dev’essere autorevole (reclutata per concorso, valutata secondo il merito), la dirigenza amministrativa deve avere una sua specifica capacità di resistere alle pressioni esterne degli interessi. Si tratta di lavorare con una legislazione adeguata ma soprattutto con una prassi costante, ricostruendo mattone dopo mattone l’edificio della credibilità dell’apparato pubblico. “La scure del magistrato è spesso indispensabile – ha concluso Melis -, ma non può sostituire il bisturi tempestivo della buona e corretta amministrazione, che interviene subito e elimina il fenomeno corruttivo al suo nascere”. &lt;br /&gt;Guido Papalia, procuratore generale della Corte di Appello di Brescia, ha dichiarato che,  come espressamente affermato in vari strumenti internazionali che sollecitano l'impegno di tutti gli Stati contro tale forma di criminalità, “la corruzione è una "piaga insidiosa" che, tra l'altro, minaccia la democrazia, cagiona gravi danni economici e aiuta lo sviluppo della criminalità organizzata.  Questa mala pianta oggi è molto diffusa nel nostro paese e alligna anche a Verona e viene percepita come una "tassa" o un "pizzo" ingiusto e insopportabile dai cittadini”.&lt;br /&gt;“Se all' epoca della c.d. "tangentopoli", ha spiegato Papalia, la corruzione era stata regolamentata e gestita direttamente dai partiti che amministravano la cosa pubblica e facevano parte con i propri rappresentanti legali dei c.d. "comitati d'affari", cittadini che imponevano le tangenti e le distribuivano tra le varie rappresentanze a seconda del peso politico di ciascun partito e, all'interno di ogni partito, a seconda del peso delle varie correnti, oggi tale attività criminale e opera di personaggi singoli che agiscono come "cani sciolti" che si fanno appoggiare da poteri occulti, preesistenti o appositamente creati (P3, P4, ecc.), e che, purtroppo, riescono ad acquisire molto potere e ad inquinare dall'interno i gangli più alti dell'apparato politico”. &lt;br /&gt;“Se è certamente importante, continua Papalia, un intervento sul versante preventivo/amministrativo, secondo le linee tracciate dall'on. Melis, è altrettanto urgente e necessaria una riforma sul versante repressivo/penale. Come già accade in molti altri paese europei e come è espressamente raccomandato da molte convenzioni internazionali, deve essere prevista la punizione anche di chi funge da intermediario facendosi dare soldi o altri utilità per influire sul comportamento di un pubblico ufficiale (c.d. traffico di influenze) e di chi vende la propria funzione venendo, iscritto al cosiddetto "libro paga", in violazione del principio costituzionale secondo cui la pubblica funzione deve essere esercitata con disciplina e onore, indipendentemente dal compimento di un determinato atto di ufficio che, spesso, è difficilmente individuabile”. &lt;br /&gt;“Altrettanto importante, conclude Guido Papalia, è una rivisitazione del reato di abuso di ufficio che consenta di intervenire più efficacemente in tutti i casi di conflitto di interessi che si verificano quando, come sempre più spesso accade, il pubblico amministratore è anche imprenditore o affarista, nonché una reintroduzione come fattispecie penale effettivamente sanzionata, del reato di falso in bilancio. Una particolare attenzione deve essere, poi, rivolta da chiunque ha responsabilità politico/amministrative ai tentativi di infiltrazione mafiosa nella gestione della cosa pubblica. Se fino a qualche anno fa l'intervento diretto della mafia nella gestione degli affari politico/amministrativi sembrava avvenire esclusivamente nelle regioni del sud dove la mafia e tradizionalmente ben radicata, oggi, come hanno dimostrato recenti indagini della magistratura sull'asse Milano Reggio Calabria, tale pericolo è presente anche in molte zone del nord Italia”.&lt;br /&gt;“L’Italia pur rimanendo la settima potenza industriale nel mondo, afferma Antonino Leone (responsabile PA del PD di Verona), presenta fattori di debolezza strutturale misurati e valutati da organismi internazionali: alto livello di corruzione,  alta opacità (bassa trasparenza), il ranking più basso per la competitività tra i paesi del G7. Inoltre,  presenta alcuni fenomeni che sembrano incontrollabili: - l’evasione fiscale con un imponibile evaso ogni anno di circa 270 miliardi  e un’imposta evasa di circa 125 miliardi; - l’economia criminale che fattura il 10% del Pil che ammonta a circa 100-135 miliardi con una imposta evasa di circa 63 miliardi”. “Fenomeni questi, continua Antonino Leone, che possono essere combattuti adeguatamente anche con uno scambio tra i cittadini e le istituzioni: - Meno privacy per i cittadini e più trasparenza per lo Stato; - Meno riservatezza da parte delle Istituzioni e più trasparenza a favore dei cittadini.  Il primo punto consente allo Stato di utilizzare l’informazione analitica attraverso l’elaborazione di dati ed informazioni per contrastare l’evasione fiscale e l’economia criminale (flussi di pagamento, dichiarazione fiscale). Il secondo consente ai cittadini di controllare in modo costante  l’operato degli amministratori e di partecipare con proposte ed interventi al fine di migliorare l’erogazione dei servizi, eliminare i costi inutili e gli sprechi che non ci possiamo più permettere (performance, indicatori) e recuperare il rapporto di fiducia con i cittadini.  Occorre riorganizzare controlli mirati ed adeguati che, basandosi  sulle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, consentano allo Stato di assumere decisioni ed intraprendere azioni efficaci e di creare capacità distintive per combattere il fenomeno della corruzione e della criminalità ed un vantaggio competitivo nei confronti della criminalità organizzata”.&lt;br /&gt;“Il Partito Democratico di Verona, conclude Antonino Leone, è impegnato a rimuovere gli ostacoli di natura culturale e creare nuove prospettive affinché la cultura della franchezza, della sincerità e della trasparenza possa affermarsi nel sistema politico e nelle enti locali della Provincia”.&lt;br /&gt;Dopo le relazioni introduttive sono stati numerosi gli interventi dei partecipanti che hanno posto dei quesiti e chiesto chiarimenti ai relatori, i quali hanno risposto con completezza e disponibilità.  Sonia Todesco, dirigente della Cgil, ha sottolineato gli ostacoli insormontabili che si incontrano nel sistema pubblico nell’affrontare il problema della corruzione in particolar modo da parte dei dirigenti  e Gabriella Dimitri, dirigente dell’Azienda Ospedaliera di Verona,  ha espresso l’urgenza di ripristinare i concorsi pubblici e la valutazione delle competenze nel processo di selezione delle risorse umane nel settore della sanità. &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-4790587294970700420?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/4790587294970700420/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=4790587294970700420' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/4790587294970700420'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/4790587294970700420'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/12/guido-papalia-e-guido-melis-corruzione.html' title='Guido Papalia e Guido Melis: corruzione e criminalità'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-UyhUcbXXXik/TuhHCQGogjI/AAAAAAAADMU/vmG9l_-JPyU/s72-c/2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-9107527154404994765</id><published>2011-12-09T15:07:00.018+01:00</published><updated>2011-12-20T18:06:21.644+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='P.A.'/><title type='text'>Intervista a Guido Melis: trasparenza, corruzione, criminalità</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-eZFHzI3x4U0/TuIexIp4fHI/AAAAAAAADMM/7_lth5wE7Wc/s1600/GUIDO_MELIS.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://3.bp.blogspot.com/-eZFHzI3x4U0/TuIexIp4fHI/AAAAAAAADMM/7_lth5wE7Wc/s320/GUIDO_MELIS.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;Guido Melis è deputato del Partito Democratico, membro della commissione giustizia, studioso e docente della Pubblica Amministrazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lunedì 12 dicembre, alle ore 18,30, insieme a Guido Papalia, procuratore generale della Corte d’Appello di Brescia, interviene all’incontro sul tema "Trasparenza, competenze e legalità per contrastare corruzione, clientelismo e criminalità”. L’incontro, presieduto da Franco Bonfante, si terrà a Verona presso la sala Liston 12, piazza Bra 12.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;E’ finita un’epoca ma rimangono gli effetti devastanti, causati da Silvio Berlusconi, dal suo gigantesco conflitto di interesse, dalle sue norme salva-corrotti, dagli atteggiamenti (parole ed opere) della sua classe dirigente. Come eliminare adesso i condizionamenti che ne derivano sulla società e intraprendere un cammino opposto, di solidarietà, trasparenza e onestà? &lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In effetti è probabilmente finito Berlusconi come leader, ma non hanno cessato di produrre i loro effetti tossici le macerie lasciate dal berlusconismo in quanto ideologia di massa. Capiremo col tempo quanto è cambiata, nell’Italia degli ultimi 20 anni, l’etica pubblica, come è stata modificata in peggio la soglia stessa della morale collettiva. Il berlusconismo, innestandosi in un’antica debolezza dell’Italia unita (poco senso dello Stato, familismo, persistenza delle reti clientelari), ha abbassato ancora di più le autodifese contro la corruzione, resi leciti comportamenti prima bene o male isolati dal giudizio dell’opinione pubblica, favorito il dilagare nel Paese non solo della grande ma anche della piccola corruzione. La stampa locale è fitta di esempi: il professore che vende gli esami magari per sesso, la segretaria di una scuola media che saccheggia la cassa scolastica credendo di farla franca, l’imprenditore che truffa il fisco e paga in nero i dipendenti, il politico locale che intasca la bustarella per il piccolo appalto, l’affittacamere che sfrutta gli immigrati, il ristoratore che offre la cena ai militi della guardia di finanza purché chiudano un occhio ... E’ un panorama desolante, ma ancora più desolante è che un tempo questi fatti generavano, venendo alla luce, la condanna della collettività, mentre oggi incontrano una specie di tolleranza, che qualche volta scade in comprensione e persino in complicità occulta. “Il mondo è dei furbi”, si dice. “Beato lui che c’è riuscito, magari potessi farlo anche io”. Nessuno pensa che ogni reato di questo tipo (perché si tratta di reati, penalmente rilevanti) danneggia in realtà la collettività stessa, e quindi grava sulle tasche di noi tutti.&lt;span id="fullpost"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come se ne esce, Lei mi domanda. Rispondo: con un’azione, necessariamente lunga e faticosa, di ripristino della moralità pubblica. Che ha due componenti: una penale (i corrotti, a tutti i livelli, devono essere colpiti; il delitto non deve pagare); la seconda culturale, di dissuasione etica: e qui c’è moltissimo da lavorare. Bisogna innanzitutto bonificare la politica, che del fenomeno costituisce il campo principale. E lo si può fare attraverso l’azione virtuosa dei gruppi dirigenti, selezionandoli democraticamente e non più cooptandoli (legge elettorale nuova, dunque), e poi dotando i partiti e le associazioni di precisi codici etici. Il Pd fu il primo partito italiano a scrivere un suo codice etico. Non sempre è stato capace di applicarlo rigorosamente. Ma la strada è quella. Si deve e si può fare di più. &lt;br /&gt;Inoltre si deve tenere il più possibile la politica lontana dagli affari: dunque incompatibilità di funzioni, rispetto delle clausole di ineleggibilità,  una legislazione seria sul conflitto di interessi, più trasparenza nel finanziamento dei partiti, verifiche vere sui bilanci dei partiti ecc. &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quali sono le cause che hanno determinato il fallimento della riforma dell’amministrazione (riforma Brunetta)?&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Potremmo chiederci anche, più in generale, come mai dopo oltre 30 anni di politiche pubbliche per la riforma amministrativa, siamo ancora quasi fermi al punto zero. Io ho seguito molto, da studioso delle istituzioni amministrative e politiche, questi tentativi di riforma. Cominciò Massimo Severo Giannini, nel 1979-80, da ministro di un governo Cossiga. Giannini era il più grande esperto del tema, non solo in Italia. Presentò un suo puntuale rapporto in Parlamento dove c’erano già tutte le linee base di una riforma efficace. Sperammo tutti che fosse arrivata la volta buona. Ma alla prima  crisetta di governo Giannini fu scaricato e sostituito da un oscuro ministro democristiano, tale Darida. La riforma Giannini fu seppellita negli archivi. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ci tentò di nuovo il primo allievo di Giannini, Sabino Cassese, nel 1993-94 (governo Ciampi). Fu molto concreto e produsse un programma molto interessante, basato sul principio che l’amministrazione  non deve funzionare per i suoi dirigenti e dipendenti ma piuttosto per i cittadini. Anche in quel caso però, con le elezioni del 1994 e la vittoria di Berlusconi, la riforma scomparve nei cassetti. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Bassanini ha avuto il merito di riprenderne il filo nel 1996-2003. Ha molto legiferato, introducendo semplificazioni e riorganizzazioni certamente utili. Riprendendo la linea del 1993 (decreto legislativo sulla contrattualizzazione del pubblico impiego) ha cercato di assimilare i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici a quelli privati, con risultati per la verità contraddittori. In generale la struttura burocratica ha resistito all’innovazione, anche se certamente l’amministrazione ha cominciato a cambiare pelle. Però il cambiamento non ha avuto un segno univoco. E’ successo un po’ quello che nella storia amministrativa italiana è una costante: quando si introduce una novità, questa non si sostituisce all’assetto precedente ma va a convivervi, se possibile complicando il modello burocratico. Dopo Bassanini il vecchio schema burocratico centralista di derivazione ottocentesca (quello delle direzioni generali, per intenderci, ereditato da Cavour) è sopravvissuto, ma convivendo con forme organizzative e contrattuali nuove. Dal che un di più di complicazione. Si aggiunga che lo spoils system, cui Bassanini aveva dato una certa attuazione, ha ricevuto coi ministri di centrodestra suoi successori una intensificazione e un accrescimento tali da privare definitivamente la dirigenza amministrativa di quel poco di autonomia dalla politica che ancora conservava. E nella prossimità troppo accentuata tra amministrazione e politica si annida sempre il germe della corruzione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La riforma Brunetta è stato un’incompiuta. Molte promesse mirabolanti all’inizio, pochi fatti, anzi quasi nessuno, alla fine. Certi suoi atteggiamenti aggressivi gli hanno reso ancora più difficile il lavoro. Perché una riforma amministrativa – ecco il punto –  non  può venire da fuori, frutto di un’élite estranea all’amministrazione ma deve coinvolgere gli oltre 3 milioni di donne e uomini che negli uffici ci vivono e ci lavorano. Deve convincerli e conquistarli. E che non è affatto detto che  non possano essere loro la punta di diamante della riforma, se ne saranno convinti. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Vede, l’amministrazione non è un optional. Non esiste Stato moderno senza un saldo apparato amministrativo. Ma come distribuire sul territorio questo apparato, a quali livelli e enti pubblici attribuirne la responsabilità, come farlo lavorare, con che metodi, obiettivi, criteri di valutazione, retribuzioni, questo è tutta materia da discutere. E’ molto importante – credo – che ciascuno faccia la sua parte. Nel mio sistema ideale politica e amministrazione collaborano. La politica stabilisce obiettivi e scenari generali, mettendo a disposizione le risorse. L’amministrazione, dotata di una sua reale autonomia e responsabilità, garantisce i risultati. Per far funzionare questo sistema ideale ci vogliono però due condizioni: una politica capace di capire i problemi dell’amministrazione (mentre spesso i ministri non sanno cosa è l’amministrazione) e una amministrazione realmente indipendente (quindi prima di tutto fuori dallo spoils system) capace di tradurre in attività amministrativa gli obiettivi della politica.  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;L’Italia, oltre alla crisi economica che speriamo possa essere superata dall’impegno del governo Monti, presenta un tasso allarmante di corruzione. Come affrontare questo problema?  &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sì, siamo al top delle classifiche mondiali dei paesi corrotti, o giù di lì. Con effetti gravissimi sulla stessa economia, perché la corruzione scoraggia gli investitori. La prima cosa da fare è eliminare quello che è l’ambiente della corruzione amministrativa, e cioè la lentezza e macchinosità delle procedure, la poca trasparenza dell’amministrazione, il dominio incontrollato delle burocrazie abituate a ragionare sulla carta. La corruzione prospera se l’azione amministrativa è lenta, farraginosa, priva di principi certi e conosciuti. Se io, funzionario, blocco tutte le pratiche poi posso dire a te, imprenditore che stai sulle spese, “se mi paghi metto la tua pratica in cima alla pila da esaminare”. Quindi dobbiamo imporre verifiche di tempi e costi, standard medi, ispezioni, monitoraggio dell’attività degli uffici, specie di quelli a contatto con i grandi interessi. La seconda cosa da fare è ripristinare le ispezioni. Questa è una lunga storia, che affonda negli anni della prima Repubblica. Noi avevamo, sia pure non tanto come la Francia, dei corpi ispettivi adeguati, capaci di  intervenire tempestivamente, prima del giudice penale e talvolta anche in sostituzione dell’inchiesta giudiziaria, al primo sentore di corruzione. Ebbene, dagli anni Settanta in poi, li abbiamo sistematicamente demoliti. Oggi li troviamo talvolta sulla carta, ma la loro composizione non è adeguata, perché i loro funzionari sono prevalentemente dei laureati in  giurisprudenza, abituati a un controllo formale sull’applicazione delle norme, mentre dovremmo dotarci di esperti  nelle materie sulle quali insiste concretamente l’attività amministrativa. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E questo è il corollario che ne deriva: ci sono troppi avvocati, nei nostri uffici pubblici, e troppo pochi ingegneri, tecnici, aziendalisti, economisti, esperti del mercato ecc. Persino le amministrazioni tecniche di una volta, come erano i lavori pubblici, sono piene di laureati in legge. Sicché se io, Stato, devo controllare un grande appalto su un’opera mi manca la competenza per poter entrare  nel merito del capitolato e mi devo affidare a una expertise esterna non sempre efficace (mentre i grandi appaltatori sono dotati del fior fiore dei tecnici del loro settore e sono in grado di darmi scacco matto).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ci vuole insomma più competenza tecnica specifica, più esperti a difesa dello Stato. E poi, naturalmente, più attenzione e coraggio nel colpire i corrotti. L’idea balzana che per allontanare un impiegato infedele dal suo posto occorra una sentenza del giudice penale, magari di terzo grado, mi pare inaccettabile. Si prenda l’amministrazione le sue responsabilità, faccia la sua brava inchiesta e poi proceda, coi mezzi  che ha, senza attendere il giudice. E i sindacati evitino di difendere (come talvolta hanno fatto) oltre la stessa decenza il dipendente infedele.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Alcuni studiosi sottolineano il rischio di penetrazione dell’economia criminale, la quale rappresenta oggi l’unica organizzazione illegale  che detiene liquidità. L’attuale Governo come può affrontare questa emergenza?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Esistono leggi, anche recenti, sul contrasto alla grande criminalità in campo economico. Vanno applicate con rigore. Ma soprattutto va perfezionata la rete degli avvisatori, cioè quell’azione – già oggi in atto – per segnalare tempestivamente la penetrazione criminale e contrastarla sul nascere. Più che leggi nuove, mi pare occorra molta buona amministrazione. E risorse adeguate. Uno dei punti critici del precedente governo è stato che, nella politica dei tagli lineari, si è lasciata la polizia senza benzina per le macchine e con organici incompleti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;La trasparenza è indicata come fattore indispensabile per contrastare le organizzazioni che basano il loro successo sulle bugie (esempio il crollo dei mercati finanziari). Quando è importante questo fattore e come può incidere sulla gestione delle organizzazioni e della pubblica amministrazione in  particolare?&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La trasparenza amministrativa è la condizione fondamentale perché i cittadini possano controllare l’amministrazione, e dunque, democraticamente, la stessa attività del governo. Dalle mie parti, in Sardegna, c’è un detto popolare che suona più o meno così: “la casa della giustizia deve essere di vetro”. Se la casa della giustizia non è di vetro, se il cittadino non vede da fuori cosa vi accade dentro, allora si sentirà lontano e magari sarà portato a cercare altrove le sue risposte alla domanda di giustizia. La stessa metafora potremmo impiegarla per l’amministrazione. Grazie specialmente all’azione di Bassanini molto si è fatto su questo terreno (il responsabile del procedimento, ad esempio, è stata una buona riforma), ma non abbastanza. Naturalmente una amministrazione più trasparente è anche più responsabile di quello che fa (quindi non può essere etero-diretta dalla politica sin nei minimi movimenti) ed è autoconsapevole del suo ruolo. &lt;br /&gt;Profitto di questa ultima battuta per introdurre un cenno alla dirigenza: noi abbiamo avuto in Italia, dal 1972 in poi quando fu istituita la dirigenza, un eccesso di dirigenti, con effetti perversi sull’esercizio stesso della funzione (come nell’esercito dei ragazzi della via Pal, un romanzo che leggevamo da ragazzini: tutti generali, un solo soldato semplice). Dobbiamo restituire alla dirigenza prestigio, autonomia dalla politica, responsabilità. Ciò vale per i ministeri ma anche per le regioni e gli enti locali in genere. Una buona dirigenza amministrativa, autonoma dalla politica, competente e preparata, capace di assumersi le sue responsabilità è la condizione fondamentale senza la quale non c’è riforma amministrativa che tenga.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-9107527154404994765?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/9107527154404994765/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=9107527154404994765' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/9107527154404994765'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/9107527154404994765'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/12/intervista-guido-melis-trasparenza.html' title='Intervista a Guido Melis: trasparenza, corruzione, criminalità'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-eZFHzI3x4U0/TuIexIp4fHI/AAAAAAAADMM/7_lth5wE7Wc/s72-c/GUIDO_MELIS.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-2051834536856784946</id><published>2011-12-06T09:29:00.008+01:00</published><updated>2012-01-14T17:34:29.583+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='P.A.'/><title type='text'>Guido Papalia e Guido Melis a Verona</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-oz3f22s5QL8/Tt3SDb3pSVI/AAAAAAAADL8/6QtDZyeSJes/s1600/Melis+Papalia+mmm.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="181" src="http://3.bp.blogspot.com/-oz3f22s5QL8/Tt3SDb3pSVI/AAAAAAAADL8/6QtDZyeSJes/s400/Melis+Papalia+mmm.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Il Partito Democratico di Verona ha organizzato un incontro sul seguente tema:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: inherit; line-height: 140%;"&gt;Trasparenza, competenze e legalità&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt; per contrastare &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;corruzione, clientelismo e criminalità&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 10pt; line-height: 140%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;L’incontro si svolgerà il giorno 12 dicembre 2011, alle ore 18,30, presso &lt;st1:personname productid="la Sala Liston" w:st="on"&gt;la Sala Liston&lt;/st1:personname&gt; 12, Piazza Bra 12 – Verona&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;L’incontro è cosi articolato:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Saluti di Vincenzo D’Arienzo, segretario PD di Verona&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Presiede l’incontro &lt;st1:personname productid="Franco Bonfante" w:st="on"&gt;Franco Bonfante, vice presidente del Consiglio Regionale Veneto&lt;/st1:personname&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Interventi di :&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;- &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Guido Melis, parlamentare PD e membro della commissione giustizia&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;- &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Guido Papalia, procuratore generale della Corte d’Appello di Brescia&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;- &lt;st1:personname productid="Antonino Leone" w:st="on"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Antonino Leone&lt;/b&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;, responsabile PA del PD di Verona&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;L’Italia oltre alla grave crisi economica, la quale si spera venga superata dall’impegno del Governo Monti dopo la pessima esperienza del Governo Berlusconi, presenta un alto tasso di corruzione.  &lt;br /&gt;La classifica dell'organizzazione Transparency International che ha presentato a Berlino il CPI 2011, corruption perception index annuale, ci pone al 69esimo posto su 182 paesi, quartultimi in Europa, davanti solo a Grecia, Romania e Bulgaria. Risultato molto negativo ed invariato rispetto all'anno scorso. Una macchia che pesa anche sull'euro, sottolinea Transparency, che ci considera accoppiati alla Grecia, in pessima posizione. E indica al tempo stesso come la corruzione stia aggravando la crisi del debito in Europa.&lt;br /&gt;L’alto tasso di corruzione indica che in Italia vi è una bassa trasparenza che non aiuta certamente gli investimenti esteri nel paese e non facilita il rapporto tra le PA ed i cittadini. &lt;br /&gt;Un fenomeno molto pericoloso è rappresentato dalla economia criminale che penetra nel sistema economico ed istituzionale e rappresenta l’unica organizzazione in questo momento di crisi a possedere notevole liquidità finanziaria.&lt;br /&gt;Per gli argomenti che verranno trattati e per la qualità dei relatori si ritiene l’incontro molto interessante ed utile per capire alcuni fenomeni negativi che esistono nel nostro paese. &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-2051834536856784946?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/2051834536856784946/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=2051834536856784946' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/2051834536856784946'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/2051834536856784946'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/12/guido-papalia-e-guido-melis-verona.html' title='Guido Papalia e Guido Melis a Verona'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-oz3f22s5QL8/Tt3SDb3pSVI/AAAAAAAADL8/6QtDZyeSJes/s72-c/Melis+Papalia+mmm.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-5416502243129594437</id><published>2011-12-03T09:14:00.001+01:00</published><updated>2011-12-03T09:15:45.754+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Pietro Ichino: Lavoro, Cgil e Pd</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-vAgJUuSmeCk/TtnaO6kD5II/AAAAAAAADLs/L4zlOJBp2Ks/s1600/Pietro.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="272" src="http://4.bp.blogspot.com/-vAgJUuSmeCk/TtnaO6kD5II/AAAAAAAADLs/L4zlOJBp2Ks/s320/Pietro.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-vAgJUuSmeCk/TtnaO6kD5II/AAAAAAAADLs/L4zlOJBp2Ks/s1600/Pietro.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;Intervista a cura di &lt;st1:personname productid="Maurizio Tortorella" w:st="on"&gt;Maurizio Tortorella&lt;/st1:personname&gt;, pubblicata da &lt;/em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Panorama&lt;em&gt; il 1° dicembre 2011&lt;/em&gt;&lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Professore, nel suo ultimo libro «Inchiesta sul lavoro» lei si sottopone alle domande di un immaginario ispettore che la interroga su una «denuncia» collettiva presentata contro di lei dall’interno del Partito democratico. È una finzione letteraria… che, a ben vedere, assomiglia molto alla realtà di questi giorni. Lei soffre, di questa sua «diversità» nel centrosinistra?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se ne soffrissi, avrei smesso di farne parte già da molto tempo. L’intellettuale, lo studioso, l’opinionista che fa politica è sempre un “diverso” rispetto al politico di professione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Perché?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Perché il politico di professione deve cercare il consenso immediato dell’opinione pubblica, mentre il compito dello studioso impegnato in politica è di guardare un po’ più lontano, cercare di costruire un ponte fra il consenso di oggi e quello di domani.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Negli ultimi tre anni, in effetti, lei ha ricevuto critiche fortissime dalla sua stessa parte politica: c’è chi le ha contestato addirittura il diritto politico di restare dentro al Pd, per le sue idee. Come risponde a questo tipo di contestazioni?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È stato così anche negli anni ’70 quando sostenevo che occorreva riconoscere e regolare il &lt;em&gt;part-time&lt;/em&gt;; o all’inizio degli anni ’80 quando sostenevo la necessità di abolire il monopolio statale dei servizi di collocamento; o quando ho scritto il libro “A che cosa serve il sindacato”, nel 2005, sostenendo che occorre consentire alla contrattazione aziendale di derogare al contratto collettivo nazionale. Su tutti questi punti, nel giro di cinque o dieci anni, la sinistra politica e sindacale ha finito col far proprie le mie idee. Oggi il pomo della discordia è il progetto &lt;em&gt;flexsecurity&lt;/em&gt;; e qui i tempi di maturazione sono stati molto più brevi: sono bastati due anni.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Sarà, ma di recente il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, ha contestato alla radice questo suo progetto di riforma del diritto del lavoro: il 28 ottobre l’ha bollato come espressione di «un’ideologia fallita» e di «miopi interessi materiali». Come ha preso quella messa all’indice?&lt;br /&gt;Ci ho ritrovato pari pari i toni dell’ispettore che conduce l’inchiesta nel mio libro. A Fassina, comunque, ho chiesto di passare dagli anatemi al merito del progetto: di dire, cioè, che cosa secondo lui è sbagliato, in concreto, e come va corretto.&lt;br /&gt;Lui sostiene che il progetto flexsecurity è appoggiato soltanto dal due per cento del Pd.&lt;br /&gt;Non mi è chiaro da dove nasca questo dato. Deve essere comunque un due per cento potentissimo, visto che è riuscito a prendersi la maggioranza dell’intero gruppo dei senatori democratici, tra i quali due vicepresidenti del Senato, poi i leader delle due grandi minoranze del partito,Walter Veltroni e Ignazio Marino, il vicepresidente del partito Ivan Scalfarotto, l’intera associazione Liberal Pd presieduta da Enzo Bianco. Quel due per cento riesce persino a infiltrarsi tra le file della maggioranza contagiandone esponenti di primo piano come Enrico Letta, Massimo D’Alema e Giuliano Amato.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quel «niet» di Fassina sembrava quasi una messa all’indice: un’iniziativa d’altri tempi. Il lessico stesso faceva pensare ad altri processi ideologici. Non si è sentito un po’ sul banco degli imputati?&lt;/strong&gt; No: ho letto piuttosto in quelle dichiarazioni la preoccupazione del responsabile dell’Economia del Pd per lo squilibrio tra l’attenzione che tutte le forze politiche, i giornali, le radio e le tv stanno dedicando al mio progetto di riforma, e il silenzio che circonda la proposta ufficiale del Pd. Il fatto è che nessuno ha davvero capito quale sia oggi questa proposta, per voltar pagina rispetto al regime attuale di apartheid fra protetti e non protetti nel mercato del lavoro.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La proposta ufficiale del Pd è di aumentare i contributi previdenziali sulle paghe dei lavoratori atipici, in modo che il lavoro precario costi di più.&lt;/strong&gt; Ma questa proposta è stata già attuata con la legge di stabilità del settembre scorso. Non credo che Fassina possa sostenere che con questo il problema sia stato definitivamente risolto.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ora Fassina è sotto scacco, per la richiesta di dimissioni presentata contro di lui da Enzo Bianco e dai «liberal» del Pd. Lei però se n’è dissociato: forse è in cerca di una tregua con l’anima più intransigente del Pd?&lt;/strong&gt; Ho criticato chi ha voluto personalizzare lo scontro nei miei confronti: ora non ho certo intenzione di fare altrettanto io verso altri. Quel che chiedo è solo che chi mi contesta legga i contenuti del mio progetto ed entri nel merito della questione: dica, cioè, dove esso va corretto e come.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Al Senato, nel marzo 2009, il suo progetto di legge per la «Flexsecurity» fu sottoscritto da più di 50 altri senatori del Pd, alcuni dei quali molto noti. Eppure lei solo si espone in questa battaglia, scomoda e pericolosa. Non le pesa, questa solitudine?&lt;/strong&gt; Non è così. Quando, il 10 novembre dell’anno scorso, Francesco Rutelli presentò al Senato una mozione che impegnava il Governo a varare una riforma del Codice del lavoro ispirata al mio disegno di legge, quasi tutto il Gruppo Pd la ha votata, insieme al Terzo Polo e a quasi tutto il Pdl. E, nonostante i malumori di qualche dirigente centrale, tutto il Pd ha votato con grande convinzione la fiducia al Governo Monti, che pone questa riforma tra le più rilevanti del suo programma, senza una parola di dissenso in proposito nel dibattito in Parlamento. E questa scelta ha fatto crescere di due punti il consenso al Pd nell’opinione pubblica. Raramente mi sono sentito in sintonia con il mio partito come in questa scelta difficile e coraggiosa. Forse a temere di restar solo oggi è qualcun altro.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La metta come vuole, ma dalla presentazione del progetto al Senato sono passati più di due anni, nei quali lei ha continuato a scrivere e a spiegare, ma il suo partito è rimasto contrario. Perché parte della sinistra, e grandissima parte della Cgil, non riescono a vedere la positività contenuta nella sua idea di riforma?&lt;/strong&gt; Questa parte della sinistra politica e sindacale che resta contraria, è bloccata dalla paura del “piano inclinato”. Dicono: “se si incomincia a modificare lo Statuto dei lavoratori si sa dove si incomincia ma non dove si va a finire. Se lo tocchiamo noi lo possono toccare anche gli altri. Meglio che non lo tocchi nessuno”. Non si rendono conto che l’argomento del “piano inclinato” è sempre stato l’argomento principe, il cavallo di battaglia di tutti i conservatorismi.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Certo, alla sua popolarità a sinistra non ha giovato la posizione che prese l’anno scorso sul piano della Fiat per Pomigliano: lei osò contraddire la Fiom, che gridava alla Costituzione violata. Dissero che era un servo di Marchionne. Nel suo libro, oggi, scrive che la Fiom “usò tecniche mediatiche della Terza Internazionale comunista”. Che fa, raddoppia? Non ha paura di nuovi ostracismi?&lt;/strong&gt; La Fiom aveva bisogno di troncare il dibattito sul merito di quel piano industriale. Per questo denunciò una “violazione della legge e della Costituzione”, che in realtà non c’erano affatto. C’era solo la violazione del tabù dell’inderogabilità del contratto collettivo nazionale. Ma che quel tabù dovesse essere abbattuto lo avevo già sostenuto e argomentato nel libro del 2005 “A che cosa serve il sindacato”. La mia presa di posizione, nella vicenda Fiat, era solo lo sviluppo coerente delle tesi sostenute in quel libro. Del resto, la stessa Cgil alla fine ha dovuto darmi ragione.&lt;br /&gt;Quando mai?&lt;br /&gt;Quando ha firmato l’accordo interconfederale del 28 giugno scorso, che sancisce appunto una ampia derogabilità del contratto nazionale da parte del contratto aziendale. La Fiom non è d’accordo; ma ora la Cgil ha accettato questo principio. E anche, sia pure in ritardo, la segreteria del Pd.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Che cosa pensa dell’uscita della Fiat di Marchionne da Confindustria?&lt;/strong&gt; Il principio del pluralismo sindacale vale sia sul versante dei lavoratori, sia su quello degli imprenditori. Non mi sembra, dunque, che si debba menare scandalo per il fatto che una grande impresa rifiuti di farsi rappresentare dalla Confindustria. E può essere utile anche ai lavoratori che modelli diversi di relazioni industriali si confrontino e competano nel nostro Paese: perché questo può porre in evidenza difetti e incrostazioni del vecchio sistema predominante, che finiscono coll’avere effetti depressivi sul trattamento degli stessi lavoratori.&lt;br /&gt;Ma Marchionne ha anche disdettato tutti gli accordi e contratti collettivi fin qui in vigore.&lt;br /&gt;Lo ha fatto per poter dare al Gruppo Fiat un suo contratto nazionale. Anche di questo non mi sembra proprio il caso di scandalizzarsi: quando i produttori di spazzole e pennelli, che danno lavoro a poche centinaia di lavoratori, hanno deciso di staccarsi dal contratto dei tessili per darsi un contratto su misura per loro, hanno ben potuto farlo, aggiungendo un contratto nazionale agli altri 400 già esistenti in Italia. Perché non potrebbe farlo anche un gruppo imprenditoriale che in Italia dà lavoro a 70.000 persone, se la maggioranza di queste è d’accordo, per allineare la loro organizzazione del lavoro a quella di altre centinaia di migliaia cui lo stesso gruppo dà lavoro in molti altri Paesi, in ogni parte del mondo?&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Perché in Italia è tanto pericoloso indicare strade di riforma nel settore del mercato del lavoro?&lt;/strong&gt; Perché la dialettica politica in Italia nella seconda metà del secolo scorso ha avuto un’evoluzione diversa, e per molti aspetti deteriore, rispetto ad altri Paesi, come la Germania o la Spagna.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quale assurda legge non scritta impedisce, soprattutto agli uomini della sinistra, di sfiorare certi fili?&lt;/strong&gt; Non è una legge. È il tasso di faziosità del sistema politico, che da noi è molto più alto che altrove. Ed è quello che induce anche gli uomini della destra ad affrontare questi temi preferibilmente in modo provocatorio, sperando sotto sotto che la reazione pavloviana della sinistra sbarri loro la strada.&lt;br /&gt;Lei ha mai avuto paura per la sua vita?&lt;br /&gt;Sì, dopo l’assassinio di Massimo D’Antona, fino a quello di Marco Biagi, quando è stato attivato per me il dispositivo di protezione. In quel periodo gli assassini erano ancora in circolazione e mi capitava di sognare l’aggressione, oppure, uscendo di casa, di pensare che quello poteva essere il luogo dove mi avrebbero trovato steso a terra, il giorno dell’attentato.&lt;br /&gt;Tempo fa alcuni dirigenti della Cgil di Ferrara hanno restituito la tessera per protestare contro la Provincia, governata dal Pd, che l’aveva invitata come relatore a un convegno sul lavoro. Queste manifestazioni d’intolleranza non rischiano di essere il viatico per altri tipi di violenza?&lt;br /&gt;Non esageriamo! È davvero sbagliato pensare che ci sia un collegamento tra questa sinistra un po’ invecchiata e il terrorismo. Del resto, non vedo segni di un ritorno di attualità della lotta politica armata.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Però lei è ancora sotto scorta, a quasi dieci anni dall’assassinio di Marco Biagi.&lt;/strong&gt; Ora che i nuovi brigatisti sono stati arrestati, ho chiesto più volte di esserne esentato, ma gli analisti della Digos ritengono ancora prudente mantenere il dispositivo&lt;br /&gt;Quanto le pesa questa condizione?&lt;br /&gt;È un sacrificio della mia libertà. Ma fa parte di un servizio civile che mi tocca: non ho diritto a sottrarmi. Ai nostri padri e nonni è stato chiesto di rischiare la vita in guerre che non valeva la pena di combattere; molto meglio rischiarla in questa battaglia per il progresso civile del Paese. E non mi considero sfortunato: dalla vita ho avuto comunque dieci volte di più di quello che riceve una persona normalmente fortunata.&lt;br /&gt;Quanto ha giocato, contro di lei, la notizia che nell’aprile 2008 Silvio Berlusconi le aveva proposto il ministero del Lavoro e, dopo il suo rifiuto, la presidenza della commissione Lavoro al Senato?&lt;br /&gt;Non credo che abbia giocato contro di me. Né nel Pd, né nel centrodestra. Forse, invece, ha giocato a favore. Perché è stata un’occasione per mostrare che non combatto la mia battaglia per ottenere poltrone o prestigio personale.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Allora nel Pd ci fu chi la sospettò di «intelligenza col nemico», e ne parla anche nel suo libro: ma l’accusa era davvero infondata?&lt;/strong&gt; No, era fondatissima. Ho sempre coltivato rapporti di dialogo intenso con le persone della parte avversa. Si impara sempre molto di più in questo modo, che parlando soltanto con chi sta dalla nostra parte.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Aveva avuto qualche contatto con Berlusconi prima di quella proposta?&lt;/strong&gt; No, non ci eravamo mai incontrati né parlati.&lt;br /&gt;Comunque, a partire dal 2008, dev’essere difficile reggere a quel tipo di accusa…&lt;br /&gt;Guardi che quell’accusa dà un’immagine caricaturale dei rapporti interni al Pd. Nella realtà tutti i dirigenti del Pd, anche quelli che non condividono le mie idee e proposte, mi rispettano e hanno con me un rapporto cordialissimo. E ogni settimana ricevo una dozzina di inviti a incontri pubblici promossi dalle federazioni o i circoli Pd di tutt’Italia.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;È peggio vivere sottoposti a quel tipo di sospetto, oppure essere additato per «nemico del popolo» e «assassino», come nel giugno 2010 gridavano dalla gabbia del tribunale di Milano gli ultimi brigatisti, dopo la condanna d’appello?&lt;/strong&gt; Forse non mi sono spiegato bene. Tutti i dirigenti del Pd, nessuno escluso, hanno solidarizzato sinceramente con me quando è accaduto quell’episodio durante il processo ai brigatisti.&lt;br /&gt;Il suo essere controcorrente dura almeno da una trentina d’anni. Lei entrò per la prima volta in Parlamento nel 1979, col Pci. Nel 1983 non fu ricandidato proprio per le sue idee, eppure restò nel partito. Perché?&lt;br /&gt;Dica pure quarant’anni: ho incominciato a lavorare nella Cgil nel 1969. Certo, nella Cgil dei Lama e dei Trentin ero già un po’ controcorrente su alcuni temi, ma in quei primi dieci anni le cose sono filate tutto sommato in modo molto liscio. Sia allora, sia dopo, quello che mi ha legato al movimento sindacale, al mondo del lavoro, sono le tantissime persone che ho conosciuto nelle assemblee di fabbrica, nei circoli, negli stand delle feste, nelle camere del lavoro. È a loro che sento di dover restituire il moltissimo che ho ricevuto in sorte, per il fatto di aver potuto studiare lungo tutta la vita. E mi sembra che il modo migliore in cui posso farlo è contribuire alla crescita di una cultura del lavoro e industriale moderna, in un Paese per questo aspetto molto arretrato.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Non ha mai lasciato nemmeno la tessera Cgil, di cui è stato dirigente sindacale fino al 1979: eppure anche la Cgil ha manifestato dissensi anche aspri nei suoi confronti. Come mai?&lt;/strong&gt; Per una ragione affettiva: è stata la mia casa negli anni forse più belli della mia vita. Poi, perché ho conservato tanti amici nella Cgil. E nella Cgil ci sono tantissime persone che la pensano come me. In realtà, la base della Cgil è molto meno diversa da quella della Cisl e della Uil di quanto non si pensi. E oggi anche la base della Cgil è schierata in larga maggioranza a sostegno del Governo Monti.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quali sono secondo lei i tre punti irrinunciabili dai quali dovrebbe partire oggi l’attività del governo Monti per riformare il mercato del lavoro?&lt;/strong&gt; Quelli che ha indicato lo stesso premier nel discorso programmatico del 17 settembre al Senato: consolidare la riforma delle relazioni industriali portata dall’accordo interconfederale del 28 giugno, con un netto spostamento del baricentro della contrattazione collettiva verso le aziende, un nuovo diritto del lavoro semplice e universale per tutti i nuovi contratti di lavoro nel segno della flexsecurity, l’eliminazione di sprechi e rendite nel settore pubblico.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Che cosa pensa di Susanna Camusso? Nel suo libro non si sbilancia sul segretario della Cgil. Ma lei invece ha molto criticato le sue idee, tacciandola di “avventurismo”.&lt;/strong&gt; Non si riferiva a me quando ha parlato di “avventurismo”. Comunque Susanna deve guidare una grande organizzazione complessa; e io ho molto rispetto per quel mestiere difficilissimo. In generale, non mi scandalizzo affatto per il fatto che i dirigenti politici e sindacali debbano prendere le distanze da quel che dico o propongo: loro devono tener conto dei problemi del consenso immediato, mentre il mio compito è capire che cosa accadrà domani. Sono due mestieri diversi, che richiedono sovente comportamenti diversi. L’importante è capire che sono entrambi indispensabili.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ma davvero il mestiere del sindacalista comporta di assumere posizioni così radicalmente conservatrici? Non pensa che la Cgil dovrebbe differenziare di più la sua linea dalla Fiom?&lt;/strong&gt; Questo lo penso anch’io da molto tempo. Ma il vero problema non è la lentezza della Cgil in questa evoluzione: il problema è il potere di veto che a questa Cgil è stato riconosciuto di fatto nel nostro sistema. Ora, finalmente, con l’accordo interconfederale del 28 giugno e la regola di democrazia sindacale che esso ha introdotto, si sono poste le basi per superare quel diritto di veto.&lt;br /&gt;Insomma, lei non ha mai avuto la tentazione di «cambiare casacca»?&lt;br /&gt;Non l’ho mai avuta, quella tentazione, perché ho sempre avuto la percezione che, sia pure un po’ in ritardo, le mie idee avrebbero finito comunque per essere metabolizzate e fatte proprie dal mio partito e dal mio sindacato. Effettivamente ho sempre avuto ragione: è sempre andata così. La buona politica è fatta di coerenza e di pazienza. Andrà così anche questa volta, con il progetto flexsecurity; e questa volta le cose stanno evolvendo più in fretta che in passato.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Che cosa pensa di Nicola Rossi, il consigliere economico di Massimo D’Alema che non trovando spazio nel Pd oggi è diventato consulente economico di Luca Cordero di Montezemolo?&lt;/strong&gt; Capisco la sua scelta. Penso, però, che le idee per le quali si batte la fondazione di Montezemolo “Italia Futura”, quelle appunto di Nicola Rossi, di Irene Tinagli, di Michele Ainis, abbiano pieno diritto di cittadinanza dentro il Pd. E, finché questo sarà possibile mi batterò perché esse diventino parte integrante e centrale nel programma stesso del Pd.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;È evidente, comunque, che lei difficilmente sarà ministro del lavoro, in un governo di destra come in uno di sinistra. Lo sa, vero?&lt;/strong&gt; Tanto lo so, che ho intitolato il primo capitolo di quest’ultimo libro “Come non diventare ministro del Lavoro e vivere felici”.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-5416502243129594437?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/5416502243129594437/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=5416502243129594437' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/5416502243129594437'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/5416502243129594437'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/12/pietro-ichino-lavoro-cgil-e-pd.html' title='Pietro Ichino: Lavoro, Cgil e Pd'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-vAgJUuSmeCk/TtnaO6kD5II/AAAAAAAADLs/L4zlOJBp2Ks/s72-c/Pietro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-4184746576125032711</id><published>2011-12-02T06:50:00.000+01:00</published><updated>2011-12-02T06:50:26.221+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Enti locali'/><title type='text'>Michele Bertucco, una candidatura forte e significativa</title><content type='html'>&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="mso-ansi-language: EN-GB;"&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/PJffyvGQcOQ" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-4184746576125032711?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/4184746576125032711/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=4184746576125032711' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/4184746576125032711'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/4184746576125032711'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/12/michele-bertucco-una-candidatura-forte.html' title='Michele Bertucco, una candidatura forte e significativa'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/PJffyvGQcOQ/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-2791406468726876975</id><published>2011-12-01T15:56:00.001+01:00</published><updated>2011-12-01T15:57:21.173+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Enti locali'/><title type='text'>Isola della Scala: opacità alta su Ospedale e Bilanci dell’Ente Fiera</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-ij_v53j9DXw/TteVfxpTYWI/AAAAAAAADLk/UbHgRS9Ip7k/s1600/Chiara.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-ij_v53j9DXw/TteVfxpTYWI/AAAAAAAADLk/UbHgRS9Ip7k/s320/Chiara.JPG" width="241" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;A Isola della Scala stiamo assistendo a al lento, silenzioso, progressivo svuotamento dell’Ospedale: si parla già di chiusura &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;entro dicembre 2011 di molti reparti che verranno &lt;/b&gt;trasferiti a Villafranca o Bussolengo, e di conseguenza&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;anche il pronto Soccorso è destinato a chiudere. &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Anche il servizio prelievi del laboratorio analisi è spesso chiuso senza preavviso e al distretto &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;la disponibilità degli specialisti è sempre più ridotta. &lt;s&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/s&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Cosa sta succedendo? Possibile che chiudano l’Ospedale e il distretto senza che i cittadini vengano avvisati? E il personale che lavora lì senza risparmiarsi nell’illusione di sopperire alle carenze della struttura, non ha forse diritto di sapere cosa lo aspetta? Ci troveremo da un giorno all’altro con un cartello con scritto “CHIUSO“ davanti al Pronto Soccorso? &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Non possiamo certo dire che siamo sorpresi , perché da anni viviamo con la minaccia di chiusura: siamo consapevoli&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;che non si può tenere aperto un buon ospedale per acuti in ogni paese &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;e che la politica sanitaria veneta prevede tagli al pubblico e finanziamenti ai privati. &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Ma per anni &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;siamo stati illusi dalla &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;possibilità di concessioni straordinarie a Isola, conquistate grazie a politici locali che ancora oggi si pongono in competizione con gli ospedali dei comuni vicini invece che lavorare a un progetto innovativo di sanità sul territorio. Però Il risultato è che adesso viene confermato il potenziamento dell’ospedale di Villafranca. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Credo sia normale che i cittadini abbiano fiducia nei politici che hanno eletto: quello che non si può accettare è  l’utilizzo dei bisogni della gente per fini elettoralistici e  la mancanza di trasparenza. &lt;br /&gt;Perché i nostri amministratori non ci hanno mai spiegato quale fosse la reale prospettiva della sanità del nostro territorio? Perché il sindaco -che è il responsabile della salute pubblica - non vuole convocare una bella assemblea pubblica in cui ci dice quello che sta succedendo e chiede agli isolani di cosa hanno bisogno? Probabilmente avrebbe delle sorprese, perché la gente ha buon senso e al sistema sanitario non chiede l’impossibile, ma di essere curata quando perde la salute.&lt;br /&gt;Il sindaco Miozzi non ha parlato del futuro dell’ospedale e del distretto né in consiglio comunale, né con i capogruppo, né con i cittadini. Perché non vuole far partecipare la popolazione alle soluzioni da proporre? &lt;br /&gt;Sono tante le cose che a Isola non si devono sapere: noi del gruppo consiliare Isola Nostra Bene Comune assieme al gruppo  Isola5 Stelle  abbiamo presentato - con garbo - molte proposte al fine di promuovere la trasparenza e la partecipazione, perché ci fidiamo della gente, e crediamo che queste siano condizioni fondamentali per il nuovo patto sociale tra cittadini e il Comune. Le nostre proposte sono tutte inascoltate. &lt;br /&gt;Abbiamo chiesto di poter riprendere il Consiglio Comunale con web-cam in modo che anche da casa si possa seguire il Consiglio Comunale,  ma sembra che questo necessiti di un regolamento ad hoc anche se le riunioni sono pubbliche. Non è mai stata convocata la conferenza dei capogruppo e nemmeno  3 delle4 commissioni consiliari. Da giugno non  vengono  fatti i bandi per la selezione dei candidati non politici da nominare negli enti comunali. Abbiamo chiesto che venga fatta una assemblea sulla sanità e l’ospedale ma anche questa si farà quando le decisioni saranno già prese. &lt;br /&gt;Ma oltre all’Ospedale c’è un altro grande mistero:  l’&lt;strong&gt;Ente Fiera  Isola della Scala srl&lt;/strong&gt;. Abbiamo chiesto di vedere il regolamento di utilizzo del Palariso  da parte  di cittadini e associazioni,  ma sembra che questo ancora non sia stato approvato  nonostante venga concesso a partiti e associazioni non isolane. Il nostro Comune ha concesso per 25 anni tutta l’area fieristica e il Palariso all’Ente Fiera e ancora non c’è un regolamento per l’utilizzo!  Abbiamo chiesto di sapere quando sarà pronto il parco del Tartaro e quando il Palariso potrà ospitare concerti, fiere e spettacoli, ma anche questo non si sa. Abbiamo chiesto 2 volte che vengano pubblicati sul sito dell’Ente Fiera i regolamenti e i BILANCI a norma di legge, ma anche questo non è stato fatto. L’Ente Fiera gestisce entrate per  più di 3 milioni di euro senza dare nemmeno un euro al nostro Comune,  e i Bilanci non sono pubblicati sul sito come dovrebbe a norma di legge!  Come possiamo accettare di non sapere?  &lt;br /&gt;Anche quest’anno forse assieme agli auguri di Natale riceveremo un giornalino patinato con l’elenco delle cose fatte dall’amministrazione: ma  questa non è informazione, è propaganda. Noi invece vogliamo conoscere, perché “quello che non conosciamo non ci appartiene”.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Chiara Chiappa&lt;/strong&gt; Capogruppo consiliare Isola Nostra bene Comune&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si informa che martedì 6 dicembre, alle ore 20,30, presso la sala Civica in via Cavour, si terrà un’assemblea pubblica sull’Ospedale di Isola della Scala, organizzata dal gruppo consiliare Isola nostra il bene comune e dal circolo PD &lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-2791406468726876975?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/2791406468726876975/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=2791406468726876975' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/2791406468726876975'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/2791406468726876975'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/12/isola-della-scala-opacita-alta-su.html' title='Isola della Scala: opacità alta su Ospedale e Bilanci dell’Ente Fiera'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-ij_v53j9DXw/TteVfxpTYWI/AAAAAAAADLk/UbHgRS9Ip7k/s72-c/Chiara.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-3730671347597413134</id><published>2011-11-30T17:08:00.004+01:00</published><updated>2011-12-03T08:15:59.359+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='P.A.'/><title type='text'>Filippo Patroni Griffi e Michel Martone nel Governo Monti</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-mYSqfKffCQ0/TtZU0rRJAyI/AAAAAAAADLc/MUWbevr5cIg/s1600/governo.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="239" src="http://2.bp.blogspot.com/-mYSqfKffCQ0/TtZU0rRJAyI/AAAAAAAADLc/MUWbevr5cIg/s320/governo.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;Ieri i giornali hanno presentano il nuovo ministro alla Funzione Pubblica ed i sottosegretari del Governo Monti: biografie, meriti, incarichi. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si è posta l’attenzione su eventuali conflitti di interesse, dimenticando che nel Governo precedente il premier Berlusconi è stata la persona che più di tutti dall’unità d’Italia in poi ha rappresentato il conflitto di interessi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per superare le polemiche sulla nomina dei sottosegretari Monti ha dichiarato che “la squadra è snella e forte”, ha respinto le critiche più dure “attenzione a parlare di conflitto di interessi, saremo di un’assoluta trasparenza” e rivolto ai partiti ha affermato: “Li aiuteremo a ritrovare un clima di riconciliazione con l’opinione pubblica”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Vi sono alcuni avvenimenti che occorre ricordare per amore di trasparenza che riguardano Filippo Patroni Griffi, ministro della Funzione Pubblica, e Michel Martone, sottosegretario al Welfare.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Per il Ministro alla Funzione pubblica Pubblica, Filippo Patroni Griffi, è stata approvata una norma, contenuta nel decreto milleproroghe  dell’anno scorso, su misura per lui.  La disposizione consente ai membri della Civit che sono dipendenti pubblici di restare in ruolo e svolgere contemporaneamente le due funzioni con due stipendi. Si ricorda che Filippo Patroni Griffi è membro della Civit. &lt;br /&gt;Per approfondire l’argomento vedi il seguente post:  &lt;a href="http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/03/milleproroghe-favore-di-filippo-patroni.html"&gt;Milleproroghe a favore di Filippo Patroni Griffi&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Inoltre, sono state presentate delle interrogazioni su alcune consulenze che la Civit ha deliberato.  &lt;br /&gt;Vedi i seguenti articoli: &lt;br /&gt;- &lt;a href="http://cambiamentoorg.blogspot.com/2010/11/pietro-ichino-sulle-consulenze-della.html"&gt;Pietro Ichino sulle consulenze della CiVIT&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- &lt;a href="http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/02/civit-sotto-i-riflettori-interrogazione.html"&gt;CiVIT sotto i riflettori. Interrogazione di Vassallo e Bressa&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Occorre ricordare che un anno fa il sottosegretario Michel Martone ha ricevuto una consulenza dall’allora Ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, che al senatore Pietro Ichino sembrava inopportuna in quanto il padre era stato designato Presidente della Civit.&lt;br /&gt;A tal proposito vedi l’articolo: &lt;br /&gt;&lt;a href="http://cambiamentoorg.blogspot.com/2010/11/brunetta-e-martone-piegano.html"&gt;Brunetta e Martone piegano l’indipendenza della CiVIT&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;“Michel Martone, afferma il senatore del Pd Pietro Ichino esprimendo il suo giudizio sul neosottosegretario al Welfare, ha certamente la competenza giuslavoristica di cui il ministero del welfare ha bisogno per portare a compimento l'ambiziosa riforma di diritto del lavoro che Mario Monti ha indicato come capitolo di primaria importanza del suo programma di Governo”. &lt;br /&gt;La polemica dell'anno scorso, precisa il senatore, ''riguardava più il ministro e il Presidente della Civit che Michel Martone, la cui competenza giuslavoristica non era e non è in discussione''. Anzi, aggiunge Ichino, lui ''è più in sintonia con il disegno di riforma organica per il quale ci siamo impegnati nei confronti dell'Europa''.&lt;br /&gt;E’ importante che il Governo Monti pratichi la trasparenza e la politica della franchezza in quanto occorre recuperare un rapporto di fiducia tra le istituzioni ed i cittadini e tra le forze politiche in un momento in cui occorre affrontare la grave crisi economica che incombe sul paese.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.pietroichino.it/?p=18326"&gt;Intervista a Pietro Ichino&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-3730671347597413134?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/3730671347597413134/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=3730671347597413134' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/3730671347597413134'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/3730671347597413134'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/11/filippo-patroni-griffi-e-michel-martone.html' title='Filippo Patroni Griffi e Michel Martone nel Governo Monti'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-mYSqfKffCQ0/TtZU0rRJAyI/AAAAAAAADLc/MUWbevr5cIg/s72-c/governo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-8739823498954919908</id><published>2011-11-29T16:34:00.003+01:00</published><updated>2011-11-30T07:38:35.985+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Enti locali'/><title type='text'>Franco Bonfante sostiene Michele Bertucco</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-M8ri2Vwmwn8/TtT7ZI4oNjI/AAAAAAAADLU/KUDeZ55SSLQ/s1600/007.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://4.bp.blogspot.com/-M8ri2Vwmwn8/TtT7ZI4oNjI/AAAAAAAADLU/KUDeZ55SSLQ/s320/007.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;Conosco Michele da molti anni e lo appoggio con convinzione perché&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;È &lt;strong&gt;competente&lt;/strong&gt; – conosce Verona, i suoi problemi ed i suoi punti di forza, è abituato a studiare, ad approfondire prima di parlare e, dopo aver parlato, a &lt;strong&gt;lavorare tanto&lt;/strong&gt; e con continuità per conseguire gli obiettivi dichiarati&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;È &lt;strong&gt;generoso&lt;/strong&gt;, non solo nel senso di spendere molto del suo tempo per una causa in cui crede, ma anche nel trasferire agli altri le informazioni e le conoscenze di anni del suo impegno e della sua esperienza; il che fa capire che è &lt;strong&gt;uomo di squadra&lt;/strong&gt;, perché crede nel lavoro collegiale, nella  ripartizione dei compiti, in una leadership condivisa; non è un caso che quasi tutti  i partiti di centrosinistra lo appoggino, anzi è questo un merito grande, di &lt;strong&gt;una &lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;persona che unisce&lt;/strong&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost" style="color: black;"&gt;È &lt;strong&gt;umile&lt;/strong&gt;: non si atteggia a “sapientone”, non è mai arrogante, è sempre disponibile a rivedere le proprie posizioni se le ragioni altrui sono convincenti&lt;br /&gt;È &lt;strong&gt;concreto&lt;/strong&gt;: va al sodo delle questioni, analizzandole nei dettagli e sotto i diversi aspetti per poi scegliere e decidere la soluzione migliore&lt;br /&gt;Ha &lt;strong&gt;valori forti&lt;/strong&gt;: è sì disponibile a discutere di tutto e ad accettare compromessi, ma non rinuncia mai agli ideali a cui è legato; questo lo fa essere &lt;strong&gt;autonomo e indipendente, cioè libero&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;È &lt;strong&gt;rigoroso&lt;/strong&gt;: rispetta le leggi e le regole, anche quelle che non condivide, è attento agli aspetti etici …. Conduce una vita semplice, che gli permetterà di poter essere autorevole quando dovrà eliminare gli sprechi&lt;br /&gt;È &lt;strong&gt;coerente&lt;/strong&gt;: si batte con tenacia per le cose in cui crede, inserendole sempre in un contesto più ampio del problema in discussione, cosicchè le scelte rientrano sempre in una strategia complessiva che ne evidenzia appunto la coerenza.&lt;br /&gt;Sarà un gran bravo Sindaco e aiuterà il centrosinistra veronese a crescere, con pazienza, serietà, lavoro.&lt;br /&gt;Franco Bonfante&lt;br /&gt;consigliere regionale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;a href="http://www.pdverona.it/wp-content/uploads/2011/10/PRIMARIE-seggi-elezioni-primarie-4-dicembre-201121.xls"&gt;Elenco dei seggi per le primarie&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-8739823498954919908?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/8739823498954919908/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=8739823498954919908' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/8739823498954919908'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/8739823498954919908'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/11/franco-bonfante-sostiene-michele.html' title='Franco Bonfante sostiene Michele Bertucco'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-M8ri2Vwmwn8/TtT7ZI4oNjI/AAAAAAAADLU/KUDeZ55SSLQ/s72-c/007.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-7896723561357993918</id><published>2011-11-27T07:51:00.004+01:00</published><updated>2011-11-27T08:12:28.156+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Pietro Ichino non si lascia intimorire</title><content type='html'>&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/4-AfDFDT7Qs" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pietro Ichino non si lascia intimorire dalle minacce di morte dei terroristi e dagli attacchi personali ed offensivi di Stefano Fassina e continua il suo impegno a favore della riforma del mercato del lavoro, della contrattazione aziendale e dei lavoratori precari. Gli attacchi personali sono peggiori delle minacce di morte perchè mirano ad isolare Pietro Ichino dal contesto politico e sociale.&lt;span id="fullpost"&gt; &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-7896723561357993918?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/7896723561357993918/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=7896723561357993918' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/7896723561357993918'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/7896723561357993918'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/11/pietro-ichino-non-si-lascia-intimorire.html' title='Pietro Ichino non si lascia intimorire'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/4-AfDFDT7Qs/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-7826066806924047736</id><published>2011-11-25T16:50:00.002+01:00</published><updated>2011-11-25T16:52:20.568+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritti'/><title type='text'>Meno male che Giorgio c'è !</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-dMDo-r7-Va0/Ts-5B9nB-sI/AAAAAAAADLM/Wtrm2LbfGTI/s1600/bambini_stranieri.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="222" src="http://4.bp.blogspot.com/-dMDo-r7-Va0/Ts-5B9nB-sI/AAAAAAAADLM/Wtrm2LbfGTI/s320/bambini_stranieri.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Articolo di Paola Lorenzetti&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ricordo come fosse ieri, e son più di trent'anni, le mie prime supplenze alla scuola primaria, in un quartiere che adesso diremmo “di frontiera”: vi si erano radunate tante famiglie con i problemi più svariati, e i loro figli riflettevano nella realtà della classe situazioni a volte molto gravose, storie di disagio, difficoltà sociali. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Più o meno negli anni '80, cominciarono i primi massicci flussi migratori in zona. Le scuole, poco preparate all'evento, si attrezzavano come potevano per riuscire a rispondere alla nuova richiesta educativa. I mezzi allora erano pochi, c'era una forte sensazione di inadeguatezza, ma anche tanto entusiasmo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nella mia scuola decidemmo di fare dei corsi di italiano per i nuovi arrivati, e me ne occupai anche io. Ogni mattina la mia prima ora di scuola era dedicata ad un gruppetto di bambini, per lo più provenienti dal centro Africa, che un po' alla volta impararono l'italiano necessario per comunicare con i compagni e poter partecipare in modo attivo alla vita di classe. In particolare ricordo Eric e Kofi (Nato di venerdì), due fratellini vivaci come il pepe e con una voglia di imparare incontenibile. Erano bravissimi e vederli acquisire così in fretta l'italiano era una soddisfazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Arrivò l'ultima lezione; ero sulla porta della classe che li aspettavo e li vidi arrivare insieme. Kofi aveva un grosso sacchetto in mano, me lo porse dicendomi che lo aveva fatto sua madre per me. Sbirciai dentro: era PANE !  Lo guardai forse in modo interrogativo, perchè Eric mi spiegò: “Senza pane muori!”. Era una famiglia molto povera, e la mamma aveva fatto il pane per me, per ringraziarmi dell'aiuto dato ai figli. E' stato uno dei regali più belli che ho ricevuto in vita mia, senza dubbio uno dei più significativi.&lt;br /&gt;Mi chiedo spesso, dopo tutti questi anni, che fine abbiano fatto i fratellini, se siano riusciti a trovare il loro posto nella nostra società o abbiano dovuto tornare a casa, come han fatto tanti, perchè non sono stati accolti nel nostro mondo.  &lt;br /&gt;Piano piano, le scuole si sono adeguate alle nuove esigenze, le insegnanti si sono aggiornate, sono nati centri di documentazione, si sono formati i mediatori; per una ventina di anni c'è stato un grande fermento di iniziative interculturali, tese ad accorciare le distanze interpersonali. &lt;br /&gt;Ora questo clima è cambiato, perchè un movimento come la Lega ha fatto leva sulla profonda paura del diverso nascosta nei cuori delle persone per farsi strada politicamente, incurante dei bisogni degli immigrati e dei benefici che essi hanno portato  al nostro vecchio Paese, in termini di lavoro, natalità e cultura. Sventolando pericoli più o meno reali, la Lega ha rafforzato un sentimento di razzismo a volte strisciante, a volte sbandierato (ricordiamo Rosarno, o l'operazione White Christmas; i pasti scolastici negati ai bambini che non avevano soldi per pagarli), ma sempre meschino, irrazionale e ingiustificato.&lt;br /&gt;L'Italia non può chiudersi agli altri; il nostro futuro  può stare solo nell'accoglienza e nella convivenza pacifica dei popoli. Per questo è importante che i bambini nati in Italia abbiano subito la cittadinanza italiana: per sentire che non si è estranei male accolti, che si è cittadini con gli stessi diritti e doveri di tutti gli altri, che qui si possono affondare le proprie radici, che i propri sacrifici contribuiscono al benessere comune.&lt;br /&gt;E' stato tanto grande e saggio il presidente Napolitano ad affermare questo diritto alla cittadinanza, quanto sono stati meschini coloro che gli hanno risposto in modo scomposto e razzista. La statura morale del presidente spicca sullo sfondo squallido di tante enunciazioni di principio trite, ritrite e ammuffite.&lt;br /&gt;Abbiamo alla guida una persona speciale, per fortuna, che ha saputo indicarci la strada giusta come un faro in tante situazioni difficili. Seguiamo anche questa volta le sue sollecitazioni !&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-7826066806924047736?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/7826066806924047736/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=7826066806924047736' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/7826066806924047736'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/7826066806924047736'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/11/meno-male-che-giorgio-ce.html' title='Meno male che Giorgio c&apos;è !'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-dMDo-r7-Va0/Ts-5B9nB-sI/AAAAAAAADLM/Wtrm2LbfGTI/s72-c/bambini_stranieri.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-5627645932608310478</id><published>2011-11-24T17:36:00.000+01:00</published><updated>2011-11-24T17:36:37.044+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><title type='text'>Pensare agli altri</title><content type='html'>&lt;div style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-mW3rvl_g0fA/Ts5yMMoWvrI/AAAAAAAADLE/Whj8bD52roU/s1600/tinagli_grande2140_img.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-mW3rvl_g0fA/Ts5yMMoWvrI/AAAAAAAADLE/Whj8bD52roU/s1600/tinagli_grande2140_img.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-mW3rvl_g0fA/Ts5yMMoWvrI/AAAAAAAADLE/Whj8bD52roU/s1600/tinagli_grande2140_img.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Articolo di Irene Tinagli pubblicato su La Stampa, il giorno 23 novembre 2011&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel momento in cui molti sono in tensione, aspettando di vedere se e quanto le prossime manovre toccheranno stipendi, case o pensioni, il Presidente Napolitano ci stimola ad alzare lo sguardo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ci invita, finalmente, a pensare anche agli «altri». Alle minoranze religiose, culturali, e, in particolare, a tutti quei bambini nati in Italia da stranieri che l’Italia si ostina a non voler considerare suoi cittadini. E così facendo Napolitano ci fa riflettere su cosa significa essere comunità inclusiva, che accoglie, che cresce senza discriminazioni e senza chiusure. Una riflessione importante non solo per il suo lato profondamente umano e valoriale, ma anche per il suo aspetto sociale ed economico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da sempre chiusura e protezionismo, tanto nelle società quanto in economia, portano isolamento e regressione. L’apertura non solo porta al proprio interno &lt;st1:personname productid="nuove energie" w:st="on"&gt;nuove energie&lt;/st1:personname&gt;, nuove idee e più dinamismo, ma proietta all’esterno l’immagine di una comunità forte, attrattiva, che non teme il confronto e le influenze esterne, ma che le integra e si alimenta di esse. E’ stata questa, per esempio, la grandissima forza degli Stati Uniti nei due secoli passati. Un Paese che ha accolto milioni di immigrati, spesso senza che nemmeno conoscessero la lingua inglese. E questo contributo ha reso gli Stati Uniti non solo un’economia più forte, ma un riferimento per milioni di persone nel resto del mondo. E oggi, anche se molti dei vecchi immigrati parlano ancora i loro dialetti di origine, l’inglese è diventato la lingua passepartout di tutto il mondo. Una sorta di divertente contrappasso, non avvenuto per caso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Ma per capire il valore che gli immigrati possono portare in una società non c’è bisogno di guardare alla storia e al passato degli Stati Uniti: basta aprire gli occhi e saper vedere l’Italia di oggi. Gli immigrati rappresentano ormai una componente fondamentale della nostra economia e della nostra società, molti settori crollerebbero senza di loro. Come ci dicono i dati dell’Istituto Tagliacarne, che assieme a Unioncamere monitora il contributo degli stranieri alla nostra economia, ci sono settori, come quello delle costruzioni, in cui addirittura un quarto del valore aggiunto prodotto è dovuto agli stranieri. Sempre secondo le stime del Tagliacarne, il contributo complessivo degli stranieri al valore aggiunto prodotto in Italia è stato, nel 2009, di oltre 165 miliardi di euro, il 12,1% del totale.&lt;br /&gt;Non solo, ma attraverso il loro lavoro gli immigrati contribuiscono anche ai nostri servizi e alle nostre pensioni. Pochi sanno che i contributi versati dagli immigrati all’Inps ammontano a sette miliardi e mezzo di euro, ovvero il 4% di tutte le entrate dell’Inps, una cifra altissima soprattutto se si considera che sono pochissimi gli immigrati che, invece, beneficiano di pensione dallo Stato italiano. E sono pochi non solo perché molti devono ancora maturarla, ma perché sono tanti quelli che dopo alcuni anni tornano poi nel loro Paese di origine lasciandoci in dote i loro contributi. Questo significa, come ben documenta l’ultimo libro di Walter Passerini e Ignazio Marino («Senza Pensioni», Chiarelettere), che gli immigrati stanno supportando in modo sostanzioso anche il nostro sistema di welfare sociale oltre che economico. E possiamo immaginare quanto maggiore potrebbe essere tale contributo se riuscissimo finalmente ad affrontare questo tema con meno foga ideologica e meno paure, aiutando molti stranieri ad integrarsi, cominciando dal rendere i loro figli, che di fatto sono italiani, cittadini a tutti gli effetti.&lt;br /&gt;Le conseguenze di un’apertura di questo genere sarebbero molto importanti, e non solo in termini economici. Pensiamo a cosa possa significare per una famiglia, e soprattutto per dei bambini e dei giovani, sentirsi parte integrante della società in cui vivono e lavorano, sentirsi portatori degli stessi diritti e doveri di chi gli sta intorno. L’emarginazione genera rancore, odio, rende inevitabilmente arrabbiati contro chi ti esclude. L’integrazione, quella piena e sincera, dà e genera fiducia, coesione, identità collettiva. E questo aiuta a prevenire malesseri sociali, conflitti, criminalità. E aiuta a fare fronte comune contro i problemi e le crisi, in nome di un Paese che non è soltanto di quelli che in qualche modo se lo sentono nel sangue, ma di tutti quelli che lo hanno scelto con passione, determinazione e amore.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-5627645932608310478?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/5627645932608310478/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=5627645932608310478' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/5627645932608310478'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/5627645932608310478'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/11/pensare-agli-altri.html' title='Pensare agli altri'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-mW3rvl_g0fA/Ts5yMMoWvrI/AAAAAAAADLE/Whj8bD52roU/s72-c/tinagli_grande2140_img.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-3761076546616854250</id><published>2011-11-22T19:10:00.003+01:00</published><updated>2011-11-22T19:18:40.699+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Enti locali'/><title type='text'>Stefania Bozzi sostiene Michele Bertucco</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-X_IoXdcc2XM/TsvlbrwkwSI/AAAAAAAADK8/Bl3WbGNrXos/s1600/Stefania.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-X_IoXdcc2XM/TsvlbrwkwSI/AAAAAAAADK8/Bl3WbGNrXos/s320/Stefania.jpg" width="224" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-X_IoXdcc2XM/TsvlbrwkwSI/AAAAAAAADK8/Bl3WbGNrXos/s1600/Stefania.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;/a&gt;Non conoscevo &lt;strong&gt;Michele Bertucco&lt;/strong&gt; di persona, ma solo come esponente di spicco del mondo ambientalista veronese. Quando le diverse possibilità per giungere a una candidatura unitaria a candidato Sindaco all'interno del mio partito, il Partito Democratico, sono andate a convergere sulla sua figura, mi sono riproposta di conoscerlo al più presto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La politica, come la vita, è fatta di relazioni e incontri, di scambi e conoscenze reciproche, di arricchimento nel confronto delle idee e delle diverse convinzioni .&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma vi sono caratteristiche personali in una persona che la rendono, in termini aziendali, "fit" - &lt;strong&gt;adatta&lt;/strong&gt; - a ricoprire &lt;strong&gt;ruoli di leadership e istituzionali &lt;/strong&gt;come quello della carica di Sindaco di una città.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Queste caratteristiche sono la&lt;strong&gt; pacatezza &lt;/strong&gt;e la &lt;strong&gt;moderazione&lt;/strong&gt;, insieme alla &lt;strong&gt;determinazione,&lt;/strong&gt; la forza di carattere e l'attitudine al lavoro di squadra. Se queste caratteristiche si legano alla&lt;strong&gt; competenza &lt;/strong&gt;e alla padronanza delle tematiche complesse che una città come Verona pone, ecco che il candidato a governare la città di Verona ha tutte le caratteristiche necessarie.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Mi pare che Michele Bertucco rivesta questo binomio vincente - carattere e competenza - per essere il miglior candidato a vincere le primarie del centro-sinistra.&lt;br /&gt;E' finito il tempo dei Superman, degli urlatori, di chi proclama e vende fumo, di chi sforna slogan a effetto per semplificare il complesso. Basta. Penso a Giuliano Pisapia a Milano e al nostro Premier, Mario Monti.&lt;br /&gt;Vorrei poter dire basta anche pensando a noi, a chi governerà Verona dal 2012.&lt;br /&gt;Io che mi occupo di &lt;strong&gt;tematiche femminili&lt;/strong&gt;, di parità di genere, di diritti delle donne, ho trovato in Michele Bertucco il migliore degli interlocutori, che riassume nella sua persona e nella sua storia il superamento degli stereotipi e delle banalità sull'argomento, dell'abbandono delle frasi ad effetto in tema di rappresentanza. Cinquanta per cento di donne in Giunta? "Diamo loro gli &lt;strong&gt;Assessorati di peso&lt;/strong&gt;, come ha fatto Mario Monti". " &lt;strong&gt;Più donne nei Consigli di Amministrazione&lt;/strong&gt; nelle Aziende Partecipate, secondo gli indirizzi della legge di recente approvazione in Parlamento in merito alle aziende quotate in Borsa." "I&lt;strong&gt; temi della conciliazione&lt;/strong&gt; tra vita e lavoro delle donne sono centrali per lo sviluppo di una nuova Verona" - questo è ciò che afferma Bertucco.&lt;br /&gt;Le donne hanno un indiscutibile peso elettorale, numerico e valoriale. Non hanno neppure più voglia di sottolineare competenze e valore, tanto sono evidenti, nei risultati scolastici e nelle professioni. I partiti che sostengono Bertucco hanno per statuto l'obbligo del 50% di donne in lista. Ma non è questo il punto. C'è ancora molto da fare e da pretendere, dentro e fuori i partiti.&lt;br /&gt;Il 25 novembre è la data che ricorda la violenza contro le donne. Ancora violenza, brutale o sottile, nelle forme più subdole. Il problema rimane atavico e radicato, non di facile soluzione ma innegabile.Che vi sia una data che commemora le vittime della violenza dà la misura della arretratezza culturale dello stesso mondo occidentale, sul tema. Importante è non rimuovere o eludere le realtà scomode. Qual è la connessione con le prossime primarie del 4 dicembre a Verona? &lt;br /&gt;Michele Bertucco, pur avendo il rammarico della mancata candidatura femminile a Sindaco di Verona, mi pare, tra le diverse candidature, quella che &lt;strong&gt;dà maggiori garanzie in termini di approccio al valore dei due generi come unica strada per una democrazia compiuta&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Assicurare maggiore presenza di competenze femminili nei luoghi delle decisioni, della politica e dell'amministrazione, è un primo passo. Michele Bertucco ha promesso di farne un suo proprio impegno.&lt;br /&gt;Se non ora, quando?&lt;br /&gt;Stefania Bozzi&lt;br /&gt;Portavoce Conferenza Provinciale Donne Democratiche di Verona&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-3761076546616854250?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/3761076546616854250/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=3761076546616854250' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/3761076546616854250'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/3761076546616854250'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/11/stefania-bozzi-sostiene-michele.html' title='Stefania Bozzi sostiene Michele Bertucco'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-X_IoXdcc2XM/TsvlbrwkwSI/AAAAAAAADK8/Bl3WbGNrXos/s72-c/Stefania.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-6691709113189899770</id><published>2011-11-22T15:58:00.001+01:00</published><updated>2011-11-22T15:58:55.965+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Enti locali'/><title type='text'>Diego De Carlo sostiene Michele Bertucco</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-DqtZbWOA3pc/Tsu4bYiv20I/AAAAAAAADKs/1_vvWCthkQo/s1600/Diego+De+Carlo.bmp" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="249" src="http://4.bp.blogspot.com/-DqtZbWOA3pc/Tsu4bYiv20I/AAAAAAAADKs/1_vvWCthkQo/s320/Diego+De+Carlo.bmp" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-DqtZbWOA3pc/Tsu4bYiv20I/AAAAAAAADKs/1_vvWCthkQo/s1600/Diego+De+Carlo.bmp" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;/a&gt;Il Paese attraversa un momento di difficile rapporto tra cittadini e politica in cui forte traspare lo scetticismo verso un sistema democratico che, sotto impulsi egoistici, presenta preoccupanti scricchiolii. In una situazione simile nulla è più efficace, per un riavvicinamento delle parti, dell’individuazione di momenti di partecipazione dei cittadini alle scelte che la politica deve fare. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Primarie&lt;/strong&gt;: questa è la parola “chiave” che può dare un forte contributo alla distensione dei rapporti tra le parti! Sia ben inteso, partecipare alle elezioni primarie non vuol dire sostituirsi alla politica e scegliere al suo posto, non è questo il loro intrinseco significato. Le Primarie sono uno strumento per dare più qualità alla democrazia e, in quanto tali, è auspicabile un sempre maggiore ricorso al loro utilizzo ed una sempre maggiore partecipazione da parte dei cittadini attraverso l’espressione di un voto. Questo il vero motivo per cui, per la prima volta nella storia della nostra Città, l’intero centrosinistra ha deciso di lasciare che fossero i veronesi ad indicare il nome più gradito, tra i proposti per la scelta del candidato, che, presumibilmente, andrà ad affrontare il sindaco uscente nelle prossime elezioni amministrative che si terranno in primavera.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Il prossimo 4 dicembre chiunque voglia dire la sua potrà farlo recandosi nei seggi che appositamente verranno strutturati in tutta la Città. I candidati in lizza saranno tre: Michele &lt;strong&gt;BERTUCCO&lt;/strong&gt;, Mario &lt;strong&gt;ALLEGRI&lt;/strong&gt; e Antonio &lt;strong&gt;BORGHESI&lt;/strong&gt;. Sono nomi di primissimo piano che negli anni hanno dato, e continuano a dare tutt’oggi, forti contributi alla crescita sociale, culturale ed economica cittadina. Tra questi tre candidati il PD, attraverso l’espressione della sua Assemblea Cittadina, ha scelto di sostenere Michele BERTUCCO e l’ha fatto per la storia che rappresenta, per l’impegno che ha sempre profuso nella lotta per una Verona più sostenibile, più pulita, più solidale. Espressione autentica e sincera dell’associazionismo veronese, Michele BERTUCCO incarna il disinteresse personale che si contrappone con forza a quel sistema di ambizioni personali e di parte che in questi ultimi anni Verona ha ben conosciuto sotto l’amministrazione Tosi. Vi è un altro aspetto importante della personalità di BERTUCCO che ha avuto un ruolo importantissimo nella decisione del PD di sostenerlo: è una persona attenta, con grande propensione all’ascolto e al dialogo dalla quale deriva il suo convincimento che le grandi scelte per la Città vadano fatte con l’apporto di tutti coloro che hanno voglia di mettersi a disposizione della Comunità con le proprie idee, le proprie esperienze, le proprie professionalità, le proprie conoscenze. &lt;br /&gt;Bertucco, in sostanza, ha tutte le carte in regola per essere un eccellente Sindaco, il Sindaco che una città come Verona, pregna di cultura, di storia, di voglia di fare, merita di avere alla sua guida dopo anni di oscurantismo e declino. Negli ultimi quattro anni, l’Amministrazione Comunale si è spesa moltissimo nel tentativo, purtroppo concretizzatosi, di distruggere quanto fatto da altri negli anni precedenti. Siano d’esempio lo stravolgimento del progetto di trasporto pubblico che era rappresentato dalla tranvia, e l’annullamento del progetto di rilancio della Città che era rappresentato in primis dal Polo Finanziario. Di tutto ciò, oggi, non vi è più traccia! Non vi è più alcuna impronta che possa indicare la strada per un rilancio di Verona. Sta a chi ha a cuore la Città tracciare una riga sul recente passato e dare il proprio apporto per un futuro più roseo. Le elezioni primarie saranno il primo momento per fare ciò ed una forte partecipazione con un forte segnale in favore di Michele BERTUCCO daranno la misura della volontà di cambiamento dei cittadini veronesi.    &lt;br /&gt;Diego De Carlo&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-6691709113189899770?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/6691709113189899770/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=6691709113189899770' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/6691709113189899770'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/6691709113189899770'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/11/diego-de-carlo-sostiene-michele.html' title='Diego De Carlo sostiene Michele Bertucco'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-DqtZbWOA3pc/Tsu4bYiv20I/AAAAAAAADKs/1_vvWCthkQo/s72-c/Diego+De+Carlo.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-8300727742570067859</id><published>2011-11-22T12:53:00.002+01:00</published><updated>2011-11-22T17:19:27.071+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Enti locali'/><title type='text'>Michele Bertucco vince il primo confronto</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-C5HZo3RPHAc/TsvLdZiYCRI/AAAAAAAADK0/JQWQYQ_pAj0/s1600/MIchele.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://1.bp.blogspot.com/-C5HZo3RPHAc/TsvLdZiYCRI/AAAAAAAADK0/JQWQYQ_pAj0/s320/MIchele.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;Ieri sera si è svolto il confronto tra &lt;b&gt;Michele  Bertucco&lt;/b&gt;, candidato sostenuto da Pd, Sel, Psi e Fds, &lt;b&gt;Antonio Borghesi&lt;/b&gt;, candidato dell'Italia dei Valori, e &lt;b&gt;Mario Allegri&lt;/b&gt;, indipendente, organizzato dai partiti del centro sinistra. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I tre candidati alle primarie del centrosinistra si sono presentati insieme per la prima volta di fronte ad una vasto pubblico per rispondere alle domande di Alessia Rotta e del pubblico stesso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’incontro si è aperto con polemiche sterili tra Mario Allegri e Antonio Borghesi che non sono state gradite dal pubblico che ha espresso una chiara disapprovazione. I motivi della frizione riguardano le dichiarazioni di Allegri che fanno esplicito riferimento ai transfughi ed al suo impegno di devolvere, nel caso in cui verrà eletto sindaco, gli introiti di Sindaco a favore delle necessità del comune.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Michele Bertucco con i suoi interventi ha dimostrato di conoscere i problemi concreti della città e di avere predisposto una strategia puntuale per risolverli. I suoi interventi hanno condizionato le risposte degli altri candidati quando è intervenuto per primo. Infatti Allegri ha affermato diverse volte di trovarsi d’accordo con Bertucco senza aggiungere nulla di nuovo. Quando invece Bertucco è intervenuto per ultimo ha spiazzato i suoi concorrenti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Borghesi ha richiamato il suo impegno nel ruolo di Presidente della Provincia nell’affrontare i problemi amministrativi della città, dimenticando che da quell’epoca è passato troppo tempo e che nel frattempo molte cose sono cambiate nella città,  e si è focalizzato sui costi della politica.&lt;br /&gt;Allegri ha sottolineato che occorre utilizzare il fattore cultura per avviare lo sviluppo della città.&lt;br /&gt;Sui temi del traforo e Ca’ del Bue Bertucco ha dimostrato conoscenza e competenza, argomenti questi sui quali il candidato alle primarie ha dimostrato già in passato il suo impegno  al servizio della comunità.  &lt;br /&gt;Non sono mancate le critiche all’Amministrazione Tosi in diversi ambiti: &lt;br /&gt;- Ambiente, Bertucco ha ricordato che Verona  si classifica al terzo posto tra le città che soffrono di più lo smog con 98 giorni di sforamento della soglia;&lt;br /&gt;- Costi della politica, i candidati si sono trovati d’accordo che occorre procedere ad una attenta revisione della spesa;&lt;br /&gt;- Trasporto pubblico locale, meno mezzi privati e più biciclette e trasporto pubblico;&lt;br /&gt;- Aziende pubbliche di gestione dei servizi pubblici locali, Borghesi ha proposto di sciogliere i consigli di amministrazione per sostituirli con un amministratore unico e Bertucco ha replicato che occorre al contrario ripensare la governance delle aziende e puntare sulle competenze;&lt;br /&gt;- Circoscrizioni, Borghesi dichiara che occorre superarle e sostituirle con la democrazia tecnologica.  Per Bertucco invece le circoscrizioni rappresentano il primo luogo della democrazia locale e per favorire tale partecipazione occorre attribuire delle competenze decisionali e non soltanto  consultive.  &lt;br /&gt;- Posizione unitaria, i candidati ha espresso unitariamente un giudizio negativo su Flavio Tosi: governo della città individuale, svendita dei gioielli della città per fare cassa, città ferma senza futuro.  &lt;br /&gt;Questo primo round tra i candidati alle primarie del centro sinistra il pubblico lo ha assegnato a Michele Bertucco per le competenze dimostrate sui diversi argomenti trattati nell’incontro. Tale giudizio è stato espresso con gli applausi che gli sono stati indirizzati e con i commenti che le persone si sono scambiati dopo la fine dell’incontro. &lt;br /&gt;Molti non conoscevano Michele Bertucco e da ieri sera sono diventati suoi sostenitori alle primarie del 5 dicembre ed …….. alle elezioni amministrative del prossimo anno.  &lt;br /&gt;Alla fine dell’incontro ho raccolto il commento di Gabriella Dimitri, nuova sostenitrice di Michele Bertucco, che ha dichiarato: “Ieri sera alla Gran Guardia Michele Bertucco ha dimostrato di essere persona seria, capace, competente ed affidabile con idee vincenti capaci di risolvere i problemi di Verona. Per la Verona che vogliamo e che ci meritiamo occorre sostenere Michele Bertucco a  sindaco di Verona. &lt;br /&gt;Paola Lorenzetti ha scritto, riferendosi a Michele Bertucco, in una nota: “Che dire? L'ho apprezzato molto, lo voterò e spero di convincere molte altre persone a votarlo. Michele è l'uomo giusto per la nostra città, quello che può regalarle radici solide per stare ancorata alle tradizioni e nello stesso tempo ali per volare.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-8300727742570067859?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/8300727742570067859/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=8300727742570067859' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/8300727742570067859'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/8300727742570067859'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/11/michele-bertucco-vince-il-primo.html' title='Michele Bertucco vince il primo confronto'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-C5HZo3RPHAc/TsvLdZiYCRI/AAAAAAAADK0/JQWQYQ_pAj0/s72-c/MIchele.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-7274703285692214117</id><published>2011-11-22T12:31:00.000+01:00</published><updated>2011-11-22T12:31:42.572+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Pietro Ichino scrive al PD sul lavoro</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-JOQ5OR2avMY/TsuIAMsnKAI/AAAAAAAADKc/c6sfpj6bMZ8/s1600/Pietro+Ichino+%25282%2529.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="270" src="http://2.bp.blogspot.com/-JOQ5OR2avMY/TsuIAMsnKAI/AAAAAAAADKc/c6sfpj6bMZ8/s320/Pietro+Ichino+%25282%2529.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Lettera aperta di Pietro Ichino al Partito Democratico, pubblicata su l’Unità del 22 novembre 2011&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;All’inizio di questa legislatura erano due i grandi temi caldi della politica del lavoro individuati dal manifesto programmatico del Partito Democratico, sotto il titolo &lt;a href="http://www.pietroichino.it/?p=103"&gt;Per dare valore al lavoro&lt;/a&gt;. Il primo era quello dello spostamento del baricentro della contrattazione collettiva verso i luoghi di lavoro, anche per aprire il Paese agli investimenti stranieri e ai piani industriali più innovativi che essi sovente portano con sé. Il secondo era quello del superamento del dualismo del nostro mercato del lavoro, del regime attuale di feroce fra lavoratori protetti e non protetti, attraverso il nuovo disegno di un diritto del lavoro capace di applicarsi in modo davvero universale a tutti, conciliando il massimo possibile di flessibilità delle strutture produttive con il massimo possibile di sicurezza economica e professionale per i lavoratori nel mercato del lavoro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Nel 2009 i due punti programmatici vengono tradotti in altrettanti disegni di legge, rispettivamente &lt;a href="http://www.pietroichino.it/?p=4987"&gt;n. 1872&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://www.pietroichino.it/?p=4896"&gt;n. 1873&lt;/a&gt;, presentati da 55 senatori (la maggioranza del nostro Gruppo al Senato). Il primo dedicato alla riforma del sistema delle relazioni industriali e della contrattazione collettiva, con la previsione della derogabilità del contratto nazionale da parte di quello aziendale, nell’ambito di regole precise di democrazia sindacale. Il secondo dedicato al disegno di un nuovo diritto del lavoro capace di applicarsi in modo universale, ricomprendendo davvero tutti i nuovi rapporti di lavoro dipendente destinati a costituirsi da qui in avanti, voltando pagina rispetto al dualismo attuale. Entrambi i disegni di legge, però, a seguito della conferenza programmatica del partito del maggio 2010, sono stati accantonati dalla nuova maggioranza nata dall’ultimo congresso.&lt;br /&gt;Per quel che riguarda la prima questione, la critica rivolta nel 2010 dai responsabili del Lavoro e dell’Economia al d.d.l. n. 1872 è quella di attentare al ruolo centrale e insostituibile del contratto collettivo nazionale di lavoro, riducendo la sua inderogabilità. Senonché, collocandosi su questa posizione, il Pd si trova impreparato di fronte alla &lt;a href="http://www.pietroichino.it/?p=17425"&gt;vicenda degli accordi Fiat di Pomigliano e Mirafiori&lt;/a&gt; (poi anche Grugliasco), contenenti alcune deroghe al contratto nazionale; basti ricordare, in proposito, il commento imbarazzato e inadeguato dei vertici del partito al primo dei tre accordi: “Sì, purché sia un’eccezione”. Quella stessa vicenda sindacale è destinata, però, a determinare nel giro di un anno, una svolta epocale nell’evoluzione del nostro sistema delle relazioni industriali, con la firma – anche da parte della Cgil – dell’accordo interconfederale del 28 giugno 2011. L’elemento di maggiore novità in questo accordo è costituito proprio dal rilevantissimo ampliamento della possibilità di deroga al contratto nazionale ad opera del contratto aziendale, nel rispetto di regole precise di democrazia sindacale (altro che “eccezione”!): sostanzialmente, si tratta della stessa riforma che è prevista nel d.d.l. n. 1872/2009. A me sembra evidente che, se il Pd nel 2009 e 2010 avesse confermato la linea cui si ispira quel disegno di legge, la vicenda degli accordi Fiat nel 2010 si sarebbe svolta in modo molto meno lacerante. Il Pd ci arriva, invece, solo dopo l’accordo del giugno 2011.&lt;br /&gt;Meglio tardi che mai. D’accordo. Ma non sarebbe stato inutile che qualcuno dei protagonisti della linea precedentemente tenuta, i quali oggi fanno propria come Bibbia la linea sancita dall’accordo interconfederale di giugno, riconoscesse almeno la bontà dell’idea che era alla base del progetto contenuto nel d.d.l. n. 1872/2009. Desse atto, cioè, ai 55 senatori che lo avevano sostenuto di aver visto giusto. Di questo non si è sentita, invece, neppure mezza parola.&lt;br /&gt;Qualche cosa di strettamente analogo sembra ora destinato ad accadere anche sul secondo versante, quello del superamento del regime di apartheid fra lavoratori protetti e non protetti. Perché il progetto flexsecurity contenuto nel d.d.l. n. 1873, il secondo della coppia proposta due anni fa dalla maggioranza dei senatori del Pd, ha raccolto in questi ultimi mesi il consenso della quasi totalità degli altri gruppi parlamentari; e giovedì scorso è stato inequivocabilmente indicato come base per la riforma da Mario Monti nel primo atto del suo nuovo Governo, cui il Pd ha promesso pieno sostegno. La proposta uscita, su questo terreno, dalle ultime due assemblee programmatiche del Pd (2010 e 2011) – cioè quella di aumentare i contributi previdenziali degli “atipici” – è già stata prontamente attuata dalla “legge di stabilità”, ultimo atto del Governo Berlusconi; e con tutta evidenza non basta per affrontare incisivamente il problema. Il Pd – come ciascuna delle altre forze politiche che fanno parte della nuova maggioranza – ora può proporre delle modifiche o integrazioni al progetto che il Governo indicherà come base di discussione; ma è difficile pensare che possa schierarsi contro un’iniziativa mirata a riunificare progressivamente il mondo del lavoro allineandolo ai migliori standard europei, e che comunque non pregiudica in alcun modo la posizione di chi un rapporto di lavoro stabile regolare già oggi ce l’ha. Non può davvero essere il partito che si qualifica come “fondato sul lavoro” a chiedere al nuovo Governo di restare fermo su questo terreno.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-7274703285692214117?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/7274703285692214117/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=7274703285692214117' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/7274703285692214117'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/7274703285692214117'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/11/pietro-ichino-scrive-al-pd-sul-lavoro.html' title='Pietro Ichino scrive al PD sul lavoro'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-JOQ5OR2avMY/TsuIAMsnKAI/AAAAAAAADKc/c6sfpj6bMZ8/s72-c/Pietro+Ichino+%25282%2529.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-5509017357885718779</id><published>2011-11-22T08:11:00.003+01:00</published><updated>2011-11-22T08:14:47.453+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Enti locali'/><title type='text'>Silvano Filippi sostiene Michele Bertucco</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-4awS8mOjCBw/TstLI16XxiI/AAAAAAAADKU/86eCKV59WIo/s1600/Silvano+Filippi.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="213" src="http://4.bp.blogspot.com/-4awS8mOjCBw/TstLI16XxiI/AAAAAAAADKU/86eCKV59WIo/s320/Silvano+Filippi.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;b&gt;Appello di Silvano FILIPPI a sostegno della candidatura di Michele BERTUCCO&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho avuto modo di conoscere ed apprezzare Michele Bertucco molto prima che il Partito Democratico lo scegliesse quale candidato alle primarie di coalizione. Il suo pluridecennale impegno civile nell’associazionismo e nel sindacato, che in questi giorni è stato ricordato dagli appelli di numerosi autorevoli suoi sostenitori, rappresenta un primo importante momento di valorizzazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si tratta però di caratteristiche comuni anche ad altre persone alle quali era stata chiesta la disponibilità ad un’eventuale candidatura. E, per l’appunto, una di queste persone ero proprio io. È stata questa la ragione che, verso la metà del mese di ottobre, ha portato me e Michele Bertucco a confrontarci. Ci siamo seduti intorno ad un tavolo e, con serenità e schiettezza, abbiamo ragionato su chi di noi due fosse il candidato che avrebbe potuto ottenere il più ampio consenso all’interno della coalizione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Sia io che Michele Bertucco, infatti, avevamo posto una condizione pregiudiziale: avremmo accettato la candidatura solo nel caso in cui il nostro nome avesse incontrato la massima condivisione possibile. Eravamo infatti convinti che, mai come in questo delicatissimo momento storico, dovesse essere compiuto ogni sforzo utile per favorire un processo di coesione funzionale al consolidamento del Partito Democratico prima, e dell’intera coalizione che partecipava alle primarie poi.&lt;br /&gt;Ho così maturato il convincimento che la candidatura di Michele Bertucco si prestava meglio di chiunque altra, compresa la mia, a soddisfare questa pioritaria esigenza di sintesi. In quello stesso momento sono diventato uno dei suoi più determinati sostenitori.&lt;br /&gt;Oggi, dopo che l’Assemblea Cittadina del 3 novembre ha ratificato ad ampia maggioranza la scelta di Michele Bertucco quale candidato unico del Partito Democratico, possiamo dire che, per la prima volta, il PD ha individuato il suo candidato attraverso un percorso democratico.&lt;br /&gt;Il metodo delle primarie si è dunque rivelato convincente. Adesso è necessario che Michele Bertucco vinca le primarie, perché la sua vittoria significa anche la vittoria del progetto del Partito Democratico. Ognuno di noi è quindi chiamato a fare la sua parte. Io ho già cominciato, e rivolgo agli elettori delle primarie l’appello a fare come me: sosteniamo tutti assieme Michele Bertucco.&lt;br /&gt;Silvano Filippi&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-5509017357885718779?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/5509017357885718779/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=5509017357885718779' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/5509017357885718779'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/5509017357885718779'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/11/silvano-filippi-sostiene-michel.html' title='Silvano Filippi sostiene Michele Bertucco'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-4awS8mOjCBw/TstLI16XxiI/AAAAAAAADKU/86eCKV59WIo/s72-c/Silvano+Filippi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-3953071419205926202</id><published>2011-11-20T17:21:00.006+01:00</published><updated>2011-11-20T17:40:48.690+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>Inchiesta sul lavoro, recensione di Ivan Scalfarotto</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-DikxwAtwiQw/Tsko5GKqtPI/AAAAAAAADKM/cztoOuALHN8/s1600/iIvan-scalfarotto.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="192" src="http://1.bp.blogspot.com/-DikxwAtwiQw/Tsko5GKqtPI/AAAAAAAADKM/cztoOuALHN8/s320/iIvan-scalfarotto.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;dal sito di Ivan Scalfarotto http://www.ivanscalfarotto.it/ &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho da poco finito di leggere il nuovo libro di Pietro Ichino "&lt;a href="http://www.pietroichino.it/?p=17673"&gt;Inchiesta sul lavoro&lt;/a&gt;". E’ un’ottima lettura perché guida il lettore passo passo attraverso le “scandalose” posizioni di Ichino, quelle che hanno meritato al Senatore del PD una delle più tristi battute politiche dell’anno, quella di Matteo Orfini secondo cui la nomina di Ichino a ministro del lavoro sarebbe stata addirittura “una provocazione” contro il nostro stesso comune partito. Il problema è piuttosto, e il libro lo indica in modo lampante, che l’incapacità di una buona parte della sinistra italiana di comprendere le posizioni di Ichino è il sintomo più evidente dell’incapacità di quella medesima parte di comprendere il nostro tempo e il tempo futuro.&lt;span id="fullpost"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dalla lettura del libro emerge infatti con chiarezza come la visione di Ichino sia ispirata a una logica molto stringente e a un’esigenza reale (e non puramente fantasiosa) di tutela: assicurare più diritti ai lavoratori che non ne hanno senza toccare i diritti di coloro che invece li hanno. E fare tutto questo guardando al lavoro non tanto e non solo come uno strumento assistenziale di liberazione da un bisogno, ma come un elemento essenziale della crescita personale e professionale delle persone. Guardando al contributo del singolo lavoratore e al ruolo dei sindacati come a un elemento strategico della struttura portante dell’economia delle imprese e quindi dell’intero Paese.Tenendo inoltre conto della realtà (globale e complessa) in cui ci muoviamo sia dal punto di vista economico, che da quello dell’organizzazione del lavoro, che delle motivazioni e del senso di realizzazione di chi lavora: tutti elementi che si sono modificati radicalmente nel tempo trascorso tra il 1970 e oggi.&lt;br /&gt;Per non guardare al mondo per come è cambiato, abbiamo tolto la dignità del lavoro a milioni di giovani che, nell’attesa di diritti che non avuto mai, sono invecchiati da precari e si trovano ad avere 40 anni senza aver mai avuto un contratto di lavoro “vero”. E nel contempo abbiamo reso l’Italia il posto meno attrattivo per gli investitori esteri, con il risultato che il nostro Paese ha offerto sempre meno possibilità di lavoro e opportunità di crescita professionale. E’ evidente che questo vero capolavoro strategico vada smontato, e di gran corsa.&lt;br /&gt;Aggiungo una cosa: mi ha molto colpito la struttura di quest’”Inchiesta sul lavoro”, che è strutturata nell’inusuale forma dell’intervista tra lo stesso Ichino e un interlocutore di fantasia incaricato di istruire una sorta di “procedimento disciplinare” nei suoi confronti. Insomma, è una specie di interrogatorio. La cosa mi ha fatto molta impressione intento perché, come noto, il Senatore Ichino è da tempo sotto scorta per le minacce di morte ricevute dalle BR (e il buon Orfini farebbe bene a leggere le parole in testa al primo capitolo prima di esprimersi: “Davvero ci armiamo per ammazzare Ichino?” “E’ tutto pronto dobbiamo solo trovare il posto” “Eh, quello lo devi far fuori, non è che gli puoi far nient’altro che farlo fuori”. Isolare Ichino dal partito è stata una mossa veramente vergognosa, da questo punto di vista, e male ha fatto lo stato maggiore del partito a non dissociarsi immediatamente e vistosamente dalle inavvertite parole del responsabile cultura).&lt;br /&gt;Ma la cosa mi ha fatto specie perché in genere, senza arrivare ai criminali, a sinistra il solo pronunciare il nome di Ichino provoca reazioni negative anche in persone democratiche e paciosissime e, a scavare soltanto un minimo, tutte reazioni puramente emotive. Reazioni fondate in genere non sulla conoscenza delle tesi di Ichino ma su una nomea di “nemico dei lavoratori” che Ichino merita infinitamente meno di chi ha costruito, tollerato e consentito la creazione e la durata di questo sistema ingiusto e indegno di “apartheid”.&lt;br /&gt;La lettura di questo libro ha dunque un’altra fondamentale funzione: quella di smontare l’emotività che circonda e blocca tutta questa materia e aiutare il lettore a comprendere in che direzione andranno le cose. Il Presidente Monti ha spiegato che il suo governo si muoverà in quella direzione, e come al solito i fatti daranno a posteriori ragione ad Ichino. La sua “inchiesta” è dunque uno strumento per comprendere con chiarezza e al di là dei pregiudizi quali saranno le conseguenze delle probabili azioni del nuovo governo e del nuovo diritto del lavoro nel nostro paese.&lt;br /&gt;Ivan Scalfarotto&lt;br /&gt;vice-presidente del Pd &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-3953071419205926202?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/3953071419205926202/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=3953071419205926202' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/3953071419205926202'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7417648945861449866/posts/default/3953071419205926202'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/2011/11/inchiesta-sul-lavoro-recensione-di-ivan.html' title='Inchiesta sul lavoro, recensione di Ivan Scalfarotto'/><author><name>Antonino Leone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00370224333294598808</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-sYzvV__8AoY/TYsEETNIFxI/AAAAAAAACbw/HrkIwCvltCU/s220/2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-DikxwAtwiQw/Tsko5GKqtPI/AAAAAAAADKM/cztoOuALHN8/s72-c/iIvan-scalfarotto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7417648945861449866.post-8790651792585013645</id><published>2011-11-19T10:56:00.001+01:00</published><updated>2011-11-19T10:56:48.031+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacato'/><title type='text'>Mario Monti per la riforma del diritto del lavoro</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-s_DdMVf48DE/Tsd9HD_FjPI/AAAAAAAADKE/6gWVGLvSp-Q/s1600/Pietro+Ichino.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="294" src="http://3.bp.blogspot.com/-s_DdMVf48DE/Tsd9HD_FjPI/AAAAAAAADKE/6gWVGLvSp-Q/s320/Pietro+Ichino.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-s_DdMVf48DE/Tsd9HD_FjPI/AAAAAAAADKE/6gWVGLvSp-Q/s1600/Pietro+Ichino.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;b&gt;Lettera del senatore Pietro Ichino, pubblicata il 19 novembre sul Corriere della Sera&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Caro Direttore, sta accadendo un fatto nuovo e sorprendente: l’altro ieri il premier incaricato ha presentato al Parlamento un programma di governo contenente l’indicazione di misure di riforma incisiva dell’impianto del nostro diritto del lavoro, vecchio ormai di oltre quarant’anni, senza che sia scoppiato alcun putiferio. Nel nostro paese questo può considerarsi un piccolo miracolo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il primo motivo va cercato nel fatto che il capo del nuovo governo ha chiarito subito un punto politicamente essenziale: il nuovo diritto del lavoro è destinato ad applicarsi soltanto ai rapporti di lavoro che si costituiranno da qui in avanti; e qui tutti avranno da guadagnare. Dunque, non si “toglie ai padri per dare ai figli”: i padri, se hanno un rapporto di lavoro stabile regolare, non vengono toccati proprio. E i figli staranno molto meglio. Vediamo come.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Mario Monti ha detto, innanzitutto, che dobbiamo voltare pagina rispetto al “dualismo” del nostro mercato del lavoro, cioè alla grave disparità di trattamento fra protetti e non protetti. Non è solo una questione di equità, ma anche di efficienza del nostro tessuto produttivo (stiamo sprecando o male utilizzando il capitale umano di metà della nostra forza-lavoro, soprattutto giovani e donne). A chi entrerà nel mercato del lavoro d’ora in poi dobbiamo offrire un “diritto del lavoro unico”, cioè capace di essere veramente universale. Tutti a tempo indeterminato   tranne ovviamente i casi classici di contratto a termine, per lavori stagionali, o sostituzioni temporanee, ecc.  ; a tutti le protezioni essenziali, secondo gli standard internazionali e soprattutto quelli europei; ma nessuno inamovibile: la sicurezza economica e professionale della persona che lavora non dovrà più essere costruita sull’ingessatura del posto di lavoro, ma sulla garanzia di continuità del reddito e di servizi di assistenza intensiva nel passaggio dalla vecchia occupazione alla nuova.&lt;br /&gt;Per effetto di questa riforma, il campo di applicazione dell’articolo 18, che tanto sta a cuore alla nostra sinistra politica e sindacale, lungi dal ridursi, è destinato a raddoppiarsi, estendendosi a tutti i lavoratori dipendenti per la parte in cui esso costituisce la misura più appropriata: tutti, infatti, godranno della protezione in questa forma contro il licenziamento discriminatorio, della quale oggi i milioni di lavoratori delle serie B e C sono esclusi. Sarà invece applicata una tecnica di protezione diversa per il caso di licenziamento dettato da motivi economici od organizzativi: qui, per i nuovi rapporti di lavoro, il “filtro” delle scelte imprenditoriali non sarà più costituito dal controllo giudiziale sul motivo, ma dalla responsabilizzazione dell’impresa, attraverso il “contratto di ricollocazione” che essa dovrà offrire al lavoratore licenziato, quando questi abbia più di due anni di anzianità di servizio. Non è ora il caso di esaminare i dettagli del progetto, che comunque dovrà essere riesaminato punto per punto con tutte le parti interessate. Basti dire che a tutti i nuovi lavoratori verrà offerto, per il caso di perdita del posto, un trattamento allineato agli standard dei paesi scandinavi: cioè di quelli dove il più debole tra i lavoratori sta meglio rispetto a qualsiasi altro paese del mondo.&lt;br /&gt;Anche le imprese, dal canto loro, ci guadagneranno: perché il nuovo regime consentirà loro di eliminare il costo ingente del ritardo di anni con cui oggi esse riescono a operare l’aggiustamento degli organici quando se ne presenta il bisogno. I vantaggi della maggiore flessibilità delle strutture produttive compenseranno largamente i costi della sicurezza economica e dell’assistenza che esse dovranno garantire ai lavoratori licenziati.&lt;br /&gt;Ci guadagneranno, in prospettiva futura, le finanze pubbliche, con il risparmio dei milioni di ore di Cassa integrazione che oggi vengono erogate per “congelare” le situazioni di crisi occupazionale, senza affrontarle seriamente. E una parte di quel risparmio potrà essere destinato a finanziare l’estensione del nuovo regime, per i nuovi assunti, anche alle imprese di piccole dimensioni, in modo che non ne derivi per esse un aggravio. Col risultato di superare gradualmente anche l’attuale dualismo di protezioni fra imprese piccole e medio-grandi.&lt;br /&gt;Ci guadagneranno infine le Regioni, cui si chiederà di coprire – anche ricorrendo ai contributi del Fondo Sociale Europeo, oggi sovente inutilizzati   i costi dei servizi di outplacement e di formazione mirata attivati dalle imprese per l’assistenza ai lavoratori licenziati: questo consentirà loro di riqualificare fortemente la spesa nel settore dei servizi al mercato del lavoro, oggi caratterizzata da enormi sprechi e inefficienze.&lt;br /&gt;Ecco perché anche i più strenui difensori del nostro vecchio diritto del lavoro non potranno mettersi di traverso contro questa riforma: perché nessuno ha da perderci, e molti hanno da guadagnarci. Tra questi soprattutto un’intera generazione di lavoratori, che oggi quel vecchio diritto del lavoro non lo vedono neppure di lontano.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7417648945861449866-8790651792585013645?l=cambiamentoorg.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cambiamentoorg.blogspot.com/feeds/8790651792585013645/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7417648945861449866&amp;postID=8790651792585013645' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://ww
